Quando le Streghe della notte volavano sugli aerei da combattimento nei cieli della Russia

Le Streghe della notte
Immagine: Caterina Andemme ©

Fra i tanti miei  desideri  inappagati, ma non si  sa mai nella vita, vi è quello  di  guidare un camion: non di  quelli  che normalmente incrociamo  sulle nostre strade (ed incrociamo  anche le dita quando li sorpassiamo, specie in autostrada nel tratto  urbano  di  Genova), ma uno di  quelli con un mastodontico  muso sul tipo visto   del  film Duel  di  Steven Spielberg.

Irina Rakobolskaya

Non so se Irina Rakobolskaya  avesse mai  avuto una passione per i  camion, ma di  certo lo aveva per il volo  e per gli  aerei.

Lei, deceduta a 96 anni  nel 2016 era l’ultima superstite di  quello che, nel 1941 durante la Seconda guerra mondiale, era un reggimento dell’aviazione dell’Armata Rossa composta da sole donne.

Irina ne era il vicecomandante, toccò alla sua diretta superiore di  grado, Marina Raskova, a dover combattere su  di un altro  fronte e cioè quello  dei pregiudizi  nei  confronti delle donne.

Stalin, insieme all’entourage dello  stato  maggiore russo,  non credeva alla capacità  di una donna di pilotare un aereo e combattere al pari di un uomo, ed è solo per l’ostinata determinazione di Marina Raskova che la storia ha visto l’audacia di  queste donne contro i piloti  della Luftwaffe.

Si  meritarono  anche  un nome di  battaglia: Le Streghe della notte.

A far si  che la storia di  queste donne e del  loro  eroismo (lasciatemelo  dire) ci  ha pensato  la giornalista e scrittrice, nonché conduttrice televisiva,  Ritanna Armeni   la quale, dall’intervista che ebbe con Irina Rakobolskaya, ha tratto lo spunto per i l suo  libro Una donna può tutto  edito  da Ponte alle Grazie   (a fine articolo l’anteprima del  libro).

A me non resta che pilotare il mio lui verso  scelte del  tipo: il frigorifero  è vuoto, andiamo  a mangiare fuori.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 

 

 

 

 

Allora io sarei una feticista solo perché guardo vecchi film?

La gatta  che amava guardare Casablanca
Caterina Andemme ©

 

Allora io  sono una feticista?

Capisco  che questa frase senza un contesto  che ne spieghi a fondo  il significato, può sembrare la tardiva accettazione da parte mia di una  sessualità  indirizzata verso parti  del  corpo (o indumenti) di colui che ne è oggetto.

A parte il fatto  che la mia sessualità sia per voi interessante quanto il problema delle acciughe in Perù (ve lo  già detto  che era il tema di un vecchio  articolo del  mensile Le Scienze?), ci  tengo a precisare  che, in questo  caso, il termine feticista è estrapolato dalla dichiarazione della consigliera 5Stelle Gemma Guerrini riguardo ad una rassegna cinematografica dove si  proiettavano  vecchi  film ( e che lei evidentemente non gradiva) e  dove appunto  lei  aveva detto  che:

Cos’è infatti se non feticismo  la reiterata proiezione, giorno  dopo  giorno, di  vecchi  film che hanno in comune soltanto il fatto  di  essere famosi?

Già il fatto  di  essere famosi dovrebbe scagionare questi  film dal essere oggetto  di  feticismo, quanto piuttosto  di  ammirazione verso un’opera che ha visto impegnato il talento  di  attori  e registi, nonché di  tutte le maestranze coinvolte nella sua realizzazione.

Come da prassi la consigliera ha subito  dichiarato  che la frase è stata fraintesa e chi la diffonde non fa altro che diffondere una fake – news: in questo  caso sono  compiaciuta nel  diffondere ciò che lei  ha detto  e che non è una fake – news.

Se desiderate conoscere lo  sviluppo di  questa querelle  vi  rimando  all’odierna  pagina di  Roma Today

LIBRI IN VETRINA

Prima  che voi  abbandoniate questo  blog (ma poi  ritornate, vero?) vi  voglio parlare del  libro  della biotecnologa Beatrice Mautino  intitolato Il trucco  c’è e si  vede (di  cui una piccola  anteprima la troverete  a fine articolo):


Siamo sommersi da ogni tipo di informazione sui cosmetici. La televisione ci bombarda di pubblicità, le riviste reclamizzano le ultime novità in fatto di mascara e di miracolosi shampoo riparatori e, in particolar modo su internet, ci imbattiamo di continuo in articoli che ci mettono in allarme su prodotti e ingredienti che ci possono causare disturbi e malattie. Siamo frastornati.
 
Di quello che ci spalmiamo addosso sappiamo solo ciò che il marketing vuole farci sapere, ovvero poco e, soprattutto, non sempre qualcosa che sia in grado di aiutarci a scegliere in maniera consapevole. La triste realtà è che un’informazione attendibile e critica sui cosmetici nel nostro paese praticamente non esiste.

 

 

Curcuma per la memoria, per la cucina e da leggere

Le chat est curieux mais aussi timide
Caterina Andemme ©

Può capitare di  avere un leggero  deficit di  memoria magari  dovuto allo  stress, ma anche ad una qualunque distrazione come, ad esempio, entrare in un negozio  di  scarpe e, tra un modello  e l’altro  da provare, dimenticarsi che il nostro  lui (o lei) è dall’altro  capo  della città ad aspettarci per nulla contenti del  macroscopico  ritardo  sull’orario  dell’appuntamento

Curcuma longa

 

A dare un aiuto per coadiuvare e rafforzare la memoria, secondo  uno  studio condotto dall’Università della California   (UCLA), è una spezia, cioè la curcuma o per meglio  dire uno dei  suoi  principi  attivi: la curcumina.

Come tutte le ricerche medico  scientifiche, anche in questo  caso si parla di  risultati  ottenuti su di un ristretto numero di  soggetti osservati durante i test.

In ogni  caso la sperimentazione va avanti, considerando  anche che, oltre ad avere effetti  sulla memoria e più in generale sull’umore, si  è  visto  come la curcumina può avere un effetto riducente, a livello del  cervello, della concentrazione di  proteina Tau e delle placche amiloidi responsabili dell’Alzheimer.

Una delle difficoltà che i  ricercatori devono  affrontare per quanto  riguarda  l’uso  in futuro  della curcumina in ambito  clinico  (ma non solo) risiede nel  fatto  che è scarsamente assimilabile dall’organismo per cui bisognerà studiare uno shuttle per far arrivare il principi o attivo ai  tessuti.

Questo  sarà uno  dei  problemi per il quale la soluzione adeguata è affidata alle nanotecnologie.

Interessante, vero?

Passando da questioni per così dire scientifiche a quelle più pratiche,  tralasciando l’uso  della curcuma in cucina (chiamata anche zenzero  giallo zafferano delle Indie),  in rete potete trovare tantissime ricette che utilizzano  questa spezia come componente (avete provato  il riso  al  curry?),  il mio  consiglio non è per il palato, ma quello egualmente nutriente per la mente che è la lettura.

Quindi, parlando  di  spezie, lo  scrittore e giornalista John Keay ha scritto un interessante saggio  su  come le spezie sono  arrivate da lontano  (sia fisicamente che nel  tempo) sulle nostre tavole.

Affermare che le spezie siano responsabili dell’esplorazione del nostro pianeta può a prima vista apparire come uno di quei paradossi utili per conversare di storia nei salotti. Mai però paradosso corrisponde alla realtà come in questo caso. Nel corso dei secoli, infatti, i sovrani hanno messo in gioco il loro prestigio, i navigatori rischiato le loro vite, non nella ricerca dell’oro o nella brama di potere, ma per ridistribuire a volte una quantità minima di quei prodotti vegetali che appaiono oggi inessenziali e quasi irrilevanti. Che si trattasse di andare oltre i confini del mondo conosciuto verso est, come per Vasco de Gama, o verso ovest, come per Cristoforo Colombo e Ferdinando Magellano, i grandi pionieri del Rinascimento navigarono sempre e comunque in cerca di spezie. La scoperta delle Americhe, della circumnavigazione dell’Africa e di quel collegamento mancante nella circonferenza del mondo che fu il Pacifico, furono, perciò, tutte conseguenze inaspettate dell’ossessiva ricerca di odori forti e fragranze. Come anche lo sviluppo dell’ingegneria navale, della scienza della navigazione e di quella balistica che, col tempo, diede alle potenze marinare dell’Europa occidentale la superiorità sulle altre nazioni e la possibilità della fondazione di un impero. Come una saga esotica e avventurosa, “La via delle spezie” trasporta il lettore nel cuore di questa straordinaria vicenda, nelle guerre che da esse scaturirono, nell’epica dell’esplorazione che essa inaugurò.

Essendo uscito  nel 2005 il libro  non è facilmente reperibile (non so  se vi  sono nuove edizioni), io l’ho trovato presso  la libreria Il Libraccio di  Genova: buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


Caterina su Instagram

 

#artdesign #fotografia #italia #genova I trogoli di santa Brigida

Un post condiviso da caterina andemme (@caterina_andemme) in data:

Non perdiamo la bussola

Adesso da che parte devo andare?……….

 

Non so  decidermi  a chi  dare più del  decerebrato tra il pistolero di  Macerata e tutti quelli che l’osannano  come eroe: l’unica certezza che ho  è quella che si è smarrita la bussola della ragione.

Detto  questo passo alla bussola come strumento per orientarsi tra mappe e avventure sul terreno.

C’è chi  dice che le donne hanno un senso  dell’orientamento  inferiore rispetto  all’uomo: nel mio  caso, purtroppo, devo  dire che questa teoria mi  si  addice: se dico che il  bivio  che si  deve prendere in un sentiero è quello  di  destra, sicuramente la direzione giusta è a sinistra.

Una ricerca pubblicata sul Evolution and Human Behaviour afferma che un motivo  dovuto  a questa differenza risale ai  tempi  preistorici, cioè quando l’uomo alla ricerca di più donne per accoppiarsi viaggiava più delle donne che restavano  a casa ad  accudire la prole.

Non so  se alla base di  questa tesi vi  sia piuttosto l’effetto di  qualche tipo  di  erba che l’autore (o gli  autori) dell’articolo hanno fumato  per trovarne l’ispirazione, da parte mia considero  che, in questo  caso, l’orientamento c’entri  quanto il cavolo  a merenda (magari  a qualcuno  piace mangiare il cavolo  a merenda).

Nelle nostre escursioni io  delego  a lui tutto  ciò che riguarda la pianificazione e l’esecuzione del  tragitto.

In questa maniera ottengo un duplice vantaggio: il primo  è quello che non dovendomi  preoccupare dell’orientamento, posso  beatamente pensare ai fatti miei. Il secondo  è che se è lui a sbagliare posso  sempre dirgli: Te lo  avevo  detto  che bisognava andare dall’altra parte (ciò rientra nelle mie  piccole soddisfazione della vita).

A questa mia innata ignoranza su  come si  dispongono  meridiani e paralleli, su longitudine e  latitudine, il suo  consiglio è stato  quello di imparare qualcosa dal  libro Cartografia e Orientamento  edito dal Club Alpino  Italiano  (euro 20).

E’ un libro  veramente ben  fatto, ottime le illustrazioni e le spiegazioni  sono quelle decisamente alla portata di  tutti.

Non per me: dopo  il capitolo sulla forma e dimensione della Terra, quello  riguardante  le coordinate terrestri e quello  che parlava delle proiezioni cartografiche, il mio interesse è arrivato  al  fatidico punto  zero dove l’attenzione sfuma nello  stato  di  sonnambulismo.

D’altronde, a meno  di uno  sconvolgimento  cosmico, mi  serve proprio  una bussola per ritornare a casa da lavoro?

Ma voi  che siete più diligenti  di  me, senz’altro  state correndo  a comprare questo libro, in alternativa, oppure come prima infarinatura sull’argomento, vi  consiglio di  leggere quanto  il CAI di  Pontedera ha messo  a disposizione di  tutti gli interessati (Pdf).

Bene, vado  a cucinare la cena  ( la cucina è a 3 gradi ovest oppure a  9 gradi  est?).

Alla prossima! Ciao, ciao…… 


PLAYLIST

 

 

Mi piace scavare buche e nascondervi le cose dentro

Quando invecchierò spero che non dimenticherò di trovarli

Poiché ho ricordi e viaggiato come uno zingaro nella notte

Ho costruito una casa e aspetto qualcuno a strapparlo

Poi lo metti impacchetti, dirigendoti di fretta alla prossima città

Poiché ho ricordi e viaggiato come uno zingaro nella notte

E mille volte ho visto questa strada

Migliaia di volte

Non ho radici, ma la mia casa non era mai la stessa

Non ho radici, ma la mia casa non era mai la stessa

Mi piace stare in piedi, ragazzo è un desiderio pianificato

Chiedimi da dove vengo, dirò un posto differente

Ma ho ricordi e viaggi come uno zingaro nella notte

Non posso riuscire a contarli, e giocare ad indovinare il nome

È solo il posto che cambia, il resto è ancora lo stesso

Ma ho ricordi e viaggi come uno zingaro nella notte

E mille volte ho visto questa strada

Migliaia di volte

 

Self Publishing e il tuo libro non verrà cestinato (magari solo dimenticato)

Scrivono tutti: dalla scimmia instancabile del  teorema omonimo, fino  ai  piani  alti  del  Creato, dove schiere di ghost writer non avendo nulla da fare (l’eternità è lunga da vivere) si cimentano  in gare di  poetry  slam dove la giuria è  composta da diavoli  e santi (alla competizione non sono ammesse le anime del purgatorio: questa è vera discriminazione).

Da ciò mi sono detta: perché non scrivo  anch’io  un libro?

A dir la verità ci  penso  già da molto, avendo in mente titolo  e trama: Le tre donne di  Fortunato, in cui non ci  sarà spazio per omicidi, horror,  splatter,  erotismo  hard (neanche quello  soft), alieni  persi sulla Terra e terrestri persi in un mondo  alieno.

Allora cosa mai  ci  sarà di  così bello (permettermelo l’aggettivo) da leggere? Per l’appunto: una storia.

Solo  che, a parte il  titolo, per il momento  il racconto  è ancora allo  stadio grezzo, cioè è ben presente nella mia mente un canovaccio da mettere per iscritto. Quindi passerò alla prima stesura, le correzioni  della prima stesura, la seconda stesura perché nella prima le correzioni  saranno  tante da dover riscrivere tutto.

Poi ci  sarà la fase in cui  costringerò amiche, amici  e lui, a leggere  il frutto  della mia creatività fornendo  giudizi sinceri (mamma mia!!).

Quindi, in circa una trentina d’anni, dovrei farcela a pubblicare il mio  romanzo.

Non sceglierò nessun editore, sicura del  fatto che la copia inviata con molta speranza, avrà quel  tanto di  vita che occorre per passare dal  tavolo  dell’editor   al  cestino  della carta (per lo meno  verrà riciclata).

Il self publishing  sarà l’ancora che mi salverà dall’incomprensione del  mio  genio letterario da parte delle case editrici, in questa maniera sarò al tempo  stesso editrice, lettrice ed unica acquirente dell’unica copia venduta.

L’idea del  self publishing mi è venuta leggendo un articolo  de La Lettura   a riguardo  dello scrittore inglese (ma che vive in Slovacchia) Robert Bryndza  il quale con il suo  thriller  La donna di  ghiaccio (anteprima a fine articolo), ha venduto più di un milione di  copie, la maggior parte tramite ebook a 99 centesimi.

Il successo  del libro è stato  soprattutto dovuto  al passaparola tra i book blogger , cioè quei  blogger che parlano  di libri  ( ma guarda un po’) e che hanno molto  credito  tra  i lettori sempre alla ricerca di novità.

Oltre a questo,  sono  stati  attivati  tutto  i canali  social  per una maggiore visibilità dell’autore e del  suo libro.

Anch’io, spendendo la bellezza di novantanove centesimi, ho acquistato  l’edizione digitale (si può anche acquistare in cartaceo): all’inizio ho trovato la trama già molto  simile ad altri  thriller:  vittime assassinate con un rituale ripetitivo  e macabro, la bella investigatrice testarda e così via: all’inizio  mi  ha annoiata e solo  dopo  metà libro finalmente la trama è diventata più interessante.

No, non sono invidiosa dell’autore.

Alla prossima! Ciao, ciao………….. 


Cinque inutili consigli per sopravvivere in ufficio

 

Archiviato il breve periodo  di  ferie natalizie ed aspettando  quelle più lunghe che dalla fine dell’anno ci porteranno  fino  al  giorno della Befana (non è una giornata a me dedicata), il ritorno  al  lavoro è piacevole quanto calpestare la cacca di un cane poco  prima di  entrare in ufficio.

Dopo  questa breve nota introduttiva sintomatico  esempio  di  quanto io  non odio  i  cani, ma i loro  proprietari che non rimuovono  le deiezioni dei loro  amici  pelosetti (adesso  che ci penso  anche un grizzly è pelosetto), vi propongo  i suggerimenti  che una ricerca americana sul  come affrontare al meglio le ore di lavoro.

  • Fare almeno un quarto  d’ora di  riposo  ogni  ora lavorativa.

Dunque, se io  lavoro  otto  ore al  giorno, sommando i quarti  d’ora, dovrei  fare due ore di riposo in aggiunta a quella della pausa pranzo: licenziata in tronco.

  • Meditazione, scarabocchiare o camminare semplificano l’attività cerebrale entrando in uno stato in cui le idee si schiariscono e diventiamo più creative. Si  consiglia, inoltre, una breve chiacchierata con un amica/o o  guardare un video online.

Se meditare in ufficio può essere interpretato come il più puro  oziare escludo, quindi, anche la visione di  video  hard (più congegnale ai  maschiettie messaggiarsi  con le amiche attraverso  WhatsApp: la Settimana Enigmistica  può aiutarmi  a diventare più creativa?

  • La pausa non deve essere solitaria ma fatta insieme con i colleghi.

Ma va!

  • La pausa pranzo può anche essere un momento adatto per la meditazione.

OOOOOMMMMMMM…….cos’è quella cosa che esce fuori  dal mio  panino travestita da foglia d’insalata?

  • È dimostrato che anche solo dieci  minuti  di corsa prima di  arrivare al  lavoro protegge dalla depressione e rischi  per la salute

Una corsa per prendere il treno: sono in ritardo ma anche il treno  è in ritardo: che corro  a fare?

Arrivata in stazione giù di  corsa per le scale per non farmi  travolgere dagli  altri pendolari che vanno giù di  corsa per le scale per non farsi  travolgere dagli altri  pendolari  che vanno  giù di  corsa per…..

Dribblo un centinaio  di  questuanti che mi  hanno  eletta loro  bancomat: credo di  essere abbastanza generosa, ma non ho  in tasca una tonnellata di monetine da dare in beneficenza.

Perché il cappuccino  del  bar ha sempre una temperatura prossima ai  mille gradi? Lo  so che non c’entra nulla con la corsa, ma ve lo  chiedo  lo stesso.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Fare l’amore con una sessantenne? Sbraitava una volta il mio amico  Roberto al  caffè. Per carità, non è proprio  il caso. Però – aggiungeva, rettificando l’interrogativa retorica, Paola non ha solo  i sessant’anni  di oggi, è anche la quarantenne, la trentenne, la venticinquenne con cui  ho  vissuto i mei  giorni. La media, dunque, indica un’età giovane e la indicherà anche domani

Non mi  chiamo  Paola e non ancora sessant’anni (se non fra qualche anno): ma mi è piaciuto moltissimo il libro Danubio di  Claudio  Magris da cui è tratta questa frase.

Ve ne consiglio  la lettura.

 

(Cliccando  su Leggi  questo libro  aprirete la pagina di  Google Libri  con un’anteprima del libro  stesso)

“Il Sogno del Drago” lungo il Cammino di Santiago

 

Caminante, son tus huellas  el camino y nada mas

Camminatore, sono le tue orme il cammino, e niente più.

 

La frase è l’incipit di una poesia del poeta spagnolo  Antonio  Machado, la stessa che ho ritrovato  nel  libro Il Sogno  del Drago  di Enrico  Brizzi.

Vi  sono  libri  che ci  accompagnano  anche quando non li stiamo leggendo perché, in un certo  senso, siamo talmente partecipi  della narrazione che ci  sembra di  accompagnare il  narratore per la via del  suo  narrare.

In questo  caso, cioè nel  caso  di  Enrico  Brizzi,  la sua via è quella che, partendo  da Torino, arriva fino  a Finisterre percorrendo quello  che, molto probabilmente, è il Cammino per antonomasia: il Cammino di  Santiago.

D’accordo, adesso mi direte che di libri  sul Cammino  di Santiago ve ne sono  a bizzeffe, oppure la storia è la stessa vista in qualche pellicola, uno  fra tutti  The Way (Il Cammino  per Santiago che consiglio vivamente di  vedere).

A parte, però, che ogni  Cammino (non solo  quello  di  Santiago  di  Compostela) è diverso e che tale differenza lo è ancor di più se, vista attraverso  gli occhi  del  narratore –  scrittore, possiamo  essere noi  stessi a percorrere quelle strade e poi condividerne l’esperienza.

Nel  caso de Il Sogno  del  Drago Enrico  Brizzi la storia è piena di  personaggi: i  suoi  amici  che lo  accompagnano  per qualche tappa del Cammino  (perché uno di loro  parla come il monaco (non del  tutto normale) visto ne Il Nome della Rosa?), altri incontrati lungo i mille chilometri da Torino  a Finisterre, alcuni  di loro  bizzarri, un paio di  essi  veramente antipatici.

Insieme a questo piccole ( e mai  noiose) digressioni storiche sui luoghi  attraversati.

Parla anche (un pochino) delle sue figlie e….

….e non  posso mica raccontarvi  tutto!

Se proprio volete a fine articolo vi è l’anteprima del libro, poi decidete voi  se acquistarlo  o meno.

Per concludere:  ho  imparato  da questa lettura un nuovo  modo  di  descrivere chi come noi, “lui” ed io, percepiamo le escursioni  in montagna: apparteniamo  al movimento  degli orizzontalisti contrapposto a quello  degli  alpinisti  e appassionati  di  free – climbing.

Enrico  Brizzi, a tale proposito, scrive a pagina 137 del libro:

In un Paese che non ha ancora digerito a livello  istituzionale una filosofia della montagna iniziata a diffondersi quarant’anni fa, servirà  ancora del  tempo perché trovi  voce il movimento  degli orizzontalisti, maratoneti  delle carrarecce, dei  sentieri  di  fondovalle e delle alte vie. 

 


 

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 

Viandanti moderni sull’Appia Antica

Viandanti sull’Appia Antica – Arthur John Strutt (1858) –

 

Quando  sono  a Londra, Varsavia, o Parigi, vado in cerca di  mappe. La mia  libreria ne è piena. Le uso per sognare i viaggi prima che per orientarmi una volta sul posto. Ne ho  bisogno  per capire il contesto in cui  mi trovo e concedermi il lusso di una disgressione imprevista…

Dal  libro  Appia di Paolo  Rumiz

 

D’accordissima con Paolo  Rumiz: le mappe, anche quelle che non portano  a nessun tesoro, sono un viatico necessario per organizzare i propri  viaggi, ma anche un supporto leggendo libri  come. per l’appunto, Appia.

In questo  caso, se l’occhio viaggia scorrendo  le righe del racconto, la mano, precisamente un dito  della mano (di  solito  l’indice) ne segue il percorso su di una mappa, carta geografica, magari un mappamondo (bellissimo oggetto  da regalare) se la narrazione si  dipana attraverso interi  continenti.

Ma non tutti i viaggi  sono per tutti.

Io, ad esempio,  a meno  che di non fare un corso  presso le SAS  (Special  Air Service) non mi sognerei  di mettermi in cammino se la traccia non è più che chiara.

Intendiamoci: la Via Francigena ed il  Cammino  di Santiago sono  due progetti a cui  stiamo lavorando (forse in essere  fra qualche anno, quando  il tempo  libero sarà ancora più libero,), ma il percorso  che Paolo  Rumiz ed amici  hanno  compiuto  era finalizzato ad un progetto  editoriale, lodevole nell’intento, per la riscoperta di un’antica via oggi  tutelato solo  per il tratto  compreso nel  Parco  dell’Appia antica.

I nostri hanno  dovuto  affrontare molte difficoltà per arrivare alla meta (partendo  da Roma con destinazione finale Brindisi), si  sono  sobbarcati la fatica di  attraversare proprietà private  (con cani  da guardia poco  inclini  alla socievolezza), quella di  riprendere le labili tracce del percorso perso tra cantieri (in parte abbandonati), strade ad alta percorrenza, ed infine, addirittura, affrontare il mostro  dell’Ilva di  Taranto.

Il viaggio è anche incontro con altre persone: alcune di  loro cariche di  diffidenza nel  vedere gente che cammina con solo  zaino  e scarponi  a seguito (viandanti  come dice Rumiz, termine che felicemente abbiamo adottato  “lui” ed io).

Ma soprattutto persone che, anche solo  spinte dalla curiosità, hanno  dimostrato che la socialità non è poi  così morta, anzi  gode di ottima salute.

STORIA DI UN ABUSO  EDILIZIO NELL’APPIA ANTICA E DI UNA SVOLTA POSITIVA. (Se la vuoi  conoscere fai  click sul link)

 

Nel  box seguente l’anteprima del libro  di  Paolo Rumiz

 

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 

 

Note a caso per scrivere un po’

Step by step I will go away / 24Cinque©

Le campanelle dei cavalli, lo  scricchiolio degli  scarponi, il mio  respiro irregolare: vita a piedi  a quota 4500. Passo  dopo  passo, con pazienza, con fatica, seguire la nuda traccia di un sentiero. Il mondo  ridotto  al passo  successivo, e poi allargato all’intero spazio abbracciato  dallo  sguardo. L’oro  del  sole nel  cielo, che riversa nell’aria una luce priva di  calore; neve dura, albedo  elevata

tratto  da  Le  Antiche Vie di Robert Macfarlane

 

Quo Vadis è il nome di una libreria di  Pordenone, se poi in essa troviamo esclusivamente libri  di  viaggio, comprendiamo  che non poteva chiamarsi  altrimenti.

E’ proprio lì che abbiamo  acquistato il libro di Robert Macfarlane  Le Antiche Vie: è come dice il sottotitolo è un elogio del  camminare consigliato, quindi, a coloro che amano l’attività del  cammino, ma anche agli oziosi perché si  può anche camminare con la mente (però, al meno  due passi facciamoli!).

 

Se i passi  impressi  sul  sentiero  che stiamo  percorrendo sono la traccia che lasciamo  dietro  di noi, lo stesso  si può dire per le note o  gli appunti che lasciamo  disseminati nelle pagine del  libro  che stiamo  leggendo.

Le mie personali  note su  questo libro (bellissimo) spaziano dal concetto  da incamerare al concetto  flou cioè  quelle cose che, lì per lì ti  incuriosiscono, ma se non le approfondisci la tua vita scorrerà lo stesso  felice.

  • Tumo –  Tipo di  yoga tantrico  creato  da Milarepa (quello  praticato  da Sting è un’altra cosa)
  • Metis dal greco e nei meng dal  cinese: conoscenza attraverso l’esperienza (più ne metis…………è tardi, sono  stanca e di  battute migliori  non riesco  a farne
  • Pachinko, solipsismo, psicotrope, mnestica, struttura chiasmica: AIUTO!!!!!!
  • Foot transect: ricercatore che si muove a piedi sul territorio e registra quel che vede dove lo vede (No comment!).
  • Landnamabok (libro degli insediamenti): storia della conquista vichinga dell’Islanda scritta in islandese medievale (un po’ come I Buddenbrook in lingua lappone)
  • Criptocromo: proteina della retina che permette agli uccelli migratori di vedere le linee di forza magnetica percepite come forme più scure o  più chiare, sovrapposte al normale paesaggio visibile guidando, in questa maniera, gli uccelli  verso le loro  destinazioni  prestabilite:  praticamente un TomTom con le ali.

Ovviamente altre  note sono intime e personali  da non poter essere divulgate nel  blog.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


 

Avendo nell’articolo  accennato  a Sting……………

 

 

UN INGLESE A NEW YORK

 

Non bevo caffè, prendo tè mia cara
amo il crostino ben tostato da un lato
puoi sentirlo dall’accento quando parlo
sono un Inglese a New York

 

Quando scendo nella Quinta Strada
ho un bastone da passeggio a fianco
lo porto ovunque vado
sono un Inglese a New York

 

Sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York
sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York

 

Se “i modi fanno l’uomo”
come qualcuno ha detto
è lui l’eroe del giorno
ci vuole un uomo per sopportare
l’ignoranza e sorridere
sii te stesso, non curarti degli altri

 

Sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York
sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York

 

Modestia, decoro possono portare una certa fama
potresti finire per essere l’unico
gentilezza, sobrietà sono rare in questa società
la notte una candela fa più luce del sole

 

Per fare un uomo ci vuol più
che un assetto da combattimento
ci vuol più che una licenza per un’arma
affronta i tuoi nemici, evitali quando puoi
un gentiluomo cammina ma non corre mai

 

Se “i modi fanno l’uomo” come qualcuno ha detto
è lui l’eroe del giorno
ci vuole un uomo
per sopportare l’ignoranza e sorridere
sii te stesso, non curarti degli altri

 

Sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York
sono uno straniero, un perfetto straniero
sono un Inglese a New York”.

 


 

 

 

 

 

Mi illumino (ma non) d’immenso

 

Non ditemi  che, se dopo  la vostra dipartita (una volta nella vita, purtroppo, capita a  tutti noi), pubblicassero  delle vostre lettere molto intime la cosa non vi  darebbe fastidio?

Molto probabilmente, avendone la possibilità, vi  trasformereste in un poltergeist in modo tale  da rendere insonne le notti del colpevole di  tale misfatto.

L’idea mi  è venuta leggendo sull’ultimo “Il Venerdì”, supplemento del  quotidiano  La Repubblica che esce, per l’appunto, il venerdì di ogni  settimana in abbinamento  con il giornale, della pubblicazione postuma delle lettere di Giuseppe Ungaretti indirizzate ad una ventiseienne.

Nulla di  strano, sennonché il sommo poeta  (si  dice ancora?), si  era innamorato della ragazza quando lui andava a compiere gli ottant’anni: una piccola sottrazione e la differenza di  età viene fuori.

Ammettiamolo: il cuore di un uomo (insieme ad un’altra specifica parte del  corpo, che a volte non è il cervello), non si  ferma alla differenza di  età.

Anzi, sembrerebbe che per alcuni di  loro il detto “gallina vecchia fa buon brodo”  proprio  non gli  vada giù, cercando (pateticamente) la soddisfazione della carne (quanto meno nella possibilità data da una pillola di  Viagra) nelle acerbità di  qualche pseudo – collegiale.

Se ben ricordo abbiamo  avuto un presidente del  Consiglio habitué di cene eleganti solo nella forma (delle ragazze che vi  partecipavano).

Se, però, il nostro  cavaliere è ancora vivo e vegeto (buon per lui), anzi  si prepara a (ri)discendere nell’arena  politica in vista delle prossime elezioni, non così è per il nostro  Giuseppe (Ungaretti): insomma, penso che si  senta messo  alla berlina oppure, al contrario, considerando il carattere di  trasgressore che si  era cucito  addosso (mi riferisco a quanto  scritto  nell’articolo), ne sarebbe rimasto lusingato….forse!

In ogni, qui lo penso io, erano  fatti suoi.

Per la cronaca il libro che raccoglie le quattrocento missive  s’intitola Giuseppe Ungaretti – Lettere a Bruna (Ed. Mondadori – euro 21 per 656 pagine di  lettura).

Ovviamente, non lo comprerò.

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 


 

Dedicato  a quel  tipo  d’uomo…………