Robert Capa Retrospective: la mostra all’Arengario di Monza

Locandina della mostra presso il Palazzo  dell’Arengario di Monza “Robert Capa Retrospective

La mostra 

If your pictures are not good enough, you’re not close enough

Se le tue foto  non sono abbastanza buone, non sei  abbastanza vicino

Robert Capa 

Questa massima che Robert Capa ( Budapest,  22 ottobre 1913 – Thai  Binh,  25 maggio 1954)    amava dire a riguardo  del  suo  lavoro è  la sintesi  della vita di un uomo che, per essere abbastanza vicino, ha documentato in prima persona cinque guerre: da quella civile spagnole del 1938 fino alla guerra di Indocina nel 1954 dove morì tragicamente saltando  su  di una mina.

Quel  mese di maggio  del 1954 fu  tragico  per l’agenzia fotografica internazionale  Magnum Photos, fondata nel 1947 dallo  stesso Robert Capa insieme altri  grandi  fotografi  quali Henri Cartier – Bresson, David Seymour e George Rodger : infatti il 16 maggio, in un incidente d’auto in Perù, moriva un altro  celebre componente dell’agenzia Magnum e cioè il fotografo  svizzero Werner Biscof.

Presso  l’Arengario  di  Monza fino al 27 gennaio 2019 è allestita la mostra Robert Capa Retrospective.

Negli spazi  espositivi  della mostra sarà possibile vedere più di  cento immagini  in bianco e nero che documentano il lavoro  nei  campi  di  guerra di  Robert Capa che, oltre a svolgere il lavoro  di  fotografo, è stato il testimone diretto  delle sofferenze e delle crudeltà che la guerra può infliggere agli  esseri umani.

La mostra, articolata in 13 sezioni, ha una sezione inedita intitolata Gerda Taro e Robert Capa: si  tratta di   tre fotografie a ricordo di un loro  sodalizio  professionale e, soprattutto,  del loro sentirsi  vicini  sentimentalmente.

Gerda Taro, dopo  la sua tragica morte avvenuta nel 1937 quando  aveva solo ventisei anni, travolta da un carro  armato, verrà ricordata come una donna rivoluzionaria e coraggiosa caduta per le proprie idee e per il suo  lavoro.

Il racconto della sua vita e del  rapporto  sentimentale  e professionale che ebbe con Robert Capa è raccontato  nel  libro della scrittrice Helena Janeczek  La ragazza con la Leica vincitrice del  Premio  Strega 2018 (anteprima alla fine dell’articolo)

La mostra ha i  seguenti orari: dal  martedì alla domenica dale ore 10.00 fino alle 19.00 

Biglietti  (comprensivi  di  audioguida) € 11 intero; 10 ridotto  per gruppi  di  almeno 12 persone e titolari  di convenzioni appositamente attivate; € 4 ridotto  speciale per le scuole e under 18; gratuito  per i minori  di  6 anni

Per altre informazioni telefonare al 199.15.11.21; email: [email protected]; www.mostrarobertcapa.it

Buona visita

Alla prossima! Ciao, ciao………. 


Anteprima del libro  La ragazza con la Leica di  Helena Janeczek

Viaggi extragalattici organizzati a bordo di Oumuamua?

Viaggi extragalattici
© caterinAndemme

Do you remember X- Files? 

<<Visto  che la scienza non riesce a darci  delle risposte, perché non consideriamo  finalmente plausibile quello  che sembra fantastico>>

La frase, pronunciata da Fox Mulder in una delle puntate di  X-Files (serie televisiva indimenticabile, terminata con la sua undicesima stagione più un paio  di  film) sembra calzare a pennello  con ciò che gli  scienziati che lavorano  al progetto  SETI non escluderebbero  a priori: cioè  che Oumuamua (nella lingua delle Hawaii vuol dire messaggero  che arriva per primo da lontano) il primo asteroide interstellare scoperto  nel 2017,  per questo marcato  con la sigla 2017 U1, potrebbe anche  essere  un manufatto  alieno.

L’ipotesi  è suffragata anche dalla forma oblunga  dell’asteroide che farebbe, per l’appunto, pensare ad un qualcosa di  simile ad un’astronave.

Naturalmente i ricercatori  non si  aspettano che il più dei  classici  omini verdi si  affacci  da Oumuamua per far ciao ciao con la sua manina (o tentacoli, se preferite), quanto piuttosto ascoltano lo spazio  profondo per carpire qualche tipo  di  segnale radio proveniente da 2017 U1 che confermerebbe l’esistenza di tecnologia aliena.

In questa pagina del  sito della  SETI (o  del  SETI….?) il resoconto  del  tipo  di  ricerca che si  sta effettuando.

Ma loro sono già stati  tra noi? 

Pier Domenico  Colosimo (Modena, 15 dicembre 1922 – Milano 23 marzo 1984) ,  meglio  conosciuto con lo  pseudonimo  di  Peter Kolosimo, fu un famoso scrittore e divulgatore di  quella particolare scienza che va sotto il nome di archeologia misteriosa  –  vista come fumo negli occhi  dal  CICAP (Comitato  Italiano per il  Controllo  delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) – e nei  suoi libri uno  dei  temi  fondamentali (gli  altri  erano  quelli  legati  all’esoterismo) era quello riguardante un lontano passato in cui gli extraterrestri, visitando il nostro pianeta, hanno  lasciato tracce come le piramidi o le Linee  di  Nazca  se non vere e proprie civiltà poi scomparse per un’immane catastrofe e generando,  quindi,  miti  come quello  di  Atlantide  di  cui  anche Platone ne parlerebbe nelle sue opere del  Timeo  e Crizia.

Una pagina tratta dall’archivio del progetto Blue Book dell’USAF

Peter Kolosimo, e in tempi più recenti Roberto  Giacobbo  con il programma televisivo Voyager, avevano  costruito  uno show business basato, più che altro, sulla credulità di un certo pubblico (ricordiamoci  che ancora oggi  c’è chi  crede che la Terra sia piatta), ma cosa dire se è un ente militare come l’USAF (United State Air Force)  che,  desegretando ben 50.000 documenti riguardanti studi  sistematici  sull’avvistamento degli UFO ( i nostri cari  dischi  volanti) e facendoli  confluire nel progetto  Blue Book consultabile online (al momento in manutenzione).

Forse che il governo  americano  voglia aprire uno  spiraglio su  avvistamenti fino ad ora  tenuti  segreti?

Non credo  proprio, penso  che tutta quella carta digitalizzata e messa on line non nasconda nulla se non normali  rapporti  di  servizio: in poche  parole la famigerata Area 51 continuerà ad essere fonte di ispirazione per sceneggiatori  e scrittori  di  fantascienza.

 

Anche dalle parti della NASA c’è chi  asserisce che bisogna (finalmente) dire la verità sugli  alieni: lo  fa il ricercatore Silvano  Colombano  con un documento (Pdf) in cui, in maniera razionale, non esclude l’ipotesi  che ci  siano altre intelligenze sparse nell’Universo.

La Fox News ne ha subito  tratto un servizio basandosi   su  ciò che lo scienziato  della NASA ha pubblicato  e che lo  stesso  ha dichiarato successivamente di non essere d’accordo con i  giornalisti in quanto  hanno  travisato  quello  che effettivamente lui  voleva dire.

Per concludere l’anteprima del libro Incontro  con Rama dello  scrittore Arthur C. Clarke e pubblicato  nella collana Urania della Mondadori  nel 1972: la cometa descritta nel libro è del  tutto (o  quasi) uguale a Oumuamua.

Buon fine settimana 

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro  Incontro  con Rama di  Arthur C. Clarke

Ipazia (semplicemente)

Ipazia – immagine rielaborata da un disegno  di  Jules Maurice Gaspard (1862 -1919) 
©caterinAndemme

Incipit 

Ipazia – Charles William Mitchell

Nel  quinto  secolo  dopo  Cristo una donna fu assassinata.

Non sappiamo  molto  su di lei, se non che era bella ed era una filosofa.

Sappiamo   che fu  spogliata nuda e che fu  dilaniata con cocci  aguzzi.

Che le furono  cavati  gli occhi.

Che  i  resti  del  suo  corpo  furono  sparsi per la città e dati  alle fiamme.

E che a fare tutto  questo  furono  dei  fanatici cristiani.

L’incipit per quanto  macabro sia racconta una verità e cioè l’assassinio della filosofa Ipazia nel  marzo  del 415 dopo  Cristo.

Le stesse parole sono tratte dal  libro  di  Silvia Ronchey  Ipazia. La vera storia  di  cui  troverete l’anteprima a fine articolo.

La biografia

Sarebbe presuntuoso  da parte mia scrivere una biografia, se pur stringata, sulla figura di  Ipazia quando una semplice ricerca in rete darebbe una somma di  risultati da cui  attingere (con criterio) per avere un quadro  più esaustivo sul personaggio rispetto a quello che potrebbe dire la sottoscritta, evitando in questa maniera  di  fare dei  semplici copia e incolla 

Quindi, affidandomi alla voce di  Wikipedia, questa volta non mi limito  ad inserire un semplice link ma, concentrando  tutto in un Pdf  (scaricabile), vi offro la vita e la morte di  Ipazia secondo questa fonte internettiana .

Ipazia come l’hanno  vista al  cinema 

Locandina del film Agorà

Mi risulta che l’unica opera cinematografica   su Ipazia sia stata  Agorà del  regista  cileno Alejandro Amenàbar  con la brava (e bella) Rachel  Weisz che interpreta appunto  la povera filosofa assassinata dai  cristiani  di allora.

Il film non è piaciuto  molto  alla critica perché la storia sarebbe  stata fin troppo romanzata (con  il Vaticano  a fare la sua parte in un’azione di  boicottaggio, per fortuna non riuscita).

A parte quello  che i  critici  possono  aver detto in favore o  meno nei  riguardi  di  Agorà, il film, mi è piaciuto per la sua testimonianza contro  l’intolleranza (per le idee,  per differenza di  fede e, non ultimo, contro una donna) che non è solo  retaggio di un’epoca passata ma, e devo  dire purtroppo, è ancora il tema dominante della società attuale, non solo  nel  nostro  Paese ma in Europa e nel resto  del mondo.

 

 

Il libro 

<< C’era una donna quindici secoli fa ad Alessandria d’Egitto il cui nome era Ipazia.” Fu matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento. Fu bellissima e amata dai suoi discepoli, pur respingendoli sempre. Fu fonte di scandalo e oracolo di moderazione. La sua femminile eminenza accese l’invidia del vescovo Cirillo, che ne provocò la morte, e la fantasia di poeti e scrittori di tutti i tempi, che la fecero rivivere. Fu celebrata e idealizzata, ma anche mistificata e fraintesa. Della sua vita si è detto di tutto, ma ancora di più della sua morte. Fu aggredita, denudata, dilaniata. Il suo corpo fu smembrato e bruciato sul rogo. A farlo furono fanatici esponenti di quella che da poco era diventata la religione di stato nell’impero romano bizantino: il cristianesimo. Perché? Con rigore filologico e storiografico e grande abilità narrativa, Silvia Ronchey ricostruisce in tutti i suoi aspetti l’avventura esistenziale e intellettuale di Ipazia, inserendola nella realtà culturale e sociale del mondo tardoantico, sullo sfondo del tumultuoso passaggio di consegne tra il paganesimo e il cristianesimo. Partendo dalle testimonianze antiche, l’autrice ci restituisce la vera immagine di questa donna che mai dall’antichità ha smesso di far parlare di sé e di proiettare la luce del suo martirio sulle battaglie ideologiche, religiose e letterarie di ogni tempo e orientamento>> .

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…..


Anteprima del libro Ipazia. La vera storia di  Silvia Ronchey  

 

Mi hanno spedita su Marte

Il mio biglietto per Marte (solo andata, però)

Ebbene si: questa sera sono su  Marte

Come le streghe che a cavalcioni  di una scopa volavano  verso il Sabba – ma le povere donne accusate di  stregoneria dall’Inquisizione confessavano  tutto  pur di  far cessare le torture a cui  erano  sottoposte – anch’io  questa sera atterrerò su  Marte.

Ho prenotato  questo  viaggio qualche mese fa quando  la Nasa, nell’ambito  della missione InSight ha offerto  la possibilità a chiunque di  far incidere il proprio  nome e cognome su  di un dischetto a bordo  della navicella che questa sera, verso le 21.00, ammarterà (o amarterà?).

Sarà uno  spettacolo che, in parte,  richiama alla memoria lo storico  sbarco  del primo  uomo  sulla Luna avvenuta nel ormai lontano 20 luglio 1969 con la missione Apollo 11 (anche se i  complottisti continuano  a non crederci).

Se siete appassionate agli  eventi  extramondani come questo  questa sera Focus TV verso le 20.15 offrirà la diretta dell’atterraggio  di Insight sul suolo  marziano.

Un salto al cinema prima di  partire per Marte

Film  che hanno  avuto  come soggetto il Pianeta Rosso ve ne sono  stati molti, tra questi The Martian film del 2015  diretto  da Ridley Scott con Matt Damon Jessica Chastain come interpreti principali.

Il soggetto  del  film  è preso direttamente dal libro omonimo dello scrittore statunitense   Andy Weirnel 2011 l’autore auto- pubblicò il suo  romanzo  per venderlo in formato  ebook su  Amazon – Kindle al prezzo  di 0,99 centesimi  di  dollaro. Da subito l’ebook ebbe un notevole successo attraverso  il passa – parola, fino  ad arrivare all’interessamento  della Penguin Random House che mise sotto  contratto  Andy Weir facendo  diventare il suo libro un caso  letterario internazionale.

Altre sventure lunatiche

<< Può l’uomo  sopravvivere in un ambiente privo  d’aria e quindi privo di  tutte quelle manifestazioni  vitali che dall’ossigeno traggono  soprattutto il sostentamento? John  W. Campbell junior, l’autore della vicenda che presentiamo  ai nostri  lettori, risponde affermativamente al  quesito  e con una narrativa scarna, esente da qualsiasi  retorica, racconta la vicenda avventurosa di  “naufraghi” rimasti  sulla Luna, “inferno  squallido e raggelato”, in attesa dell’astronave – soccorso che li  venga a liberare. Nel  frattempo  dovranno  strappare al pianeta spento un’esistenza.  Un esistenza che come dice il titolo  del  racconto sarà un martirio  allucinante. Ma l’uomo  non è nuovo  a certe imprese e forte di  tutte le esperienze della sua civiltà finisce per vincere la battaglia e stabilire sulla Luna un avamposto che consentirà ad altri di  continuare lungo il cammino del progresso>>

E’ l’introduzione del romanzo  di  fantascienza Martirio  Lunare dello  scrittore americano J.W. Campbell Jr. (Newark 8 giugno 1910 – Mountainside 11 giugno 1971), pubblicato  nella collana I Romanzi  di  Urania  (Mondadori) il 20 dicembre 1953  e che ho ritrovato  su  di una bancarella di libri  durante una mia personale  caccia ai  romanzi  perduti.

 Per finire tra i progetti  della Nasa per colonizzare in futuro  Marte, vi è quello di  costruire una base sulla Luna ed utilizzarla come trampolino di lancio  verso  il  Pianeta Rosso.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………… 

Ma poi i draghi cosa sognano?

Passo dopo passo, le orme che ho lasciato su questa terra
©caterinAndemme

Camminare, camminare, camminare…. 

Caminante, son tus huellas el camino y nada mas

Camminatore, sono le tue orme il cammino  e niente più

Antonio Machado 

Non so  se Antonio Cipriano Jose Maria y Francisco de Santa Ana Machado Ruiz, per farla breve Antonio Machado, era un buon camminatore, certo è che il bellissimo incipit della sua poesia Caminante no hay camino è quanto  di più bello si possa avere nel descrivere un viandante, un pellegrino o  semplice camminatore (poi, a vedere, potrebbe anche essere una metafora della stessa vita ).

Camminare a lungo  seguendo un preciso  percorso che impegna volontà e giorni  di  fatica: una volta si  chiamavano pellegrinaggi, oggi, pur conservandone l’intento per alcuni, queste strade sono la palestra di  camminatori  solitari, di  quelli  che cercano un senso alla vita, di  narcisisti alla ricerca di  record e di  tanti altri  modi  di  essere camminatore.

Di  vie pellegrine ve ne sono  tante, ma certo una è quella che più delle altre  viene  in mente: Il Cammino  di Santiago (eppure la nostra Via Francigena non è da meno).

L’esperienza fatta è intima, ma qualcuno  riesce a renderla un racconto scritto tale che sembra di  essere al  fianco del  camminatore passo  dopo  passo.

Ma poi  cosa sognano  i  draghi?

Camminare è un modo di respirare e di conoscere, un ritmo  con cui  si  scegli  di  vivere, una trasformazione costante. E’ una via per incontrare gli  altri superando confini, pregiudizi, Inibizioni.

Per Enrico  Brizzi, scrittore, padre, viaggiatore, il cammino  è una danza, una preghiera, una musica senza parole che segue il respiro  antico  del mondo, libera la mente dall’inessenziale e vince il drago  che si  nasconde  in ognuno  di  noi.

Potrei  scrivere a lungo  di  questo libro (che tra l’altro  sto per rileggere) e quindi di  quando parla dei  suoi  amici  che lo  accompagnano nelle tappe del  Cammino, dei  vari personaggi  che ha incontrato (qualcuno decisamente antipatico, ma sono  solo  l’eccezione).

Le note storiche (mai  noiose) sui  luoghi  attraversati nel  viaggio  sono, infine,   un utile corollario per decidere se acquistare o  meno  il libro  (l’anteprima al termine dell’articolo potrà essere utile a tale scopo).

Tra l’altro, leggendo il libro, ho scoperto  di  appartenere al movimento degli orizzontalisti, contrapposto a quello dei puri  alpinisti  e dei free- climbing

Infatti, alla pagina 137 del libro, Enrico  Brizzi scrive:

In un Paese che non ha ancora digerito a livello istituzionale una filosofia della montagna iniziata a diffondersi  quarant’anni  fa,  servirà ancora del  tempo perché trovi  voce il movimento  degli orizzontalisti, maratoneti  delle carrarecce, dei  sentieri  di  fondovalle e delle alte vie.

Alla prossima! Ciao, ciao……….


Anteprima del libro Il sogno del  drago  di  Enrico  Brizzi 

 

Senofonte: Anabasi (e non aggiungo altro)

L’oplita
©caterinAndemme

Una bugia a metà

A convincermi  di  leggere l’Anabasi di  Senofonte è stato lui (il mio lui) il quale, tra un film horror e i fumetti  della Marvel (confesso  che piacciono anche a me, specie i  film con i supereroi), riesce a trovare quel minimo di  spazio intellettuale che lo  allontani momentaneamente   da mostri e esseri in calzamaglia più o  meno umani.

Non che io sia poi una  tipa intellettualoide  anzi, ad esempio, guardando il film  La  Corazzata Potëmkin, a differenza  dei  veri intellettualoidi, il mio  pensiero si  associa  a quello che aveva detto  a proposito il ragionier Fantozzi:  cioè che era una ***** pazzesca!

Così mi ritrovai  tra le mani questo libro di 621 pagine (note e testo in greco  compreso) e incominciai a leggerlo, o per lo meno a leggerlo in parte perché alcuni  passaggi avevano  su  di  me lo stesso  effetto  di una tripla camomilla accompagnata  dal  suono di una ninna – nanna.

A parte gli  scherzi è un bellissimo libro che andrebbe letto seguendo il lungo  cammino verso  la salvezza (appunto  l’Anabasi)   dei   diecimila mercenari  greci  sotto il comando  di  Senofonte.

Il mio consiglio, infine, è quello  di  accompagnare la lettura con un atlante geografico  storico per visualizzare al  meglio il loro peregrinare.

La struttura dell’Anabasi

L’ Anabasi è composta da sette libri: il primo (che fornisce il nome all’intera opera) è l’Anabasi  cioè la marcia verso l’interno che si  conclude con la descrizione della Battaglia  di  Cunassa.

I seguenti tre libri  descrivono  la Catabasi (la strada del  ritorno) ed è in essi  che Senofonte, eletto  stratega, incomincia a descrivere le vicissitudini sue e dei  suoi  uomini.

Gli ultimi tre libri  dell’opera sono  quelli  della Parabasi cioè la narrazione dell’estenuante ricerca dei  mezzi  per ritornare in patria.

Breve, brevissimo, riassunto  della storia

Il viaggio dei diecimila mercenari greci per rientrare in patria

Nell’anno 401 a.C. un’armata formata da diecimila mercenari  greci era diretta verso  la Persia al  seguito  di  Ciro il Giovane il cui  intento  era quello di  spodestare dal  trono  suo  fratello Artaserse II.

Dario e Parisatide generarono due figli: Artaserse, il primogenito, e Ciro il secondogenito. Dario si ammalò e, sentendo la morte ormai vicina, decise di chiamare al  cospetto  ambedue i figli. Artaserse si trovava già presso di lui; Ciro, invece, lo mandò a chiamare dalla satrapia della quale lui stesso l’aveva nominato satrapo. L’aveva designato  anche stratega di  tutte le truppe che si  radunano  presso la piana di Castolo. Ciro partì dalla sua satrapia portando  con se Tissaferne, dell’amicizia del  quale era pienamente convinto,  e trecento opliti greci, alla guida dei  quali c’era Xenia di  Parrasia. Morto Dario  e succedutogli al  trono Artaserse, Tissaferne denunciò Ciro  presso il fratello, accusandolo  di ordire congiure. Il sovrano, convinto  dell’onestà dell’accusa, fece catturare Ciro e lo  condannò a morte. Grazie all’intervento  risolutore della madre, Ciro  venne di nuovo  rinviato presso  la sua satrapia Anabasi Libro Primo 1.1   

 Ed è a questo punto  che  Ciro, oltre il desiderio  di  vendicarsi    delle calunnie di  cui  era stato oggetto, pensò di  spodestare il fratello dal  trono.

Agendo in segretezza, raccolse la più grande unità di armati greci, in modo  da cogliere di  sorpresa il re  Anabasi Libro Primo 1.6

Ciro agì con astuzia nascondendo il suo intento  dietro ad una finta campagna contro i  Pisidi

Trovò un alleato in Sparta che, senza entrare apertamente in conflitto  con Artaserse, diede ordine al generale Clearco di  radunare un esercito  di  mercenari  greci: appunto i diecimila protagonisti  dell’Anabasi senofontea.

La spedizione finì tragicamente nella Battaglia di  Cunassa , dove morirono tutti i comandanti  greci lasciando  senza guida i mercenari  greci.

Busto di Senofonte – Bibliothek des allgemeinen und praktischen Wissens. 

 

Nella successiva elezione di  nuovi  strateghi venne scelto  anche Senofonte a cui  venne affidata la retroguardia e, quindi, si  trovò più volte ad affrontare l’esercito  di  Tissaferne il quale desistette dall’inseguire il nemico  quando  esso si  addentrò sempre di  più nel  territorio  dell’odierno  Kurdistan.

Da qui in poi l’Anabasi diventa la descrizione di un continuo  scontro  con le popolazioni  locali che si  frappongono  fra i  greci  e la loro  meta: il Ponte Eusino (il Mar Nero) unica via per far ritorno in patria

Alla fine dell’articolo  troverete l’anteprima del  libro.

Buon fine settimana

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 

 

Anteprima del libro  Anabasi  di  Senofonte 

Si, è vero: abbiamo visto il nostro pianeta dalla Luna

One night, an owl told me
©caterinAndemme

Piccoli consigli ad un sottosegretario

Carlo Sibilla, sottosegretario  agli Interni in quota M5S, non crede che l’uomo sia mai  stato  sulla Luna.

Crede, al  contrario, nelle scie chimiche e nella non vaccinazione, nessuno ancora   gli  ha chiesto  se è vero  che la Terra sia piatta.

Eppure quel 20 luglio 1969, nonostante il diniego  dei  complottisti (tra cui il nostro  sottosegretario), la missione spaziale Apollo 11  consentì a Neil Armstrong di  guardare il nostro pianeta dalla superficie lunare.

C’è anche un motivo per cui  nell’Era della disinformazione (titolo  preso in prestito  da un articolo  de Le Scienze del febbraio 2016) per cui l’espansione dei  social network favorisce la diffusione incontrollata di informazioni  false e teorie del  complotto: le fake news.

A questo  si  aggiunge una validità scientifica fornita dal lavoro  di David Grimes, della Oxford University,  che nel modello  matematico da lui  proposto  si  dice che:<< La verosimiglianza delle teorie del  complotto è in funzione al  numero di persone direttamente coinvolte>>.

Se volete approfondire l’argomento  riguardante riguardo  il lavoro di David Grimes vi rimando alla pagina di Plos  One ad esso  dedicato (in inglese e zeppo  di  formule matematiche….io vi  ho  avvertito)

Allora, sempre per il nostro  sottosegretario  e per chi  come lui non crede affatto  all’impresa dello  sbarco  sul nostro  satellite, vorrei dare due consigli e cioè la lettura di un libro e la visione di un film.

Il libro

Paolo  Domenico  Attivissimo (il link rimanda al  suo blog Il Disinformatico) giornalista e cacciatore di  bufale in rete tempo  fa pubblicò il libro Luna? Si, ci  siamo andati dove, nelle oltre trecento pagine che lo  compongono, smonta pezzo per pezzo la teoria dei  complottisti.

Siamo davvero andati sulla Luna? Questo libro esamina i dubbi più frequenti riguardanti le missioni Apollo che portarono l’uomo sulla Luna fra il 1969 e il 1972 e li chiarisce, smontando una per una le presunte prove presentate da chi afferma che si trattò invece di una colossale messinscena. Ma l’esplorazione delle tesi alternative è anche uno spunto per raccontare l’epopea della corsa alla Luna, presentandone aspetti pressoché sconosciuti al grande pubblico, come il progetto lunare sovietico, i disastri sfiorati ma taciuti e le foto di Playboy portate di nascosto sulla Luna.

Il libro. oltre che essere acquistabile in formato  cartaceo o in quello e-book (su  Amazon), può essere liberamente letto  andando sul sito che il giornalista ha creato  appositamente.

Il film 

Il primo uomo del regista Damien Chazelle è interpretato da Ryan Gosling  nel ruolo  di  un tormentato  Neil Armstrong alle prese con la morte prematura di una figlia di appena due anni  e la preparazione di una missione molto  difficile considerando la tecnologia di  allora.
Si  dice già che la pellicola sia tra i  favoriti come Miglior Film nella prossima notte degli Oscar .

Trailer del  film Il Primo Uomo 

Buona visione (e felice weekend)

Alla prossima! Ciao, ciao… 


Dal Diario  di  Bordo della mia pagina Facebook

Vivian Maier: sapete già chi è?

Oggi resto con me
©caterinAndemme

I soli  sono individui  strani

con il gusto  di  sentirsi  soli  fuori  dagli  schemi

non si  sa bene cosa sono

forse ribelli,  forse disertori

nella follia di oggi i  soli  sono i nuovi pionieri

Giorgio Gaber

Eppure non era Mary Poppins 

Vivina Maier – autoritratto

L’ anno  scorso ho visto per la prima volta il volto  di  Vivian Maier (New York, 1 febbraio 1926 – Chicago, 26 aprile 2009)  nel manifesto che pubblicizzava una mostra  a lei  dedicata presso il Palazzo  Ducale di  Genova.

Fino  ad allora non sapevo  chi lei  fosse e solo in seguito, dopo una piccola ricerca riguardante la  sua biografia, sono  venuta a conoscenza del  fatto che, oltre ad essere una fotografa per passione, di mestiere faceva la tata: appunto  come Mary Poppins.

La similitudine con il personaggio di  fantasia si limita al  mestiere di  bambinaia, nella realtà ho l’impressione che la vita di  Vivian Maier per sua scelta, o per il caso, era un luogo  di  solitudine che riempiva attraverso la fotografia con immagini  di persone catturate a loro  insaputa dalla sua inseparabile Rolleiflex .

In effetti abbiamo  rischiato di non poter mai  conoscere l’opera di  Vivian Maier se un giorno  del 2007, a Chicago, l’agente immobiliare John Maloof si  aggiudicò ad un asta uno  scatolone pieno  di  negativi e rullini  ancora da sviluppare e stampare.

Maloof  pubblicò alcune di  queste foto  su  Flick ottenendo un notevole e immediato interesse da parte degli utenti  del  social media: da allora si è appassionato al lavoro  di  Vivian Maier fino  ad arrivare a collezionare più di 15.000 negativi  e 3.000 stampe.

Maloof Collection – galleria fotografica dal  sito  dedicato  a Vivian Maier 

Qualche libro su  Vivian Maier 

Cinzia Ghigliano, tra le più brave fumettiste italiane, con il libro Lei, Vivian Maier (ed. Orecchio  Acerbo) vinse nel 2016 il premio Andersen come migliore libro  fatto  ad arte.

“Vivian era misteriosa. Portava camicie da uomo, imprecava in francese, conosceva a memoria tutti i racconti di O. Henry,camminava come un uccello. E così, come un trampoliere dalle lunghe gambe, ha attraversato il suo tempo fotografandolo.” Un diario. Il diario di Vivian Maier. Scritto non con la penna ma con la macchina fotografica, la sua inseparabile Rolleiflex. Sempre al collo, sempre sul cuore. Occhio speciale per ritrarre i bambini dei quali come tata si prendeva cura; le persone comuni incontrate per strada; i quartieri delle città a lei più care, New York e Chicago; i luoghi lontani meta dei suoi numerosi viaggi. E dietro ogni scatto -centocinquantamila negativi, e migliaia di pellicole non sviluppate- l’interesse per l’altro, gli altri.

Il secondo libro è della scrittrice danese Christina Hesselholdt  che in Vivian (ed. Chiarelettere) ricostruisce in una sorta di  documentario  letterario a più voci la vita di  Vivian Maier con la descrizione dei luoghi  delle sue  fotografie più celebri.

L’ultimo  libro  che vi presento in questa piccola rassegna dedicata a Vivian Maier  (e di  cui vi è l’anteprima a fine articolo) è della scrittrice Francesca Diotallevi la quale nell’introduzione al  romanzo Dai  tuoi occhi  solamente (ed. Neri Pozza) precisa che:

Il romanzo è un’opera di finzione. Nomi, personaggi, attività commerciali, luoghi, eventi, ambienti, e fatti  sono frutto  della fantasia dell’autrice o trattati come spunto per la narrazione. Qualsiasi rassomiglianza con persone morte o viventi, o eventi  reali è puramente casuale e non è approvata dagli  eredi  di  Vivian Meier, dalla Maloof Collection o dall’Howard Greenberg Gallery.

New York, 1954. Capelli corti, abito dal colletto tondo, prime rughe attorno agli occhi, ventotto anni, Vivian ha risposto a un’inserzione sul New York Herald Tribune. Cercavano una tata. Un lavoro giusto per lei. Le famiglie l’hanno sempre incuriosita. La affascina entrare nel loro mondo, diventare spettatrice dei loro piccoli drammi senza esserne partecipe, e osservare la recita, la pantomima della vita da cui soltanto i bambini le sembrano immuni. La giovane madre che l’accoglie ha labbra perfettamente disegnate con il rossetto, capelli acconciati in onde rigide, golfini impeccabili. Dietro il suo perfetto abbigliamento, però, Vivian sa scorgere la crepa, il muto appello di una donna che sembra chiedere aiuto in silenzio. Del resto, questo è il suo lavoro: prendersi cura della vita degli altri. L’accordo arriva in fretta. A lei basta poco: una stanza dove raccogliere le sue cose; una città, come New York, dove potere osservare le vite incrociarsi sulle strade, scrutare mani che si stringono, la rabbia di un gesto, la tenerezza in uno sguardo, l’insopportabile caducità di ogni istante. Ed essere, nello stesso tempo, invisibile, sola nel mare aperto della grande città, a spingere una carrozzina o a chinarsi per raddrizzare l’orlo della calza di un bambino. Scrutare i gesti altrui e guardarsi bene dall’esserne toccata: questa è, d’altronde, la sua esistenza da tempo. Troppe, infatti, sono le ferite che le sono state inferte nell’infanzia, quando la rabbia di un gesto – di sua madre, Marie, o di suo fratello Karl, animati dalla medesima ira nei confronti del mondo – si è rivolta contro di lei. Sola nella camera che le è stata assegnata, Vivian scosta le tende dalla finestra, lancia un’occhiata al cortiletto ombroso e spoglio nel sole morente di fine giornata, estrae dalla borsa la sua Rolleiflex e cerca la giusta inquadratura per catturare il proprio riflesso che appare contro l’oscurità del vetro. È il solo gesto con cui Vivian Maier trova il suo vero posto nel mondo: stringere al ventre la sua macchina fotografica e rubare gli istanti, i luoghi e le storie che le persone non sanno di vivere.

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro Dai  tuoi  occhi  solamente 

 

Il clima che cambia non può essere la normalità

La ciclopedonale di Varazze (SV) dopo l’ondata di maltempo del 29 ottobre
©caterinAndemme

Sono solo eventi  estremi? 

<< A cosa serve aver sviluppato  uno  scienza capace di  formulare previsioni se, alla fine, tutto  quello  che siamo  disposti  a fare è perdere tempo e aspettare che quelle previsioni  si  avverino?>>.

F. Sherwood Rowland – premio  Nobel  per la chimica per i  suoi  studi  sull’ozono

Due sere fa, rientrando  a casa di  ritorno  dal lavoro, guardando un albero sradicato dal vento che aveva abbattuto  un muro, per poi fermarsi  sulla facciata di una casa,  ho pensato  seriamente la fine del mondo non era certo in quella serata ma, comunque, c’era andato  vicino.

Si, perché pur essendo  abituata alle alluvioni causate dalle piogge torrenziali (Genova purtroppo  ne sa  qualcosa) il temporale misto  a raffiche di  vento  che superavano  i settanta chilometri  all’ora (non sono  stata io a misurarne l’intensità) era un’esperienza nuova di cui  ne avrei  fatto  volentieri  a meno.

Eppure, leggendo in seguito ciò che gli  esperti hanno  detto, cioè che quelle raffiche di  vento erano  dovute   ad una differenza di pressione atmosferica e che tra ottobre e novembre piove molto (ma va) qualche dubbio sulla loro dichiarazione di normalità dei fenomeni  atmosferici  mi  è venuta.

Altri  studiosi, al contrario, dicono  che la tendenza futura è quella di un aumento  dei fenomeni  estremi ma, per parlare di cambiamento  climatico, occorrono una raccolta di  dati  sistematica (le rilevazioni  storiche sono disponibili solo  da un secolo) e studi sempre più specifici.

Si, siamo  d’accordo, ma nel  frattempo  cosa possiamo fare?

Tanto più che personaggi  come Donald (Duck) Trump nega l’esistenza di un cambiamento  climatico relegando  tutto a fake news (e di  questo lui  se ne intende visto che è stato  eletto grazie all’aiuto  appunto  dele fake news), oppure del  fascista Jair Bolsonaro, attuale presidente del  Brasile, che ha già detto  di  voler disboscare parte dell’Amazonia (il polmone verde della Terra, non dimentichiamolo) per aumentare i pascoli  e per il commercio  del  legname.

Insomma se una coscienza, collettiva e mondiale, non darà battaglia all’inquinamento  e allo  sfruttamento delle risorse, il futuro  del nostro pianeta non sarà roseo.

Quando  parlo di  coscienza ecologica certo non mi  riferisco ai  figli  dei fiori ormai  reperto  di  sociologia   archeologica, quanto piuttosto al modello proposto  dal  partito  dei  Verdi in Germania che nelle ultime elezioni in Baviera e in Assia hanno  avuto un eccellente risultato anche per il pragmatismo e senza posizioni  estreme del loro programma.

Questo, però, rimanda alla domanda di prima: nel  frattempo  cosa possiamo fare?

Non lo  so, certo  non perdere la speranza come, ad esempio, dice lo scienziato  e scrittore australiano Tim Flannery  nel  suo libro Una speranza nell’aria – come affrontare i  cambiamenti  climatici.

L’anteprima a fine articolo (come sempre).

Buona lettura (ci rivediamo  lunedì)

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


Anteprima del  libro Una speranza nell’aria 

L’indagatore dell’occulto? Ma è Jules de Grandin

Fuga da Arkham
© CaterinAndemme 

Se vi  chiedo 

Se vi  chiedo  quale personaggio dei  fumetti vi  viene in mente dicendo  indagatore dell’occulto sono  certa che la vostra risposta (se siete appassionate di  fumettologia) sarà quello  di  Dylan Dog creato dalla matita di  Tiziano  Sclavi .

Adesso, ripetendo  la domanda, vi  chiedo invece qual è l’indagatore dell’occulto che non è più un personaggio  dei fumetti ma della serie di  romanzi gotici?

tic…tac…tic…tac… il tempo  passa ma non voglio aspettare che qualcuno  mi  dia la risposta giusta, quindi vi parlerò di

Jules de Grandin 

Il primo numero di Weird Tales pubblicato nel marso 1923

Nato dalla  creatività dello  scrittore (nonché avvocato  di  buona fama) Seabury Quinn (Washington, 1 gennaio 1889 – 24 dicembre 1969) il quale pubblicò, nel periodo  intercorso  tra il 1923 fino al 1954, ben 143 romanzi sula storica rivista dedicata all’horror e alla fantascienza Weird Tales.

Di questa mole di  racconti  ben novantatré erano  dedicati  alle avventure di Jules de Grandin ed ambientate tutte nella città di Harrisonville dove, mischiati  agli  esseri umani, vivono lupi mannari, vampiri, fantasmi e, tanto per non farci  mancare nulla, gruppi  di  satanisti evocano  il demonio (un luogo tranquillo  da poterci vivere).

Nella realtà la città di  Harrisonville esiste trovandosi nel  Missouri, ma Seabury Quinn nella finzione la traslò nello  stato  di  New York.

Nel 1925 venne pubblicata su  Weird Tales la prima avventura di  Jules de Grandin dal  titolo Horror on the Links, altri  dieci  racconti  invece fecero parte di un’antologia questa volta pubblicata dalla casa editrice Arkham House (ovvio  riferimento  allo  scrittore principe  del genere fantastico Howard Philips Lovecraft).

Come per Dylan Dog  esiste una spalla come supporto per le indagini, cioè l’eccentrico Groucho,  anche Jules de Grandin nella lotta al  soprannaturale si  fa aiutare dal  medico, nonché amico, Trownridge a dir la verità ciò lo fa assomigliare più al dottor Watson di Sherlock Holmes che all’indagatore dell’occulto  di  Tiziano  Sclavi.

L’intero ciclo  delle avventure di Jules de Grandin fu  pubblicato in tre volumi nel 2003 dalla casa editrice Ash-Tree Press (l’anteprima del  secondo  volume, in inglese, lo trovate   come sempre alla fine dell’articolo).

Odo rumore di  catene e gelidi  sospiri….. (l’invito è per  leggere quello  che ho  scritto sulla casa stregata di  Hill House)

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima delle avventure di Jules de Grandin (in inglese)