La Principessa di Siberia (che poi non sarei io….)

Quel giorno presso le Cascate del Perino mi sembrava di essere in Siberia
Credit: Archivio 24Cinque P&B

Ma chi  erano  questi decabristi?

Aristocratici liberali  che si  ribellarono  allo  zar Nicola I di  Russia  dando  luogo nel dicembre del 1825 ad un’insurrezione che fallì miseramente: cinque di 121 cospiratori vennero immediatamente impiccati, per gli  altri  la pena fu la deportazione in Siberia.

Se ne vuoi  sapere di più…. 

La Principessa della Siberia

A questo punto  poteste anche chiedervi  quale sia il mio interesse verso  questo movimento  rivoluzionario sorto  nell’epoca della Russia zarista   nella metà del XVIII secolo.

La mia risposta è che il decabrismo mi interessa quanto conoscere i rituali  d’amore dei  ricci  di mare (se ne hanno  qualcuno) oppure, se vi  fa piacere, conoscere il perché della crisi  delle acciughe in Perù.

E’ lei, Mar’ja Volkonskaja, ad interessarmi molto  di più:

Lei, come altre amanti o  consorti  dei nobili mandati in esilio in Siberia, aveva seguito il destino  di  suo marito nella gelida Siberia.

Nelle cronache di  allora viene descritta come una donna bellissima tanto  da far innamorare di  se il poeta  Aleksandr Sergeevič Puškin.

Oltre a ciò si dilettava ad intrattenere i  suoi  ospiti  suonando in maniera magistrale il clavicordo  nelle serate siberiane…

…..Naturalmente, pur essendo dei  deportati, i nobili decaduti conservavano il loro  status sociale che li  distingueva  dai normali detenuti  appartenenti  al popolo, per cui avevano  delle case abbastanza dignitose (non certo i palazzi nobiliari) e servitù nonché qualche altro  benefit per non dover rimpiangere la vita agiata di  San Pietroburgo.

Ritornando  a Mar’ja

Non solo un angelo per i benestanti, ma anche per coloro che potevano  vantare solo  una nobiltà di  spirito, parlo  dei poveri: lei impiegò tutte le sue energie per costruire a  Nerčinsk, la città dove fu  deportata, per restaurare le scuole e di un brefotrofio  (ma anche la costruzione di un teatro  e di una sala per concerti…noblesse oblige).

Fu in questa maniera che, nell’immaginario  popolare,  divenne la Principessa della Siberia.

Conclusione

La conclusione di  questo articolo tipicamente pre- vacanziero (quindi  scritto con la mente verso  le prossime ferie) è stato  per me conoscere la figura di  Mar’ja Volkonskaja attraverso il bel  libro  di Colin Thubron  In Siberia 

La Siberia, terra desolata, di smisurata grandezza e di selvaggia bellezza, con l’apertura dei confini dell’ex Unione Sovietica è diventata territorio accessibile agli stranieri. In questa regione estrema Colin Thubron si è buttato a capofitto, percorrendola con ogni mezzo, sfidando temperature impossibili e macinando qualcosa come 24.000 chilometri. Ha viaggiato sulla mitica Transiberiana; si è spinto in aereo sino al Circolo Polare Artico, nell’ex città-lager di Vorkuta, e ha raggiunto a nord-est la regione della Kolyma, terra dell’oro e dell’uranio, tristemente famosa per i due milioni di vittime sotto la dittatura stalinista. A piedi, zaino in spalla, si è inoltrato nei monti Altaj tra le tombe antiche degli sciiti e ha navigato in piroscafo lungo il fiume Enisej per fermarsi nel piccolo villaggio enzi di Potalovo. Scritto in una prosa limpida ed evocativa, e pervaso da una sottile vena di umorismo, lo straordinario racconto del viaggio di Thubron ci restituisce un quadro indimenticabile di uno dei luoghi più selvaggi e affascinanti del mondo.

 

Se vi interessa leggere l’anteprima andate QUI

Alla prossima! Ciao, ciao………….


PLAYLIST

La loro Femme d’Argent forse si  discosta dalla Principessa di  Siberia ma senz’altro  avrà il suo  modo  di  essere….  

Non illudiamoci, a governare la nostra vita ci pensa il Cigno nero

L’incertezza del Cigno nero
©caterinAndemme

Da cigno a cigno ma pur sempre nero

C’è il cigno  nero sinonimo  di  grazia come l’esemplare nell’immagine, e c’è il cigno nero metafora di un evento che potrebbe anche essere una disgrazia (l’uscita dall’Euro, ad esempio….)

La teoria del cigno nero, o teoria degli eventi del cigno nero, è una metafora che esprime il concetto secondo cui un evento con un forte impatto è una sorpresa per l’osservatore. Una volta accaduto, l’evento viene razionalizzato a posteriori

Perché la teoria si  chiama cigno nero?

Immaginate di  essere un ornitologo  europeo che, prima del 1770, aveva visto  solo  cigni  bianchi: per lui e per la scienza, in base all’evidenza che i cigni  fino  ad allora   visti  erano solo e sempre bianchi, non poteva credere all’esistenza di cigni  di  diverso  colore.

L’esplorazione dell’Australia (e conseguentemente il sorgere delle prima colonia) portò alla scoperta di nuove specie animali tra cui, guarda un po’, un cigno  completamente nero che cancellò l’incrollabile certezza che essi  dovessero  essere per forza solo bianchi.

A dir la verità ( o per lo   meno quello  che si può leggere in rete e che non sia una fake news) il primo  a parlare in questi  termini  di  cigno  nero fu  Giovenale con la frase

Rara avis in terris, nigroque simillima cygno 

Uccello  raro  sulla Terra, quasi come un cigno  nero

Tralasciando le dotti  disquisizioni in latino (lingua che decisamente non è il mio forte e me ne dispiaccio un po’), dobbiamo  a Nassim Nicholas Taleb la nascita di  questa teoria basata sulla certezza che a governare il mondo  (quindi  la nostra vita ) è l’incertezza e la casualità: in poche parole programmate pure il vostro  futuro tanto ci  sarà sempre un cigno  nero  dietro  l’angolo a cambiare le carte in tavola.

Non per questo l’imprevedibile deve essere letto come un qualcosa di negativo magari, cambiando prospettiva, si  aprono nuove possibilità e chissà… 

Naturalmente Nassim Taleb sull’argomento  ha scritto un libro  che si  chiama proprio  Il Cigno  nero (con sottotitolo Come l’improbabile governa la nostra vita…lo  avevo  detto, no?).

Ho  letto il libro trovando alcune cose molto interessanti, altre molto noiose: nell’anteprima potete decidere se sia il caso  di  acquistarlo oppure no (tanto la Casa editrice non mi  da  nessuna percentuale sulle vendite).

Alla prossima! Ciao, ciao………….


Anteprima del libro Il Cigno nero  di Nassim Nicholas Taleb

 

Prima l’italiano (in questo caso si parla della lingua italiana)

Che lingua parlo?
©caterinAndemme

Perché location?

Non la sopporto: la parola location!

Come non sopporto (o  quasi)   costumer care, lip gloss, day by day, coffee break….a meno  che non io  non sia  invitata ad una pausa caffè dal  collega che, gentilmente, mette mano  agli  spiccioli  per offrirmelo.

Ma location…..no, senza nessun quasi: la odio e la vorrei  estirpare come un’intrusa antipatica ogni  qualvolta viene usata a sproposito in un contesto di un discorso  in italiano.

Computer, non ordinateur 

Avendo parentele francesi (parigine per l’esattezza, anche se saperlo vi lascia indifferenti) so  bene quando i nostri  cugini difendano  la loro lingua: se da una parte condivido pienamente questo loro ostracismo verso l’anglicismo (di  cui noi  italiani, in un certo  ne facciamo un uso  esagerato), da altra parte parole come, per esempio, computerticket sono talmente integrate nella nostra lingua da sembrare quasi italianizzate.

Quello  che non sopporto  (ancora una volta, poi la smetto) è quando  questo  anglicismo è utilizzato  da chi, volendosi  dare un tono vagamente intellettualoide, sprofonda a sua insaputa nel più misero provincialismo.

Va da se che conoscere una lingua (anche due e più) è sempre un arricchimento, quindi  quanto  ho  scritto fin d’ora non è una crociata contro l’inglese.

L’italiano è meraviglioso (parlo  sempre della lingua italiana e non dell’Homo italicus) 

Claudio Marazzini  , presidente dell’Accademia della Crusca, ha scritto appunto il libro  L’italiano  è meraviglioso  per (ri)scoprire la nostra magnifica lingua e metterci in guardia contro l’esagerato utilizzo di parole straniere (la maggior parte inglesi) al posto  di  quelle italiane (che poi, logicamente, per noi  tutti sono anche più comprensibili).

Perché oggi è molto più facile sentirsi offrire dello street food anziché del “cibo di strada”? Come mai i politici dichiarano di voler refreshare il Paese se intendono semplicemente “rivoltarlo come un calzino”? Chi teme un competitor e cerca un endorsement non potrebbe aver paura di un “concorrente” o di un “avversario” e aspirare a un “sostegno” o a un “appoggio”? Questi esempi ci segnalano un’evoluzione preoccupante dell’italiano che negli ultimi anni si sta logorando non solo per il proliferare degli anglismi ma anche per un grave peggioramento delle nostre cognizioni linguistiche. Siamo ormai un Paese dove i fiumi non straripano (una parola perduta!) più, semmai esondano, e i tribunali emettono “ordinazioni” (sacerdotali?) invece che “ordinanze”. Come presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini combatte ogni giorno per difendere la nostra meravigliosa lingua e attrezzarla per le sfide del futuro. L’italiano, ci ricorda Marazzini, ha una storia diversa da quella dell’inglese o del francese – nati con gli Stati nazionali – perché è fiorito ben prima che ci fosse l’Italia: dopo essersi sviluppato nel Medioevo come idioma popolare figlio del latino, si è arricchito splendidamente con la nostra grande letteratura diventando così, fra tutte le lingue, la più colta, raffinata e amata all’estero. Vogliamo dunque ora perdere questo nostro immenso patrimonio di sensibilità e di cultura? In questo libro Marazzini, compiendo un’analisi rigorosa e approfondita, presenta una lucida diagnosi dello stato di salute della nostra lingua e pone le basi per invertire la rotta, appellandosi anche ai politici e alle università, spesso responsabili della dispersione di parole e significati. Allo stesso tempo, passando in rassegna gli errori di ogni genere che si stanno insinuando, ci offre l’opportunità di correggerci e di recuperare le mille e mille sfumature della nostra meravigliosa lingua che forse ci stanno sfuggendo.

Alla fine dell’articolo un’anteprima del libro.

À la prochaine! Salut, au revoir …

Ops….volevo  dire:

Alla prossima! Ciao, ciao……………


Anteprima del libro L’italiano è meraviglioso 

 

Se proprio volete un’arma questa è la poesia

La farfalla
©caterinAndemme

Se pensate che oggigiorno  la poesia sia superflua, allora..

…..allora un bel  accidente!

La poesia è più viva che mai:  anche  in questo Paese dove, a volte,  si preferisce l’urlo  alla parola sussurrata, la poesia  è capace di  radicarsi nel pensiero stimolandone la crescita….ecc…ecc…

Va bene, lo ammetto: mi  sono  lasciata prendere dall’argomento  e sono  diventata prolissa.

Comunque che la poesia goda di  ottima salute è testimoniata anche dal  successo  di programmi  radiofonici  come Parole Note (di  cui  sono  un’autentica fan) trasmesso in serata da Radio  Capital.

Non solo  la radio, ovviamente, ma anche incontri  pubblici  dal  vivo, esempio i festival  ad essa dedicati o i Poetry Slam che non sono  altro che competizioni a suon di  rime.

Quando  i social media diventano una vetrina per i poeti

Rupi Kaur mentre legge le sue poesie tratte dalla raccolta Milk and Honey – Vancouver 2017 – Credit: Joe Carlson

Si diventa famose se si  è brave, si diventa note utilizzando  la vetrina dei  social media come, ad esempio Instagram ( a proposito, anch’io sono su  Instagram), ed è questo il caso  della ventiseienne canadese (ma nata in India)  Rupi Kaur la quale, ancor prima di  pubblicare le sue poesie su  carta,  lo ha fatto  su Instagram.

La sua prima poesia, postata sul social è del 2013, ebbe  duemila like nel  giro  di pochissimo  tempo  per non parlare di altre che, in seguito,  superarono le centinaia di migliaia di like (cosa che la sottoscritta riuscirà ad ottener in qualche eone di  tempo).

Ma il rapporto  della giovane poetessa con Instagram non è stato  sempre  facile: nel 2015 una sua immagine che ritraeva una donna ripresa di  spalle con i pantaloni sporchi  di  sangue mestruale, fu immediatamente rimossa dagli amministratori del  sito perché ritenuta oscena: un chiaro  segno di misoginia legato  al  tabù del  ciclo mestruale che ebbe la capacità di  creare un’onda di  forte dissenso delle donne contro Instagram (a riguardo l’articolo  di  Cosmopolitan)

Le poesie di  Rupi Kaur hanno come soggetto la vita delle donne, del nostro  desiderio  di  amare, di  sesso  e di dolore provocato  dalla violenza.

Al  termine di  questo post (articolo) troverete un’anteprima delle sue poesie raccolte nel libro Milk and Honey 

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


Anteprima di  Milk and Honey  di Rupi Kaur

 

Se Aphra Behn fosse vissuta oggi cosa avrebbe scritto sui social media?

Bolle di sapone
©caterinAndemme

AIUTO: SONO IN CRISI (e le bolle di  sapone non mi aiutano per l’ispirazione)

Nulla di  grave: è solo  che non so  assolutamente cosa scrivere.

Immaginando  che la situazione possa interessare solo  la sottoscritta, mi  sento  come quella particella di  sodio che,   in una réclame  di un’acqua minerale (non dirò il nome della marca ma solo  che è di  quattro  lettere di  cui  due E una L ed una T), chiedeva se nel  suo intorno vi fosse qualcuno  a tenerle compagnia.

Quando è così, la miglior cosa è quella di  affidarmi  a delle storie di  altre donne ben più famose di  me (ci  vuole ben poco, direte voi, ma fra cent’anni quando  avrò pubblicato il mio  primo  romanzo vedrò la mia stella splendere…ai posteri).

Una donna di  carattere nel XVII secolo: Aphra Behn

 

Aphra Behn in un ritratto del pittore Peter Lily (1670 circa)

Aphra Behn  , secondo quando  disse una volta  di lei  Virginia Woolf  , è da considerare la prima donna che riuscì  ad essere economicamente indipendente per mezzo  dei  suoi  scritti.

Può sembrare oggi normale, ma nel diciassettesimo  secolo la vita di una donna non era certamente facile (se per questo, per certi  versi, non lo è ancora tutt’ora).

Di lei  sappiamo  che è nata nel 1640 forse figlia di un aristocratico mentre  altre fonti dicono che le sue origini siano state più modeste in quanto la professione del padre era quella del  barbiere.

Quindi, pur essendo la sua biografia lacunosa, sappiamo  che tra il 1658 ed il 1663, quando lei  era ancora molto giovane, visse nel  Suriname colonia inglese dell’America meridionale che passerà sotto il dominio olandese nel 1667.

Nel 1663 Aphra Behn ritorna a Londra per sposare, dietro l’insistenza (malevola) dei parenti, il commerciante olandese Behn.

Questo  matrimonio  durò solo  tre anni in quanto il marito morì a causa della peste che, nel 1666, infestò la capitale inglese.

Fu così che la vita di  Aphra Behn prese una svolta di  natura avventurosa: divenne spia ad Anversa per il governo inglese.

L’allora servizio segreto inglese non era quello del mitico James Bond (a proposito: per me Daniel Craig è il miglior interprete per vestire i panni  di 007) e per questo lei non ricevendo il denaro pattuito  con il governo, finì in galera per debiti.

Fin qui  la storia della sua vita sembra essere più che altro la trama di un feuilleton, mentre qualcosa di più serio  e veritiero riguarda la sua attività di  romanziera e commediografa: il suo  primo  successo, la commedia The Forced Marriage ispirata, forse, dal suo precedente matrimonio, la spinse a proseguire nella carriera scrivendo  commedie libertine che tanto piacevano al pubblico  dei  teatri  (il cinema non era ancora stato inventato).

Malgrado  questo  successo, venne considerata come una donna menzognera, depravata e sconcia: questo  giudizio non è dei  suoi  contemporanei, ma  quello dello  scrittore Ernest  A. Baker nel 1901.

Fu la sua satira di  natura politica a riportarla in prigione: infatti, attraverso la commedia satirica The Roundheads (Le teste rotonde) criticò aspramente Cromwell e i  suoi  seguaci, appunto  definiti  come teste rotonde.

Oggi  per far questo  i  cosiddetti leoni della  tastiera si  affidano all’anonimato  dei  social media per vomitare insulti a dimostrazione della loro  scarsa intelligenza….si, lo so, sto  divagando ma non sopporto questi esseri al limite dell’umano.

Ritorniamo  ad Aphra Behn che è meglio.

La sua vita proseguì alternando periodi  felici a quelli  decisamente più tristi: le sue commedie, per essere messe in scena, dovevano  passare con il consenso della critica asservita al  regime per cui dovette affrontare le barriere della censura.

La sua ultima commedia, The Lucky Chance, divenne l’ennesimo  trionfo.

Stanca e malata scriverà quello  che è  considerato il suo romanzo  autobiografico: Oroonoko  (anteprima nel  box a fine articolo).

A riguardo  di questa autobiografia molti  critici  moderni  avanzano dei  dubbi  sulla veridicità di Oroonoko considerandone  la descrizione, molto intima, del  rapporto  tra la scrittrice e l’eroe di  colore che guidò una rivolta di  schiavi fantasiosa.

Aphra Behn muore nel 1689, la sua tomba è tra quella dei poeti inglesi sepolti  nell’Abbazia di  Westminster.

Ed io  sono  arrivata alla fine di  questo post.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….


Anteprima del libro Oroonoko Lo schiavo  reale 

 

Algoritmi mortiferi, distopia, Area 51: what else?

UFO
©caterinAndemme

L’algoritmo mortifero

Google ci  dirà quando  arriverà la nostra ora attraverso un algoritmo.

A questo punto penso  che all’approssimarsi della scadenza dettata dal  nefasto  algoritmo, saremo sommersi  dalla pubblicità dei  servizi  offerti  dalle ditte di  onoranza funebri.

Gli  scongiuri, di  qualunque natura essi  siano, sono  ammessi.

Distopia (?)

distopìa2 s. f. [comp. di dis-2 e (u)topia]. – Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa): le d. della più recente letteratura fantascientifica.

Definizione tratta dalla Treccani

Ad esempio  si potrebbe immaginare una società in cui i bambini vengono  separati  dai  genitori perché figli di profughi  che, scappando  dalla povertà, pensano di  dare loro un futuro migliore, ma la nazione che dovrebbe ospitarli è comandata da un egocentrico più simile ad una caricatura che ad un capo  di  stato.

O ancora l’ascesa al potere di un signor nessuno il quale, cavalcando il malcontento  delle persone, stigmatizza le paure del popolo ingigantendole a spese dei più deboli.

Ops….. mi dicono  che queste cose già accadono!

LIBRI IN VETRINA

Se c’è un genere letterario  che adoro  questa  è la fantascienza: una passione che mi  coinvolge anche nella visione dei  film con questo  tema, basta che non cadano  nel puro  horror .

In passato  sono stata una fan  di  Fox Mulder (alias l’attore David Duchovny)  e della sua partner Dana Scully (l’attrice Gillian Anderson protagonisti  di una delle più belle serie di science- fiction degli ultimi  anni e cioè X-Files 

In X-Files alieni e misteri a loro legati sono  la matrice per storie intriganti ed è a questo punto che non poteva mancare come location (odio  questa parola ma la utilizzo lo stesso) il Nevada Test Site – 51 meglio conosciuta come Area – 51 

Su  di  quest’area coperta dal  segreto militare si  sono  fatte tantissime illazioni  riguardanti soprattutto l’occultamento  da parte del governo  degli  Stati Uniti di  corpi  di  alieni incidentalmente caduti e, presubilmente,  morti in un incidente accorso  al loro  mezzo intergalattico.

A dirci cosa invece ci sia di  vero  nell’attività dell’Area 51  ci ha pensato la giornalista investigativa statunitense Annie Jacobsen  con un libro  che, guarda caso, si intitola Area 51 la verità senza censure.

Il libro, abbastanza poderoso nelle sue 490 pagine   (magari un po’  noioso  all’inizio)  è una contrapposizione alle tesi  di  coloro che, sostenitori  del  cospirazionismo, vedono (o vogliono credere) chissà quali  verità nascoste.

Un’indagine avvincente e meticolosa sul luogo più discusso e concupito da ricercatori, curiosi, fan del cospirazionismo e cronisti: l’Area 51, nel deserto del Nevada, cuore di mille intrighi e segreti, in cui si intrecciano storia, politica, spionaggio, test nucleari, esperimenti militari inconfessabili, e perfino gli Ufo. Basandosi non su illazioni ma su colloqui con piloti, scienziati, ingegneri e agenti in pensione che hanno lavorato per anni nell’Area – e che nonostante il vincolo di segretezza hanno accettato di parlare -, il libro fa luce su decenni di misteri e rivela verità assolutamente inedite, a volte davvero sconvolgenti. A partire dalla spiegazione del celebre incidente di Roswell del 1947, il crash di un oggetto volante non identificato con i suoi stranissimi e inquietanti passeggeri, che ha alimentato innumerevoli ricostruzioni e altrettante leggende.

Alla fine dell’articolo l’anteprima del libro.

 

Aspettando  che il mio alieno ritorni  a casa (la strada dall’Area – 51 è lunga da percorrere anche con un UFO) vi  saluto augurandovi un buon fine settimana (lo  so  che oggi  è giovedì, ma io domani sono impegnata in altro  e non potrò scrivere per il blog).

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


Anteprima del  libro  Area 51 di  Annie Jacobsen

 

Meditazione contro le rughe

In meditazione
©caterinAndemme

Om..mi faccio  bella 

Che una prolungata tensione emotiva provochi un’invecchiamento precoce lo  sappiamo  già: la scoperta dell’acqua calda sta nel  fatto  che abbassando i  fattori  di  stress, o nella migliore delle ipotesi eliminandoli totalmente,  si  dovrebbe ritornare….ad essere belle.

Come si  fa?

A parte le solite considerazioni  riguardo ad un corretto   stile di  vita (fare attività sportiva, dormire il giusto  e mangiare correttamente) è quanto meno  ovvio  che  tutto  ciò che passa per la nostra mente inevitabilmente si scaricherà sul nostro  corpo lasciando  segni  tangibili  specie sulla cute che, non essendo un semplice involucro  che ricopre il corpo, è ricco  di  neurotrasmettitori  e produttrice di  ormoni.

Ultimamente una ricerca condotta dal professore di patologia Neil Theise (New York University) ha portato  alla scoperta di una rete di  canali piene di liquido all’interno  del  tessuto  connettivo a cui  è stato  dato il nome di  Interstitium.

Si è sempre pensato  che il tessuto  connettivo (cioè lo strato che fa aderire la pelle ai muscoli  e alle mucose) fosse composto  esclusivamente da uno strato  compatto  di  collagene e proteine fibrose mentre,  con la scoperta dell’Interstitium, si pensa ad una sua azione attiva esplicata attraverso il liquido  nei canali (la cui  composizione  è sostanzialmente acqua) che, oltre a funzionare come un airbag per la protezione degli organi interni, abbia il ruolo  di  trasporto di  sostanze nutritive e, questo purtroppo, anche delle cellule tumorali.

Chiusa questa piccola parentesi  accademica, ritorno  alla domanda di prima: come fare affinché lo  stress non ci  regali più anni  di  quelli  che effettivamente abbiamo?

Ad aiutarci, siccome si parla di mente,  a contrastare ansia e, quindi, stress si pensa alla pratica della meditazione come rimedio.

Naturalmente, siccome alla fine tutto è business, allo  scopo le beauty  farm si  sono  adeguate con corsi di meditazione dove attrici  ed attori, cantanti  e artisti  vari, o comunque  chiunque abbia un conto in banca con un numero seguito da sei  zeri (o più), può trovare giovamento.

Personalmente, avendo un conto  Yo-yo, penso che al momento mi  riserverò di pratica l’auto – meditazione: Om…

Mindfulness

Jon Kabat – Zinn, biologo  e scrittore statunitense nonché pioniere della diffusione del (della?) Mindfulness , ne da questa definizione:

Mindfulness significa prestare attenzione in particolare: con intenzione, al momento presente, in modo  non giudicante.

Descrivendola, quindi, come un modo  per coltivare una piena presenza all’esperienza del momento, al  qui  e ora.

Semplice, non vi pare?

A riguardo il nostro Jon Kabat – Zinn ha scritto una guida molto interessante  della quale, a fine articolo, troverete l’anteprima.

Vi  auguro un buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao…………. 

LIBRIINVETRINA

Lo stress sembra ormai la condizione abituale di vita: toglie le energie, mina la salute, e rende più vulnerabili agli attacchi di panico, alla depressione, alle malattie. Questo è un libro sulla meditazione terapeutica per combattere lo stress e per raggiungere un più alto livello di benessere e di salute. Le tecniche su cui si basa affondano le radici nella tradizione buddista ma sono applicabili in qualsiasi contesto e orizzonte spirituale; non consistono in una serie di aride prescrizioni, ma insegnano a servirsi dei punti di forza che ciascun individuo possiede per contrastare tutti quei disturbi provocati o connessi con una condizione di stress. Il percorso della meditazione seguito e insegnato da Kabat-Zinn approda a una profonda autoconsapevolezza che apre la mente a un modo nuovo e più sereno di pensare alla salute e alla malattia, al lavoro e alla vita di relazione. E la descrizione di numerosi casi raccolti in decenni di lavoro come medico esemplificano le tecniche di meditazione e di rilassamento proposte, agevolandone la comprensione ai lettori.
Pubblicato per la prima volta nel 1990, «Vivere momento per momento» è un grande classico della mindfulness, che l’autore ha deciso di riproporre completamente aggiornato e ampliato sulla base degli studi più recenti sulla scienza della mindfulness.

Anteprima

 

Natalina e le altre

Lei
©caterinAndemme

La bellezza di  Natalina

Lina Cavalieri

Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l’argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l’aria. Troppo di tutto, accidenti.

(⇒ Charles Bukowski)

Se Charles Bukowski fosse vissuto all’epoca di  Lina Cavalieri incontrandola ne sarebbe rimasto  così ammaliato da dedicarle quelle sue parole?

In ogni  caso lei, Natalina Cavalieri,  da semplice fioraia di  Trastevere divenne una celebrità del  suo  tempo:  era nata appunto  a Roma, nel quartiere di  Trastevere il 24 dicembre del  1875 (da qui il nome di  Natalina) e mori a Firenze l’8 febbraio  1944.

La ragazza del popolo, come venne definita  poco  elegantemente per le sue origini povere, aveva dalla sua parte grazia ed intelligenza (ovviamente anche la bellezza), una propensione al canto ma, soprattutto, era una self-made woman che seppe gestire molto  bene la sua figura professionale e le sue amicizie.

Da Trastevere l’ormai  ex-fioraia calcò le scene teatrali  di  San Pietroburgo,   Parigi,  Londra ed altre capitali  europee e fece  innamorare di  se Gabriele D’annunzio che all’inizio  la definì come massima espressione di  Venere in Terra poi, quando lei  praticamente gli  dette il ben servito, il poeta, come ogni  uomo ferito  nell’orgoglio, incominciò ad elencarne i  difetti  (più che altro inventati), cosa a cui Lina Cavalieri  rispose con la massima indifferenza.

Nel 1951, quindi sette anni  dopo  la sua morte, il suo fascino ammaliò il pittore e scultore Piero  Fornasetti che, nella serie di piatti di Tema e Variazioni, riprodusse in mille variazioni  (appunto!) il volto  di  Lina Cavalieri.

La bellezza delle altre (nelle pagine del libro Figure del  desiderio

Confesso: io  di  Lina Cavalieri ne sapevo  ben poco, fintanto  che mi è capitato  tra le mani il libro  di ⇒ Stephen Gundle Figure del  desiderio  che io  ho letto  con lo stesso interesse che avrei  avuto  leggendo un trattato sull’accoppiamento tra i lemuri  del Madagascar: in poche parole l’ho trovato  alquanto noioso salvando, quindi,   solo il capitolo dedicato  a Lina Cavalieri (da pagina 96 alla 130) 

Prima dolcemente remissive e l’attimo dopo passionali e impetuose: le bellissime made in Italy sono tutte accomunate da tratti distintivi facilmente riconoscibili, i tratti inimitabili della bellezza italiana di cui Sofia Loren e Gina Lollobrigida sono state le ‘portatrici sane’ per antonomasia. Con i loro lineamenti mediterranei e le curve decise, provocanti ma tradizionali in modo rassicurante, le belle italiane hanno scardinato lo stereotipo della bellezza perfetta, diffondendo anche nei freddi paesi anglosassoni il mito della sensualità latina. L’ideale immortale di armonia e bellezza destinato a dar forma ai valori estetici e sociali dell’eterno femminino è parte integrante del patrimonio storico e culturale del nostro paese. Stephen Gundle scatta in queste pagine una fotografia del fascino italiano tra l’Ottocento e i nostri giorni. Il suo ritratto a tutto tondo attinge alle fonti più disparate, dagli scritti di intellettuali, politici e giornalisti a dipinti, illustrazioni, film, canzoni, pubblicità e calendari, dai testi autobiografici alle interviste di alcune tra le bellissime.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


PLAYLIST 

Quarant’anni  dopo l’uscita dell’album Burattino  senza fili, Edoardo  Bennato ci  presenta il suo nuovo  Mastro  Geppetto 

 

Piove o non piove? E’ comunque questione di metereologia (non diamo colpa al governo)

Goccia di pioggia su ombrelli rossi
© caterinAndemme

Affacciati  alla finestra amore mio e guarda se piove…

Ammetto  di  saccheggiare allegramente i testi  di  Jovanotti ad uso personale per il mio blog (spero  che lui, ammesso  che lo venga a sapere, non me ne voglia) ma il senso  di  questa leggera  usurpazione è quello  che ormai è superato il modo  di  guardare alle previsioni  meteo affidandoci alla semplice valutazione locale (appunto l’affacciarsi  alla finestra..).

Come è quello dei vari  Edmondo  Bernacca che, alla fine di ogni  telegiornale (credo), suggeriva se l’indomani  era meglio  uscire in costume da bagno o  con uno  scafandro  da palombaro.

Oggi  le cose sono cambiate, ma non tanto in meglio: la proliferazione dei  tanti  maghi  della pioggia, con previsioni più o meno  azzeccate (meno che più), non fa che indurre dubbi  su  chi  sia meglio affidarci  o meno.

Meno male che si  è capito  che la meteorologia ha delle implicazioni importanti sia, ad esempio, per l’agricoltura, ma anche per il turismo e l’economia (previsioni  errate in periodi  di  festività possono essere fonte di  mancato  guadagno per gli operatori  del  turismo).

Quella dl  meteorologo, quindi, è una figura professionale sempre più ricercata adesso  come in  futuro,  non per nulla a Trento partirà il primo corso  magistrale in Meteorologia ambientale (se volete iscrivervi  andate qui, ma bisogna conoscere molto  bene l’inglese) mentre in altri  quattro  atenei (Napoli, Bologna, Roma e L’Aquila) partiranno i  corsi  per conseguire i  diplomi in Fisica dell’Atmosfera.

D’accordo, molto  bello, ma noi  che non possiamo  avere a disposizione un meteorologo ( a proposito  ma le meteorologhe?)  tutto nostro  dobbiamo  affidarci alle App dei nostri  smartphone.

Io, ad esempio, adoro la ranocchia che Google utilizza per ingentilire le proprie previsioni (basate su  quelle di The  Wheather Channel) ma che non sono  sempre quelle giuste (comunque, dopo   tre giorni, le variabili  sono così  tante da non poter dire che tempo  farà oltre quel limite) allora mi sono affidata alla app di Meteo & Radar della tedesca Wetter Online: la utilizzo  d ameno  di un mese ed è molto precisa (esiste anche una versione premium con poche aggiunte, mentre nella versione free i banner pubblicitari non danno  fastidio).

Tra aneddoti e curiosità un libro  sulla meteorologia

Andrea Giuliacci  e Lorenza di  Matteo hanno unito  le proprie conoscenze (e professionalità) per scrivere Il meteo  dalla A alla Z – cosa hanno in comune il clima, la pittura del  Rinascimento  e la buona cucina: il sottotitolo dice già molto  sulle curiosità e aneddoti che possiamo  trovare tra queste pagine (anteprima alla fine dell’articolo) e divertirci un po’…..magari  fuori  piove.

Il clima ha ispirato i più grandi pittori fiamminghi del Rinascimento, ha plasmato la storia e giorno dopo giorno entra nelle nostre cucine, influenza la nostra salute e detta i tempi delle principali attività umane. Questo libro racconta, per la prima volta, come i fenomeni meteo influenzino profondamente economia, società e cultura. I vari capitoli, ordinati sotto forma di glossario tematico dalla A alla Z, accompagnano il lettore alla scoperta degli eventi meteorologici che nei secoli hanno modificato il corso della storia. Troveremo informazioni insospettate su quali sono le città più inquinate al mondo e perché, conosceremo i record stabiliti dai diversi fenomeni atmosferici e, tra le altre cose, scopriremo addirittura perché il buon pizzaiolo dovrebbe comportarsi da bravo meteorologo. Tra aneddoti e curiosità, il lettore verrà introdotto in modo naturale a conoscere i segreti dell’atmosfera, degli eventi climatici e del loro stretto rapporto con la vita quotidiana. Terminata la lettura, tutti guarderemo con oc­chi diversi, e forse più affascinati, anche il pane che ogni giorno finisce in tavola!

Domani  c’è il sole e quindi  si  va al  mare, mentre domenica sui  monti.

Noi  ci rivediamo  lunedì: buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao……….


 Anteprima del  Libro in vetrina  

Pane libero, (ri)scoperto e ancora dimenticato

Spighe di grano
caterinAndemme ©

Pane libero

Quando per mancanza di  tempo  non riesco  a comprare il pane in un panificio  ( e dove se no?), mi affido  a quello  venduto in un supermercato  vicino  casa (il cui nome inizia con la C e termina con la P, mentre in mezzo vi sono  due O).

La qualità di  questo pane va dalla consistenza del  caucciù (ottima per rafforzare i muscoli mascellari)  alla  sensazione del  sapore di  polistirolo  cotto  al forno.

La trovata sapientemente ironica nel  dare il nome al marchio  sta nel  fatto  che il prodotto  esce dalla Casa di  Reclusione di  san Michele di  Alessandria.

In collaborazione con la cooperativa Pausa Caffè, alcuni  reclusi, regolarmente stipendiati  e con turni  part-time,  si  danno  da fare intorno al  forno  a legna rotante di  cinque metri  di diametro (enorme!!!) per sfornare 10 tonnellate al  mese di ottimo pane biologico.

Un po’ di infarinatura storica

Tralasciando  se il pancarrè sia stato  commercializzato prima negli Stati Uniti nel 1930, oppure sia  nato  a Torino, con un legame di  detto popolare  che lo  collega all’ultimo  boia della città sabauda (la storia la trovate qui)  parliamo, comunque, di pane in era moderna.

Allora vi  domanderete quando i denti  dei nostri  antenati  hanno  assaggiato per la prima volta questo  alimento base per la dieta umana?

Nel 2004 un’equipe di  archeologi  israeliani che stavano  effettuando gli  scavi  di un sito  (Ohalo II) nei pressi  del Lago  di  Tiberiade , trovarono i resti di una rudimentale macina con residui  di orzo  e grano.

Dalle analisi del  residuo  vegetale si  è stabilito la datazione risalente all’incirca 22.000 anni  fa. Ovviamente non si  trattava del pane come lo  conosciamo  noi oggi, quanto piuttosto  di  focacce di  semi  riscaldate su  di una roccia: un po’ come quando io metto  del pane a grigliare per fare delle bruschette e, dimenticandole sul fuoco, trasforme le fette in puro  carbone.

Se, invece, vogliamo parlare del primo pane lievitato dobbiamo andare nell’Egitto  del 1000 a.C.: gli antichi   egiziani  utilizzavano grano, orzo  e farro per produrre il pane attraverso l’utilizzo del lievito  di  birra.

Se siete interessati  all’argomento troverete in questo Pdf tutto il necessario per saziare la vostra curiosità (in lingua inglese).

Il pane dimenticato

Quanti  tipi  di pane conoscete?

Immagino  che, partendo  dalla comune baguette fino  al pane carasau , le varietà che state elencando  sono molteplici.

Eppure vi  sono  dei pani  dimenticati appartenenti  alla storia culinaria di ogni  singola regione, a riempire questa lacuna ci  ha pensato Rita Monastero  con il libro I pani  dimenticati (alla fine del post l’anteprima)

Si parte dal Friuli Venezia Giulia, regione che al pane dedica l’omonimo museo con sede a Trieste, in Via del Pane Bianco, e si prosegue toccando tutte le regioni, da nord a sud, da est a ovest per un viaggio culinario alla ricerca dei pani che in pochi ricordano, conoscono e continuano a fare in casa. Un ricettario che racconta piccole grandi storie e svela i segreti celati in tante tipicità italiane. Ricette tradizionali carpite a chi le custodisce, in alcuni casi con varianti per rendere il prodotto più affine ai gusti moderni, anche sostituendo ingredienti che oggi non si trovano facilmente, o non in tutta Italia. 100 ricette, tutte fotografate, raccontano altrettanti pani dimenticati. Non solo quelli classici a base di acqua e farina, ma anche quelli farciti, dolci, e ancora grissini, pizze, focacce, torte dalla consistenza ruvida e dal sapore rustico.

Per concludere un piccolo  proverbio  francese legato  al pane:

Senza pane e senza vino, l’amore è nulla

Alla prossima! Ciao, ciao………..


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