Meditazione contro le rughe

In meditazione
©caterinAndemme

Om..mi faccio  bella 

Che una prolungata tensione emotiva provochi un’invecchiamento precoce lo  sappiamo  già: la scoperta dell’acqua calda sta nel  fatto  che abbassando i  fattori  di  stress, o nella migliore delle ipotesi eliminandoli totalmente,  si  dovrebbe ritornare….ad essere belle.

Come si  fa?

A parte le solite considerazioni  riguardo ad un corretto   stile di  vita (fare attività sportiva, dormire il giusto  e mangiare correttamente) è quanto meno  ovvio  che  tutto  ciò che passa per la nostra mente inevitabilmente si scaricherà sul nostro  corpo lasciando  segni  tangibili  specie sulla cute che, non essendo un semplice involucro  che ricopre il corpo, è ricco  di  neurotrasmettitori  e produttrice di  ormoni.

Ultimamente una ricerca condotta dal professore di patologia Neil Theise (New York University) ha portato  alla scoperta di una rete di  canali piene di liquido all’interno  del  tessuto  connettivo a cui  è stato  dato il nome di  Interstitium.

Si è sempre pensato  che il tessuto  connettivo (cioè lo strato che fa aderire la pelle ai muscoli  e alle mucose) fosse composto  esclusivamente da uno strato  compatto  di  collagene e proteine fibrose mentre,  con la scoperta dell’Interstitium, si pensa ad una sua azione attiva esplicata attraverso il liquido  nei canali (la cui  composizione  è sostanzialmente acqua) che, oltre a funzionare come un airbag per la protezione degli organi interni, abbia il ruolo  di  trasporto di  sostanze nutritive e, questo purtroppo, anche delle cellule tumorali.

Chiusa questa piccola parentesi  accademica, ritorno  alla domanda di prima: come fare affinché lo  stress non ci  regali più anni  di  quelli  che effettivamente abbiamo?

Ad aiutarci, siccome si parla di mente,  a contrastare ansia e, quindi, stress si pensa alla pratica della meditazione come rimedio.

Naturalmente, siccome alla fine tutto è business, allo  scopo le beauty  farm si  sono  adeguate con corsi di meditazione dove attrici  ed attori, cantanti  e artisti  vari, o comunque  chiunque abbia un conto in banca con un numero seguito da sei  zeri (o più), può trovare giovamento.

Personalmente, avendo un conto  Yo-yo, penso che al momento mi  riserverò di pratica l’auto – meditazione: Om…

Mindfulness

Jon Kabat – Zinn, biologo  e scrittore statunitense nonché pioniere della diffusione del (della?) Mindfulness , ne da questa definizione:

Mindfulness significa prestare attenzione in particolare: con intenzione, al momento presente, in modo  non giudicante.

Descrivendola, quindi, come un modo  per coltivare una piena presenza all’esperienza del momento, al  qui  e ora.

Semplice, non vi pare?

A riguardo il nostro Jon Kabat – Zinn ha scritto una guida molto interessante  della quale, a fine articolo, troverete l’anteprima.

Vi  auguro un buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao…………. 

LIBRIINVETRINA

Lo stress sembra ormai la condizione abituale di vita: toglie le energie, mina la salute, e rende più vulnerabili agli attacchi di panico, alla depressione, alle malattie. Questo è un libro sulla meditazione terapeutica per combattere lo stress e per raggiungere un più alto livello di benessere e di salute. Le tecniche su cui si basa affondano le radici nella tradizione buddista ma sono applicabili in qualsiasi contesto e orizzonte spirituale; non consistono in una serie di aride prescrizioni, ma insegnano a servirsi dei punti di forza che ciascun individuo possiede per contrastare tutti quei disturbi provocati o connessi con una condizione di stress. Il percorso della meditazione seguito e insegnato da Kabat-Zinn approda a una profonda autoconsapevolezza che apre la mente a un modo nuovo e più sereno di pensare alla salute e alla malattia, al lavoro e alla vita di relazione. E la descrizione di numerosi casi raccolti in decenni di lavoro come medico esemplificano le tecniche di meditazione e di rilassamento proposte, agevolandone la comprensione ai lettori.
Pubblicato per la prima volta nel 1990, «Vivere momento per momento» è un grande classico della mindfulness, che l’autore ha deciso di riproporre completamente aggiornato e ampliato sulla base degli studi più recenti sulla scienza della mindfulness.

Anteprima

 

Natalina e le altre

Lei
©caterinAndemme

La bellezza di  Natalina

Lina Cavalieri

Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l’argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l’aria. Troppo di tutto, accidenti.

(⇒ Charles Bukowski)

Se Charles Bukowski fosse vissuto all’epoca di  Lina Cavalieri incontrandola ne sarebbe rimasto  così ammaliato da dedicarle quelle sue parole?

In ogni  caso lei, Natalina Cavalieri,  da semplice fioraia di  Trastevere divenne una celebrità del  suo  tempo:  era nata appunto  a Roma, nel quartiere di  Trastevere il 24 dicembre del  1875 (da qui il nome di  Natalina) e mori a Firenze l’8 febbraio  1944.

La ragazza del popolo, come venne definita  poco  elegantemente per le sue origini povere, aveva dalla sua parte grazia ed intelligenza (ovviamente anche la bellezza), una propensione al canto ma, soprattutto, era una self-made woman che seppe gestire molto  bene la sua figura professionale e le sue amicizie.

Da Trastevere l’ormai  ex-fioraia calcò le scene teatrali  di  San Pietroburgo,   Parigi,  Londra ed altre capitali  europee e fece  innamorare di  se Gabriele D’annunzio che all’inizio  la definì come massima espressione di  Venere in Terra poi, quando lei  praticamente gli  dette il ben servito, il poeta, come ogni  uomo ferito  nell’orgoglio, incominciò ad elencarne i  difetti  (più che altro inventati), cosa a cui Lina Cavalieri  rispose con la massima indifferenza.

Nel 1951, quindi sette anni  dopo  la sua morte, il suo fascino ammaliò il pittore e scultore Piero  Fornasetti che, nella serie di piatti di Tema e Variazioni, riprodusse in mille variazioni  (appunto!) il volto  di  Lina Cavalieri.

La bellezza delle altre (nelle pagine del libro Figure del  desiderio

Confesso: io  di  Lina Cavalieri ne sapevo  ben poco, fintanto  che mi è capitato  tra le mani il libro  di ⇒ Stephen Gundle Figure del  desiderio  che io  ho letto  con lo stesso interesse che avrei  avuto  leggendo un trattato sull’accoppiamento tra i lemuri  del Madagascar: in poche parole l’ho trovato  alquanto noioso salvando, quindi,   solo il capitolo dedicato  a Lina Cavalieri (da pagina 96 alla 130) 

Prima dolcemente remissive e l’attimo dopo passionali e impetuose: le bellissime made in Italy sono tutte accomunate da tratti distintivi facilmente riconoscibili, i tratti inimitabili della bellezza italiana di cui Sofia Loren e Gina Lollobrigida sono state le ‘portatrici sane’ per antonomasia. Con i loro lineamenti mediterranei e le curve decise, provocanti ma tradizionali in modo rassicurante, le belle italiane hanno scardinato lo stereotipo della bellezza perfetta, diffondendo anche nei freddi paesi anglosassoni il mito della sensualità latina. L’ideale immortale di armonia e bellezza destinato a dar forma ai valori estetici e sociali dell’eterno femminino è parte integrante del patrimonio storico e culturale del nostro paese. Stephen Gundle scatta in queste pagine una fotografia del fascino italiano tra l’Ottocento e i nostri giorni. Il suo ritratto a tutto tondo attinge alle fonti più disparate, dagli scritti di intellettuali, politici e giornalisti a dipinti, illustrazioni, film, canzoni, pubblicità e calendari, dai testi autobiografici alle interviste di alcune tra le bellissime.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


PLAYLIST 

Quarant’anni  dopo l’uscita dell’album Burattino  senza fili, Edoardo  Bennato ci  presenta il suo nuovo  Mastro  Geppetto 

 

Piove o non piove? E’ comunque questione di metereologia (non diamo colpa al governo)

Goccia di pioggia su ombrelli rossi
© caterinAndemme

Affacciati  alla finestra amore mio e guarda se piove…

Ammetto  di  saccheggiare allegramente i testi  di  Jovanotti ad uso personale per il mio blog (spero  che lui, ammesso  che lo venga a sapere, non me ne voglia) ma il senso  di  questa leggera  usurpazione è quello  che ormai è superato il modo  di  guardare alle previsioni  meteo affidandoci alla semplice valutazione locale (appunto l’affacciarsi  alla finestra..).

Come è quello dei vari  Edmondo  Bernacca che, alla fine di ogni  telegiornale (credo), suggeriva se l’indomani  era meglio  uscire in costume da bagno o  con uno  scafandro  da palombaro.

Oggi  le cose sono cambiate, ma non tanto in meglio: la proliferazione dei  tanti  maghi  della pioggia, con previsioni più o meno  azzeccate (meno che più), non fa che indurre dubbi  su  chi  sia meglio affidarci  o meno.

Meno male che si  è capito  che la meteorologia ha delle implicazioni importanti sia, ad esempio, per l’agricoltura, ma anche per il turismo e l’economia (previsioni  errate in periodi  di  festività possono essere fonte di  mancato  guadagno per gli operatori  del  turismo).

Quella dl  meteorologo, quindi, è una figura professionale sempre più ricercata adesso  come in  futuro,  non per nulla a Trento partirà il primo corso  magistrale in Meteorologia ambientale (se volete iscrivervi  andate qui, ma bisogna conoscere molto  bene l’inglese) mentre in altri  quattro  atenei (Napoli, Bologna, Roma e L’Aquila) partiranno i  corsi  per conseguire i  diplomi in Fisica dell’Atmosfera.

D’accordo, molto  bello, ma noi  che non possiamo  avere a disposizione un meteorologo ( a proposito  ma le meteorologhe?)  tutto nostro  dobbiamo  affidarci alle App dei nostri  smartphone.

Io, ad esempio, adoro la ranocchia che Google utilizza per ingentilire le proprie previsioni (basate su  quelle di The  Wheather Channel) ma che non sono  sempre quelle giuste (comunque, dopo   tre giorni, le variabili  sono così  tante da non poter dire che tempo  farà oltre quel limite) allora mi sono affidata alla app di Meteo & Radar della tedesca Wetter Online: la utilizzo  d ameno  di un mese ed è molto precisa (esiste anche una versione premium con poche aggiunte, mentre nella versione free i banner pubblicitari non danno  fastidio).

Tra aneddoti e curiosità un libro  sulla meteorologia

Andrea Giuliacci  e Lorenza di  Matteo hanno unito  le proprie conoscenze (e professionalità) per scrivere Il meteo  dalla A alla Z – cosa hanno in comune il clima, la pittura del  Rinascimento  e la buona cucina: il sottotitolo dice già molto  sulle curiosità e aneddoti che possiamo  trovare tra queste pagine (anteprima alla fine dell’articolo) e divertirci un po’…..magari  fuori  piove.

Il clima ha ispirato i più grandi pittori fiamminghi del Rinascimento, ha plasmato la storia e giorno dopo giorno entra nelle nostre cucine, influenza la nostra salute e detta i tempi delle principali attività umane. Questo libro racconta, per la prima volta, come i fenomeni meteo influenzino profondamente economia, società e cultura. I vari capitoli, ordinati sotto forma di glossario tematico dalla A alla Z, accompagnano il lettore alla scoperta degli eventi meteorologici che nei secoli hanno modificato il corso della storia. Troveremo informazioni insospettate su quali sono le città più inquinate al mondo e perché, conosceremo i record stabiliti dai diversi fenomeni atmosferici e, tra le altre cose, scopriremo addirittura perché il buon pizzaiolo dovrebbe comportarsi da bravo meteorologo. Tra aneddoti e curiosità, il lettore verrà introdotto in modo naturale a conoscere i segreti dell’atmosfera, degli eventi climatici e del loro stretto rapporto con la vita quotidiana. Terminata la lettura, tutti guarderemo con oc­chi diversi, e forse più affascinati, anche il pane che ogni giorno finisce in tavola!

Domani  c’è il sole e quindi  si  va al  mare, mentre domenica sui  monti.

Noi  ci rivediamo  lunedì: buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao……….


 Anteprima del  Libro in vetrina  

Pane libero, (ri)scoperto e ancora dimenticato

Spighe di grano
caterinAndemme ©

Pane libero

Quando per mancanza di  tempo  non riesco  a comprare il pane in un panificio  ( e dove se no?), mi affido  a quello  venduto in un supermercato  vicino  casa (il cui nome inizia con la C e termina con la P, mentre in mezzo vi sono  due O).

La qualità di  questo pane va dalla consistenza del  caucciù (ottima per rafforzare i muscoli mascellari)  alla  sensazione del  sapore di  polistirolo  cotto  al forno.

La trovata sapientemente ironica nel  dare il nome al marchio  sta nel  fatto  che il prodotto  esce dalla Casa di  Reclusione di  san Michele di  Alessandria.

In collaborazione con la cooperativa Pausa Caffè, alcuni  reclusi, regolarmente stipendiati  e con turni  part-time,  si  danno  da fare intorno al  forno  a legna rotante di  cinque metri  di diametro (enorme!!!) per sfornare 10 tonnellate al  mese di ottimo pane biologico.

Un po’ di infarinatura storica

Tralasciando  se il pancarrè sia stato  commercializzato prima negli Stati Uniti nel 1930, oppure sia  nato  a Torino, con un legame di  detto popolare  che lo  collega all’ultimo  boia della città sabauda (la storia la trovate qui)  parliamo, comunque, di pane in era moderna.

Allora vi  domanderete quando i denti  dei nostri  antenati  hanno  assaggiato per la prima volta questo  alimento base per la dieta umana?

Nel 2004 un’equipe di  archeologi  israeliani che stavano  effettuando gli  scavi  di un sito  (Ohalo II) nei pressi  del Lago  di  Tiberiade , trovarono i resti di una rudimentale macina con residui  di orzo  e grano.

Dalle analisi del  residuo  vegetale si  è stabilito la datazione risalente all’incirca 22.000 anni  fa. Ovviamente non si  trattava del pane come lo  conosciamo  noi oggi, quanto piuttosto  di  focacce di  semi  riscaldate su  di una roccia: un po’ come quando io metto  del pane a grigliare per fare delle bruschette e, dimenticandole sul fuoco, trasforme le fette in puro  carbone.

Se, invece, vogliamo parlare del primo pane lievitato dobbiamo andare nell’Egitto  del 1000 a.C.: gli antichi   egiziani  utilizzavano grano, orzo  e farro per produrre il pane attraverso l’utilizzo del lievito  di  birra.

Se siete interessati  all’argomento troverete in questo Pdf tutto il necessario per saziare la vostra curiosità (in lingua inglese).

Il pane dimenticato

Quanti  tipi  di pane conoscete?

Immagino  che, partendo  dalla comune baguette fino  al pane carasau , le varietà che state elencando  sono molteplici.

Eppure vi  sono  dei pani  dimenticati appartenenti  alla storia culinaria di ogni  singola regione, a riempire questa lacuna ci  ha pensato Rita Monastero  con il libro I pani  dimenticati (alla fine del post l’anteprima)

Si parte dal Friuli Venezia Giulia, regione che al pane dedica l’omonimo museo con sede a Trieste, in Via del Pane Bianco, e si prosegue toccando tutte le regioni, da nord a sud, da est a ovest per un viaggio culinario alla ricerca dei pani che in pochi ricordano, conoscono e continuano a fare in casa. Un ricettario che racconta piccole grandi storie e svela i segreti celati in tante tipicità italiane. Ricette tradizionali carpite a chi le custodisce, in alcuni casi con varianti per rendere il prodotto più affine ai gusti moderni, anche sostituendo ingredienti che oggi non si trovano facilmente, o non in tutta Italia. 100 ricette, tutte fotografate, raccontano altrettanti pani dimenticati. Non solo quelli classici a base di acqua e farina, ma anche quelli farciti, dolci, e ancora grissini, pizze, focacce, torte dalla consistenza ruvida e dal sapore rustico.

Per concludere un piccolo  proverbio  francese legato  al pane:

Senza pane e senza vino, l’amore è nulla

Alla prossima! Ciao, ciao………..


Anteprima

 

Up-lit: quando leggere è edificante (?)…

Oggi sono cattiva!
CaterinAndemme ©

George non era quello  che si poteva definire un cattivo  ragazzo ma con il tempo imparai  che dietro a quel  viso  angelico, a quegli occhi  azzurro – cielo, a quel  sorriso  accomodante buono  per ogni  situazione, si  celava un perfetto idiota.

Eppure, adesso  che sto  assaporando il suo  cuore, penso che no: non era un cattivo  ragazzo!

Lo  so  che sa tanto  di  Hannibal  Lecter virato al  femminile, ma è un incipit  che mi è venuto in mente giorni  fa e che lui (il mio  lui) leggendolo  si  è  subito  premurato  di  chiedermi  se qualcosa tra noi  non andava bene.

E’ solo l’inizio  di un libro  che molto probabilmente, un po’ per pigrizia e molto per mancanza di  tempo, non scriverò (forse un giorno, molto lontano, quando  andrò in pensione).

A questo punto è facile pensare a quale genere letterario (d’intrattenimento) potrebbe inserirsi  questo mio capolavoro, non certo quel Chick lit che vede Sophie Kinsella come maestra del genere (e di  cui  ho  parlato in Far shopping fa bene alla salute. Si, ma….del  19 aprile scorso), tanto  meno  del nuovo  genere letterario  che si  sta affacciando  anche qui  da noi: l’Up-lit (che sta per uplifting tradotto in italiano  come edificante).

Il suo intento  sarebbe quello  di indurre in chi ha letto il libro, una volta terminato, uno stato  di  grazia.

Adesso,  non avendo mai letto nulla che appartenesse a questo nuovo  genere, non so  se questo  stato  di  grazia venga inteso  come liberazione da un libro melenso, oppure, cosa più facile da credere, una specie di nirvana dei  sentimenti (raggiungibile anche attraverso  metodi  meno  convenzionale della pura e semplice lettura).

Non potendo  offrirvi  nessun giudizio personale sull’argomento, non posso  che indicarvi  la lettura di un libro, A proposito  di  Elsie, scritto  da Joanna Cannon che in molti vedono  come protagonista del  genere Up-lit.

Libri in vetrina  

«Sono tre le cose che dovete sapere su Elsie. La prima è che è la mia migliore amica. La seconda è che sa sempre come farmi sentire meglio. E la terza… è un po’ più lunga da spiegare…»
Florence, ottantaquattro anni, è caduta nel suo appartamentino nella residenza per anziani a Cherry Tree Home. Ma non è questo che la sconvolge, perché sa che presto qualcuno verrà a soccorrerla: è che sta per svelare, finalmente, dopo tanti anni, un segreto che riguarda lei, la sua amica Elsie e un uomo che credeva morto da più di mezzo secolo e che invece ha fatto irruzione nel suo presente, proprio lì a Cherry Tree Home. E svolgendo con fatica, caparbietà e tanto coraggio le fila del suo passato, allineando ricordi come libri su uno scaffale, Florence scoprirà che nella sua vita, come in quella di chiunque, c’è molto di più di quello che credeva, che i fili sottili che la legavano agli altri sono in realtà legami indissolubili, che un gesto che aveva creduto un tragico errore era stato in realtà un gesto d’amore.
A proposito di Elsie racconta con delicatezza e sensibilità una storia di amicizia. Di quelle amicizie che si fanno da bambini e che ti rendono la persona adulta che sarai. E senza le quali non puoi vivere.

Anteprima

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….. 


Playlist

Penso  che questa canzone di Samuele Bersani (& C.) sia molto  adatta all’argomento di  quest’articolo.

Buon ascolto

E tutti quei libri andranno perduti nel tempo………..

7 vite per leggere
CaterinAndemme ©

Quante parole vi  sono in 80.000 libri?

Pur avendo in casa  un discreto  numero  di libri, non arrivano  certo  ad essere   ottantamila volumi e, in ogni  caso,  a meno  di non essere affetta da qualche  maniacale dipendenza per i  numeri , non mi metterei  certo  a conteggiare le parole quanto piuttosto  metterle in fila, una dietro  l’altra, per raccogliere la storia racchiusa in ognuno dei libri.

A questo punto la domanda è un’altra: quanto tempo  occorre per leggere ottantamila libri?

Ovviamente bisogna anche tener conto  delle dimensioni,  in numero di pagine, dei  singoli libri: ad esempio Artaméne, scritto nel 1649 da Madeleine de Scudery,  è composto  da due milioni di parole divise in dieci  volumi (non chiedetemi  chi e perché si  era sobbarcato l’incarico  di  contarle) mentre un manuale per la coltivazione dei  tuberi (chi non ha in casa un manuale per la coltivazione dei  tuberi?) sarà senz’altro un lillipuziano  al confronto  del precedente

Dopo  questo breve preambolo (fin qui  ho  scritto solo 160 parole) la domanda che sorge spontanea è: perché Caterina (cioè io) si è fissata con il numero 80.000?

Perché questo è il numero  di libri  che padre Sergio  De Piccoli ha raccolto  nella sua canonica a Marmora in Valle Maira (bellissima) a 1580 metri di  altitudine.

In questa biblioteca montana i libri  raccolti, in parte regalati ed altri  acquistati dal frate benedettino, si possono trovare titoli di ogni  genere (forse anche il nostro  manuale del  tubero) come collane intere di un certo pregio che, nel  tempo, hanno  attirato  fin lassù studiosi (sembra anche Umberto  Eco), persone che cercavano volumi ormai  fuori  catalogo  e semplici  curiosi.

Eppure, parafrasando parte del monologo finale dell’androide Roy Batty in Blade Runner:

E tutti  quei libri  andranno perduti  nel  tempo,

come lacrime nella pioggia…

Purtroppo  nel  2014 padre Sergio De Piccoli è morto lasciando la gestione  della sua passione di bibliofilo al  suo  assistente: ma il problema nasce dal  fatto  che la Diocesi  di Saluzzo rivuole indietro la canonica dando, di  fatto, lo  sfratto ai libri  che sono proprietà del  Comune di  Marmora.

Infatti, nel 2007, padre Sergio  de Piccoli aveva, attraverso un atto notarile, per così dire regalato al  Comune di  Marmora il suo  tesoro con un’unica condizione che i libri  dovevano  restare nell’ambito  del paese.

Marmora ha solo 65 abitanti quindi è facile intuire come sia difficile per un comune così microscopico  trovare le risorse finanziarie per costruire una nuova biblioteca per raccogliere tutti  quei  volumi (a dire il vero un progetto  si  era fatto, ma i  soldi per realizzarlo furono insufficienti).

Ci sarebbe la possibilità del  trasferimento  ad altre biblioteche (sfidando  le ultime volontà del  benedettino) ma occorrerebbe sia la volontà da parte di  esse anche di  farsi  carico  delle spese di  trasporto, catalogazione e d altro  ancora.

Insomma un universo di parole rischia di  scomparire in un buco  nero  d’indifferenza 

Alla prossima! Ciao, ciao………………..


Libri in vetrina

Visto  che abbiamo parlato  di libri, nel  box un’anteprima delle novità in libreria (offerto  da Il Libraio)

Parigi è sempre una buona idea: lo dice il ghost writer

Le bateau sur la Seine
Caterina Andemme ©

Questa è una grande città: Parigi! È esattamente come qualsiasi altra grande città, Londra, New York, Tokyo, ad eccezione di due piccoli particolari: a Parigi si mangia meglio e a Parigi si fa l’amore…beh, si, forse meglio, ma certamente più spesso. Si fa l’amore qualsiasi ora e in qualsiasi luogo: sulla riva sinistra della Senna, sulla riva destra, e tra una riva e l’altra; si fa di giorno, e si fa di notte; lo fa il beccaio, il fornaio, e il signore che appare in ogni inevitabile guaio; in movimento, e nella più assoluta immobilità; lo fanno i barboncini, i turisti, i generali, e una volta ogni tanto perfino gli esistenzialisti! C’è l’amore giovane e l’amore stagionato, l’amore coniugale e quello illecito!

Audrey Hepburn 

Si, aveva ragione la nostra Audrey: a Parigi  si mangia bene e …..

Amo Parigi, forse non quanto  Genova, anche se ultimamente quest’ultima ha dovuto subire i  miei  tradimenti per altre città: Milano, ad esempio e, tanto per rimanere esterofili,  Ljubljana (ma qui  l’amore è condiviso con l’intera Slovenia).

Amo  Parigi e voglio un gran bene a Frederique mia cugina parigina DOC: come lo  sia diventata è questione di  famiglia.

Questo piccolo  preambolo per introdurre la presentazione di un libro  che vede, per l ‘appunto, Parigi come protagonista di una storia.

Ma ancora prima, però, devo  chiedere scusa alla mia amica Gabriella (Lella per distinguerla dalle altre due Gabrielle mie amiche: Gabry  e Gabriella come Gabriella): quasi  un anno  fa mi  aveva consigliato  la lettura di  questo libro ed io, vergognosamente,  non l’ho  ancora fatto.

Presto  rimedierò.

libri in vetrina

Nicolas Barreau è uno  scrittore inesistente, diversamente dalla  nostra Elena Ferrante    che  se pur nascondendosi dietro  uno pseudonimo è una scrittrice in carne ed ossa e molto  talento.

Barreau è nato  da un’analisi  di  mercato  di una casa editrice tedesca, la Thiele & Brandstätter, perché, così sembra, in Germania le case editrici hanno il vizio di  creare autori  fittizi in base al  genere che va più di moda: in poche parole vi  sono  una moltitudine di  ghost writers condannatioltreché all’oblio, vedersi  corrisposto un onere inversamente proporzionale ai guadagni  delle case editrici che gli  hanno  commissionato il lavoro: niente paura, succede anche in Italia.

Comunque Parigi è sempre una buona idea (frase detta da Audrey  Hepburn nel  film Sabrina del 1954) ha ottenuto un buon (discreto)  successo.

Nel  box alla fine dell’articolo l’anteprima del  libro (che presto  leggerò: Lella  non è che me lo puoi prestare?).

A Parigi, in rue du Dragon, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés, ci si può imbattere in un piccolo negozio con una vecchia insegna di legno e, dentro, mensole straripanti di carta da lettere e bellissime cartoline illustrate: la papeterie di Rosalie Laurent. Talentuosa illustratrice, Rosalie è famosa per i biglietti d’auguri personalizzati che realizza a mano. Ed è un’accanita sostenitrice dei rituali: il café crème la mattina, un buon bicchiere di vino rosso dopo la chiusura. I rituali aiutano a fare ordine nel caos della vita, ed è per questo che, per il suo compleanno, Rosalie fa sempre la stessa cosa: sale i 704 gradini della Tour Eiffel fino al secondo piano e, con il cuore in gola, lancia un biglietto su cui ha scritto un desiderio. Ma finora nessuno è mai stato esaudito. Tutto cambia il giorno in cui un anziano signore entra come un ciclone nella papeterie. Si tratta del famoso scrittore per bambini Max Marchais, che le chiede di illustrare il suo nuovo libro. Rosalie accetta felice e ben presto i due diventano amici, La tigre azzurra ottiene premi e riconoscimenti e si aggiudica il posto d’onore in vetrina. Quando, poco tempo dopo, un affascinante professore americano, attratto dal libro, entra in negozio, Rosalie pensa che il destino stia per farle un altro regalo. Ma prima ancora che si possa innamorare, ha un’amara sorpresa: l’uomo è fermamente convinto che la storia della Tigre azzurra sia sua…

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 


Anteprima del libro Parigi è sempre una buona idea 

 

Jessica Jones (alias Krysten Ritter) diventa scrittrice: “Il grande fuoco” è il titolo del suo romanzo d’esordio

Comics
Caterina Andemme ©

Dal mondo  dei  fumetti  alle attrici  che interpretano  le supereroine

Una vocina deve essere giunta alle orecchie di  Reed Hastings (fondatore e proprietario  di  Netflix) affinché la mia amica Jessica Jones avesse ancora qualcosa da dire in una terza stagione a lei  dedicata dalla Public company made in USA.

La vocina (oggi cartavetrata per via di un  mal  di  gola atrocemente fastidioso) è ovviamente la mia, mentre lei, Jessica Jones, è l’ennesima, simpatica, umorale, un pochino alcolizzata (quel tanto  che basta per dare vigore al personaggio), ovviamente bella (su  questo aspetto  ci ritorniamo tra un po’) ed,  essendo un personaggio della Marvel ,  dotata di  superpoteri  che noi umani (in carne ossa) possiamo  solo immaginare di  avere e magari invidiare.

Dicevo  (scrivevo) per l’appunto  della bellezza di  Jessica Jones: al pari  di  Wonder Woman, personaggio  interpretato  da Gal Gadot (scusate se è poco in fatto  di  bellezza ed intelligenza), la nostra Jessica ha il suo  alter ego televisivo incarnato in Krysten Ritter – qui  apro una piccola parentesi che, penso, farà piacere  pubblico  maschile: le misure fisiche delle due attrici: quelle di Gal  Gadot  sono 1,78 cm. di  altezza e 86-60-86 le misure; Jessica…scusate volevo  dire Krysten: 1,75 cm  di altezza e  84-58.89  ( numeri  utili da giocare al  lotto).

Dalle attrici  che interpretano le supereroine a quelle che diventano (anche) scrittrici

Krysten Ritter al San Diego Comic – Con International 2017

Ho  voluto aggiungere quell’anche nel  sottotitolo perché parlando di  Krysten Ritter  non se ne può fare a meno: lei è una ragazza di  trentasei  anni (a 36 anni si può ancora essere ragazze) che ha già di suo quello  di  essere ovviamente attrice, produttrice, autrice di  cinema e televisione, e di  vivere con un cane di nome Mikey….

Non contenta di  tutto  questo  ha deciso  di scrivere un thriller dal  titolo originale Bonfire, tradotto in italiano in Il grande fuoco (edito  da Sperling & Kupfer, 18,90 euro nella versione cartacea), di  cui  la critica sembra averle dato un giudizio  più che positivo.

Alla fine di  quest’articolo troverete un breve riassunto  del libro  e l’anteprima.

…..Lui, sbirciando  sopra alle mie spalle per vedere quello  che scrivevo, mi ha chiesto  a quale delle due superwoman avrei  voluto  rassomigliare.

La mia risposta è stata che sono  contenta di  essere quella che sono (però……).

Alla prossima! Ciao, ciao………………


libri in vetrina

Il grande fuoco  di  Krysten Ritter 

Sono trascorsi dieci anni da quando Abby Williams se n’è andata dalla piccola città di provincia dove è nata e cresciuta. E ce l’ha messa tutta per cancellare ogni traccia delle sue origini. Adesso è un avvocato dalla carriera sfolgorante, si occupa con successo di ambiente, vive a Chicago in un appartamento ultramoderno e ha la sua collezione di fidanzati usa e getta. Il passato però riesce a farsi strada di nuovo nella sua vita, incrinandone la fragile corazza: il nuovo caso che le viene affidato la porta, infatti, in Indiana, e proprio a Barrens, il suo paese. È lì che la Optimal Plastics ha dato lavoro all’intera popolazione, ma forse a un prezzo troppo caro. È lì che le indagini di Abby sulla scarsa trasparenza dell’industria chimica riportano alla luce anche uno scandalo legato alla sua adolescenza. Un mistero irrisolto che non ha mai smesso di angosciarla: la scomparsa della sua migliore amica, Kaycee. Quella ragazza unica e geniale è fuggita verso la libertà o è rimasta vittima dei segreti di Barrens? Scavando nella propria memoria e cercando risposte a vecchie domande, Abby si trova invischiata in una pericolosa ragnatela di menzogne e silenzi. Ma la verità, che ha sempre voluto scoprire senza confessarlo neanche a se stessa, è finalmente a portata di mano. Per liberarla una volta per tutte dalle ombre del passato.

Anteprima

Sex hard, sex soft: ma di che sex parliamo?

Io voglio vedere, io voglio parlare
Caterina Andemme ©

La meditazione orgasmica è una pratica che si può fare fra due amici o due amanti, in cui  la donna si  spoglia dalla vita in giù e l’uomo le accarezza il clitoride per quindici  minuti, senza che si  arrivi  ad un rapporto  sessuale. Scaduti i quindici  minuti si  discutono le proprie sensazioni, la donna si  riveste ed entrambi vanno per la propria strada

Emily Witt in un’intervista a La Lettura nel  febbraio 2017

Emily Witt, autrice di  Future sex – A new Kind of free love (di  cui  troverete un anteprima  in inglese alla fine dell’articolo) è convinta che il futuro  sessuale non potrà essere solamente monogamico (etero o omo) ma libero, nel  senso  che lo  faccio quando mi pare, con chi  mi pare e come mi pare: nulla di  nuovo, direi.

D’altronde lei (laureata alla Brown University in cosa non lo so e non lo  voglio  sapere) stanca del  suo  partner si è dedicata anima e corpo  (più corpo  che anima) alla frequentazione di  set porno (BDSM in particolare), orge e sedute di meditazione orgasmica.

A parte la  meditazione orgasmica – più che orgasmo meditativo parlerei di cose lasciate a metà – sono convinta che l’erotismo praticato  tra adulti consenzienti sia da coltivare piuttosto che esibire come anti – conformismo.

Sono assolutamente contraria alla pornografia dove una   donna viene considerata solo  per i  suoi  orifizi (escludendo  naso  ed orecchie, spero!) ad uso  esclusivamente maschile (lo  so  che esiste anche la pornografia al femminile, magari   anche più gentile).

Come sono  contraria agli stereotipi  della donna asservita all’uomo – cara Elisa (Isoardi)  non è affatto  vero che una donna, per quanto in vista, deve dar sempre luce al  suo uomo: una donna è una persona che in un rapporto  di coppia non deve essere subordinata all’uomo, tanto  meno un’ancella con torcia annessa -.

Dovrei  anche parlare  delle volgarità alla Ferrero (la donna è come una porta: va penetrata e non pensata): ma qui  è evidente una dislocazione dell’encefalo dalla sua sede naturale ad altra parte del corpo in basso,  da cui  la locuzione verbale che lascio  volentieri  a voi immaginare.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Libri in vetrina

Nel corso della vita abbiamo letto tante favole, ma nessuna finiva con «e vissero da soli, felici e contenti». Eppure per un gran numero di persone la vita va proprio così. Dopo la fine di una storia importante, Emily Witt si è ritrovata a gestire una libertà emotiva e sessuale che l’ha disorientata: di fronte all’infinita varietà di esperienze sessuali di colpo a portata di mano grazie a nuovi e insospettabili canali, si è ritrovata priva di un nuovo sistema di regole – sia lessicali che comportamentali – che le facessero da guida: era ancora consentito innamorarsi di un partner di letto? E sognare una famiglia? La sicurezza quotidiana era compatibile con la libertà sessuale? Insomma, a vent’anni da Sex & the City e a cinque dal lancio di Tinder, «le nostre relazioni sono cambiate, ma il nostro modo di definirle no». A caccia di un nuovo vocabolario del corpo e degli affetti, la Witt intraprende allora un viaggio che spazia dalle prime agenzie di incontri virtuali al porno femminista, dagli orgasmi durante le sedute di yoga alle politiche sulla fertilità che restano pericolosamente retrograde, e lo fa con uno slancio empatico, con una scrittura intima e radicale degna delle più grandi interpreti della controcultura di fine anni Sessanta.

Anteprima 

 

Espatriare da ogni dove per ogni dove

Fuga da Arkham
Caterina Andemme ©

Cento motivi reclamano la partenza. Si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota. Si parte perché si è ancora giovani e si desidera ardentemente essere pervasi dall’eccitazione, sentire lo scricchiolio degli stivali nella polvere; si va perché si è vecchi e si sente il bisogno di capire qualcosa prima che sia troppo tardi. Si parte per vedere quello che succederà.

Colin Thubron

Il mio biglietto per Marte (solo andata)

Tra poco  più di un mese partirò per Marte e ancora non so  decidere cosa mettere in valigia: optare per uno  stile casual, oppure  qualcosa di più  adatto  alle occasioni mondane (anche se mi  dicono  che di  occasioni per divertirsi   su  Marte sono veramente poche)?

Il  viaggio, più che altro metaforico,  è stato organizzato dalla NASA che, con il lancio  della sonda InSight   il prossimo maggio, porterà a bordo un database contenente i nomi delle persone che hanno  aderito all’iniziativa dell’Ente spaziale americano.

Purtroppo i  biglietti sono andati  esauriti  per la chiusura del  botteghino (spaziale)  lo  scorso  novembre: ma non preoccupatevi forse ci  sarà un’altra occasione….

 

Cose più serie

Espatriare è sempre fonte di  preoccupazione, tanto più se sei una donna che, per un motivo  o per l’altro, ha necessità di  farlo.

Quindi, un aiuto come quello  fornito   dal sito  Expatclic , può essere  l’inizio per una nuova vita nel Paese di  accoglienza.

Expatclic è un portale internazionale gestito da un gruppo di volontarie che vivono all’estero da anni. Nel nostro lavoro siamo aiutate da un numero crescente di collaboratrici che arricchiscono il sito con articoli, informazioni dai loro paesi, traduzioni, e molto ancora. Tutte insieme formiamo una comunità estesa, vivace e solidale, che aiuta donne espatriate in tutto il mondo a installarsi felicemente e a instaurare un rapporto aperto, sereno e positivo con i loro paesi d’accoglienza.

Nei  punti  dettati  dal manifesto (indicati  nel  sito) vi è  tutta la serietà della proposta d’aiuto alle donne che desiderano  espatriare.

Alla prossima! Ciao, ciao…….


Libri in Vetrina

Una volta tanto  devo  dire che il  film tratto  da un libro è stato  decisamente migliore.

Ho trovato nella lettura di  The Martian una noia che è rara per me trovare in un libro (solo un centinaio  di  casi), mentre il film omonimo,  scorre piacevolmente via, forse anche per la presenza di un attore come   Matt Damon che,  quasi inutile dirlo, è tra i  mei  preferiti.

Comunque, per non essere accusata di  faciloneria nel  dare il giudizio  su  di un libro (ne ho  sempre la facoltà) alla fine dell’articolo ne troverete un’anteprima.

Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, hanno abbandonato il pianeta rosso per fare ritorno sulla Terra. Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo di una nuova spedizione. Nonostante tutto, con grande risolutezza Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze scientifiche e a una gran dose di ottimismo e tenacia, decide di affrontare un problema dopo l’altro senza perdersi d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili… Il bestseller tradotto in tutto il mondo da cui è stato tratto l’omonimo film per la Twentieth Century Fox 1 milione di copie solo negli USA «Ogni atto del protagonista è logico e dettagliatamente spiegato, è questo il segreto del successo del romanzo di Andy Weir.» la Repubblica «Una descrizione tra le migliori su come potrebbe davvero essere la vita su Marte.» L’Espresso «Una lettura obbligatoria.» La Domenica de Il Sole 24 ore «Un esordio straordinario. Una storia avvincente che appassionerà non solo i lettori di fantascienza.» Publishers Weekly «La storia di un coraggioso Robinson Crusoe del ventunesimo secolo su Marte. Avvincente.» Booklist (Questo romanzo è stato precedentemente pubblicato con il titolo L’uomo di Marte) Andy WeirHa iniziato a lavorare come programmatore in un laboratorio all’età di 15 anni e da allora ha sempre lavorato come ingegnere del software. Appassionato di ingegneria aerospaziale, fisica relativistica, meccanica orbitale, storia dell’esplorazione spaziale. Sopravvissuto. The martian è il suo primo romanzo.

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