Jessica Jones (alias Krysten Ritter) diventa scrittrice: “Il grande fuoco” è il titolo del suo romanzo d’esordio

Comics
Caterina Andemme ©

Dal mondo  dei  fumetti  alle attrici  che interpretano  le supereroine

Una vocina deve essere giunta alle orecchie di  Reed Hastings (fondatore e proprietario  di  Netflix) affinché la mia amica Jessica Jones avesse ancora qualcosa da dire in una terza stagione a lei  dedicata dalla Public company made in USA.

La vocina (oggi cartavetrata per via di un  mal  di  gola atrocemente fastidioso) è ovviamente la mia, mentre lei, Jessica Jones, è l’ennesima, simpatica, umorale, un pochino alcolizzata (quel tanto  che basta per dare vigore al personaggio), ovviamente bella (su  questo aspetto  ci ritorniamo tra un po’) ed,  essendo un personaggio della Marvel ,  dotata di  superpoteri  che noi umani (in carne ossa) possiamo  solo immaginare di  avere e magari invidiare.

Dicevo  (scrivevo) per l’appunto  della bellezza di  Jessica Jones: al pari  di  Wonder Woman, personaggio  interpretato  da Gal Gadot (scusate se è poco in fatto  di  bellezza ed intelligenza), la nostra Jessica ha il suo  alter ego televisivo incarnato in Krysten Ritter – qui  apro una piccola parentesi che, penso, farà piacere  pubblico  maschile: le misure fisiche delle due attrici: quelle di Gal  Gadot  sono 1,78 cm. di  altezza e 86-60-86 le misure; Jessica…scusate volevo  dire Krysten: 1,75 cm  di altezza e  84-58.89  ( numeri  utili da giocare al  lotto).

Dalle attrici  che interpretano le supereroine a quelle che diventano (anche) scrittrici

Krysten Ritter al San Diego Comic – Con International 2017

Ho  voluto aggiungere quell’anche nel  sottotitolo perché parlando di  Krysten Ritter  non se ne può fare a meno: lei è una ragazza di  trentasei  anni (a 36 anni si può ancora essere ragazze) che ha già di suo quello  di  essere ovviamente attrice, produttrice, autrice di  cinema e televisione, e di  vivere con un cane di nome Mikey….

Non contenta di  tutto  questo  ha deciso  di scrivere un thriller dal  titolo originale Bonfire, tradotto in italiano in Il grande fuoco (edito  da Sperling & Kupfer, 18,90 euro nella versione cartacea), di  cui  la critica sembra averle dato un giudizio  più che positivo.

Alla fine di  quest’articolo troverete un breve riassunto  del libro  e l’anteprima.

…..Lui, sbirciando  sopra alle mie spalle per vedere quello  che scrivevo, mi ha chiesto  a quale delle due superwoman avrei  voluto  rassomigliare.

La mia risposta è stata che sono  contenta di  essere quella che sono (però……).

Alla prossima! Ciao, ciao………………


libri in vetrina

Il grande fuoco  di  Krysten Ritter 

Sono trascorsi dieci anni da quando Abby Williams se n’è andata dalla piccola città di provincia dove è nata e cresciuta. E ce l’ha messa tutta per cancellare ogni traccia delle sue origini. Adesso è un avvocato dalla carriera sfolgorante, si occupa con successo di ambiente, vive a Chicago in un appartamento ultramoderno e ha la sua collezione di fidanzati usa e getta. Il passato però riesce a farsi strada di nuovo nella sua vita, incrinandone la fragile corazza: il nuovo caso che le viene affidato la porta, infatti, in Indiana, e proprio a Barrens, il suo paese. È lì che la Optimal Plastics ha dato lavoro all’intera popolazione, ma forse a un prezzo troppo caro. È lì che le indagini di Abby sulla scarsa trasparenza dell’industria chimica riportano alla luce anche uno scandalo legato alla sua adolescenza. Un mistero irrisolto che non ha mai smesso di angosciarla: la scomparsa della sua migliore amica, Kaycee. Quella ragazza unica e geniale è fuggita verso la libertà o è rimasta vittima dei segreti di Barrens? Scavando nella propria memoria e cercando risposte a vecchie domande, Abby si trova invischiata in una pericolosa ragnatela di menzogne e silenzi. Ma la verità, che ha sempre voluto scoprire senza confessarlo neanche a se stessa, è finalmente a portata di mano. Per liberarla una volta per tutte dalle ombre del passato.

Anteprima

Sex hard, sex soft: ma di che sex parliamo?

Io voglio vedere, io voglio parlare
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La meditazione orgasmica è una pratica che si può fare fra due amici o due amanti, in cui  la donna si  spoglia dalla vita in giù e l’uomo le accarezza il clitoride per quindici  minuti, senza che si  arrivi  ad un rapporto  sessuale. Scaduti i quindici  minuti si  discutono le proprie sensazioni, la donna si  riveste ed entrambi vanno per la propria strada

Emily Witt in un’intervista a La Lettura nel  febbraio 2017

Emily Witt, autrice di  Future sex – A new Kind of free love (di  cui  troverete un anteprima  in inglese alla fine dell’articolo) è convinta che il futuro  sessuale non potrà essere solamente monogamico (etero o omo) ma libero, nel  senso  che lo  faccio quando mi pare, con chi  mi pare e come mi pare: nulla di  nuovo, direi.

D’altronde lei (laureata alla Brown University in cosa non lo so e non lo  voglio  sapere) stanca del  suo  partner si è dedicata anima e corpo  (più corpo  che anima) alla frequentazione di  set porno (BDSM in particolare), orge e sedute di meditazione orgasmica.

A parte la  meditazione orgasmica – più che orgasmo meditativo parlerei di cose lasciate a metà – sono convinta che l’erotismo praticato  tra adulti consenzienti sia da coltivare piuttosto che esibire come anti – conformismo.

Sono assolutamente contraria alla pornografia dove una   donna viene considerata solo  per i  suoi  orifizi (escludendo  naso  ed orecchie, spero!) ad uso  esclusivamente maschile (lo  so  che esiste anche la pornografia al femminile, magari   anche più gentile).

Come sono  contraria agli stereotipi  della donna asservita all’uomo – cara Elisa (Isoardi)  non è affatto  vero che una donna, per quanto in vista, deve dar sempre luce al  suo uomo: una donna è una persona che in un rapporto  di coppia non deve essere subordinata all’uomo, tanto  meno un’ancella con torcia annessa -.

Dovrei  anche parlare  delle volgarità alla Ferrero (la donna è come una porta: va penetrata e non pensata): ma qui  è evidente una dislocazione dell’encefalo dalla sua sede naturale ad altra parte del corpo in basso,  da cui  la locuzione verbale che lascio  volentieri  a voi immaginare.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Libri in vetrina

Nel corso della vita abbiamo letto tante favole, ma nessuna finiva con «e vissero da soli, felici e contenti». Eppure per un gran numero di persone la vita va proprio così. Dopo la fine di una storia importante, Emily Witt si è ritrovata a gestire una libertà emotiva e sessuale che l’ha disorientata: di fronte all’infinita varietà di esperienze sessuali di colpo a portata di mano grazie a nuovi e insospettabili canali, si è ritrovata priva di un nuovo sistema di regole – sia lessicali che comportamentali – che le facessero da guida: era ancora consentito innamorarsi di un partner di letto? E sognare una famiglia? La sicurezza quotidiana era compatibile con la libertà sessuale? Insomma, a vent’anni da Sex & the City e a cinque dal lancio di Tinder, «le nostre relazioni sono cambiate, ma il nostro modo di definirle no». A caccia di un nuovo vocabolario del corpo e degli affetti, la Witt intraprende allora un viaggio che spazia dalle prime agenzie di incontri virtuali al porno femminista, dagli orgasmi durante le sedute di yoga alle politiche sulla fertilità che restano pericolosamente retrograde, e lo fa con uno slancio empatico, con una scrittura intima e radicale degna delle più grandi interpreti della controcultura di fine anni Sessanta.

Anteprima 

 

Espatriare da ogni dove per ogni dove

Fuga da Arkham
Caterina Andemme ©

Cento motivi reclamano la partenza. Si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota. Si parte perché si è ancora giovani e si desidera ardentemente essere pervasi dall’eccitazione, sentire lo scricchiolio degli stivali nella polvere; si va perché si è vecchi e si sente il bisogno di capire qualcosa prima che sia troppo tardi. Si parte per vedere quello che succederà.

Colin Thubron

Il mio biglietto per Marte (solo andata)

Tra poco  più di un mese partirò per Marte e ancora non so  decidere cosa mettere in valigia: optare per uno  stile casual, oppure  qualcosa di più  adatto  alle occasioni mondane (anche se mi  dicono  che di  occasioni per divertirsi   su  Marte sono veramente poche)?

Il  viaggio, più che altro metaforico,  è stato organizzato dalla NASA che, con il lancio  della sonda InSight   il prossimo maggio, porterà a bordo un database contenente i nomi delle persone che hanno  aderito all’iniziativa dell’Ente spaziale americano.

Purtroppo i  biglietti sono andati  esauriti  per la chiusura del  botteghino (spaziale)  lo  scorso  novembre: ma non preoccupatevi forse ci  sarà un’altra occasione….

 

Cose più serie

Espatriare è sempre fonte di  preoccupazione, tanto più se sei una donna che, per un motivo  o per l’altro, ha necessità di  farlo.

Quindi, un aiuto come quello  fornito   dal sito  Expatclic , può essere  l’inizio per una nuova vita nel Paese di  accoglienza.

Expatclic è un portale internazionale gestito da un gruppo di volontarie che vivono all’estero da anni. Nel nostro lavoro siamo aiutate da un numero crescente di collaboratrici che arricchiscono il sito con articoli, informazioni dai loro paesi, traduzioni, e molto ancora. Tutte insieme formiamo una comunità estesa, vivace e solidale, che aiuta donne espatriate in tutto il mondo a installarsi felicemente e a instaurare un rapporto aperto, sereno e positivo con i loro paesi d’accoglienza.

Nei  punti  dettati  dal manifesto (indicati  nel  sito) vi è  tutta la serietà della proposta d’aiuto alle donne che desiderano  espatriare.

Alla prossima! Ciao, ciao…….


Libri in Vetrina

Una volta tanto  devo  dire che il  film tratto  da un libro è stato  decisamente migliore.

Ho trovato nella lettura di  The Martian una noia che è rara per me trovare in un libro (solo un centinaio  di  casi), mentre il film omonimo,  scorre piacevolmente via, forse anche per la presenza di un attore come   Matt Damon che,  quasi inutile dirlo, è tra i  mei  preferiti.

Comunque, per non essere accusata di  faciloneria nel  dare il giudizio  su  di un libro (ne ho  sempre la facoltà) alla fine dell’articolo ne troverete un’anteprima.

Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, hanno abbandonato il pianeta rosso per fare ritorno sulla Terra. Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo di una nuova spedizione. Nonostante tutto, con grande risolutezza Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze scientifiche e a una gran dose di ottimismo e tenacia, decide di affrontare un problema dopo l’altro senza perdersi d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili… Il bestseller tradotto in tutto il mondo da cui è stato tratto l’omonimo film per la Twentieth Century Fox 1 milione di copie solo negli USA «Ogni atto del protagonista è logico e dettagliatamente spiegato, è questo il segreto del successo del romanzo di Andy Weir.» la Repubblica «Una descrizione tra le migliori su come potrebbe davvero essere la vita su Marte.» L’Espresso «Una lettura obbligatoria.» La Domenica de Il Sole 24 ore «Un esordio straordinario. Una storia avvincente che appassionerà non solo i lettori di fantascienza.» Publishers Weekly «La storia di un coraggioso Robinson Crusoe del ventunesimo secolo su Marte. Avvincente.» Booklist (Questo romanzo è stato precedentemente pubblicato con il titolo L’uomo di Marte) Andy WeirHa iniziato a lavorare come programmatore in un laboratorio all’età di 15 anni e da allora ha sempre lavorato come ingegnere del software. Appassionato di ingegneria aerospaziale, fisica relativistica, meccanica orbitale, storia dell’esplorazione spaziale. Sopravvissuto. The martian è il suo primo romanzo.

Anteprima 

Ho molti amici e adoro addormentarmi con loro

Il gatto e il canarino
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Amici di  avventure o  torbide storie, amici  di  fantasia, amici  fatti  di poesia, ma anche pedanti e prolissi, francamente  noiosi : hanno in comune la parola, quella scritta, perché appunto  sono, questi  amici, i libri.

Non nego che qualche volta li tradisco, prima di  addormentarmi, con i  cruciverba o con i  ricettari  di  cucina, magari anche con riviste o  giornali (questi ultimi un po’  meno   scomodi  da portare a letto), ma il buon libro sa attendere quieto  sul comodino, tanto  sa che, prima o poi, tornerò tra le sue righe.

E’ nata a Napoli e non a Milano, tanto  meno  a Genova (sigh!), il primo Book&Bed, cioè un luogo  che, facilmente intuibile, consente al  lettore più accanito  di  addormentarsi in mezzo  al profumo  della carta stampata.

L’idea tutta giapponese, per la precisione di  Tokyo , si è avuto un paio  di  anni  fa quando la casa editrice Shibuya (che è  anche il nome di uno  dei  quartieri  di  Tokyo) aprì la sua libreria – ostello.

Quindi, se un viaggio  a Napoli  ne vale sempre la pena, possiamo pensare di  andare a dormire presso il Book&Bed Mooks Palace  al  terzo piano  della libreria Mondadori  al Vomero (via Luca Giordano)

Cartina


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E se fra i  clienti  – lettori c’è qualcuno  che russa?

Niente paura: i  libri  della consistenza come  I Buddenbrook se non utilizzati per la lettura, possono  essere servire in altra maniera al nostro  caso.

Alla prossima! Ciao, ciao………………. 

 


Poets and rhymes 

Lo so  che a questa rubrica potevo dare un nome in italiano, ma mi  piaceva così!

Lei è Wislawa Szymborska   una delle poetesse che preferisco, mentre la brava Claudia Gerini  presta la sua voce per questa incantevole poesia: Amore a prima vista.

 

Quanti formati di pasta esistono? Dunque ci sono gli spaghetti, le farfalle, le linguine, le……..

La pasta
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Allora sapete rispondere alla domanda e cioè quanti  formati  di pasta esistono in Italia?

TIC….TAC…..TIC….TAC….

Mi  dispiace, il tempo  è passato  e nessuno  di  voi ha saputo  rispondermi, ebbene lo  farò io: Milleduecentotrentotto.

Secondo l’Academia Barilla (si chiama proprio  Academia e non Accademia), i  formati  di pasta sarebbero solo trecento, mentre il numero  1.238 si riferirebbe ai nomi di paste alimentari censite in Italia.

Se siete incuriositi nel  conoscere il nome di  tutti  e 1238 nomi, sempre sul sito di Academia Barilla, potete trovare il Vocabolario  etimologico  della pasta italiana 

Libri IN Vetrina 

La storia della pasta e di come si sia trasformata da semplice  contorno a primo piatto, cosa avvenuta nel   Settecento  a Napoli ( e dove se no?),  è molto  bene illustrata dalla giornalista Eleonora Cozzella nel  suo libro Pasta revolution.

Quanti italiani sanno che fino a dieci anni fa circa la pasta era impensabile nell’alta cucina? Eleonora Cozzella racconta la revolution di un ingrediente che da ordinario è diventato gourmet. Questo libro è da una parte un appassionato racconto sull’evoluzione della pasta, dalle origini allo sviluppo del design e dei formati fino all’arte di inventare nuove ricette (variando il sugo ma non solo), dall’altro un vivido quadro della ricerca contemporanea di nuove tecniche e sorprendenti sapori. La storia della pasta s’intreccia con le moderne interpretazioni gourmet, gli aneddoti curiosi con le ragioni dell’evoluzione nell’alta cucina. A questo percorso originale, ricco di informazioni che pochi conoscono nonostante l’Italia sia la culla della pasta, l’autrice aggiunge le ricette che alcuni grandi chef hanno proposto a “Identità di pasta” nell’ambito del congresso internazionale di cucina d’autore “Identità golose”. Per conoscere a fondo la pasta revolution e, volendo, ricrearla in cucina. 

Giunti Editore (€ 15,30 – Anteprima del libro)

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


PLAYLIST

Questa sera, a cena, un bel  piatto  di  spaghetti….senza andare fino  a Detroit 

 

Il lungo viaggio in UN PAESE BEN COLTIVATO

Ombre e graffiti
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In ordine sparso dovrei  citare in giudizio  questi  autori: Paolo Rumiz, Raffaele Nigro, Claudio  Magris, Enrico  Brizzi e tanti  altri narratori  di  storie e di  viaggi.

La loro  colpa?

Quella di aver trasformato  la lettura dei loro  libri in una mia dipendenza, in uno  scatenarsi di  sano  desiderio di  viaggiare, di  conoscere luoghi  e genti, in pratica (anche) di  sognare.

A questa lista aggiungo  volentieri un altro nome: Giorgio Boatti .

Di lui avevo  già letto Viaggio  per monasteri  d’Italia: bello ma, per certi  versi, un po’ malinconico, forse per via di  quella pace molto austera descritta nel  suo viaggiare tra questi eremi.

E’ con Un paese ben coltivato che Giorgio  Boatti conquista una pole -position nella lista dei miei  autori  preferiti ( dir la verità molto  affollata).

Libri in vetrina

Un lungo viaggio, al passo con le stagioni: dal fondo della Calabria al triangolo del riso tra Po, Ticino e Sesia, dal distretto della fragola di Policoro alle serre di Albenga. E poi i frutti di bosco che dalle Alpi scendono alle metropoli, la sfida di un profeta con l’aratro nel cuore dell’Appennino, l’avventura del radicchio di Chioggia, il mais ottofile di Roccacontrada e le ciliegie pugliesi, rossi gioielli nel bouquet di un’agricoltura che in vent’anni ha cambiato volto. Dulcis in fundo l’uva da tavola che dialoga con gli internauti e un’irresistibile pomodorina partita da Melfi per conquistare Londra. Con lo sguardo spiazzante di chi, digiuno di ogni sapere specialistico, è curioso di tutto, Giorgio Boatti racconta storie di persone che hanno scelto di ridare vita a cascine e masserie, di mettersi insieme per creare aziende radicate nella tradizione ma capaci di sfide innovative. Un affresco controcorrente in un paese dove, per abitudine, bisogna dire che tutto va male. Un percorso interiore in cui il disegno del paesaggio e della vita si confondono. Rivelano un’Italia con i piedi ben piantati per terra dove è all’opera un futuro che riguarda ognuno di noi.

So  di  essere molto  parca nel  fare una recensione di un libro, non è però il mio mestiere ma, soprattutto, quando leggo uno scritto  che mi  appassiona dentro  di  me si  scatenano  delle sensazioni  difficili da descrivere con delle parole.

Posso  solo  citare alcuni passi del  libro come indizio  dello  scatenarsi  di  queste sensazioni: è ovvio  che sono del  tutto personali, quindi  ciò che mi  fa vibrare può lasciare totalmente indifferente qualcun’altra(o).

Ad esempio, parlando di una coppia vista in un ristorante:

A volte sono  coppie sole e,  anche se il loro  tavolo è accanto a decine e decine di  altri  tavoli quanto  mai  affollati, basta osservarli un attimo per capire che è come se fossero  da soli su un atollo  del  Pacifico. Si intendono  con uno  sguardo, l’espressione del  volto, un gesto  della mano. Alcuni sono  così in totale e permanente sintonia che non dicono  parola.

A fine articolo l’anteprima del  libro.

Buona Lettura!

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 

 


I miei cinguettii 

 

I love shopping: l’ho letto, mi è piaciuto ma non per questo mi sento una “pollastrella”.

Vetrine
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In the corner

Neanche a dirlo: nel post di  ieri vi  ho parlato dell’impresa di Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky che, nel 1895,  fece il giro  del mondo in bicicletta rispondendo  ad una sfida che l’avrebbe resa se non ricca per lo  meno  benestante.

Oggi un’altra donna, questa volta italiana, ha percorso  5.000 chilometri in bicicletta da Roma a Capo  Nord, non per un premio in palio ma per motivi umanitari e cioè per raccogliere dei  fondi per la costruzioni  di  pozzi in alcune zone dell’Africa.

Lei  si  chiama Antonella Gentile (cognome in perfetta sintonia con la sua propensione alla solidarietà) e parte della sua storia la trovate qui

Io posso  solo aggiungere: Brava Antonella! 

Out the corner 

 

Potendo  aumentare il mio  budget di  spesa mensile saprei  già a quali  voci fare riferimento: libri, viaggi, qualche regalino  per lui (qualche) e scarpe (Oh les chaussures! J’aime acheter des chaussures).

Per il momento  mi  devo  accontentare di vedere l’effetto Yo-yo del mio  conto in banca aspettando che la dea fortuna si  tolga  quella benedetta benda dagli occhi  dando una sbirciatina su di  me.

Non riuscirei, comunque, a raggiungere il parossismo del personaggio  creato da Sophie Kinsella (pseudonimo di Madeleine Wickham) nel  suo  libro, il primo  di una serie: I Love Shopping. 

Libri in vetrina 

Con I love shopping lei  è diventata una vera e propria star di  quel  genere letterario che, a partire dagli anni novanta ,   specialmente in Inghilterra e Stati  Uniti, venne identificato  con il termine di  Chick Lit   dove nello  slang americano   Chick è il termine informale in uso  tra uomini per indicare una pollastrella e lit l’abbreviazione di  literature: letterature per pollastrelle…..(?!)  

In questi  romanzi  l’umorismo  viene  definito come  post-femminista (il perché lo  chiedete a chi ne ha dato la definizione, molto probabilmente un misantropo) e le protagoniste, sempre dinamiche e vestite all’ultima moda, hanno un’età compresa tra i  venti ed i  quarant’anni:  Sharon Stone, con i suoi stupendi sessant’anni,  avrebbe molto  da insegnare a loro.

Caratteristica fondamentale della trama era sempre quella: rapporti  sentimentali  e problemi  della vita in salsa dolce (molta) amara (poca).

I love shopping (il titolo  originale era The Secret Dreamworld of a Shopaholic) fu  pubblicato in Italia per la prima volta nel 2000 dalla Mondadori.

Ho  letto il libro, mi  è piaciuto e ve lo  consiglio.

Dal libro ne è stato  tratto un film omonimo diretto  da P.J. Hogan: ho  visto il trailer su YouTube  e ciò mi  è bastato per considerare il film (e non il libro) molto  stupido e, quindi, da evitare (secondo il mio  gusto, ovviamente).

La trama 

Becky è una giornalista che dalle colonne di un prestigioso  giornale londinese consiglia risparmi  ed investimenti sicuri. E’ carina, piena di inventiva, determinata. ed ha un’irrefrenabile passione: lo  shopping.

Irrefrenabile al punto  di  diventare una sorte di  malattia, che la spinge a comprare abiti, accessori, cosmetici, ma anche dolci, biancheria e articoli per la casa…Per lei  comprare è <<come svegliarsi  al  mattino e rendersi  conto che è sabato. E’ come i momenti  migliori  del  sesso>>.

Esce di  casa per comprare un litro  di  latte, e torna con l’ennesimo  golfino, convinta che ne ha proprio  bisogno; le vetrine la incantano, la scritta SALDI la manda in fibrillazione.

Salvo poi aprire con terrore l’estratto  conto  della carta di  credito…………

A seguire un ‘anteprima del libro.

Alla prossima! Ciao, ciao…………… 

 

Oggi vi propongo I Ching ovvero: Il Libro dei Mutamenti

L’oracolo e gli esagrammi
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Se avessi  la possibilità di  possedere una sfera di  cristallo  per conoscere il futuro, cosa ne farei?

Semplice: la utilizzerei come boccia per metterci  dentro i pesciolini  rossi.

Sarebbe triste sapere ciò che ci  aspetta nel  domani  (che non è necessariamente sempre qualcosa di  brutto (su, un po’  di ottimismo non guasta mai), senza considerare poi che la vita è quella che scorre di momento in momento.

Devo  ammettere, però, che qualche volta mi piace dare una sbirciatina in quello che potrebbe essere una svolta nella mia vita (ad esempio un matrimonio  rimandato  ad interim non per mia volontà).

Tralasciando la sfera di  cristallo momentaneamente   occupata dai  pesci  rossi, l’aiuto  di quelli  che si  sono   appena diplomati  nella  Scuola di Magia e Stregoneria   di  Hogwarts e gli oroscopi criptici  di  Marco  Pesatori (già detto, vero?), non mi resta che affidarmi  alla millenaria sapienza del:

I Ching – Il libro  dei  Mutamenti  

Anche in questo  caso  bisogna fare una decisa cernita tra gli innumerevoli  libri che trattano  dell’argomento, perché I Ching, per la loro  millenaria esistenza nella cultura cinese, meritano  un’attenta valutazione di  cosa si  sta andando  a leggere.

Quella che io  considero l’opera prima de I Ching Il Libro  dei  Mutamenti  è la versione tradotta dal testo originale cinese del  sinologo tedesco  Richard Wilhelmgrande amico di Carl Gustav Jung che curò la prefazione al  suo libro.

Dell’I Ching si possono dire almeno tre cose singolari: che non ha età, che non è un libro e che è la massima approssimazione attraverso i segni alla vita stessa. Secondo la leggenda, gli otto trigrammi dell’I Ching (che non sono ideogrammi, ma sequenze di linee intere e spezzate) apparvero come segni incisi sul guscio di una tartaruga primordiale. Non si sa chi li abbia incisi: non certo un uomo e neppure un dio personale. Piuttosto: l’invisibile mano del cielo. Che cosa indicano gli otto trigrammi (e i sessantaquattro esagrammi in cui si compongono)? La totalità degli stati  attraverso cui passa l’esistenza, attraverso cui passiamo noi nel momento in cui interroghiamo questo che fondamentalmente è un libro di oracoli. Ma a differenza degli oracoli occidentali, che inchiodano sempre alla lettera di una risposta e perciò contengono in sé qualcosa di rigido e sinistro, l’I Ching ci offre una situazione nel suo formarsi e nelle sue potenzialità, qualcosa di fluido, impalpabile, trascinante come è la vita stessa. E si può dire che nulla di scritto, dall’apparizione di quella testuggine cinese, si sia altrettanto avvicinato alla pulsazione segreta del mondo.

Dall’introduzione de Il Libro dei  Mutamenti – I Ching di Richard Wilhelm con prefazione di C.G. Jung 

Come scrive lo  stesso  Jung nella prefazione, Il Libro  dei  Mutamenti non deve essere interpretato  come una semplice raccolta di  formule magiche (vizio  di  alcuni), quanto un complesso  sistema alla cui  base c’è il concetto  di  sincronicità, riflesso della  mentalità cinese che  considera la coincidenza nello  spazio  e nel  tempo degli  eventi  che  per noi  occidentali sono  causali, cioè   una serie di  eventi  che evolvono linearmente l’uno dall’altro.

Ammetto  che il libro  di  Richard Wilhelm non è di  facile lettura (almeno  non lo è per me): io  stessa ho incominciato  a leggerlo, l’ho riposto per un po’ di tempo  per assimilarne i  concetti e di  tanto in tanto ne riprendo  la lettura per avanzare ancora un po’  nella conoscenza e nella pratica di  ciò che I Ching vogliono  insegnare.

Come vedete ho tralasciato (anche volentieri) il metodo  pratica per la costruzione degli esagrammi, cioè quello  che riguarda l’utilizzo  di  tre monete a cui dare uno  specifico valore, questo non per pigrizia, ma per il  semplice fatto che in rete troverete spiegazioni molto più dettagliate di  quelle che posso fornire io (già il link ad inizio  articolo è un buon punto  di partenza).

Ho parlato dell’esistenza di  diversi libri dedicati  a I Ching oltre a quello di  Wilhelm, tra questi alcuni scritti con molta leggerezza, mentre altri con più serietà come il libro  di Augusto Shantena Sabbadini di cui  vi propongo  l’anteprima a conclusione del post.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

Le lacrime: la loro storia in un libro (le pagine sono impermeabili)

Una lacrima su di me
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PUFF….e il mio sedere incontrò l’asfalto!

 

Il vento  freddo in aggiunta al  nevischio ha formato uno strato  d’infido  ghiaccetto sulla discesa da casa: il risultato è stato  appunto  quel PUFF!

Assolutamente nulla di  rotto se non un piccolo scossone al mio  ego  per essermi  ritrovata in quella posizione imbarazzante (per fortuna a quell’ora non passava nessuno).

Karen Blixen disse una volta:

La cura per ogni  cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime o l’acqua del mare.

Lasciando  la prima delle soluzioni alle fatiche di un allenamento di nordic walking e l’ultima a quando  verrà l’estate, non mi rimane che parlare delle lacrime: voi siete delle tipe dalla lacrima facile oppure no?

Si può piangere per mille motivi: per dolore, per rabbia e anche per amore.

Oppure, semplicemente,  a farci  piangere è la cipolla che stiamo  pelando.

Del  resto io devo  ammettere che mi  commuovo  facilmente nelle scene commoventi  di un film commovente, oppure  utilizzo l’umidore degli occhi in maniera subdola, quando  devo  convincere lui che, nonostante la realtà dei  fatti, è sempre lui quello ad essere in torto  (il più delle volte funziona).

Lo  psicologo  William Frey nel 1982 stabilì in una ricerca che noi  donne in media piangiamo 5,3 volte al  mese (il mistero è come si  è stabilito  quel  virgola tre), mentre gli uomini lo  fanno solo 1,3 volte al  mese ( si  vede che pelano meno  cipolle).

Il nostro  William  stabilì anche che il pianto  di una donna dura (sempre in media) cinque o  sei minuti, quello  di un uomo dai  due ai  tre minuti  (mezz’ora se è la squadra del  cuore a perdere).

Non so  come lo  psicologo  abbia condotto la sua ricerca: non si può mica chiedere ale persone di  piangere a comanda e misurarne il tempo  con un cronometro.

Altri, invece, sulle lacrime ne hanno  scritto un libro, com e ad esempio lo scrittore e giornalista Tom Lutz:

Storia delle lacrime 

Gioia, dolore, delusione, sconfitta, successo: gli stati d’animo legati al pianto sono pressoché infiniti, e innumerevoli sono le modalità, i rituali, le prescrizioni che ogni epoca e ogni cultura hanno adottato per regolarne l’uso. Nessuna altra specie è capace di piangere, esattamente come nessuna altra specie, all’infuori dell’uomo, possiede la capacità di comunicare mediante il linguaggio. E che le lacrime siano una forma specifica di comunicazione umana, le arti figurative, la poesia, il teatro sembrano averlo saputo da sempre, poiché ne hanno fissato da tempo immemorabile i canoni espressivi. Come le lacrime di un neonato segnalano il suo bisogno di nutrimento e protezione, il pianto implica in genere un desiderio, un’aspettativa o una preghiera. Chi soffre di particolari forme depressive non piange più, perché ha perduto ogni speranza di vedere esauditi i propri desideri. Le lacrime versate dagli innamorati possono esprimere voglia di intimità e al contempo paura dell’intimità. Le lacrime di cordoglio segnalano la nostra aspirazione a invertire il corso del tempo e rimediare magicamente alla perdita, così come la consapevolezza dell’irrealizzabilità di questo desiderio. Scrivere delle lacrime significa dunque addentrarsi in territori che vanno dalla scienza alla letteratura, dall’antropologia al mondo delle emozioni, dalla religione all’arte, dipanando il filo di una storia parallela a quella dell’umanità.

Dalla descrizione del libro 

Anteprima del libro in vetrina

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao…..


Nota a piè di pagina 

Il blablabla della politica non ferma gli omicidi delle donne

In questa deprimente campagna politica ne abbiamo  sentite di  promesse mirabolanti che svaniranno dopo il prossimo 4 marzo.

Senza tener conto della pericolosa deriva verso il razzismo  (palesato in atti criminali  come quello  di  Macerata o nell’odio  nei  social media)

mediato anche da frange estremiste favorevoli al fascismo.

Nessuno  dei politici uomini (ma anche alcune esponenti  donne) ha parlato di leggi  contro  la violenza perpetrata sulle donne.

L’ultima tragedia si  è consumata proprio  ieri  a Latina: una donna ferita gravemente e le sue due figlie uccise dal marito, carabiniere, che aveva vissuto la separazione da lei  come incomprensibile.

La donna aveva già denunciato il marito per l’atteggiamento  aggressivo  nei  suoi  confronti.

Denunce  che,  ancora una volta inascoltate, hanno portato ad una tragedia che poteva essere benissimo  evitata se si  fosse intervenuti in maniera decisa nei  confronti  di  quello  che era, a tutti  gli  effetti, uno  stalker . 

 

 

Ho letto (non per caso) che nulla succede per caso

 

Parole e correzioni
Caterina Andemme ©

Ho visto  le elfe della Terra di  Mezzo: giovani dalla pelle del  colore del latte, capelli lunghi  e biondi  (per nascondere le orecchie da elfo), in poche parole belle.

Avendo  fatto il liceo  artistico non potevo  che ammirarle per quella giovane  grazia femminile – non che io  sia così vecchia ma, essendo  nata dopo Nefertiti e prima di loro, posso  dire che la mia adolescenza è bella che andata – ma, soprattutto, per quel modo  elegante di  vestire camicetta bianca, giacchetta blu, gonnellino dello  stesso  colore e scarpette leggere degne del piedino  di  Cenerentola, quando la temperatura annunciava quello  che il Burian  ci  avrebbe regalato  da lì a poco.

Il tutto, qualche giorno fa, in via XX Settembre a Genova.

Oggi non so  se le giovani  elfe sono  ritornate nella Terra di  Mezzo lasciandomi  con la curiosità di  sapere chi  fossero in effetti (collegiali in visita a Genova?), ma ho  visto orsi  siberiani, magari portati  dal Burian, aggirarsi  per le strade: io non patisco  il freddo, ma sono  freddolosa nel  senso  che riesco a  sopravvivere   al  gelo  solo  se adeguatamente coperta (guanti, sciarpa, giaccone o  cappotto, stivali o anfibi, berretto di  lana con o  senza pon pon).

Ora, però, dovrei  decidermi  a scrivere perché mi è piaciuto  un libro, magari  mettendoci il titolo, e perché ve lo  consiglio:

Libri in vetrina

Nulla succede per caso di Robert H. Hopcke

L’autore  è psicoterapeuta e dirigente del Center for Symbolic Studies, una scuola di  formazione per psicoanalisti e psicoterapeuti di  area junghiana.

A tutti  capita prima o poi di  vivere una coincidenza incredibile capace di modificare almeno in parte il corso  dell’esistenza: sono  quelli  che Jung definiva eventi  sincronistici, fenomeni  di  cambiare l’immagine di noi  stessi, il nostro modo  di  vedere il mondo, di  aprirci  nuove prospettive. In questo  libro Robert H. Hopcke esplora l’universo  di  ciò che erroneamente consideriamo puro  caso , e ne individua il ruolo  nel  campo  affettivo e professionale, nella realtà  e nel mondo  dei  sogni, negli  aspetti  quotidiani e in quelli  spirituali  dell’esistenza. Attraverso  i racconti  di  esperienze realmente accadute, l’autore dimostra come un evento  sincronistico, riflettendo uno  stato  d’animo inferiore, spesso  riesca ad indicarci  la direzione per noi più giusta. Imparando a considerare la nostra vita un racconto  dotato  di  coerenza interna, dove niente succede senza ragione, potremo imparare a sfruttare le coincidenze per comprendere meglio noi  stessi e per dare alla nostra esistenza maggiore pienezza.

Dalla introduzione del libro 

 

Perché mi è piaciuto?

Intanto perché ho  letto già qualcosa sulla sincronicità junghiana credendoci molto (ho  scritto che ho letto, non studiato, comunque trovo  Jung molto più interessante e meno noioso del  suo illustre maestro  Freud).

Poi perché la lettura di  questo libro, in effetti, mi ha aiutato ad uscire da qualche impasse  di  troppo nella vita  e a spiegarmi che non tutto  ciò che accade è sempre negativo (comunque sempre meglio  che leggere l’oroscopo  di Marco  Pesatori su  D Donna: non me ne voglia ma i  suoi  vaticini  sono un po’ tanto  criptici).

Infine perché ho  una  percentuale sulla vendita del libro…..(scherzetto o  dolcetto?)

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 

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