Era una notte buia e tempestosa quando Alhazred scoprì il Necronomicon

HPL
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NON è MORTO….

Non è morto  ciò che può vivere in eterno

E in strani  eoni anche la morte può morire

Abdul Alhazred

Prima dell’avvento  di  Maometto il poeta arabo Abdul Alhazred si  avventurò nel  deserto  arabo per scoprire la città perduta dalle mille colonne: Irem.

Dopo un lungo  e faticoso  viaggio arrivò finalmente a Irem: qui, fra le sue rovine, trovò un testo  di  magia nera  il cui nome all’inizio  era Al Azif , dove la parola Azif è una locuzione della lingua araba per indicare quei  misteriosi  suoni che si odono  nel  deserto  durante la notte e che si  dice essere la voce dei  demoni.

In seguito, quando il testo venne tradotto in greco  dall’erudito  bizantino Teodoro  Fileta, esso prese il nome di  Necronomicon: il libro  delle leggi  che governano i morti.

Abdul Alhazred, secondo alcuni  testimoni  oculari, un giorno, in una via di  Damasco, venne ucciso  divorato da un mostro  invisibile (ma se era invisibile come hanno  fatto  a vederlo?).

Torniamo  alla realtà 

Eh si, perché è ovvio che il racconto della scoperta del  Necronomiconnonché la poco  plausibile morte del  suo  scopritore, è frutto di  fantasia, direi  di quel particolare genere di  fantasia che è un misto  tra l’horror e la fantascienza  e di  cui fu maestro indiscusso Howard Philipp Lovecraft  

Premetto che la fantascienza è uno  dei  generi  letterari che preferisco ma, ahimè, i racconti di  Lovecraft (insieme a quelli  di  Edgard Allan Poe ) mi attirano quanto  ascoltare un sermone in aramaico  antico.

Forse saperlo  vi interessa quanto il problema delle acciughe in Perù, ma ci  tenevo  a precisarlo (e poi il blog è mio quindi….).

Ritornando  al Necronomicon lo stesso  Lovecraft si  meravigliò del  fatto  che i  suoi  lettori fossero  assolutamente certi che il libro  maledetto non fosse una pura invenzione letteraria ma un mistero esoterico  nascosto per secoli.

Anzi, più Lovecraft si  sforzava di dire che il Necronomicon era solo  frutto della sua fantasia, più si  rafforzava nelle persone (credulone) che egli, in questa maniera, volesse creare una sorta di  depistamento della verità.

D’altronde ancora oggi  ci sono persone che  credono  che la Terra sia piatta…

I venditori  di libri  antichi, quelli  con una certa dose di  humour, stettero al  gioco inserendo il Necronomicon nei loro  cataloghi, tra di  loro anche Philip Duchesnes, titolare di una delle librerie antiquarie più famose di  New York,  il quale mise nel 1941 a catalogo il Necronomicon con un prezzo allora astronomico di 900 dollari:  rimase meravigliato  dai numerosissimi acquirenti  che volevano ad ogni  costo il libro, offrendo anche una  cifra  superiore  a quella proposta dall’antiquario.

Il Necronomicon è un pseudobiblia cioè quei  libri  che, pur essendo  citati con tanto  di  titolo ed estratti in opere di saggistica o narrativa, hanno in comune una caratteristica che li  distingue da qualunque altro libro: semplicemente non esistono.

A coniare la definizione di pseudobiblium fu nel 1947 lo scrittore Lyon Sprague de Camp in un articolo pubblicato nel  Saturday Review of Literature,  nel  quale   metteva in risalto come queste opere per la  fama raggiunta fossero in  competizione con i libri realmente esistenti.

Se siete interessati  all’argomento  dei  pseudobiblia e volendo  andare oltre al nozionismo  in stile Wikipedia (che tra l’altro  utilizzo  molto nei link ad argomenti  vari), vi  consiglio  la lettura del  testo Leggere o non leggere (gli pseudobiblia) di Michele Santoro dell’Università di  Bologna (⇒ Pdf ⇐) .

Ma è a  voi,  amanti di racconti  di  spettri, vampiri o lupi mannari che vagano  nella notte alla ricerca di  vittime innocenti (o  che proprio  se la sono  cercata) a voi, dicevo, dedico l’anteprima de I racconti  del Necronomicon 

Buoni brividi. 

Alla prossima! Ciao, ciao………

Cosa fare se il sentiero in discesa è scivoloso? Semplice: continuare a leggere….

Step by step I will go away
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Passo  dopo  passo (si  affronta la discesa) 

Le campanelle dei cavalli, lo  scricchiolio degli  scarponi, il mio  respiro irregolare: vita a piedi  a quota 4500. Passo  dopo  passo, con pazienza, con fatica, seguire la nuda traccia di un sentiero. Il mondo  ridotto  al passo  successivo, e poi allargato all’intero spazio abbracciato  dallo  sguardo. L’oro  del  sole nel  cielo, che riversa nell’aria una luce priva di  calore; neve dura, albedo  elevata

Tratto  dal libro  Le antiche vie di Robert Macfarlane

In questo caso la fatica è in salita verso Velika Planina (1622 metri) in Slovenia
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Quando, però, la nuda traccia di un sentiero diventa  quella scivolosa di una discesa a rompicollo, la poesia del momento  viene irrimediabilmente distrutta  da una sederata che, il più delle volte e specie se è un uomo  a subirla, è accompagnata da imprecazioni di ogni  genere.

D’accordo, noi che siamo  escursioniste esperte sappiamo  che più pressione riusciamo  a scaricare nei punti  di  appoggio minore sarà il rischio  di  scivolare, questo in teoria.

In pratica può capitare che per timore di una scivolata nefasta (non c’è bisogno  di  scalare l’Everest per avere questa sensazione) spostiamo il nostro  busto  all’indietro (e con esso il nostro  baricentro) quindi, conseguenza, la pressione che prima esercitavamo si perde assicurandoci quella sederata di  cui  sopra.

Cosa fare allora?

L’esperienza dice che il modo  migliore di procedere sia quello di piegare leggermente le ginocchia (non inginocchiarsi) con il busto flesso in avanti in modo  che il baricentro resti lì dove deve restare obbligandoci anche a fare passi più corti in rapporto  alla ripidità del  sentiero.

Naturalmente, mentre noi  procediamo  applicando la teoria,  verremo  sorpassati  da qualche adepto  della corsa in montagna (altresì detta Mountain Running) che avrà giusto il tempo di  degnarci  di uno  sguardo  di  sufficienza….in questo  caso  è lecito ricorrere ai  riti  del voodoo  per rimettere le cose nel  giusto ordine

A contraddire tutto  ciò che ho  scritto  fino  adesso sono  gli esperti  (d’altronde io  sono  una semplice escursionista) i  quali  dicono che, in caso  di  ripidi pendii magari in terra battuta, è meglio lasciarsi  andare cercando  dinamicamente i punti  di  appoggio.

Ovviamente il consiglio  è per chi  ha già una certa dimestichezza nella camminata in montagna.

 

libri IN vetrina 

Ho iniziato  con una citazione del libro Le antiche vie di  Robert Macfarlane e mi sembra opportuno  parlando  del  libro in questione:

Se i passi  impressi  sul  sentiero  che stiamo  percorrendo sono la traccia che lasciamo  dietro  di noi, lo stesso  si può dire per le note o  gli appunti che lasciamo  disseminati nelle pagine del  libro  che stiamo  leggendo.

Le mie personali  note su  questo libro ( per altro bellissimo) rientrano  nel  concetto che alcune   parole  lì per lì ti  incuriosiscono, ma se non ne approfondisci  il significato la  vita scorrerà lo stesso  felice.

Ad esempio:

  • Tumo –  Tipo di  yoga tantrico  creato  da Milarepa (quello  praticato  da Sting è un’altra cosa)
  • Metis dal greco e nei meng dal  cinese: conoscenza attraverso l’esperienza (più ne metis…………è tardi, sono  stanca e di  battute migliori  non riesco  a farne
  • Pachinko, solipsismo, psicotrope, mnestica, struttura chiasmica: AIUTO!!!!!!
  • Foot transect: ricercatore che si muove a piedi sul territorio e registra quel che vede dove lo vede (No comment!).
  • Landnamabok (libro degli insediamenti): storia della conquista vichinga dell’Islanda scritta in islandese medievale (un po’ come I Buddenbrook in lingua lappone)
  • Criptocromo: proteina della retina che permette agli uccelli migratori di vedere le linee di forza magnetica percepite come forme più scure o  più chiare, sovrapposte al normale paesaggio visibile guidando, in questa maniera, gli uccelli  verso le loro  destinazioni  prestabilite:  praticamente un TomTom con le ali.

Gli uomini sono animali, e come tutti gli animali anche noi quando ci spostiamo lasciamo impronte: segni di passaggio impressi nella neve, nella sabbia, nel fango, nell’erba, nella rugiada, nella terra, nel muschio. È facile tuttavia dimenticare questa nostra predisposizione naturale, dal momento che oggi i nostri viaggi si svolgono per lo più sull’asfalto e sul cemento, sostanze su cui è difficile imprimere una traccia. Molte regioni hanno ancora le loro antiche vie, che collegano luogo a luogo, che salgono ai valichi o aggirano i monti, che portano alla chiesa o alla cappella, al fiume o al mare”. Robert Macfarlane è l’ultimo, celebrato poeta della natura, erede di una tradizione che da Chaucer fino a Chatwin e Sebald è capace di trasformare una strada in una storia, un sentiero su un altopiano in un viaggio nella memoria. Riallacciando l’ancestrale legame tra narratore e camminatore, Macfarlane compie il gesto più semplice, eppure oggi anche il più radicale: quello di uscire dalla sua casa di Cambridge e iniziare a camminare, a camminare e osservare, a osservare e raccontare. Battendo i sentieri dimenticati di Inghilterra e Scozia, l’antico “Camino” di Santiago, le strade della Palestina costellate di checkpoint e muri di contenimento, gli esoterici tracciati tibetani, Macfarlane riesce, come un autentico sciamano, a far parlare paesaggi resi muti dall’abitudine, a dare voce ai fantasmi che li abitano, a leggere i racconti con cui gli uomini hanno abitato il mondo.

Alla prossima! Ciao, ciao…..


Anteprima del libro Le antiche vie 

 

Ore undici e trentasei minuti

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Esattamente un mese fa, alle  11 e 36 minuti, il ponte Morandi di  Genova crollava uccidendo 43 persone.

Questa mattina la  città si  è fermata per commemorare le vittime e lo  farà ancora tra qualche minuto in piazza De Ferrari.

Anch’io oggi  voglio  ricordare le vittime  senza aggiungere altre parole a quelle già dette e nella certezza che Genova, la nostra città, affronterà anche questa tragedia uscendone più forte di prima.

Caterina 

 

Nella moda e nei fumetti è arrivata l’ora delle donne curvy

La grazia femminile
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Specchio, specchio delle mie brame chi è la più curvy del  reame?

A meno di non trasformarci in una statua di  marmo  e quindi  poste dentro  una teca – a proposito l’immagine di apertura è un particolare della fortezza del   Priamar di  Savona –  dobbiamo  rassegnarci al  fatto  che il tempo giocherà con noi regalandoci  rughe, facendo  si  che alcune parti  del nostro  corpo siano spinte verso il basso  dalla gravità mentre  i capelli, nonostante  le tinture,  irrimediabilmente diventeranno  bianchi (passando prima per il grigio) ecc.ecc….

Naturalmente ciò accadrà quando avremo raggiunto l’età della regina Nefertiti (non che l’imbalsamazione sia una scelta appropriata per restare giovani).

Nel  mentre, saltando  tutto  il blablabla di  cosa fare o non fare per mantenerci in salute, vi  faccio una domanda molto  semplice (ed impertinente): pensate di  essere grasse

Lasciate perdere le  formule come quella  del   Body Mass Index    che sembra ormai  non essere molto  più  attendibile (vedi  l’articolo di  My Personal Trainer….magari  dopo  aver letto il mio  di  articolo) e guardatevi  allo specchio: l’immagine riflessa, se vi  volete molto  bene, sarà sempre quella di una bella, bellissima donna (Specchio, specchio  delle mie brame, chi  è la più bella del  reame?).

A parte questo pizzico  di  adulazione nei  vostri  confronti, (necessario  affinché continuiate nella lettura senza mandarmi  a spigolare, avete notato  che ultimamente alcune modelle non assomigliano  più  a sogliole passate sotto un rullo  compressore ma sono (leggermente) più in carne?

Le modelle oversize (o curvy) sono la nuova tendenza del fashion system, protagoniste di  campagne pubblicitarie in cui  la donna (ri)torna ad essere quella dalle forme generose e morbide, molto  sexy.

Se a qualche maschietto, passato  per caso da queste parti, la cosa non  convince  lo invito  a cercare le immagini relative alla  modella americana  Ashley Graham paladina della campagna contro  la discriminazione del  corpo  femminile.

Anche nei  fumetti  è arrivata l’eroina curvy

Faith Herbert  è il nome del personaggio  creato  dalla  scrittrice Jodi Houser  e pubblicato negli  Stati Uniti  dalla Valiant Comics (in Italia è distribuito  dalla   Star Comics).

Faith  è una blogger di  successo specializzata nel  gossip e fanatica della fantascienza, mentre di notte  diventa    Zephyr la   supereroina che  combatte il crimine attraverso  il   potere della  telecinesi.

La Sony Pictures ha scritturato  la sceneggiatrice Maria Melnik (la stessa di  American  Gods) per adattare il fumetto  ad un film di  cui non si  sa ancora chi sarà l’attrice chiamata ad interpretare Faith, tanto meno l’uscita nelle sale del film.

Potrei  immedesimarmi  nel personaggio, considerando  che anch’io  sono una blogger (non propriamente di  successo… per il momento) a cui  piace molto la fantascienza, ma di notte, anziché calarmi  nei  bassifondi di  Genova, preferisco  starmene a letto a fare i  cruciverba.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Un viaggio al centro della Terra? A Vulcania si può fare (leggere per credere)

L’eruzione di un vulcano vista…attraverso le mie mani
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Prima, però…

Katia e Maurice Krafft
credit: United States Geological Survey

Non posso  parlare di  Vulcania se non prima di ricordare  i  coniugi Katia e Maurice Krafft vulcanologi  di  fama mondiale che, ispirandosi  al libro  di  Jules Verne  Viaggio  al centro  della Terra, avevano pensato  ad un grande parco  tematico  dedicato  esclusivamente alla storia e alla formazione dei  vulcani  e la cui  caratteristica sarebbe stata quella di  svilupparsi non in superficie ma sottoterra.

Si erano  conosciuti all’Università di  Strasburgo seguendo i corsi  di  un altro  grande geologo  e vulcanologo: Haroun Tazieff.

Poi, dopo  un periodo in Italia a seguito  del loro  maestro per studiare l’Etna, inizieranno la loro  avventura nel  mondo  seguendo la ragione della loro  vita, appunto i  vulcani.

Il loro sogno terminerà il 3 giugno  1991 in Giappone quando una colata piroclastica sul monte Unzen li  travolse uccidendoli.

Finalmente Vulcania 

Forse nel sottotitolo non dovevo  usare la parola finalmente perché prima del 2002, l’anno  di inaugurazione del Parco, il progetto  ha dovuto  affrontare la forte opposizione degli  ambientalisti i quali  vedevano in esso il pericolo di uno stravolgimento  ambientale irreparabile, nonostante che il sito  fosse una zona militare e deposito  di  idrocarburi, e in seguito nel primo  periodo  di  attività una perdita finanziaria dovuta ad una sovra – stima dei  visitatori  (oggi i visitatori superano  i   300.000 all’anno e il Parco  è dichiarato Patrimonio  dell’UNESCO).

A volere fortemente la realizzazione di  Vulcania fu l’ex Presidente francese Valéry  Giscard d’Estaing il quale, oltre ad essere rimasto  molto colpito  dal  lavoro dei  coniugi  Krafft, pensò che una simile attrattiva avrebbe portato un beneficio economico  alla regione dell’Auvergne di  cui  era Presidente del  Consiglio  regionale.

Vulcania si  trova a Saint-Ours-les Roches  a 15 chilometri  da Clermont-Ferrand.

Vulcania inappropriatamente viene più volte indicato  come  parco  dei  divertimenti ma è certo  qualcosa di più e la sua visita (anche se divertente) è senz’altro più di un semplice giro in giostra.

Alla prossima! Ciao, ciao….

GAllERIA FOTOGRAFICA

Eva Kant ha 55 anni: auguri alla dark lady dei fumetti

Eva e Diabolik
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Cosa ci  fa Eva con quel tizio in calzamaglia?

Eh si, la domanda è lecita perché lei, Eva Kantdonna intelligente, bellissima e sensuale, ha dovuto  fare coppia con quell’uomo che, girando in calzamaglia nera, è perennemente accigliato, senza un briciolo  di  humour ( neanche quello  nero)  e un po’ presuntuoso.

Da questo  si può dedurre che la mia simpatia per Diabolik è pari  a quella che potrei  avere nei  confronti di un serpente o  di qualunque essere che abbia in dotazione per muoversi più di  quattro  zampe.

D’altronde la  povera Eva non ha colpa per questa convivenza forzata: le sue due mamme ( il ministro per la Famiglia Lorenzo  Fontana se ne deve fare una ragione) creandola hanno  deciso per  il suo  destino.

Le sorelle Angela e Luciana Giussani l’hanno  fatta nascere nel  1962, cioè lo  stesso  anno in cui  papa Giovanni  XXIII scomunicava Fidel Castro (tanto per inquadrare il periodo) come comprimaria nelle gesta delinquenziali del   già citato Diabolik.

Considerando che la sua infanzia non è stata delle più tenere, con un padre, lord Rodolfo  Kant, che non la riconosce come figlia, dando  come ben  servito  alla madre un diamante (madre che in seguito  si  suiciderà) e che verrà ucciso  da suo  fratello il quale, tanto per gradire,  chiederà Eva in orfanotrofio, Eva aveva tutti i crismi per una certa tendenza omicida.

Infatti, quando  anni  dopo essere fuggita dall’orfanotrofio, incontra suo  zio  Anthony in Sudafrica che non la riconosce, anzi  la sposa, troverà il modo  di  vendicarsi  mandando lo  zio-marito nelle fauci di una pantera.

Poi, infine,  entra in scena Diabolik, il quale più che al  diamante da rubare, si è fatto  si è fatto  rubare il cuore dalla bella Eva.

Diabolik, avventura su  avventura, è sempre riuscito  a fuggire dalle manette dell’ispettore Ginko, ma non si  è  mai  accorto di  essere prigioniero (sentimentalmente o meno) di una donna determinata a non farsi sottomettere facendo sembrare solo  di  esserlo.

Quando  Eva entra in scena

Per meglio  dire Eva Kant entra in scena è il titolo del  remake  del  fumetto L’arresto  di  Diabolik (1963)   in cui la dark lady delle sorelle Giussani  per la prima volta…entra in scena rubando  spazio all’uomo  vestito in calzamaglia.

P.S. Dovrei  dire che la sceneggiatura del  nuovo  fumetto  è di Tito  Faraci,  che la prefazione è nientemeno  che di  Concita De Gregorio e magari  aggiungere qualcosa d’altro ma, non avendone voglia, vi  lascio  all’anteprima del libro-fumetto.

Alla prossima! Ciao, ciao……….

Anteprima di Eva Kant entra in scena 

 

L’anello escursionistico del Sassello

…..con i piedi a bagno
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La lentezza

Quando  viaggio  a piedi, a tre chilometri  l’ora, sono nella condizione di  sentire il mio  corpo che funziona e di  capire quello  che avviene fuori  di  me.

Posso osservare, toccare, fiutare, ascoltare il mondo.

Posso  fermarmi  o  ripartire come e quando mi pare; posso  contemplare, riflettere, sentirmi libero.

Conquistare lo  spazio in un tempo  dolce, lento, che non assilla, che non corre.

Riccardo  Carnovalini – brano  tratto da un articolo  per la rivista Airone di luglio 1997

Posso  confermarlo: camminare con lentezza, tutt’ al più seguendo il ritmo  imposto  dalla  camminata nordica, è salutare, per la mente e per il  corpo.

Noi  siamo alpinisti orizzontali, termine tratto  sempre dallo  stesso numero  di  Airone il quale trattava, per l’appunto, di  escursionismo, che sembra fare il paio  con quello di  orizzontalisti coniato  da Enrico  Brizzi per Il sogno  del drago, libro  di  cui  vi  ho  già parlato in precedenza.

Quindi, proseguendo  nella lettura, non mi  resta che augurarvi  un buon cammino  prossimo.

 Sassello:  una  lunga escursione ad anello

Il paese di Sassello può essere raggiunto  con gli  autobus dell’Azienda Trasporti  pubblici di  Savona (ACTS) che partono   dalla stazione ferroviaria.

In auto si  esce al  casello autostradale di  Albisola e, dopo  aver svoltato  a sinistra, si prosegue per la SP 334 del  Giovo

 

Una volta arrivati cerchiamo  piazza Giacomo  Rolla dove possiamo  parcheggiare.

l’anello ha una durata di  sette/otto  ore. Lungo il percorso  non vi  sono  fonti  per cui  è consigliabile riempire prima della partenza le nostre borracce (oppure invocare la pioggia con le danze apposite).

Dalla piazza, una volta entrati  nel  centro  storico  di  Sassello, raggiungiamo  piazza Concezione (sede del  Palazzo  comunale) da qui, seguendo  due triangoli  gialli posti  dalla FIE, inizia il nostro percorso: si prosegue in discesa lungo  via Pozzetto per poi  attraversare il rio  Sbruggia su  di un ponticello (cappella di  san Sebastiano) e,  dopo  aver attraversato un altro  rio,  si prosegue su  di una sterrata che costeggia il rio Renuda. Superato  quest’ultimo rio termina la strada e inizia il percorso all’interno  di un bosco.

Dopo  circa un’ora di  marcia si  giunge al  Colle del Lupetto  (simpatico  come nome, non vi  sembra?) e, dopo mezz’ora al Colle del  Bergnon 

Questo itinerario riguarda la parte più occidentale del Parco  regionale Naturale del Beigua. offre la possibilità di attraversare una notevole varietà di  ambienti e non è infrequente l’incontro con animali  quali  daini  e caprioli.

I ruderi di Casa Bandia
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Dal  Colle di  Bergnon, tralasciando il sentiero  di  sinistra contrassegnato  da tre pallini  gialli  che porta alla cima del monte Avzè, proseguiamo prima in piano e poi  con alcuni  saliscendi fino ad arrivare ai  ruderi  di  Casa Bandia (905 metri  di  quota).

Superata la casa (cioè i suoi  ruderi) passiamo  un ponticello  di legno  sul Fosso della Bandia risalendo  lungo una faggeta fino  ad arrivare al  Colle del  Giancardo (1001 metri  – 2h 30′: i tempi  di percorrenza sono ovviamente soggettivi).

Dal  colle si incrocia il sentiero  dell’Alta Via dei  Monti Liguri che conduce al monte Beigua (segnavia AV).

Noi andremo  nella direzione opposta, cioè a destra lasciando  alle spalle il sentiero che abbiamo percorso i precedenza, iniziando  la discesa verso il Colle del  Giovo  

 

ATTENZIONE: abbiamo  effettuato  l’escursione nel mese di  maggio trovando una discreta parte del  sentiero completamente ostruito  dalla caduta di  alberi  e rami a causa di precedenti  eventi  climatici. Occorre passarci in mezzo con cautela per ritrovare la traccia del percorso.

Dal Colle del  Giovo svoltiamo  a sinistra sulla strada all’incirca per 500 metri (direzione Albisola). Arrivati  all’altezza di un distributore di  benzina ci  troveremo  di  fronte all’albergo  Zunino (ormai  chiuso  da anni) da qui  si  diparte il sentiero Colle del  Giovo – Forte Lodrino – Foresta del  Deiva (segnavia: barra con due pallini gialli).

E’ una vecchia strada militare che, dopo trenta  minuti  di percorso in salita, ci porterà al  bivio  per Forte Lodrino Superiore (essendo la fortificazione chiusa per evidenti motivi  di pericolo dovuti  alla sua fatiscenza, possiamo escludere la deviazione per la visita).

Proseguendo  con numerosi  saliscendi ed entrando  nella Foresta Demaniale del Deiva  si  arriva al Passo Salmaceto.

A questo punto abbiamo la possibilità di  scegliere tra due percorsi che, all’interno  del Parco  del  Deiva, portano  entrambi a Sassello passando per il Castello  Bellavista villa ottocentesca adibita oggi  a contenitore per eventi  culturali.

Castello Bellavista
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I due percorsi sopracitati (entrambi  della lunghezza all’incirca di  cinque chilometri)  formano un anello escursionistico  all’interno  del  Parco  del  Deiva, motivo per ritornarvi scoprendo così la suggestione di un ambiente completamente immerso  nella natura a poca distanza dal  centro  abitato.

Inoltre altri  sentieri  si  dipartono lungo il percorso  ampliando l’offerta per ulteriori escursioni. 

Ancora un’ora di  cammino (in discesa) fino  ad arrivare alla Casa del  Custode oggi  sede del  Corpo  Forestale dello  Stato (o Carabinieri  forestali) all’ingresso  della foresta demaniale. Usciti  dal  cancello  in poco  tempo  arriveremo  al punto  di  partenza di piazza Rolla.

Domani per impegni  non potrò dedicarmi alla scrittura del  blog per cui, già  da adesso,  vi  auguro un felice weekend 

Alla prossima! Ciao, ciao……

Un giorno una lettrice venne scelta da un libro…..

La lettrice
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Quando è il libro  a sceglierti..

E’ proprio  vero: non siamo noi  a scegliere i libri  ma sono  essi  a sceglierci.

Prendi, ad esempio, quel  giorno nella libreria Feltrinelli  di  Biella (cosa mi aveva portato in questa cittadina lo dirò un altra volta) : gironzolavo tra gli  scaffali della narrativa quando adocchiai  casualmente un libro che spuntava di un paio  di  centimetri  rispetto  agli  altri che erano allineati in riga come soldatini.

Lo presi così da poter vedere che l’autore del libro  era tra quelli  da me preferiti (che poi  sono  tanti): Stefano  Benni.

Adesso  dovrei  scrivere sul perché Stefano Benni  è tra i mei  preferiti, ma non lo faccio: vuoi  per pigrizia o magari perché sono gelosa dei miei  pensieri più intimi e……no, è solo per pigrizia.

In ogni  caso Prendiluna (questo è il titolo  del libro  che quel  giorno  nella libreria Feltrinelli  di  Biella mi  ha scelto come sua lettrice) posso  consigliarlo se vogliamo  vivere (solo attraverso la lettura delle sue pagine, s’intende) la spensieratezza che una bella favola ci può regalare.

Senza, però, dimenticare che la vita stessa, con i  suoi momenti no e quelli   invece si,  è pur sempre la nostra favola…..

LIBRINVETRINA

Una notte in una casa nel bosco, un gatto fantasma affida a Prendiluna, una vecchia maestra in pensione, una Missione da cui dipendono le sorti dell’umanità. Dieci Mici devono essere consegnati a dieci Giusti. È vero o è una allucinazione? Da questo momento non saprete mai dove vi trovate, se in un mondo onirico farsesco e imprevedibile, in un incubo Matrioska o un Trisogno profetico, se state vivendo nel delirio di un pazzo o nella crudele realtà dei nostri tempi. Incontrerete personaggi magici, comici, crudeli. Dolcino l’eretico e Michele l’arcangelo, forse creature celesti, forse soltanto due matti scappati da una clinica, che vogliono punire Dio per il dolore che dà al mondo. Un enigmatico killer-diavolo, misteriosamente legato a Michele. Il dio Chiomadoro e la setta degli Annibaliani, con i loro orribili segreti e il loro disegno di potere. E altri vecchi allievi di Prendiluna, Enrico il bello, Clotilde la regina del sex shop, Fiordaliso la geniale matematica. E il dolce fantasma di Margherita, amore di Dolcino, uccisa dalla setta di Chiomadoro. E conosceremo Aiace l’odiatore cibernetico e lo scienziato Cervo Lucano che insegna agli insetti come ereditare la terra. Viaggeremo attraverso il triste rettilario del mondo televisivo, e la gioia dei bambini che sanno giocare al Pallone Invisibile, periferie desolate e tunnel dove si nascondono i dannati della città. Conosceremo Sylvia la gatta poetessa, Jorge il gatto telepatico, Prufrock dalle nove vite, Hamlet il pianista stregone, il commissario Garbuglio che vorrebbe diventare un divo dello schermo e lo psichiatra depresso Felison. Incontreremo l’ultracentenaria suor Scolastica, strega malvagia e insonne in preda ai rimorsi, i Bambini Assassini e i marines seminaristi. Fino all’università Maxonia, dove il sogno diventerà una tragica mortale battaglia e ognuno incontrerà il suo destino, Prendiluna saprà se la Missione è riuscita, l’arcangelo Michele combatterà il suo misterioso fratello-nemico e Dolcino sfiderà Dio nella sua alta torre, per portargli la rabbia degli uomini. E ci sveglieremo alla fine sulla luna, o in riva al mare, o nella dilaniata realtà del nostro presente.

ANTEPRIMA DEL  LIBRO PRENDILUNA

 

Alla prossima! Ciao, ciao………..

Una piccola favola scritta da una giovane Caterina

Cuccioli
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Qualche tempo fa…

…. e cioè quando  ero decisamente più giovane, ma sempre molti  anni  dopo  che la regina Nefertiti passò a guardare le margherite dalla parte delle radici, decisi  di partecipare ad un concorso  letterario indetto  da una rivista femminile di  cui, questa volta e sul serio, tacerò il nome.

Il tema doveva essere una piccola favola: partecipai  e vinsi un orecchino monoboccola a stellina con pendente a forma di luna con brillante.

Quell’orecchino monoboccola a stellina ecc.ecc.  non mi ricordo  più dove sia finito, mentre la favola l’ho ritrovata in una cartella in fondo ad un cassetto.

Siccome oggi proprio non so  che accidente scrivere, vi  regalo questa mia piccola favola (leggendola ricordatevi  che ero un po’ più giovane…)

C’è un cucciolo

C’è un cucciolo  che nella notte si  siede nel  bel  mezzo  di una strada di  campagna…

– Cosa ci  fa lì?

Osserva l’auto  dei  suoi  padroni  che si  allontana…….

-….Ooooh!

Pensa che questo  sia un nuovo  gioco e dimena la coda a tutto  spiano…

FLIP…FLAP…FLIP…FLAP….

Si, esatto, la sua coda fa flip  e flap, ma quando  gli  viene il dubbio di  essere stato  abbandonato la sua coda non fa più flip, non fa più flap…

– Che umanità?

Come? Chi ha parlato?

– Calma, sono  solo un pensiero, adesso  vado  via.

Il cucciolo  quindi  è solo, attorno  ad esso le ombre degli  alberi si  allungano  formando paurose figure

– Ehi, adesso non uscirà per caso  Crudelia per farne un manicotto  della sua pelle?

Ma certo  che no! Oh, ma c’è la luna che dall’alto  osserva tutto: ascoltami  astro lucente….

– Che seccatura! Guarda che questa sera sono  di  traverso e non ho  voglia di  fare da balia a scrittori  e poeti

Ho capito, ho  capito….scusami ….(che antipatica questa luna!)

– Lasciala perdere; guarda piuttosto c’è una lucciola: presto  scrivi  qualcosa per fermarla..

Si, ecco….mi scusi  signora lucciola…

– Dice a me? Guardi  che non sono una di  quelle!

Ma no: lo  vedo. E’ solo  che qui  ho  un cucciolo  che si  è perso  tra le righe…

– Tra le righe? Ma cosa ci  fanno  delle righe in un bosco?

Ha ragione, le righe sono  quelle di un racconto..

– Un racconto? Cielo, potrebbe essere la mia occasione: mi  vuole fare un provino? So  cantare, recitare…

No, signora lucciola, c’è stato un malinteso: io volevo  solo chiederle di  accompagnare questo  cucciolo…ehi, ma dov’è finita

– Si  annoiava ed è andata avanti

Come è andata avanti? C’è la parte della strega nel  bosco e di  come incontra il cucciolo..

– Taglia corto, hai  a disposizione solo  questa pagina.

Ma voi  chi  diavolo  siete?

– Siamo le tue mani  e siamo  stanche di  scrivere!

Va bene, mi sbrigo: allora il cucciolo  è  arrivato  ad una casa abitata da una mamma, un papà, un bambino  e una bambina…e tutti insieme fanno  finire la storia.

– Ma come finisce la storia?

Finisce che…..

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 

Il sapore di quale pane?

Spighe di grano
©caterinAndemme 

Senza pane e senza vino l’amore è nulla (proverbio  francese)

Sono in parte d’accordo  con questo  vecchio  proverbio  francese in quanto essendo praticamente astemia, escludendo una flûte di  campagne o  spumante occasionale, posso  solo  coniugare l’amore con il sapore del pane.

Peccato, però, che il sapore del pane di  oggigiorno ha quello  standard (di  scarsa qualità) del prodotto  venduto  nella grande distribuzione.

Con delle eccezioni, ad esempio  nel supermercato  vicino  casa, di  cui  tacerò il marchio  dicendo  solo  che inizia con una C e termina con una P (con due O nel mezzo),  ho  trovato un tipo  di pane alla segale che fa ricordare il sapore di…di pane, che altro  se no!

La particolarità è che il pane prodotto, distribuito dalla cooperativa Pausa Caffè, esce da una prigione: da tempo, infatti, nella Casa di  reclusione di  san Michele in Alessandria, si è avviato un progetto dove un numero  di reclusi, regolarmente stipendiati e con turni  part-time, si  alternano  davanti  ad un forno a legna  rotante di  cinque metri  di  diametro  (enorme) per sfornare 10 tonnellate al mese  di ottimo  pane biologico.

Un po’ di infarinatura storica 

Tralasciando la storia del pancarrè e cioè se sia stato  commercializzato prima negli Stati Uniti intorno al  1930 oppure sia  nato  a Torino  tempi  addietro (una storia   popolare   collegherebbe il pancarrè  all’ultimo  boia della città sabauda), la storia del primo pane risale a qualche millennio  di  anni  fa.

Infatti, nel 2004, un’equipe di  archeologi  israeliani che stavano  effettuando gli  scavi  di un sito  (Ohalo II), nei pressi  del Lago  di  Tiberiade  , trovarono i resti di una rudimentale macina con residui  di orzo  e grano.

Dalle analisi del  residuo  vegetale si  è stabilito la datazione risalente all’incirca 22.000 anni  fa. Ovviamente non si  trattava del pane come lo  conosciamo  noi oggi, quanto piuttosto  di  focacce di  semi  riscaldate su  di una roccia: un po’ come quando io metto  del pane a grigliare per fare delle bruschette e, dimenticandole sul fuoco, trasforme le fette in puro  carbone.

E’  nell’Egitto  risalente all’11.000 a.C. che possiamo  trovare il primo pane lievitato, qui gli antichi   egiziani  utilizzavano grano, orzo  e farro per produrre il pane attraverso l’utilizzo del lievito  di  birra.

Caratteristiche del pane  

I tipi  di  farina

La farina impiegata può essere integrale, dove crusca e germe non sono separati, con il contenuto (per legge) pari  al 1,60 per cento di  cenere e un’elevata percentuale di  cellulosa, oltre a sali minerali, vitamine ed enzimi.

Di tipo 2 (o  semintegrale), contenente lo 0,95 per cento di  cenere e una più bassa percentuale di cellulosa.

Di tipo 1  con solo l’80 per cento  di  cenere.

Va da se che più la farina viene raffinata, più si impoverisce delle sue proprietà nutritive.

La pasta acida

La lievitazione naturale è quella che richiede più tempo  rispetto  a quella ottenuta tramite lievito  di  birra o chimico.

Essa si fa con la pasta acida (lievito madre) che consiste nel  far fermentare spontaneamente un miscuglio di  farina e acqua integrato  con mosto o miele.

Con questo tipo  di lievitazione la nostra pagnotta cresce grazie alla elevata presenza di fermenti  lattici (del  tutto  simili  a quelli  dello  yogurt) e di lieviti.

Un esperimento  a Milano

Da ieri a Milano, in via Lecco 15  vicino alla stazione Centrale, è aperto il Forno  Collettivo  un progetto per iniziativa dei  proprietari del      Botanical  Club.

Per evitare una spudorata operazione di copia ed incolla vi rimando all’articolo  di  QuiFinanza che spiega molto  bene l’idea a base del progetto.

Per concludere: quanti  tipi  di  pane conoscete?

Pochi, tanti? Alcuni  di essi  sono  stati  con il tempo  dimenticati, per fortuna,  a riempire questa lacuna ci  ha pensato Rita Monastero  con il libro I pani  dimenticati (anteprima alla fine dell’articolo).

Si parte dal Friuli Venezia Giulia, regione che al pane dedica l’omonimo museo con sede a Trieste, in Via del Pane Bianco, e si prosegue toccando tutte le regioni, da nord a sud, da est a ovest per un viaggio culinario alla ricerca dei pani che in pochi ricordano, conoscono e continuano a fare in casa. Un ricettario che racconta piccole grandi storie e svela i segreti celati in tante tipicità italiane. Ricette tradizionali carpite a chi le custodisce, in alcuni casi con varianti per rendere il prodotto più affine ai gusti moderni, anche sostituendo ingredienti che oggi non si trovano facilmente, o non in tutta Italia. 100 ricette, tutte fotografate, raccontano altrettanti pani dimenticati. Non solo quelli classici a base di acqua e farina, ma anche quelli farciti, dolci, e ancora grissini, pizze, focacce, torte dalla consistenza ruvida e dal sapore rustico.

 

Anteprima del libro  I pani  dimenticati 

 

Domani  inizia il weekend:  se vi trovate  a passare da Clavesana nella giornata di  domenica ci possiamo  incontrare perché  sarò li presso lo  stand della nostra amica Rita per la fiera annuale di  artigianato  e altro.

Altrimenti…

Alla prossima! Ciao, ciao…….