Il mistero del lago di Vostok ( ovvero un racconto che è il mio primo esperimento usando Sway)

Indizi naturali
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Piccoli  esperimenti

Sfruttando tutto  ciò che può essermi  di  aiuto per la costruzione e la funzionalità del mio  blog (possibilmente in maniera gratuita),  sto provando  a costruire delle storie utilizzando  servizi come Sway della Microsoft.

La funzione di  Sway è quella di  essere uno  strumento (o App)  finalizzato  alla realizzazione di presentazioni visualmente  accattivanti , dagli  albi  di  fotografie o il racconto di  storie personali  e tanto  altro  ancora, il tutto visibile a chiunque senza limitazioni.

A questo punto non mi resta che indicarvi  questa pagina della Microsoft tutte le informazioni  a riguardo  di  Sway.

Per la mia prima storia (spero  che non sia l’ultima) utilizzando l’app, ho scelto un argomento al limite degli  X-Files (bellissima serie di  fantascienza di  cui  un giorno vorrei parlarne) e cioè: Il mistero del lago  di  Vostok

Mi farebbe piacere se qualcuno  di voi mi dicesse se la cosa può funzionare (grazie).

Domani  inizia un weekend lungo  quindi arrivederci  a lunedì

Alla prossima! Ciao, ciao


Il mio primo  racconto utilizzando Sway 

Odo rumore di catene e gelidi sospiri…è “L’incubo di Hill House”

Quella notte
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L’aldilà 

I fantasmi.

Prendono  forma al  chiaro  di luna,

si  materializzano  nei  sogni.

Ombre. Sagome

di  ciò che non è più

Ellen Hopkins  

Alla domanda se credo  nei  fantasmi la mia risposta è no.

Alla stessa domanda postami in una casa isolata, di notte,  ai margini  del  bosco, con i lupi  che ululano, il vento  che ulula (ulula il vento?), le persiane che scricchiolano come le assi  del pavimento di legno, il rintocco del pendolo  alla mezzanotte, con me unica abitante di  questa casa,  la mia irriducibile razionalità nel negare l’esistenza di  ectoplasmi & C. (quindi  includerei  anche vampiri e lupi mannari) sarebbe alquanto  compromessa.

Questo nulla toglie, però la fascinazione verso l’ignoto, in pratica ciò che spingerebbe ad aprire la porta della casa di  cui  sopra e restarci  almeno una notte perché, e questo è il bello  della fascinazione, ci  hanno  detto che lì si odono rumore di  catene e gelidi  sospiri. 

Per mia fortuna, o sfortuna dipende dai punti  di vista, vivo  in città e tutt’al più mi  devo  solo preoccupare dei  soliti  malviventi in carne ed ossa.

Se proprio devo orripilarmi  ( cioè farmi  venire la pelle d’oca pur non essendo certamente un’oca) basterebbe un qualsiasi  film del genere horror per farlo.

Di  solito  la trama di  questi film è abbastanza scadente (non me ne vogliano  gli  appassionati, compreso il mio lui): stessa situazione (casa solitaria nel  bosco), una donna  (sempre bella) vittima di  sortilegi, un uomo (anch’egli bello ma con lo  sguardo un po’ ebete quando  si  terrorizza)  e tanto, tanto, sangue.

A tutto  questo non mancano  le eccezioni.

The Haunting of Hill House 

Non ascoltando  la vocina che mi  ricordava  che i  panni i panni  da stirare erano appunto  da stirare , ieri  sera ho voluto  dare un’occhiata a questa nuova serie targata Netflix, cioè  The Haunting  of Hill House.

A questo punto, tenendo conto  dei primi  due episodi  della serie che ho  visto, dovrei  dare un giudizio su  di  essa: lo  farò alla fine.

Incomincio  subito  nel  dire che la regia è di Mike Flanagan (Il gioco  di  Gerrald trasposizione cinematografica di un racconto  di  Stephen King: da vedere, anche ad occhi  chiusi) che si è basato sul racconto  omonimo della scrittrice statunitense  Shirley  Jackson (anteprima del libro  a fine articolo).

La locandina di The Haunting of Hill House

Nella versione di  Flanagan si parte dall’estate del 1980 quando la famiglia Crain, genitori  architetti e cinque figli tra maschi  e femmine (praticamente una tribù) si  trasferisce ad Hill House per un lavoro  di  ristrutturazione della casa.

La casa rientra nello  standard dei  film dell’orrore: antica, con mille stanze e posta in un luogo solitario (oltre al  fatto  che  i  custodi si  guardano bene   dal  dormirvi di notte).

Finché una notte il padre prende i  suoi  figli  e fugge dalla casa lasciando  la moglie in preda a quello  che vedrò nelle prossime puntate.

Lo farò perché è un racconto  diverso  dal solito splatter di  genere, perché i personaggi  sono ben  delineati e la trama, pur con continui  salti  temporali da quell’estate del 1980 ai  giorni  nostri, non genera confusione ma, anzi, intriga sempre di più.

 

Il libro: L’incubo  di  Hill House di  Shirley Jackson 

Sono cosciente del fatto  che la mia recensione è stata molto  stringata, dopotutto basta fare una ricerca in rete per avere un quadro  completo  della serie.

Piuttosto  vorrei parlarvi  del libro  che inizia così (parole riprese anche all’inizio nella versione filmica (filmica…si  dice?).

Nessun organismo  vivente può mantenersi  a lungo  sano  di  mente in condizioni  di  assoluta realtà; persino  le allodole e le cavallette sognano, a detta di  alcuni.

Hill House che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno  al  buio; si  ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto  continuare per altri ottanta.

E’ indubbio  che già dall’introduzione al  romanzo  ci troviamo  a leggere un’opera che si pone ai  vertici  della narrativa gotica, tanto  da essere preso come fonte di ispirazione da altri  scrittori, uno  fra tutti  Stephen King.

Shirley Jackson scrisse L’incubo  di  Hill House nel 1959 (lei  morì l’8agosto 1965, all’età di  quarantotto anni, per un arresto  cardiaco  durante il sonno).

Come in   quasi  tutte le sue opere, anche ne L’incubo  di  Hill House  si intravede il tema della ribellione verso la condizione femminile di  allora che voleva la donna relegata ai  ruoli  classici  di  madre e casalinga e niente altro, oltre che l’espressione del  suo  personale disagio  per aver avuto un rapporto pessimo  con la madre.

Infatti  nella trama de L’incubo  di  Hill House:

Eleanor Vance è una donna la cui  vita scorre monotona e senza stimoli, per questo sente in se il desiderio di  rompere quella tristezza che l’accompagna da tempo.

L’occasione le viene data dal professor John Montague, studioso  di  fenomeni paranormali, che l’invita, insieme ad un gruppo  di  altre persone con determinate abilità psichiche (ma non sono eroi  della Marvel) ad un progetto  che include la permanenza in una casa infestata da presenze ultraterrene: Hill House.

Eleanor, mano  a mano che si  addentra nei  misteri  di  Hill House, verrà psicologicamente tormentata dall’entità demoniaca lì presente, fino  all’inevitabile tragica conclusione e cioè la sua morte.

Nel 1999 il regista Jan de Bont diresse The Hauting (interpreti Liam Neeson, Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson) tratto  dal libro  Shirley Jackson  ma che non ebbe un buon giudizio  di  critica cinematografica..

Ho visto  recentemente, sempre su  NetflixThe Haunting: sinceramente mi  è sembrato  un onesto  film di  genere horror, forse l’unico  appunto  è per certi  effetti  speciali che, visti  con la tecnologia di  oggi, risultano  essere alquanto  ridicoli.

Il film di Jan de Bont è stato il remake del  film omonimo (in italiano  Gli invasati) diretto  da Robert Wise (interpreti Julie Harry, Claire Bloom, Richard Johnson): dal trailer si può vedere come   gli  effetti  speciali vengono  sostituiti  da una sapiente costruzione scenica che coglie pienamente la fascinazione verso l’indicibile e il mistero.

Tra l’altro , guardando il trailer, ho visto  alcuni riferimenti  nella serie Netflix e cioè la scala a chiocciola e la scena in cui  le due donne sono impaurite dai  colpi  provenienti  dietro  ad una porta chiusa.

Cosa ne dite, questa sera dormiamo  con la luce accesa?

Alla prossima! Ciao, ciao……………


Anteprima del  libro L’incubo  di  Hill House 

Mädchen in uniform: il primo bacio tra due donne in celluloide nella Germania del 1931

La genesi di una donna
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L’indiscreta

Se una vostra amica o semplice conoscente vi  dicesse che vi  ama e che farebbe volentieri  sesso con  voi, quale sarebbe la vostra reazione?

A) Improvvisamente vi  siete ricordate che dovete prendere i  bambini  a scuola anche se sono le dieci  di  sera e voi  non avete figli

B) L’ipotesi  di  fare l’amore con un altra donna è per voi la stessa che cavalcare un dromedario per le vie del  centro  di  Milano

C) Ci  fate un pensierino (e basta)

D)  L’unica domanda che vi  viene in mente da fare  è: << A casa tua, oppure da me? Magari in albergo?>>

In effetti  ci  sarebbe poco  da scherzare in quanto i pregiudizi  sono  ancora lì a dirci quanta strada dobbiamo  ancora fare affinché venga accettata  una concezione diversa di vivere un affetto   che non sia solo  eterosessuale.

D’altronde, con un ministro  della Famiglia che, oltre che prendersela con tutto il mondo  LGBT , vaneggia  affermando che i migranti diluiscono la nostra identità, è fuori da ogni  dubbio che la lotta per i pari  diritti è ancora lontana da concludersi.

Detto questo…

Mädchen in Uniform: il tema dell’amore lesbico nel 1931

Nella Germania del 1931, quindi due anni prima dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, nelle sale cinematografiche si proiettava Mädchen in uniform (Ragazze in uniformediretto  dalla regista Leontine Sagan e tratto  dal libro omonimo della scrittrice ungherese Christa Winsloe.

La pellicola è incentrata su di una ragazza dal  carattere ribelle, Manuela, che verrà costretta per questo alla disciplina in un collegio  femminile a Postdam.

In questo  ambiente conoscerà l’amore per una sua insegnante che,  a differenza delle altre colleghe, usa con le ragazze modi più gentili:  Manuela, travisando il suo  sentimento, confesserà pubblicamente il suo  amore con la conseguenza tragica di uno  scandalo.

In effetti Mädchen in Uniform è considerato  come essere il primo  film a tema lesbico  della storia del cinema, senza dimenticare che la stessa autrice del libro  Christa Winsloe, non nascondendo il suo  essere lesbica, nei  propri  romanzi  non aveva timore di  parlare di  rapporti  di  amore al  femminile.

Il film, pur avendo  avuto un buon successo, non scampò alla censura nazista la quale,  dietro al  fatto  che si parlasse di  lesbismo, aveva come obiettivo principale  quello di  colpire sia Leontine Sagan che gli altri  appartenenti  alla troupe tutti  di origine ebraica.

La stessa attrice Hertha Thiele, che interpretava il ruolo  di Manuela, pur non essendo  ebrea ma profondamente antinazista, dovette fuggire in Svizzera nel 1937 trovando impiego  come assistente in una clinica psichiatrica (tornerà  a lavorare per il teatro  e la televisione alla fine delle guerra).

Non fu  solo il regime dispotico  come quello  nazista a censurare Mädchen in Uniform perché  nel 1932  la censura americana si oppose alla sua programmazione e, solo  in un secondo  tempo, grazie all’intervento  di Eleanor Roosevelt, la pellicola ebbe il nullaosta, anche se con alcuni  tagli  nelle scene considerate più osé.

Nel 1958 Ragazze in uniforme  ebbe una nuova versione per la regia di Gèza von Radvànyi

Nel 2006 la regista americana Katherine Brooks  utilizzò Ragazze in uniforme come base per la sceneggiatura del  film Loving Annabelle.

Al termine la scena del  bacio nel  film Mädchen in uniform (…è solo un bacio  innocente)

Alla prossima! Ciao, ciao….. 


Una ragazza del 1930: Betty Boop

Betty Boop
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Chi  è la più sexy nel  reame di  Cartoonia?   

Va bene, so  già che qualche maschietto  che bazzica da queste parti ha in mente la Valentina di  Guido  Crepaxoppure le figure femminili  (molto  erotizzate)   di un altro famoso  fumettista italiano e cioè Milo Manara.

Nel  regno  di  Cartoonia, però, il modello è un altro: vi  ricordate, ad esempio, di  Jessica Rabbit sensualissima compagna e partner del  coniglio  Roger nel  film Chi ha incastrato  Roger Rabbit?

Forse, oltre che alle sue forme, lei  viene ricordata anche per una sua celebre frase: <<Io non sono  cattiva, è che mi disegnano  così>>.

Ebbene, oggi non vi  parlerò di  Jessica Rabbit.

Piuttosto di un’altra ragazza (disegnata) che ha compiuto, più o  meno, ottantotto anni:  Betty Boop.

Una ragazza di ottantotto anni 

Lontana anni luce da qualunque altra starlette dei  fumetti moderni (comunque la nostra Jessica ha trent’anni  e non è più una ragazzina) Betty Boop nasce con le sembianze di un barboncina.

La sua prima apparizione, infatti,  risale al 9 agosto  1930 nel cortometraggio Dizzy Dishes (il video  è  alla fine dell’articolo) dove, appunto, viene  raffigurata come una barboncina.

Due anni  dopo,  quindi nel 1932, viene ridisegnata da Max Fleischer per il cortometraggio Bamboo Isle (anche questo  visibile a fine articolo) che, per il personaggio  di  Betty Boop, fu il trampolino  di  lancio, dovuto anche al  fatto che la trasformazione non riguarda solo la figura ma anche i tratti psicologici e sessuali (difficile crederlo  se non si  contestualizza nel periodo  degli anni ’30) quindi  il target  del pubblico  non è più quello infantile ma decisamente quello più adulto.

Un esempio di  questa trasformazione è  nell’ennesimo  cortometraggio Minnie the Moocher di Dave Fleischer  (anche questo  visibile alla fine, poi  non ditemi  che non vi  voglio  bene..) dove l’adolescente Betty Boopribellandosi  all’autorità dei  genitori, fugge nella notte affrontando mille pericoli  (spettri  compresi): il tutto  commentato  dalle note del  celebre ed omonimo brano  di Cab Callowey  (ripreso  anche nel  film The Blues Brothers diretto  da John Landis nel 1980).

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…. 


Al  cinema….

 



E’ tempo di dire “Good night, and good luck”?

Ecate
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Perché  questo  titolo?

La locandina del film

 

Considerando il momento  difficile che vive oggi  l’Italia verrebbe appunto  da dire Good Night and Good luck al momento di  andare a dormire, sperando  che il giorno  dopo non sia peggio di  quello passato.

Non essendo assolutamente   affetta dalla sindrome di Cassandra, anzi  la mia natura mi porta ad essere ottimista nonostante tutto, il titolo dell’articolo è riferito al  bellissimo  film, appunto Good night, and good luck, diretto  da George Clooney  nel 2005.

Vi  consiglio, se non lo avete già visto (ma rivederlo non uccide nessuno), di  cercarlo al meno in DVD perché temo che Netflix & C.  non lo abbiano in catalogo.

Non avendo  voglia di  elencare i nomi  degli interpreti, degli sceneggiatori, costumisti, addetti  alle pulizie  e blablabla ,   in questa pagina potete soddisfare ogni  vostra curiosità riguardo  al  film.

Adesso  vi annoierò un po’ parlando  del  maccartismo  (che poi è il tema del film) 

Con il  maccartismo, all’inizio  degli  anni ’50 negli  Stati Uniti, si  apre quel periodo  storico  connotato da una feroce caccia alle streghe, come ebbe a dire  il drammaturgo Arthur Miller, contro  cittadini di ogni  ceto  sociale in odore di  comunismo oppure semplicemente sospettati  di  avere simpatie socialiste.

Joseph McCarthy, senatore repubblicano  del  Wisconsin dal 1946 al 1954, fu il promotore di  questa violenta campagna chiamata, appunto, maccartismo che ebbe inizio  ancora prima degli  anni ’50, cioè quando l’URSS il 29 agosto 1949 fece esplodere la sua prima bomba atomica (con la sigla RDS – 1 ma conosciuta con il nome di Pervaja molnija (in italiano  primo  raggio)  togliendo  agli  Stati Uniti  la supremazia  nel possesso  delle armi  atomiche e diventando conseguentemente una minaccia alla sicurezza nazionale.

A seguito  di  questo, nel  settembre del 1950 viene approvato l’Internal Security  Act  che rendeva legali le indagini  (e persecuzioni) contro  coloro  che erano sospettati  di  filocomunismo:  Joseph McCarthy, essendo presidente della Commissione per le attività  antiamericane, si  valse di  questa legge per mettere sotto  accusa funzionari  governativi, docenti, giornalisti, sindacalisti, esponenti  culturali.

Dietro  l’accusa di  attività antiamericane, basate su prove inconsistenti o addirittura false,  vennero  distrutte le carriere di migliaia di persone, se non addirittura la loro morte come accadde ai  coniugi  Rosenberg, fisici  atomici  di  origine ebrea  i quali, accusati di  aver rivelato  all’URSS i piani  segreti  per la costruzione di  ordigni  nucleari, nel giugno  del 1953 furono giustiziati nonostante il fatto  che si proclamavano innocenti  e che le prove della loro  colpevolezza fossero molto labili.

Nello  stesso  anno  Milo Radulovich, pilota della Marina,  sospettato  di  essere comunista verrà  radiato  dall’esercito senza nessun processo.

Ed è a questo punto  che entra in scena Edward R. Murrow giornalista ed anchorman della CBS: egli utilizzò la vicenda del pilota per un inchiesta che di  fatto metteva in dubbio  l’operato  di  McCarthy.

A sua volta il senatore repubblicano accusò il giornalista ed il suo  staff di  essere comunisti: questo ingenerò uno  scontro basato su  altre inchieste che misero in cattiva luce il maccartismo  ed il suo  fautore (assomiglia un po’  all’affondo  dato  da  Di Maio  contro  la carta stampata…piccola (mia) nota polemica).

La caduta di McCarthy si  ebbe, però, solo  quando  questi  attaccò direttamente i  vertici  delle forze armate: a questo punto per il presidente Eisenhower non restò che mettere sotto inchiesta i metodi  da inquisizione del  senatore.

Nel 1955 Joseph McCarthy fu  espulso  dal partito  repubblicano  e condannato per gli  abusi  commessi  durante il suo mandato.

Una piccola curiosità prima di  concludere

La frase Good night and good luck è presa da una citazione del  Giulio  Cesare di  William Shakespeare e cioè:

<<La colpa, caro  Bruto, non è nelle nostre stelle ma in noi stessi. Buonanotte e buona fortuna>>.

Alla prossima! Ciao, ciao…


La citazione del  Giulio  Cesare  nel  film 

 

Il Santuario di Oropa tra fede e (piccoli) misteri esoterici

Santuario di Oropa – vista  parziale
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Santuario di  Oropa: un hospitale a cinque stelle

La prima volta che arrivai  al Santuario  di  Oropa ne rimasi alquanto  sconcertata questo  perché viaggiando  al  buio, nel  senso di non averne mai  visto  neanche un’immagine, le sue dimensioni mi fecero pronunciare quel proverbiale WOW! che sintetizza uno  stato  di meraviglia mista ad incredulità.

Insomma, pensavo  a un santuario montano (in fin dei  conti ci  troviamo  a 1.180 metri  di  altezza) di modeste proporzioni raccolto tra i monti e non una gigantesca fabbrica di  fede.

Con il tempo, ed una frequentazione maggiore (più come escursionista che pellegrina) ho imparato ad apprezzare la pace di  quel luogo  dopo  una certa ora verso  sera, quando il numero  di  turisti si  riduce drasticamente e rimane solo chi è ospite del Santuario.

Non è una cella monastica
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Nel  sottotitolo ho accennato al  fatto  che il Santuario si merita un cinque stelle per quanto  riguarda la sistemazione alberghiera che può arrivare anche ad ospitare fino  a 700 persone tra ostelli per gruppi organizzati  e vere e proprie camere d’albergo: non lasciatevi ingannare dalla foto a lato, perché  dietro  quella porta vi è una suite  con tutti i confort per un piacevole soggiorno.

Per quanto  riguarda la ristorazione c’è solo l’imbarazzo  della scelta tra bar e ristoranti di  buona qualità.

Naturalmente non mancano  botteghe per la vendita di  souvenirs ed altro.

Piccola storia del  santuario  di  Oropa 

E’ la meta di pellegrinaggio  più famosa nel  biellese ma anche il punto  di partenza per molte escursioni da quelle più facili  a quelle più impegnative (prossimamente ne parlerò con un articolo  dedicato all’itinerario  che collega il Santuario  di  Oropa a quello  di  San Giovanni d’Adorno).

Secondo la tradizione la sua origine risale al IV secolo, quando  sant’Eusebio, vescovo  di  Vercelli, si  sarebbe rifugiato in queste montagne per sfuggire alle persecuzioni  contro  i cristiani.

Egli  avrebbe portato  con se una statua lignea raffigurante una Madonna nera che, nella leggenda,  si  vorrebbe opera dell’evangelista Luca ma in realtà risalente al XII secolo e di  scuola valdostana.

La galleria con gli ex-voto (e una pellegrina che cerca la propria stanza)
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La statua venne posta da Eusebio su di un masso  erratico  dove, successivamente, venne costruito un piccolo  tempio che si ingrandirà nel  tempo  fino ad arrivare alle forme attuali all’inizio  del  Seicento: la Basilica Antica venne costruita per un voto  dei  cittadini  di  Biella fatto  durante la pestilenza del 1599, in seguito si  avviò la costruzione delle cappelle del Sacro Monte che terminò nel 1744.

A riprova della venerazione del luogo  vi sono  gallerie   stracolme di  ex – voto le quali, oltre che essere testimonianza religiosa, sono fonte di  ricerche storiche ed antropologiche (personalmente mi mettono  addosso una certa ansia mista a tristezza, sempre nel  rispetto di  chi ha fede nei miracoli).

 

Prima di  concludere guardate questa foto:  

 

La svastica in questo caso non è il simbolo del nazismo.
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Prima di  concludere con una piccola galleria fotografica, vorrei condurvi  in un piccolo  mistero  che riguarda l’aspetto  esoterico incentrato in un piccolo  tempio a monte del  santuario.

 Non c’è nulla di particolare nella costruzione, anzi  si può dire che, architettonicamente parlando, è piuttosto povera se non insignificante,

Sennonché, ponendosi  di  fronte ad essa, appare in alto uno  dei  simboli  più odiati nella storia moderna e cioè la svastica.  

Ma non lasciamoci ingannare: prima che i nazisti  ne fecero  simbolo della loro  dittatura (in questo  caso con i bracci  della croce uncinata rovesciati) la svastica era un simbolo  esoterico utilizzato  anche nella Società Teosofica fondata nel 1875 a New York da Helene Blavatsky.

Se amiamo  i misteri non c’è bisogno  di andare fino  a New York, perché c’è un filo  che lega il tempietto (quindi il simbolo  della svastica) a Rosazza a pochi  chilometri  dal Santuario  di Oropa, al  Gran Maestro  Venerabile della massoneria biellese ( e membro  della Giovine Italia di  Mazzini) Federico Rosazza Pistolet.

Dai  che siete incuriosite!

Siccome non amo  fare i copia-incolla da altri  siti (e non mi piace, a mia volta, essere copiata-incollata) vi  rimando  a questa pagina per saperne di più.

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao……


 

Galleria fotografica (click per ingrandire…so  che lo  sapete già) 

Le sfere di fuoco tra scienza e fantascienza in 4 brevissimi paragrafi

UFO
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Paragrafo 1°: la fantascienza

 

 

Nel 1954 la Mondadori  pubblicò nella sua collana di  fantascienza Urania il romanzo Sfere di  fuoco di Erik van Lihn uno dei  tanti pseudonimi  di Ramon Felipe San Juan Mario Silvio Enrico Smith Heathcourt-Brace Sierra y Alvarez-Del Rey y De Los Huerdes meglio  conosciuto come Lester del  Rey.

In questo  romanzo (di  cui  ho una copia che non cederò mai e poi mai…beh,  se fate un’offerta generosa…….) la colonia terrestre su  Mercurio  deve fare i  conti con le tempeste magnetiche del  Sole che formano delle sfere di  fuoco: una di  esse è un’entità dotata di intelligenza propria.

Fine del primo paragrafo

 

 

 

 

Paragrafo 2°: i racconti mitici 

Sembra che ogni  anno in Cambogia, sulle rive del  fiume Mekong ad ottobre, misteriose sfere di  fuoco si  alzano dalla superficie del  fiume salgono  verso il cielo  notturno  e quindi  scompaiono dalla vista.

La popolazione locale le chiamano bung fay paya nak  e sono le emanazioni  dei leggendari uomini  serpenti: i naga

Fine del  secondo  paragrafo 

 

Paragrafo 3°: quello  che dice la scienza

Per la scienza nella categoria delle sfere di  fuoco vanno  comprese i fulmini  globulari , i fuochi  fatui e altri  fenomeni  simili che appaiono in determinate circostanze, tra questi, ad esempio, quelle che noi  donne emaniamo per incenerire la mano  di  certi uomini  che, su  di un mezzo pubblico  affollato, sfiorano  con nonchalance  il nostro posteriore (o  lato B se preferite).

Comunque la scienza dice che:

Alcune sfere di fuoco sembrano essere il prodotto di organismi viventi. Il decadimento della materia organica, ad esempio, nelle paludi e in altre zone umide  porta al rilascio di gas contenenti metano e fosforo, come la fosfina, i quali possono incendiarsi spontaneamente dopo aver incontrato ossigeno nell’ atmosfera, producendo una luce tremolante sospesa a mezz’ aria. Alcuni fenomeni  sono di origine elettrica come può esserlo   una scintilla all’ interno del terreno durante un terremoto: in questo  caso  le rocce sollecitate rilasciano un flusso di elettroni in superficie dove, interagendo con l’ aria, producono lampi di luce.

Fine del  terzo paragrafo

 

Paragrafo 4°: i fulmini  globulari

Rappresentazione di un fulmine globulare in una illustrazione del XX secolo

La loro forma è perfettamente sferica e con  diametro  è variabile. Il loro  movimento può essere rapido e casuale oppure, al  contrario, rimangono  ferme nel  cielo.

La cronaca parla anche di  casi in cui il fulmine globulare entrato  in  una stanza ha ucciso lo sventurato occupante, oppure di  fulmini globulari  passeggiare lungo  la corsia di un aereo in volo (il riferimento  è ciò che l’astronomo Roger Jennison ebbe come esperienza  nel 1963 durante  un volo  notturno).

La risposta al quesito  di cosa siano in effetti i  fulmini globulari è varia (in alcuni  casi  bizzarra): micro  buchi neri, particelle calde di  silicio e blablabla 

Lo scienziato  cinese H.C. Wu, dell’Università di  Zhejiang, prendendo  spunto dall’ipotesi che le sfere potrebbe essere formate da radiazioni  a microonde, ipotizzò che:

Le microonde nascono  da un gruppo di  elettroni accelerati ad una velocità che si  avvicina a quella della luce.

Questo  avviene quando la terra è colpita da n fulmine ; in particolare gli  elettroni  sono accelerati  dal  forte campo  magnetico creato  come quando un canale di  elettroni  si muove gradualmente dalla base di una nuvola verso il suolo, appena prima del flash luminoso e cioè del  fulmine .

nella parte del fulmine che raggiunge  il  suolo, prosegue Wu, si può produrre un gruppo  di  elettroni relativistici, che a loro volta emettono  intense radiazioni a microonde.

Indipendentemente dalla fonte, le microonde atmosferiche producono  plasma caricando l’aria circostante .

La radiazione esercita una pressione sufficiente a spingere il plasma verso l’esterno in una bolla che noi  vediamo come un fulmine sferico.

Le microonde intrappolate all’interno  continuano a generare plasma e quindi a mantenere in vita la bolla per la sua breve durata.

Il fulmine, alla fine, sbiadisce appena la radiazione trattenuta all’interno  della bolla viene dissipata.

In caso  contrario la bolla si  rompe causando un’esplosione.

Semplice come bere un bicchiere d’acqua (???) 

La presenza di microonde e plasma  come componenti  del  fulmine globulare ne spiega alcune proprietà, per esempio quella di  attraversare i  vetri  delle finestre, creare un rumore udibile all’orecchio  umano e generare ozono.

Questo, sempre secondo  la teoria dello scienziato  cinese,  spiegherebbe come un fulmine globulare può entrare anche nella cabina di un aereo: gli  elettroni  ne attraversano il guscio metallico  dopo  essere stati  accelerati dall’energia prodotta da un fulmine.

Fine del 4° paragrafo

 

….ma adesso  cosa preparo  per cena?

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Consigli di lettura per le mamme da una donna che mamma non è

She walks in the rain but is no longer alone
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Ma quanto  siamo infelici 

Il World happiness report ogni  anno misura la felicità globale nel mondo considerando  anche il fenomeno  dell’immigrazione tra i  Paesi.

Sono stati esaminate 156 nazioni e la tra le prime quattro figurano (in ordine decrescente) Finlandia, Norvegia, Danimarca e Islanda.

Per trovare dove è posizionata l’Italia dobbiamo  scendere in basso  fino  al 47°  posto dietro  alla Thailandia e prima dell’Equador.

Il Pdf ⇐  è a vostra disposizione se siete interessate alla lettura dell’intero  report (molto poderoso  e in lingua inglese).

Adesso  qualche pignolo potrebbe farsi  avanti dicendo  che in queste isole felici della nostra Europa il  tasso  di  suicidi tra la popolazione è piuttosto  rilevante, sarà anche vero ma la questione alla fine si  riduce a dati  statistici oppure a tesi scientifiche tutte da provare (sembra, in quest’ultimo  caso, che c’entri molto la questione della scarsità di luce solare nel periodo  invernale).

Suicidi  a parte, è da invidiare il loro modello  di  società felice?

Personalmente, pur mantenendo la mia italianità, posso   dire di  esserne attratta considerando alcuni  parametri  fondamentali di questo stile di vita.

Uno per tutti: l’empatia, ad esempio, che oggigiorno  sembra essere merce rara.

Il  metodo  danese per l’educazione dei  figli

Lo ammetto: sono  stata piuttosto prolissa prima di scrivere quello  che è il contenuto principale del post di oggi, cioè Il nuovo  metodo  danese per educare i  bambini dalla giornalista  Jessica Joelle Alexander   (anteprima alla fine dell’articolo).

Alcune mamme, molto probabilmente, si  sentiranno  già navigate nel  loro  mestiere di  genitore da poter pensare che sia superfluo leggere un libro che parla di  educazione di  bambini, per giunta  danesi:  ma non è così perché il libro non vuole dare consigli, ma parla, appunto, di un metodo  che può essere applicato a bambini  italiani, kenioti, magari  marziani.

<<Ma tu non hai  figli quindi  non puoi  capire >>: questa di  solito  è la frase bavaglio che alcune mamme, non tutte ovviamente, utilizzano  quando a parlare di educazione di  figli è una donna che figli non ha.

A parte che non avere figli può essere una libera scelta, nulla impedisce ad una persona di  parlare di  educazione in senso generale o in quello particolare riguardante i  bambini.

D’altronde esempi di  maleducazione proprio fra i più piccoli è indice che l’adulto (genitore) è un po’ latitante nel  dare le indicazioni  basilari per la vita futura della propria progenie.

Piccolo  sfogo  della zia Caterina


Perché i bambini danesi sono così educati e felici? Non fanno bizze, sono sereni e i loro risultati scolastici sono eccellenti. Un congedo di maternità più lungo e un reddito pro capite alto contribuiscono a formare genitori meno stressati, ma siamo sicuri che la questione possa essere liquidata così facilmente? La verità è che il modello educativo di alcuni Paesi sembra essere fermo da decenni, e ci troviamo a confrontarci, a scuola e in famiglia, con strumenti appartenuti ai nostri nonni, incapaci di far fronte a problemi tipici del nostro tempo, come l’eccessiva competitività o il bullismo. Desideriamo preservare i bambini dall’ansia e dallo stress, ma spesso otteniamo l’effetto contrario, trasmettendo paure che rendono difficile un sano cammino verso l’autonomia. In questo libro Jessica Joelle Alexander ci apre le porte di scuole e abitazioni danesi. Senza mitizzare il modello del Paese più felice del mondo, ci invita, con esempi, confronti e suggerimenti, a percorrere una nuova strada per accompagnare i nostri figli e diventare grandi, e felici, insieme.

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro Il nuovo  metodo  danese per educare i  bambini

 

Château – Queyras….che altro?

The magical castle that flew in the blue of the sky
©caterinAndemme

Segnavia

La giovane contadina
©caterinAndemme

 

 

Vestendo gli agresti  panni  di una giovane contadina (…si prega di non fare dell’ironia sulla foto  stessa ma, soprattutto, sull’aggettivo  giovane che mi  sono  attribuita), vi invito  nel  seguirmi in questa visita virtuale di Château Queyras.

Intanto  dove ci troviamo?

Ovviamente in Francia ed  altrettanto ovviamente nella regione del  Queyras (dipartimento  delle Hautes-Alpes)  che dall’Italia  si  può raggiungere sia dal  Colle dell’Agnello (il secondo  valico  automobilistico più alto  in Italia con i  suoi 2.748 metri  e il 15 per cento  di pendenza) oppure dal Colle della Maddalena (1.996 metri).

 

La storia in poche parole

 

Château Queyras ©caterinAndemme

Posta in posizione dominante la fortezza domina a sud la stretta forra dove scorre   il  Guil  (affluente di  sinistra della Durance) –  non è raro  vedere canoisti cimentarsi nelle turbinose acque del  fiume, come arrampicatori che risalgono  la rupe con in cima il castello – la prima testimonianza scritta riguardante Chateau Queyras si  avrà nel 1260.

Nel  XVI secolo, durante le guerre di  religione francesi, il nobile di  fede protestante François de Bonne de Lesdiguiéres  conquistò il castello uccidendone il castellano e vessando la popolazione cattolica del luogo  (lo  stesso Françoise de Bonneecc.ecc. nel 1622 si  convertì al  cattolicesimo  con un abiura solenne).

Nel 1633 Château  Queyras rischiò di  essere abbattuto in quanto re Luigi XIII di  Borbone pensava che esso potesse essere riconquistato  dai protestanti, ma ebbe un ripensamento  annullando, quindi, la sua decisione iniziale.

In effetti, nell’agosto  del 1692, le truppe protestanti inglesi e quelle del  Ducato  di  Savoia,  dopo un assedio  durato  alcuni  giorni, conquistarono il forte.

Nel 1700 l’ingegnere militare Sèbastien Le Prest de Vauban(dalla lunghezza del nome si  capisce che anch’egli  era un nobile) ne completò la cinta muraria del lato  nord-est.

Capolinea 

A mio  parere il Queyras rimane una delle regioni  francesi più belle da visitare, sia dal punto  di  vista naturalistico che culturale e Château Queyras a buon diritto  rientra in questi  percorsi  di  conoscenza.

Si  vede molto che ho  fretta di  terminare l’articolo?

Alla prossima! Ciao, ciao………….


Galleria fotografica

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Tom’s Diner ovvero il primo mp3 non si scorda mai

Tom’s Diner
©caterinAndemme

La solitudine di una bustina di  zucchero

AutomatEdward Hopper (1927)

Sono seduta di mattina
alla tavola calda all’angolo
Sto aspettando al bancone
che l’uomo mi versi il latte
E mi riempie solo metà bicchiere
E prima ch’io possa ribattere
guarda fuori dalla finestra
qualcuno che sta entrando
‘È sempre bello vederti’
dice l’uomo dietro al bancone
alla donna che è appena entrata
Lei scuote il suo ombrello
E mi giro dall’altra parte

Qualche mattina al bar, per raggiungere la mia dose quotidiana di  zucchero in bustina (il caffè amaro proprio no) mi  può capitare di  dover sgomitare  con il mio  vicino  di  bancone (di  solito  delle dimensioni di un grizzly) ed è solo  in quei momenti che invidio la solitudine della ragazza ritratta nel  quadro  di Edward Hopper.

Non è certo per parlare delle mie vicissitudini quotidiane da pendolare (casa – treno  – bar (il primo  caffè della giornata) – ufficio – treno – casa….uff!!!quanto piuttosto (è giusto  scrivere quanto piuttosto?) dell’associazione che mi sono  ritrovata a fare tra il quadro di  Hopper ed il testo della canzone Tom’s diner di  Suzanne Vega 

Il primo mp3

Voi che siete espertissime di musica (immagino  che abbiate subito  riconosciuto il testo iniziale del post) senz’altro  sapete che per testare il primo  mp3 si  è data la preferenza a Tom’s diner.

Per tutti  gli  altri, cioè quelli che amano  la musica, ma non per questo ne sono  edotti (termine molto pedante che mi piace un sacco) ecco, in sintesi  la storia del primo mp3:

 la nascita del formato audio MP3, avvenuta tra la fine degli anni ’80 ed inizio anni ‘ 90, fu dovuta al team internazionale guidato dall’ingegnere italiano Leonardo Chiariglione e di cui faceva parte anche l’ingegnere di elettronica e matematico tedesco Karlheinz Brandenburg (quest’ultimo link porta ad una pagina in lingua inglese).

Furono  loro, per l’appunto, che per saggiare la traccia audio una volta codificata nel  formato  MP3, utilizzarono il brano  di Suzanne Vega 

A questo punto non mi resta che offrirvi…un caffè?

Forse quello  un giorno  quando  ci incontreremo  di persona, ma vi offro il brano Tom’s Diner nella versione di Giorgio  Moroder e Britney Spears 

Non vi  è piaciuta questa versione?

Siete proprio incontentabili, allora ecco  l’originale con il testo in italiano (però dopo  basta)

Alla prossima! Ciao, ciao……….. 


Tom’s  Diner di  Suzanne Vega 

Sono seduta di mattina
alla tavola calda all’angolo
Sto aspettando al bancone
che l’uomo mi versi il latte
E mi riempie solo metà bicchiere
E prima ch’io possa ribattere
guarda fuori dalla finestra
qualcuno che sta entrando
‘È sempre bello vederti’
dice l’uomo dietro al bancone
alla donna che è appena entrata
Lei scuote il suo ombrello
E mi giro dall’altra parte
mentre loro si salutano baciandosi
Fingo di non vederli,
e invece verso il latte.
Apro il giornale,
c’è la storia di un attore
che è morto mentre stava bevendo.
Era uno che non avevo mai sentito.
Così vado all’oroscopo
e poi cerco le barzellette,
quando mi sento osservata
così alzo la testa.
C’è una donna che da fuori
sta guardando dentro
Mi vede?
No, non mi vede davvero,
perché sta guardando il suo riflesso.
E cerco di non notare
che si sta lisciando la gonna.
E mentre si aggiusta i collant,
i suoi capelli si stanno bagnando.
Oh, questa pioggia continuerà
tutto il giorno.
Mentre sento le campane della cattedrale,
ripenso alla tua voce…
e al picnic a mezzanotte
tanto tempo fa
prima che iniziasse la pioggia…
Finisco il mio caffè,
è ora di prendere il treno.