Integrare agli integratori l’uso corretto

Studio su immagine di donna
Caterina Andemme ©

Ho mal di  gola, il naso è chiuso  per il raffreddore, ieri  ho  avuto  mal di  testa e per questo  ho  riposato  male: forse mi sto  lamentando  troppo?

Il fatto è che mi  sono concessa un paio  di  righe per descrivere la mia sofferenza e mettere la mani  avanti nel  caso  che l’articolo (che sto  tentando  di  scrivere) sia alla fine un po’  così così.

Di  cosa volevo  parlarvi  prima dello  sproloquio di  cui  sopra?

Del  fatto  che in Europa siamo  al primo posto per consumo  di vitamine e integratori: spendiamo ogni  anno un mare di  soldi per integratori e vitamine il più delle volte (quasi  sempre) perfettamente inutili e sostituibili  da una dieta bilanciata.

E’ ovvio  che in certi  situazione l’assunzione di  vitamine ed integratori è necessaria, penso all’acido  folico per le donne in gravidanza, oppure la vitamina D per  i neonati allattati  al  seno, ma è altrettanto ovvio  che dietro a queste prescrizioni  vi  sia sempre un consiglio  di un medico  anziché l’affidarsi  al  fai  da te.

La Fondazione GIMBE, il cui scopo è quello di  diffondere le conoscenze  e migliorare la salute – le più brave di  me userebbero  la parola inglese  mission, ma la sottoscritta ama la lingua italiana e la usa quando può  e come può –  ha rilasciato il dossier, dal  titolo  più che esplicativo: Alimenti, diete ed integratori: la scienza della nutrizione tra miti, presunzioni  ed evidenze  che troverete nel  box a fine articolo.

Domani  inizia il fine settimana e come (quasi) sempre mi prendo una licenza dal  blog.

Quindi, augurandovi un buon fine settimana, non mi resta che dirvi:

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 


Far shopping fa bene alla salute. Si, ma……

Shopping
Caterina Andemme ©

 

Se seguite il mio  blog (lo seguite, vero!), vi  ricordate certamente che avevo  scritto un articolo sul libro di Sophie Kinsella  I love shopping, in cui si parlava di acquisti  compulsivi da parte della protagonista principale  che la portavano ad indebitarsi oltre modo.

Ovviamente essendo un romanzo virante al  rosa,  per di più apri – pista di una serie che l’autrice ha dedicato  al  suo  personaggio, il vissero  felici  e contenti è assicurato.

Ma voi, qui  mi  rivolgo  anche agli uomini, nel  caso di qualche acquisto che va oltre  il budget che vi  siete prefissate, come vi  sentite dopo?

La sottoscritta, considerando un  conto  bancario  del genere yoyo, qualche scrupolo lo ha…subito  superato dalla delizia e contentezza di  calzare quel paio di  scarpe che in vetrina aspettavano proprio  me.

Eppure, sapendo  che faccio  del  bene al mio fisico, non dovrei  avere più nessun rimorso.

Si, perché è la scienza che lo dice e  cioè che

Lo shopping è terapeutico, riduce lo stress, fa aumentare l’autostima e, dulcis in fundo, fa anche dimagrire. 

Parlando  di  ricerca scientifica è altresì ovvio  che dietro  vi  sia una pubblicazione su  di una rivista specializzata, in questo  caso il Journal of epidemiology and community health, ma il  dubbio, leggendo appunto  l’analisi  di  questa ricerca, è che ogni  tanto  questi scienziati hanno  voglia di  divertirsi alle nostre spalle.

Qualche esempio  riferito a questa tesi dello shopping curativo?

  • Gli  scienziati  hanno  scoperto  che fra le over 65 che si  dedicano agli  acquisti almeno  sei  giorni su  sette, il tasso di mortalità è inferiore del  28 per cento rispetto  a chi preferisce risparmiare. Questo perché uscire e girare fra negozi permette di  fare costante esercizio  fisico e aumenta il buonumore. 

Non so  come  sia il welfare australiano  (la ricerca è appunto  stata fatta in Australia), so per certo che qui  in Italia io potrò sperare di  andare in pensione più o  meno verso i novant’anni quindi, dovendo  lavorare fino a tarda età, non potrò girare per negozi sei  giorni  su sette.

A questo punto mi chiedo se le over – 65 della ricerca non siano  tutte appartenenti  all’upper-class, perché girare per negozi quasi  tutta la settimana significa non aver proprio  niente da fare se non spendere (….poverine).  

  • Lo shopping riduce l’ansia ed è una forma di  divertimento che in qualche  caso può combattere la solitudine e il malessere esistenziale.

Che ci provino  a fare shopping durante i  saldi: vorresti  essere sola per scegliere in santa pace il capo in offerta e non guerreggiare con l’altra predatrice che ha visto lo stesso abito  che tu  stringi in mano (anche se non lo  acquisterai  perché di  due misure più piccola della tua).

  • La ricerca evidenzia come coloro  che facevano  acquisti  erano  almeno  tre volte più felici  di chi  guardava solo  le vetrine.

Ma va! 

  • Passeggiare per tre ore fra una vetrina e l’altra permette di  bruciare 350 calorie (500 evitando  ascensori  e scale mobili).

Considerando  che lo  shopping si  fa in città, può anche essere vero che consumo 350 o 500 calorie, ma quanto  smog inalo?

Meglio  il mio Nordic Walking in mezzo  ai  boschi

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Jessica Jones (alias Krysten Ritter) diventa scrittrice: “Il grande fuoco” è il titolo del suo romanzo d’esordio

Comics
Caterina Andemme ©

Dal mondo  dei  fumetti  alle attrici  che interpretano  le supereroine

Una vocina deve essere giunta alle orecchie di  Reed Hastings (fondatore e proprietario  di  Netflix) affinché la mia amica Jessica Jones avesse ancora qualcosa da dire in una terza stagione a lei  dedicata dalla Public company made in USA.

La vocina (oggi cartavetrata per via di un  mal  di  gola atrocemente fastidioso) è ovviamente la mia, mentre lei, Jessica Jones, è l’ennesima, simpatica, umorale, un pochino alcolizzata (quel tanto  che basta per dare vigore al personaggio), ovviamente bella (su  questo aspetto  ci ritorniamo tra un po’) ed,  essendo un personaggio della Marvel ,  dotata di  superpoteri  che noi umani (in carne ossa) possiamo  solo immaginare di  avere e magari invidiare.

Dicevo  (scrivevo) per l’appunto  della bellezza di  Jessica Jones: al pari  di  Wonder Woman, personaggio  interpretato  da Gal Gadot (scusate se è poco in fatto  di  bellezza ed intelligenza), la nostra Jessica ha il suo  alter ego televisivo incarnato in Krysten Ritter – qui  apro una piccola parentesi che, penso, farà piacere  pubblico  maschile: le misure fisiche delle due attrici: quelle di Gal  Gadot  sono 1,78 cm. di  altezza e 86-60-86 le misure; Jessica…scusate volevo  dire Krysten: 1,75 cm  di altezza e  84-58.89  ( numeri  utili da giocare al  lotto).

Dalle attrici  che interpretano le supereroine a quelle che diventano (anche) scrittrici

Krysten Ritter al San Diego Comic – Con International 2017

Ho  voluto aggiungere quell’anche nel  sottotitolo perché parlando di  Krysten Ritter  non se ne può fare a meno: lei è una ragazza di  trentasei  anni (a 36 anni si può ancora essere ragazze) che ha già di suo quello  di  essere ovviamente attrice, produttrice, autrice di  cinema e televisione, e di  vivere con un cane di nome Mikey….

Non contenta di  tutto  questo  ha deciso  di scrivere un thriller dal  titolo originale Bonfire, tradotto in italiano in Il grande fuoco (edito  da Sperling & Kupfer, 18,90 euro nella versione cartacea), di  cui  la critica sembra averle dato un giudizio  più che positivo.

Alla fine di  quest’articolo troverete un breve riassunto  del libro  e l’anteprima.

…..Lui, sbirciando  sopra alle mie spalle per vedere quello  che scrivevo, mi ha chiesto  a quale delle due superwoman avrei  voluto  rassomigliare.

La mia risposta è stata che sono  contenta di  essere quella che sono (però……).

Alla prossima! Ciao, ciao………………


libri in vetrina

Il grande fuoco  di  Krysten Ritter 

Sono trascorsi dieci anni da quando Abby Williams se n’è andata dalla piccola città di provincia dove è nata e cresciuta. E ce l’ha messa tutta per cancellare ogni traccia delle sue origini. Adesso è un avvocato dalla carriera sfolgorante, si occupa con successo di ambiente, vive a Chicago in un appartamento ultramoderno e ha la sua collezione di fidanzati usa e getta. Il passato però riesce a farsi strada di nuovo nella sua vita, incrinandone la fragile corazza: il nuovo caso che le viene affidato la porta, infatti, in Indiana, e proprio a Barrens, il suo paese. È lì che la Optimal Plastics ha dato lavoro all’intera popolazione, ma forse a un prezzo troppo caro. È lì che le indagini di Abby sulla scarsa trasparenza dell’industria chimica riportano alla luce anche uno scandalo legato alla sua adolescenza. Un mistero irrisolto che non ha mai smesso di angosciarla: la scomparsa della sua migliore amica, Kaycee. Quella ragazza unica e geniale è fuggita verso la libertà o è rimasta vittima dei segreti di Barrens? Scavando nella propria memoria e cercando risposte a vecchie domande, Abby si trova invischiata in una pericolosa ragnatela di menzogne e silenzi. Ma la verità, che ha sempre voluto scoprire senza confessarlo neanche a se stessa, è finalmente a portata di mano. Per liberarla una volta per tutte dalle ombre del passato.

Anteprima

Accadono cose orrende in cucina (per fortuna solo negli USA)

 

Il gatto della cuoca
Caterina Andemme ©

Se in un vostro prossimo  viaggio negli  Stati Uniti vi  trovate dalle parti  di Durham, nel  North  Carolina, e nel  contempo  avete uno  stomaco a prova di  nefandezze culinarie, il vostro  locale si chiama Bull City  Burger 

Il locale è specializzato nell’offrire alla propria clientela panini esotici cioè vale a dire che ai  soliti hamburger a base di  formaggi  e verdure,  si  aggiungono quelli cucinati  con carne esotica.

A questo punto, prima di descrivere il loro best in fatto  di  panini, voglio  avvertire nel  NON proseguire la lettura a chi  si  ritrova ad essere vegetariano o  vegano, o semplicemente debole di  stomaco.

Loro, questi maestri  chef dell’assurdo, ogni  anno, nel  mese di  aprile (quindi  se volete siete ancora in tempo) aprono una lotteria in cui  si  vince l’hamburger a base di  carne esotica dell’anno.

Da quello  che ho  capito  negli  anni  precedenti  si  è parlato di carni  esotiche  quali quelle appartenenti  a povere tartarughe e (meno poveri) alligatori.

Credit: Bull City Burger

Quest’anno i  fortunati  vincitori  della lotteria avranno  modo di gustare l’hamburger alla tarantola (vedi la  foto a lato).

Devo  confessare che essendo io molto schifiltosa, ed avendo un’avversione per tutte le cose con più di  quattro  zampe (non parliamo  poi  di  quelle che strisciano), dovrei  essere l’ultima persona che può giudicare una simile prelibatezza (notate l’ironia).

Eppure, tra chi  ha mangiato il panino – aracnoide,  ci sono coloro  che hanno  trovato in esso il sapore di  granchio e chi addirittura  ai  frutti  di  mare.

I più sinceri, al  meno credo, hanno evidenziato un retro gusto metallico simile al sapore del sangue (magari  erano fan di Dracula).

Per farmi  perdonare questo  mio breve  excursus  sulla cucina horror, alla fine dell’articolo nel  box dedicato troverete una raccolta di  ricette per ottimi ( e normali) risotti.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….. 

 


Acrilammide? No, grazie!

Caterina Andemme ©

 

Quante  di  voi  sanno cosa sia la reazione di  Maillard?

Io, ad esempio, non lo sapevo: se non che, leggendo un articolo sulle possibile cause di cancro provocato dall’acrilammide ho  colmato  questa lacuna, aprendone subito un’altra su  quest’ultimo composto.

Seguendo i link nell’articolo troverete tutte le spiegazioni  a riguardo, io posso  solo  sintetizzare dicendo  che la reazione di Maillard  è semplicemente un processo  chimico (quando  c’è la chimica di  mezzo  nulla è poi  cosi  semplice) che si  ha nella cottura ad alta temperatura in cibi  ricchi  di  amido: in pratica è quando  si  forma quel  bruciacchiato che tanto  ci piace e che tanto  dovremmo evitare.

Si, assolutamente da evitare a causa di  quell’acrilammide di  cui  sopra, e che si  forma dalla reazione di  zuccheri con determinati  amminoacidi (asparagina, ad esempio),  quando, appunto, dalla cottura   si  ottiene il bruciacchiato.

Già nel passato  la Food Standards Agency della Gran Bretagna aveva fatto uno  studio a partire dal 1994 sui  topi nutrendoli a base di acrilammide e trovando una  possibile correlazione  di  cancerogenità nell’uomo.

Oggi è la Ue a muoversi  con un suo  regolamento  che impone ai produttori  di  alimenti di  ridurre il contenuto  di  acrilammide nei propri  prodotti confezionati con processi  industriali ad alta temperatura e bassa umidità (condizione per il formarsi  dell’acrilammide).

L’Efsa (European Food Safety Autority), avvertendo i  consumatori sul rischio di  cancro provocato  dall’acrilammide, soprattutto  nei  bambini, ha preparato un documento non scientifico, quindi  una lettura adatta a tutti (compresa la sottoscritta a cui  la chimica piace quanto sottoporsi ad una seduta odontoiatrica)  e che troverete nel  box alla fine dell’articolo.

…..sento odore di  bruciato: questa sera si  va fuori a cena!

Alla prossima! Ciao, ciao………….


A Milano la street art è aumentata

 

Cromatismo di una foglia
Caterina Andemme ©

 

Uno dei miei  follower mi  ha lasciato  questo  messaggio  sulla bacheca di   Twitter :

A cui  ho  risposto : I don’t have a particular artist in mind, but I like street art, so Bansky

La mia prima impressione, in effetti, è stata quella di un vago  senso  di  sospetto: perché mi  chiedono quale sia il mio  artista contemporaneo preferito?

Comunque, considerando  il fatto  che la street art sia tra le mie forme d’arte contemporanea preferite, ho voluto rimanere al gioco  citando  Bansky, avrei anche   voluto  aggiungere  Blu  ma la risposta sarebbe  diventata troppo lunga  (pura e semplice pigrizia).

A questo punto dovrei  snocciolare i perché di  questa mia predilezione verso  la Street Art, ma sarebbe come disquisire sul perché mi piace il parmigiano ed odio  i  funghi: questioni  semplicemente di  gusto  da prendere così come sono.

Forse il motivo, conseguenza del  diploma di  maturità artistica, è di  amare l’arte tout court (con qualche eccezione) e preferire ad un qualsiasi  muro grigio  di  cemento le opere d’arte di  tanti  writers che, pur non essendo  famosi come Bansky e Blu, non sono, da un certo punto di  vista, da considerare da meno.

 

Credit: Archivio 24Cinque P&B ©

Ad esempio,  guardate  l’immagine qui  a fianco, si  tratta di una serie di  murales (purtroppo oggi molto sbiaditi) dedicati a Fabrizio  De André in una galleria della ciclopedonale che collega Arenzano al paese di  Cogoleto (siamo  nella riviera di ponente di  Genova: per chi  di  Genova non è): non è più bella la farfalla che uno squallido  muro  di  cemento?

Il discorso  cambia, ovviamente, per coloro  che imbrattano i muri, ma anche le carrozze dei  treni, con disegni  e scritte da considerare puro  vandalismo.

 A Milano si è fatto un censimento  delle opere di  street art provenienti  da diverse zone periferiche  della metropoli, per creare il primo  Museo di  arte urbana aumentata: MAUA

In pratica, alle opere murali  si  aggiunge la realtà aumentata offerta da un app dedicata, Bepart  gratuita sugli  store Android e iOS, per cui,  inquadrando il murale con il proprio  smartphone, si  avranno immediatamente in sovraimpressione delle sorprendenti animazioni  create da 50 artisti (lo  stesso risultato  si può avere attraverso un catalogo  cartaceo fornito  appositamente).

Non è tutto, perché sempre dal sito di MAUA è possibile prenotare un tour guidato per la visita alle opere censite per gruppi di un minimo  di 10 persone ad un massimo  di  40. 

Il prezzo  del  biglietto  è di  12 euro: il ricavato  dele vendite dei  biglietti è devoluto  alle organizzazioni locali  no profit per progetti di rigenerazione urbana e sviluppo di  servizi per la comunità.

Cosa ne dite? Ci  andiamo?

Alla prossima! Ciao, ciao………………..

 

 

 

Sex hard, sex soft: ma di che sex parliamo?

Io voglio vedere, io voglio parlare
Caterina Andemme ©

La meditazione orgasmica è una pratica che si può fare fra due amici o due amanti, in cui  la donna si  spoglia dalla vita in giù e l’uomo le accarezza il clitoride per quindici  minuti, senza che si  arrivi  ad un rapporto  sessuale. Scaduti i quindici  minuti si  discutono le proprie sensazioni, la donna si  riveste ed entrambi vanno per la propria strada

Emily Witt in un’intervista a La Lettura nel  febbraio 2017

Emily Witt, autrice di  Future sex – A new Kind of free love (di  cui  troverete un anteprima  in inglese alla fine dell’articolo) è convinta che il futuro  sessuale non potrà essere solamente monogamico (etero o omo) ma libero, nel  senso  che lo  faccio quando mi pare, con chi  mi pare e come mi pare: nulla di  nuovo, direi.

D’altronde lei (laureata alla Brown University in cosa non lo so e non lo  voglio  sapere) stanca del  suo  partner si è dedicata anima e corpo  (più corpo  che anima) alla frequentazione di  set porno (BDSM in particolare), orge e sedute di meditazione orgasmica.

A parte la  meditazione orgasmica – più che orgasmo meditativo parlerei di cose lasciate a metà – sono convinta che l’erotismo praticato  tra adulti consenzienti sia da coltivare piuttosto che esibire come anti – conformismo.

Sono assolutamente contraria alla pornografia dove una   donna viene considerata solo  per i  suoi  orifizi (escludendo  naso  ed orecchie, spero!) ad uso  esclusivamente maschile (lo  so  che esiste anche la pornografia al femminile, magari   anche più gentile).

Come sono  contraria agli stereotipi  della donna asservita all’uomo – cara Elisa (Isoardi)  non è affatto  vero che una donna, per quanto in vista, deve dar sempre luce al  suo uomo: una donna è una persona che in un rapporto  di coppia non deve essere subordinata all’uomo, tanto  meno un’ancella con torcia annessa -.

Dovrei  anche parlare  delle volgarità alla Ferrero (la donna è come una porta: va penetrata e non pensata): ma qui  è evidente una dislocazione dell’encefalo dalla sua sede naturale ad altra parte del corpo in basso,  da cui  la locuzione verbale che lascio  volentieri  a voi immaginare.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Libri in vetrina

Nel corso della vita abbiamo letto tante favole, ma nessuna finiva con «e vissero da soli, felici e contenti». Eppure per un gran numero di persone la vita va proprio così. Dopo la fine di una storia importante, Emily Witt si è ritrovata a gestire una libertà emotiva e sessuale che l’ha disorientata: di fronte all’infinita varietà di esperienze sessuali di colpo a portata di mano grazie a nuovi e insospettabili canali, si è ritrovata priva di un nuovo sistema di regole – sia lessicali che comportamentali – che le facessero da guida: era ancora consentito innamorarsi di un partner di letto? E sognare una famiglia? La sicurezza quotidiana era compatibile con la libertà sessuale? Insomma, a vent’anni da Sex & the City e a cinque dal lancio di Tinder, «le nostre relazioni sono cambiate, ma il nostro modo di definirle no». A caccia di un nuovo vocabolario del corpo e degli affetti, la Witt intraprende allora un viaggio che spazia dalle prime agenzie di incontri virtuali al porno femminista, dagli orgasmi durante le sedute di yoga alle politiche sulla fertilità che restano pericolosamente retrograde, e lo fa con uno slancio empatico, con una scrittura intima e radicale degna delle più grandi interpreti della controcultura di fine anni Sessanta.

Anteprima 

 

Espatriare da ogni dove per ogni dove

Fuga da Arkham
Caterina Andemme ©

Cento motivi reclamano la partenza. Si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota. Si parte perché si è ancora giovani e si desidera ardentemente essere pervasi dall’eccitazione, sentire lo scricchiolio degli stivali nella polvere; si va perché si è vecchi e si sente il bisogno di capire qualcosa prima che sia troppo tardi. Si parte per vedere quello che succederà.

Colin Thubron

Il mio biglietto per Marte (solo andata)

Tra poco  più di un mese partirò per Marte e ancora non so  decidere cosa mettere in valigia: optare per uno  stile casual, oppure  qualcosa di più  adatto  alle occasioni mondane (anche se mi  dicono  che di  occasioni per divertirsi   su  Marte sono veramente poche)?

Il  viaggio, più che altro metaforico,  è stato organizzato dalla NASA che, con il lancio  della sonda InSight   il prossimo maggio, porterà a bordo un database contenente i nomi delle persone che hanno  aderito all’iniziativa dell’Ente spaziale americano.

Purtroppo i  biglietti sono andati  esauriti  per la chiusura del  botteghino (spaziale)  lo  scorso  novembre: ma non preoccupatevi forse ci  sarà un’altra occasione….

 

Cose più serie

Espatriare è sempre fonte di  preoccupazione, tanto più se sei una donna che, per un motivo  o per l’altro, ha necessità di  farlo.

Quindi, un aiuto come quello  fornito   dal sito  Expatclic , può essere  l’inizio per una nuova vita nel Paese di  accoglienza.

Expatclic è un portale internazionale gestito da un gruppo di volontarie che vivono all’estero da anni. Nel nostro lavoro siamo aiutate da un numero crescente di collaboratrici che arricchiscono il sito con articoli, informazioni dai loro paesi, traduzioni, e molto ancora. Tutte insieme formiamo una comunità estesa, vivace e solidale, che aiuta donne espatriate in tutto il mondo a installarsi felicemente e a instaurare un rapporto aperto, sereno e positivo con i loro paesi d’accoglienza.

Nei  punti  dettati  dal manifesto (indicati  nel  sito) vi è  tutta la serietà della proposta d’aiuto alle donne che desiderano  espatriare.

Alla prossima! Ciao, ciao…….


Libri in Vetrina

Una volta tanto  devo  dire che il  film tratto  da un libro è stato  decisamente migliore.

Ho trovato nella lettura di  The Martian una noia che è rara per me trovare in un libro (solo un centinaio  di  casi), mentre il film omonimo,  scorre piacevolmente via, forse anche per la presenza di un attore come   Matt Damon che,  quasi inutile dirlo, è tra i  mei  preferiti.

Comunque, per non essere accusata di  faciloneria nel  dare il giudizio  su  di un libro (ne ho  sempre la facoltà) alla fine dell’articolo ne troverete un’anteprima.

Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, hanno abbandonato il pianeta rosso per fare ritorno sulla Terra. Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo di una nuova spedizione. Nonostante tutto, con grande risolutezza Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze scientifiche e a una gran dose di ottimismo e tenacia, decide di affrontare un problema dopo l’altro senza perdersi d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili… Il bestseller tradotto in tutto il mondo da cui è stato tratto l’omonimo film per la Twentieth Century Fox 1 milione di copie solo negli USA «Ogni atto del protagonista è logico e dettagliatamente spiegato, è questo il segreto del successo del romanzo di Andy Weir.» la Repubblica «Una descrizione tra le migliori su come potrebbe davvero essere la vita su Marte.» L’Espresso «Una lettura obbligatoria.» La Domenica de Il Sole 24 ore «Un esordio straordinario. Una storia avvincente che appassionerà non solo i lettori di fantascienza.» Publishers Weekly «La storia di un coraggioso Robinson Crusoe del ventunesimo secolo su Marte. Avvincente.» Booklist (Questo romanzo è stato precedentemente pubblicato con il titolo L’uomo di Marte) Andy WeirHa iniziato a lavorare come programmatore in un laboratorio all’età di 15 anni e da allora ha sempre lavorato come ingegnere del software. Appassionato di ingegneria aerospaziale, fisica relativistica, meccanica orbitale, storia dell’esplorazione spaziale. Sopravvissuto. The martian è il suo primo romanzo.

Anteprima 

Ho molti amici e adoro addormentarmi con loro

Il gatto e il canarino
Caterina Andemme ©

 

Amici di  avventure o  torbide storie, amici  di  fantasia, amici  fatti  di poesia, ma anche pedanti e prolissi, francamente  noiosi : hanno in comune la parola, quella scritta, perché appunto  sono, questi  amici, i libri.

Non nego che qualche volta li tradisco, prima di  addormentarmi, con i  cruciverba o con i  ricettari  di  cucina, magari anche con riviste o  giornali (questi ultimi un po’  meno   scomodi  da portare a letto), ma il buon libro sa attendere quieto  sul comodino, tanto  sa che, prima o poi, tornerò tra le sue righe.

E’ nata a Napoli e non a Milano, tanto  meno  a Genova (sigh!), il primo Book&Bed, cioè un luogo  che, facilmente intuibile, consente al  lettore più accanito  di  addormentarsi in mezzo  al profumo  della carta stampata.

L’idea tutta giapponese, per la precisione di  Tokyo , si è avuto un paio  di  anni  fa quando la casa editrice Shibuya (che è  anche il nome di uno  dei  quartieri  di  Tokyo) aprì la sua libreria – ostello.

Quindi, se un viaggio  a Napoli  ne vale sempre la pena, possiamo pensare di  andare a dormire presso il Book&Bed Mooks Palace  al  terzo piano  della libreria Mondadori  al Vomero (via Luca Giordano)

Cartina


Visualizza mappa ingrandita

E se fra i  clienti  – lettori c’è qualcuno  che russa?

Niente paura: i  libri  della consistenza come  I Buddenbrook se non utilizzati per la lettura, possono  essere servire in altra maniera al nostro  caso.

Alla prossima! Ciao, ciao………………. 

 


Poets and rhymes 

Lo so  che a questa rubrica potevo dare un nome in italiano, ma mi  piaceva così!

Lei è Wislawa Szymborska   una delle poetesse che preferisco, mentre la brava Claudia Gerini  presta la sua voce per questa incantevole poesia: Amore a prima vista.

 

Quanti formati di pasta esistono? Dunque ci sono gli spaghetti, le farfalle, le linguine, le……..

La pasta
Caterina Andemme ©

 

Allora sapete rispondere alla domanda e cioè quanti  formati  di pasta esistono in Italia?

TIC….TAC…..TIC….TAC….

Mi  dispiace, il tempo  è passato  e nessuno  di  voi ha saputo  rispondermi, ebbene lo  farò io: Milleduecentotrentotto.

Secondo l’Academia Barilla (si chiama proprio  Academia e non Accademia), i  formati  di pasta sarebbero solo trecento, mentre il numero  1.238 si riferirebbe ai nomi di paste alimentari censite in Italia.

Se siete incuriositi nel  conoscere il nome di  tutti  e 1238 nomi, sempre sul sito di Academia Barilla, potete trovare il Vocabolario  etimologico  della pasta italiana 

Libri IN Vetrina 

La storia della pasta e di come si sia trasformata da semplice  contorno a primo piatto, cosa avvenuta nel   Settecento  a Napoli ( e dove se no?),  è molto  bene illustrata dalla giornalista Eleonora Cozzella nel  suo libro Pasta revolution.

Quanti italiani sanno che fino a dieci anni fa circa la pasta era impensabile nell’alta cucina? Eleonora Cozzella racconta la revolution di un ingrediente che da ordinario è diventato gourmet. Questo libro è da una parte un appassionato racconto sull’evoluzione della pasta, dalle origini allo sviluppo del design e dei formati fino all’arte di inventare nuove ricette (variando il sugo ma non solo), dall’altro un vivido quadro della ricerca contemporanea di nuove tecniche e sorprendenti sapori. La storia della pasta s’intreccia con le moderne interpretazioni gourmet, gli aneddoti curiosi con le ragioni dell’evoluzione nell’alta cucina. A questo percorso originale, ricco di informazioni che pochi conoscono nonostante l’Italia sia la culla della pasta, l’autrice aggiunge le ricette che alcuni grandi chef hanno proposto a “Identità di pasta” nell’ambito del congresso internazionale di cucina d’autore “Identità golose”. Per conoscere a fondo la pasta revolution e, volendo, ricrearla in cucina. 

Giunti Editore (€ 15,30 – Anteprima del libro)

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


PLAYLIST

Questa sera, a cena, un bel  piatto  di  spaghetti….senza andare fino  a Detroit