Eiger, l’orco delle Alpi (al cinema e nei libri)

Eiger

Il fascino delle montagne è dato  dal  fatto  che sono belle, grandi  e pericolose

Reinold Messner

Eiger: l’orco  delle Alpi  

Eiger
Eiger (3.967 metri)

Che le montagne siano  belle perché grandi sono d’accordo  con Reinold Messner, che il loro fascino  sia anche nell’essere pericolose è un concetto  che lascio a chi  ama la montagna in senso verticale da chi, come me, ne apprezza la sua  bellezza  assaporandone i  dislivelli in un lento  camminare lungo i sentieri.

E’ solo  questione di un diverso punto di vista ma che, in fondo, accomuna nella contemplazione della natura  sia l’alpinista che il trekker.

Fatto  questo piccolo  preambolo,  adesso  dovrei  parlare dell’Orco e cioè di quella montagna posta nelle Alpi  Bernesi che prende il nome di  Eiger nome che compare per la prima volta in un documento di  compravendita  del 1252  dove la derivazione del nome stesso ha diversi  significati, per qualcuno, (con molta fantasia direi) fa risalire  al termine germanico Oger  (in italiano orco) dove semplicemente sostituendo la vocale iniziale si  arriva, appunto, a Eiger.

Comunque sia, e non essendo io  una linguista, non mi dilungo più di  tanto  sulla questione come, per evitare un poco  professionale taglia e incolla (non degno  di una blogger)  per tutta la storia delle scalate dell’Eiger , in special modo  della tremenda Parete nord, e di  quante vite siano costate (più di  sessanta), vi  rimando  al box sottostante tratto dall’onnipresente Wikipedia   

Eiger

Clint Eastwood sale sull’Eiger 

 

Eiger
Locandina del film Assassinio sull’Eiger

Assassinio  sull’Eiger è il film diretto e interpretato  da Clint Eastwood nel 1975 e tratto  dal libro omonimo  di Rodney William Whitaker (più conosciuto con lo pseudonimo di Trevanian).

La trama del romanzo, quindi anche del film  ispirato  a essa, è piuttosto  esile, tanto  che i giudizi  della critica non furono  per nulla lusinghieri: non basta essere Clint Eastwood per fare di un libro  mediocre un buon film.

Jonathan Hemlock vive in una chiesa gotica sconsacrata a Long Island, insegna Storia dell’arte, è un alpinista esperto e un mercenario che uccide persone a pagamento per arricchire la sua collezione di opere provenienti dal mercato nero. Proprio per alimentare la sua passione, Hemlock accetta un ingaggio molto rischioso da un’agenzia dei servizi segreti: dovrà unirsi a una squadra di alpinisti che deve scalare l’Eiger, una delle vette più insidiose delle Alpi; uno di loro (ma non si sa chi) è un sicario, che ha ucciso un agente segreto americano; Hemlock deve eliminarlo. 

Una parte delle scene furono girate sul Totem Pole nella Monument Valley (Clint Eastwood per l’occasione non volle nessuna controfigura): fu la prima volta (e anche l’ultima) che venne dato il permesso  di  scalare il Totem Pole a patto che, una volta terminate le riprese, venissero  rimossi  tutti i  chiodi  di  arrampicata.

Sfortunatamente,  durante la riprese questa volta sull’Eiger, David Knowles, alpinista  e guida, mentre si  trovava in parete venne colpito da una pietra che lo  uccise.

Contemporaneamente alla lavorazione del  film, nella Parete nord dell’Eiger, Reinhold Messner e l’austriaco  Peter Habeler  compivano  la loro  scalata che, dopo dieci ore di arrampicata, li  avrebbe portati in cima.

Nel  libro di Peter Habeler Vittoria solitaria si  fa cenno  alla coincidenza per mezzo  di una foto  che ritrae i  due  alpinisti  con la troupe del  regista Clint Eastwood.

Il record di  salita di Reinold Messner e Peter Habeler del 1974 venne, per così dire, frantumato nel  corso  degli  anni da tempi  di salita che hanno dell’incredibile (almeno per chi  come la sottoscritta non è un’alpinista):  Uili Steck, alpinista svizzero  deceduto  il 29 aprile 2017 durante l’ascesa della parete ovest del Nuptse in Nepal, salì in cima all’Eiger, sempre lungo  la parete nord, in due ore e ventidue minuti.

Nordwand una storia vera

Eiger
Locandina del film Nordwand Una storia vera

Lasciando  da parte gli improbabili  personaggi  di un certo  cinema d’avventura,  Nordwand Una storia vera (nelle sale in Italia diventa North Face Una storia vera) la trama del film, del  regista Philipp Stölzl che lo ha diretto  nel 2008, racconta, per l’appunto, una storia vera  e cioè quella ambientata nel luglio  del 1936 quando  due militari  tedeschi (della Baviera per la precisione), Toni Kurz e Andi Hinterstoisser   decidono  di  affrontare la parete nord dell’Eiger suscitando l’attenzione del  regime nazista che vuole trasformare l’impresa come propaganda della   supremazia della razza ariana, nonostante il fatto  che i  due militari non siano iscritti  al partito nazista.

Il film è molto  spettacolare ma, soprattutto, mette in risalto  il rapporto umano che si instaura tra gli  scalatori, se pur appartenenti  a diverse nazionalità e il dramma di  chi  vive l’ascesa in maniera drammatica essendo legata sentimentalmente a uno  dei  due alpinisti.

Inoltre, quasi  a sottolineare le maggiori  difficoltà per un alpinista di  quei tempi, si è fatto un ottimo  studio  sulle attrezzature che poteva avere a disposizione.

Nordwand Una storia vera è disponibile su  Youtube in due parti .

 La scalata senza fine 

I coniugi  inglesi Peter e Leni  Gillman, lui giornalista e lei  insegnate e scrittrice, hanno  scritto  e pubblicato  nel 2017 il libro La scalata senza fine avvincente cronaca storica dei tentativi  e riuscite alla conquista dell’Eiger, dal 1936 con le prime vittime, passando per il 1938 anno  della prima conquista della vetta attraverso la Parete nord, arrivando fino ai  giorni nostri.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

La salute nelle Linee guida per l’alimentazione

Salute

“Ogni uomo in buona salute può fare a meno di mangiare per due giorni;

della poesia mai”

Charles Pierre Baudelair

Segui  le linee e vivrai  meglio 

Non nego  che la poesia sia cibo  per l’anima ma, seppure  amandola e seppure sentirmi in buona salute, dovendo digiunare due giorni il mio stato psico – fisico si  ridurrebbe a una condizione assomigliante a quella di una zombie ( e per quanto  ne so  zombie vegetariani  o  vegani non ne esistono).

Esistono, e dico  purtroppo, consigli  dietetici e diete fai  da te che non hanno  nessun valore scientifico  ma illudono a chi  si  sottopone ad esse di  condurre una vita sana.

Quindi, se vogliamo essere informati e consigliati  su  quali linee guida seguire per la nostra salute, perché non ci  rivolgiamo  ai  canali istituzionali la cui  serietà è indiscutibile?

Nel 1963, con la Legge n° 258/63 nasceva l’Istituto Nazionale della Nutrizione (INN) modificato successivamente con la Legge n°70/75 in Istituto  Nazionale di  Ricerca per gli  Alimenti e Nutrizione (INRAN)  e infine Centro  di  ricerca Alimenti  e Nutrizione confluito  nel   CREA (Consiglio  per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria).

Dal 1986 il Centro  di  ricerca Alimenti e  Nutrizione pubblica le Linee guida per una sana alimentazione che, nell’ultima edizione 2019. ha visto  la collaborazione di più di  100 esperti riconosciuti  a livello nazionale e internazionale riuniti  in una commissione presieduta dal professore Andrea Ghiselli (Dirigente di  Ricerca del  CREA) e coordinata dalla dottoressa Laura Rossi ricercatrice e nutrizionista per lo  stesso centro.

Le Linee guida per una sana alimentazione sono un poderoso  vademecum di 230 pagine dove i suggerimenti  e i  consigli, nonché le varie curiosità  che si possono  trovare per qualunque alimento, sono accompagnate da attente analisi  sui  temi quali obesità, valori  nutrizionali  degli  alimenti, consumo di  alcol e bevande zuccherate e tantissime altre questioni (anche a riguardo del pro  e contro  le diete più popolari).

Il pdf delle Linee guida per una sana alimentazione può essere scaricato da questa pagina 

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Vulcani, supervulcani e carestie

Vulcani

La storia del mondo: i vulcani  eruttarono, gli oceani  ribollirono, tutto l’universo  era in subbuglio.

Poi venne il cane.

Charles M. Schulz, Peanuts (Parola di  Snoopy)

Vulcani e supervulcani

Se siete preoccupati  per una prossima estinzione del nostro  genere a causa del  coronavirus cinese (il famigerato 2019 – nCov) voglio tirarvi  su  di  morale dicendovi  che esistono altre ragioni  per preoccuparsi e cioè l’impatto  con un’asteroide o  cometa (già successo: chiedetelo  ai  dinosauri) o per l’esplosione di un supervulcano.

I supervulcani, a differenza delle normali  caldere generate dallo  sprofondamento  di una camera magmatica di un vulcano, sono generate da un hot spot situato  sotto  di  esse, molto in profondità  e con attività vulcaniche secondarie come geyser, sorgenti  termali  e altro.

Questi  supervulcani  hanno le dimensioni  misurabili in decine di  chilometri con all’interno un oceano  di  magma che genera una pressione enorme verso la superficie: in pratica una enorme, gigantesca pentola a pressione.

Quindi, se questa pressione del  magma arriva al punto  di  rottura, le conseguenza dell’esplosione sarebbero  catastrofiche e a livello planetario.

I vulcanologi ci  assicurano che un evento  simile si  può avere ogni 100.000 anni, ma c’è chi  tra loro  è più pessimista come  Guilherme Gualda (Vanderbilt University) il quale  è convinto che, ad esempio,  il supervulcano  che si  trova sotto a Yellowstone a  7000 metri  di profondità con un lago di  magma a sua volta profondo 400 metri (che si è formato più di 600. 000 anni  fa), impiegherà solo  qualche centinaio  di  anni per esplodere.

Nel  frattempo  gli  scongiuri sono  più che leciti.

Vulcani

In questa immagine si può vedere la localizzazione dei supervulcani nel mondo: quel puntini  arancione sul profilo  dell’Italia rappresenta il nostro  supervulcano  e cioè i  Campi  Flegrei.

VEI è un indice empirico di  esplosività vulcanica (Volcanic  Explosivity Index) ideato  dagli  scienziati  (vulcanologi?) Chris Newhall e Stephen Self: il suo  scopo  è quello di classificare le eruzioni  vulcaniche   in base all’esplosività

I Campi  Flegrei  è considerata come la terza caldera più pericolosa al mondo  (dopo  Yellowstone e il lago  Toba in Indonesia), per questo motivo  dal 2012 il sito  viene monitorato attraverso il programma Campi Flegrei Deep  Drilling Project.

Nel  2013 uno studio dell’Istituto Nazionale di  Geofisica e Vulcanologia ha descritto  come il rapido  innalzamento del  terreno  nell’anno precedente allo  studio  stesso, era dovuto  ad un accumulo  di  magma situato a 3000 metri  di profondità.

Più recentemente, e cioè nel 2017, un altro  studio, questa volta dell’Osservatorio  Vesuviano e dell’ University College di  Londra stabilì che i  Campi  Flegrei  fossero  più vicini  all’eruzione rispetto  ai tempi previsti.

L’ineluttabilità di ciò che avverrà in queste aree è cosa certa per la scienza, tanto più drammatico sarà lo  scenario pensando come, nel  caso  dei  Campi  Flegrei e l’area vesuviana, alla notevole densità di popolazione residente e di  come le vie di  fuga saranno congestionate.

L’unica speranza è che ciò accada tra molto, molto tempo.

Supereruzioni e carestie 

 

Vulcani
Segara Anak: la caldera che si è formata dopo l’eruzione del vulcano Samalas nel 1257

A parte gli  scenari  da disaster movie quello  che è accaduto in passato può far riflettere su  ciò che potrebbe accadere nel  ripetersi  degli  eventi.

Nel 1257 il vulcano Samalas sull’isola di  Lombok in Indonesia esplose scagliando in cielo miliardi  di  tonnellate di  rocce che, trasformate in polveri, oscurarono il Sole per lungo  tempo (sull’argomento  vi  rimando  all’articolo  pubblicato da PNASpdf – )

Ebbene, nonostante la notevole distanza dall’evento, in Europa le ripercussioni del  cataclisma furono tragiche: nei  tre anni  successivi vi  fu  un abbassamento  delle temperature medie con la rovina delle colture e conseguente carestia che portò alla morte migliaia di individui in tutta Europa specie in quella settentrionale con l’Inghilterra come nazione più colpita.

In Italia i comuni si  organizzarono per far fronte alla carestia facendo l’inventario di  quanto  grano  si  aveva a disposizione tra raccolti  e depositi, si  calmierarono i prezzi  di  vendita per legge e si acquistò grano a spese pubbliche dai  mercati  esteri meno  colpiti.

Ma la lungimiranza dei  governatori  di  allora non si  fermò a solo queste disposizioni: vennero  avviati programmi di  lavori  pubblici  per la costruzione di  argini  dei  fiumi e la manutenzione di ponti  e strade per far fronte ai  danni  che il maltempo  avrebbe portato.

Forse qualcosa dal passato bisogna imparare.

Il libro

Roberto  Scandone e Lisetta Giacomelli, rispettivamente docente presso il Dipartimento  di Matematica e Fisica Roma tre e geologa ricercatrice, sono gli  autori  di Campi Flegrei: Storie di  uomini  e vulcani (anteprima a fine articolo).

Vulcani

Nel territorio campano chiamato Campi Flegrei, l’attività vulcanica determina l’area a più alto rischio in Europa, sia per la violenza delle eruzioni che vi sono avvenute, sia per l’elevato numero di persone che vi risiedono.

La mancanza di eruzioni per circa 3000 anni ha consentito alle sue frastagliate coste di diventare sicuri ancoraggi e ha favorito lo sviluppo delle ricche colonie greche di Cuma e Dicearchia, seguite dalla costruzione del porto di Puteoli, il più importante scalo commerciale e militare dell’Impero Romano.

Tuttavia, la natura vulcanica del territorio ha continuato a manifestarsi con l’abbassamento del suolo che ha portato alla sommersione delle strutture del porto e accelerato il declino economico dell’area. L’unico sostegno costante, anche nei periodi meno fortunati, sono state le sorgenti termominerali, utilizzate senza interruzione fino al Medioevo.

L’inversione del movimento del suolo, iniziata dal 1400 e conclusasi con l’eruzione di Monte Nuovo nel 1538, ha inferto il colpo finale all’economia e interrotto la frequentazione di molti impianti termali. Da allora, il suolo ha ripreso a muoversi verso il basso, creando nuovi problemi alle attività umane, affrontati, fin dalla fine del 1800, con l’industrializzazione.

Dal 1950 è ripreso un lento sollevamento, con due fasi di maggiore intensità, nel 1970-72 e 1982-84, che hanno ricordato alla comunità, insediata intorno al golfo da ben 2500 anni, che stava vivendo in un ambiente fragile e pericoloso.

La convivenza con un territorio ricco di risorse naturali, quanto di pericoli, continua grazie alla resilienza dei cittadini e alla migliorata comprensione dei fenomeni vulcanici.

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

Sessualità questa sconosciuta (per la scuola in Italia)

Sessualità
Symbolic dance di Jan Ciągliński, tardo XIX secolo

La vera zona erogena? L’immaginazione

Vivienne Westwood 

Sessualità tra  erotismo  e pornografia

la sessualità tra erotismo  e pornografia ha un  confine è molto  labile in quanto per il primo viene descritto un amore appassionato unito  al desiderio sensuale  mentre per la pornografia vale tutto il resto: in poche parole sta a noi decidere dove porre la linea di  confine.

Ad esempio, secondo il mio personale modo  di vedere le cose, c’è differenza tra una scena di  sesso nel  contesto  di un racconto  (film o libro  che sia) dalla visione nuda e cruda dell’atto  sessuale in un video  porno.

Parlando  di pornografia in senso stretto, si può immaginare che l’interesse sia tutto  dalla parte di un certo pubblico al  maschile ma è nel 2009, cioè quando  un gruppo  di  registe femministe svedesi  diede vita a Dirty  Diaries (13 cortometraggi  di pornografia al  femminile tra erotismo  e umorismo), che nasce il porno scritto  e girato da registe donne con una sensibilità erotica al  femminile.

Educazione sessuale nelle scuole  

Il punto  è che non si  può parlare di  sesso a prescindere da ciò che è essenziale per viverlo in maniera sana  e cioè l’educazione sessuale, materia la quale  continua a essere bandita nella scuola italiana (lasciando  alla rete il compito di  colmare le  lacune sull’argomento con esiti più che discutibili) mentre in Europa è materia obbligatoria in 17 nazioni  su 27 (in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998), mente l’Italia divide questa mancanza con la Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania.

Policies for sexuality education in the European Union è il rapporto che il  Parlamento  europeo ha redatto nel 2013 a riguardo dell’educazione sessuale nelle scuole riferite a ogni singolo  Paese dell’ Unione.

Molto più sintetico e comprensibile è il documento  che Valigia Blu ne ha tratto dal  rapporto (visibile sia dal link precedente che cliccando  sull’immagine).

Sessualità

La  mancanza di  educazione sessuale comporta fenomeni  di intolleranza nei  riguardi  di persone con differente orientamento  sessuale (nello specifico omosessuali, lesbiche, transgender e tutto  quello  che compone l’arcobaleno dei  sentimenti)

Ebbene, dall’ Eurobarometro sulla discriminazione 2019  l’Italia ne esce alquanto penalizzata perché solo il 68 per cento  degli italiani si  dichiara favorevole a riconoscere che le persone LGBT devono  avere gli  stessi  diritti  degli  eterosessuali mentre, per contro, i livelli di omofobia e transfobia nello  sport ci portano ben  al  disotto  della media europea.

Dall’immagine seguente (tratta dal report dell’ Eurobarometro  sulle discriminazioni) si può vedere che le nazioni  più aperte sono Svezia, Olanda e Spagna con più del 90 per cento della popolazione favorevole all’integrazione sociale anziché dare spazio  alle discriminazioni.

Sessualità

Concludo con le parole di Alda Merini Alda Merini 

“Beati  coloro che si  baceranno sempre al di là delle labbra.

varcando il confine del piacere per cibarsi  dei  sogni”

 

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

Virginia Woolf, l’indimenticabile scrittrice

Virginia Woolf

La più inutile delle classi, i ricchi con una patina di  cultura

Virginia Woolf

Virginia Woolf: incominciando  dalla fine

Virginia Woolf

Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo.

Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò.

Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi.

Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare.

Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia.

Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai lo so.

Vedi non riesco neanche a scrivere questo come si deve. Non riesco a leggere.

Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te.

Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà.

Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi.»

Pubblicando il testo  di  questa lettera scritta da Virginia Woolf a suo  marito prima di  suicidarsi, ho pensato a lei e alla sua malattia, la depressione, e di  quanto sia ingiusto  da parte dei  contemporanei  (compresa me)  pubblicare un documento violandone l’intimità e il dolore della persona che lo ha scritto al  culmine della sua esistenza.

In ogni  caso, parlando  di personalità come Virginia Woolf, è fuori  di ogni  dubbio  che ciò che è (o dovrebbe essere) privato diventa materia a disposizione del  pubblico.

Nel 2003 Nicole Kidman, indossando un naso finto ( abbruttendosi più del  necessario) vinse il premio  Oscar come migliore attrice protagonista  per il film The hours  basato  sul romanzo omonimo di Michael  Cunningham vincitore del  premio Pulitzer.

Una biografia in poche parole 

Virginia Woolf
Virginia Woolf (foto  di George Charles Beresford – 1902)

 Adeline Virginia  nasce a Londra il 25 gennaio  1882, suo  padre è sir Leslie Stephen storico e alpinista (fu  cofondatore dell’Alpine Club e redattore del giornale omonimo), sua madre era Julia Prinsep  Jackson.

Entrambi i genitori  erano vedovi e con figli  avuti  dai  rispettivi  precedenti  matrimoni

Virginia Woolf

In Gita al faro (1927) uno dei suoi  romanzi più famosi, la descrizione  dei luoghi  prende spunto dai  dintorni  di  Talland House la residenza estiva della famiglia Stephen a Saint Ives cittadina che si  affaccia nell’omonima baia in Cornovaglia: lei stessa disse che i periodi  più felici  della sua vita furono appunto  quelli passati in quel luogo, fino  al 1895.

Quell’anno, appunto il 1895,  quando lei  aveva solo tredici anni, sua madre morì e in seguito suo  padre, rimasto  vedovo  per la seconda volta, prostrato  dal  dolore decise di  vendere la casa al mare.

Dal 1897 al 1901 Virginia studiò storia e lettere classiche presso il King’s College London e, nell’anno in cui venne ammessa agli  studi universitari, un altro  lutto si  abbatté su  di lei  con la morte della sorellastra Stella.

Nel 1904 la serie luttuosa proseguì con la morte del padre Leslie Stephen.

In seguito  Virginia insieme a sua sorella Vanessa  e al fratello  Thoby si  trasferisce nel  quartiere londinese di  Bloomsbury ed è qui che, nel 1905, nasce il Bloomsbury  Group circolo  di  artisti  che ebbe modo  di  influenzare la società di  allora con temi  quali il femminismo, la sessualità e il pacifismo.

Sempre in quell’anno  incominciò  a scrivere per il supplemento  letterario  del Times e fare conoscenza con intellettuali  del  calibro  di Bertrand Russell, Edward Morgan Forster, Ludwig Wittgenstein.

Senza dubbio, però, la conoscenza che fece, e che per lei  senz’altro più importante, fu  quella con lo scrittore e teorico  politico  Leonard Woolf suo  futuro  marito (questo  non le impedì di  avere relazioni  con altre donne come Vita Sackville – West e Ethel Smyth  che influenzarono la vita e le sue opere letterarie).

Fu attraverso  Ethel Smith  che Virginia Woolf (finalmente posso chiamarla per nome e cognome) si  avvicinò al  movimento  delle  suffragette 

Nonostante quest’intensa vita intellettuale e professionale (pubblicava le sue critiche letterarie su  giornali  quali appunto il Times, il Guardian e il National  Review) e all’uscita del suo  primo libro  La crociera (1915), questo non le impedì di tentare il suicidio  a causa di  una seconda grave forma depressiva.

Leonard Woolf nell’intento di  aiutare sua moglie le propose di  fondare insieme a lei una casa editrice: nel 1917 nasceva la Hogarth Press che pubblicò libri  di  autori  come Katherine Mansfield, Italo Svevo, Sigmund Freud e altri.

A questo punto sarebbe (quasi) inutile da parte mia citare i numerosi  romanzi  e saggi  che Virginia Woolf scrisse  nella sua carriera, ma mi preme fare un accenno  ai  quei  testi dove venivano messi in risalto le discriminazioni nel  confronto  delle donne (tema più che attuale):  Una stanza tutta per sè è il saggio  pubblicato  nel 1924 in cui  Virginia Woolf rivendica il diritto  della donna di  accedere alla cultura in una società, come quella inglese dell’epoca, ma non solo questa,che era solo  appannaggio  degli uomini; nelle Le tre ghinee (1938) il tema è lo stretto  legame esistente tra patriarcato, militarismo e regimi  dittatoriali.

La depressione in Virginia Woolf  e le sue cause

Nel 1940 la Gran Bretagna era in piena Seconda guerra mondiale: Virginia Woolf pubblica il suo  ultimo libro Tra un atto e l’altro, mentre le sue crisi  depressive diventano sempre più frequenti  e feroci, fintanto  che, il 28 marzo 1841, dopo essersi riempita le tasche di pietre si  annegò nel  fiume Ouse nel  Sussex.

Si  è  scritto molto  sulla depressione  che ha minato  la vita della scrittrice: certo i lutti con la perdita della madre quando lei  era tredicenne e quelli  seguente  con la morte della sorellastra Stella e del padre Leslie Stephen, hanno  contribuito non poco  all’instabilità del  suo umore, ma una grossa colpa è senz’altro  da addossare ai  suoi  fratellastri George e Gerald Duckworth che abusarono  sessualmente di lei  quando  aveva tredici  anni  e di  sua sorella Vanessa.

La storia di  questi  intolleranti  episodi  di  violenza familiare sono  il tema del libro della scrittrice statunitense  Louise  DeSalvo (deceduta il 31 ottobre 2018) Virginia Woolf: the impact of childhood sexual abuse on her life and work lavoro basato  su  di un’attenta analisi  degli  appuntii e dei  diari  che Virginia Woolf ha lasciato durante la sua vita.

Un’approccio  più scientifico è invece l’analisi  psicologica che Lucia C.A. Williams, ricercatrice presso il Dipartimento  di  psicologia dell’università di São Carlos in Brasile, ha pubblicato  con il titolo  altrettanto lungo  di Virginia Woolf’s history of sexual victimization. A case study in light of current research (se siete interessati  all’argomento l’intero studio lo troverete in questo pdf in lingua inglese).

Il libro

Caro padrino, siete stato sugli Adirondack e avete visto  molti  animali selvaggi  e molti uccelli  nei  loro  nidi: se non venite qui siete cattivo, arrivederci.

Con affetto Virginia

Virginia Woolf scrisse queste parole quando  aveva sei  anni e si  tratta di una postilla in una lettera che il padre aveva indirizzato all’amico  di  famiglia James Russell Lowell.

Lo stesso  scritto è stato utilizzato da Veronica La Peccerella come introduzione al  suo  saggio Mio  carissimo rospo una selezione delle lettere che Virginia Woolf ha scritto tra il 1888 fino  al 1900.

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Alfred Hitchcock: da Psycho a Genova in mostra

Hitchcock

Anche se girassi un film su  Cenerentola, il pubblico  cercherebbe qualche cadavere nella carrozza.

Alfred Hitchcock

Alfred Hitchcock e Psycho 

Prima del 1960 la doccia era vista come un momento  di piacevole relax (individuale o  a coppie, dipende) poi, con l’uscita nelle sale cinematografiche di  Psycho, le cose cambiano: la lunga sequenza della doccia, dove la protagonista Marion Crane (l’attrice Janet Leigh) dopo quarantacinque minuti  dall’inizio  del film, viene accoltellata dallo  squilibrato Norman Bates (Anthony Perkins).

E’ l’inizio di una lunghissima sequela di  scene sotto doccia che riguardano film, thriller, horror, anche comici e, naturalmente, erotici.

Forse fra tutti i registi  che si sono cimentati a seguire le orme di  Alfred Hitchcock il migliore è stato Brian de Palma (guardate questa sequenza tratta da Carrie lo sguardo di  Satana).

A questo punto godiamoci  (si  fa per dire) la famosa scena della doccia in Psycho 

Si  dice che Alfred Hitchcock pagò Robert Bloch, autore di  Psycho una miseria confessando a Françoise Truffaut che di  tutto il libro  gli interessava solo  la parte riguardante la scena della doccia.

Guido Vitiello, professore di  Teoria del  cinema  presso il Dipartimento di  Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza di Roma, ha recentemente scritto il saggio Una visita al Bates Motel facendone una rilettura con riferimenti all’erotismo  misterico sottinteso  nella pellicola.

Hitchcock

Questa indagine nasce da una serie di indizi curiosi: un refuso rivelatore – Psyche invece di Psycho – nel primo trafiletto che annunciava il nuovo progetto di Hitchcock. Una statuetta di Amore e Psiche di Canova che s’intravede in una scena del film. Una sibillina dichiarazione del regista, che presentò Psycho alla stampa come un’« escursione nel sesso metafisico ». Continua con un’ispezione dei luoghi del delitto ormai disabitati: il Bates Motel e la casa arcigna in cima alla collina, che Hitchcock volle allestire come gallerie d’arte o Wunderkammern. E diventa una visita guidata che si svolge, con i brividi di prammatica, fra il bric-à-brac degli arredi cupi, e sotto l’occhio impassibile di uccelli impagliati. Una stanza dopo l’altra, il detective Vitiello – e dietro di lui, lo spirito di un Hitchcock mistagogo e sornione – ci aiutano a vedere la spettrale dimora vittoriana di Psycho come un musée imaginaire dell’erotica misterica, per le cui stanze si inseguono tre cicli mitologici infernali: Amore e Psiche, Orfeo ed Euridice, Demetra e Persefone. E una scoperta sorprendente e a suo modo sinistra, alla quale tutto sommato vorremmo sottrarci. Ma forse è troppo tardi: come avremmo dovuto sapere prima ancora di aprire il libro, infatti, dal regno infero di Norman Bates non si esce con la stessa facilità con cui si entra.

( nota  tratta dal  sito di Amazon)

Hitchcock e le donne 

Storie presunte a parte, ad Alfred Hitchcock non si può negare la genialità e puntigliosità ma, a tutto  questo  si  aggiunge un lato  oscuro che riguarda il suo  rapporto  con le donne attrici protagoniste dei  suoi  film.

A tale proposito dal profilo tratto  dalla biografia che   Peter Ackroyd ha scritto  sulla vita del  regista (anteprima in lingua inglese)   esce fuori la figura di un uomo sessualmente represso che odiava il proprio  corpo e nel  contempo  voleva l’assoluto controllo sulle attrici  sia nel  set che nella vita privata.

Continuando nella descrizione che  Peter Ackroyd fa di  Alfred Hitchcock, non certo lusinghiera, racconta come lui amasse sussurrare alle orecchie delle attrici barzellette e storie volgari e come riversasse nei  suoi  film il bisogno di  concepire (idealmente) lo  stupro  e assassinio  di donne.

Se il libro è basato su  aneddoti, di  cui non sempre le fonti sono veritiere, altra cosa è quando la testimonianza rimane quella diretta  di un’attrice che ha dovuto  subire vessazioni  e approcci sessuali identificabili  con le stesse vicende avute nel  caso di Harvey Weinstein e alla conseguente nascita del movimento Me Too.

Tippi Hedren fu  protagonista nel 1962 del film di  Hitchcock Gli uccelli: lei  che aveva alle spalle solo piccole apparizioni  legate a corti pubblicitari, dovette sottoporsi a un durissimo  apprendistato tanto da arrivare ad essere ricoverata in ospedale per un forte esaurimento  nervoso.

Nonostante il fatto  che la lavorazione del film, oltre a una condizione nervosa negativa, le causò anche ferite al volto  perché Hitchcock volle in alcune scene Hitchcock volle utilizzare volatili  veri  e non meccanici, Tippi Hedren  ebbe un buon successo  tanto  da essere candidata al  Golden Globe come migliore attrice esordiente (e che vinse condividendo il premio  con Elke Sommer e Ursula Andress)

L’anno  successivo toccò sempre a lei  interpretare il ruolo  principale femminile nel nuovo film  di  Hitchcock Marnie con affianco il neo James Bond Sean  Connery 

La vita sul set per la Hedren  fu  ancora più difficile rispetto  a quella che aveva affrontato  con Gli  uccelli: Hitchcock in un certo  senso  la vedeva come un surrogato  di  Grace Kelly (la quale aveva rifiutato il ruolo in Marnie) fino a sviluppare nei  suoi  confronti una vera e propria ossessione che la giovane attrice sopportò in vista della possibilità di una brillante carriera.

La carriera di  Tippi Hedren  non decollò come lei  avrebbe voluto  e in seguito  ricoprì solo  ruoli minori in altri  film con altri  registi.

Nel 2012 la BBC basandosi  sulle interviste rilasciate a vari  media da Tippi Hedren  sul suo  tormentato  rapporto  con il regista, mise in onda il film The Girl – la diva di  Hitchcock con Sienna Miller e Toby Jones nei ruoli  principali  rispettivamente quelli  di  Tippi Hedren e Alfred Hitchcock.

La mostra 

Hitchcock

Alfred Hitchcock aveva una passione per Genova: proprio  in questa città girò  nel 1925 alcune scene del  film  Il labirinto  delle passioni suo  esordio  come regista a soli  ventisette anni.

Genova, quasi come un ringraziamento postumo per la scelta, dedica al  regista  la mostra Alfred Hitchcock nei  film della Universal  Picture  aperta fino all’8 marzo  prossimo (coincidente  con la Festa della Donna: da ricordare!)

Nel  box seguente tutte le informazioni  relative all’evento.

cs_Hitchcock_Genova

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Jane Austen, l’intramontabile di cui non si sa nulla

Jane Austen

<< Non voglio  che la gente sia troppo simpatica, così mi risparmia il fastidio  di cercare di piacergli>>

Jane Austen 

Sono una Austenolatry 

Ho fatto  da poco una scoperta e cioè che sono afflitta dall’essere un’ Austenolatry cioè un’idolatra dell’intramontabile scrittrice inglese nata a Steventon il 16 dicembre 1775 lasciando  questo mondo  orfano  dei suoi scritti (ovviamente anche di  lei  stessa) il 18 luglio 1817 a Winchester

Il termine Austenolatry venne coniato nel 1900 (più o meno)  da Leslie Stephen  che, oltre ad essere un critico letterario, filosofo  e alpinista era anche  il papà della pittrice e arredatrice Vanessa Bell  e di  sua sorella (indubbiamente più famosa) Virginia Woolf.

La biografia di  Jane Austen 

Jane Austen
Albero genealogico della famiglia Austen

Anche Rudyard Kipling venne affascinato  dalla figura di Jane Austen tanto  da dedicarle il libro The Janeites (ne ho scritto  in questo  articolo  dove troverete anche l’anteprima del libro) mentre altri in tempi  più recenti si sono lanciati in una improbabile biografia dell’autrice come, ad esempio, il libro  di Claire Tomalin Jane Austen – La vita (prima edizione inglese 1997)

Jane Austen

Una biografia all’altezza di Jane Austen: un libro che irradia intelligenza, ironia e introspezione” The New York Times.

Di lei abbiamo solo un ritratto a matita, qualche lettera, gli scritti giovanili e sei meravigliosi romanzi. Eppure, tanto è bastato a rendere Jane Austen una delle scrittrici più celebri e amate di tutti i tempi. Si è spesso detto che la sua “è stata una vita priva di eventi significativi”, ma Claire Tomalin, nella sua monumentale biografia, dimostra il contrario: ogni singolo dettaglio ha contribuito a formare la Jane scrittrice, a ispirarne personaggi e ambientazioni.

Un viaggio di quasi cinquecento pagine nell’Inghilterra di fine Settecento e inizio Ottocento, tra complessi intrighi familiari che sono già materia da romanzo: Jane Austen è insieme osservatrice e protagonista incontrastata, talvolta concentrata su carta e calamaio nella sua camera tappezzata di azzurro, oppure alle prese con un ballo o una rappresentazione teatrale, in visita da amici e parenti nella campagna dell’Hampshire e del Kent, o immersa nella vita mondana di Bath e Londra.

Alla fine del’articolo troverete l’anteprima del  libro  con il testo in inglese (utile per il ripasso di  questa lingua)

Perché ho  detto che la biografia è improbabile?

Per il semplice fatto che di  Jane Austen abbiamo  veramente poco che testimoni  la sua vita e una sua biografia può essere solo il frutto  di  supposizioni di una scrittrice (per quanto  brava come Claire Tomalin)  non sia la verità assoluta.

Io non penso, come qualcuno vuol far credere,  che Jane Austen abbia avuto una vita monotona e noiosa e di aver scritto i suoi  romanzi  come antidoto  alla noia, tutt’altro: sicuramente avrà avuto il carattere necessario  per andare contro corrente rispetto  ai tempi in cui  ha vissuto  di una persona ribelle nei  confronti della morale di  allora (lo  dico  e affermo  anche per quella  ironia e arguzia con cui  descrive i  suoi  personaggi).

D’accordo, forse pecco  anch’io  di presunzione nell’affermare quanto  ho scritto, ma cosa volete farci: sono una Austenolatry…. 

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Ottocento tra pittura e fotografia in mostra

Ottocento
Luigi Rossi – Primi raggi (olio su tela 1900 – 1905)

E’ necessario  affrettarsi se si  vuole vedere qualcosa, tutto  scompare

Paul Cézanne 

Ottocento tra pittura e fotografia e cliché – verre 

Forse bisogna dare ragione a  Paul Cézanne  perché niente è immutabile nel  tempo e con il trascorrere di  esso tutto potrebbe scomparire e rimanere solo un ricordo.

Però se ho  utilizzato la frase del  celebre pittore non  è tanto per filosofeggiare sulla caducità delle cose (anche della vita stessa) quanto piuttosto  per informarvi  che avete pochi  giorni  per recarvi in Svizzera, a Rancate nel  Canton Ticino,  per vedere la mostra Pittura, incisione e fotografia nell’Ottocento  presso  la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst  che, per l’appunto, chiuderà il prossimo  2 febbraio (per tutte le informazioni  vi  rimando al  box a fine articolo).

Il Cliché – verre del  sottotitolo  si  riferisce a  una particolare tecnica d’incisione su  vetro in  voga nell’Ottocento he vede nel pittore paesaggista Jean-Baptiste – Camille Corot uno di massimi  artefici di  questa particolare arte che legava la fotografia con la pittura.

In pratica si  trattava di incidere, disegnare o dipingere su una superficie trasparente come, ad esempio, una lastra di  vetro affumicata e stampare l’immagine risultante su una carta sensibile alla luce, procedimento  effettuato in camera oscura.

Ottocento
A Young Mother at the Entrance to a Wood – Jean-Baptiste-Camille Corot (1856)

Per maggiori informazioni  sulla tecnica vi  rimando a questa pagina (pdf)

Il 7 febbraio del 1839 presso l’ Académie des Sciences e dell’Académie des Beaux Arts veniva presentato il primo  procedimento  fotografico per lo sviluppo  di immagini: la dagherrotipia dal nome del  suo ideatore Louis Jacques Mandé Daguerre (se vi interessa l’argomento  vi  rimando  al mio  articolo)

sul nuovo  procedimento  fotografico, e su  quello  che sarà la fotografia, nacque immediatamente un pregiudizio  da parte dei  pittori  stigmatizzato in seguito  dalle parole di Paul Gauguin 

Sono entrate le macchine, l’arte è uscita…Sono lontano da pensare che la fotografia possa esserci  utile

In ogni caso i pittori  utilizzeranno la fotografia come puro strumento  di  lavoro in quanto  utile, ad esempio, per fissare un paesaggio e riprodurlo su  tela senza doversi  sobbarcare le lunghe sedute in situ (magari poteva anche piovere..)

La mostra 

La mostra propone un confronto serrato e stimolante tra fotografie, dipinti, incisioni, disegni, libri, permettendo di ricostruire il processo creativo seguito dagli artisti e di comprendere come quella di metà Ottocento fu una vera e propria rivoluzione nel modo di vedere la realtà e di diffondere conoscenze e informazioni da cui non ci sarebbe stato ritorno.

CARTELLA_STAMPA

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

Ecosia: più ricerchi e più il mondo diventa verde

Una volta una persona che doveva fare una ricerca andava in biblioteca, trovava dieci titoli sull’argomento e li leggeva; oggi schiaccia un bottone del  suo  computer, riceve una bibliografia di  diecimila titoli, e rinuncia.

Umberto  Eco 

Ecosia e gli  altri  search  engine

Voi  che mi seguite su questo  blog certamente già conoscete  il significato  dell’acronimo SERP.

Nel caso  abbiate qualche dubbio, oppure il vostro  interesse per l’informatica è pari alla conoscenza del  sesso praticato  tra i  rincocefali, la definizione di  SERP è la seguente:

Nell’ambito delle tecnologie di Internet, un motore di  ricerca (in inglese search  engine) è un sistema automatico che, su richiesta, analizza un insieme di  dati e restituisce un indice dei  contenuti che è per l’appunto chiamata SERP (Search Engine result Page)

Naturalmente dietro  a una qualunque ricerca,  e quindi  i  risultati dovuti  ad essa, vi  sono  diversi  fattori  a cui  le mie competenze informatiche trovano  un limite (d’altronde ho  sempre detto  di  essere semplicemente una blogger)

Da come potete desumere dal titolo  e sottotitolo  dell’articolo oggi vi  parlerò di un particolare motore di  ricerca e cioè di  Ecosia.

Google rimane il motore di  ricerca per antonomasia (tanto  da essere stato  coniato il termine googlare che personalmente  trovo essere  molto  ridicolo), a seguire c’è Bing della Microsoft e Yahoo a contendersi il secondo  e terzo posto tra i search  engine.

Naturalmente esistono  altri motori  di  ricerca particolari, direi  di nicchia, che offrono alcune caratteristiche peculiari e di  cui ne ho  fatto la descrizione di  alcuni  in questo   articolo.

Ecosia e l’impegno  per la riforestazione dove è più necessario

Non direttamente, è ovvio, ma utilizzando parte dei  profitti derivati in parte dalle nostre richieste (ogni  45 richieste fatte individualmente corrispondono a un albero che si pianterà) e i click sugli  annunci  pubblicitari.

Ecosia si  basa interamente su  Bing (la cui partnership è tenuta riservata) riconoscendo al motore di  ricerca di  Redmond una quota delle entrate.

Facendo una ricerca comparativa tra  i due motori possiamo  vedere come sono del  tutto  simili (ho usato IL Blog di Caterina come termine di  ricerca…gioco in casa)

 

Ecosia
Il risultato del termine IL Blog di Caterina utilizzando Bing

 

Ecosia
Lo stesso risultato ottenuto con Ecosia

Da notare in quest’ultima immagine il contatore in alto  a destra a forma di  albero che indica il numero  di  ricerche effettuate ai  fini  di  raggiungere l quota 45 per impiantare un albero.

Ecosia

L’impegno  di  Ecosia è appunto quello  di piantare alberi  dove maggiore è il bisogno di rimboschimento ai  fini dello  sviluppo  economico  o  di intervento in seguito  a eventi catastrofici  natura come, ad esempio i recenti incendi in Australia: a questo proposito tutti  i ricavi  di oggi giovedì 23 gennaio serviranno per la riforestazione del New South Wales (maggiori informazioni  sul blog di  Ecosia )

Gli altri punti  di  forza 

Ecosia nasce nel 2009 da un’idea del trentacinquenne imprenditore tedesco  Christian Kroll con sede a Berlino.

Ad oggi il numero  di  alberi  piantati  da Ecosia nel mondo  sono più di 72 milioni in 19 siti  sparsi nel mondo: questo  ne fa il più importante (a questo punto unico) motore di  ricerca no profit.

Lo stesso Christian Kroll quando fondò Ecosia volle che vi  fossero  da parte sue due punti  fondamentali e cioè:

Non avrebbe mai  venduto  Ecosia

Non avrebbe mai  tratto profitti  dalla compagnia

Questo ha portato  la società ad essere una Purpose Foundation (letteralmente Fondazione di  scopo) per cui  le azioni  della società non possono  essere vendute a sopo  di lucro  o  diventare di proprietà di persone ad essa esterne; tutti i profitti  rimangono come capitale  della società

Ecosia nel 2017 ha ottenuto  la certificazione B Corporation per performance ambientali  e sociali.

Per la trasparenza dei  profitti ottenuti dalle ricerche degli  utenti, Ecosia mensilmente pubblica i rapporti  finanziari  della società.

Inoltre, dal punto di  vista per la salvaguardia ambientale, i  server di Ecosia sono alimentati  al 100% da fonti  rinnovabili, mentre  per garantire  la privacy  degli utenti Ecosia non vende dati  agli inserzionisti, non implementa trackers di  terze parti e tutte le ricerche diventano  anonime nel  giro  di una settimana.

A questo punto mi chiedo  se Google & C. non devono  imparare qualcosa da questo piccolo (grande) motore di  ricerca!

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Gli Anni ruggenti in mostra a Genova

Anni Ruggenti: Tamara de Lempicka - La Belle Rafaela (1927)
Tamara de Lempicka – La Belle Rafaela (1927)

Nel  secolo  scorso gli  Anni ’20 erano  quelli  ruggenti.

Nella nostra era saranno  solo il miagolio di un gattino?

C.A.

Anni ruggenti  nel XIX secolo 

Anni ruggenti: Comelio Geranzani - Ballerina (1920)
Comelio Geranzani – Ballerina (1920)

Potrebbe sembrare che la citazione all’inizio  dell’articolo  sia quella di una persona ammantata da pessimismo, ma ciò non è vero per due fattori: ll primo, deducibile dalle iniziali dell’autrice, è che la  frase è farina del mio  sacco; la seconda è che alla domanda la risposta potrebbe anche essere del  tenore opposto  al pessimismo  più cupo: cioè quell’inizio, appunto  ruggente, degli  anni ‘  20 del XX secolo.

E’ anche vero, in fin dei  conti, che essendo  appena agli inizi   del decennio Twenty – Twenty e che, a meno  di una catastrofe cosmica come quella che ha portato  all’estinzione dei  dinosauri, non mancheranno  le novità (belle o  brutte che siano) per gli  attuali  Anni ’20.

Ma ritorniamo  agli  Anni Ruggenti: cosa avrebbe visto e vissuto la Caterina di  allora?

Innanzitutto si  era usciti da poco dal dramma della Prima guerra mondiale e in tutta Europa si pensava a ricostruire ciò che era andato  distrutto  con la guerra  sia in termini  materiali  che quelli più importanti dei  rapporti umani.

Poi, partendo  dagli  Stati Uniti dove erano appunto  nata la locuzione dei Roaring Twenties, si  assistette all’esplosione di novità tecnologiche e culturali: la musica Jazz faceva da contorno  alle parole di Francis Scott Fitzgerald nel  suo libro  Il grande Gatsby mentre nelle case, grazie alla diffusione del  grammofono, riecheggiavano  le note di Rapsodia in blu di  George Gershwin.

Anni ruggenti: il manifesto originale di The Jazz Singer
Il manifesto originale de The Jazz Singer

Al  cinema  arriva il primo  film parlato  della storia: The jazz Singer di  Alan Crosland del 1927,  mentre bisogna aspettare l’anno  successivo affinché un topolino  antropomorfo  inizia le sue avventure nel  cortometraggio Steamboat Willie: ovviamente sto parlando  di  Mickey Mouse (il nostro  Topolino) pensato  e ideato  da quel genio  di  Walt Disney .

 Moda, architettura, arti  visive e decorative confluiscono nell’Art déco che trova il suo punto di  riferimento nell’Expo parigina del 1925. 

La mostra

Anni ruggenti

A Genova, presso il Palazzo Ducale (Appartamento  del  Doge e Cappella Dogale) è allestita la mostra Anni venti in Italia – L’età dell’incertezza.


Dalla pagina del  sito  di  Palazzo  Ducale:

Gli anni venti in Italia furono anni complessi, tanto ruggenti e sfavillanti quanto inquieti.

Anni cruciali di passaggio tra la Grande Guerra, con la fine dell’ottimismo e delle certezze che avevano caratterizzato la Belle Époque, e la crisi mondiale del decennio successivo. Una crisi che, annunciata nel 1929 dal crollo di Wall Street e seguita dalla progressiva affermazione di regimi dittatoriali sullo scacchiere internazionale, si concluse poi con la tragedia della seconda guerra mondiale.

Il clima generale di incertezza, determinato dagli effetti del conflitto, dalla difficile transizione economica e dalle rilevanti trasformazioni sociali e culturali, si riflette in pieno nelle ricerche artistiche di quegli anni.

Caratterizzate da una straordinaria varietà linguistica, esse rappresentano il termometro di un’epoca convulsa, complessa e indeterminata, nella quale possiamo ritrovare dirette corrispondenze con la nostra.

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La mostra si  concluderà il prossimo 1 marzo: per tutte le informazioni  vi  rimando  alla pagina dedicata.

Nel box seguente troverete maggiori informazioni  a riguardo di  quello  che viene esposto.

CS-Anni-Venti-in-Italia.-Letà-dellincertezza

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥