Fragile, opulenta donna: le parole di Alda Merini per tutte le donne

 

Immagine e grafica: Caterina Andemme
Parole di Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

A tutte le donne – Alda Merini

Milano – Naviglio Grande
credit: Archivio 24Cinque P&B

Quella sera, passeggiando  per i Navigli  di  Milano, mi era venuta in mente che lì  a pochi  passi, presso la Casa delle Arti vi era uno  spazio dedicato  ad Alda Merini.

Mi è bastato poco  per convincere Sara e Michele (un po’ di più lui) a fare quella deviazione per una visita alla riproduzione della  stanza, con molti  oggetti  appartenuti  alla poetessa, quando  lei  abitava in Ripa Ticinese al  numero  47.

Chi  sia Alda Merini ed il valore delle sue opere non sarò certo io a doverlo  dire, tanto più che in rete (magari  anche qualche libro, perché leggere non fa mai male) si  trova tutto  e di più sulla sua vita (io mi  sono  limitata ad  un solo  link per le note biografiche).

Apro una piccola parentesi su  Milano: ho  già detto  che questa città (metropoli)  ormai ha acquistato  nel  tempo   una notevole valenza turistica tanto da primeggiare con altre località quali, ad esempio, Firenze o Torino (Genova è al palo anche se sta guadagnando  posizioni nelle preferenze dei  turisti). A dimostrarlo è anche l’interesse del  pubblico verso  queste piccole chicche di  cultura  come, appunto, la Casa delle Arti – Spazio Alda Merini (prima mi  sono dimenticata di  mettere per intero il nome del piccolo museo  e ritrovo  di poeti e no).

La stanza di Alda Merini presso  lo  Casa   delle Arti
credit: Archivio 24Cinque P&B

La stanza è piccola,  anche molto più ordinata rispetto  a quella reale dove la confusione era, come dire, di casa:  la si può guardare solo attraverso  un vetro messo  a protezione degli oggetti  e dei  suppellettili, ma la visione è stata sufficiente per avermi  data l’emozione (se pur in spirito) di  aver incontrato una grande e tenace donna.

Concludo aggiungendo  altre sue parole:

C’è un posto nel mondo, dove il cuore batte forte, dove rimani senza fiato  per quanta emozione provi; dove il tempo  si  ferma e non hai più l’età. Quel posto è tra le tue braccia in cui  non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai  di  sognare.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 

 

Apriti cielo: volevo solo un caffé….(piccole scortesie a Milano)

 

Apriti cielo!

La receptionist de Il Bar, adiacente al    ristorante Maio in piazza Duomo  a Milano,  all’ultimo  piano  della Rinascente, ha alzato gli occhi al  cielo quando, alle quattro  del pomeriggio, chiediamo  un tavolo per un caffè: lei, forse abituata ad una certa (altra) clientela, pensava che fossimo  lì per un happy hour .

A parte che l’happy hour di  solito inizia verso  sera, cioè verso  le 18.00, ci  sembrava che alle quattro  del pomeriggio non fosse poi così scandaloso ordinare un caffè (nessun cartello  lo  vietava).

Non sa, la poverina, che è  scampata per miracolo ad un doppio assalto  all’arma bianca che le avrebbe procurato il ricordo  di un pomeriggio  non felice: Sara, la nostra amica, e “lui“, avevano  già sfoderato le scimitarre quando Michele ed io  li abbiamo  frenati  dall’insano  proposito  di  fare a fettine la povera malcapitata.

Quindi, dopo aver aspettato, aspettato ed ancora aspettato, finalmente ci  viene servita una brodaglia oleosa camuffata da caffè.

Se andate in  questa pagina di  Tripadvisor i  commenti  sul personale collimano  con quanto  ho  scritto in precedenza.

Apriti  cielo!

Questa volta siamo  stati noi  ad alzare gli occhi  al  cielo alla vista del prezzo  di un panettone di  cinque chili,  in vendita sempre alla Rinascente di Milano: 225 euro, cioè quarantacinque euro al  chilo.

Probabilmente il prezzo  era dovuto agli ingredienti, ma qui  non si  tratta di uno schiaffo  alla povertà, quanto di un vero  e proprio  uppercut .

Milano, la bella e moderna Milano, è anche questo.  

Alla prossima! Ciao, ciao………….

Villa Necchi Campiglio: la Milano d’antan

Giardino con piscina di Villa Necchi Campiglio a Milano

 

Una residenza circondata da un silenzioso giardino nel centro di Milano, custode di strepitosi capolavori d’arte, dove si respira ancora intatta l’atmosfera del bel mondo della Milano tra le due guerre (dal  sito  del  FAI)

La Villa è un gioiello  incastonato in una delle vie più signorili  del  centro  di  Milano (via Mozart): circondata da un giardino e da un campo  da tennis, nonché una piscina che fu tra le prime di  quelle private apparse in città ad essere riscaldata (vedi  foto  ad inizio  articolo).

 

Dunque, Villa Necchi Campiglio:

 

La villa è stata realizzata da Piero  Portaluppi tra il 1932 ed il 1935 per il nucleo  familiare composto  da Angelo Campiglio, sua moglie Gigina Necchi e sua cognata Nedda.

A Portaluppi subentrerà Tomaso  Buzzi che, nel  secondo  dopoguerra, conferirà alle sale un aspetto più classico  e tradizionale.

La Villa ospita inoltre la Collezione Alighiero ed Emilietta de’Micheli e quella di  Claudia Gian Ferrari, con opere del  Tiepolo, Canaletto, Sironi, de Chirico  ed altri.

 

 

In questa pagina le informazioni per la visita di Villa Necchi

Infine voglio  ricordare che  Villa Necchi Campiglio è stata donata al  FAI (Fondo Ambiente Italiano) nel 2001 e, dopo più di  sette anni di lavori  di  restauro, è stata aperta al pubblico grazie alla fondazione.

Nel  box in fondo  articolo vengono illustrati gli  ambienti  della Villa

Alla prossima! Ciao, ciao…………


 

Fin qui  ho  parlato del  bel mondo, termine  che considero in un certo  senso  anacronistico, legato agli  agi  di una famiglia della Milano degli  anni ’30.

Ma c’è un altro mondo a cui  mi sento più affine e per questo più solidale alla mia persona: è quello delle persone che oggi  difendono il loro diritto di  lavoratori, in particolar modo ai 600 operai  dell’Ilva di Genova considerati esuberi  dal nuovo  management.

Sono certa che nessuno  dei lavoratori  coinvolti leggerà il mio blog,  ma non per questo rinuncio ad augurare loro  una soluzione positiva a questo  grave problema.

 


 

Milano, senza aggiungere altro

– Nascosti dietro un albero a fare gli innamorati – Autore: Michele Monti

 

Sapessi com’è strano

Sentirsi innamorati a Milano

A Milano.

Senza fori senza verde

Senza cielo senza niente.

Fra la gente

Tanta gente.

Sapessi com’è strano

Darsi appuntamento a Milano

A Milano.

In un grande magazzino

In piazza o in galleria

Che pazzia

   Da Innamorati  a Milano di  Alberto  Testa e Memo Remigi

 

 

No, non è strano innamorarsi  a Milano, anche giocando  a nascondersi dietro un timido  arbusto  che non diventerà mai  un baobab.

Non è strano innamorarsi  a Milano, come in qualunque altra città, forse è strano innamorarsi  di  Milano.

Lo è per me, nata all’ombra dei  caruggi, con la salsedine nelle narici ed il gusto  della focaccia che accompagna il cappuccino della prima colazione.

Ma, forse,  più che di  innamoramento – come potrei  mai  tradire la mia Genova – è una leggera e duratura infatuazione: in fin dei  conti  ho  vissuto  per nove anni in quell’atmosfera, ormai  démodé, della Milano  da bere esenza per questo,  essermi  mai  intossicata.

Anche perché questa città si è ridisegnata nei  suoi  spazi, e continua a farlo, diventando la città più europea d’Italia, senza nulla togliere alla bellezza peculiare di  tutte le altre, piccole, medie o grandi, che fanno appunto  del nostro Paese il Bel Paese (……eppure odio  la retorica).

A contribuire questa predisposizione d’animo favorevole all’elogio, è anche una meravigliosa giornata primaverile (sarà perché  siamo in aprile e,  indovinate  chi  è nata in questo  mese?).

Quindi è d’obbligo una passeggiata per i Navigli e, magari,  un giro in battello può anche essere un piacevolissimo  diversivo al pedibus.

 

Milano in bianco  e nero?

Oppure a colori?

Milano,  antica e moderna nello  stesso  tempo.

 

Senza aggiungere altro.

Se non  un abbraccio ed un grazie agli  amici Sara e Michele che, ancora una volta, ci hanno  fatto  da guida nella loro  Milano.

Alla prossima! Ciao, ciao………..


 

Milano, ricordando Lucio Dalla 

 

 


 

Sapessi com’è strano prendere un caffè (sotto le palme) a Milano…

 

 

Si  sostiene – scrive Plinio – che in un bosco  di  crescita naturale  le palme femmine, prive di  maschi, non procreano ed altrove ondeggiano in gran  numero intorno  ad ogni singolo  albero  maschio, piegando  su  di lui le carezzevoli  fronde. quello, irto, drizza il suo  fogliame e le feconda tutte; con le esalazioni, con la sua sola vista e anche con la sua polvere (il polline); se lo  si  taglia, le palme femmine, ridotte in vedove, diventano  sterili.

tratto  dal  libro Mitologia degli  alberi  di Jacques Brosse

 

Si  fa presto  a dire palme!

C’è  la palma nana, in Italia presente dalla Calabria fino  alla Toscana sulle coste del  Tirreno, ma anche in Sicilia e Sardegna.

Quella chiamata Palma delle Canarie, molto  simile alla palma da dattero utilizzata come pianta ornamentale anche nel nostro  Paese.

Poi la Palma cinese, la più resistente al  freddo  essendo originaria della regione Himalayana.

La Palma azzurra e quella californiana ecologicamente simili.

Sono tutte appartenenti alla  famiglia delle Arecaceae che comprende 200 generi  e 2.800 specie.

A me le palme non piacciono: ad esse preferisco l’ombra e la frondosità dei nostri  alberi, intesi  come quelli  che si incontrano  nei  boschi o nei parchi  cittadini.

Con questo non vado in giro  con un lanciafiamme per bruciare ogni  palma che incontro  sul mio  cammino.

Non so  come sarà piazza del Duomo a Milano una volta impalmata, ma ho  letto  che già nell’800 esistevano  delle aiole che ne ingentilivano il paesaggio (vedi  la foto in basso).

 

 

I milanesi  sono  dubbiosi e si  chiedono: cosa c’entrano i banani  e le palme con la nostra città?

Matteo  Salvini, segretario  della Lega Nord, ex – padano, ora lepeniano – trumpiano, dice che mancano solo  cammelli  e scimmie affinché l’Italia assomigli sempre di più all’Africa: allora, considerando che in Liguria esiste una   Riviera delle Palme, siamo  ai  suoi  occhi inesorabilmente africani.

Altri  ancora sono  passati  dalle parole ai  fatti e, conoscendo la mentalità degli accoliti  di  estrema destra & C., penso che  l’aver dato  alle fiamme una povera palma, sia per loro  un transfert per farli  assomigliare un po’ di più a quei  pazzerelloni, razzisti e decerebrati del  Ku Klux Klan.

La querelle è nata da un’ idea (?) della Starbuks, la nota catena di  caffetteria americana, di festeggiare la prossima apertura di un loro  locale a Milano, con un dono: appunto palme e banani.

Se mai  Starbuks vorrà aprire un analogo  locale anche a Genova, spero che al posto  di alberi  dia in cambio  buoni per le consumazioni…siamo  genovesi, oppure no?

Alla prossima! Ciao, ciao………


 

Per concludere un po’  di  blues dallo  Yemen:

 

 


 

Milano: via dai luoghi comuni (come Piazza del Duomo)

101016

 

APERTA PARENTESI

La possibilità di  rimanere chiusi nella toilette di un locale non è remota: basta un piccolo intoppo nella serratura ed ecco che ti ritrovi prigioniera a contemplare il design del wc e a pensare come migliorare l’igiene dello  stesso.

Questo  per i primi  quindici  secondi: dopodiché, nonostante i  tuoi  sforzi  di  abbattere la porta (nei  film ai protagonisti  riesce sempre, soprattutto se sei  dotato  di  super poteri), ti  vedi  costretta a lanciare un SOS affinché ti  vengano  a liberare prima che scatti l’allarme per la tua sparizione.

Fatto sta che questo piccolo  incidente si  è ripetuto  alla stessa maniera,  lo stesso  giorno con identiche modalità,  ma nella toilette di un altro locale. Solo  che questa volta è toccato a “lui” inviare un messaggio  di  soccorso via cellulare.

Qualcosa non funziona nelle serrature delle toilette di  Milano, oppure siamo noi  due ad essere particolarmente sfortunati ad aver trovato  due serrature difettose in due locali diversi.

CHIUSA PARENTESI

 

Doveva essere il Festival  della Montagna, ma quello  che sabato  scorso  abbiamo visto presso l’ex Fabbrica del  Vapore a Milano, era più indirizzato  al mondo bike che quello inerente alla montagna stessa.

È anche vero  che a fare da contorno  alla manifestazione vi  sono  stati incontri  con alpinisti e proiezioni  di documentari sulla natura alpina ma, secondo il nostro parere, troppo poco per definirsi, per appunto, Festival della Montagna.

Non è stata, comunque, una giornata sprecata, anzi, grazie ai nostri amici milanesi  Sara e Michele, abbiamo (ri)scoperto zone di  Milano che, attraverso le loro architetture, mostrano  tutto il fascino  delle moderne metropoli.

Ad esempio quello  che è accaduto per la zona di Porta Nuova: da quartiere degradato a zona “attrattrice” , quindi  una nuova centralità urbana,  costruita intorno a piazza Gae Aulenti.

A fare da scenario a questa nuova realtà milanese sono il  complesso  della Unicredit formata da tre torri (la più alta misura 231 metri), i  due edifici  del Bosco  Verticale chiamati  così perché  ogni piano dei  due edifici è un sistema botanico adattato  alla vita urbana.

Poco  distante da  piazza Gae Aulenti la sede della Regione Lombardia, anch’essa modernissima con trentanove piani  d’altezza ed eliporto in cima al  terrazzo (nei  giorni  festivi  si può salire in cima per vedere il panorama di  Milano).

In piazza Gae Aulenti, per far si  che tutto l’impianto  urbanistico  non sia solo lo scenario di  architetture ultramoderne ma, allo stesso  tempo, solo  fredde rappresentazioni  del potere economico, sono  state ideate fontane con giochi  d’acqua e una pista di pattinaggio  funzionante nel periodo  natalizio. Ovviamente non mancano  negozi, centri sportivi   e locali per la ristorazione.

Porta Nuova, o per meglio  dire la “nuova” Porta Nuova, ha ottenuto la certificazione Leed  che rappresenta il massimo  per quanto  riguarda lo standard di  certificazione energetica e di  sostenibilità.

Porta Nuova è ancora un cantiere aperto (come si può vedere dalla galleria fotografica a fine articolo): qualcuno  ha detto che questo  restyling è solo speculazione.

Io,  come architetto  mancata (architetta mi  suona male, in ogni  caso non ho potuto  completare gli  studi) esprimo  questo personale giudizio: è giusto  che una città debba conservare le bellezze storiche che l’hanno  caratterizzata nei  secoli. Ma è anche giusto recuperare dal  degrado ampie zone urbane per restituirle con un nuovo  tessuto architettonico che, naturalmente, non deve essere solo un recupero  di  facciata  isolato  dal resto  della città, ma un volano per una continua visione del futuro, sia dal punto  di  vita economico (mettendo in esso  anche la voce “turismo”) che sociale.

WOW  che paroloni!

Alla Prossima! Ciao, ciao………