Oggi vi propongo l’anello del Groppo Rosso in Val D’Aveto

©caterinAndemme
Siete pronti? Allora seguitemi…
©caterinAndemme

Un minimo di  geografia

Il Groppo  Rosso (1.593 metri) si  staglia sopra la cittadina di  Santo  Stefano  D’Aveto ed è parte del  Parco  Naturale Regionale dell’Aveto.

Ci troviamo immersi in un panorama che fa sembrare di  essere in una piccola valle alpina eppure a pochi  chilometri (in linea d’aria, s’intende) dal mare e dall’Emilia confinante con la provincia di  Piacenza e Parma.

 

 

L’itinerario 

Dal  castello di  Santo  Stefano (aperto  solo in determinate occasioni) si  seguono sulla sinistra i  segnavia posti  dalla FIE (Federazione Italiana Escursionismo), in particolare un cerchio  giallo  vuoto  (con meta finale il Lago  Nero) e un rombo  giallo pieno  (con meta finale il monte Maggiorasca).

Dopo all’incirca tre quarti  d’ora di  cammino troveremo  il segnavia contraddistinto dalla sigla A14 che indica, appunto, il percrso ad anello del  Groppo  Rosso.

Il tempo  totale necessario  per portare a termine l’escursione e di 3, 30 – 4,00 ore escludendo  eventuali  soste (anche quelle per la pipì).

Arrivati  alla frazione di Roncolongo procediamo su  asfalto per qualche centinaio  di  metri in direzione di  Rocca D’Aveto facendo  attenzione sulla sinistra dove inizierà il sentiero  vero  e proprio.

Il percorso  non presenta nessun tipo  di  difficoltà se non in alcune parti  ripide  e selciate che, in caso  di pioggia, possono  risultare molto  scivolose.

Edicola all'inizio del sentiero
L’edicola in legno che incontreremo all’inizio del sentiero da Rocca D’Aveto
©caterinAndemme

Dopo un’ora  e mezzo  di  cammino si  arriva nei pressi del Prato  della Cipolla  (Flash, il personaggio  della DC Comics, certamente impiegherà meno  tempo).

 

Verso il Prato della Cipolla…no, non sono Cappuccetto Rosso
©caterinAndemme

 Le cipolle qui non c’entrano nulla perché 

Un tempo  il prato  era occupato da un laghetto  di  origine morenica, formatosi  con il trasporto a valle di  rocce e sedimenti ad opera di  ghiacciai in lenta discesa verso  valle formando, in questo modo, un cordone morenico.

Il successivo  deposito di  sedimenti  terrosi argillosi, ha determinato l’impermeabilizzazione del substrato e la formazione del  lago.

Il continuo  apporto di  terreno, dovuta all’erosione superficiale del monte Buio  e Maggiorasca (le vette più alte dell’appennino  ligure) ha contribuito al progressivo interramento del  lago e la formazione di un habitat vegetale tipico  delle zone umide.

Il Prato della Cipolla con il rifugio omonimo. Sullo sfondo il Dente della Cipolla (via ferrata consigliata solo per escursionisti esperti)
©caterinAndemme

Dal rifugio ritorniamo  indietro  sui  nostri  passi  (si  tratta di  ripercorrere poche centinaia di  metri) e riprendiamo  il sentiero A14.

Camminando, camminando ed ancora camminando, si  arriva al  rifugio ASTASS  (Associazione Sportiva Turistica Amici Santo  Stefano  d’Aveto): è un rifugio non custodito,  ma abbastanza attrezzato per poterci  dormire la notte.

 

Rifugio Astass
©caterinAndemme

Da questo  punto, e in soli  dieci  minuti, si  arriverà alla meta e cioè il Groppo Rosso con il suo belvedere su  Santo  Stefano  d’Aveto.

 

Dalla cima del Groppo Rosso il panorama su Santo Stefano d’Aveto
©caternAndemme

Per ritornare al punto  di partenza, cioè  a Santo  Stefano  d’Aveto,  si  segue il segnavia rombo  giallo pieno, lasciandoci  alle spalle il Groppo  Rosso.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

L’anello escursionistico del Sassello

…..con i piedi a bagno
©caterinAndemme

La lentezza

Quando  viaggio  a piedi, a tre chilometri  l’ora, sono nella condizione di  sentire il mio  corpo che funziona e di  capire quello  che avviene fuori  di  me.

Posso osservare, toccare, fiutare, ascoltare il mondo.

Posso  fermarmi  o  ripartire come e quando mi pare; posso  contemplare, riflettere, sentirmi libero.

Conquistare lo  spazio in un tempo  dolce, lento, che non assilla, che non corre.

Riccardo  Carnovalini – brano  tratto da un articolo  per la rivista Airone di luglio 1997

Posso  confermarlo: camminare con lentezza, tutt’ al più seguendo il ritmo  imposto  dalla  camminata nordica, è salutare, per la mente e per il  corpo.

Noi  siamo alpinisti orizzontali, termine tratto  sempre dallo  stesso numero  di  Airone il quale trattava, per l’appunto, di  escursionismo, che sembra fare il paio  con quello di  orizzontalisti coniato  da Enrico  Brizzi per Il sogno  del drago, libro  di  cui  vi  ho  già parlato in precedenza.

Quindi, proseguendo  nella lettura, non mi  resta che augurarvi  un buon cammino  prossimo.

 Sassello:  una  lunga escursione ad anello

Il paese di Sassello può essere raggiunto  con gli  autobus dell’Azienda Trasporti  pubblici di  Savona (ACTS) che partono   dalla stazione ferroviaria.

In auto si  esce al  casello autostradale di  Albisola e, dopo  aver svoltato  a sinistra, si prosegue per la SP 334 del  Giovo

 

Una volta arrivati cerchiamo  piazza Giacomo  Rolla dove possiamo  parcheggiare.

l’anello ha una durata di  sette/otto  ore. Lungo il percorso  non vi  sono  fonti  per cui  è consigliabile riempire prima della partenza le nostre borracce (oppure invocare la pioggia con le danze apposite).

Dalla piazza, una volta entrati  nel  centro  storico  di  Sassello, raggiungiamo  piazza Concezione (sede del  Palazzo  comunale) da qui, seguendo  due triangoli  gialli posti  dalla FIE, inizia il nostro percorso: si prosegue in discesa lungo  via Pozzetto per poi  attraversare il rio  Sbruggia su  di un ponticello (cappella di  san Sebastiano) e,  dopo  aver attraversato un altro  rio,  si prosegue su  di una sterrata che costeggia il rio Renuda. Superato  quest’ultimo rio termina la strada e inizia il percorso all’interno  di un bosco.

Dopo  circa un’ora di  marcia si  giunge al  Colle del Lupetto  (simpatico  come nome, non vi  sembra?) e, dopo mezz’ora al Colle del  Bergnon 

Questo itinerario riguarda la parte più occidentale del Parco  regionale Naturale del Beigua. offre la possibilità di attraversare una notevole varietà di  ambienti e non è infrequente l’incontro con animali  quali  daini  e caprioli.

I ruderi di Casa Bandia
©caterinAndemme

Dal  Colle di  Bergnon, tralasciando il sentiero  di  sinistra contrassegnato  da tre pallini  gialli  che porta alla cima del monte Avzè, proseguiamo prima in piano e poi  con alcuni  saliscendi fino ad arrivare ai  ruderi  di  Casa Bandia (905 metri  di  quota).

Superata la casa (cioè i suoi  ruderi) passiamo  un ponticello  di legno  sul Fosso della Bandia risalendo  lungo una faggeta fino  ad arrivare al  Colle del  Giancardo (1001 metri  – 2h 30′: i tempi  di percorrenza sono ovviamente soggettivi).

Dal  colle si incrocia il sentiero  dell’Alta Via dei  Monti Liguri che conduce al monte Beigua (segnavia AV).

Noi andremo  nella direzione opposta, cioè a destra lasciando  alle spalle il sentiero che abbiamo percorso i precedenza, iniziando  la discesa verso il Colle del  Giovo  

 

ATTENZIONE: abbiamo  effettuato  l’escursione nel mese di  maggio trovando una discreta parte del  sentiero completamente ostruito  dalla caduta di  alberi  e rami a causa di precedenti  eventi  climatici. Occorre passarci in mezzo con cautela per ritrovare la traccia del percorso.

Dal Colle del  Giovo svoltiamo  a sinistra sulla strada all’incirca per 500 metri (direzione Albisola). Arrivati  all’altezza di un distributore di  benzina ci  troveremo  di  fronte all’albergo  Zunino (ormai  chiuso  da anni) da qui  si  diparte il sentiero Colle del  Giovo – Forte Lodrino – Foresta del  Deiva (segnavia: barra con due pallini gialli).

E’ una vecchia strada militare che, dopo trenta  minuti  di percorso in salita, ci porterà al  bivio  per Forte Lodrino Superiore (essendo la fortificazione chiusa per evidenti motivi  di pericolo dovuti  alla sua fatiscenza, possiamo escludere la deviazione per la visita).

Proseguendo  con numerosi  saliscendi ed entrando  nella Foresta Demaniale del Deiva  si  arriva al Passo Salmaceto.

A questo punto abbiamo la possibilità di  scegliere tra due percorsi che, all’interno  del Parco  del  Deiva, portano  entrambi a Sassello passando per il Castello  Bellavista villa ottocentesca adibita oggi  a contenitore per eventi  culturali.

Castello Bellavista
©caterinAndemme

I due percorsi sopracitati (entrambi  della lunghezza all’incirca di  cinque chilometri)  formano un anello escursionistico  all’interno  del  Parco  del  Deiva, motivo per ritornarvi scoprendo così la suggestione di un ambiente completamente immerso  nella natura a poca distanza dal  centro  abitato.

Inoltre altri  sentieri  si  dipartono lungo il percorso  ampliando l’offerta per ulteriori escursioni. 

Ancora un’ora di  cammino (in discesa) fino  ad arrivare alla Casa del  Custode oggi  sede del  Corpo  Forestale dello  Stato (o Carabinieri  forestali) all’ingresso  della foresta demaniale. Usciti  dal  cancello  in poco  tempo  arriveremo  al punto  di  partenza di piazza Rolla.

Domani per impegni  non potrò dedicarmi alla scrittura del  blog per cui, già  da adesso,  vi  auguro un felice weekend 

Alla prossima! Ciao, ciao……

Lontano da Marte ma vicino a Genova: l’anello del Lago del Brugneto

Viaggi extragalattici
©caterinAndemme

PASSOdopoPASSO

Gli extramondo a volte possono essere noiosi: pensate a quel  turista che nel 2318 (anno più, anno  meno) si  ritroverà insieme ad altre migliaia e migliaia di  suoi  simili a camminare su Le  Sabbie di  Marte  (piccolo  omaggio dedicato  a A.C. Clarke) tra venditori  di  souvenir (paccottiglia marziana , magari prodotta in Cina) e cibo preconfezionato  in pillole.

A parte questa mia  ipotesi futuribile , è anche vero  che oggi luoghi  come Venezia e le Cinque Terre, prese ad esempio tra le tante mete turistiche, subiscono sempre di più un turismo lontano dalla sostenibilità.

Ed è in questa situazione che si  arriva persino a chiudere i  cimiteri (il riferimento è a  quanto  accaduto  a Manarola nei  giorni scorsi) diventati per alcuni  (troppi)  luoghi per bivaccare e farsi  i selfie fra le tombe.

Ritornando  al  tema del Passo dopo Passo quello  che vi propongo  oggi è un’escursione a  pochi  chilometri  da Genova (molti  di più se provenite da Marte): 

L’anello del Lago  del  Brugneto

Prima di proseguire con la descrizione dell’itinerario due parole su l’ Acquedotto del  Brugneto:

Il lago del Brugneto
© Archivio 24Cinque P&B

Il lago  del  Brugneto è originato  da una diga a gravità alleggerita posta a sbarramento  dell’omonimo  torrente, affluente del  fiume Trebbia. l’impianto  iniziò la sua funzione nel 1960 (la costruzione ebbe inizio  nel 1955).

La diga è posta a circa 800 metri s.l.m. ed è lunga 260 metri  con un’altezza massima di  80 metri.

Per raggiungere Genova l’acqua percorre 13 chilometri in galleria attraverso un canale con la pendenza di 1/1000.

La portata è di  circa 1200 l/sec. con una portata massima di 2100 l/sec.

Il bacino  alimenta anche due centrali idroelettriche, una ubicata alla base della diga ed una costruita in galleria a Canate (Davagna), che ha prodotto, dal 1961 ad oggi, dai 20 milioni  ai 40 milioni di kWh/anno.

 

ITINERARIO

Il percorso inizia  a Santa Maria del Porto  raggiungibile  da Torriglia percorrendo  la SP 15 .

Poco  sopra la diga del  Brugneto un cartello  turistico indica il percorso contrassegnato  da un cerchio  giallo  barrato.

Mappa del percorso

La lunghezza dell’anello è di  circa 14 chilometri: considerando  che a metà  il sentiero  si  allontana di molto  dal  lago, arrivando  al paese di  Caffarena e quindi  ridiscendendo verso  di  esso, è per me  inutile dare un tempo  di percorrenza,  nel  senso  che ognuno  deve valutare le proprie forze e darsi un tempo  di percorrenza appropriato   (comunque, anche se pigri, in un mese o in un anno possiamo farcela).  

l’itinerario  segue quasi per intero  il perimetro  del lago, la folta vegetazione, per lo più una faggeta, regala frescura anche nel  periodo  estivo. inoltre sono presenti  numerose  aree di  sosta. 

A Costa di  Paglia incontreremo l’unico  tratto  di  strada asfaltata (è la provinciale che da Torriglia conduce a Propata):  si  tratta di pochissimi  metri  perché il sentiero piega subito  sulla nostra destra.

E’ nei pressi  di  Albora (qui  troviamo è una fonte) che abbiamo  perso  il segnavia, forse per una nostra distrazione,  ma un’abitante del posto  a cui  abbiamo  chiesto  informazioni  ci  ha subito  detto  che i proprietari dei  terreni limitrofi  hanno  sbarrato il passaggio impedendone, quindi, l’accesso  e proseguimento del sentiero  

Non ci è restato che proseguire per Caffarena  e da lì riprendere il percorso  originario (guarda   la cartina).

Dopodiché si prosegue per Fontanasse  in direzione della diga: attraversata, dopo qualche centinaio  di metri  su  asfalto in salita,  ci  ritroveremo  di nuovo  al  punto di  partenza.

Il Lago  di  Brugneto  e i  Siti  di Interesse Comunitario 

Il Lago  del  Brugneto è uno  dei  cinque Siti  di  Interesse Comunitario (SIC) all’interno  dei  confini  del Parco  dell’Antola 

I cinque SIC del  Parco  dell’Antola

Zona Speciale di  Conservazione Parco  dell’Antola 

Zona Speciale di Conservazione Conglomerato  di  Vobbia 

Zona Speciale di  Conservazione Rio  Pentemina 

⇒ Zona speciale di  Conservazione del  Lago  del  Brugneto

Zona Speciale di Conservazione Rio Vallenzona 

 

Cosa sono i Siti  di Interesse Comunitario?  

Essi  costituiscono  una rete ecologica europea denominata Rete Natura 2000  finalizzata al mantenimento e alla tutela di particolari  habitat e specie animali  e vegetali protetti  dalla direttiva 43/92 CEE, nota come Direttiva “Habitat”. L’obiettivo  primario  di  questi  siti è la salvaguardia della biodiversità e della naturalità di  certi  ambienti, nonché di  habitat seminaturali che esprimono lo stretto  connubio tra uomo  e natura e siano il risultato  delle tradizionali attività umane.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 

Che forte i Forti di Genova

Il Forte Diamante

Lo so: come titolo è piuttosto povero di idee, ma passare una giornata in escursione ai forti  di  Genova (in special modo  verso il Forte Diamante) è un altro modo  per conoscere la città.

Perché, se Genova è La Lanterna, l’Acquario, il Palazzo Ducale, il suo  centro  storico (il più grande d’Europa), e tante altre perle sparse qua e là, i forti ne costituiscono un altro punto  di vista e cioè quello culturale legato all’attività all’aperto  che sia l’escursionismo, la bicicletta o una semplice passeggiata.

Premetto  subito una cosa: non aspettatevi  di  trovare delle fortificazioni ristrutturate con guide  e pannelli esplicativi sui  quanto  stiamo  visitando.

Non esiste nulla di  tutto  questo: sono solo  uno  scheletro (consistente, però) di  quello  che erano  una volta e magari  il Comune di  Genova potrebbe spendere qualche soldo per un la cartellonistica .

Ci muoviamo all’interno  di  quello che, dal 2008, è diventato il Parco  delle Mura: 617 ettari  di  terreno  a cavallo  tra la Val  Bisagno  e la Val Polcevera:

Al pari  della Grande Muraglia cinese, anche Genova ne aveva una tutta sua anche se su  scala ridotta ma, comunque, imponente: quasi  12 chilometri  di mura (più sette nel  tratto  al mare, ormai  inglobato  nel  tessuto  cittadino dove esiste ancora) intervallati da alcune fortezze a difesa della città. La parte più antica di  questa muraglia risale al 1625, mentre le fortificazioni risalgano  al 1815, quando,  sotto  i Savoia, Genova divenne un’importante piazzaforte del regno.

ITINERARIO 

Arrivando nel  centro  di  Genova, precisamente al  Largo  della Zecca, si deve prendere la funicolare che porta fin sul al  Righi (capolinea).

Da qui prendiamo la strada in salita che, biforcandosi dopo  qualche centinaio di  metri, ci obbliga a mantenere la destra (via Peralto). Superato un piccolo ponte in legno  si  continua a salire fino a raggiungere un archivolto  nei  pressi della trattoria Ostaia du  Richettu (il solito  TripAdvisor dice che è da provare).

Si prosegue fino  ad uno  slargo dove, nel  caso  abbiamo  optato  di  arrivare fin lì con un mezzo proprio, si può parcheggiare (panorama dall’alto sulla città).

Dopo un breve saliscendi ancora una volta ci  troviamo  davanti  ad un bivio: a sinistra il percorso  il sentiero indica la direzione verso  l’Ostaia de’ Baracche (ancora una volta TripAdvisor informa che la qualità è più che discreta, molti  commenti negativi  non sono  sul cibo  ma sul modo  di fare, tutto ligure, dei  gestori. Comunque, non fidandomi molto  dei  commenti, proverei  in prima persona a dare un giudizio).

Quindi, proseguendo  sulla destra, percorriamo  il rilassante sentiero a mezza costa con vista a valle sulla ferrovia Genova – Casella  (un altra meta turistica da non tralasciare).

 

 

 Percorrendo  questo  tratto  di  sentiero, specie nei  giorni  festivi, bisogna solo  fare un po’  di  attenzione all’incrocio  con i ciclisti ma, essendo mountain – biker  e quindi conoscendo la natura dei  frequentatori dei sentieri, convivenza e gentilezza sono  assicurati (è una mia piccola polemica nei  riguardi  di  alcuni  ciclisti, frequentatori delle ciclo – pedonali,  che presi  dalla mania della velocità non hanno molto  rispetto  per i pedoni).

Dopo questo piacevole tragitto, arrivati  nei  pressi di una trattoria (questa volta TripAdvisor tace) prendiamo  un sentiero sulla nostra sinistra che si inerpica: è il tratto relativamente più difficile (senz’altro non impossibile) tanto più, se il  giorno  prima vi  sono  state abbondanti piogge, il fango rende scivoloso  il terreno.

Comunque la salita è abbastanza breve (mezz’ora) e alla fine di  essa ci  ritroveremo  su un piccolo  pianoro  con dinanzi il monte Diamante ed il relativo forte.

A questo punto  abbiamo  due scelte: se siamo  amanti  dei  pendii himalayani possiamo  affrontare  la salita che in maniera diretta ci porta al forte altrimenti, ed è quello  che consiglio, sulla sinistra in basso  vi è un comodo  sentiero  che in breve aggira il  contrafforte montuoso, per poi risalire comodamente, lungo  alcuni  tornanti, verso  la nostra meta.

Proprio alla fine di  questo  sentiero, prima di iniziare la serie dei  tornanti, si può vedere uno  strano  fosso perfettamente circolare: questa era una neviera.

 

Come ho  già  detto in precedenza, si  tratta di una fortificazione parzialmente ristrutturata, quindi  una visita al  suo interno, se pur priva di pericoli, è sempre da farsi  con cautela.

Ops! Beccata in fase di restyling

 

Interessante è senz’altro il panorama che, dai  quasi  settecento metri  di  quota del  forte, spazia tutt’intorno.

Per chiudere l’anello  dell’itinerario, una volta ridiscesi dalla fortezza, si prende l’ampio  sentiero  che corre verso  sud (i  segnavia lungo il percorso  sono  tanti, ma in effetti è abbastanza facile orientarsi  anche senza di  essi).

A breve, sulla destra, incroceremo un bivio che porta verso il forte Fratello Minore (quello  che era denominato  Fratello Maggiore fu  distrutto  dall’esercito  tedesco per impiantarvi una batteria antiaerea).

 

Il Fratello Minore visto in lontananza dal sentiero principale

Rimanendo  sul sentiero  principale e facendo un’ulteriore piccola deviazione, possiamo guardare dall’esterno quello  che delle fortificazioni è il meglio  conservato: il Forte Puin (Puin, dicono  che sia traducibile in Padrino…..uhm…dubito).

Il Forte Puin venne costruito tra il 1815 ed il 1832 sui  resti di una precedente fortificazione del 1742.

Fino agli inizi degli anni ’90 era abitato  oggi è incluso  in un piano  di  valorizzazione del  sistema delle fortificazione che vede il Puin  come centro  aggregativo a carattere sociale e culturale – parole prese dal sito del  Comune di  Genova –  e luogo  di  sosta per i percorsi  turistici nell’ambito  del  Parco  delle Mura e collegamento  all’Alta Via dei Monti  Liguri.

Se questo progetto è andata avanti, oppure concluso, proprio non lo so.

Ad andare avanti invece siamo  noi che, seguendo  adesso le mura del forte Sperone, arriveremo  ad un cancello posto  tra le mura di  questo  forte e quelle del  Forte di  Begato (raggiungibile anche tramite un sentiero  che parte da Genova Sampierdarena).

Perché questo  varco  sia chiamato Cancello  dell’Avvocato, soprattutto   chi  sia questo  avvocato, proprio non  lo so: ditemelo  voi (grazie).

Forte Puin

Tralasciando la visita al Forte Sperone, tanto  è chiuso,  ci inoltriamo  su  di un sentiero sulla nostra destra che a breve ci  riporterà sul piazzale dove abbiamo lasciato il nostro  mezzo, oppure proseguiremo sull’asfalto ripercorrendo  la strada iniziale fino  ad arrivare alla funicolare (corse ogni mezz’ora all’incirca).

Alla prossima! Ciao, ciao……………………

Quel giorno che a Savona volevo trasformarmi in Crudelia De Mon

 

Qualche anno  fa stavo passeggiando  sotto i portici  di via Paleocapa a Savona: avevo la testa tra le nuvole e quindi non mi accorsi  di  quell’enorme deiezione canina posta sul mio  cammino come l’iceberg che affondò il Titanic.

Scivolai  con molta poca grazia e, sfortuna nella sfortuna, il mio  cappottino nuovo ne subì le conseguenze: una signora, molto  gentilmente, cercò di  ripulirmi con un fazzoletto mentre io meditavo  di  trasformarmi nella  cattivissima Crudelia De Mon del cartoon La carica dei 101.

La differenza era che non pensavo  di  farmi una pelliccia con la pelle del  cane che aveva lasciato traccia di  se sul marciapiede, quanto piuttosto  quella del  suo  proprietario (non si  dice più padrone) che non ne aveva raccolto  la deiezione.

E’ notizia di pochi  giorni  fa che la sindaca di Savona ha creato una zona off-limits per i  cani nel  salotto  buono  della città, cioè tutto  il centro  storico.

La decisione  è venuta considerando che i 7853 cani  censiti  dal  comune, produrrebbero ben ottomila litri  di pipì al giorno: stima fornita dalla Asl 2.

Adesso mi  chiedo: in base a quali  parametri l’Asl è riuscita a calcolare la portata di  questo  fiume di  urina canina?

Ha considerato la differenza tra il serbatoio di un chihuahua e quello di un cane san Bernardo?

Ed inoltre: tutti i settemilaottocentocinquantatre cani   fanno la pipì tuti  nello  stesso  istante?

Ma se il centro  cittadino diventa una zona rossa per i  cani, allora tutti i proprietari  si  dovranno  spostare in periferia  per i bisogni  dei  loro  amici  pelosetti?

Infine c’è una discriminazionequesto provvedimento è contro  i  cani e non riguarda i felini  che beatamente se la ridono perché, appunto, sono gatti e sono liberi  di  fare quello che gli pare e piace.

Naturalmente, essendo  in campagna politica, la questione ha tenuto  banco  nel  Consiglio  comunale con opposti  schieramenti e con mozioni degne del  clima politico  nazionale.

Gli altri  problemi  di  Savona?

Possono aspettare al contrario della pipì che scappa a Fidobau.

Alla prossima! Ciao, ciao………………..

 


Photographies ici et là

 

Panorama di Savona dalla Fortezza del Priamar

 

 

Due ore e siamo in cima al Monte Reale

Nomadic in the dream

 

La storia narra che nel 1600 il conte Carlo  Spinola fece scavare tre gallerie sul Monte Reale, a ridosso  del paese di  Ronco  Scrivia (siamo in provincia di  Genova), per estrarre l’oro che, naturalmente, esisteva solo  nei  suoi sogni.

Lasciando  perdere i  sogni  di  ricchezza del  fu Carlo  Spinola (Paperon de Paperoni  ha avuto più fortuna nel  Klondike), arriviamo  a Ronco  Scrivia semplicemente per una piccola escursione verso  la cima del Monte Reale che, con i suoi  902 metri  di  altezza, non è certo una vetta himalayana, ma diventa qualcosa di più di una semplice passeggiata considerando che l’itinerario è tutto in salita.

 

 

Arrivati alla stazione di Ronco  Scrivia, da dove inizia il percorso  (seguiremo  il segnavia  della FIE indicato  con due triangoli gialli), veniamo  accolti da un vento  gelido  che, grazie all’effetto  del  wind chill  , da la sensazione di  essere stati  proiettati in una pianura dell’Antartide.

Nelle vicinanze della piazza della stazione vi  è un ponte alla cui  fine un voltino condurrà  a quello  che, in effetti, è l’inizio  del  sentiero.

 

Dobbiamo arrivare lassù….

 

Si passa oltre la località  Cascine inoltrandoci in un bosco di  castagni, da li  a poco  entreremo nell’area del  Parco  naturale regionale dell’ Antola .

 

Una viandante nel bosco

Dopo  aver incrociato  per la terza volta la teleferica di  servizio  che porta in cima al  Monte Reale, arriviamo alla Costa del  Fontanino: a dispetto  del nome, qui non troveremo nessuna possibilità di  attingere acqua  in quanto  la sorgente si  è prosciugata da anni, quindi, non essendoci fonti bisogna provvedere dall’inizio  ad una scorta d’acqua.

Superato un piccolo canalone si  raggiunge il bivio con il sentiero  che sale da Minceto

Volendo si può fare un giro  ad anello seguendo  il sentiero verso Minceto, inizialmente contraddistinto da tre pallini  gialli, che incrocerà quello che, da Ronco  Scrivia, porta al  Reopasso (due triangoli  gialli, se volete andare al  Reopasso l’itinerario  è considerato  difficile secondo  lo  standard FIE)

 

Dopodiché, lasciando sulla nostra destra una madonnina incastonata in una roccia,  un breve tratto, sempre in salita, ci porterà in cima al Monte Reale (il rifugio  è sempre aperto, almeno  lo era quando  ci siamo  stati  noi).

 

Dalla stazione di  Ronco  Scrivia fino  in cima occorre all’incirca un paio  d’ore di  camminata, ma ognuno  è libero di impiegare il tempo  che vuole…..

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………. 


 

 

Olbicella – Tiglieto – Olbicella: un anello contro il brooding

La femme lisant…..

 

PRIMA, PERO’:

Broodingnelle scienze cognitive indica quello  stato  d’animo in cui dentro  di noi  continuiamo  a rimuginare un evento  negativo  legato  alla nostra vita.

Questa situazione, protratta nel  tempo, può essere causa di depressione o stati ansiosi gravi.

Molti  studi condotti  da diverse università, indicano  negli  abitanti  di  grandi  metropoli i  soggetti più a rischio  di  questa condizione.

Il consiglio che viene dato per alleviare questo particolare stato  d’animo è quello  di immergersi nella natura, con lunghe camminate.

Sembra che funzioni.

 

Giuro che prima di leggere una rivista dedicata all’escursionismo (Trekking & Outdoornon mi pagano per farne la pubblicità), non sapevo  assolutamente cosa fosse il brooding.

Adesso  che lo  so, posso  dire che i miei pensieri scorrono  via come l’acqua di un torrente.

Comunque se l’argomento  vi interessa  in questa pagina ne troverete un ulteriore approfondimento (il sito è in inglese).

Dopodiché partiamo  con l’argomento  di  quest’articolo, cioè l’anello  escursionistico  Olbicella – Tiglieto – Olbicella.

Per raggiungere il  paese di  Olbicella , partendo da Genova, abbiamo  due alternative: la prima, la più lunga,  è quella di uscire al  casello  di  Ovada, proseguire in direzione di  Molare e quindi  raggiungere Olbicella.

La seconda, sempre percorrendo l’autostrada A10, è prendere l’uscita di  Masone, quindi  proseguire verso  Rossiglione e da qui verso  Tiglieto. Da Tiglieto  ci  porteremo  verso la Badia e, proseguendo lungo  la strada, raggiungeremo  Olbicella.

Noi, per l’andata abbiamo preferito percorrere la strada da Ovada, mentre per il ritorno  quella che porta a Rossiglione (così anche in auto si  farà un’anello).

 

Ad Olbicella si  parcheggerà l’auto presso un parco  giochi  ed il cimitero (il paese è molto piccolo  e lo spazio  è quello  che è).

Dalla chiesa di Olbicella, per circa un chilometro, si prosegue su  asfalto fino  ad arrivare al ponte sul torrente omonimo: qui, alla nostra sinistra, il primo  dei  segnavia dell’itinerario 531  che seguiremo fino a Tiglieto (l’anello intero si percorre in un tempo pari  all’incirca cinque ore, come sempre dico  che dipende dal passo  che si  ha).

Il tratto che stiamo  percorrendo è parte di un più lungo itinerario che da Acqui Terme porta a Tiglieto

 

Lo  stradello inghiaiato risale il corso  dell’Olbicella fino  ad una passerella sul torrente Orba

 

 

Oltre il ponte il sentiero proseguirà in salita dapprima su  fondo  lastricato  e poi, mano  a mano che si  inerpica, su  fondo  più sconnesso ma facilmente percorribile.

 

Il sentiero prosegue regalandoci  scorci panoramici sul  corso  dell’Orba, quindi, prendendo  la direzione a nord, raggiungerà il crinale che segna il confine tra la Liguria ed il Piemonte.

Dopo un bivio, piegando  a sinistra (facendo  attenzione ai  radi  segnavia bianco – rossi) il sentiero  si  allarga fino  ad arrivare (all’incirca dopo  un’ora) al Passo  della Crocetta: su  asfalto, per due chilometri  fino  a Tiglieto.

Da Tiglieto proseguiremo  fino alla Badia dove possiamo sostare per un meritato panino  e fare rifornimento  d’acqua (è l’unica possibilità lungo  tutto il percorso  ad anello).

ciao………

Dopo la sosta non resta che proseguire sulla strada asfaltata (la stessa che ripercorreremo in auto)  verso  Olbicella.

Anche qui gli  scorci  del panorama sono caratteristici  e piacevoli

 

Particolare del panorama da “Il balcone dei campanili”

Alla prossima! Ciao, ciao…………..