Lontano da Marte ma vicino a Genova: l’anello del Lago del Brugneto

Viaggi extragalattici
©caterinAndemme

PASSOdopoPASSO

Gli extramondo a volte possono essere noiosi: pensate a quel  turista che nel 2318 (anno più, anno  meno) si  ritroverà insieme ad altre migliaia e migliaia di  suoi  simili a camminare su Le  Sabbie di  Marte  (piccolo  omaggio dedicato  a A.C. Clarke) tra venditori  di  souvenir (paccottiglia marziana , magari prodotta in Cina) e cibo preconfezionato  in pillole.

A parte questa mia  ipotesi futuribile , è anche vero  che oggi luoghi  come Venezia e le Cinque Terre, prese ad esempio tra le tante mete turistiche, subiscono sempre di più un turismo lontano dalla sostenibilità.

Ed è in questa situazione che si  arriva persino a chiudere i  cimiteri (il riferimento è a  quanto  accaduto  a Manarola nei  giorni scorsi) diventati per alcuni  (troppi)  luoghi per bivaccare e farsi  i selfie fra le tombe.

Ritornando  al  tema del Passo dopo Passo quello  che vi propongo  oggi è un’escursione a  pochi  chilometri  da Genova (molti  di più se provenite da Marte): 

L’anello del Lago  del  Brugneto

Prima di proseguire con la descrizione dell’itinerario due parole su l’ Acquedotto del  Brugneto:

Il lago del Brugneto
© Archivio 24Cinque P&B

Il lago  del  Brugneto è originato  da una diga a gravità alleggerita posta a sbarramento  dell’omonimo  torrente, affluente del  fiume Trebbia. l’impianto  iniziò la sua funzione nel 1960 (la costruzione ebbe inizio  nel 1955).

La diga è posta a circa 800 metri s.l.m. ed è lunga 260 metri  con un’altezza massima di  80 metri.

Per raggiungere Genova l’acqua percorre 13 chilometri in galleria attraverso un canale con la pendenza di 1/1000.

La portata è di  circa 1200 l/sec. con una portata massima di 2100 l/sec.

Il bacino  alimenta anche due centrali idroelettriche, una ubicata alla base della diga ed una costruita in galleria a Canate (Davagna), che ha prodotto, dal 1961 ad oggi, dai 20 milioni  ai 40 milioni di kWh/anno.

 

ITINERARIO

Il percorso inizia  a Santa Maria del Porto  raggiungibile  da Torriglia percorrendo  la SP 15 .

Poco  sopra la diga del  Brugneto un cartello  turistico indica il percorso contrassegnato  da un cerchio  giallo  barrato.

Mappa del percorso

La lunghezza dell’anello è di  circa 14 chilometri: considerando  che a metà  il sentiero  si  allontana di molto  dal  lago, arrivando  al paese di  Caffarena e quindi  ridiscendendo verso  di  esso, è per me  inutile dare un tempo  di percorrenza,  nel  senso  che ognuno  deve valutare le proprie forze e darsi un tempo  di percorrenza appropriato   (comunque, anche se pigri, in un mese o in un anno possiamo farcela).  

l’itinerario  segue quasi per intero  il perimetro  del lago, la folta vegetazione, per lo più una faggeta, regala frescura anche nel  periodo  estivo. inoltre sono presenti  numerose  aree di  sosta. 

A Costa di  Paglia incontreremo l’unico  tratto  di  strada asfaltata (è la provinciale che da Torriglia conduce a Propata):  si  tratta di pochissimi  metri  perché il sentiero piega subito  sulla nostra destra.

E’ nei pressi  di  Albora (qui  troviamo è una fonte) che abbiamo  perso  il segnavia, forse per una nostra distrazione,  ma un’abitante del posto  a cui  abbiamo  chiesto  informazioni  ci  ha subito  detto  che i proprietari dei  terreni limitrofi  hanno  sbarrato il passaggio impedendone, quindi, l’accesso  e proseguimento del sentiero  

Non ci è restato che proseguire per Caffarena  e da lì riprendere il percorso  originario (guarda   la cartina).

Dopodiché si prosegue per Fontanasse  in direzione della diga: attraversata, dopo qualche centinaio  di metri  su  asfalto in salita,  ci  ritroveremo  di nuovo  al  punto di  partenza.

Il Lago  di  Brugneto  e i  Siti  di Interesse Comunitario 

Il Lago  del  Brugneto è uno  dei  cinque Siti  di  Interesse Comunitario (SIC) all’interno  dei  confini  del Parco  dell’Antola 

I cinque SIC del  Parco  dell’Antola

Zona Speciale di  Conservazione Parco  dell’Antola 

Zona Speciale di Conservazione Conglomerato  di  Vobbia 

Zona Speciale di  Conservazione Rio  Pentemina 

⇒ Zona speciale di  Conservazione del  Lago  del  Brugneto

Zona Speciale di Conservazione Rio Vallenzona 

 

Cosa sono i Siti  di Interesse Comunitario?  

Essi  costituiscono  una rete ecologica europea denominata Rete Natura 2000  finalizzata al mantenimento e alla tutela di particolari  habitat e specie animali  e vegetali protetti  dalla direttiva 43/92 CEE, nota come Direttiva “Habitat”. L’obiettivo  primario  di  questi  siti è la salvaguardia della biodiversità e della naturalità di  certi  ambienti, nonché di  habitat seminaturali che esprimono lo stretto  connubio tra uomo  e natura e siano il risultato  delle tradizionali attività umane.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 

Che forte i Forti di Genova

Il Forte Diamante

Lo so: come titolo è piuttosto povero di idee, ma passare una giornata in escursione ai forti  di  Genova (in special modo  verso il Forte Diamante) è un altro modo  per conoscere la città.

Perché, se Genova è La Lanterna, l’Acquario, il Palazzo Ducale, il suo  centro  storico (il più grande d’Europa), e tante altre perle sparse qua e là, i forti ne costituiscono un altro punto  di vista e cioè quello culturale legato all’attività all’aperto  che sia l’escursionismo, la bicicletta o una semplice passeggiata.

Premetto  subito una cosa: non aspettatevi  di  trovare delle fortificazioni ristrutturate con guide  e pannelli esplicativi sui  quanto  stiamo  visitando.

Non esiste nulla di  tutto  questo: sono solo  uno  scheletro (consistente, però) di  quello  che erano  una volta e magari  il Comune di  Genova potrebbe spendere qualche soldo per un la cartellonistica .

Ci muoviamo all’interno  di  quello che, dal 2008, è diventato il Parco  delle Mura: 617 ettari  di  terreno  a cavallo  tra la Val  Bisagno  e la Val Polcevera:

Al pari  della Grande Muraglia cinese, anche Genova ne aveva una tutta sua anche se su  scala ridotta ma, comunque, imponente: quasi  12 chilometri  di mura (più sette nel  tratto  al mare, ormai  inglobato  nel  tessuto  cittadino dove esiste ancora) intervallati da alcune fortezze a difesa della città. La parte più antica di  questa muraglia risale al 1625, mentre le fortificazioni risalgano  al 1815, quando,  sotto  i Savoia, Genova divenne un’importante piazzaforte del regno.

ITINERARIO 

Arrivando nel  centro  di  Genova, precisamente al  Largo  della Zecca, si deve prendere la funicolare che porta fin sul al  Righi (capolinea).

Da qui prendiamo la strada in salita che, biforcandosi dopo  qualche centinaio di  metri, ci obbliga a mantenere la destra (via Peralto). Superato un piccolo ponte in legno  si  continua a salire fino a raggiungere un archivolto  nei  pressi della trattoria Ostaia du  Richettu (il solito  TripAdvisor dice che è da provare).

Si prosegue fino  ad uno  slargo dove, nel  caso  abbiamo  optato  di  arrivare fin lì con un mezzo proprio, si può parcheggiare (panorama dall’alto sulla città).

Dopo un breve saliscendi ancora una volta ci  troviamo  davanti  ad un bivio: a sinistra il percorso  il sentiero indica la direzione verso  l’Ostaia de’ Baracche (ancora una volta TripAdvisor informa che la qualità è più che discreta, molti  commenti negativi  non sono  sul cibo  ma sul modo  di fare, tutto ligure, dei  gestori. Comunque, non fidandomi molto  dei  commenti, proverei  in prima persona a dare un giudizio).

Quindi, proseguendo  sulla destra, percorriamo  il rilassante sentiero a mezza costa con vista a valle sulla ferrovia Genova – Casella  (un altra meta turistica da non tralasciare).

 

 

 Percorrendo  questo  tratto  di  sentiero, specie nei  giorni  festivi, bisogna solo  fare un po’  di  attenzione all’incrocio  con i ciclisti ma, essendo mountain – biker  e quindi conoscendo la natura dei  frequentatori dei sentieri, convivenza e gentilezza sono  assicurati (è una mia piccola polemica nei  riguardi  di  alcuni  ciclisti, frequentatori delle ciclo – pedonali,  che presi  dalla mania della velocità non hanno molto  rispetto  per i pedoni).

Dopo questo piacevole tragitto, arrivati  nei  pressi di una trattoria (questa volta TripAdvisor tace) prendiamo  un sentiero sulla nostra sinistra che si inerpica: è il tratto relativamente più difficile (senz’altro non impossibile) tanto più, se il  giorno  prima vi  sono  state abbondanti piogge, il fango rende scivoloso  il terreno.

Comunque la salita è abbastanza breve (mezz’ora) e alla fine di  essa ci  ritroveremo  su un piccolo  pianoro  con dinanzi il monte Diamante ed il relativo forte.

A questo punto  abbiamo  due scelte: se siamo  amanti  dei  pendii himalayani possiamo  affrontare  la salita che in maniera diretta ci porta al forte altrimenti, ed è quello  che consiglio, sulla sinistra in basso  vi è un comodo  sentiero  che in breve aggira il  contrafforte montuoso, per poi risalire comodamente, lungo  alcuni  tornanti, verso  la nostra meta.

Proprio alla fine di  questo  sentiero, prima di iniziare la serie dei  tornanti, si può vedere uno  strano  fosso perfettamente circolare: questa era una neviera.

 

Come ho  già  detto in precedenza, si  tratta di una fortificazione parzialmente ristrutturata, quindi  una visita al  suo interno, se pur priva di pericoli, è sempre da farsi  con cautela.

Ops! Beccata in fase di restyling

 

Interessante è senz’altro il panorama che, dai  quasi  settecento metri  di  quota del  forte, spazia tutt’intorno.

Per chiudere l’anello  dell’itinerario, una volta ridiscesi dalla fortezza, si prende l’ampio  sentiero  che corre verso  sud (i  segnavia lungo il percorso  sono  tanti, ma in effetti è abbastanza facile orientarsi  anche senza di  essi).

A breve, sulla destra, incroceremo un bivio che porta verso il forte Fratello Minore (quello  che era denominato  Fratello Maggiore fu  distrutto  dall’esercito  tedesco per impiantarvi una batteria antiaerea).

 

Il Fratello Minore visto in lontananza dal sentiero principale

Rimanendo  sul sentiero  principale e facendo un’ulteriore piccola deviazione, possiamo guardare dall’esterno quello  che delle fortificazioni è il meglio  conservato: il Forte Puin (Puin, dicono  che sia traducibile in Padrino…..uhm…dubito).

Il Forte Puin venne costruito tra il 1815 ed il 1832 sui  resti di una precedente fortificazione del 1742.

Fino agli inizi degli anni ’90 era abitato  oggi è incluso  in un piano  di  valorizzazione del  sistema delle fortificazione che vede il Puin  come centro  aggregativo a carattere sociale e culturale – parole prese dal sito del  Comune di  Genova –  e luogo  di  sosta per i percorsi  turistici nell’ambito  del  Parco  delle Mura e collegamento  all’Alta Via dei Monti  Liguri.

Se questo progetto è andata avanti, oppure concluso, proprio non lo so.

Ad andare avanti invece siamo  noi che, seguendo  adesso le mura del forte Sperone, arriveremo  ad un cancello posto  tra le mura di  questo  forte e quelle del  Forte di  Begato (raggiungibile anche tramite un sentiero  che parte da Genova Sampierdarena).

Perché questo  varco  sia chiamato Cancello  dell’Avvocato, soprattutto   chi  sia questo  avvocato, proprio non  lo so: ditemelo  voi (grazie).

Forte Puin

Tralasciando la visita al Forte Sperone, tanto  è chiuso,  ci inoltriamo  su  di un sentiero sulla nostra destra che a breve ci  riporterà sul piazzale dove abbiamo lasciato il nostro  mezzo, oppure proseguiremo sull’asfalto ripercorrendo  la strada iniziale fino  ad arrivare alla funicolare (corse ogni mezz’ora all’incirca).

Alla prossima! Ciao, ciao……………………

Quel giorno che a Savona volevo trasformarmi in Crudelia De Mon

 

Qualche anno  fa stavo passeggiando  sotto i portici  di via Paleocapa a Savona: avevo la testa tra le nuvole e quindi non mi accorsi  di  quell’enorme deiezione canina posta sul mio  cammino come l’iceberg che affondò il Titanic.

Scivolai  con molta poca grazia e, sfortuna nella sfortuna, il mio  cappottino nuovo ne subì le conseguenze: una signora, molto  gentilmente, cercò di  ripulirmi con un fazzoletto mentre io meditavo  di  trasformarmi nella  cattivissima Crudelia De Mon del cartoon La carica dei 101.

La differenza era che non pensavo  di  farmi una pelliccia con la pelle del  cane che aveva lasciato traccia di  se sul marciapiede, quanto piuttosto  quella del  suo  proprietario (non si  dice più padrone) che non ne aveva raccolto  la deiezione.

E’ notizia di pochi  giorni  fa che la sindaca di Savona ha creato una zona off-limits per i  cani nel  salotto  buono  della città, cioè tutto  il centro  storico.

La decisione  è venuta considerando che i 7853 cani  censiti  dal  comune, produrrebbero ben ottomila litri  di pipì al giorno: stima fornita dalla Asl 2.

Adesso mi  chiedo: in base a quali  parametri l’Asl è riuscita a calcolare la portata di  questo  fiume di  urina canina?

Ha considerato la differenza tra il serbatoio di un chihuahua e quello di un cane san Bernardo?

Ed inoltre: tutti i settemilaottocentocinquantatre cani   fanno la pipì tuti  nello  stesso  istante?

Ma se il centro  cittadino diventa una zona rossa per i  cani, allora tutti i proprietari  si  dovranno  spostare in periferia  per i bisogni  dei  loro  amici  pelosetti?

Infine c’è una discriminazionequesto provvedimento è contro  i  cani e non riguarda i felini  che beatamente se la ridono perché, appunto, sono gatti e sono liberi  di  fare quello che gli pare e piace.

Naturalmente, essendo  in campagna politica, la questione ha tenuto  banco  nel  Consiglio  comunale con opposti  schieramenti e con mozioni degne del  clima politico  nazionale.

Gli altri  problemi  di  Savona?

Possono aspettare al contrario della pipì che scappa a Fidobau.

Alla prossima! Ciao, ciao………………..

 


Photographies ici et là

 

Panorama di Savona dalla Fortezza del Priamar

 

 

Due ore e siamo in cima al Monte Reale

Nomadic in the dream

 

La storia narra che nel 1600 il conte Carlo  Spinola fece scavare tre gallerie sul Monte Reale, a ridosso  del paese di  Ronco  Scrivia (siamo in provincia di  Genova), per estrarre l’oro che, naturalmente, esisteva solo  nei  suoi sogni.

Lasciando  perdere i  sogni  di  ricchezza del  fu Carlo  Spinola (Paperon de Paperoni  ha avuto più fortuna nel  Klondike), arriviamo  a Ronco  Scrivia semplicemente per una piccola escursione verso  la cima del Monte Reale che, con i suoi  902 metri  di  altezza, non è certo una vetta himalayana, ma diventa qualcosa di più di una semplice passeggiata considerando che l’itinerario è tutto in salita.

 

 

Arrivati alla stazione di Ronco  Scrivia, da dove inizia il percorso  (seguiremo  il segnavia  della FIE indicato  con due triangoli gialli), veniamo  accolti da un vento  gelido  che, grazie all’effetto  del  wind chill  , da la sensazione di  essere stati  proiettati in una pianura dell’Antartide.

Nelle vicinanze della piazza della stazione vi  è un ponte alla cui  fine un voltino condurrà  a quello  che, in effetti, è l’inizio  del  sentiero.

 

Dobbiamo arrivare lassù….

 

Si passa oltre la località  Cascine inoltrandoci in un bosco di  castagni, da li  a poco  entreremo nell’area del  Parco  naturale regionale dell’ Antola .

 

Una viandante nel bosco

Dopo  aver incrociato  per la terza volta la teleferica di  servizio  che porta in cima al  Monte Reale, arriviamo alla Costa del  Fontanino: a dispetto  del nome, qui non troveremo nessuna possibilità di  attingere acqua  in quanto  la sorgente si  è prosciugata da anni, quindi, non essendoci fonti bisogna provvedere dall’inizio  ad una scorta d’acqua.

Superato un piccolo canalone si  raggiunge il bivio con il sentiero  che sale da Minceto

Volendo si può fare un giro  ad anello seguendo  il sentiero verso Minceto, inizialmente contraddistinto da tre pallini  gialli, che incrocerà quello che, da Ronco  Scrivia, porta al  Reopasso (due triangoli  gialli, se volete andare al  Reopasso l’itinerario  è considerato  difficile secondo  lo  standard FIE)

 

Dopodiché, lasciando sulla nostra destra una madonnina incastonata in una roccia,  un breve tratto, sempre in salita, ci porterà in cima al Monte Reale (il rifugio  è sempre aperto, almeno  lo era quando  ci siamo  stati  noi).

 

Dalla stazione di  Ronco  Scrivia fino  in cima occorre all’incirca un paio  d’ore di  camminata, ma ognuno  è libero di impiegare il tempo  che vuole…..

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………. 


 

 

Olbicella – Tiglieto – Olbicella: un anello contro il brooding

La femme lisant…..

 

PRIMA, PERO’:

Broodingnelle scienze cognitive indica quello  stato  d’animo in cui dentro  di noi  continuiamo  a rimuginare un evento  negativo  legato  alla nostra vita.

Questa situazione, protratta nel  tempo, può essere causa di depressione o stati ansiosi gravi.

Molti  studi condotti  da diverse università, indicano  negli  abitanti  di  grandi  metropoli i  soggetti più a rischio  di  questa condizione.

Il consiglio che viene dato per alleviare questo particolare stato  d’animo è quello  di immergersi nella natura, con lunghe camminate.

Sembra che funzioni.

 

Giuro che prima di leggere una rivista dedicata all’escursionismo (Trekking & Outdoornon mi pagano per farne la pubblicità), non sapevo  assolutamente cosa fosse il brooding.

Adesso  che lo  so, posso  dire che i miei pensieri scorrono  via come l’acqua di un torrente.

Comunque se l’argomento  vi interessa  in questa pagina ne troverete un ulteriore approfondimento (il sito è in inglese).

Dopodiché partiamo  con l’argomento  di  quest’articolo, cioè l’anello  escursionistico  Olbicella – Tiglieto – Olbicella.

Per raggiungere il  paese di  Olbicella , partendo da Genova, abbiamo  due alternative: la prima, la più lunga,  è quella di uscire al  casello  di  Ovada, proseguire in direzione di  Molare e quindi  raggiungere Olbicella.

La seconda, sempre percorrendo l’autostrada A10, è prendere l’uscita di  Masone, quindi  proseguire verso  Rossiglione e da qui verso  Tiglieto. Da Tiglieto  ci  porteremo  verso la Badia e, proseguendo lungo  la strada, raggiungeremo  Olbicella.

Noi, per l’andata abbiamo preferito percorrere la strada da Ovada, mentre per il ritorno  quella che porta a Rossiglione (così anche in auto si  farà un’anello).

 

Ad Olbicella si  parcheggerà l’auto presso un parco  giochi  ed il cimitero (il paese è molto piccolo  e lo spazio  è quello  che è).

Dalla chiesa di Olbicella, per circa un chilometro, si prosegue su  asfalto fino  ad arrivare al ponte sul torrente omonimo: qui, alla nostra sinistra, il primo  dei  segnavia dell’itinerario 531  che seguiremo fino a Tiglieto (l’anello intero si percorre in un tempo pari  all’incirca cinque ore, come sempre dico  che dipende dal passo  che si  ha).

Il tratto che stiamo  percorrendo è parte di un più lungo itinerario che da Acqui Terme porta a Tiglieto

 

Lo  stradello inghiaiato risale il corso  dell’Olbicella fino  ad una passerella sul torrente Orba

 

 

Oltre il ponte il sentiero proseguirà in salita dapprima su  fondo  lastricato  e poi, mano  a mano che si  inerpica, su  fondo  più sconnesso ma facilmente percorribile.

 

Il sentiero prosegue regalandoci  scorci panoramici sul  corso  dell’Orba, quindi, prendendo  la direzione a nord, raggiungerà il crinale che segna il confine tra la Liguria ed il Piemonte.

Dopo un bivio, piegando  a sinistra (facendo  attenzione ai  radi  segnavia bianco – rossi) il sentiero  si  allarga fino  ad arrivare (all’incirca dopo  un’ora) al Passo  della Crocetta: su  asfalto, per due chilometri  fino  a Tiglieto.

Da Tiglieto proseguiremo  fino alla Badia dove possiamo sostare per un meritato panino  e fare rifornimento  d’acqua (è l’unica possibilità lungo  tutto il percorso  ad anello).

ciao………

Dopo la sosta non resta che proseguire sulla strada asfaltata (la stessa che ripercorreremo in auto)  verso  Olbicella.

Anche qui gli  scorci  del panorama sono caratteristici  e piacevoli

 

Particolare del panorama da “Il balcone dei campanili”

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

L’anello del Groppo Rosso in Val d’ Aveto (siamo in Liguria)

Siete tutti pronti? Allora andiamo….

 

……Prima di iniziare, indossando per un attimo  i panni  della maestrina antipatica, devo  dare una nota negativa agli amministratori di  Booking.com Santo  Stefano d’Aveto è un comune  della città metropolitana di  Genova, quindi  si  trova in Liguria e non in Emilia (Romagna) come erroneamente esce fuori  dalla ricerca per località del  sito (mi  dispiace ma, in questo  caso, vi  meritate un bel  5 in geografia).

Fatta questa necessaria premessa, ora finalmente possiamo incamminarci:

Il Groppo Rosso (1.593 mslm) si  staglia sopra all’abitato  di  Santo  Stefano  d’Aveto ( a sua volta compreso  nel  Parco  Naturale Regionale dell’Aveto): piuttosto che in Liguria, il panorama circostante rimanda l’immagine di  una valle alpina: siamo comunque confinanti con la provincia di  Piacenza e quella di  Parma.

L’itinerario per raggiungere il Groppo Rosso parte a sinistra del castello (non visitabile se non in determinate occasioni): si  seguono inizialmente gli itinerari della FIE (Federazione Italiana Escursionismo), in particolar modo un cerchio  giallo  vuoto (con meta finale il Lago  Nero), e un rombo  giallo pieno (con meta finale il monte Maggiorasca).

Poi, dopo  all’incirca tre quarti  d’ora di  cammino troveremo il segnavia contraddistinto dalla sigla A14  indicante il percorso  ad anello del  Groppo  Rosso (3.30 – 4.00 ore di percorrenza totale, escluse le varie soste, anche quelle per la pipì) .

Arriveremo alla frazione Roncolongo quindi,  procedendo  su  asfalto per qualche centinaio  di  metri, proseguiremo  in direzione di  Rocca d’Aveto facendo  attenzione alla nostra sinistra dove inizierà il sentiero.

Edicola in legno che incontreremo all’inizio del sentiero

 

Il tragitto non presenta nessun tipo  di  difficoltà, se non in alcune parti  ripide  e selciate che, in caso  di pioggia, possono  risultare molto  scivolose.

Dopo all’incirca un ora e mezza di  cammino (ma qui  dipende dalla gamba che abbiamo) si  arriva nei pressi  del Prato  della Cipolla  

Verso il Prato della Cipolla (no, non sono Cappuccetto Rosso)

 

Le cipolle non c’entrano in quanto:

 

Un tempo  il prato  era occupato da un laghetto  di  origine morenica, formatosi  con il trasporto a valle di  rocce e sedimenti ad opera di  ghiacciai in lenta discesa verso  valle formando, in questo modo, un cordone morenico.

Il successivo  deposito di  sedimenti  terrosi argillosi, ha determinato l’impermeabilizzazione del substrato e la formazione del  lago.

Il continuo  apporto di  terreno, dovuta all’erosione superficiale del monte Buio  e Maggiorasca (le vette più alte dell’appennino  ligure) ha contribuito al progressivo interramento del  lago e la formazione di un habitat vegetale tipico  delle zone umide.

Il Prato della Cipolla con il rifugio omonimo. Sullo sfondo il Dente della Cipolla (via ferrata consigliata solo per esperti alpinisti)

Dal rifugio ritorniamo  indietro  sui  nostri  passi  (si  tratta di  ripercorrere poche centinaia di  metri) e riprendiamo  il sentiero A14.

Camminando, camminando ed ancora camminando, si  arriva al  rifugio ASTASS  (Associazione Sportiva Turistica Amici Santo  Stefano  d’Aveto): è un rifugio non custodito,  ma abbastanza attrezzato per poterci  dormire la notte, ed infatti lì abbiamo  trovato un gruppo  di  ragazzi  giunti la notte prima ed intenti ad esperimenti di  combustione culinaria (come trasformare una salsiccia in carbonella).

Rifugio ASTASS

Da questo  punto, ed in soli  dieci  minuti, si  arriverà alla meta e cioè il Groppo Rosso con il suo belvedere su  Santo  Stefano  d’Aveto.

Dalla cima del Groppo Rosso il panorama su Santo Stefano d’Aveto

Per ritornare al punto  di partenza si  segue il segnavia rombo  giallo pieno, lasciandoci  alle spalle il Groppo  Rosso.

E’ possibile l’incontro  con mucche al pascolo  (non mi  piace chiamarle vacche): le più coraggiose si  avvicineranno sniffandovi e slappandovi, mentre quelle che lo  sono  meno, cercheranno  di  fare le indifferenti  e fischiettando vi passeranno  accanto  tenendovi  d’occhio (non possono  sapere se siete vegetariani  o  vegani…).

Un ultimo  consiglio: a Santo  Stefano d’Aveto la sistemazione per alloggiare non è un problema: noi  abbiamo trovato  nell’albergo San Lorenzo un’ottima sistemazione sia per il dormire che per il mangiare (consigliati gli sgonfiotti)

Alla prossima! Ciao, ciao………………

Stelle e kitsch

 

Ed il red carpet arrivò anche a Cogoleto.

Questa cittadina costiera, a confine con la provincia di  Savona, era famosa nel passato  per i  suoi  cantieri navali, a dir la verità uno  solo  e cioè la Bianchi & Cecchi: al posto  del  cantiere (famoso  anche per aver varato  imbarcazioni  olimpiche) c’è un palazzone vista mare.

Poi la Tubi  Ghisa, acquistata dall’industria francese Saint Gobain  e chiusa un paio  d’anni  dopo.

Quindi il manicomio  di  Pratozanino: enorme nell’estensione e modello per il recupero  dei malati  mentali. Poi  arrivò la Legge Basaglia e anche Pratozanino ha chiuso. Ancora oggi, dopo la vendita dei  terreni  ad una società privata quasi  dieci  anni  fa, non si  conosce ancora cosa ne verrà fuori dall’investimento.

Cosa c’era ancora a Cogoleto?

Ah  si, quasi  dimenticavo: la fabbrica per il cromo  della Stoppani: un’autentica visione infernale per chi arrivava a Cogoleto  passando  da Arenzano.

Quella fabbrica ha inquinato  per anni con i  suoi  scarti industriali: oggi, dopo  che da tempo è iniziata la sua bonifica essa sembra non avere ancora una fine.

Storici  locali, inoltre, hanno  appurato che Cristoforo Colombo è nato qui.

Inutile dire che le altre cento località, vantando anch’esse  la nascita del prode Ammiraglio, si  siano risentite un po’.

Eppure, proprio  alle spalle di  Cogoleto, c’è il magnifico  Parco  Naturale Regionale del  Beigua: se pensate di  trovare qualche straccio  d’informazione, che so, magari una misera cartina per il  turista curioso che vorrebbe  sapere come arrivare su quei  monti  che incorniciano il paese…..niente di  niente.

Però, è arrivato  il red carpet, l’invenzione del presidente della regione Liguria Toti il quale pensando evidentemente di  essere ancora a Mediaset, ha avuto  questa geniale idea di  marketing: un tappeto  rosso che si snoda in alcune località turistiche liguri per  accogliere il turista come una stella del  cinema (nonostante che siano  i prezzi dei  soggiorni  ad essere alle stelle). 

A parte i  costi  di  questa ideona (si percepisce il sarcasmo..?), qui  vi  è anche la deturpazione del  paesaggio dei  borghi, i quali non hanno  certo  bisogno  di una passerella rossa per rilanciare il turismo  in Liguria o, per lo meno, renderlo stabile.

Le stelle sono però  quelle che vanno  al  Comune di  Busalla che ha organizzato un Festival  dello  Spazio iniziativa culturale da lodare in un panorama di intrattenimento  estivo – balneare a volte molto  kitsch.

Andando  sulle pagine di 24CinqueGAIA troverete altre notizie sulla manifestazione di  Busalla.

Mi scordavo  di  dirvi  che, purtroppo, il Festival  dello  Spazio termina il 30 luglio

P.S. le notizie che ho  riportato  di  Cogoleto  sono  quelle che mi  hanno  riferito  alcuni nostri  amici locali.

Se qualche abitante di Cogoleto, trovandosi  a passare per puro  caso  sul mio blog, si  sente offeso da quanto  scritto: Beh…..non posso  farci  nulla!

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


 

Parlando  di  stelle e astronauti: il 12 maggio  2013 Chris Hadfield, cosmonauta canadese, in orbita intorno  alla Terra nella Stazione Spaziale Internazionale, realizza questo  video  dedicato  a David Bowie con uno  dei  suoi  più famosi  motivi: Space Oddity

 

 

TESTO IN ITALIANO 

 

Torre di Controllo a Maggiore Tom,
Torre di Controllo a Maggiore Tom,
Prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco.

 

Torre di Controllo a Maggiore Tom
comincia il conto alla rovescia, accendi i motori
controlla l’accensione e che Dio ti assista.

 

(parlato)
Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque
quattro, tre, due, uno, Partenza

 

Qui è la Torre di Controllo a Maggiore Tom,
Ce l’hai proprio fatta
E i giornali vogliono sapere per chi tifi
E’ arrivato il momento di lasciare la capsula se te la senti

 

Qui è Maggiore Tom a Torre di Controllo,
Sto uscendo dalla porta
E sto galleggiando nello spazio in modo molto strano
E le stelle sembrano molto diverse oggi

 

Perché sto seduto in un barattolo di latta,
Lontano sopra il mondo,
Il pianeta Terra è blu
E non c’è niente che io possa fare.

 

Malgrado sia lontano più di centomila miglia,
Mi sento molto tranquillo,
E penso che la mia astronave sappia dove andare
Dite a mia moglie che la amo tanto, lei lo sa

 

Torre di Controllo a Maggiore Tom
Il tuo circuito si è spento,
c’è qualcosa che non va
Mi senti, Maggiore Tom?
Mi senti, Maggiore Tom?
Mi senti, Maggiore Tom?
Mi senti……

 

Sono qui che galleggio attorno al mio barattolo di latta,
Lontano sopra la Luna,
Il pianeta Terra è blu
E non c’è niente che io possa fare