Nuovi parchi naturali in Piemonte (mentre in Liguria…)

Giullari © caterinAndemme
Giullari
© caterinAndemme

Il vantaggio  di  essere intelligenti è che si può sempre fare l’imbecille,

mentre il contrario  è del  tutto impossibile

Woody  Allen  

Greta e il giornale Libero

Prima di scrivere a  riguardo  all’istituzione di un nuovo  Parco  naturale in Piemonte mentre, al contrario, la Liguria ha una politica di  riduzione delle superfici  naturali protette, voglio precisare che:

La frase all’inizio  dell’articolo  la dedico  ai  giornalisti (?) di Libero i quali, pur di  avere qualche chance di lettura in più,  si permettono di  deridere le persone con titoli  da avanspettacolo.

Il riferimento è per quel  Vieni  avanti  Gretina, posto all’ occhiello dell’articolo scritto in occasione   della visita di  Greta Thunberg a papa Francesco.

Appellandomi all’ironia di  Woody  Allen, posso dire con certezza di  trovarci  davanti  ad un caso  dove l’imbecille può solo  far finta di  essere intelligente.

Adesso posso  scrivere sui    parchi naturali in Piemonte e Liguria

Poco  più  di un anno fa scrissi  un articolo sul blog 24Cinque (ormai  chiuso) il cui  titolo  era Aiutiamo  con una mail la nascita del Parco  naturale Alta Val  Borbera che potete leggere nel  seguente Pdf : 

v24cinque.altervista.org-Aiutiamo con una mail la nascita del Parco naturale Alta val Borbera

 

Il desiderio  di  Marco Guerrini, sindaco  di Carrega Ligure, e di  tutti  coloro che con partecipazione sincera hanno  appoggiato il suo  progetto (tra cui  la sottoscritta…) si è realizzato  il 27 marzo  scorso con la Legge regionale n.11,   che ha istituito il  Parco dell’Alta Val Borbera che verrà  gestito  direttamente dall’Ente di  Gestione delle Aree protette dell’Appennino  piemontese.

 


Visualizza mappa ingrandita

Oltre al nuovo parco  naturale è stata anche istituita l’Area contigua dell’Alta Val  Borbera: entrambe, parco  naturale e Area contigua, sono parzialmente comprese nella Zona Speciale di  Conservazione (ZCS) denominata Massiccio  dell’Antola, monte Carmo, monte Legnà.

Le Zone Speciali  di  Conservazione sono istituite a norma della Direttiva Habitat e concorrono alla realizzazione della rete Natura 2000, una rete ecologica europea di  siti individuati  con lo  scopo  di  salvaguardare la biodiversità in Europa.

Con la Legge n.11 del 27 marzo 2019 la superficie protetta del Piemonte è aumentata del 5 per cento, arrivando a superare i 200.000 ettari.

Mentre in Liguria…

La legge per il riordino  dei parchi  naturali in Liguria, al  contrario  di  quello  che è accaduto in Piemonte, ha diminuito  la superficie protetta di ben 543 ettari (vedi  l’articolo  di Piemonte Parchi

Non accontentandosi  di  questo viene affossata del  tutto  l’ipotesi  di  creare il  Parco  naturale del  Finalese chiesto  da più parti sin dal 1977.

Non istituire il Parco  del  Finalese è ignorare le ricchezze naturali  e storiche di  questo  comprensorio molto  conosciuto anche all’estero: evidentemente ai  responsabili  della Regione Liguria non solo non hanno nessun interesse all’ambiente, ma dimostrano poca lungimiranza da un punto di vista prettamente economico perché l’istituzione di un nuovo parco accrescerebbe il numero  di  visitatori  e, quindi, maggiore ricchezza (in termini  economici) per il territorio.

Se dobbiamo  dire addio  all’idea dell’istituzione di un nuovo  parco ligure, il pericolo  è che venga cancellato  del  tutto uno  preesistente: in regione c’è una proposta di legge per l’abolizione del  Parco di  Montemarcello  tra Liguria e Toscana (da parte degli  enti  toscani  invece se ne chiede l’ampliamento).

Buon fine settimana e buone feste ( vi  ricordo   che  l’agnello è bello  vederlo vivo  e non nei  nostri piatti).

Alla prossima! Ciao, ciao….

Oggi vi propongo l’anello del Groppo Rosso in Val D’Aveto

©caterinAndemme
Siete pronti? Allora seguitemi…
©caterinAndemme

Un minimo di  geografia

Il Groppo  Rosso (1.593 metri) si  staglia sopra la cittadina di  Santo  Stefano  D’Aveto ed è parte del  Parco  Naturale Regionale dell’Aveto.

Ci troviamo immersi in un panorama che fa sembrare di  essere in una piccola valle alpina eppure a pochi  chilometri (in linea d’aria, s’intende) dal mare e dall’Emilia confinante con la provincia di  Piacenza e Parma.

 

 

L’itinerario 

Dal  castello di  Santo  Stefano (aperto  solo in determinate occasioni) si  seguono sulla sinistra i  segnavia posti  dalla FIE (Federazione Italiana Escursionismo), in particolare un cerchio  giallo  vuoto  (con meta finale il Lago  Nero) e un rombo  giallo pieno  (con meta finale il monte Maggiorasca).

Dopo all’incirca tre quarti  d’ora di  cammino troveremo  il segnavia contraddistinto dalla sigla A14 che indica, appunto, il percrso ad anello del  Groppo  Rosso.

Il tempo  totale necessario  per portare a termine l’escursione e di 3, 30 – 4,00 ore escludendo  eventuali  soste (anche quelle per la pipì).

Arrivati  alla frazione di Roncolongo procediamo su  asfalto per qualche centinaio  di  metri in direzione di  Rocca D’Aveto facendo  attenzione sulla sinistra dove inizierà il sentiero  vero  e proprio.

Il percorso  non presenta nessun tipo  di  difficoltà se non in alcune parti  ripide  e selciate che, in caso  di pioggia, possono  risultare molto  scivolose.

Edicola all'inizio del sentiero
L’edicola in legno che incontreremo all’inizio del sentiero da Rocca D’Aveto
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Dopo un’ora  e mezzo  di  cammino si  arriva nei pressi del Prato  della Cipolla  (Flash, il personaggio  della DC Comics, certamente impiegherà meno  tempo).

 

Verso il Prato della Cipolla…no, non sono Cappuccetto Rosso
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 Le cipolle qui non c’entrano nulla perché 

Un tempo  il prato  era occupato da un laghetto  di  origine morenica, formatosi  con il trasporto a valle di  rocce e sedimenti ad opera di  ghiacciai in lenta discesa verso  valle formando, in questo modo, un cordone morenico.

Il successivo  deposito di  sedimenti  terrosi argillosi, ha determinato l’impermeabilizzazione del substrato e la formazione del  lago.

Il continuo  apporto di  terreno, dovuta all’erosione superficiale del monte Buio  e Maggiorasca (le vette più alte dell’appennino  ligure) ha contribuito al progressivo interramento del  lago e la formazione di un habitat vegetale tipico  delle zone umide.

Il Prato della Cipolla con il rifugio omonimo. Sullo sfondo il Dente della Cipolla (via ferrata consigliata solo per escursionisti esperti)
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Dal rifugio ritorniamo  indietro  sui  nostri  passi  (si  tratta di  ripercorrere poche centinaia di  metri) e riprendiamo  il sentiero A14.

Camminando, camminando ed ancora camminando, si  arriva al  rifugio ASTASS  (Associazione Sportiva Turistica Amici Santo  Stefano  d’Aveto): è un rifugio non custodito,  ma abbastanza attrezzato per poterci  dormire la notte.

 

Rifugio Astass
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Da questo  punto, e in soli  dieci  minuti, si  arriverà alla meta e cioè il Groppo Rosso con il suo belvedere su  Santo  Stefano  d’Aveto.

 

Dalla cima del Groppo Rosso il panorama su Santo Stefano d’Aveto
©caternAndemme

Per ritornare al punto  di partenza, cioè  a Santo  Stefano  d’Aveto,  si  segue il segnavia rombo  giallo pieno, lasciandoci  alle spalle il Groppo  Rosso.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

L’anello escursionistico del Sassello

…..con i piedi a bagno
©caterinAndemme

La lentezza

Quando  viaggio  a piedi, a tre chilometri  l’ora, sono nella condizione di  sentire il mio  corpo che funziona e di  capire quello  che avviene fuori  di  me.

Posso osservare, toccare, fiutare, ascoltare il mondo.

Posso  fermarmi  o  ripartire come e quando mi pare; posso  contemplare, riflettere, sentirmi libero.

Conquistare lo  spazio in un tempo  dolce, lento, che non assilla, che non corre.

Riccardo  Carnovalini – brano  tratto da un articolo  per la rivista Airone di luglio 1997

Posso  confermarlo: camminare con lentezza, tutt’ al più seguendo il ritmo  imposto  dalla  camminata nordica, è salutare, per la mente e per il  corpo.

Noi  siamo alpinisti orizzontali, termine tratto  sempre dallo  stesso numero  di  Airone il quale trattava, per l’appunto, di  escursionismo, che sembra fare il paio  con quello di  orizzontalisti coniato  da Enrico  Brizzi per Il sogno  del drago, libro  di  cui  vi  ho  già parlato in precedenza.

Quindi, proseguendo  nella lettura, non mi  resta che augurarvi  un buon cammino  prossimo.

 Sassello:  una  lunga escursione ad anello

Il paese di Sassello può essere raggiunto  con gli  autobus dell’Azienda Trasporti  pubblici di  Savona (ACTS) che partono   dalla stazione ferroviaria.

In auto si  esce al  casello autostradale di  Albisola e, dopo  aver svoltato  a sinistra, si prosegue per la SP 334 del  Giovo

 

Una volta arrivati cerchiamo  piazza Giacomo  Rolla dove possiamo  parcheggiare.

l’anello ha una durata di  sette/otto  ore. Lungo il percorso  non vi  sono  fonti  per cui  è consigliabile riempire prima della partenza le nostre borracce (oppure invocare la pioggia con le danze apposite).

Dalla piazza, una volta entrati  nel  centro  storico  di  Sassello, raggiungiamo  piazza Concezione (sede del  Palazzo  comunale) da qui, seguendo  due triangoli  gialli posti  dalla FIE, inizia il nostro percorso: si prosegue in discesa lungo  via Pozzetto per poi  attraversare il rio  Sbruggia su  di un ponticello (cappella di  san Sebastiano) e,  dopo  aver attraversato un altro  rio,  si prosegue su  di una sterrata che costeggia il rio Renuda. Superato  quest’ultimo rio termina la strada e inizia il percorso all’interno  di un bosco.

Dopo  circa un’ora di  marcia si  giunge al  Colle del Lupetto  (simpatico  come nome, non vi  sembra?) e, dopo mezz’ora al Colle del  Bergnon 

Questo itinerario riguarda la parte più occidentale del Parco  regionale Naturale del Beigua. offre la possibilità di attraversare una notevole varietà di  ambienti e non è infrequente l’incontro con animali  quali  daini  e caprioli.

I ruderi di Casa Bandia
©caterinAndemme

Dal  Colle di  Bergnon, tralasciando il sentiero  di  sinistra contrassegnato  da tre pallini  gialli  che porta alla cima del monte Avzè, proseguiamo prima in piano e poi  con alcuni  saliscendi fino ad arrivare ai  ruderi  di  Casa Bandia (905 metri  di  quota).

Superata la casa (cioè i suoi  ruderi) passiamo  un ponticello  di legno  sul Fosso della Bandia risalendo  lungo una faggeta fino  ad arrivare al  Colle del  Giancardo (1001 metri  – 2h 30′: i tempi  di percorrenza sono ovviamente soggettivi).

Dal  colle si incrocia il sentiero  dell’Alta Via dei  Monti Liguri che conduce al monte Beigua (segnavia AV).

Noi andremo  nella direzione opposta, cioè a destra lasciando  alle spalle il sentiero che abbiamo percorso i precedenza, iniziando  la discesa verso il Colle del  Giovo  

 

ATTENZIONE: abbiamo  effettuato  l’escursione nel mese di  maggio trovando una discreta parte del  sentiero completamente ostruito  dalla caduta di  alberi  e rami a causa di precedenti  eventi  climatici. Occorre passarci in mezzo con cautela per ritrovare la traccia del percorso.

Dal Colle del  Giovo svoltiamo  a sinistra sulla strada all’incirca per 500 metri (direzione Albisola). Arrivati  all’altezza di un distributore di  benzina ci  troveremo  di  fronte all’albergo  Zunino (ormai  chiuso  da anni) da qui  si  diparte il sentiero Colle del  Giovo – Forte Lodrino – Foresta del  Deiva (segnavia: barra con due pallini gialli).

E’ una vecchia strada militare che, dopo trenta  minuti  di percorso in salita, ci porterà al  bivio  per Forte Lodrino Superiore (essendo la fortificazione chiusa per evidenti motivi  di pericolo dovuti  alla sua fatiscenza, possiamo escludere la deviazione per la visita).

Proseguendo  con numerosi  saliscendi ed entrando  nella Foresta Demaniale del Deiva  si  arriva al Passo Salmaceto.

A questo punto abbiamo la possibilità di  scegliere tra due percorsi che, all’interno  del Parco  del  Deiva, portano  entrambi a Sassello passando per il Castello  Bellavista villa ottocentesca adibita oggi  a contenitore per eventi  culturali.

Castello Bellavista
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I due percorsi sopracitati (entrambi  della lunghezza all’incirca di  cinque chilometri)  formano un anello escursionistico  all’interno  del  Parco  del  Deiva, motivo per ritornarvi scoprendo così la suggestione di un ambiente completamente immerso  nella natura a poca distanza dal  centro  abitato.

Inoltre altri  sentieri  si  dipartono lungo il percorso  ampliando l’offerta per ulteriori escursioni. 

Ancora un’ora di  cammino (in discesa) fino  ad arrivare alla Casa del  Custode oggi  sede del  Corpo  Forestale dello  Stato (o Carabinieri  forestali) all’ingresso  della foresta demaniale. Usciti  dal  cancello  in poco  tempo  arriveremo  al punto  di  partenza di piazza Rolla.

Domani per impegni  non potrò dedicarmi alla scrittura del  blog per cui, già  da adesso,  vi  auguro un felice weekend 

Alla prossima! Ciao, ciao……