Ma poi i draghi cosa sognano?

Passo dopo passo, le orme che ho lasciato su questa terra
©caterinAndemme

Camminare, camminare, camminare…. 

Caminante, son tus huellas el camino y nada mas

Camminatore, sono le tue orme il cammino  e niente più

Antonio Machado 

Non so  se Antonio Cipriano Jose Maria y Francisco de Santa Ana Machado Ruiz, per farla breve Antonio Machado, era un buon camminatore, certo è che il bellissimo incipit della sua poesia Caminante no hay camino è quanto  di più bello si possa avere nel descrivere un viandante, un pellegrino o  semplice camminatore (poi, a vedere, potrebbe anche essere una metafora della stessa vita ).

Camminare a lungo  seguendo un preciso  percorso che impegna volontà e giorni  di  fatica: una volta si  chiamavano pellegrinaggi, oggi, pur conservandone l’intento per alcuni, queste strade sono la palestra di  camminatori  solitari, di  quelli  che cercano un senso alla vita, di  narcisisti alla ricerca di  record e di  tanti altri  modi  di  essere camminatore.

Di  vie pellegrine ve ne sono  tante, ma certo una è quella che più delle altre  viene  in mente: Il Cammino  di Santiago (eppure la nostra Via Francigena non è da meno).

L’esperienza fatta è intima, ma qualcuno  riesce a renderla un racconto scritto tale che sembra di  essere al  fianco del  camminatore passo  dopo  passo.

Ma poi  cosa sognano  i  draghi?

Camminare è un modo di respirare e di conoscere, un ritmo  con cui  si  scegli  di  vivere, una trasformazione costante. E’ una via per incontrare gli  altri superando confini, pregiudizi, Inibizioni.

Per Enrico  Brizzi, scrittore, padre, viaggiatore, il cammino  è una danza, una preghiera, una musica senza parole che segue il respiro  antico  del mondo, libera la mente dall’inessenziale e vince il drago  che si  nasconde  in ognuno  di  noi.

Potrei  scrivere a lungo  di  questo libro (che tra l’altro  sto per rileggere) e quindi di  quando parla dei  suoi  amici  che lo  accompagnano nelle tappe del  Cammino, dei  vari personaggi  che ha incontrato (qualcuno decisamente antipatico, ma sono  solo  l’eccezione).

Le note storiche (mai  noiose) sui  luoghi  attraversati nel  viaggio  sono, infine,   un utile corollario per decidere se acquistare o  meno  il libro  (l’anteprima al termine dell’articolo potrà essere utile a tale scopo).

Tra l’altro, leggendo il libro, ho scoperto  di  appartenere al movimento degli orizzontalisti, contrapposto a quello dei puri  alpinisti  e dei free- climbing

Infatti, alla pagina 137 del libro, Enrico  Brizzi scrive:

In un Paese che non ha ancora digerito a livello istituzionale una filosofia della montagna iniziata a diffondersi  quarant’anni  fa,  servirà ancora del  tempo perché trovi  voce il movimento  degli orizzontalisti, maratoneti  delle carrarecce, dei  sentieri  di  fondovalle e delle alte vie.

Alla prossima! Ciao, ciao……….


Anteprima del libro Il sogno del  drago  di  Enrico  Brizzi 

 

Château – Queyras….che altro?

The magical castle that flew in the blue of the sky
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Segnavia

La giovane contadina
©caterinAndemme

 

 

Vestendo gli agresti  panni  di una giovane contadina (…si prega di non fare dell’ironia sulla foto  stessa ma, soprattutto, sull’aggettivo  giovane che mi  sono  attribuita), vi invito  nel  seguirmi in questa visita virtuale di Château Queyras.

Intanto  dove ci troviamo?

Ovviamente in Francia ed  altrettanto ovviamente nella regione del  Queyras (dipartimento  delle Hautes-Alpes)  che dall’Italia  si  può raggiungere sia dal  Colle dell’Agnello (il secondo  valico  automobilistico più alto  in Italia con i  suoi 2.748 metri  e il 15 per cento  di pendenza) oppure dal Colle della Maddalena (1.996 metri).

 

La storia in poche parole

 

Château Queyras ©caterinAndemme

Posta in posizione dominante la fortezza domina a sud la stretta forra dove scorre   il  Guil  (affluente di  sinistra della Durance) –  non è raro  vedere canoisti cimentarsi nelle turbinose acque del  fiume, come arrampicatori che risalgono  la rupe con in cima il castello – la prima testimonianza scritta riguardante Chateau Queyras si  avrà nel 1260.

Nel  XVI secolo, durante le guerre di  religione francesi, il nobile di  fede protestante François de Bonne de Lesdiguiéres  conquistò il castello uccidendone il castellano e vessando la popolazione cattolica del luogo  (lo  stesso Françoise de Bonneecc.ecc. nel 1622 si  convertì al  cattolicesimo  con un abiura solenne).

Nel 1633 Château  Queyras rischiò di  essere abbattuto in quanto re Luigi XIII di  Borbone pensava che esso potesse essere riconquistato  dai protestanti, ma ebbe un ripensamento  annullando, quindi, la sua decisione iniziale.

In effetti, nell’agosto  del 1692, le truppe protestanti inglesi e quelle del  Ducato  di  Savoia,  dopo un assedio  durato  alcuni  giorni, conquistarono il forte.

Nel 1700 l’ingegnere militare Sèbastien Le Prest de Vauban(dalla lunghezza del nome si  capisce che anch’egli  era un nobile) ne completò la cinta muraria del lato  nord-est.

Capolinea 

A mio  parere il Queyras rimane una delle regioni  francesi più belle da visitare, sia dal punto  di  vista naturalistico che culturale e Château Queyras a buon diritto  rientra in questi  percorsi  di  conoscenza.

Si  vede molto che ho  fretta di  terminare l’articolo?

Alla prossima! Ciao, ciao………….


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Tesori leggendari e omicidi reali nel castello di Celje

Il castello di Celje (SLO)
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La leggenda del  tesoro  del castello  di  Celje

Tanto  tempo  fa (inizia sempre così una storia leggendaria) sotto il castello  di  Celje viveva un contadino molto  povero ma coraggioso .

Una notte, tornando  a casa, scorse qualcuno con un carro  accanto alle porte del  castello.

Quest’altro uomo era molto  alto e dalle spalle larghe, in testa un cappello  dalle larghe tese.

Alla richiesta di  cosa facesse lì e di  cosa trasportasse nel  carro lui non rispose.

Allora il contadino afferrò lo  sconosciuto per una mano e tanto fu il suo  sgomento  quando  si  accorse che quella che stringeva era una mano  fatta di paglia.

Impaurito egli lasciò immediatamente la mano e corse a chiedere aiuto ad un bracciante ma, nel frattempo, il misterioso  uomo  diede un colpo  di  frusta ai  cavalli  dileguandosi  facendo  perdere le sue tracce.

La leggenda continua dicendo  che se il contadino avesse mantenuto  stretta la mano, allo  scoccare della mezzanotte avrebbe guadagnato  tutti i soldi che erano  sul carro e cioè quelli  dei conti  di  Celje.

Nella realtà…

Nella realtà non abbiamo trovato nessun uomo  con la mano  di paglia, tento meno il carro pieno  d’oro, ma solo il sorriso  di una giovane e bella ragazza alla biglietteria che, in “lui”  ha stimolato un certo interesse riguardo all’amicizia tra i popoli (specie se fra uomo  e donna)  mentre in me quel pizzico  di  gelosia mi faceva pensare se era più conveniente chiuderlo  nella sala delle torture del  castello oppure buttarlo  giù direttamente  da una delle sue  torri….


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Celje con  i suoi  poco  più di  50.000 abitanti è la terza città  della Slovenia situata nella Bassa Stiria sud- occidentale.

Fu  durante nel  periodo  medievale che Celje  incominciò a diventare un centro  nevralgico in quel territorio.

I primi possessori  del  castello  furono i  conti  di  Heunburg della Carinzia i quali  eressero il castello nella seconda metà del XII secolo.

Dopo  di  essi  fu la volta dei  signori  di Zovnec i quali  divennero, per l’appunto, i  conti  di  Celje. Furono loro  che trasformarono il castello  da semplice fortificazione a residenza nobiliare (nel XVI secolo fu  aggiunta l’ultima parte delle mura che rese il castello  di  Celje una delle fortificazioni  più possenti  di  quel periodo).

Nel XVIII secolo il castello  fu abbandonato e le sue pietre furono utilizzate per la costruzione degli  edifici  del  borgo.

Oggi, dopo  il restauro, il castello è utilizzato per eventi  culturali quali manifestazioni  e concerti e location (?!….) per i matrimoni.

La storia di un  tragico matrimonio 

Nel 1436 Sigismundo  di  Lussemburgo  (se non lo conoscete c’è il link apposta…ma poi  ritornate qui) nominò principi  due rappresentanti della famiglia di  Celje: Federico  II  e Ulrico  II.

Federico  II era il figlio più vecchio  di Herman II (ma i primi  che fine hanno  fatto?) ed era stato prescelto come suo  erede.

Federico  II amava una certa  Veronika Deseniška ma, a causa delle ambizioni politiche del padre, dovette sposare Elisabetta Frankopan.

Qunado  Elisabetta fu  trovata assassinata (ma guarda un po’..) Federico  fu libero  di sposare l’amata Veronika.

Purtroppo  qui non c’è il classico e vissero  felici  e contenti, perché papà Herman II fece uccidere a sua volta Veronika e rinchiuse il figlio nella torre più alta del  castello (proprio  quella dove avevo pensato  di  buttare giù “lui“….).

Dopo  qualche anno, per motivi  di  successione ,  Federico  II venne liberato  dalla prigionia.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……..


PLAYLIST

Chissà  cosa avrebbe detto  Federico  II a riguardo  del  titolo  di  questa canzone

Seguitemi nella Valle delle Meraviglie

Siete pronti per questa escursione nella Valle delle Meraviglie?
Si, allora seguitemi…
Credit: Archivio 24Cinque P&B

La Valle delle Meraviglie in poche parole (poche, poche…)

La Valle delle Meraviglie è un vasto circolo  glaciale disseminato  di  laghi.

Il toponimo Meraviglie è riferito  alle innumerevoli incisioni  rupestri  presenti  nell’area.

Il nome venne utilizzato per la prima volta nella Storia delle Alpi  Marittime di Pietro  Gioffredo (Nizza, 16 agosto 1629 – Nizza 11 novembre 1692), quindi nella carta del  Theatrum Statuum  Sabaudiae (1682) ed in quella di Jean-Baptiste  Nolin del 1691.

Il toponimo  è quello  che ancora oggi viene utilizzato, e che resterà tale per indicare questa particolare zona delle Alpi  Marittime.

La linea di  demarcazione ad est, tra le  Alpi  Marittime e le Alpi Liguri, passa dal   Colle di  Tenda (1.870 mslm).

Geologicamente le due catene montuose si  distinguono dal  fatto  che le Alpi Marittime presentano  rocce di  tipo  cristallino, mentre le Alpi  Liguri hanno  rocce di  tipo calcareo.

Due parchi naturali  interessano  l’area delle Alpi Marittime:  il Parc national du Mercantour e il Parco  naturale delle Alpi  Marittime (i  due parchi  sono gemellati dal 1987 e oggi   vengono  proposti come patrimonio universale dell’umanità dell’UNESCO)

ITINERARIO

Prima di  descrivere l’itinerario  il mio  suggerimento è per una  visita del  Musée des Merveilleis inaugurato il 12 luglio 1996 a Tende che, oltre ad essere un valido punto  di partenza per la conoscenza della Valle delle Meraviglie e le sue incisioni  rupestri, è un centro  di  ricerca per l’arte rupestre del Monte Bego.

 

Da Casterino  al  Lac Vert de Fontanalba 

La partenza è da  Casterino (1.546 mslm), raggiungibile da St-Dalmas de Tende con la RD 91, dove si  trova anche la Casa del  Parco  con annesso  ufficio  di informazioni aperto  solo  nel periodo  estivo.


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Da Casterino prendiamo  il sentiero  contrassegnato dal  segnavia n.391 (direzione Lac Vert e rifugio  Fontanalba): è una vecchia strada militare che attraversa una bella foresta di  larici.

Si  arriva,  quindi, alla Vastiére Médiane (ricovero  stagionale dei  pastori) e proseguendo si  arriva nei pressi  del Refuge de Fontanalbe (2018 mslm) raggiungibile seguendo il segnavia n. 389. 

Noi, invece, andiamo  avanti  fino  a raggiungere in breve l’ingresso della Valle delle Meraviglie alla quota di 2130 metri (segnavia n. 387).

A questa punto  entreremo  nell’area a protezione totale dove un guardaparco  ci  darà tutte le informazioni  necessarie per la visita.

La Via Sacra
Credit: Archivio 24Cinque P&B

Seguiamo  le indicazioni verso  la Via Sacra: un ripido  canalino della lunghezza di una settantina di  metri che presenta un affioramento  roccioso  inclinato  con incisioni  rupestri .

Una volta in cima il percorso  scende incontrando per prima la Casa del  Parco  nei  pressi del Gias des Pasteurs quindi, superando  due laghetti  affiancati, si  procede in direzione del  Lac Vert caratterizzato  dall’avere nel suo  centro un isolotto   con sette larici. Nei pressi del  lago, deviando  sulla sinistra, si incontrano  altri  massi  con incisioni.

In Breve arriveremo di nuovo  all’ingresso del  parco  per ridiscendere verso  Casterino seguendo  l’itinerario  dell’andata.

In tutto il percorso ha una durata  di  cinque ore escludendo le soste per ammirare le incisioni e, magari, mangiare un panino.

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Consigli  di  lettura 

 

Per  un maggior approfondimento sulla Valle delle Meraviglie e sulle incisioni  rupestri vi  consiglio  la lettura del libro Le incisioni  rupestri della Valle delle Meraviglie di Enzo  Bernardini  (Blu Edizioni – 2001)

Alla prossima! Ciao, ciao……………… 

App o non App? L’importante è comunque viaggiare (da sole o in compagnia)

Air d’été
©caterinAndemme

Quella volta che..

Giusto  l’estate scorsa quando, programmando  di  arrivare nel  campeggio  di Seix ( cittadina nel Parco naturale   regionale dei Pirenei  dell’Ariége nella regione dell’Occitania ) nel tempo necessario per montare la tenda, un interminabile coda autostradale nei  pressi  di  Montpellier ci  fece ritardare di  ben cinque ore l’orario  di  arrivo, cioè quando  ormai  la reception  del  campeggio era chiusa e comunque ormai  notte per accamparsi.

Per fortuna esiste Booking e il TomTom

Scoraggiati e stanchi, si  è sempre trattato  di un viaggio  di  quasi  ottocento  chilometri più le ore incolonnati  nell’ingorgo stradale,  ci  siamo  affidati  all’app  di  Booking.com  per trovare e prenotare una sistemazione per la notte.

Escludendo alberghi a cinque stelle (troppo  costosi per una sola notte), trovammo una sistemazione più che dignitosa presso l’albergo Cuulong (gestito  da gentilissimi  vietnamiti) a Labarthe – Inard a cinquanta chilometri  di  distanza da Seix: ma la nostra fedelissima Sylvie ci  ha portato  a destinazione come sempre.

Per la cronaca Sylvie  è il nome dato  al nostro  TomTom che qualcuno di  mia conoscenza   ha deciso di  dare allo  strumento unicamente per quella voce dal  tono melodiosamente femminile che fa da guida.

Eppure anche allora si  viaggiava..

Non parlo  dell’allora dei  nostri nonni  o  dei nostri  genitori, ma da  quando lo smartphone dal semplice compito  di far parlare le persone (appunto  telefonare o  al  massimo  mandare qualche sms) si è evoluto diventando  il device che oggi  conosciamo (mi piace la parola device..) con la miriade di  app dedicate alla programmazione dei nostri  viaggi.

Non solo  praticità, ma anche la condivisione immediata della nostra esperienza con altri  utenti che vogliono  ripeterla o magari  cercare solo informazioni.

Ed è qui che trovo una pecca in questo  sistema: innanzitutto l’esperienza è individuale, cioè quello  che può andare bene ad una persona può non essere l’ottimale per me (se a qualcuno  piace dormire su  di un letto  di  chiodi io continuo  a preferire le doghe e un buon materasso…..oppure il sacco  a pelo!).

Senza considerare poi  le recensioni  negative di  coloro  che, pur trovando il letto  di  chiodi, hanno da ridire sulla mancanza di  ricezione dei  canali  digitali nella tv in camera (ma vai in ferie per guardare la televisione?).

Le nostre esperienze infine diventeranno  dati per profilare la clientela, ad esempio  la società proprietaria del motore di  ricerca Kayak   ha creato  un Mobile Travel  Report – Pdf –  in cui   fa un’attenta analisi dell’utilizzo  dei  dispositivi  mobili per la ricerca e prenotazione dei  viaggi.

Ma il cartaceo non è morto…

Le mappe e le carte escursionistiche sono queste che liberano la fantasia e l’immaginazione nella fase preparatoria di un viaggio, e non solo: avete mai  provato  a leggere un libro  dedicato  al  viaggio, ma anche di  semplice avventura, seguendo il tragitto con un’atlante accanto: vi  giuro  che è un di più assolutamente da provare.

Una carta escursionistica, infine, ha un’incolmabile vantaggio sul GPS: non si  scarica mai (in mezzo  ai  sentieri  è diffile trovare unapresa elettrica per ricaricare il nostro  device.…vi  ho  già detto  che mi piace la parola device?).

Alla prossima! Ciao, ciao……………


LIBRINVETRINA

Cosa possiamo  leggere quest’estate al mare, sul fiume, al  lago, in montagna o in collina?

Il Libraio  da qualche suggerimento.

Buona lettura!

 

Il lungo viaggio in UN PAESE BEN COLTIVATO

Ombre e graffiti
Caterina Andemme ©

 

In ordine sparso dovrei  citare in giudizio  questi  autori: Paolo Rumiz, Raffaele Nigro, Claudio  Magris, Enrico  Brizzi e tanti  altri narratori  di  storie e di  viaggi.

La loro  colpa?

Quella di aver trasformato  la lettura dei loro  libri in una mia dipendenza, in uno  scatenarsi di  sano  desiderio di  viaggiare, di  conoscere luoghi  e genti, in pratica (anche) di  sognare.

A questa lista aggiungo  volentieri un altro nome: Giorgio Boatti .

Di lui avevo  già letto Viaggio  per monasteri  d’Italia: bello ma, per certi  versi, un po’ malinconico, forse per via di  quella pace molto austera descritta nel  suo viaggiare tra questi eremi.

E’ con Un paese ben coltivato che Giorgio  Boatti conquista una pole -position nella lista dei miei  autori  preferiti ( dir la verità molto  affollata).

Libri in vetrina

Un lungo viaggio, al passo con le stagioni: dal fondo della Calabria al triangolo del riso tra Po, Ticino e Sesia, dal distretto della fragola di Policoro alle serre di Albenga. E poi i frutti di bosco che dalle Alpi scendono alle metropoli, la sfida di un profeta con l’aratro nel cuore dell’Appennino, l’avventura del radicchio di Chioggia, il mais ottofile di Roccacontrada e le ciliegie pugliesi, rossi gioielli nel bouquet di un’agricoltura che in vent’anni ha cambiato volto. Dulcis in fundo l’uva da tavola che dialoga con gli internauti e un’irresistibile pomodorina partita da Melfi per conquistare Londra. Con lo sguardo spiazzante di chi, digiuno di ogni sapere specialistico, è curioso di tutto, Giorgio Boatti racconta storie di persone che hanno scelto di ridare vita a cascine e masserie, di mettersi insieme per creare aziende radicate nella tradizione ma capaci di sfide innovative. Un affresco controcorrente in un paese dove, per abitudine, bisogna dire che tutto va male. Un percorso interiore in cui il disegno del paesaggio e della vita si confondono. Rivelano un’Italia con i piedi ben piantati per terra dove è all’opera un futuro che riguarda ognuno di noi.

So  di  essere molto  parca nel  fare una recensione di un libro, non è però il mio mestiere ma, soprattutto, quando leggo uno scritto  che mi  appassiona dentro  di  me si  scatenano  delle sensazioni  difficili da descrivere con delle parole.

Posso  solo  citare alcuni passi del  libro come indizio  dello  scatenarsi  di  queste sensazioni: è ovvio  che sono del  tutto personali, quindi  ciò che mi  fa vibrare può lasciare totalmente indifferente qualcun’altra(o).

Ad esempio, parlando di una coppia vista in un ristorante:

A volte sono  coppie sole e,  anche se il loro  tavolo è accanto a decine e decine di  altri  tavoli quanto  mai  affollati, basta osservarli un attimo per capire che è come se fossero  da soli su un atollo  del  Pacifico. Si intendono  con uno  sguardo, l’espressione del  volto, un gesto  della mano. Alcuni sono  così in totale e permanente sintonia che non dicono  parola.

A fine articolo l’anteprima del  libro.

Buona Lettura!

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 

 


I miei cinguettii 

 

La storia di Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky che, in bici, girò il mondo

 

Ovviamente io non sono Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky.                                                                                            Credit: Archivio 24Cinque P&B

Piove, senti  come piove

Madonna come piove, senti  come viene giù.

Piove, senti  come piove

Madonna come piove, senti  come viene giù…

Ieri mattina   il refrain della canzone di  Jovanotti continuava a ripetersi  nella mia testa mentre accettavo, malvolentieri, di mettermi in posa sotto  la pioggia battente.

Ma noi, dive di Instagram e blog annessi, non ci  fermiamo  di  fronte a nulla pur di  vedere una nostra immagine pubblicata sui  media, e solo  fra qualche decina d’anni, rivedendoci in queste foto, potremo  dire: Ma ero proprio  così scema?

Naturalmente, come io NON sono una diva di  Instagram (comunque se volete vedere il mio  profilo…), le vere numero uno dei social media, tutte giovanissime,  sono intelligenti, carine, simpatiche  che sanno parlare al loro  pubblico carino, simpatico, intelligente.

Di  cosa parlano? Ma ovviamente di  cose carine, simpatiche, forse intelligenti.

Non so  se Annie Cohen Kopchovsky  fosse simpaticacerto  carina ed intelligente lo era, ma anche molto  determinata:

La storia 

Nel 1894 un ricco  signore di  Boston – il cui nome non è tramandato  nella storia ed io  sono troppo  pigra per fare una ricerca in rete – mise in palio  una somma di 20.000 dollari per una sfida: 20.000 dollari allora era una somma molto  considerevole, oggi  sarebbe solo leggermente meno  considerevole, ma pur sempre fonte di piaceri  terreni.

La sfida consisteva nel  fare il giro  del mondo in quindici  mesi, un tempo molto più lungo  degli ottanta giorni  che    Jules Verne  fissò nel  suo libro  pubblicato  nel 1873, ma con delle regole precise: il giro  del mondo  doveva essere fatto in bicicletta e senza un soldo in tasca.

A dir la verità, già nel 1885 un uomo ( il cui  nome non è tramandato  nella storia ed io…blablabla) aveva portato  a termine l’impresa, ma la novità era che questa volta fosse una donna a farlo.

Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky

Qui  entra in scena Annie Cohen Kopchovsky la quale, pur avendo iniziato  a pedalare da poco, non ci pensò due volte a lasciare a casa marito  e tre figli (e questo  la dice lunga sulla sua determinazione) per avventurarsi  nell’impresa.

La nostra Annie aveva anche uno spiccato  senso  per gli  affari: prima di  partire contattò la Londonderry Lithia Spring Water Company facendosi  dare 100 dollari  come compenso  per un cartello pubblicitario della società da attaccare alla bicicletta. Accettò, inoltre, di  prendere il nome di Annie Londonderry che, del  resto, suonava meglio  di Annie Kopchovsky.

Partì da Boston nel mese di  giugno del 1894 arrivando  a Chicago  a settembre.

A novembre arrivò a New York per imbarcarsi  alla volta della Francia (no, non pedalò sul ponte della nave durante la traversata), guadagnando  altro  denaro avendo trovato degli  sponsor anche tra le case di moda che le fornivano  gli  abiti e la fabbrica della bicicletta.

Arrivata in Francia, precisamente a Marsiglia, s’imbarcò verso  l’Asia orientale con delle brevi  soste in Egitto,  Sri  Lanka e Singapore.

Quindi  fu  la volta della Cina e del  Giappone.

Il 23 marzo  del 1895 rientra a San Francisco e da lì, pedalando  per altri  sei  mesi arriverà a Chicago il 12 settembre 1895.

In questa maniera dimostrò che tutto  ciò che un uomo  può fare, anche una donna poteva riuscire a fare (forse anche meglio, aggiungo io).

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


Playlist 

 

Quell’uomo  era una simpatica canaglia…..

Eravamo sconosciuti nella notte
ci scambiavamo sguardi
chiedendoci come avremmo potuto
scambiarci l’amore
prima che la notte finisse

Qualcosa nei tuoi occhi
era così invitante
qualcosa nel tuo sorriso
era così provocante
qualcosa nel mio cuore
mi diceva che dovevo averti..

Il testo  completo in italiano potete trovarlo in questa pagina 

Un passo dopo l’altro nel mondo misterioso di Narni Sotterranea

Immagine tratta dal sito Narni Sotterranea (ovviamente l’incappucciata non sono io)

 

Come promesso, dopo  aver consegnato  carbone ai più cattivi (in primis a Donald (Duck) Trump che con il carbone vuole dare un bel colpo al  Clean Power Plan di  Obama e, quindi, attentare alla salute del nostro pianeta e di noi  tutti ), ho  riposto  la mia scopa, un’autentica Nimbus 2000 (i fan di  Harry Potter sanno  di  cosa parlo), per riprendere la scrittura del  blog.

Tralasciando  l’avventura di  fine d’anno, che ci  ha visti in una notte buia e tempestosa (nonché molto  nebbiosa) gli unici esseri umani a festeggiare in cima ad un passo montano, vi porterò invece a conoscere il fascino di un mondo  sotterraneo: quello di uno  dei più bei  borghi d’Italia, cioè

NARNI SOTTERRANEA   (click please!)

 

Facciamo però  prima  un salto indietro   nel  tempo e cioè nel 1979, quando un gruppo di  giovani narnesi (il più grande ha ventidue anni), appassionati di  speleologia, faranno  casualmente la scoperta di una chiesa perduta nel  tempo sotto il complesso conventuale di  San Domenico.

Per evitare di  scrivere cose non vere (non lo  faccio  mai, ma non si  sa mai), preferisco far parlare il giovane di  allora, lo stesso  Roberto Nini che ci  ha fatto  da guida in maniera  professionale e simpatica:

Nel  breve video  di presentazione si  fa  cenno alla questione che negli  anni passati fu molto dibattuta  ed inerente alla presenza del  Sant’ Uffizio (l’Inquisizione) a Narni: dopo  la  ricerca condotta attraverso i documenti conservati  negli  Archivi  Vaticani e quelli  del Trinity  College di  Dublino, si  arrivò alla conclusione che uno dei luoghi scoperti  durante gli  scavi ,  era la Sala dei  Tormenti, facilmente intuibile come  la sala delle torture dove i  solerti inquisitori  estorcevano (perdonatemi il verbo) le confessioni  ai poveri  disgraziati sottoposti  a sevizie inimmaginabili.

Accanto  ad essa, una piccola cella decorata dai  graffiti  dei prigionieri: uno  di loro Andrea Giuseppe Lombardini caporale delle guardie del Sant’Uffizio   incarcerato  nel 1759 , ha lasciato  la testimonianza del suo  dramma in disegni  e frasi incise nel muro con simboli  alchemici (massonici?) non ancora del  tutto  decifrati.

La vicenda e molto  altro, è narrata nel  libro  di  Roberto  Nini Alla ricerca della verità dove, come dice l’autore nella presentazione:

Quando prenderete tra le mani  questo libro per leggerlo, non vi  aspettate di  trovare un romanzo di  Umberto  Eco o  di  Dan Brown, per due motivi: io non sono  uno scrittore ed i  fatti  narrati  nel  testo sono  tutti  veramente accaduti

 

 

Non solo il libro ma anche un film documentario tratto  dal libro  e per la regia di Giorgio  Serafini Prosperi, premiato nel 2013 alla Rassegna internazionale del  cinema archeologico  di  Rovereto, svela i fatti prima e dopo  di  questa scoperta.

 

Gli ambienti di  Narni Sotterranea non presentano  nessuna difficoltà per la visita.

Solo nel  caso  di persone con disabilità si  consiglia di  contattare prima i responsabili al  fine di  organizzare il percorso  in maniera adeguata.

Per orari  di  apertura e tariffe tutte  le informazioni  le troverete in questa pagina 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


Se proprio non abitate nei  pressi  di  Narni vi  capiterà di  dover cercare un posto  dove dormire.

Ebbene, non per scimmiottare TripAdvisor  (di  cui  dubito  che tutte le recensioni  siano  sincere) vi  consiglio il B&B Nonna Anita perché la gestione è affidata a persone disponibilissimi  ad ogni  vostra richiesta, oltreché a servizi  quali un parcheggio  privato e convezioni per i pasti  con un ristorante a soli 250 metri dal  B&B, dove i prezzi molto  convenienti  si  sposano  con una buona qualità del  cibo  offerto.

Inoltre, B&B Nonna Anita propone anche sconti per le visite ai  beni  culturali  di  Narni  e dintorni tra i  quali, per l’appunto, Narni Sotterranea.