In viaggio con Ibn Battuta nel dār al-Islām

Ibn Battuta in visita alla città persiana di Tabriz nel 1327
Ibn Battuta in visita alla città persiana di Tabriz nel 1327

E non c’è nulla di  più bello dell’istante che precede il viaggio,

l’istante in cui  l’orizzonte del  domani  viene a renderci  visita e a raccontarci le sue promesse.

Milan Kundera 

29 anni: il viaggio  di  Ibn Battuta 

 

Ibn Battuta in Egitto, in un’illustrazione di Léon Benett
Ibn Battuta in Egitto, in un’illustrazione di Léon Benett

Oggigiorno mettersi in viaggio  per 29 anni  significa che la nostra destinazione prossima potrebbe essere Marte o  qualche pianeta posto  qualche anno luce più in la.

Per poterlo  fare, però, dobbiamo  aspettare che la tecnologia ci  fornisca i  mezzi  adatti  (ma poi  cosa ci  sarà mai  di  così interessante dal punto  di  vista turistico  su  Marte?), mentre nel 1325 l’unico  mezzo per esplorare il mondo  conosciuto  erano gli  estenuanti  viaggi  via mare e quelli, non meno  estenuanti, a dorso  di  cammello o cavallo.

Perché ho scelto  proprio il 1325?

Perché questo è l’anno  d’inizio  di un viaggio lungo per l’appunto ventinove anni compiuto da Abu’ Abdallah ibn  Battuta (Tangeri, 25 febbraio 1304 – Fès 1369) storico,  giurista e, per quello  che riguarda quest’articolo, considerato il più grande viaggiatore dell’ epoca pre- moderna.

Da subito il confronto che viene in mente è con il nostro  Marco  Polo ( Venezia , 15 settembre 1254 – Venezia, 8 gennaio 1324) : ma la differenza tra il viaggiatore veneziano  e Ibn Battuta è che il primo  si  avventurava in un mondo allora  poco  conosciuto lungo  la Via della seta  – riportando ne Il Milione la cronaca della sua peregrinazione in Asia, anche se alcuni episodi  non sembrano  essere veritieri – mentre il secondo viaggia nel  dār al -Islām (dimora dell’Islam) quindi  in quelle terre situate in India, Indonesia, Asia centrale e il  Sudan occidentale dove si professava la religione islamica. 

Pur possedendo come substrato culturale una matrice islamica, ognuno di questi Paesi si distingueva l’uno dall’altro per tradizioni e cultura costituendo, nell’insieme, un mondo cosmopolita e culturalmente vivace.

Le tappe del  viaggio  di  Ibn Battuta

 

L'itinerario di Ibn Battuta
L’itinerario di Ibn Battuta

 

Come ho  scritto precedentemente Ibn Battuta nasce a Tangeri  nel 1304 in una facoltosa famiglia di  giuristi.

Nel 1325, all’età di  ventuno anni (solo un anno prima era morto  Marco  Polo ) e dopo  essere diventato lui  stesso un giurista,  lasciò Tangeri per recarsi  alla Mecca in pellegrinaggio: l’inizio del viaggio durò all’incirca un anno  e mezzo dandogli   la possibilità di  visitare il Nordafrica, l’Egitto, la Palestina e la Siria.

Nel 1328 imbarcandosi  e viaggiando lungo  la costa orientale dell’Africa raggiunse quella che oggi è la Tanzania.

Nel 1330 si  spinse fino  all’India dove divenne giudice (qadi) presso il governo  del  sultanato  di  Delhi.

Nel 1334 il sultano  stesso gli  affidò il comando  di  una missione diplomatica presso la corte dell’imperatore mongolo in Cina: la spedizione finì in un disastro  a causa di un naufragio  lungo  le coste sud – occidentali indiane.

Ibn Battuta, a questo punto, non aveva più risorse per ritornare indietro,  ma non per questo si perse d’animo: per due anni  viaggiò nell’India meridionale, Ceylon e le Maldive (dove per circa otto mesi  ritornò a ricoprire la carica di qadi).

Nel 1345 arrivò via mare (e a proprie spese) in Cina, ma prima toccando  il Bengala e visitando la costa della Birmania e l’isola di  Sumatra, quindi proseguendo  verso  Canton.

Nel 1347 ritornò  alla Mecca dove partecipò alle cerimonia dello  hagg  (il grande pellegrinaggio  alla Mecca)

nel 1349 era di  nuovo in Marocco, a Fez,  ma per poco  tempo: l’anno  dopo  era in viaggio verso  lo Stretto  di  Gibilterra e da qui  visitò Granada in Spagna e, tanto per non farsi mancare nulla, fece una traversata del Sahara con una carovana di  cammelli fino al regno  del Malì.

Ritornò a Tangeri  nel 1355

Il libro

Il sultano  del Marocco Abu ‘Inan nel 1356 affidò a ibn Juzayy  il compito  di  registrare le esperienze  di  Ibn Battuta ponendolo  sotto la forma di Rihla cioè un’opera letteraria in parte biografica e in parte compendio descrittivo.

Il libro  rimase sconosciuto in occidente fino  al XIX secolo, quando  due studiosi  tedeschi, separatamente, pubblicarono la traduzione ricavate dai  manoscritti in arabo.

Non conosco  l’arabo e quello  che vi posso  offrire è l’anteprima del  libro I viaggi di  Ibn Battuta (alla fine dell’articolo  dopo il consueto  saluto)

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del  libro I viaggi  di  Ibn Battuta

 

Quando il viaggio diventa Trip (TripAdvisor e Google Trips)

Le nostre valige  erano  di  nuovo  ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare.

Ma non importava, la strada è la vita.

Jack Kerouac 

Quando il viaggio  diventa Trip (Advisor) 

Da uno a dieci: di  quanto  vi  fidate delle recensioni su  hotel  e ristoranti fatte da comuni  utenti su  TripAdvisor?

Per quanto mi riguarda se dovessi  seguire i  consigli  degli utenti, e quindi  orientando  le mie scelte, lo farei dando un voto  di  fiducia dallo zero fino al massimo  di  due (se sono in buona giornata).

Questo non perché sono spocchiosa o presuntuosa ( pur non considerandomi  tale, altri  termini  dispregiativi  che terminino  in osa non mi vengono in mente) ma solo e semplicemente perché credo che siamo  esseri unici e di  conseguenza con diversi  punti  di  vista.

Per semplificare guardate i commenti che hanno  rilasciato due persone sulla medesima struttura alberghiera (ovviamente ho volutamente nascosto  il nome o nickname dei  due utenti  e quello  dell’albergo)

 


A chi  dobbiamo credere? 

Quello  che ho  scritto  fin qui sono  considerazioni personali e nulla ha a che vedere con il gigante creato  da mr. Stephen Kaufer nel 2000 e che si  avvia a voler diventare il più grande social network dei  viaggi  nel mondo  (senza contare che altri  giganti  come Google premono per essere i primi  nel  settore ) e cioè attraverso  quella parolina magica che è propria dei  social media: la condivisione di  tutto  quello  che concerne il viaggio (foto, guide, suggerimenti e altro  ancora) con persone a cui diamo  la nostra fiducia (o  amicizia).

 

I numeri di TripAdvisor

 

Quando  il viaggio  diventa (Google) Trips

A differenza di  TripAdvisor dove sono  le recensioni  quelle che contano,  l’ app  Google Trips può essere considerato  come un coltellino  svizzero (ma se vogliamo  essere più tecnologici è meglio  definirla come una applicazione all-in-one)  dove l’utente potrà avere a disposizione  sul suo  smartphone o  tablet  tutte le informazioni  necessarie al  suo  viaggio e cioè potrà consultare gli orari  degli  aerei  e dei  treni, fare prenotazioni,  utilizzare di  dati  di  Google Maps (quindi  visualizzare i  commenti  di  altri), avere a disposizione delle guide turistiche Ad personam e  (molto) altro  ancora, il tutto  consultabile anche offline.

Naturalmente il perfetto  funzionamento di  Google Trips passa attraverso l’integrazione con l’account mail di  Google.  

Nulla potrà comunque togliere l’esperienza di  esplorare il mondo  attraverso i nostri occhi  (talvolta anche per mezzo  del  naso)

 Alla prossima! Ciao, ciao…

Tre libri per donne che viaggiano da sole

Ensemble ou soleil © caterinAndemme
Ensemble ou soleil
© caterinAndemme

Svegliarsi, anche da sole, in una città  straniera è una delle più belle sensazioni  in assoluto

Freya Stark 

Da sole o in compagnia di  altre donne 

Mediamente giovani  le possiamo vedere in qualunque posto  del mondo, che sia estate o  inverno (primavera o  autunno, se preferite), caracollare per i  centri  abitati o per sentieri, magari  impegnate in qualche Cammino,  sempre sotto il peso di  zaini al  completo del  necessaire  per la  perfetta viaggiatrice, che include  ovviamente il sacco  a pelo ed esclude tutto ciò che può essere di peso  e superfluo (tipo scarpe con tacco 12: sexy ma scomode per i lunghi  percorsi).

In treno,  qualche volta, le ho  aiutate  a sistemare il loro  zaino armadio sul porta pacchi    – il maschio italico  medio si  guarda bene dall’aiutarle se il   fisico non corrisponde a canoni  di  bellezza che invogliano loro  all’aiuto  e conoscenza – ricevendo in cambio un sincero danke schön, mercì beaucoup, thank you, grazie.

Mi domando se, pur avendo  l’esperienza di viaggiatrice zaino in spalla, mi sono persa l’esperienza di un viaggio in solitaria o in compagnia di un’amica, chissà: in fin dei conti sono più giovane della regina Nefertiti e magari un giorno…

Libri  di  donne che viaggiano  da sole 

Ulrike Raiser (non lasciatevi ingannare dal nome germanico perché lei  è di  origine piemontese) ha una doppia laurea in Storia del  Teatro  e Lettere Moderne aveva deciso che per mettere a fuoco  le sue due passioni, cioè viaggiare e scrivere, appena libera da impegni  professionali (insegna alle scuole medie superiori) doveva mettersi in viaggio: praticamente lo  ha fatto in tutti i  continenti e queste sue esperienze le ha trasformate in libri, una trentina.

Tra questi Sola in Alaska di  cui un’ampia intervista con l’autrice potete leggerla sul sito Viaggiare Libere    (dopo, però, ritornate qui!)

Sola in Alaska - copertinaCuriosità, entusiasmo, una macchina fotografica e 12 kg di zaino, questi sono gli unici compagni di viaggio di Ulrike Raiser quando, contro ogni aspettativa, decide di partire da sola alla volta dell’Alaska. Quella del viaggio in solitaria può sembrare una scelta difficile, ma porta l’uomo a un tipo di solitudine che lo apre a se stesso e agli altri. In Sola in Alaska prendono forma riflessioni sul senso del viaggiare, sulle differenze tra i paesi e su quanto sia difficile oggigiorno il contatto con la natura. L’autrice scopre un’Alaska che non è solo ghiaccio e freddo, come tutti credono, ma anche foreste incontaminate, aquile che volteggiano silenziose, case sperdute nel nulla e souvenir decisamente atipici. Tra panorami mozzafiato, orsi, balene, salmoni e divertenti imprevisti, il messaggio dell’autrice arriva forte e chiaro: si può scegliere di viaggiare da soli, si possono scegliere mete poco turistiche, si può avere un budget limitato e, perché no, si può anche andare controcorrente e scegliere di prendere freddo. E così, a ogni nuova tappa vengono raccontate le piccole gioie e disavventure di ogni giorno, in un libro che riesce a trasmettere le profonde emozioni che legano tra loro tutti i viaggiatori, diversi ma sempre simili, con la leggerezza e l’ironia di chi il viaggio lo vive alla giornata, facendoli sentire parte di un’unica emozione.

Iaia  Pedemonte, giornalista free lance ed esperta di  turismo  sostenibile,  insieme a Manuela Bolchini, operatrice turistica e anche lei  esperta di  turismo  sostenibile,  sono le autrici  di La guida delle libere viaggiatrici una raccolta di  viaggi in Italia  e nel mondo ognuno con una propria caratteristica che li  contraddistingue e cioè viaggi (originali, avventurosi, sentimentali) descritte attraverso i  contributi  di altre giornaliste, scrittrici, blogger (io non ci  sono..) tutte accomunate dalla passione di  viaggiare.

la guida dellelibere viaggiatrici - copertinaUna selezione di viaggi, mete ed esperienze con un’anima femminile, uniche ed originali, in Italia e nel mondo. Dall’India al Madagascar, dalla Terra del Fuoco alla Sicilia, da Berlino all’Himalaya. 50 “avventure da non perdere”: cammini nella natura, percorsi alla ricerca del silenzio o del cambiamento interiore, sfiziosi soggiorni enogastronomici, raffinati itinerari culturali, esperienze con le contadine e le artigiane nel Sud del mondo, workshop per riappropriarsi del saper fare, imprese sportive per tutti e perfino shopping intelligente. Ma soprattutto incontri con le comunità ospitali e lo straordinario “capitale umano” femminile del turismo responsabile: guide d’arte e di natura, imprenditrici agricole, direttrici di musei, manager di tour operator e altre protagoniste di “filiere virtuose”, che valorizzano la cultura e le tradizioni locali. Con una riflessione sui viaggi al femminile di Iaia Pedemonte, pioniera del turismo responsabile e i contributi di blogger, scrittrici, viaggiatrici. Prefazione della geografa Luisa Rossi.

 

In questa breve carrellata di libri per donne che viaggiano  da sole non potevo  non includere quello  che è il frutto  del  sito Viaggio  da sola perché che recita nel  sottotitolo il sito  delle donne che viaggiano  da sole ma fanno  rete fra loro

In questo  caso  si  tratta di un ebook  con  consigli per le viaggiatrici  che hanno  scelto l’ostello per i  propri pernottamenti, e il titolo  non poteva che essere: Viaggio  da sola in ostello perché…ovvero  come sopravvivere al  bagno in comune e altri  consigli 

Sia questo libro (di  cui  potete vederne un’anteprima) che gli  altri  due sono in vendita su  Amazon e in libreria (e dove se no?).

Viaggio da sola in ostello perché…ovvero come sopravvivere al bagno in comune e altri consigli è un ebook dedicato a tutte le viaggiatrici in solitaria che sono incuriosite dagli ostelli ma non hanno ancora trovato la spinta giusta per provarli in prima persona.
Abbiamo quindi unito le forze e condensato insieme tutti i consigli che, dopo anni di viaggi, pensiamo possano essere utili, nella speranza che tutto ciò possa invogliare qualche donna a spiccare il volo verso una nuova esperienza.
In questo ebook troverete consigli su come scegliere l’ostello più adatto alle vostre esigenze e la camerata giusta. Vi racconteremo come sono fatti gli ostelli, quali sono le aree di cui sono composti, come viverci in sicurezza e quali sono le norme di buona educazione per farsi adorare dallo staff e dagli altri ospiti! Oltre ai consigli pratici, ci siamo occupate anche del lato emotivo del viaggio in solitaria in ostello, parlando di solitudine ma anche di amicizia, di incontro con gli altri ospiti e di come affrontare eventuali momenti in cui si ha bisogno di aiuto o ci si sente poco bene.
Viaggio da sola in ostello perché…ovvero come sopravvivere al bagno in comune e altri consigli è un eBook ideato e scritto dalle coordinatrici del progetto “Viaggio da sola perché”, Elena Mazzeschi e Dana Donato assieme alla web writer, travel blogger e amica Eliana Lazzareschi Belloni.

Buona Lettura. 

Alla prossima! Ciao, ciao…

Viaggiare, si viaggiare (ma come?)

©caterinAndemme
Alla fermata del treno
© caterinAndemme

Arrivare è come dire: <<E’ stato  bello  restare, ma adesso  devo  andare>>

Caterina Andemme 

Quanti per modi per viaggiare

Viaggiare con ogni  mezzo, pur di  viaggiare, spostarsi  da un luogo  all’altro per vedere nuove genti, per fare amicizia e BLABLABLA: dai  lo sappiamo  tutte quanto  sia bello  viaggiare, ma come?

Escluderei il teletrasporto perché mi  toglierebbe il bello di  ciò che è nel mezzo  dal punto  A al punto  B (forse, ma solo  forse, utile per il pendolarismo da casa all’ufficio e  viceversa).

Come del  resto eviterei di usare un dromedario (o cammello..qual è la differenza?), una mongolfiera, un monopattino, un risciò..

Ovvio che non rinuncerei mai a quel  supporto  che la natura ci  ha fornito  e cioè le gambe.

Mezzi  alternativi   

Facciamo  finta che la solita meteora vagante nello spazio abbia deciso di finire il suo  peregrinare sul tetto  della nostra auto e che noi  eravamo in procinto di partire per un dove trovandoci, quindi, senza mezzo  meccanico  di locomozione: cosa facciamo? .

L‘autostop?

Non credo proprio: è passato  di moda e comunque nasconde delle insidie.

Al  suo  posto c’è BlaBlaCar che propone, ad esempio  un viaggio Genova – Milano  da 13 euro a 8 euro.

Non avendo  mai  utilizzato  questo  servizio  non so da cosa dipenda la differenza di prezzo, ma ho  notato  che sono le donne guidatrici  ad essere le meno  esose.

Esiste un rating che certifica la competenza di  chi  è al  volante, come un elenco delle cose per comprendere la persona , ad esempio M****E ci informa che gli  animali sono benvenuti a bordo (anche se hai un   San Bernardo sbavacchioso?); preferibilmente non si  fuma (altrimenti  ti  abbandona al primo  Autogrill) e che le chiacchiere sono ammesse a secondo  dell’umore (il mio o  il suo?).

Sempre su quattro  ruote (forse qualcuna di più) è il servizio  offerto  da Flixbus economico ma ricordiamoci  che siamo  sempre su un autobus per quanto ultra comodo  (così dicono i  gestori).

Prendiamo ad esempio che io  voglia andare a Barcellona da Genova questo  fine settimana, il prezzo  del  biglietto  è di 89,99 (novanta..dai) partendo alle 20.50 e arrivando a Barcellona alle 8.45 senza cambio, cioè 11 ore e 55 minuti  di  viaggio ( e la pipì?)

Il treno

Sarà perché lo prendo ogni  giorno (faccio parte del bistrattato popolo dei  pendolari, a bistrattarci   è Trenitalia), sarà per il suo  fascino (volete mettere un viaggio  sull’Orient Express?), sarà perché sul treno posso  leggere, ascoltare la musica, guardare il panorama dal finestrino, guardare il vicino  che mi  guarda con insistenza facendogli  capire che non è cosa: insomma il treno  ha il suo indubbio fascino.

Il biglietto  del treno, a secondo  della tratta, non è dei più economici ma esiste un modo di  viaggiare in Italia e in Europa risparmiando  utilizzando il servizio  di Interrail: 250.000 chilometri di lunghezza complessiva dei  percorsi in Europa (1.600 chilometri il tratto più lungo  tra Parigi  e Varsavia) con tariffe dei  Global  Pass decisamente appetibili.

Se una volta Interrail era un modo  di  viaggiare prerogativa dei più giovani, da un po’  di  tempo  si  è data questa possibilità ai  diversamente giovani che apprezzano  molto, tanto  che si  è calcolato un aumento del 60 per cento  di  viaggiatori  senior che acquistano un Global  Pass

Concludendo

Ho volutamente tralasciato l’aereo come veicolo  di  trasporto  perché mi sono concentrata piuttosto sul viaggiare slow, quello  che prevede la lentezza al posto  della frenesia della velocità, il dormire in ostelli o B&B ( ma anche in tenda o in rifugio) al posto degli  Hotel super fashion, con uno  zaino  al posto  della valigia firmata, il cercare il cibo nei  sapori  locali e non quello  stellare (soprattutto  nel prezzo) dei locali modaioli, fotografare quello  che è intorno  e non farsi  continui selfie e…e potrei  continuare all’infinito ma preferisco  augurarvi un buon fine settimana 

Alla prossima! Ciao, ciao…….

Ma poi i draghi cosa sognano?

Passo dopo passo, le orme che ho lasciato su questa terra
©caterinAndemme

Camminare, camminare, camminare…. 

Caminante, son tus huellas el camino y nada mas

Camminatore, sono le tue orme il cammino  e niente più

Antonio Machado 

Non so  se Antonio Cipriano Jose Maria y Francisco de Santa Ana Machado Ruiz, per farla breve Antonio Machado, era un buon camminatore, certo è che il bellissimo incipit della sua poesia Caminante no hay camino è quanto  di più bello si possa avere nel descrivere un viandante, un pellegrino o  semplice camminatore (poi, a vedere, potrebbe anche essere una metafora della stessa vita ).

Camminare a lungo  seguendo un preciso  percorso che impegna volontà e giorni  di  fatica: una volta si  chiamavano pellegrinaggi, oggi, pur conservandone l’intento per alcuni, queste strade sono la palestra di  camminatori  solitari, di  quelli  che cercano un senso alla vita, di  narcisisti alla ricerca di  record e di  tanti altri  modi  di  essere camminatore.

Di  vie pellegrine ve ne sono  tante, ma certo una è quella che più delle altre  viene  in mente: Il Cammino  di Santiago (eppure la nostra Via Francigena non è da meno).

L’esperienza fatta è intima, ma qualcuno  riesce a renderla un racconto scritto tale che sembra di  essere al  fianco del  camminatore passo  dopo  passo.

Ma poi  cosa sognano  i  draghi?

Camminare è un modo di respirare e di conoscere, un ritmo  con cui  si  scegli  di  vivere, una trasformazione costante. E’ una via per incontrare gli  altri superando confini, pregiudizi, Inibizioni.

Per Enrico  Brizzi, scrittore, padre, viaggiatore, il cammino  è una danza, una preghiera, una musica senza parole che segue il respiro  antico  del mondo, libera la mente dall’inessenziale e vince il drago  che si  nasconde  in ognuno  di  noi.

Potrei  scrivere a lungo  di  questo libro (che tra l’altro  sto per rileggere) e quindi di  quando parla dei  suoi  amici  che lo  accompagnano nelle tappe del  Cammino, dei  vari personaggi  che ha incontrato (qualcuno decisamente antipatico, ma sono  solo  l’eccezione).

Le note storiche (mai  noiose) sui  luoghi  attraversati nel  viaggio  sono, infine,   un utile corollario per decidere se acquistare o  meno  il libro  (l’anteprima al termine dell’articolo potrà essere utile a tale scopo).

Tra l’altro, leggendo il libro, ho scoperto  di  appartenere al movimento degli orizzontalisti, contrapposto a quello dei puri  alpinisti  e dei free- climbing

Infatti, alla pagina 137 del libro, Enrico  Brizzi scrive:

In un Paese che non ha ancora digerito a livello istituzionale una filosofia della montagna iniziata a diffondersi  quarant’anni  fa,  servirà ancora del  tempo perché trovi  voce il movimento  degli orizzontalisti, maratoneti  delle carrarecce, dei  sentieri  di  fondovalle e delle alte vie.

Alla prossima! Ciao, ciao……….


Anteprima del libro Il sogno del  drago  di  Enrico  Brizzi