Espatriare da ogni dove per ogni dove

Fuga da Arkham
Caterina Andemme ©

Cento motivi reclamano la partenza. Si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota. Si parte perché si è ancora giovani e si desidera ardentemente essere pervasi dall’eccitazione, sentire lo scricchiolio degli stivali nella polvere; si va perché si è vecchi e si sente il bisogno di capire qualcosa prima che sia troppo tardi. Si parte per vedere quello che succederà.

Colin Thubron

Il mio biglietto per Marte (solo andata)

Tra poco  più di un mese partirò per Marte e ancora non so  decidere cosa mettere in valigia: optare per uno  stile casual, oppure  qualcosa di più  adatto  alle occasioni mondane (anche se mi  dicono  che di  occasioni per divertirsi   su  Marte sono veramente poche)?

Il  viaggio, più che altro metaforico,  è stato organizzato dalla NASA che, con il lancio  della sonda InSight   il prossimo maggio, porterà a bordo un database contenente i nomi delle persone che hanno  aderito all’iniziativa dell’Ente spaziale americano.

Purtroppo i  biglietti sono andati  esauriti  per la chiusura del  botteghino (spaziale)  lo  scorso  novembre: ma non preoccupatevi forse ci  sarà un’altra occasione….

 

Cose più serie

Espatriare è sempre fonte di  preoccupazione, tanto più se sei una donna che, per un motivo  o per l’altro, ha necessità di  farlo.

Quindi, un aiuto come quello  fornito   dal sito  Expatclic , può essere  l’inizio per una nuova vita nel Paese di  accoglienza.

Expatclic è un portale internazionale gestito da un gruppo di volontarie che vivono all’estero da anni. Nel nostro lavoro siamo aiutate da un numero crescente di collaboratrici che arricchiscono il sito con articoli, informazioni dai loro paesi, traduzioni, e molto ancora. Tutte insieme formiamo una comunità estesa, vivace e solidale, che aiuta donne espatriate in tutto il mondo a installarsi felicemente e a instaurare un rapporto aperto, sereno e positivo con i loro paesi d’accoglienza.

Nei  punti  dettati  dal manifesto (indicati  nel  sito) vi è  tutta la serietà della proposta d’aiuto alle donne che desiderano  espatriare.

Alla prossima! Ciao, ciao…….


Libri in Vetrina

Una volta tanto  devo  dire che il  film tratto  da un libro è stato  decisamente migliore.

Ho trovato nella lettura di  The Martian una noia che è rara per me trovare in un libro (solo un centinaio  di  casi), mentre il film omonimo,  scorre piacevolmente via, forse anche per la presenza di un attore come   Matt Damon che,  quasi inutile dirlo, è tra i  mei  preferiti.

Comunque, per non essere accusata di  faciloneria nel  dare il giudizio  su  di un libro (ne ho  sempre la facoltà) alla fine dell’articolo ne troverete un’anteprima.

Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, hanno abbandonato il pianeta rosso per fare ritorno sulla Terra. Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo di una nuova spedizione. Nonostante tutto, con grande risolutezza Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze scientifiche e a una gran dose di ottimismo e tenacia, decide di affrontare un problema dopo l’altro senza perdersi d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili… Il bestseller tradotto in tutto il mondo da cui è stato tratto l’omonimo film per la Twentieth Century Fox 1 milione di copie solo negli USA «Ogni atto del protagonista è logico e dettagliatamente spiegato, è questo il segreto del successo del romanzo di Andy Weir.» la Repubblica «Una descrizione tra le migliori su come potrebbe davvero essere la vita su Marte.» L’Espresso «Una lettura obbligatoria.» La Domenica de Il Sole 24 ore «Un esordio straordinario. Una storia avvincente che appassionerà non solo i lettori di fantascienza.» Publishers Weekly «La storia di un coraggioso Robinson Crusoe del ventunesimo secolo su Marte. Avvincente.» Booklist (Questo romanzo è stato precedentemente pubblicato con il titolo L’uomo di Marte) Andy WeirHa iniziato a lavorare come programmatore in un laboratorio all’età di 15 anni e da allora ha sempre lavorato come ingegnere del software. Appassionato di ingegneria aerospaziale, fisica relativistica, meccanica orbitale, storia dell’esplorazione spaziale. Sopravvissuto. The martian è il suo primo romanzo.

Anteprima 

Il lungo viaggio in UN PAESE BEN COLTIVATO

Ombre e graffiti
Caterina Andemme ©

 

In ordine sparso dovrei  citare in giudizio  questi  autori: Paolo Rumiz, Raffaele Nigro, Claudio  Magris, Enrico  Brizzi e tanti  altri narratori  di  storie e di  viaggi.

La loro  colpa?

Quella di aver trasformato  la lettura dei loro  libri in una mia dipendenza, in uno  scatenarsi di  sano  desiderio di  viaggiare, di  conoscere luoghi  e genti, in pratica (anche) di  sognare.

A questa lista aggiungo  volentieri un altro nome: Giorgio Boatti .

Di lui avevo  già letto Viaggio  per monasteri  d’Italia: bello ma, per certi  versi, un po’ malinconico, forse per via di  quella pace molto austera descritta nel  suo viaggiare tra questi eremi.

E’ con Un paese ben coltivato che Giorgio  Boatti conquista una pole -position nella lista dei miei  autori  preferiti ( dir la verità molto  affollata).

Libri in vetrina

Un lungo viaggio, al passo con le stagioni: dal fondo della Calabria al triangolo del riso tra Po, Ticino e Sesia, dal distretto della fragola di Policoro alle serre di Albenga. E poi i frutti di bosco che dalle Alpi scendono alle metropoli, la sfida di un profeta con l’aratro nel cuore dell’Appennino, l’avventura del radicchio di Chioggia, il mais ottofile di Roccacontrada e le ciliegie pugliesi, rossi gioielli nel bouquet di un’agricoltura che in vent’anni ha cambiato volto. Dulcis in fundo l’uva da tavola che dialoga con gli internauti e un’irresistibile pomodorina partita da Melfi per conquistare Londra. Con lo sguardo spiazzante di chi, digiuno di ogni sapere specialistico, è curioso di tutto, Giorgio Boatti racconta storie di persone che hanno scelto di ridare vita a cascine e masserie, di mettersi insieme per creare aziende radicate nella tradizione ma capaci di sfide innovative. Un affresco controcorrente in un paese dove, per abitudine, bisogna dire che tutto va male. Un percorso interiore in cui il disegno del paesaggio e della vita si confondono. Rivelano un’Italia con i piedi ben piantati per terra dove è all’opera un futuro che riguarda ognuno di noi.

So  di  essere molto  parca nel  fare una recensione di un libro, non è però il mio mestiere ma, soprattutto, quando leggo uno scritto  che mi  appassiona dentro  di  me si  scatenano  delle sensazioni  difficili da descrivere con delle parole.

Posso  solo  citare alcuni passi del  libro come indizio  dello  scatenarsi  di  queste sensazioni: è ovvio  che sono del  tutto personali, quindi  ciò che mi  fa vibrare può lasciare totalmente indifferente qualcun’altra(o).

Ad esempio, parlando di una coppia vista in un ristorante:

A volte sono  coppie sole e,  anche se il loro  tavolo è accanto a decine e decine di  altri  tavoli quanto  mai  affollati, basta osservarli un attimo per capire che è come se fossero  da soli su un atollo  del  Pacifico. Si intendono  con uno  sguardo, l’espressione del  volto, un gesto  della mano. Alcuni sono  così in totale e permanente sintonia che non dicono  parola.

A fine articolo l’anteprima del  libro.

Buona Lettura!

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 

 


I miei cinguettii 

 

La storia di Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky che, in bici, girò il mondo

 

Ovviamente io non sono Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky.                                                                                            Credit: Archivio 24Cinque P&B

Piove, senti  come piove

Madonna come piove, senti  come viene giù.

Piove, senti  come piove

Madonna come piove, senti  come viene giù…

Ieri mattina   il refrain della canzone di  Jovanotti continuava a ripetersi  nella mia testa mentre accettavo, malvolentieri, di mettermi in posa sotto  la pioggia battente.

Ma noi, dive di Instagram e blog annessi, non ci  fermiamo  di  fronte a nulla pur di  vedere una nostra immagine pubblicata sui  media, e solo  fra qualche decina d’anni, rivedendoci in queste foto, potremo  dire: Ma ero proprio  così scema?

Naturalmente, come io NON sono una diva di  Instagram (comunque se volete vedere il mio  profilo…), le vere numero uno dei social media, tutte giovanissime,  sono intelligenti, carine, simpatiche  che sanno parlare al loro  pubblico carino, simpatico, intelligente.

Di  cosa parlano? Ma ovviamente di  cose carine, simpatiche, forse intelligenti.

Non so  se Annie Cohen Kopchovsky  fosse simpaticacerto  carina ed intelligente lo era, ma anche molto  determinata:

La storia 

Nel 1894 un ricco  signore di  Boston – il cui nome non è tramandato  nella storia ed io  sono troppo  pigra per fare una ricerca in rete – mise in palio  una somma di 20.000 dollari per una sfida: 20.000 dollari allora era una somma molto  considerevole, oggi  sarebbe solo leggermente meno  considerevole, ma pur sempre fonte di piaceri  terreni.

La sfida consisteva nel  fare il giro  del mondo in quindici  mesi, un tempo molto più lungo  degli ottanta giorni  che    Jules Verne  fissò nel  suo libro  pubblicato  nel 1873, ma con delle regole precise: il giro  del mondo  doveva essere fatto in bicicletta e senza un soldo in tasca.

A dir la verità, già nel 1885 un uomo ( il cui  nome non è tramandato  nella storia ed io…blablabla) aveva portato  a termine l’impresa, ma la novità era che questa volta fosse una donna a farlo.

Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky

Qui  entra in scena Annie Cohen Kopchovsky la quale, pur avendo iniziato  a pedalare da poco, non ci pensò due volte a lasciare a casa marito  e tre figli (e questo  la dice lunga sulla sua determinazione) per avventurarsi  nell’impresa.

La nostra Annie aveva anche uno spiccato  senso  per gli  affari: prima di  partire contattò la Londonderry Lithia Spring Water Company facendosi  dare 100 dollari  come compenso  per un cartello pubblicitario della società da attaccare alla bicicletta. Accettò, inoltre, di  prendere il nome di Annie Londonderry che, del  resto, suonava meglio  di Annie Kopchovsky.

Partì da Boston nel mese di  giugno del 1894 arrivando  a Chicago  a settembre.

A novembre arrivò a New York per imbarcarsi  alla volta della Francia (no, non pedalò sul ponte della nave durante la traversata), guadagnando  altro  denaro avendo trovato degli  sponsor anche tra le case di moda che le fornivano  gli  abiti e la fabbrica della bicicletta.

Arrivata in Francia, precisamente a Marsiglia, s’imbarcò verso  l’Asia orientale con delle brevi  soste in Egitto,  Sri  Lanka e Singapore.

Quindi  fu  la volta della Cina e del  Giappone.

Il 23 marzo  del 1895 rientra a San Francisco e da lì, pedalando  per altri  sei  mesi arriverà a Chicago il 12 settembre 1895.

In questa maniera dimostrò che tutto  ciò che un uomo  può fare, anche una donna poteva riuscire a fare (forse anche meglio, aggiungo io).

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


Playlist 

 

Quell’uomo  era una simpatica canaglia…..

Eravamo sconosciuti nella notte
ci scambiavamo sguardi
chiedendoci come avremmo potuto
scambiarci l’amore
prima che la notte finisse

Qualcosa nei tuoi occhi
era così invitante
qualcosa nel tuo sorriso
era così provocante
qualcosa nel mio cuore
mi diceva che dovevo averti..

Il testo  completo in italiano potete trovarlo in questa pagina 

Un passo dopo l’altro nel mondo misterioso di Narni Sotterranea

Immagine tratta dal sito Narni Sotterranea (ovviamente l’incappucciata non sono io)

 

Come promesso, dopo  aver consegnato  carbone ai più cattivi (in primis a Donald (Duck) Trump che con il carbone vuole dare un bel colpo al  Clean Power Plan di  Obama e, quindi, attentare alla salute del nostro pianeta e di noi  tutti ), ho  riposto  la mia scopa, un’autentica Nimbus 2000 (i fan di  Harry Potter sanno  di  cosa parlo), per riprendere la scrittura del  blog.

Tralasciando  l’avventura di  fine d’anno, che ci  ha visti in una notte buia e tempestosa (nonché molto  nebbiosa) gli unici esseri umani a festeggiare in cima ad un passo montano, vi porterò invece a conoscere il fascino di un mondo  sotterraneo: quello di uno  dei più bei  borghi d’Italia, cioè

NARNI SOTTERRANEA   (click please!)

 

Facciamo però  prima  un salto indietro   nel  tempo e cioè nel 1979, quando un gruppo di  giovani narnesi (il più grande ha ventidue anni), appassionati di  speleologia, faranno  casualmente la scoperta di una chiesa perduta nel  tempo sotto il complesso conventuale di  San Domenico.

Per evitare di  scrivere cose non vere (non lo  faccio  mai, ma non si  sa mai), preferisco far parlare il giovane di  allora, lo stesso  Roberto Nini che ci  ha fatto  da guida in maniera  professionale e simpatica:

Nel  breve video  di presentazione si  fa  cenno alla questione che negli  anni passati fu molto dibattuta  ed inerente alla presenza del  Sant’ Uffizio (l’Inquisizione) a Narni: dopo  la  ricerca condotta attraverso i documenti conservati  negli  Archivi  Vaticani e quelli  del Trinity  College di  Dublino, si  arrivò alla conclusione che uno dei luoghi scoperti  durante gli  scavi ,  era la Sala dei  Tormenti, facilmente intuibile come  la sala delle torture dove i  solerti inquisitori  estorcevano (perdonatemi il verbo) le confessioni  ai poveri  disgraziati sottoposti  a sevizie inimmaginabili.

Accanto  ad essa, una piccola cella decorata dai  graffiti  dei prigionieri: uno  di loro Andrea Giuseppe Lombardini caporale delle guardie del Sant’Uffizio   incarcerato  nel 1759 , ha lasciato  la testimonianza del suo  dramma in disegni  e frasi incise nel muro con simboli  alchemici (massonici?) non ancora del  tutto  decifrati.

La vicenda e molto  altro, è narrata nel  libro  di  Roberto  Nini Alla ricerca della verità dove, come dice l’autore nella presentazione:

Quando prenderete tra le mani  questo libro per leggerlo, non vi  aspettate di  trovare un romanzo di  Umberto  Eco o  di  Dan Brown, per due motivi: io non sono  uno scrittore ed i  fatti  narrati  nel  testo sono  tutti  veramente accaduti

 

 

Non solo il libro ma anche un film documentario tratto  dal libro  e per la regia di Giorgio  Serafini Prosperi, premiato nel 2013 alla Rassegna internazionale del  cinema archeologico  di  Rovereto, svela i fatti prima e dopo  di  questa scoperta.

 

Gli ambienti di  Narni Sotterranea non presentano  nessuna difficoltà per la visita.

Solo nel  caso  di persone con disabilità si  consiglia di  contattare prima i responsabili al  fine di  organizzare il percorso  in maniera adeguata.

Per orari  di  apertura e tariffe tutte  le informazioni  le troverete in questa pagina 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


Se proprio non abitate nei  pressi  di  Narni vi  capiterà di  dover cercare un posto  dove dormire.

Ebbene, non per scimmiottare TripAdvisor  (di  cui  dubito  che tutte le recensioni  siano  sincere) vi  consiglio il B&B Nonna Anita perché la gestione è affidata a persone disponibilissimi  ad ogni  vostra richiesta, oltreché a servizi  quali un parcheggio  privato e convezioni per i pasti  con un ristorante a soli 250 metri dal  B&B, dove i prezzi molto  convenienti  si  sposano  con una buona qualità del  cibo  offerto.

Inoltre, B&B Nonna Anita propone anche sconti per le visite ai  beni  culturali  di  Narni  e dintorni tra i  quali, per l’appunto, Narni Sotterranea.

Viandanti moderni sull’Appia Antica

Viandanti sull’Appia Antica – Arthur John Strutt (1858) –

 

Quando  sono  a Londra, Varsavia, o Parigi, vado in cerca di  mappe. La mia  libreria ne è piena. Le uso per sognare i viaggi prima che per orientarmi una volta sul posto. Ne ho  bisogno  per capire il contesto in cui  mi trovo e concedermi il lusso di una disgressione imprevista…

Dal  libro  Appia di Paolo  Rumiz

 

D’accordissima con Paolo  Rumiz: le mappe, anche quelle che non portano  a nessun tesoro, sono un viatico necessario per organizzare i propri  viaggi, ma anche un supporto leggendo libri  come. per l’appunto, Appia.

In questo  caso, se l’occhio viaggia scorrendo  le righe del racconto, la mano, precisamente un dito  della mano (di  solito  l’indice) ne segue il percorso su di una mappa, carta geografica, magari un mappamondo (bellissimo oggetto  da regalare) se la narrazione si  dipana attraverso interi  continenti.

Ma non tutti i viaggi  sono per tutti.

Io, ad esempio,  a meno  che di non fare un corso  presso le SAS  (Special  Air Service) non mi sognerei  di mettermi in cammino se la traccia non è più che chiara.

Intendiamoci: la Via Francigena ed il  Cammino  di Santiago sono  due progetti a cui  stiamo lavorando (forse in essere  fra qualche anno, quando  il tempo  libero sarà ancora più libero,), ma il percorso  che Paolo  Rumiz ed amici  hanno  compiuto  era finalizzato ad un progetto  editoriale, lodevole nell’intento, per la riscoperta di un’antica via oggi  tutelato solo  per il tratto  compreso nel  Parco  dell’Appia antica.

I nostri hanno  dovuto  affrontare molte difficoltà per arrivare alla meta (partendo  da Roma con destinazione finale Brindisi), si  sono  sobbarcati la fatica di  attraversare proprietà private  (con cani  da guardia poco  inclini  alla socievolezza), quella di  riprendere le labili tracce del percorso perso tra cantieri (in parte abbandonati), strade ad alta percorrenza, ed infine, addirittura, affrontare il mostro  dell’Ilva di  Taranto.

Il viaggio è anche incontro con altre persone: alcune di  loro cariche di  diffidenza nel  vedere gente che cammina con solo  zaino  e scarponi  a seguito (viandanti  come dice Rumiz, termine che felicemente abbiamo adottato  “lui” ed io).

Ma soprattutto persone che, anche solo  spinte dalla curiosità, hanno  dimostrato che la socialità non è poi  così morta, anzi  gode di ottima salute.

STORIA DI UN ABUSO  EDILIZIO NELL’APPIA ANTICA E DI UNA SVOLTA POSITIVA. (Se la vuoi  conoscere fai  click sul link)

 

Nel  box seguente l’anteprima del libro  di  Paolo Rumiz

 

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 

 

Ancora un po’ di Po

 

Il faro dell’Isola di Goro

 

Ninna nanna, la Borda lega i bambini  con una corda.

Con una corda ed una cordicella, lega i  bei  bambini   e poi li stringe , con una corda e con un legaccio, lega i bambini  e poi li ammazza.  

 

Questa dolce ninna nanna romagnola, degna erede degli incubi  che IT mi ha donato (è il personaggio  di uno  dei più famosi  romanzi  di  Stephen King), è dedicato  alla figura della Borda, oppure Bùrda in ferrarese, cioè un essere malvagio,  metà strega e metà essere umano, che vive nelle acque dei  canali del  Delta del  Po e, nelle giornate di nebbia, rapisce i  bambini annegandoli nelle paludi.

A dir la verità quando  abbiamo  parlato  del nostro  viaggio nel  delta, alcuni hanno  fatto  riferimento più alla paura di incontrare Igor il russo  (l’assassino  che tra questi  canneti  ha trovato  rifugio  e che è scomparso  dalla pagine della cronaca nera) che la stregaccia romagnola.

Ma il delta è stata anche il rifugio di Romualdo:

…dalla palude esce un tanfo insopportabile, l’aria è irrespirabile e Romualdo, cercando di  resistere, finisce <<depilato, tumefatto e di colore verde vivo>>. Persino  uno  come lui  deve arrendersi e cercare un altro luogo, sempre nel delta del  Po, in un isolotto  tra due bracci  del  grande fiume. Lì si organizza meglio: costruisce una baracca per ripararsi  dalle intemperie, si  fabbrica – proprio come fa Robinson nel  romanzo  di  Defoe – gli  attrezzi  fondamentali  per la sopravvivenza…

Soprattutto prega e cerca di  respingere i  visitatori  e discepoli che sempre più numerosi riescono  a raggiungere quell’isola sperduta (si chiamava Pereo).

Tratto dal libro Sulle strade del  silenzio  di Giorgio  Boatti 

 

Comunque, se sono  qui  a scrivere significa che nulla di  male mi è capitato, o per meglio  dire nulla di  male mi  sarebbe capitato se non il timore di un concreto  mal  di  mare una volta imbarcata per l’escursione nel  delta.

Male evitato perché il mare non era certo  tempestoso  e, soprattutto, perché l’amica Fulvia mi  ha prestato i  braccialetti anti-nausea (li consiglio se soffrite di mal di  mare).

Naturalmente, anche se non avessi  sofferto del  mal di  mare, ci  sarebbe stato  “lui” a ricordarmelo, infatti:

Dopo cinque minuti  di  navigazione:

“Come stai?”.

“Sto  bene, grazie”.

Dopo dieci  minuti di  navigazione:

“Come stai?”

“Sto  bene, grazie”

Dopo un quarto d’ora di  navigazione:

“Come…..”

“Se me lo  chiedi  ancora ti  butto in mare”

 

 

A bordo  della motonave Dalì, al  comando  di un giovane  capitano laureato  in geologia, prodigo  di  spiegazioni sull’ambiente circostante siamo partiti da Porto  Garibaldi (salpati? Mi sembra un po’  esagerato) seguendo  questo programma:

 

Sacca di  Goro (delta del  fiume).

Navigazione lungo  i rami  del Po di  Goro  e del Po di  Gnocca (qui  i commenti della fauna maschile si  sono  sprecati).

Sosta e sbarco sulla spiaggia dell’Isola dell’Amore (idem come sopra per quanto  riguarda i commenti).

Rientro in barca e pranzo (molto  buono a base di  risotto  e frittura di  mare).

Ripresa della navigazione verso l’Isola dei  Gabbiani e la sacca degli Scardovari.

Rientro a Porto  Garibaldi

Durata dell’escursione: dalla e9.30 fino  alle 15.00 circa.

Euro  35,00 a persona (15 euro da 6 a 12 anni; gratuito  da 0 a cinque anni).

Partenze dal 27/03 – 22/05 e dal 17/09 – 09/10 il sabato  e prefestivi, domenica e festivi.

Dal 17/09 – 11/09 tutti  i giorni

[email protected]

 

L’ambiente del  delta è quello  che ognuno  di noi  può immaginare e sentire  attraverso le proprie emozioni: bellezza e malinconia sono  quelle che andavano  a braccetto per quanto mi riguarda (penso  che lo stesso  sia stato per “lui).

 

 

Il rudere dell’ultimo casone

 

 

Per quanto  riguarda l’avvistamento  della fauna la giornata non è stata delle più fortunate, forse dovuto al  fatto  che non era il periodo  adatto  per scorgere gli  abitanti  alati del  delta. Ci siamo rifatti nel  vedere  volare, di  sera, stormi di  aironi verso i loro nidi alle foci  del  fiume.

Ancora qualche foto  e poi  vi  lascio  liberi……

 

Lo sbarco sull’Isola dell’Amore….non vi sembra una puntata di LOST?

 

Ops!….L’autrice del blog ……………………………………………………………………………….Alla prossima! Ciao, ciao……………….