Quando il viaggio diventa Trip (TripAdvisor e Google Trips)

Le nostre valige  erano  di  nuovo  ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare.

Ma non importava, la strada è la vita.

Jack Kerouac 

Quando il viaggio  diventa Trip (Advisor) 

Da uno a dieci: di  quanto  vi  fidate delle recensioni su  hotel  e ristoranti fatte da comuni  utenti su  TripAdvisor?

Per quanto mi riguarda se dovessi  seguire i  consigli  degli utenti, e quindi  orientando  le mie scelte, lo farei dando un voto  di  fiducia dallo zero fino al massimo  di  due (se sono in buona giornata).

Questo non perché sono spocchiosa o presuntuosa ( pur non considerandomi  tale, altri  termini  dispregiativi  che terminino  in osa non mi vengono in mente) ma solo e semplicemente perché credo che siamo  esseri unici e di  conseguenza con diversi  punti  di  vista.

Per semplificare guardate i commenti che hanno  rilasciato due persone sulla medesima struttura alberghiera (ovviamente ho volutamente nascosto  il nome o nickname dei  due utenti  e quello  dell’albergo)

 


A chi  dobbiamo credere? 

Quello  che ho  scritto  fin qui sono  considerazioni personali e nulla ha a che vedere con il gigante creato  da mr. Stephen Kaufer nel 2000 e che si  avvia a voler diventare il più grande social network dei  viaggi  nel mondo  (senza contare che altri  giganti  come Google premono per essere i primi  nel  settore ) e cioè attraverso  quella parolina magica che è propria dei  social media: la condivisione di  tutto  quello  che concerne il viaggio (foto, guide, suggerimenti e altro  ancora) con persone a cui diamo  la nostra fiducia (o  amicizia).

 

I numeri di TripAdvisor

 

Quando  il viaggio  diventa (Google) Trips

A differenza di  TripAdvisor dove sono  le recensioni  quelle che contano,  l’ app  Google Trips può essere considerato  come un coltellino  svizzero (ma se vogliamo  essere più tecnologici è meglio  definirla come una applicazione all-in-one)  dove l’utente potrà avere a disposizione  sul suo  smartphone o  tablet  tutte le informazioni  necessarie al  suo  viaggio e cioè potrà consultare gli orari  degli  aerei  e dei  treni, fare prenotazioni,  utilizzare di  dati  di  Google Maps (quindi  visualizzare i  commenti  di  altri), avere a disposizione delle guide turistiche Ad personam e  (molto) altro  ancora, il tutto  consultabile anche offline.

Naturalmente il perfetto  funzionamento di  Google Trips passa attraverso l’integrazione con l’account mail di  Google.  

Nulla potrà comunque togliere l’esperienza di  esplorare il mondo  attraverso i nostri occhi  (talvolta anche per mezzo  del  naso)

 Alla prossima! Ciao, ciao…

Tre libri per donne che viaggiano da sole

Ensemble ou soleil © caterinAndemme
Ensemble ou soleil
© caterinAndemme

Svegliarsi, anche da sole, in una città  straniera è una delle più belle sensazioni  in assoluto

Freya Stark 

Da sole o in compagnia di  altre donne 

Mediamente giovani  le possiamo vedere in qualunque posto  del mondo, che sia estate o  inverno (primavera o  autunno, se preferite), caracollare per i  centri  abitati o per sentieri, magari  impegnate in qualche Cammino,  sempre sotto il peso di  zaini al  completo del  necessaire  per la  perfetta viaggiatrice, che include  ovviamente il sacco  a pelo ed esclude tutto ciò che può essere di peso  e superfluo (tipo scarpe con tacco 12: sexy ma scomode per i lunghi  percorsi).

In treno,  qualche volta, le ho  aiutate  a sistemare il loro  zaino armadio sul porta pacchi    – il maschio italico  medio si  guarda bene dall’aiutarle se il   fisico non corrisponde a canoni  di  bellezza che invogliano loro  all’aiuto  e conoscenza – ricevendo in cambio un sincero danke schön, mercì beaucoup, thank you, grazie.

Mi domando se, pur avendo  l’esperienza di viaggiatrice zaino in spalla, mi sono persa l’esperienza di un viaggio in solitaria o in compagnia di un’amica, chissà: in fin dei conti sono più giovane della regina Nefertiti e magari un giorno…

Libri  di  donne che viaggiano  da sole 

Ulrike Raiser (non lasciatevi ingannare dal nome germanico perché lei  è di  origine piemontese) ha una doppia laurea in Storia del  Teatro  e Lettere Moderne aveva deciso che per mettere a fuoco  le sue due passioni, cioè viaggiare e scrivere, appena libera da impegni  professionali (insegna alle scuole medie superiori) doveva mettersi in viaggio: praticamente lo  ha fatto in tutti i  continenti e queste sue esperienze le ha trasformate in libri, una trentina.

Tra questi Sola in Alaska di  cui un’ampia intervista con l’autrice potete leggerla sul sito Viaggiare Libere    (dopo, però, ritornate qui!)

Sola in Alaska - copertinaCuriosità, entusiasmo, una macchina fotografica e 12 kg di zaino, questi sono gli unici compagni di viaggio di Ulrike Raiser quando, contro ogni aspettativa, decide di partire da sola alla volta dell’Alaska. Quella del viaggio in solitaria può sembrare una scelta difficile, ma porta l’uomo a un tipo di solitudine che lo apre a se stesso e agli altri. In Sola in Alaska prendono forma riflessioni sul senso del viaggiare, sulle differenze tra i paesi e su quanto sia difficile oggigiorno il contatto con la natura. L’autrice scopre un’Alaska che non è solo ghiaccio e freddo, come tutti credono, ma anche foreste incontaminate, aquile che volteggiano silenziose, case sperdute nel nulla e souvenir decisamente atipici. Tra panorami mozzafiato, orsi, balene, salmoni e divertenti imprevisti, il messaggio dell’autrice arriva forte e chiaro: si può scegliere di viaggiare da soli, si possono scegliere mete poco turistiche, si può avere un budget limitato e, perché no, si può anche andare controcorrente e scegliere di prendere freddo. E così, a ogni nuova tappa vengono raccontate le piccole gioie e disavventure di ogni giorno, in un libro che riesce a trasmettere le profonde emozioni che legano tra loro tutti i viaggiatori, diversi ma sempre simili, con la leggerezza e l’ironia di chi il viaggio lo vive alla giornata, facendoli sentire parte di un’unica emozione.

Iaia  Pedemonte, giornalista free lance ed esperta di  turismo  sostenibile,  insieme a Manuela Bolchini, operatrice turistica e anche lei  esperta di  turismo  sostenibile,  sono le autrici  di La guida delle libere viaggiatrici una raccolta di  viaggi in Italia  e nel mondo ognuno con una propria caratteristica che li  contraddistingue e cioè viaggi (originali, avventurosi, sentimentali) descritte attraverso i  contributi  di altre giornaliste, scrittrici, blogger (io non ci  sono..) tutte accomunate dalla passione di  viaggiare.

la guida dellelibere viaggiatrici - copertinaUna selezione di viaggi, mete ed esperienze con un’anima femminile, uniche ed originali, in Italia e nel mondo. Dall’India al Madagascar, dalla Terra del Fuoco alla Sicilia, da Berlino all’Himalaya. 50 “avventure da non perdere”: cammini nella natura, percorsi alla ricerca del silenzio o del cambiamento interiore, sfiziosi soggiorni enogastronomici, raffinati itinerari culturali, esperienze con le contadine e le artigiane nel Sud del mondo, workshop per riappropriarsi del saper fare, imprese sportive per tutti e perfino shopping intelligente. Ma soprattutto incontri con le comunità ospitali e lo straordinario “capitale umano” femminile del turismo responsabile: guide d’arte e di natura, imprenditrici agricole, direttrici di musei, manager di tour operator e altre protagoniste di “filiere virtuose”, che valorizzano la cultura e le tradizioni locali. Con una riflessione sui viaggi al femminile di Iaia Pedemonte, pioniera del turismo responsabile e i contributi di blogger, scrittrici, viaggiatrici. Prefazione della geografa Luisa Rossi.

 

In questa breve carrellata di libri per donne che viaggiano  da sole non potevo  non includere quello  che è il frutto  del  sito Viaggio  da sola perché che recita nel  sottotitolo il sito  delle donne che viaggiano  da sole ma fanno  rete fra loro

In questo  caso  si  tratta di un ebook  con  consigli per le viaggiatrici  che hanno  scelto l’ostello per i  propri pernottamenti, e il titolo  non poteva che essere: Viaggio  da sola in ostello perché…ovvero  come sopravvivere al  bagno in comune e altri  consigli 

Sia questo libro (di  cui  potete vederne un’anteprima) che gli  altri  due sono in vendita su  Amazon e in libreria (e dove se no?).

Viaggio da sola in ostello perché…ovvero come sopravvivere al bagno in comune e altri consigli è un ebook dedicato a tutte le viaggiatrici in solitaria che sono incuriosite dagli ostelli ma non hanno ancora trovato la spinta giusta per provarli in prima persona.
Abbiamo quindi unito le forze e condensato insieme tutti i consigli che, dopo anni di viaggi, pensiamo possano essere utili, nella speranza che tutto ciò possa invogliare qualche donna a spiccare il volo verso una nuova esperienza.
In questo ebook troverete consigli su come scegliere l’ostello più adatto alle vostre esigenze e la camerata giusta. Vi racconteremo come sono fatti gli ostelli, quali sono le aree di cui sono composti, come viverci in sicurezza e quali sono le norme di buona educazione per farsi adorare dallo staff e dagli altri ospiti! Oltre ai consigli pratici, ci siamo occupate anche del lato emotivo del viaggio in solitaria in ostello, parlando di solitudine ma anche di amicizia, di incontro con gli altri ospiti e di come affrontare eventuali momenti in cui si ha bisogno di aiuto o ci si sente poco bene.
Viaggio da sola in ostello perché…ovvero come sopravvivere al bagno in comune e altri consigli è un eBook ideato e scritto dalle coordinatrici del progetto “Viaggio da sola perché”, Elena Mazzeschi e Dana Donato assieme alla web writer, travel blogger e amica Eliana Lazzareschi Belloni.

Buona Lettura. 

Alla prossima! Ciao, ciao…

Viaggiare, si viaggiare (ma come?)

©caterinAndemme
Alla fermata del treno
© caterinAndemme

Arrivare è come dire: <<E’ stato  bello  restare, ma adesso  devo  andare>>

Caterina Andemme 

Quanti per modi per viaggiare

Viaggiare con ogni  mezzo, pur di  viaggiare, spostarsi  da un luogo  all’altro per vedere nuove genti, per fare amicizia e BLABLABLA: dai  lo sappiamo  tutte quanto  sia bello  viaggiare, ma come?

Escluderei il teletrasporto perché mi  toglierebbe il bello di  ciò che è nel mezzo  dal punto  A al punto  B (forse, ma solo  forse, utile per il pendolarismo da casa all’ufficio e  viceversa).

Come del  resto eviterei di usare un dromedario (o cammello..qual è la differenza?), una mongolfiera, un monopattino, un risciò..

Ovvio che non rinuncerei mai a quel  supporto  che la natura ci  ha fornito  e cioè le gambe.

Mezzi  alternativi   

Facciamo  finta che la solita meteora vagante nello spazio abbia deciso di finire il suo  peregrinare sul tetto  della nostra auto e che noi  eravamo in procinto di partire per un dove trovandoci, quindi, senza mezzo  meccanico  di locomozione: cosa facciamo? .

L‘autostop?

Non credo proprio: è passato  di moda e comunque nasconde delle insidie.

Al  suo  posto c’è BlaBlaCar che propone, ad esempio  un viaggio Genova – Milano  da 13 euro a 8 euro.

Non avendo  mai  utilizzato  questo  servizio  non so da cosa dipenda la differenza di prezzo, ma ho  notato  che sono le donne guidatrici  ad essere le meno  esose.

Esiste un rating che certifica la competenza di  chi  è al  volante, come un elenco delle cose per comprendere la persona , ad esempio M****E ci informa che gli  animali sono benvenuti a bordo (anche se hai un   San Bernardo sbavacchioso?); preferibilmente non si  fuma (altrimenti  ti  abbandona al primo  Autogrill) e che le chiacchiere sono ammesse a secondo  dell’umore (il mio o  il suo?).

Sempre su quattro  ruote (forse qualcuna di più) è il servizio  offerto  da Flixbus economico ma ricordiamoci  che siamo  sempre su un autobus per quanto ultra comodo  (così dicono i  gestori).

Prendiamo ad esempio che io  voglia andare a Barcellona da Genova questo  fine settimana, il prezzo  del  biglietto  è di 89,99 (novanta..dai) partendo alle 20.50 e arrivando a Barcellona alle 8.45 senza cambio, cioè 11 ore e 55 minuti  di  viaggio ( e la pipì?)

Il treno

Sarà perché lo prendo ogni  giorno (faccio parte del bistrattato popolo dei  pendolari, a bistrattarci   è Trenitalia), sarà per il suo  fascino (volete mettere un viaggio  sull’Orient Express?), sarà perché sul treno posso  leggere, ascoltare la musica, guardare il panorama dal finestrino, guardare il vicino  che mi  guarda con insistenza facendogli  capire che non è cosa: insomma il treno  ha il suo indubbio fascino.

Il biglietto  del treno, a secondo  della tratta, non è dei più economici ma esiste un modo di  viaggiare in Italia e in Europa risparmiando  utilizzando il servizio  di Interrail: 250.000 chilometri di lunghezza complessiva dei  percorsi in Europa (1.600 chilometri il tratto più lungo  tra Parigi  e Varsavia) con tariffe dei  Global  Pass decisamente appetibili.

Se una volta Interrail era un modo  di  viaggiare prerogativa dei più giovani, da un po’  di  tempo  si  è data questa possibilità ai  diversamente giovani che apprezzano  molto, tanto  che si  è calcolato un aumento del 60 per cento  di  viaggiatori  senior che acquistano un Global  Pass

Concludendo

Ho volutamente tralasciato l’aereo come veicolo  di  trasporto  perché mi sono concentrata piuttosto sul viaggiare slow, quello  che prevede la lentezza al posto  della frenesia della velocità, il dormire in ostelli o B&B ( ma anche in tenda o in rifugio) al posto degli  Hotel super fashion, con uno  zaino  al posto  della valigia firmata, il cercare il cibo nei  sapori  locali e non quello  stellare (soprattutto  nel prezzo) dei locali modaioli, fotografare quello  che è intorno  e non farsi  continui selfie e…e potrei  continuare all’infinito ma preferisco  augurarvi un buon fine settimana 

Alla prossima! Ciao, ciao…….

Ma poi i draghi cosa sognano?

Passo dopo passo, le orme che ho lasciato su questa terra
©caterinAndemme

Camminare, camminare, camminare…. 

Caminante, son tus huellas el camino y nada mas

Camminatore, sono le tue orme il cammino  e niente più

Antonio Machado 

Non so  se Antonio Cipriano Jose Maria y Francisco de Santa Ana Machado Ruiz, per farla breve Antonio Machado, era un buon camminatore, certo è che il bellissimo incipit della sua poesia Caminante no hay camino è quanto  di più bello si possa avere nel descrivere un viandante, un pellegrino o  semplice camminatore (poi, a vedere, potrebbe anche essere una metafora della stessa vita ).

Camminare a lungo  seguendo un preciso  percorso che impegna volontà e giorni  di  fatica: una volta si  chiamavano pellegrinaggi, oggi, pur conservandone l’intento per alcuni, queste strade sono la palestra di  camminatori  solitari, di  quelli  che cercano un senso alla vita, di  narcisisti alla ricerca di  record e di  tanti altri  modi  di  essere camminatore.

Di  vie pellegrine ve ne sono  tante, ma certo una è quella che più delle altre  viene  in mente: Il Cammino  di Santiago (eppure la nostra Via Francigena non è da meno).

L’esperienza fatta è intima, ma qualcuno  riesce a renderla un racconto scritto tale che sembra di  essere al  fianco del  camminatore passo  dopo  passo.

Ma poi  cosa sognano  i  draghi?

Camminare è un modo di respirare e di conoscere, un ritmo  con cui  si  scegli  di  vivere, una trasformazione costante. E’ una via per incontrare gli  altri superando confini, pregiudizi, Inibizioni.

Per Enrico  Brizzi, scrittore, padre, viaggiatore, il cammino  è una danza, una preghiera, una musica senza parole che segue il respiro  antico  del mondo, libera la mente dall’inessenziale e vince il drago  che si  nasconde  in ognuno  di  noi.

Potrei  scrivere a lungo  di  questo libro (che tra l’altro  sto per rileggere) e quindi di  quando parla dei  suoi  amici  che lo  accompagnano nelle tappe del  Cammino, dei  vari personaggi  che ha incontrato (qualcuno decisamente antipatico, ma sono  solo  l’eccezione).

Le note storiche (mai  noiose) sui  luoghi  attraversati nel  viaggio  sono, infine,   un utile corollario per decidere se acquistare o  meno  il libro  (l’anteprima al termine dell’articolo potrà essere utile a tale scopo).

Tra l’altro, leggendo il libro, ho scoperto  di  appartenere al movimento degli orizzontalisti, contrapposto a quello dei puri  alpinisti  e dei free- climbing

Infatti, alla pagina 137 del libro, Enrico  Brizzi scrive:

In un Paese che non ha ancora digerito a livello istituzionale una filosofia della montagna iniziata a diffondersi  quarant’anni  fa,  servirà ancora del  tempo perché trovi  voce il movimento  degli orizzontalisti, maratoneti  delle carrarecce, dei  sentieri  di  fondovalle e delle alte vie.

Alla prossima! Ciao, ciao……….


Anteprima del libro Il sogno del  drago  di  Enrico  Brizzi 

 

Château – Queyras….che altro?

The magical castle that flew in the blue of the sky
©caterinAndemme

Segnavia

La giovane contadina
©caterinAndemme

 

 

Vestendo gli agresti  panni  di una giovane contadina (…si prega di non fare dell’ironia sulla foto  stessa ma, soprattutto, sull’aggettivo  giovane che mi  sono  attribuita), vi invito  nel  seguirmi in questa visita virtuale di Château Queyras.

Intanto  dove ci troviamo?

Ovviamente in Francia ed  altrettanto ovviamente nella regione del  Queyras (dipartimento  delle Hautes-Alpes)  che dall’Italia  si  può raggiungere sia dal  Colle dell’Agnello (il secondo  valico  automobilistico più alto  in Italia con i  suoi 2.748 metri  e il 15 per cento  di pendenza) oppure dal Colle della Maddalena (1.996 metri).

 

La storia in poche parole

 

Château Queyras ©caterinAndemme

Posta in posizione dominante la fortezza domina a sud la stretta forra dove scorre   il  Guil  (affluente di  sinistra della Durance) –  non è raro  vedere canoisti cimentarsi nelle turbinose acque del  fiume, come arrampicatori che risalgono  la rupe con in cima il castello – la prima testimonianza scritta riguardante Chateau Queyras si  avrà nel 1260.

Nel  XVI secolo, durante le guerre di  religione francesi, il nobile di  fede protestante François de Bonne de Lesdiguiéres  conquistò il castello uccidendone il castellano e vessando la popolazione cattolica del luogo  (lo  stesso Françoise de Bonneecc.ecc. nel 1622 si  convertì al  cattolicesimo  con un abiura solenne).

Nel 1633 Château  Queyras rischiò di  essere abbattuto in quanto re Luigi XIII di  Borbone pensava che esso potesse essere riconquistato  dai protestanti, ma ebbe un ripensamento  annullando, quindi, la sua decisione iniziale.

In effetti, nell’agosto  del 1692, le truppe protestanti inglesi e quelle del  Ducato  di  Savoia,  dopo un assedio  durato  alcuni  giorni, conquistarono il forte.

Nel 1700 l’ingegnere militare Sèbastien Le Prest de Vauban(dalla lunghezza del nome si  capisce che anch’egli  era un nobile) ne completò la cinta muraria del lato  nord-est.

Capolinea 

A mio  parere il Queyras rimane una delle regioni  francesi più belle da visitare, sia dal punto  di  vista naturalistico che culturale e Château Queyras a buon diritto  rientra in questi  percorsi  di  conoscenza.

Si  vede molto che ho  fretta di  terminare l’articolo?

Alla prossima! Ciao, ciao………….


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Tesori leggendari e omicidi reali nel castello di Celje

Il castello di Celje (SLO)
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La leggenda del  tesoro  del castello  di  Celje

Tanto  tempo  fa (inizia sempre così una storia leggendaria) sotto il castello  di  Celje viveva un contadino molto  povero ma coraggioso .

Una notte, tornando  a casa, scorse qualcuno con un carro  accanto alle porte del  castello.

Quest’altro uomo era molto  alto e dalle spalle larghe, in testa un cappello  dalle larghe tese.

Alla richiesta di  cosa facesse lì e di  cosa trasportasse nel  carro lui non rispose.

Allora il contadino afferrò lo  sconosciuto per una mano e tanto fu il suo  sgomento  quando  si  accorse che quella che stringeva era una mano  fatta di paglia.

Impaurito egli lasciò immediatamente la mano e corse a chiedere aiuto ad un bracciante ma, nel frattempo, il misterioso  uomo  diede un colpo  di  frusta ai  cavalli  dileguandosi  facendo  perdere le sue tracce.

La leggenda continua dicendo  che se il contadino avesse mantenuto  stretta la mano, allo  scoccare della mezzanotte avrebbe guadagnato  tutti i soldi che erano  sul carro e cioè quelli  dei conti  di  Celje.

Nella realtà…

Nella realtà non abbiamo trovato nessun uomo  con la mano  di paglia, tento meno il carro pieno  d’oro, ma solo il sorriso  di una giovane e bella ragazza alla biglietteria che, in “lui”  ha stimolato un certo interesse riguardo all’amicizia tra i popoli (specie se fra uomo  e donna)  mentre in me quel pizzico  di  gelosia mi faceva pensare se era più conveniente chiuderlo  nella sala delle torture del  castello oppure buttarlo  giù direttamente  da una delle sue  torri….


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Celje con  i suoi  poco  più di  50.000 abitanti è la terza città  della Slovenia situata nella Bassa Stiria sud- occidentale.

Fu  durante nel  periodo  medievale che Celje  incominciò a diventare un centro  nevralgico in quel territorio.

I primi possessori  del  castello  furono i  conti  di  Heunburg della Carinzia i quali  eressero il castello nella seconda metà del XII secolo.

Dopo  di  essi  fu la volta dei  signori  di Zovnec i quali  divennero, per l’appunto, i  conti  di  Celje. Furono loro  che trasformarono il castello  da semplice fortificazione a residenza nobiliare (nel XVI secolo fu  aggiunta l’ultima parte delle mura che rese il castello  di  Celje una delle fortificazioni  più possenti  di  quel periodo).

Nel XVIII secolo il castello  fu abbandonato e le sue pietre furono utilizzate per la costruzione degli  edifici  del  borgo.

Oggi, dopo  il restauro, il castello è utilizzato per eventi  culturali quali manifestazioni  e concerti e location (?!….) per i matrimoni.

La storia di un  tragico matrimonio 

Nel 1436 Sigismundo  di  Lussemburgo  (se non lo conoscete c’è il link apposta…ma poi  ritornate qui) nominò principi  due rappresentanti della famiglia di  Celje: Federico  II  e Ulrico  II.

Federico  II era il figlio più vecchio  di Herman II (ma i primi  che fine hanno  fatto?) ed era stato prescelto come suo  erede.

Federico  II amava una certa  Veronika Deseniška ma, a causa delle ambizioni politiche del padre, dovette sposare Elisabetta Frankopan.

Qunado  Elisabetta fu  trovata assassinata (ma guarda un po’..) Federico  fu libero  di sposare l’amata Veronika.

Purtroppo  qui non c’è il classico e vissero  felici  e contenti, perché papà Herman II fece uccidere a sua volta Veronika e rinchiuse il figlio nella torre più alta del  castello (proprio  quella dove avevo pensato  di  buttare giù “lui“….).

Dopo  qualche anno, per motivi  di  successione ,  Federico  II venne liberato  dalla prigionia.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……..


PLAYLIST

Chissà  cosa avrebbe detto  Federico  II a riguardo  del  titolo  di  questa canzone

Seguitemi nella Valle delle Meraviglie

Siete pronti per questa escursione nella Valle delle Meraviglie?
Si, allora seguitemi…
Credit: Archivio 24Cinque P&B

La Valle delle Meraviglie in poche parole (poche, poche…)

La Valle delle Meraviglie è un vasto circolo  glaciale disseminato  di  laghi.

Il toponimo Meraviglie è riferito  alle innumerevoli incisioni  rupestri  presenti  nell’area.

Il nome venne utilizzato per la prima volta nella Storia delle Alpi  Marittime di Pietro  Gioffredo (Nizza, 16 agosto 1629 – Nizza 11 novembre 1692), quindi nella carta del  Theatrum Statuum  Sabaudiae (1682) ed in quella di Jean-Baptiste  Nolin del 1691.

Il toponimo  è quello  che ancora oggi viene utilizzato, e che resterà tale per indicare questa particolare zona delle Alpi  Marittime.

La linea di  demarcazione ad est, tra le  Alpi  Marittime e le Alpi Liguri, passa dal   Colle di  Tenda (1.870 mslm).

Geologicamente le due catene montuose si  distinguono dal  fatto  che le Alpi Marittime presentano  rocce di  tipo  cristallino, mentre le Alpi  Liguri hanno  rocce di  tipo calcareo.

Due parchi naturali  interessano  l’area delle Alpi Marittime:  il Parc national du Mercantour e il Parco  naturale delle Alpi  Marittime (i  due parchi  sono gemellati dal 1987 e oggi   vengono  proposti come patrimonio universale dell’umanità dell’UNESCO)

ITINERARIO

Prima di  descrivere l’itinerario  il mio  suggerimento è per una  visita del  Musée des Merveilleis inaugurato il 12 luglio 1996 a Tende che, oltre ad essere un valido punto  di partenza per la conoscenza della Valle delle Meraviglie e le sue incisioni  rupestri, è un centro  di  ricerca per l’arte rupestre del Monte Bego.

 

Da Casterino  al  Lac Vert de Fontanalba 

La partenza è da  Casterino (1.546 mslm), raggiungibile da St-Dalmas de Tende con la RD 91, dove si  trova anche la Casa del  Parco  con annesso  ufficio  di informazioni aperto  solo  nel periodo  estivo.


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Da Casterino prendiamo  il sentiero  contrassegnato dal  segnavia n.391 (direzione Lac Vert e rifugio  Fontanalba): è una vecchia strada militare che attraversa una bella foresta di  larici.

Si  arriva,  quindi, alla Vastiére Médiane (ricovero  stagionale dei  pastori) e proseguendo si  arriva nei pressi  del Refuge de Fontanalbe (2018 mslm) raggiungibile seguendo il segnavia n. 389. 

Noi, invece, andiamo  avanti  fino  a raggiungere in breve l’ingresso della Valle delle Meraviglie alla quota di 2130 metri (segnavia n. 387).

A questa punto  entreremo  nell’area a protezione totale dove un guardaparco  ci  darà tutte le informazioni  necessarie per la visita.

La Via Sacra
Credit: Archivio 24Cinque P&B

Seguiamo  le indicazioni verso  la Via Sacra: un ripido  canalino della lunghezza di una settantina di  metri che presenta un affioramento  roccioso  inclinato  con incisioni  rupestri .

Una volta in cima il percorso  scende incontrando per prima la Casa del  Parco  nei  pressi del Gias des Pasteurs quindi, superando  due laghetti  affiancati, si  procede in direzione del  Lac Vert caratterizzato  dall’avere nel suo  centro un isolotto   con sette larici. Nei pressi del  lago, deviando  sulla sinistra, si incontrano  altri  massi  con incisioni.

In Breve arriveremo di nuovo  all’ingresso del  parco  per ridiscendere verso  Casterino seguendo  l’itinerario  dell’andata.

In tutto il percorso ha una durata  di  cinque ore escludendo le soste per ammirare le incisioni e, magari, mangiare un panino.

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Consigli  di  lettura 

 

Per  un maggior approfondimento sulla Valle delle Meraviglie e sulle incisioni  rupestri vi  consiglio  la lettura del libro Le incisioni  rupestri della Valle delle Meraviglie di Enzo  Bernardini  (Blu Edizioni – 2001)

Alla prossima! Ciao, ciao………………