Un passo dopo l’altro nel mondo misterioso di Narni Sotterranea

Immagine tratta dal sito Narni Sotterranea (ovviamente l’incappucciata non sono io)

 

Come promesso, dopo  aver consegnato  carbone ai più cattivi (in primis a Donald (Duck) Trump che con il carbone vuole dare un bel colpo al  Clean Power Plan di  Obama e, quindi, attentare alla salute del nostro pianeta e di noi  tutti ), ho  riposto  la mia scopa, un’autentica Nimbus 2000 (i fan di  Harry Potter sanno  di  cosa parlo), per riprendere la scrittura del  blog.

Tralasciando  l’avventura di  fine d’anno, che ci  ha visti in una notte buia e tempestosa (nonché molto  nebbiosa) gli unici esseri umani a festeggiare in cima ad un passo montano, vi porterò invece a conoscere il fascino di un mondo  sotterraneo: quello di uno  dei più bei  borghi d’Italia, cioè

NARNI SOTTERRANEA   (click please!)

 

Facciamo però  prima  un salto indietro   nel  tempo e cioè nel 1979, quando un gruppo di  giovani narnesi (il più grande ha ventidue anni), appassionati di  speleologia, faranno  casualmente la scoperta di una chiesa perduta nel  tempo sotto il complesso conventuale di  San Domenico.

Per evitare di  scrivere cose non vere (non lo  faccio  mai, ma non si  sa mai), preferisco far parlare il giovane di  allora, lo stesso  Roberto Nini che ci  ha fatto  da guida in maniera  professionale e simpatica:

Nel  breve video  di presentazione si  fa  cenno alla questione che negli  anni passati fu molto dibattuta  ed inerente alla presenza del  Sant’ Uffizio (l’Inquisizione) a Narni: dopo  la  ricerca condotta attraverso i documenti conservati  negli  Archivi  Vaticani e quelli  del Trinity  College di  Dublino, si  arrivò alla conclusione che uno dei luoghi scoperti  durante gli  scavi ,  era la Sala dei  Tormenti, facilmente intuibile come  la sala delle torture dove i  solerti inquisitori  estorcevano (perdonatemi il verbo) le confessioni  ai poveri  disgraziati sottoposti  a sevizie inimmaginabili.

Accanto  ad essa, una piccola cella decorata dai  graffiti  dei prigionieri: uno  di loro Andrea Giuseppe Lombardini caporale delle guardie del Sant’Uffizio   incarcerato  nel 1759 , ha lasciato  la testimonianza del suo  dramma in disegni  e frasi incise nel muro con simboli  alchemici (massonici?) non ancora del  tutto  decifrati.

La vicenda e molto  altro, è narrata nel  libro  di  Roberto  Nini Alla ricerca della verità dove, come dice l’autore nella presentazione:

Quando prenderete tra le mani  questo libro per leggerlo, non vi  aspettate di  trovare un romanzo di  Umberto  Eco o  di  Dan Brown, per due motivi: io non sono  uno scrittore ed i  fatti  narrati  nel  testo sono  tutti  veramente accaduti

 

 

Non solo il libro ma anche un film documentario tratto  dal libro  e per la regia di Giorgio  Serafini Prosperi, premiato nel 2013 alla Rassegna internazionale del  cinema archeologico  di  Rovereto, svela i fatti prima e dopo  di  questa scoperta.

 

Gli ambienti di  Narni Sotterranea non presentano  nessuna difficoltà per la visita.

Solo nel  caso  di persone con disabilità si  consiglia di  contattare prima i responsabili al  fine di  organizzare il percorso  in maniera adeguata.

Per orari  di  apertura e tariffe tutte  le informazioni  le troverete in questa pagina 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


Se proprio non abitate nei  pressi  di  Narni vi  capiterà di  dover cercare un posto  dove dormire.

Ebbene, non per scimmiottare TripAdvisor  (di  cui  dubito  che tutte le recensioni  siano  sincere) vi  consiglio il B&B Nonna Anita perché la gestione è affidata a persone disponibilissimi  ad ogni  vostra richiesta, oltreché a servizi  quali un parcheggio  privato e convezioni per i pasti  con un ristorante a soli 250 metri dal  B&B, dove i prezzi molto  convenienti  si  sposano  con una buona qualità del  cibo  offerto.

Inoltre, B&B Nonna Anita propone anche sconti per le visite ai  beni  culturali  di  Narni  e dintorni tra i  quali, per l’appunto, Narni Sotterranea.

Viandanti moderni sull’Appia Antica

Viandanti sull’Appia Antica – Arthur John Strutt (1858) –

 

Quando  sono  a Londra, Varsavia, o Parigi, vado in cerca di  mappe. La mia  libreria ne è piena. Le uso per sognare i viaggi prima che per orientarmi una volta sul posto. Ne ho  bisogno  per capire il contesto in cui  mi trovo e concedermi il lusso di una disgressione imprevista…

Dal  libro  Appia di Paolo  Rumiz

 

D’accordissima con Paolo  Rumiz: le mappe, anche quelle che non portano  a nessun tesoro, sono un viatico necessario per organizzare i propri  viaggi, ma anche un supporto leggendo libri  come. per l’appunto, Appia.

In questo  caso, se l’occhio viaggia scorrendo  le righe del racconto, la mano, precisamente un dito  della mano (di  solito  l’indice) ne segue il percorso su di una mappa, carta geografica, magari un mappamondo (bellissimo oggetto  da regalare) se la narrazione si  dipana attraverso interi  continenti.

Ma non tutti i viaggi  sono per tutti.

Io, ad esempio,  a meno  che di non fare un corso  presso le SAS  (Special  Air Service) non mi sognerei  di mettermi in cammino se la traccia non è più che chiara.

Intendiamoci: la Via Francigena ed il  Cammino  di Santiago sono  due progetti a cui  stiamo lavorando (forse in essere  fra qualche anno, quando  il tempo  libero sarà ancora più libero,), ma il percorso  che Paolo  Rumiz ed amici  hanno  compiuto  era finalizzato ad un progetto  editoriale, lodevole nell’intento, per la riscoperta di un’antica via oggi  tutelato solo  per il tratto  compreso nel  Parco  dell’Appia antica.

I nostri hanno  dovuto  affrontare molte difficoltà per arrivare alla meta (partendo  da Roma con destinazione finale Brindisi), si  sono  sobbarcati la fatica di  attraversare proprietà private  (con cani  da guardia poco  inclini  alla socievolezza), quella di  riprendere le labili tracce del percorso perso tra cantieri (in parte abbandonati), strade ad alta percorrenza, ed infine, addirittura, affrontare il mostro  dell’Ilva di  Taranto.

Il viaggio è anche incontro con altre persone: alcune di  loro cariche di  diffidenza nel  vedere gente che cammina con solo  zaino  e scarponi  a seguito (viandanti  come dice Rumiz, termine che felicemente abbiamo adottato  “lui” ed io).

Ma soprattutto persone che, anche solo  spinte dalla curiosità, hanno  dimostrato che la socialità non è poi  così morta, anzi  gode di ottima salute.

STORIA DI UN ABUSO  EDILIZIO NELL’APPIA ANTICA E DI UNA SVOLTA POSITIVA. (Se la vuoi  conoscere fai  click sul link)

 

Nel  box seguente l’anteprima del libro  di  Paolo Rumiz

 

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 

 

Ancora un po’ di Po

 

Il faro dell’Isola di Goro

 

Ninna nanna, la Borda lega i bambini  con una corda.

Con una corda ed una cordicella, lega i  bei  bambini   e poi li stringe , con una corda e con un legaccio, lega i bambini  e poi li ammazza.  

 

Questa dolce ninna nanna romagnola, degna erede degli incubi  che IT mi ha donato (è il personaggio  di uno  dei più famosi  romanzi  di  Stephen King), è dedicato  alla figura della Borda, oppure Bùrda in ferrarese, cioè un essere malvagio,  metà strega e metà essere umano, che vive nelle acque dei  canali del  Delta del  Po e, nelle giornate di nebbia, rapisce i  bambini annegandoli nelle paludi.

A dir la verità quando  abbiamo  parlato  del nostro  viaggio nel  delta, alcuni hanno  fatto  riferimento più alla paura di incontrare Igor il russo  (l’assassino  che tra questi  canneti  ha trovato  rifugio  e che è scomparso  dalla pagine della cronaca nera) che la stregaccia romagnola.

Ma il delta è stata anche il rifugio di Romualdo:

…dalla palude esce un tanfo insopportabile, l’aria è irrespirabile e Romualdo, cercando di  resistere, finisce <<depilato, tumefatto e di colore verde vivo>>. Persino  uno  come lui  deve arrendersi e cercare un altro luogo, sempre nel delta del  Po, in un isolotto  tra due bracci  del  grande fiume. Lì si organizza meglio: costruisce una baracca per ripararsi  dalle intemperie, si  fabbrica – proprio come fa Robinson nel  romanzo  di  Defoe – gli  attrezzi  fondamentali  per la sopravvivenza…

Soprattutto prega e cerca di  respingere i  visitatori  e discepoli che sempre più numerosi riescono  a raggiungere quell’isola sperduta (si chiamava Pereo).

Tratto dal libro Sulle strade del  silenzio  di Giorgio  Boatti 

 

Comunque, se sono  qui  a scrivere significa che nulla di  male mi è capitato, o per meglio  dire nulla di  male mi  sarebbe capitato se non il timore di un concreto  mal  di  mare una volta imbarcata per l’escursione nel  delta.

Male evitato perché il mare non era certo  tempestoso  e, soprattutto, perché l’amica Fulvia mi  ha prestato i  braccialetti anti-nausea (li consiglio se soffrite di mal di  mare).

Naturalmente, anche se non avessi  sofferto del  mal di  mare, ci  sarebbe stato  “lui” a ricordarmelo, infatti:

Dopo cinque minuti  di  navigazione:

“Come stai?”.

“Sto  bene, grazie”.

Dopo dieci  minuti di  navigazione:

“Come stai?”

“Sto  bene, grazie”

Dopo un quarto d’ora di  navigazione:

“Come…..”

“Se me lo  chiedi  ancora ti  butto in mare”

 

 

A bordo  della motonave Dalì, al  comando  di un giovane  capitano laureato  in geologia, prodigo  di  spiegazioni sull’ambiente circostante siamo partiti da Porto  Garibaldi (salpati? Mi sembra un po’  esagerato) seguendo  questo programma:

 

Sacca di  Goro (delta del  fiume).

Navigazione lungo  i rami  del Po di  Goro  e del Po di  Gnocca (qui  i commenti della fauna maschile si  sono  sprecati).

Sosta e sbarco sulla spiaggia dell’Isola dell’Amore (idem come sopra per quanto  riguarda i commenti).

Rientro in barca e pranzo (molto  buono a base di  risotto  e frittura di  mare).

Ripresa della navigazione verso l’Isola dei  Gabbiani e la sacca degli Scardovari.

Rientro a Porto  Garibaldi

Durata dell’escursione: dalla e9.30 fino  alle 15.00 circa.

Euro  35,00 a persona (15 euro da 6 a 12 anni; gratuito  da 0 a cinque anni).

Partenze dal 27/03 – 22/05 e dal 17/09 – 09/10 il sabato  e prefestivi, domenica e festivi.

Dal 17/09 – 11/09 tutti  i giorni

[email protected]

 

L’ambiente del  delta è quello  che ognuno  di noi  può immaginare e sentire  attraverso le proprie emozioni: bellezza e malinconia sono  quelle che andavano  a braccetto per quanto mi riguarda (penso  che lo stesso  sia stato per “lui).

 

 

Il rudere dell’ultimo casone

 

 

Per quanto  riguarda l’avvistamento  della fauna la giornata non è stata delle più fortunate, forse dovuto al  fatto  che non era il periodo  adatto  per scorgere gli  abitanti  alati del  delta. Ci siamo rifatti nel  vedere  volare, di  sera, stormi di  aironi verso i loro nidi alle foci  del  fiume.

Ancora qualche foto  e poi  vi  lascio  liberi……

 

Lo sbarco sull’Isola dell’Amore….non vi sembra una puntata di LOST?

 

Ops!….L’autrice del blog ……………………………………………………………………………….Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 

 

 

Devi espatriare? Expatclic per utili suggerimenti

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Stavo  cercando in rete   la soluzione ad  un mio piccolo  problema quando, per un caso ascrivibile alla più pura serendipità, mi sono imbattuta in un sito molto  interessante che, in un certo  qual modo, ha risolto un altro  dei miei  piccoli  problemi.

Questo  sito si  chiama Expatclic e si occupa di  dare supporto informativo, attraverso una rete di  collaboratrici sparse nel mondo, a tutte le donne che, per un motivo  o per l’altro, si  ritrovano  a dover espatriare.

Per non dilungarmi in paroloni  inutili, quanto  segue è ciò che le webmasters dicono  a proposito  dello  scopo  di Expatclic:

Expatclic è un portale internazionale gestito da un gruppo di volontarie che vivono all’estero da anni. Nel nostro lavoro siamo aiutate da un numero crescente di collaboratrici che arricchiscono il sito con articoli, informazioni dai loro paesi, traduzioni, e molto ancora. Tutte insieme formiamo una comunità estesa, vivace e solidale, che aiuta donne espatriate in tutto il mondo a installarsi felicemente e a instaurare un rapporto aperto, sereno e positivo con i loro paesi d’accoglienza.

E questo è il loro  manifesto:

  1. Siamo consapevoli e vogliamo valorizzare la particolare sensibilità femminile nel cambiar paese, nell’affrontare nuove situazioni e nei momenti difficili all’estero

  2. Ci aiutiamo in tutti i modi possibili per rendere positive le nostre esperienze all’estero

  3. Lavoriamo perlopiù online e siamo grandi sostenitrici di Internet e di quello che offre; siamo però sempre felici di incontrarci in carne ed ossa al di fuori della rete

  4. Sappiamo che le famiglie che si spostano con figli/e hanno bisogno di un’attenzione speciale, e siamo felici di condividere le nostre esperienze per far sì che ogni espatrio sia un successo per tutta la famiglia

  5. Riconosciamo il valore dell’identità professionale delle donne espatriate e facciamo tutto quello che possiamo per aiutarci anche in questa sfera

  6. Curiamo e rinforziamo la nostra rete per farla crescere costantemente – la nutriamo con passione, onestà e solidarietà

  7. Siamo un’associazione no profit che continua ad esistere grazie alle donazioni e ai contributi volontari dei membri e di chiunque apprezza il nostro lavoro

  8. Diamo valore alla creatività generata dalla vita all’estero, e forniamo alle donne espatriate svariate opportunità per esprimerla

  9. Siamo convinte che quando una donna e la sua famiglia si installano all’estero felicemente, avranno un rapporto positivo e arricchente con il paese ospitante, e contribuiranno così a un mondo migliore; riconosciamo l’importanza del ruolo delle donne nel successo di una vita all’estero

  10. Basiamo il nostro lavoro sulla passione per culture diverse e l’entusiasmo per la ricchezza offerta dalla vita all’estero

     

Insomma, anche se non siete in procinto di lasciare l’Italia, ma potrebbe esserlo  vostra figlia, un’amica, la nonna o la suocera, il consiglio  è di  dare un’occhiata (anche più di una a Expatclic).

Le notizie e i  suggerimenti  sono proprio  tanti: ad esempio  sapete come funziona l’AIRE e cosa sia?

Ebbene se linkate su questa pagina del  sito troverete tutto, proprio  tutto, sull’AIRE.

Tutto  qui!

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 


 

Adesso  godiamoci un po’  di  silenzio………..si  fa per dire!

 

 

 


 

Llnfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrob….non è Guardia Sanframondi

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No, a Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch in Galles non ci  sono mai  stata.

Non so  neanche quale sia il nome attribuito  ai  suoi  abitanti (immagino  che sia una parola composta da qualche migliaio  di  lettere dell’alfabeto), in cambio posso  fornirvene  la pronuncia esatta della cittadina, paese o villaggio:   

L’impronunciabile nome è nel libro di  Bruce  Chatwin In Patagonia:  ed una di queste copie del  libro è fiinita nelle nostre mani  quando, tempo  fa, l’abbiamo  acquistata in una bancarella di piazza Colombo  a Genova.

Nulla di strano, se non  la sorpresa di  trovare una dedica con l’augurio per il precedente possessore di “Un buon ritorno a casa con il nostro  affetto”, a cui  segue la data del 23 maggio ’91 e i nomi dei  dedicanti: un libro  che parla di  viaggi letto, presumibilmente, durante un viaggio  di  ritorno  verso  casa.

Rimane il mistero di  come questo libro sia finito lì: in quella bancarella di piazza Colombo, a Genova.

 

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Guardia Sanframondi: è stata una delle mete delle nostre passate scorribande in Italia meridionale.

A dire il vero la visita era dovuta, più che altro, alla curiosità insita  nel nome stesso  del paese che ad una meta programmata.

Comunque il paese non era stato  avaro di interessi  architettonici, peccato che tra quelle mura si poteva leggere degrado  e povertà: son passati  alcuni  anni da quel  viaggio, forse oggi la situazione è diversa. Forse quel  giorno  eravamo  noi ad essere mal  disposti ed inclini  alla critica.

Forse.

Tutto  qui!

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 



 

I FEEL S(LOVE)NIA (Oh, YES!)

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Ben tornata!

Grazie.

Avendo il timore di trovare dopo la pausa estiva l’audience di  questo  blog ridotto  allo zero virgola zero , ho pensato  di incoraggiarmi dandomi  il “ben tornata” di  augurio.

Per mia fortuna la chiusura estiva del blog non ha creato il temuto effetto deserto, anzi, nonostante tutto, le visite giornaliere sono  rimaste quasi immutate.

Dico quasi…..

La meta di  quest’anno  era la straordinaria natura del Triglav, parco  nazionale della Slovenia, di  cui l’immagine ad inizio  articolo,  cioè del  fiume Isonzo, ne è una piccola testimonianza: questo  fiume, che in lingua slovena diventa la  Soča, merita a pieni  voti il titolo  di  “fiume di  smeraldo”.

Naturalmente non è solo la natura ad impreziosire la Slovenia, ma anche le sue belle  città (prima fra tutte la capitale Ljubljana) a farne una meta turistica di  prima scelta.

A questo punto  dovrei  continuare nella descrizione di  ciò che i mei  occhi  hanno  visto e di  ciò che la mia mente, in positivo, ha registrato: non lo farò, o per lo meno  non ora lasciando la possibilità del racconto  per altri  articoli.

Parlerò invece di  quelle piccole cose, forse marginali, che in ogni  caso  fanno parte sempre del racconto di un viaggio…….se questa zanzara non la smette di  ronzarmi intorno prima o poi la sua già breve (e fastidiosa) vita avrà una  fine prima del previsto…..

Come guidano  gli  sloveni  che abbiamo incontrato?

Che siano  alla guida di un mezzo  cingolato o di un bolide da formula 1, la loro  missione è quella di doverti  superare ad ogni  costo. Sarebbe normale se lo  facessero nei  rettilinei, invece il sorpasso  avviene lì dove la strada si  restringe (magari in curva) e dove lo spazio  tra due macchine affiancate è pari  a quello  occupato  dal  corpo  di una mosca in cura dimagrante.

Naturalmente quando sono io  alla guida (guida molto  femminile e quindi  intelligente) il problema non sussiste: al massimo  mi fermo  e lascio  passare.

Quando è “lui” a guidare (ed è sempre “lui” a proclamarsi  come unico proprietario dicendo sempre “la mia macchina” e non “la nostra macchina”) sorgono dei problemi, forse dovuti  ad un eccesso  di  testosterone, che lo fanno  entrare in competizione con gli  altri  galletti  autoctoni.

Fino  al punto che, dove la precedenza è solo  questione di  chi  arriva prima (sempre nell’ottica della guida maschile e cioè poco intelligente) si assiste allo  scambio di improperi nelle rispettive lingue esprimendo, così, in pieno  il concetto  di  fratellanza dei popoli.  

 I tedeschi in campeggio e lo strabismo  da sindrome dello  sguardo perduto.

Eravamo a Bovec in un campeggio dove la maggior parte dei  frequentatori  erano tedeschi, canoisti, grandi  bevitori  di  birra e tendenti alla piromania per via dei    grossi (ma veramente grossi) falò che allestivano  per cuocere la carne alla brace.

Le tedeschine, belle e carine, invece hanno provocato in “lui” quello  che io definisco  come strabismo da sindrome dello  sguardo  perduto: un occhio che guarda svagatamente il cielo, mente l’altro è ipnotizzato da quel dolce movimento ondulatorio provocato  da una certa parte consistente dell’anatomia femminile.

Il rimedio  è sempre quello  di un bel  calcio  negli  stinchi  per riallineare lo sguardo (su  di  me).

Domani, forse dopodomani o forse mai, vi parlerò dei  dolci  sloveni: un’autentica delizia che potrebbe causare cortei  di protesta da parte delle papille gustative se non assecondate con un assaggio.

Alla prossima! Ciao,ciao……………

 


Fin qui  ho lasciato  spazio  alle banalità, ma il mio cuore è per le vittime del  terremoto in Centro Italia:  a loro  dedico un grosso  e sincero  abbraccio che, sicuramente, anche voi  vorrete condividere.

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