Street Art oppure street art, ma è sempre arte

Street Art

Street Art ovvero  quel  complesso di pratiche ed esperienze di  espressione e comunicazione artistico – visuali che intervengono  nella dimensione stradale e pubblica dello  spazio  urbano, originariamente provviste di una fisionomia alternativa, spontanea, effimera e giuridicamente illegale salvo poi  essere, in una fase posteriore, parzialmente sanzionate e fatte proprie dalla cultura popolare di  massa, dal  mercato e dalle istituzioni, prospettiva che contribuisce a rendere molto problematica a oggi una puntuale individuazione del  campo, che rimane estremamente liquido e aperto a molteplici  visioni

Definizione tratta dall’Enciclopedia Treccani  ⌋ 

Street Art o Cave Art

Street Art
Figure di animali dipinti sulle pareti della grotta di Lascaux (Francia)

Molto prima che l’essere umano utilizzasse  il linguaggio per comunicare in maniera intellegibile tra gli  appartenenti  a uno  stesso  gruppo (cosa che oggi  si  rischia   di perdere per un uso  smodato di emoticon e abbreviazioni di parole  a uso chat), era l’immagine a trasmettere il concetto.

Sulle pareti  delle grotte incominciarono  ad apparire mani, figure antropomorfe e animali  stilizzati a scopo propiziatorio o per culto  magico (forse anche solo  per divertimento, chi può dirlo?).

Altamira in Spagna e Lascaux in Francia sono  tra i  siti più conosciuti  al mondo dove l’arte preistorica (o la preistoria dell’arte) è testimoniata da dipinti  murali  risalenti  al 25.000 – 20.000 a.C.

Fare anche un semplice  excursus dall’arte preistorica alla Street Art moderna è al di la di ogni  mia competenza (e voglia), per cui  prendete queste righe solo  come introduzione ad una mostra in corso a Genova e a un tributo a quegli  artisti  sconosciuti che con la loro  arte, oltre che lanciare un messaggio, rendono più piacevole alla vista quello  che sarebbe solo un muro  di  cemento  grigio.

Naturalmente da questa categoria di persone sono da escludere quelle che spacciandosi  per graffitari  sono semplici  imbrattatori di muri.

Street Art in mostra a Genova: Shepard Fairey

Street Art
Shepard Fairey con alle spalle Hope: il poster che ritrae Barack Obama

Nel 2008 il volto  di uno  sconosciuto  senatore americano  viene rappresentato in un poster dal  titolo Hope: una speranza democratica per il popolo  americano dopo  la governance repubblicana di  George W. Bush: il senatore era Barack Obama, l’artista che lo  ha ritratto in quel poster che presto diventerà un’icona mondiale è Shepard Fairey.

Lo stesso  Obama, dopo  essere stato  eletto,  ringrazierà l’artista con una lettera in cui si legge: Ho il privilegio  di  essere parte della tua opera d’arte e sono  orgoglioso  di  avere il tuo  sostegno⌋ 

Shepard Fairey nasce nel 1970 in South Carolina  (precisamente il 15 febbraio 1970 a Charleston), a diciotto  anni  si diploma presso l’Accademia d’arte.

L’anno  seguente realizza il progetto André The Giant has a posse (André the Giant era un campione di  wrestler e la frase in  slang significa André the Giant ha una banda): in pratica disseminò i muri  della città con degli stickers (adesivi) riproducenti il volto dell’atleta che verranno poi replicati da altri  artisti in altre città statunitensi.

Fairey  precisò allora che la scelta del  soggetto  era casuale ma che il senso del progetto  era quello di  produrre un fenomeno  mediatico.

In seguito il volto  del  wrestler venne riprodotto  con la scritta Obey (Obbedisci) che in seguito  divenne la firma di Shepard Fairey.

Nel 2010 Fairey  appare anche nel  documentario Exit through the gift shop diretto  da Bansky (è inutile dirvi  chi sia..)

Obey fidelity. The Art of Shepard Farey 

Obey  fidelity. The Art of Shepard è il titolo  della mostra che il Palazzo  Ducale di  Genova ospita fino  al 1 novembre prossimo.

Nelle sale del  Sottoporticato  di Palazzo  Ducale, oltre alla celebre opera Hope, saranno presenti  altre opere divise in quattro  temi: l’ambiente; la donna vista come soggetto  di  emancipazione; il potere come antagonismo e infine la cultura.

Tutte le informazioni riguardante la mostra nella pagina della Fondazione Palazzo  Ducale

La Street Art degli  artisti  sconosciuti

Le due piccole gallerie fotografiche che seguono  sono un mio personale omaggio  a tutti  quegli  artisti di  strada che colorano l’ambiente urbano  con le loro opere.

Non saranno  mai famosi (ma chi può dirlo) ma senz’altro  esprimono un sentimento.

La prima galleria riguarda opere realizzate sulla ciclopedonale che collega Arenzano  con il paese di  Cogoleto, mentre la seconda sono opere realizzate ad Ariano  Irpino in provincia di  Avellino (cliccare sulle immagini  per ingrandirle)

Arenzano

Ariano  Irpino

Il libro in anteprima

Comprendere cosa sia la Street Art a volte può essere difficile, per questo Patrizia Mania, Raffaella Petrilli e Elisabetta Cristallini  hanno  scritto insieme Arte sui  muri  delle città un’utile guida per comprenderne il significato artistico.

 

La Street Art e la Urban Art sono fenomeni attuali sia per il forte impatto sociale e culturale che producono, sia per i problemi che suscitano sul piano estetico ed artistico.

In Italia, alcuni eventi recenti – opere di Street Art e di Urban Art censurate, cancellate o maldestramente “strappate” dal supporto originario per essere esposte in mostre, gallerie e musei – hanno riacceso il dibattito intorno alla questione della loro eventuale conservazione e musealizzazione.

Con il proposito di attivare una riflessione su questi ed altri aspetti controversi di una pratica artistica che sta determinando nuovi paesaggi urbani, si è svolta all’Università della Tuscia nell’autunno del 2016 una giornata di studi nella quale si è presentata un’analisi ad ampio raggio degli aspetti semiologici, giuridici, estetici, storico-artistici.

Del vasto orizzonte indagato negli interventi di docenti universitari, esperti del settore e giovani studiosi, questo volume restituisce la plurale complessità.

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Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

Genova e il forte Diamante: un percorso ad anello

Quando uno  va a Genova è ogni  volta come se fosse riuscito  a evadere da se: la volontà si  dilata, non si  ha più coraggio  di  essere vili.

Mai  ho  sentito  l’animo traboccante di  gratitudine, come questo mio  pellegrinaggio attraverso  Genova

Friedrich Nietzche 

Quando uno  va a Genova 

Quando uno  va a Genova può fare due cose: fuggire via da questa città apparentemente difficile, oppure innamorarsene.

Io, che di  Genova ho i natali,  ne sono ovviamente innamorata, ma non è detto  che un domani questo  amore si  trasformi in un  malinconico  ricordo di anni passati, perché non è detto  che la vita continui in un altrove altrettanto da innamorarsene.

Se questo persona che arriva a Genova è poi un turista vorrei  invitarlo a scoprirne ogni  angolo  nascosto nei  cosiddetti carruggi o nelle case nobiliari aperte nelle giornate   dedicate ai   Rolli Days (l’ultima edizione di poche settimane fa)

Poi siamo  d’accordo che non possa mancare la visita ai punti  tradizionali  quali la Lanterna, Palazzo  Ducale, il Porto  Antico, Sant’Agostino, e i  forti: ed è proprio  di  quest’ultimi che ne parlo  per un’interessante percorso  escursionistico  che si  svolge in quello  che è il Parco  delle Mura 

L’anello  del  forte Diamante 

Il punto  di partenza per questa facile escursione è il Righi (quartiere collinare di  Genova) facilmente raggiungibile con la funicolare che da largo Zecca porta in cima alla collina (nelle ore di punta corse ogni 15 minuti).

L’itinerario  si  svolge a cavallo  delle due valli  genovesi Polcevera e  Bisagno con 3 o 4 ore di  cammino  (durata ovviamente soggettiva) si passa, oltre al forte Diamante, quello  dello Sperone (il primo  che incontreremo), il Fratello  Minore (richiede una piccola deviazione) e il forte Puin.

Non vi  sono fonti in cambio, però, due trattorie sono a disposizione se non vogliamo  mangiare il classico panino: Ristorante la Polveriera,  posto all’inizio  del percorso  (quindi  utile per una sosta al termine dell’escursione), oppure Ostaia de Baracche a meno  della metà dell’intero  anello  (vedi la  cartina, percorso  numero 2).

Dalla stazione della funicolare proseguiremo prendendo  la strada in salita fino  ad arrivare alla via delle Baracche, passando  per l’Ostaia delle Baracche  e quindi raggiungendo le Mura Nuove dove inizia il percorso (segnavia una X).

Nel punto più alto  delle Mura Nuove è posto il forte Sperone (450 metri ).

Da subito si nota la sua struttura imponente su diversi  livelli eretto nel XIV secolo e ampliato  nel 1600 e nel 1747 durante la guerra di  secessione austriaca

Con i Savoia si  ebbe il completamento  dell’opera come è visibile oggi.

Proseguendo arriveremo  al valico di  Trensasco su  di una sterrata (molto  frequentata anche dai  ciclisti): da questo punto  possiamo scorgere il tracciato in basso  della ferrovia  Genova – Casella (da tenere a mente per una piacevole gita su un  particolare tipo  di  trenino con  panorama spettacolare).

Camminando, camminando  non dobbiamo  perdere un piccolo  sentiero  sulla nostra destra che si inerpica in un rado  boschetto fino a raggiungere un pianoro: dal basso  si  vedrà isolato a 660 metri  di  quota il forte Diamante (coraggio, ci  aspetta una ripida salita: è comunque l’unica del percorso).

 

Nel 1800 il forte Diamante ospitò le truppe napoleoniche che vennero  tenute sotto  assedio dagli  Austro – piemontesi.

Tra il 1814 e il 1820 fu  ristrutturato dal Genio Militare Sardo.

Abbandonato  nel 1914 è stato in parte ristrutturato  nel 2005, ma tutt’ora l’accesso  è interdetto  al pubblico (avventurarsi  al suo interno richiede un minimo  di  accortezza).

Ops! Ho dimenticato il panino….

Come ho  già scritto in precedenza, dopo  aver sostato al  forte Diamante nel  ritornare al punto  di partenza possiamo  fare una piccola deviazione per raggiungere il Fratello Minore dove la vista spazia su  tutta la val Polcevera includendo  le cime dei monti  intorno  al passo  della Bocchetta, la Riviera di Ponente sino, sullo  sfondo,  ammirare le Alpi Marittime.

A breve si  arriva al  forte Puin in un paesaggio molto  brullo e povero  di alberi

Il forte Puin è stato  costruito  tra il 1815 e 1831 sui  resti  di una ridotta del 1742.

E’ di  proprietà privata dal 1963.

Il nome deriverebbe da una sottostante baracca chiamato  ” du  Puin”: il Padrino (ma l’attribuzione è molto  dubbia)

Ormai  siamo  alla fine del percorso: a ridosso  delle Mura Nuove varcheremo il Cancello  dell’Avvocato  (non so  perché si chiama così..se qualcuno  vuole farmelo  sapere ne sarò grata) per ritornare al nostro punto  di partenza scendendo  verso  la funicolare che ci  riporterà in centro  città.

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥