Che forte i Forti di Genova

Il Forte Diamante

Lo so: come titolo è piuttosto povero di idee, ma passare una giornata in escursione ai forti  di  Genova (in special modo  verso il Forte Diamante) è un altro modo  per conoscere la città.

Perché, se Genova è La Lanterna, l’Acquario, il Palazzo Ducale, il suo  centro  storico (il più grande d’Europa), e tante altre perle sparse qua e là, i forti ne costituiscono un altro punto  di vista e cioè quello culturale legato all’attività all’aperto  che sia l’escursionismo, la bicicletta o una semplice passeggiata.

Premetto  subito una cosa: non aspettatevi  di  trovare delle fortificazioni ristrutturate con guide  e pannelli esplicativi sui  quanto  stiamo  visitando.

Non esiste nulla di  tutto  questo: sono solo  uno  scheletro (consistente, però) di  quello  che erano  una volta e magari  il Comune di  Genova potrebbe spendere qualche soldo per un la cartellonistica .

Ci muoviamo all’interno  di  quello che, dal 2008, è diventato il Parco  delle Mura: 617 ettari  di  terreno  a cavallo  tra la Val  Bisagno  e la Val Polcevera:

Al pari  della Grande Muraglia cinese, anche Genova ne aveva una tutta sua anche se su  scala ridotta ma, comunque, imponente: quasi  12 chilometri  di mura (più sette nel  tratto  al mare, ormai  inglobato  nel  tessuto  cittadino dove esiste ancora) intervallati da alcune fortezze a difesa della città. La parte più antica di  questa muraglia risale al 1625, mentre le fortificazioni risalgano  al 1815, quando,  sotto  i Savoia, Genova divenne un’importante piazzaforte del regno.

ITINERARIO 

Arrivando nel  centro  di  Genova, precisamente al  Largo  della Zecca, si deve prendere la funicolare che porta fin sul al  Righi (capolinea).

Da qui prendiamo la strada in salita che, biforcandosi dopo  qualche centinaio di  metri, ci obbliga a mantenere la destra (via Peralto). Superato un piccolo ponte in legno  si  continua a salire fino a raggiungere un archivolto  nei  pressi della trattoria Ostaia du  Richettu (il solito  TripAdvisor dice che è da provare).

Si prosegue fino  ad uno  slargo dove, nel  caso  abbiamo  optato  di  arrivare fin lì con un mezzo proprio, si può parcheggiare (panorama dall’alto sulla città).

Dopo un breve saliscendi ancora una volta ci  troviamo  davanti  ad un bivio: a sinistra il percorso  il sentiero indica la direzione verso  l’Ostaia de’ Baracche (ancora una volta TripAdvisor informa che la qualità è più che discreta, molti  commenti negativi  non sono  sul cibo  ma sul modo  di fare, tutto ligure, dei  gestori. Comunque, non fidandomi molto  dei  commenti, proverei  in prima persona a dare un giudizio).

Quindi, proseguendo  sulla destra, percorriamo  il rilassante sentiero a mezza costa con vista a valle sulla ferrovia Genova – Casella  (un altra meta turistica da non tralasciare).

 

 

 Percorrendo  questo  tratto  di  sentiero, specie nei  giorni  festivi, bisogna solo  fare un po’  di  attenzione all’incrocio  con i ciclisti ma, essendo mountain – biker  e quindi conoscendo la natura dei  frequentatori dei sentieri, convivenza e gentilezza sono  assicurati (è una mia piccola polemica nei  riguardi  di  alcuni  ciclisti, frequentatori delle ciclo – pedonali,  che presi  dalla mania della velocità non hanno molto  rispetto  per i pedoni).

Dopo questo piacevole tragitto, arrivati  nei  pressi di una trattoria (questa volta TripAdvisor tace) prendiamo  un sentiero sulla nostra sinistra che si inerpica: è il tratto relativamente più difficile (senz’altro non impossibile) tanto più, se il  giorno  prima vi  sono  state abbondanti piogge, il fango rende scivoloso  il terreno.

Comunque la salita è abbastanza breve (mezz’ora) e alla fine di  essa ci  ritroveremo  su un piccolo  pianoro  con dinanzi il monte Diamante ed il relativo forte.

A questo punto  abbiamo  due scelte: se siamo  amanti  dei  pendii himalayani possiamo  affrontare  la salita che in maniera diretta ci porta al forte altrimenti, ed è quello  che consiglio, sulla sinistra in basso  vi è un comodo  sentiero  che in breve aggira il  contrafforte montuoso, per poi risalire comodamente, lungo  alcuni  tornanti, verso  la nostra meta.

Proprio alla fine di  questo  sentiero, prima di iniziare la serie dei  tornanti, si può vedere uno  strano  fosso perfettamente circolare: questa era una neviera.

 

Come ho  già  detto in precedenza, si  tratta di una fortificazione parzialmente ristrutturata, quindi  una visita al  suo interno, se pur priva di pericoli, è sempre da farsi  con cautela.

Ops! Beccata in fase di restyling

 

Interessante è senz’altro il panorama che, dai  quasi  settecento metri  di  quota del  forte, spazia tutt’intorno.

Per chiudere l’anello  dell’itinerario, una volta ridiscesi dalla fortezza, si prende l’ampio  sentiero  che corre verso  sud (i  segnavia lungo il percorso  sono  tanti, ma in effetti è abbastanza facile orientarsi  anche senza di  essi).

A breve, sulla destra, incroceremo un bivio che porta verso il forte Fratello Minore (quello  che era denominato  Fratello Maggiore fu  distrutto  dall’esercito  tedesco per impiantarvi una batteria antiaerea).

 

Il Fratello Minore visto in lontananza dal sentiero principale

Rimanendo  sul sentiero  principale e facendo un’ulteriore piccola deviazione, possiamo guardare dall’esterno quello  che delle fortificazioni è il meglio  conservato: il Forte Puin (Puin, dicono  che sia traducibile in Padrino…..uhm…dubito).

Il Forte Puin venne costruito tra il 1815 ed il 1832 sui  resti di una precedente fortificazione del 1742.

Fino agli inizi degli anni ’90 era abitato  oggi è incluso  in un piano  di  valorizzazione del  sistema delle fortificazione che vede il Puin  come centro  aggregativo a carattere sociale e culturale – parole prese dal sito del  Comune di  Genova –  e luogo  di  sosta per i percorsi  turistici nell’ambito  del  Parco  delle Mura e collegamento  all’Alta Via dei Monti  Liguri.

Se questo progetto è andata avanti, oppure concluso, proprio non lo so.

Ad andare avanti invece siamo  noi che, seguendo  adesso le mura del forte Sperone, arriveremo  ad un cancello posto  tra le mura di  questo  forte e quelle del  Forte di  Begato (raggiungibile anche tramite un sentiero  che parte da Genova Sampierdarena).

Perché questo  varco  sia chiamato Cancello  dell’Avvocato, soprattutto   chi  sia questo  avvocato, proprio non  lo so: ditemelo  voi (grazie).

Forte Puin

Tralasciando la visita al Forte Sperone, tanto  è chiuso,  ci inoltriamo  su  di un sentiero sulla nostra destra che a breve ci  riporterà sul piazzale dove abbiamo lasciato il nostro  mezzo, oppure proseguiremo sull’asfalto ripercorrendo  la strada iniziale fino  ad arrivare alla funicolare (corse ogni mezz’ora all’incirca).

Alla prossima! Ciao, ciao……………………

Due ore e siamo in cima al Monte Reale

Nomadic in the dream

 

La storia narra che nel 1600 il conte Carlo  Spinola fece scavare tre gallerie sul Monte Reale, a ridosso  del paese di  Ronco  Scrivia (siamo in provincia di  Genova), per estrarre l’oro che, naturalmente, esisteva solo  nei  suoi sogni.

Lasciando  perdere i  sogni  di  ricchezza del  fu Carlo  Spinola (Paperon de Paperoni  ha avuto più fortuna nel  Klondike), arriviamo  a Ronco  Scrivia semplicemente per una piccola escursione verso  la cima del Monte Reale che, con i suoi  902 metri  di  altezza, non è certo una vetta himalayana, ma diventa qualcosa di più di una semplice passeggiata considerando che l’itinerario è tutto in salita.

 

 

Arrivati alla stazione di Ronco  Scrivia, da dove inizia il percorso  (seguiremo  il segnavia  della FIE indicato  con due triangoli gialli), veniamo  accolti da un vento  gelido  che, grazie all’effetto  del  wind chill  , da la sensazione di  essere stati  proiettati in una pianura dell’Antartide.

Nelle vicinanze della piazza della stazione vi  è un ponte alla cui  fine un voltino condurrà  a quello  che, in effetti, è l’inizio  del  sentiero.

 

Dobbiamo arrivare lassù….

 

Si passa oltre la località  Cascine inoltrandoci in un bosco di  castagni, da li  a poco  entreremo nell’area del  Parco  naturale regionale dell’ Antola .

 

Una viandante nel bosco

Dopo  aver incrociato  per la terza volta la teleferica di  servizio  che porta in cima al  Monte Reale, arriviamo alla Costa del  Fontanino: a dispetto  del nome, qui non troveremo nessuna possibilità di  attingere acqua  in quanto  la sorgente si  è prosciugata da anni, quindi, non essendoci fonti bisogna provvedere dall’inizio  ad una scorta d’acqua.

Superato un piccolo canalone si  raggiunge il bivio con il sentiero  che sale da Minceto

Volendo si può fare un giro  ad anello seguendo  il sentiero verso Minceto, inizialmente contraddistinto da tre pallini  gialli, che incrocerà quello che, da Ronco  Scrivia, porta al  Reopasso (due triangoli  gialli, se volete andare al  Reopasso l’itinerario  è considerato  difficile secondo  lo  standard FIE)

 

Dopodiché, lasciando sulla nostra destra una madonnina incastonata in una roccia,  un breve tratto, sempre in salita, ci porterà in cima al Monte Reale (il rifugio  è sempre aperto, almeno  lo era quando  ci siamo  stati  noi).

 

Dalla stazione di  Ronco  Scrivia fino  in cima occorre all’incirca un paio  d’ore di  camminata, ma ognuno  è libero di impiegare il tempo  che vuole…..

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………. 


 

 

Genova per me, per noi, per voi….visita alla Lanterna

 

Decanto tanto  le bellezze della mia città (Genova, per i più distratti o per chi  capita per la prima volta da queste parti) ma  non ero  mai stata in cima al suo monumento  simbolo: La Lanterna.

E’ un po’ come dire che un milanese non è stato mai  nel  Duomo (a proposito, ma è vero  che adesso  si paga per entrare?), un parigino  sulla Torre Eiffel, un pisano  su  quella della sua città (la Torre di  Pisa, appunto), un romano  al  Colosseo, la Banda Bassotti  nel  caveau di  Paperon de’ Paperoni  (personaggi  Disney, sempre per i distratti).

E dire che il faro esiste dal 1128 (non ero ancora nata), ma solo il mese scorso, in occasione dei  Rolli Days sono finalmente riuscita a colmare questa lacuna.

STORIA DELLA LANTERNA DAL 1128 AD OGGI

 

Disilludendomi  di  arrivare fino  in cima, perché dopo  la prima terrazza il resto  e off- limits essendo  zona militare, il panorama non è dei più belli  che Genova può offrire, ma certo  la vista sul porto rimane interessante.

 

 

La Lanterna si può visitare tutti  i  sabato, domenica e festivi  dalle ore 14.30 fino alle 18.30 (ultimo  ingresso  alle ore 18.00).

Il prezzo  del  biglietto è di 6 euro, altre possibilità di  visita sono  descritte nella  pagina del  sito.

 

TOUR  VIRTUALE IN 3D DELLA LANTERNA DI  GENOVA

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


 

GENOVA PER ME, PER NOI, PER VOI (DUE CANTAUTORI  PER UN’UNICA EMOZIONE)

 

 


 

 

 

Genova la Superbina

Walking in the rain / 24Cinque ©

 

E’ inutile nascondersi  dietro ad una foglia di  fico (non pentastellata) : la batosta elettorale è cocente quanto il sole in questa stagione (non per nulla in molti  hanno  scelto  la cabina al mare anziché quella elettorale).

Così Genova la Rossa si  scolorisce prendendo una tonalità verde – azzurra che non è quella dei monti  riflessi  nel  mare, ma i colori  della nuova (per nulla  santa) alleanza Salvini – Berlusconi.

Adesso  non resta che sperare affinché al neo  – sindaco Marco Bucci non venga in mente di  allestire un red carpet da Voltri  a Nervi (i punti  estremi a ponente e levante  della Grande Genova, lo dico per chi  di  Genova non ècome ha fatto il presidente Toti mettendone uno  da Rapallo  a Portofino in puro stile cafonal – chic.

Con il pessimismo, però, non si  va avanti: Marco  Bucci ha dichiarato  dopo  la sua vittoria che sarà il sindaco  di  tutti i genovesi (ma guarda un po’, pensavo  anche dei  vesuviani) e lavorerà per dare slancio  alla città risolvendo quei  problemi  che ne limitano  lo  sviluppo: vedi  la voce lavoro, degrado di alcune zone della città (in primis Sampierdarena insieme ad alcune zone nel profondo  del centro  storico) inoltre, considerando  che è  la destra ad aver vinto , quelli legati  all’immigrazione, ma non in chiave di integrazione, quanto in quella   di  esclusione (non per nulla Salvini & C. sono un po’, come dire…fascistelli?)

Aspettando  che Genova ritorni  Superba.

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 


 

Figuriamoci  se  non aggiungevo  una canzone di Fabrizio (De Andrè)

 

 

Creuza De Mä

 

Ombre di  facce, facce di  marinai

da dove venite, dov’è che andate

da un posto  dove la luna si  mostra nuda

e la notte ci  ha putato il coltello  alla gola

e a montare l’asino  c’è rimasto  Dio

il Diavolo  è in cielo  e ci  si è fatto il nido

usciamo dal  mare per asciugare le ossa dell’Andrea

alla fontana dei  colombi  nella casa di pietra

 

E nella casa di  pietra chi  ci  sarà

nella casa dell’Andrea che non è marinaio

gente di  Lugano  facce da tagliaborse

quelli  che della spigola preferiscono  l’ala

ragazze di  famiglia, odore di  buono

che poi guardale senza preservativo

 

E a queste pance vuote cosa gli  darà

cose da bere, cose da mangiare

frittura di pesciolini, bianco  di Portofino

cervelli  di  agnello  nello stesso  vino

lasagne da tagliare ai  quattro  sughi

pasticcio  in agrodolce di  gatto

 

E nella barca del  vino  ci  navigheremo  sugli  scogli

emigranti  della risata con i chiodi  negli occhi

finché il mattino  crescerà da poterlo  raccogliere

fratello  dei  garofani  e delle ragazze

padrone della corda marcia d’acqua e di  sale

che ci lega e ci porta in una mulattiera di  mare

 

 


 

 

Nordic Walking: una passione lunga da Voltri a Varazze

Seguitemi……………..

 

Non occorre essere maratoneti  per beneficiare di un effetto anti-infiammatorio sul nostro  organismo: mezz’ora di  camminata veloce è più che sufficiente per raggiungere tale scopo, senza incidere più di  tanto  sui  nostri legamenti.

Come diceva quella canzone (di  cui  non ricordo  ne autore o titolo): si può far di più, e cioè dedicandosi  ad un’attività sportiva completa come il nordic walking.

Naturalmente il consiglio  è quello di divertirsi nel nordic walking sfruttando quello  che offre un ambiente naturale (quasi) incontaminato: in pratica potete anche farlo in città, possibilmente, però, nei parchi  cittadini.

Uno di  questi percorsi, approntati dal Parco naturale del  Beigua, è  quello  che, partendo  da Voltri (Genova),  arriva fino a Varazze: complessivamente sono sedici  chilometri e mezzo accompagnati dal profumo  del mare…beh, non sempre!

Percorso costiero Varazze – Voltri

 

A dire il vero la mia preferenza va senz’altro nel  tratto che dalla cittadina di  Cogoleto (altra località che vanta la nascita di  Cristoforo Colombo) fino a Varazze: indiscutibilmente in questo percorso (dove una volta correva la ferrovia) ci  si può immergere nella natura sia mentalmente che fisicamente, specie d’estate quando  la calura invita a fermarsi in una delle belle spiagge a ridosso  del percorso.

È naturale che un simile percorso nei  giorni  festivi  sia più che affollato da turisti, corridori, amanti del  NW (cos’è l’NW?….ma dai! Allora perché ho  scritto  quest’articolo?), proprietari  di cani, cani proprietari dei proprietari di  cani, pescatori immobili (tanto non pescano  nulla), amanti  giovani ed anziani, famiglie con figli  e famiglie senza , se non incorporate nel (dolce) grembo  della futura mamma ma, soprattutto, loro: i  ciclisti.  

Carissimi  ciclisti, comprendo molto  bene la vostra foga in sella alla vostra beneamata bicicletta: eppure, dovete comprendere, che non siete solo voi a godere di  questo regalo  della natura e che le persone, appartenenti  alle categorie sopra citate, hanno il diritto, come voi  del resto, di  camminare, correre o  fermarsi,  senza essere travolti da un’orda selvaggia di  ciclisti  che li  vede solo come ingombranti  birilli.

Quindi, specie in galleria: RALLENTATE!!!!!

Altrimenti  la via Aurelia è tutta per voi  (e per le auto).

 

Piccolo  appunto per il Comune di  Varazze: vogliamo mettere qualche cestino  della spazzatura in più?

Piccolo  appunto  per i proprietari dei  cani: immagino quanto  sia fastidioso per voi   portarsi  in giro   le deiezioni del  vostro amico  pelosetto, diligentemente raccolte   e custodite nell’ apposito sacchettino che,  non trovando per l’appunto  dove gettarli, vengono ignominiosamente abbandonati  nascondendoli in qualche anfratto o  aiuola.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……..

 

 

E che….architette

* VEDI NOTA
* VEDI NOTA

 

APERTA PARENTESI

Lo so che sto per scrivere qualcosa di poco  condivisibile, ma la notizia di  quel ragazzo   che acquistava merendine per poi  rivenderle ad un prezzo inferiore, rispetto  a quello  delle macchinette della sua scuola (l’Itis Pininfarina di  Moncallieri), mi ha fatto pensare ad un piccolo genio dell’economia.

Certo l’azione andava punita (???), ed in effetti  gli sono stati inflitti  dieci giorni  di  sospensione, ma, a pensarci  bene, lui non ha fatto  altro  che rompere un monopolio all’interno  della sua scuola e cioè quello  delle macchinette sforna merendine asfittiche.

Ha creato un business formato  da 1.500 coetanei del  suo  istituto (magari  anche qualche insegnante o bidello) molto  felici  di  risparmiare qualche centesimo sull’acquisto  della brioche.

Possiamo  scommetterci  che tra qualche anno  questo  ragazzo lo  ritroveremo a dirigere chissà quale affare di  ampio guadagno.

Oppure no!….Non sono mica un’indovina!

CHIUSA PARENTESI

 

ArchitettE: non per nulla la “E” è evidenziata in quanto vi  parlo  di  architettura al  femminile, e lo faccio  con una punta di  rimpianto per non averne continuato  gli studi (Sigh! Sob!:  e quant’altro che rappresenti  un  triste suono onomatopeico).

Lo   sapete che in Liguria su 3.000 iscritti  all’Ordine degli  Architetti all’incirca la metà è donna?

E che tra di loro  vi è anche Guendalina Salimei la quale  ha ispirato il film “Scusate se esisto” di Riccardo  Milani.

E che Guendalina (Salimei) ha partecipato  alla mostra L’architettura è femmina insieme ad altre sedici  colleghe architette con altrettanti progetti di  architettura urbana?

E che la mostra proseguirà fino  al 2 dicembre presso lo spazio dei  Giardini  Luzzati nell’ambito della giornata mondiale contro  la violenza sulle donne del (25 novembre)?

E che….cavolo: quanti  “e che”!

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 

Le autrici  ed i progetti presentati:

  • Autore Progetto: Arch. Caterina Patrocinio
    Descrizione:
    appartamento in città
    Localizzazione:
    Genova – Sestri Ponente
    Anno inaugurazione:
    2015
  • Autore Progetto: Arch. Roberta Poma
    Descrizione:
    progetto della sistemazione in superficie dell’autorimessa interrata adiacente al Politecnico di Milano
    Localizzazione:
    Milano
    Anno inaugurazione:
    2012
  • Autore Progetto: Spazio e Stile Arch. Caterina Patrocinio e Roberta Poma
    Descrizione:
    Concorso d’idee Sopraelevata
    Localizzazione:
    Genova
    Anno inaugurazione:
    2013
  • Autore Progetto: Arch. Giorgia Zunino
    Descrizione:
    The Conscious Hospital
    Localizzazione:
    Genova
    Anno inaugurazione:
    2013 – in corso
  • Autore Progetto: Arch. Antonella Pugno
    Descrizione:
    Composizione in foglie di vetro montate su struttura in ottone alta 7 metri
    Localizzazione:
    La Murrina, Palazzo Costa, Genova
    Anno inaugurazione:
    2010
  • Autore Progetto: Arch. Gloria Droghi
    Descrizione:
    Restauro conservativo
    Localizzazione:
    Genova, Albaro
    Anno inaugurazione:
    2011
  • Autore Progetto: Arch. Riccarda Giordano
    Descrizione:
    Nuovo complesso di alta qualificazione diagnostico-terapeutico ad orientamento oncologico
    Localizzazione:
    Genova
    Anno inaugurazione:
    2006
  • Autore Progetto: Arch. Guendalina Salimei
    Descrizione:
    Campus Universitario di Scienza e Tecnologia (USTH)
    Localizzazione:
    Hanoi, Vietnam
    Anno inaugurazione:
    2014
  • Autore Progetto: Arch. Isabella Puliafito
    Descrizione:
    Ricostruiamo un’ architettura dei valori
    Localizzazione:
    Il mondo
    Anno inaugurazione:
    1987 – 2016
  • Autore Progetto: Arch. Barbara Ansaldo
    Descrizione:
    Recupero funzionale di piccolo edificio storico
    Localizzazione:
    Calvisio Veccia – Finale Ligure
    Anno inaugurazione:
    giugno 2015 – in fase di costruzione
  • Autore Progetto: Arch. Avandino Carnesecchi Sessarego
    Descrizione:
    Progetto di studio di architettura in edificio industriale nel porto di Genova
    Localizzazione:
    Genova
    Anno inaugurazione:
    2012
  • Autore Progetto: D2G studio di architettura Maria Letizia Grasso
    Descrizione:
    casa famiglia
    Localizzazione:
    Genova
    Anno inaugurazione:
    2016
  • Autore Progetto: Arch. Angela Gambardella
    Descrizione:
    Progetto del paesaggio per complesso residenziale
    Localizzazione:
    Cota – Dip. Cundinamarca- Colombia (2.600 m. s. l. m.)
    Anno inaugurazione:
    2014
  • Autore Progetto: Arch. Cora Canonici
    Descrizione:
    il libro suggerisce riflessioni sul rapporto che esiste fra noi e la casa che abitiamo e su come adeguare spazi e funzioni ai cambiamenti della nostra vita
    Localizzazione:
    Casa editrice Franco Angeli s.r.l. – Milano Collana: Le Comete
    Anno inaugurazione:
    2014
  • Autore Progetto: Arch. Nicoletta Rossi
    Descrizione:
    Appartamento in città
    Localizzazione:
    Genova
    Anno inaugurazione:
    2015

 


Ho realizzato questo  disegno  quando  ero una matricola presso  la facoltà di  Architettura: era un’esercitazione esterna riguardante alcuni palazzi  del  centro  storico  di  Genova…..ovviamente ci  divertivamo  un mondo!

 

 

 

 

Rolli, caruggi, mugugni e pànera: anche questa è Genova

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Mi hanno  chiesto, durante una conversazione incentrata sui  viaggi  nelle capitali  europee,  quale tra le città di  Parigi  e Londra fosse stata quella che più mi  è piaciuta.

Siccome Parigi la conosco, mentre a Londra non ci sono mai  stata, la mia ovvia risposta è stata: Genova!

Anche perché domande simili, dove i paragoni sono fuori luogo (pur essendo i  soggetti  due città), sono banali  come quando  si chiede ad un bambino se vuole più bene alla mamma o  al papà (qui  la saggezza dei piccoli  è tutta racchiusa in una parola: uguale).

Il preambolo è tutto  per i Rolli Days 2016 che, in un’unica giornata,  ha visto la presenza di  ben 90.000 visitatori, cioè tutta la popolazione di  Lodi  e Biella insieme (magari  quella di un mega condominio di  Singapore….esagerando).

Cosa siano i Rolli lo spiega molto  meglio  di me Wikipedia ( a proposito  cosa ne dite di  donare anche solo  due euro affinché Wikipedia continui  ad essere la nostra enciclopedia libera?).

C’è un motivo  particolare per cui quest’anno i Rolli  avevano un motivo in più per essere visitati: sono trascorsi  dieci  anni  da quel 13 luglio 2006 quando una speciale commissione UNESCO, riunitasi  a Vilnius (Lituania), inserì i Rolli  nella prestigiosa lista del  Patrimonio  dell’umanità.

C’è un altro  aspetto  da considerare e che è di  fondamentale importanza per la manifestazione dei  Rolli Days: il ruolo dei  giovani, tutti studenti, dottorandi e ricercatori dell’ Università degli  Studi  di  Genova che hanno fatto  da guida ai  visitatori dimostrando nel  farlo tutto il  loro  entusiasmo  e la  passione per l’arte, la storia e l’architettura.

Senza il loro  contributo, in forma volontaria e quindi non retribuita,  l’impalcatura organizzativa dei  Rolli crollerebbe: quindi  grazie, con l’augurio che tutto  ciò si  trasformi in un lavoro  per il vostro  futuro.

Genova: caruggi e mugugno. I caruggi  ci  sono  da sempre, sono  la caratteristica del più grande  centro  storico d’Europa. Il mugugno è personale: è mai possibile che passeggiare tra alcuni  di questi  vicoli è come camminare in un campo  minato? Le “mine” in questo  caso  sono la cacca dei  cani che proprietari distratti non raccolgono prontamente.

Genova: pesto, focaccia e pànera.

I primi  due prodotti sono universalmente conosciuti (penso  anche dalle parti di Marte), il terzo forse un po’ meno: la pànera (contrazione in genovese delle parole panna e nera) è un semifreddo composto da panna fresca, polvere di  caffè  arabica, zucchero  e tuorli  d’uovo.

La pànera, la cui  ricetta originale risale al XIX secolo,  ha il riconoscimento  di prodotto  agroalimentare tradizionale  (PAT): si può anche preparare in casa (vedi  ricetta in basso) ma, sicuramente, il gusto non sarà all’altezza di  quello  che ci  verrà  servito  nelle migliori  gelaterie genovesi.

Provare per credere.

Alla prossima! Ciao, ciao….

 

PANERA CASALINGA

Ingredienti:

un litro di panna fresca da montare 60 g di caffè macinato (arabica) 200 g di zucchero

Preparazione:

Versare la panna in una casseruola possibilmente dal fondo concavo, aggiungere il caffè e portare ad ebollizione. Al momento dell’inizio del bollore aggiungere lo zucchero, farlo sciogliere mescolando e togliere dal fuoco. Attendere che la polvere del caffè si sia depositata sul fondo della pentola e filtrare con un telo. Quando il composto sarà freddo versare nella gelatiera e procedere come al solito per fare il gelato.

 


 

Facciamo  due passi in centro con Petula Clark?

 

 

Traduzione in italiano del  testo  di  Downtown

 

Quando ti senti solo e la vita ti fa questo effetto
Puoi sempre andare in centro
Quando hai brutti pensieri, i rumori e la frenesia
Aiutano se vai in centro.
Ascolta la musica del traffico in città,
Perdi tempo sul marciapiede con le belle insegne al neon.
Cosa ci perdi?
Le luci sono più brillanti lì
E dimentichi i problemi, dimentichi le preoccupazioni.
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non c’è posto migliore del centro
Tutto lì aspetta te
Non aspettare fino a che i problemi ti sommergono
Ci sono i film in città
Forse conosci qualche posto carino
Che non chiude mai in centro
Ascolta il ritmo di una bossanova leggera
E comincerai a ballare prima che finisca la notte
Di nuovo felice
Le luci sono più brillanti lì
E dimentichi i problemi, dimentichi le preoccupazioni
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non c’è posto migliore del centro
Tutto lì aspetta te
In centro
In centro
E magari incontri una persona che ti aiuti a capirti
Qualcuno che ti assomigli e ha bisogno di una mano gentile
Per essere guidato
E allora ti incontrerò lì
E dimentichiamo tutti i nostri problemi, dimentichiamo le nostre preoccupazioni
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non aspettare neanche un minuto, in centro
Tutto lì aspetta te, in centro

 

Pan per focaccia (ma che sia focaccia buona)

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APERTA PARENTESI

 

Suo fratello è malato di cancro.

Già di  per se la parola “cancro” atterrisce come una condanna senza appello, per fortuna, però, a sostenere la speranza vi  sono  le cure dei  medici ma, soprattutto, l’affetto  dei propri  familiari e degli amici.

Sono  loro gli unici  che possono  essere ascritti ad una fattispecie di lobby.

Non certo  quella a cui  si  riferiva l’onorevole Di Maio (vicepresidente della camera) che, sciorinando l’esistenza categorizzata delle lobby, inserisce anche quella dei  “malati  di  cancro”.

La sua non è stata una gaffe, piuttosto una grossolana idiozia.

Della serie: “Si prega di attivare il cervello prima di parlare”.

 

CHIUSA PARENTESI

 

La nostra amica romana Antonella si ostina a chiamare pizza bianca la nostra focaccia.

Ed io, come contropartita, mi  ostino quando  è  nostra ospite a farle provare la delicatezza di una sana colazione a base di  cappuccino  e, naturalmente, focaccia.

Devo  dire che, a suo merito,  si  è lasciata convincere apprezzandone l’abbinamento.

A Genova tutti  i panifici  sfornano  focaccia, ma non tutta la focaccia è di  buona qualità (pur sempre commestibile, però).

Tra i panifici  più rinomati, e quindi  con focaccia di  alta qualità, vi  è quello della Marinetta  (via Lemerle 13r a Voltri, estremo ponente di  Genova, città metropolitana tanto per ricordare), tanto  buona che Vito  Elio  Petrucci  la celebrò in una sua poesia dialettale (che non conosco  e che non ho  voglia di  cercare sul web).

Se volete cimentarvi  anche voi ad una preparazione casalinga della focaccia genovese  di  seguito  troverete la ricetta.

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 

Ingredienti

  • 1 kg di farina 00
  • 550 g di acqua
  • 20 g di lievito di  birra
  • 20 g di sale
  • 2 cucchiai di olio  di oliva extravergine

Ingredienti per pennellare

  • 6 cucchiai di olio
  • 6 cucchiai di acqua

Preparazione

In una ciotola fondiamo il lievito  con una parte dell’acqua, quindi uniamo  un poco di  farina, 2 cucchiai  di olio  d’oliva, sale e ancora la rimanente farina e acqua in due riprese alternandole  e sempre battendo l’impasto.

Mettiamo  sul  tavolo e lavoriamo  battendo per 7 – 8 minuti. Poniamo di nuovo nella ciotola unta con l’olio e facciamo raddoppiare l’impasto.

Quindi, rovesciamo  di  nuovo  sul tavolo e dividiamo l’impasto  a metà formando  due filoni che, in seguito, verranno messi  su  due teglie di 30×40 centimetri.

Facciamo riposare per 15 minuti poi, utilizzando un mattarello  corto, spianiamo andando a ricoprire quasi  completamente il fondo delle teglie.

Facciamo lievitare per circa 30 minuti.

Dopodiché affondiamo la punta delle dita nella pasta formando su  tutta la superficie delle impronte profonde che vanno a toccare il fondo della teglia.

Copriamo con 6 cucchiai di olio battuti con 6 cucchiai di acqua ed il  sale.

Facciamo  raddoppiare l’impasto (occorrerà all’incirca un ora e mezza). Inforniamo a 200° per circa mezz’ora.

 

Questa è la focaccia tipica che può essere arricchita con cipolle, olive, oppure salvia.