Genova è la città più gioiosa: non lo dico io ma Twitter.

The colored city
Caterina Andemme ©

 

Genova una città triste?

I genovesi sempre a mugugnare su  qualunque cosa e quindi  si  autocondannano all’infelicità?

Non è per nulla vero e la sorpresa (almeno  da parte mia) non esce da un uovo  di  Pasqua in vendita a sottocosto,  ma dalla ricerca dell’Università degli  studi  Milano attraverso il suo  spin-off Voices from the blogs 

Attraverso l’indice da loro  sviluppato, iHappy, si  sono  analizzati  i post di  Twitter pubblicati  dagli  utenti  italiani – tra essi Caterina Andemme, cioè la sottoscritta – stimando  il loro  relativo  livello  di  felicità o  tristezza quotidiana.

In quale maniera ci  riescano è per me uno  dei  tanti misteri insondabili  della vita, per cui non mi resta che linkare (guarda un po’  cosa ho imparato  a scrivere) la pagina del  sito  di Voices from the blogs dove viene spiegato  tutto per filo  e per segno molto  meglio di  come potrei  farlo io.

Se non vi  accontentate della lettura della sola pagina direttamente dal  sito e siete vittime del  download compulsivo, è pronto  per voi un ebook (in formato  Pdf)   pronto  da scaricare.

Non ho  detto una cosa molto importante: in questa ricerca Genova si piazza al Primo Posto come città più gioiosa, mentre Milano all’undicesimo posto e Torino al nono (il famoso triangolo, ormai penso ex, delle città industriali  chiamato  Ge.Mi.To.)  

A questo punto  vi  domanderete quale sia la città classificata come ultima: non è nessuna città del sud, nessuna delle isole, ma….rullo  di  tamburi…..the loser is Aosta

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


PLAYLIST

 

Sono vulnerabile
Ma non ti piaccio più?
Stai scivolando via da me
Stai allontanandoti da me

Sono vulnerabile
Ma non ti piaccio più?
Stai scivolando via da me
Stai allontanandoti da me

Frenami
Sta scappando via da me
Sta scappando via da me
Sta scappando via da me

Il testo tradotto in italiano per intero  la trovate in questa pagina

Pan per focaccia (con ricetta)

La cuoca e il suo aiutante.
Caterina Andemme ©

In the corner

Leggo su  La Repubblica:

La dichiarazione di Ali Khamenei (Guida suprema iraniana):

La donna iraniana in particolare quella musulmana in generale è influente nella società, guida la famiglia e dà all’uomo pace, perché ha fede e castità. Mentre la caratteristica delle donne occidentali è la nudità e la capacità di attrarre fisicamente gli  uomini.

Ma per favore……….

5.000.000 di donne

Ieri  hanno partecipato hanno partecipato  la primo sciopero  femminista per l’eguaglianza in Spagna.

100 donne vestite di  rosso

Ieri  a Genova, presso il cimitero  monumentale  di  Staglieno  (non c’era un altro  luogo?) hanno partecipato  all’happening dell’8 marzo organizzato  dal  Comune di Genova e la Regione Liguria. Insieme hanno  cantato il brano  Yallah (?!) ripetendo in coro respect and love…

Quando  si  dice che i numeri  contano 

Out the corner   


Si ostinano, quelli  che non sono  genovesi, a chiamarla pizza bianca:  ma  è la nostra focaccia.

Quella che ci piace mangiare  accompagnandola  al  cappuccino  nella prima colazione.

Quella con le cipolle (si, ma poi l’alito? Ma chi  se ne….), quella con il rosmarino oppure con  la salvia, se proprio  vogliamo  essere estrosi.

Alta, oppure sottile, ripeto, è  comunque la nostra focaccia (e non pizza bianca).

A Genova tutti i panifici sfornano  la focaccia, ma non tutta la focaccia è di  buona qualità.

Se vi  capita di  passare per Voltri (è sempre Genova) chiedete del  panificio  Marinetta: secondo  me è qui  che fanno la focaccia più buona di  tutta la città, tanto  che Vito Elio Petrucci la celebrò in una  poesia dialettale che non conosco e tanto meno  ho  voglia di  cercarla in rete.

Se abitate in Madagascar e vi è un po’  difficile arrivare a Genova i tempo  per la prima colazione, di  seguito la ricetta per:

Focaccia genovese

Ingredienti 

  • 1 kg di farina 00
  • 550 g di acqua
  • 20 g di lievito di  birra
  • 20 g di sale
  • 2 cucchiai di olio  di oliva extravergine

Ingredienti per pennellare 

  • 6 cucchiai di olio
  • 6 cucchiai di acqua

Preparazione 

In una ciotola fondiamo il lievito  con una parte dell’acqua, quindi uniamo  un poco di  farina, 2 cucchiai  di olio  d’oliva, sale e ancora la rimanente farina e acqua in due riprese alternandole  e sempre battendo l’impasto.

Mettiamo  sul  tavolo e lavoriamo  battendo per 7 – 8 minuti. Poniamo di nuovo nella ciotola unta con l’olio e facciamo raddoppiare l’impasto.

Quindi, rovesciamo  di  nuovo  sul tavolo e dividiamo l’impasto  a metà formando  due filoni che, in seguito, verranno messi  su  due teglie di 30×40 centimetri.

Facciamo riposare per 15 minuti poi, utilizzando un mattarello  corto, spianiamo andando a ricoprire quasi  completamente il fondo delle teglie.

Facciamo lievitare per circa 30 minuti.

Dopodiché affondiamo la punta delle dita nella pasta formando su  tutta la superficie delle impronte profonde che vanno a toccare il fondo della teglia.

Copriamo con 6 cucchiai di olio battuti con 6 cucchiai di acqua ed il  sale.

Facciamo  raddoppiare l’impasto (occorrerà all’incirca un ora e mezza). Inforniamo a 200° per circa mezz’ora.

bon appétit

Alla prossima! Ciao, ciao………………


playlist

Beh…io vorrei  essere Wonder Woman….

Che forte i Forti di Genova

Il Forte Diamante

Lo so: come titolo è piuttosto povero di idee, ma passare una giornata in escursione ai forti  di  Genova (in special modo  verso il Forte Diamante) è un altro modo  per conoscere la città.

Perché, se Genova è La Lanterna, l’Acquario, il Palazzo Ducale, il suo  centro  storico (il più grande d’Europa), e tante altre perle sparse qua e là, i forti ne costituiscono un altro punto  di vista e cioè quello culturale legato all’attività all’aperto  che sia l’escursionismo, la bicicletta o una semplice passeggiata.

Premetto  subito una cosa: non aspettatevi  di  trovare delle fortificazioni ristrutturate con guide  e pannelli esplicativi sui  quanto  stiamo  visitando.

Non esiste nulla di  tutto  questo: sono solo  uno  scheletro (consistente, però) di  quello  che erano  una volta e magari  il Comune di  Genova potrebbe spendere qualche soldo per un la cartellonistica .

Ci muoviamo all’interno  di  quello che, dal 2008, è diventato il Parco  delle Mura: 617 ettari  di  terreno  a cavallo  tra la Val  Bisagno  e la Val Polcevera:

Al pari  della Grande Muraglia cinese, anche Genova ne aveva una tutta sua anche se su  scala ridotta ma, comunque, imponente: quasi  12 chilometri  di mura (più sette nel  tratto  al mare, ormai  inglobato  nel  tessuto  cittadino dove esiste ancora) intervallati da alcune fortezze a difesa della città. La parte più antica di  questa muraglia risale al 1625, mentre le fortificazioni risalgano  al 1815, quando,  sotto  i Savoia, Genova divenne un’importante piazzaforte del regno.

ITINERARIO 

Arrivando nel  centro  di  Genova, precisamente al  Largo  della Zecca, si deve prendere la funicolare che porta fin sul al  Righi (capolinea).

Da qui prendiamo la strada in salita che, biforcandosi dopo  qualche centinaio di  metri, ci obbliga a mantenere la destra (via Peralto). Superato un piccolo ponte in legno  si  continua a salire fino a raggiungere un archivolto  nei  pressi della trattoria Ostaia du  Richettu (il solito  TripAdvisor dice che è da provare).

Si prosegue fino  ad uno  slargo dove, nel  caso  abbiamo  optato  di  arrivare fin lì con un mezzo proprio, si può parcheggiare (panorama dall’alto sulla città).

Dopo un breve saliscendi ancora una volta ci  troviamo  davanti  ad un bivio: a sinistra il percorso  il sentiero indica la direzione verso  l’Ostaia de’ Baracche (ancora una volta TripAdvisor informa che la qualità è più che discreta, molti  commenti negativi  non sono  sul cibo  ma sul modo  di fare, tutto ligure, dei  gestori. Comunque, non fidandomi molto  dei  commenti, proverei  in prima persona a dare un giudizio).

Quindi, proseguendo  sulla destra, percorriamo  il rilassante sentiero a mezza costa con vista a valle sulla ferrovia Genova – Casella  (un altra meta turistica da non tralasciare).

 

 

 Percorrendo  questo  tratto  di  sentiero, specie nei  giorni  festivi, bisogna solo  fare un po’  di  attenzione all’incrocio  con i ciclisti ma, essendo mountain – biker  e quindi conoscendo la natura dei  frequentatori dei sentieri, convivenza e gentilezza sono  assicurati (è una mia piccola polemica nei  riguardi  di  alcuni  ciclisti, frequentatori delle ciclo – pedonali,  che presi  dalla mania della velocità non hanno molto  rispetto  per i pedoni).

Dopo questo piacevole tragitto, arrivati  nei  pressi di una trattoria (questa volta TripAdvisor tace) prendiamo  un sentiero sulla nostra sinistra che si inerpica: è il tratto relativamente più difficile (senz’altro non impossibile) tanto più, se il  giorno  prima vi  sono  state abbondanti piogge, il fango rende scivoloso  il terreno.

Comunque la salita è abbastanza breve (mezz’ora) e alla fine di  essa ci  ritroveremo  su un piccolo  pianoro  con dinanzi il monte Diamante ed il relativo forte.

A questo punto  abbiamo  due scelte: se siamo  amanti  dei  pendii himalayani possiamo  affrontare  la salita che in maniera diretta ci porta al forte altrimenti, ed è quello  che consiglio, sulla sinistra in basso  vi è un comodo  sentiero  che in breve aggira il  contrafforte montuoso, per poi risalire comodamente, lungo  alcuni  tornanti, verso  la nostra meta.

Proprio alla fine di  questo  sentiero, prima di iniziare la serie dei  tornanti, si può vedere uno  strano  fosso perfettamente circolare: questa era una neviera.

 

Come ho  già  detto in precedenza, si  tratta di una fortificazione parzialmente ristrutturata, quindi  una visita al  suo interno, se pur priva di pericoli, è sempre da farsi  con cautela.

Ops! Beccata in fase di restyling

 

Interessante è senz’altro il panorama che, dai  quasi  settecento metri  di  quota del  forte, spazia tutt’intorno.

Per chiudere l’anello  dell’itinerario, una volta ridiscesi dalla fortezza, si prende l’ampio  sentiero  che corre verso  sud (i  segnavia lungo il percorso  sono  tanti, ma in effetti è abbastanza facile orientarsi  anche senza di  essi).

A breve, sulla destra, incroceremo un bivio che porta verso il forte Fratello Minore (quello  che era denominato  Fratello Maggiore fu  distrutto  dall’esercito  tedesco per impiantarvi una batteria antiaerea).

 

Il Fratello Minore visto in lontananza dal sentiero principale

Rimanendo  sul sentiero  principale e facendo un’ulteriore piccola deviazione, possiamo guardare dall’esterno quello  che delle fortificazioni è il meglio  conservato: il Forte Puin (Puin, dicono  che sia traducibile in Padrino…..uhm…dubito).

Il Forte Puin venne costruito tra il 1815 ed il 1832 sui  resti di una precedente fortificazione del 1742.

Fino agli inizi degli anni ’90 era abitato  oggi è incluso  in un piano  di  valorizzazione del  sistema delle fortificazione che vede il Puin  come centro  aggregativo a carattere sociale e culturale – parole prese dal sito del  Comune di  Genova –  e luogo  di  sosta per i percorsi  turistici nell’ambito  del  Parco  delle Mura e collegamento  all’Alta Via dei Monti  Liguri.

Se questo progetto è andata avanti, oppure concluso, proprio non lo so.

Ad andare avanti invece siamo  noi che, seguendo  adesso le mura del forte Sperone, arriveremo  ad un cancello posto  tra le mura di  questo  forte e quelle del  Forte di  Begato (raggiungibile anche tramite un sentiero  che parte da Genova Sampierdarena).

Perché questo  varco  sia chiamato Cancello  dell’Avvocato, soprattutto   chi  sia questo  avvocato, proprio non  lo so: ditemelo  voi (grazie).

Forte Puin

Tralasciando la visita al Forte Sperone, tanto  è chiuso,  ci inoltriamo  su  di un sentiero sulla nostra destra che a breve ci  riporterà sul piazzale dove abbiamo lasciato il nostro  mezzo, oppure proseguiremo sull’asfalto ripercorrendo  la strada iniziale fino  ad arrivare alla funicolare (corse ogni mezz’ora all’incirca).

Alla prossima! Ciao, ciao……………………

Due ore e siamo in cima al Monte Reale

Nomadic in the dream

 

La storia narra che nel 1600 il conte Carlo  Spinola fece scavare tre gallerie sul Monte Reale, a ridosso  del paese di  Ronco  Scrivia (siamo in provincia di  Genova), per estrarre l’oro che, naturalmente, esisteva solo  nei  suoi sogni.

Lasciando  perdere i  sogni  di  ricchezza del  fu Carlo  Spinola (Paperon de Paperoni  ha avuto più fortuna nel  Klondike), arriviamo  a Ronco  Scrivia semplicemente per una piccola escursione verso  la cima del Monte Reale che, con i suoi  902 metri  di  altezza, non è certo una vetta himalayana, ma diventa qualcosa di più di una semplice passeggiata considerando che l’itinerario è tutto in salita.

 

 

Arrivati alla stazione di Ronco  Scrivia, da dove inizia il percorso  (seguiremo  il segnavia  della FIE indicato  con due triangoli gialli), veniamo  accolti da un vento  gelido  che, grazie all’effetto  del  wind chill  , da la sensazione di  essere stati  proiettati in una pianura dell’Antartide.

Nelle vicinanze della piazza della stazione vi  è un ponte alla cui  fine un voltino condurrà  a quello  che, in effetti, è l’inizio  del  sentiero.

 

Dobbiamo arrivare lassù….

 

Si passa oltre la località  Cascine inoltrandoci in un bosco di  castagni, da li  a poco  entreremo nell’area del  Parco  naturale regionale dell’ Antola .

 

Una viandante nel bosco

Dopo  aver incrociato  per la terza volta la teleferica di  servizio  che porta in cima al  Monte Reale, arriviamo alla Costa del  Fontanino: a dispetto  del nome, qui non troveremo nessuna possibilità di  attingere acqua  in quanto  la sorgente si  è prosciugata da anni, quindi, non essendoci fonti bisogna provvedere dall’inizio  ad una scorta d’acqua.

Superato un piccolo canalone si  raggiunge il bivio con il sentiero  che sale da Minceto

Volendo si può fare un giro  ad anello seguendo  il sentiero verso Minceto, inizialmente contraddistinto da tre pallini  gialli, che incrocerà quello che, da Ronco  Scrivia, porta al  Reopasso (due triangoli  gialli, se volete andare al  Reopasso l’itinerario  è considerato  difficile secondo  lo  standard FIE)

 

Dopodiché, lasciando sulla nostra destra una madonnina incastonata in una roccia,  un breve tratto, sempre in salita, ci porterà in cima al Monte Reale (il rifugio  è sempre aperto, almeno  lo era quando  ci siamo  stati  noi).

 

Dalla stazione di  Ronco  Scrivia fino  in cima occorre all’incirca un paio  d’ore di  camminata, ma ognuno  è libero di impiegare il tempo  che vuole…..

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………. 


 

 

Genova per me, per noi, per voi….visita alla Lanterna

 

Decanto tanto  le bellezze della mia città (Genova, per i più distratti o per chi  capita per la prima volta da queste parti) ma  non ero  mai stata in cima al suo monumento  simbolo: La Lanterna.

E’ un po’ come dire che un milanese non è stato mai  nel  Duomo (a proposito, ma è vero  che adesso  si paga per entrare?), un parigino  sulla Torre Eiffel, un pisano  su  quella della sua città (la Torre di  Pisa, appunto), un romano  al  Colosseo, la Banda Bassotti  nel  caveau di  Paperon de’ Paperoni  (personaggi  Disney, sempre per i distratti).

E dire che il faro esiste dal 1128 (non ero ancora nata), ma solo il mese scorso, in occasione dei  Rolli Days sono finalmente riuscita a colmare questa lacuna.

STORIA DELLA LANTERNA DAL 1128 AD OGGI

 

Disilludendomi  di  arrivare fino  in cima, perché dopo  la prima terrazza il resto  e off- limits essendo  zona militare, il panorama non è dei più belli  che Genova può offrire, ma certo  la vista sul porto rimane interessante.

 

 

La Lanterna si può visitare tutti  i  sabato, domenica e festivi  dalle ore 14.30 fino alle 18.30 (ultimo  ingresso  alle ore 18.00).

Il prezzo  del  biglietto è di 6 euro, altre possibilità di  visita sono  descritte nella  pagina del  sito.

 

TOUR  VIRTUALE IN 3D DELLA LANTERNA DI  GENOVA

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


 

GENOVA PER ME, PER NOI, PER VOI (DUE CANTAUTORI  PER UN’UNICA EMOZIONE)

 

 


 

 

 

Genova la Superbina

Walking in the rain / 24Cinque ©

 

E’ inutile nascondersi  dietro ad una foglia di  fico (non pentastellata) : la batosta elettorale è cocente quanto il sole in questa stagione (non per nulla in molti  hanno  scelto  la cabina al mare anziché quella elettorale).

Così Genova la Rossa si  scolorisce prendendo una tonalità verde – azzurra che non è quella dei monti  riflessi  nel  mare, ma i colori  della nuova (per nulla  santa) alleanza Salvini – Berlusconi.

Adesso  non resta che sperare affinché al neo  – sindaco Marco Bucci non venga in mente di  allestire un red carpet da Voltri  a Nervi (i punti  estremi a ponente e levante  della Grande Genova, lo dico per chi  di  Genova non ècome ha fatto il presidente Toti mettendone uno  da Rapallo  a Portofino in puro stile cafonal – chic.

Con il pessimismo, però, non si  va avanti: Marco  Bucci ha dichiarato  dopo  la sua vittoria che sarà il sindaco  di  tutti i genovesi (ma guarda un po’, pensavo  anche dei  vesuviani) e lavorerà per dare slancio  alla città risolvendo quei  problemi  che ne limitano  lo  sviluppo: vedi  la voce lavoro, degrado di alcune zone della città (in primis Sampierdarena insieme ad alcune zone nel profondo  del centro  storico) inoltre, considerando  che è  la destra ad aver vinto , quelli legati  all’immigrazione, ma non in chiave di integrazione, quanto in quella   di  esclusione (non per nulla Salvini & C. sono un po’, come dire…fascistelli?)

Aspettando  che Genova ritorni  Superba.

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 


 

Figuriamoci  se  non aggiungevo  una canzone di Fabrizio (De Andrè)

 

 

Creuza De Mä

 

Ombre di  facce, facce di  marinai

da dove venite, dov’è che andate

da un posto  dove la luna si  mostra nuda

e la notte ci  ha putato il coltello  alla gola

e a montare l’asino  c’è rimasto  Dio

il Diavolo  è in cielo  e ci  si è fatto il nido

usciamo dal  mare per asciugare le ossa dell’Andrea

alla fontana dei  colombi  nella casa di pietra

 

E nella casa di  pietra chi  ci  sarà

nella casa dell’Andrea che non è marinaio

gente di  Lugano  facce da tagliaborse

quelli  che della spigola preferiscono  l’ala

ragazze di  famiglia, odore di  buono

che poi guardale senza preservativo

 

E a queste pance vuote cosa gli  darà

cose da bere, cose da mangiare

frittura di pesciolini, bianco  di Portofino

cervelli  di  agnello  nello stesso  vino

lasagne da tagliare ai  quattro  sughi

pasticcio  in agrodolce di  gatto

 

E nella barca del  vino  ci  navigheremo  sugli  scogli

emigranti  della risata con i chiodi  negli occhi

finché il mattino  crescerà da poterlo  raccogliere

fratello  dei  garofani  e delle ragazze

padrone della corda marcia d’acqua e di  sale

che ci lega e ci porta in una mulattiera di  mare