La Principessa di Siberia (che poi non sarei io….)

Quel giorno presso le Cascate del Perino mi sembrava di essere in Siberia
Credit: Archivio 24Cinque P&B

Ma chi  erano  questi decabristi?

Aristocratici liberali  che si  ribellarono  allo  zar Nicola I di  Russia  dando  luogo nel dicembre del 1825 ad un’insurrezione che fallì miseramente: cinque di 121 cospiratori vennero immediatamente impiccati, per gli  altri  la pena fu la deportazione in Siberia.

Se ne vuoi  sapere di più…. 

La Principessa della Siberia

A questo punto  poteste anche chiedervi  quale sia il mio interesse verso  questo movimento  rivoluzionario sorto  nell’epoca della Russia zarista   nella metà del XVIII secolo.

La mia risposta è che il decabrismo mi interessa quanto conoscere i rituali  d’amore dei  ricci  di mare (se ne hanno  qualcuno) oppure, se vi  fa piacere, conoscere il perché della crisi  delle acciughe in Perù.

E’ lei, Mar’ja Volkonskaja, ad interessarmi molto  di più:

Lei, come altre amanti o  consorti  dei nobili mandati in esilio in Siberia, aveva seguito il destino  di  suo marito nella gelida Siberia.

Nelle cronache di  allora viene descritta come una donna bellissima tanto  da far innamorare di  se il poeta  Aleksandr Sergeevič Puškin.

Oltre a ciò si dilettava ad intrattenere i  suoi  ospiti  suonando in maniera magistrale il clavicordo  nelle serate siberiane…

…..Naturalmente, pur essendo dei  deportati, i nobili decaduti conservavano il loro  status sociale che li  distingueva  dai normali detenuti  appartenenti  al popolo, per cui avevano  delle case abbastanza dignitose (non certo i palazzi nobiliari) e servitù nonché qualche altro  benefit per non dover rimpiangere la vita agiata di  San Pietroburgo.

Ritornando  a Mar’ja

Non solo un angelo per i benestanti, ma anche per coloro che potevano  vantare solo  una nobiltà di  spirito, parlo  dei poveri: lei impiegò tutte le sue energie per costruire a  Nerčinsk, la città dove fu  deportata, per restaurare le scuole e di un brefotrofio  (ma anche la costruzione di un teatro  e di una sala per concerti…noblesse oblige).

Fu in questa maniera che, nell’immaginario  popolare,  divenne la Principessa della Siberia.

Conclusione

La conclusione di  questo articolo tipicamente pre- vacanziero (quindi  scritto con la mente verso  le prossime ferie) è stato  per me conoscere la figura di  Mar’ja Volkonskaja attraverso il bel  libro  di Colin Thubron  In Siberia 

La Siberia, terra desolata, di smisurata grandezza e di selvaggia bellezza, con l’apertura dei confini dell’ex Unione Sovietica è diventata territorio accessibile agli stranieri. In questa regione estrema Colin Thubron si è buttato a capofitto, percorrendola con ogni mezzo, sfidando temperature impossibili e macinando qualcosa come 24.000 chilometri. Ha viaggiato sulla mitica Transiberiana; si è spinto in aereo sino al Circolo Polare Artico, nell’ex città-lager di Vorkuta, e ha raggiunto a nord-est la regione della Kolyma, terra dell’oro e dell’uranio, tristemente famosa per i due milioni di vittime sotto la dittatura stalinista. A piedi, zaino in spalla, si è inoltrato nei monti Altaj tra le tombe antiche degli sciiti e ha navigato in piroscafo lungo il fiume Enisej per fermarsi nel piccolo villaggio enzi di Potalovo. Scritto in una prosa limpida ed evocativa, e pervaso da una sottile vena di umorismo, lo straordinario racconto del viaggio di Thubron ci restituisce un quadro indimenticabile di uno dei luoghi più selvaggi e affascinanti del mondo.

 

Se vi interessa leggere l’anteprima andate QUI

Alla prossima! Ciao, ciao………….


PLAYLIST

La loro Femme d’Argent forse si  discosta dalla Principessa di  Siberia ma senz’altro  avrà il suo  modo  di  essere….  

Una piccola storia scritta da una radical chic

T-Red
©caterinAndemme

Se radical  chic vuol dire

Se radical  chic vuol dire non essere indifferente al dramma di  chi fugge da guerre e povertà, allora io  sono una radical  chic.

Ma non viaggio in SUV e il mio tempo non passa attraverso le lancette di un Rolex.

Ah si, pago  anche le tasse.

 

Il genio  la volle vedere così..(e questa è un’altra storia)

Pablo Picasso, Portrait of Lee Miller à l’Arlésienne, 1937.

 

Non si  discute il genio  di  Pablo  Picasso, ma dietro  questo  ritratto è difficile scorgere il  volto di una delle donne più interessanti  del  secolo  scorso: Elisabeth Miller Penrose meglio conosciuta con il nome di Lee Miller 

Si incontrarono  nel  sud della Francia nel 1937 (la data è anche quella del  dipinto), lei  venne presentata a Pablo  Picasso dall’amico  comune  Man Ray con cui, oltre che allacciare una relazione intima, scoprì la passione per la fotografia.

Un po’  di  biografia

Lee Miller nacque il 23 aprile 1907 a Poughkeepsie (stato  di  New York), suo  padre Theodore Miller  era ingegnere con la passione per la fotografia.

A soli  sette anni Lee Miller fu  vittima di una violenza sessuale che le procurò la gonorrea: non fu  mai  accertata l’identità del  violentatore, molti  sospetti  ricaddero sullo  stesso padre che, un’ anno  dopo  dalla violenza e finché Lee non ebbe vent’anni, incominciò  a fotografare la figlia nuda andando così ad alimentare i  sospetti  per un atteggiamento  definito morboso.

La svolta nella   vita di  Lee Miller fu  paradossalmente la conseguenza di un incidente mancato: nel 1927, mentre  attraversando una strada di  New York stava finendo investita da un auto,  un uomo provvidenzialmente la spinse di  lato.

Quell’uomo era Condè Montrose Nast l’editore di  Vogue.

A questo punto la storia prende la piega di una soap opera, perché l’editore, affascinato  dalla bellezza e dal portamento  di  Lee Miller, la volle  scritturare come modella per la copertina illustrata  di  Vogue in uscita nel marzo  del 1927.

Nei  due anni  successivi divenne una modella molto  richiesta dai  fotografi  di moda fino a quando una foto  di Edward Steichen per una campagna pubblicitaria di  assorbenti femminili diede scandalo tanto  da stroncare la sua carriera di modella (questa  storia scandalosa la trovate qui)

Nel 1937, dopo il matrimonio  con un imprenditore di origine egiziana,  andrà  a Parigi dove incontrerà Roland Penrose, storico  e poeta britannico,  che sposerà,  dopo il divorzio  con il primo  marito, solo  alla fine della guerra.

E’ con la guerra che lei  decide di….

E’ con la guerra che lei decide di non  potersi più limitare  ad essere solo una fotografa di moda: lavorando  sempre per Vogue, si  aggrega all’esercito  statunitense seguendolo  nel  suo  avanzare dalla Normandia fino  a Parigi.

Le sue foto  documentarono l’orrore del nazismo  una volta varcati i cancelli  di  Dachau: quest’orrore, unito forse al  ricordo  della violenza subito  di  quando  era piccola, la segnarono una volta ritornata alla vita civile: divenne schiava dell’alcool e della depressione.

Morì di  tumore all’età di  settant’anni a Chiddingly nell’East Sussex in Inghilterra.

Solo  dopo  la sua morte suo  figlio Antony scoprì per caso  nel  solaio  della loro  caso  nel  Sussex, un vero  e proprio  tesoro  nascosto  dalla madre: migliaia e migliaia di  foto  e negativi scattati  da Lee Miller.

Questo aiutò Antony Penrose a riprendere quel  rapporto  difficile che ebbe con la madre in vita, e tramandarne il suo  ricordo facendo conoscere al  grosso pubblico l’arte di  Lee Miller.

Una fotografia famosa

Non venne scattata da Lee Miller, in quanto  lei era il soggetto inserito in un ambiente molto particolare, ma dal  suo amico  e collega David Scherman per la rivista Life.

In essa, oltre al  volto  stanco di Elisabeth  Lee Miller,  vi  sono  due elementi  che ne danno  risalto: gli  scarponi  militari della fotografa e la foto  di  Adolf Hitler nell’angolo  a sinistra della vasca, perché quello era appunto l’appartamento  del dittatore nazista.

Il 30 aprile del 1945,  nel  rifugio – bunker di  Berlino, Hitler ed Eva Braun si  suicidarono.

Sarebbe auspicabile che oggi si  rilegga la storia di  quello  che fu il fascismo  ed il nazismo per difendere quello che dal   sacrificio di molti ci  è stato donato: la libertà e la democrazia.

Alla prossima! Ciao, ciao……………………..