Se Aphra Behn fosse vissuta oggi cosa avrebbe scritto sui social media?

Bolle di sapone
©caterinAndemme

AIUTO: SONO IN CRISI (e le bolle di  sapone non mi aiutano per l’ispirazione)

Nulla di  grave: è solo  che non so  assolutamente cosa scrivere.

Immaginando  che la situazione possa interessare solo  la sottoscritta, mi  sento  come quella particella di  sodio che,   in una réclame  di un’acqua minerale (non dirò il nome della marca ma solo  che è di  quattro  lettere di  cui  due E una L ed una T), chiedeva se nel  suo intorno vi fosse qualcuno  a tenerle compagnia.

Quando è così, la miglior cosa è quella di  affidarmi  a delle storie di  altre donne ben più famose di  me (ci  vuole ben poco, direte voi, ma fra cent’anni quando  avrò pubblicato il mio  primo  romanzo vedrò la mia stella splendere…ai posteri).

Una donna di  carattere nel XVII secolo: Aphra Behn

 

Aphra Behn in un ritratto del pittore Peter Lily (1670 circa)

Aphra Behn  , secondo quando  disse una volta  di lei  Virginia Woolf  , è da considerare la prima donna che riuscì  ad essere economicamente indipendente per mezzo  dei  suoi  scritti.

Può sembrare oggi normale, ma nel diciassettesimo  secolo la vita di una donna non era certamente facile (se per questo, per certi  versi, non lo è ancora tutt’ora).

Di lei  sappiamo  che è nata nel 1640 forse figlia di un aristocratico mentre  altre fonti dicono che le sue origini siano state più modeste in quanto la professione del padre era quella del  barbiere.

Quindi, pur essendo la sua biografia lacunosa, sappiamo  che tra il 1658 ed il 1663, quando lei  era ancora molto giovane, visse nel  Suriname colonia inglese dell’America meridionale che passerà sotto il dominio olandese nel 1667.

Nel 1663 Aphra Behn ritorna a Londra per sposare, dietro l’insistenza (malevola) dei parenti, il commerciante olandese Behn.

Questo  matrimonio  durò solo  tre anni in quanto il marito morì a causa della peste che, nel 1666, infestò la capitale inglese.

Fu così che la vita di  Aphra Behn prese una svolta di  natura avventurosa: divenne spia ad Anversa per il governo inglese.

L’allora servizio segreto inglese non era quello del mitico James Bond (a proposito: per me Daniel Craig è il miglior interprete per vestire i panni  di 007) e per questo lei non ricevendo il denaro pattuito  con il governo, finì in galera per debiti.

Fin qui  la storia della sua vita sembra essere più che altro la trama di un feuilleton, mentre qualcosa di più serio  e veritiero riguarda la sua attività di  romanziera e commediografa: il suo  primo  successo, la commedia The Forced Marriage ispirata, forse, dal suo precedente matrimonio, la spinse a proseguire nella carriera scrivendo  commedie libertine che tanto piacevano al pubblico  dei  teatri  (il cinema non era ancora stato inventato).

Malgrado  questo  successo, venne considerata come una donna menzognera, depravata e sconcia: questo  giudizio non è dei  suoi  contemporanei, ma  quello dello  scrittore Ernest  A. Baker nel 1901.

Fu la sua satira di  natura politica a riportarla in prigione: infatti, attraverso la commedia satirica The Roundheads (Le teste rotonde) criticò aspramente Cromwell e i  suoi  seguaci, appunto  definiti  come teste rotonde.

Oggi  per far questo  i  cosiddetti leoni della  tastiera si  affidano all’anonimato  dei  social media per vomitare insulti a dimostrazione della loro  scarsa intelligenza….si, lo so, sto  divagando ma non sopporto questi esseri al limite dell’umano.

Ritorniamo  ad Aphra Behn che è meglio.

La sua vita proseguì alternando periodi  felici a quelli  decisamente più tristi: le sue commedie, per essere messe in scena, dovevano  passare con il consenso della critica asservita al  regime per cui dovette affrontare le barriere della censura.

La sua ultima commedia, The Lucky Chance, divenne l’ennesimo  trionfo.

Stanca e malata scriverà quello  che è  considerato il suo romanzo  autobiografico: Oroonoko  (anteprima nel  box a fine articolo).

A riguardo  di questa autobiografia molti  critici  moderni  avanzano dei  dubbi  sulla veridicità di Oroonoko considerandone  la descrizione, molto intima, del  rapporto  tra la scrittrice e l’eroe di  colore che guidò una rivolta di  schiavi fantasiosa.

Aphra Behn muore nel 1689, la sua tomba è tra quella dei poeti inglesi sepolti  nell’Abbazia di  Westminster.

Ed io  sono  arrivata alla fine di  questo post.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….


Anteprima del libro Oroonoko Lo schiavo  reale 

 

Il mio vicino di scrivania adesso fa BAU BAU..

The liquid dog
©caterinAndemme

Perché il micio no?

E’ in atto una discriminazione a danno  dei  gatti: oltre al  fatto  che  ai cani è stata dedicata l’ennesima Giornata mondiale ( che cade il 22 giugno ) essi possono  accompagnare i loro  amici  bipedi  in ufficio,  mentre la stessa cosa viene impedita  al  felino domestico (si  escludono, quindi, tigri, leoni, pantere ecc.ecc).

A parte il  fatto  che bisogna subito  fare una distinzione tra il tipo  di  cane ammesso a condividere un ufficio  perché tra un san Bernardo ed un chihuahua le differenze sono evidenti (inoltre il  chihuahua si può chiudere in un cassetto e un san Bernardo no).

Poi  c’è da considerare anche se  il pelosetto  è del  tipo  sbavacchioso: il vantaggio, in questo  caso, è che lo si può sempre utilizzare come carta moschicida.

Oppure, se il cane è molto territoriale, bisogna impedire che azzanni i polpacci  del vostro  capo quando  egli entra nel vostro  spazio  di  lavoro (magari  la cosa vi potrebbe anche far piacere…….).

Ma i  vantaggi di  avere il quadrupede canino come vicino  di  scrivania sembrano essere maggiori  dei (possibili) svantaggi.

Gli esperti  dicono  che farsi  accompagnare da un cane in ufficio  serve per:

  • Stimolare legami profondi  e sinceri 

Con chi?

Per caso  con  il mastino  napoletano  del mio  collega ha masticato la mia borsa con tutto  quello  che c’era dentro?

  • Aumentano il piacere di  stare in ufficio 

Piacere di  stare in ufficio?

Ma quando  mai!

  • Accarezzarli  rilassa

E se è il cane a non rilassarsi  alle mie carezze?

  • Non si  resta seduti  troppo  al PC

Scusi  capo, devo  portare fuori il cane a fare la pipì.

Cinque minuti  dopo: scusi  capo  devo portare fuori il cane a fare la pipì.

Un quarto  d’ora dopo: scusi  capo, devo portare fuori  il cane a fare la pipì

LICENZIATA!!!!

  • Favoriscono il dialogo

Il tuo cane si è mangiato il mio pranzo…..(il resto  del  dialogo  è censurato).

  • Permettono  di  conoscersi  di più

Perché il collega, continuando  a dire che ho  un bel cane, non toglie lo  sguardo  dalle mie gambe?

  • Migliorano  l’umore e l’atmosfera nel  team

Come sopra: chi  ha mangiato il mio pranzo (….CENSURA)

  • In questa maniera l’azienda esprime virtuosismo e avanguardia nella cura dei  dipendenti

Un aumento  di  stipendio, magari…..

MIAOOOOO!!!!

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


A proposito  delle paranoie in ufficio……..

 

Algoritmi mortiferi, distopia, Area 51: what else?

UFO
©caterinAndemme

L’algoritmo mortifero

Google ci  dirà quando  arriverà la nostra ora attraverso un algoritmo.

A questo punto penso  che all’approssimarsi della scadenza dettata dal  nefasto  algoritmo, saremo sommersi  dalla pubblicità dei  servizi  offerti  dalle ditte di  onoranza funebri.

Gli  scongiuri, di  qualunque natura essi  siano, sono  ammessi.

Distopia (?)

distopìa2 s. f. [comp. di dis-2 e (u)topia]. – Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa): le d. della più recente letteratura fantascientifica.

Definizione tratta dalla Treccani

Ad esempio  si potrebbe immaginare una società in cui i bambini vengono  separati  dai  genitori perché figli di profughi  che, scappando  dalla povertà, pensano di  dare loro un futuro migliore, ma la nazione che dovrebbe ospitarli è comandata da un egocentrico più simile ad una caricatura che ad un capo  di  stato.

O ancora l’ascesa al potere di un signor nessuno il quale, cavalcando il malcontento  delle persone, stigmatizza le paure del popolo ingigantendole a spese dei più deboli.

Ops….. mi dicono  che queste cose già accadono!

LIBRI IN VETRINA

Se c’è un genere letterario  che adoro  questa  è la fantascienza: una passione che mi  coinvolge anche nella visione dei  film con questo  tema, basta che non cadano  nel puro  horror .

In passato  sono stata una fan  di  Fox Mulder (alias l’attore David Duchovny)  e della sua partner Dana Scully (l’attrice Gillian Anderson protagonisti  di una delle più belle serie di science- fiction degli ultimi  anni e cioè X-Files 

In X-Files alieni e misteri a loro legati sono  la matrice per storie intriganti ed è a questo punto che non poteva mancare come location (odio  questa parola ma la utilizzo lo stesso) il Nevada Test Site – 51 meglio conosciuta come Area – 51 

Su  di  quest’area coperta dal  segreto militare si  sono  fatte tantissime illazioni  riguardanti soprattutto l’occultamento  da parte del governo  degli  Stati Uniti di  corpi  di  alieni incidentalmente caduti e, presubilmente,  morti in un incidente accorso  al loro  mezzo intergalattico.

A dirci cosa invece ci sia di  vero  nell’attività dell’Area 51  ci ha pensato la giornalista investigativa statunitense Annie Jacobsen  con un libro  che, guarda caso, si intitola Area 51 la verità senza censure.

Il libro, abbastanza poderoso nelle sue 490 pagine   (magari un po’  noioso  all’inizio)  è una contrapposizione alle tesi  di  coloro che, sostenitori  del  cospirazionismo, vedono (o vogliono credere) chissà quali  verità nascoste.

Un’indagine avvincente e meticolosa sul luogo più discusso e concupito da ricercatori, curiosi, fan del cospirazionismo e cronisti: l’Area 51, nel deserto del Nevada, cuore di mille intrighi e segreti, in cui si intrecciano storia, politica, spionaggio, test nucleari, esperimenti militari inconfessabili, e perfino gli Ufo. Basandosi non su illazioni ma su colloqui con piloti, scienziati, ingegneri e agenti in pensione che hanno lavorato per anni nell’Area – e che nonostante il vincolo di segretezza hanno accettato di parlare -, il libro fa luce su decenni di misteri e rivela verità assolutamente inedite, a volte davvero sconvolgenti. A partire dalla spiegazione del celebre incidente di Roswell del 1947, il crash di un oggetto volante non identificato con i suoi stranissimi e inquietanti passeggeri, che ha alimentato innumerevoli ricostruzioni e altrettante leggende.

Alla fine dell’articolo l’anteprima del libro.

 

Aspettando  che il mio alieno ritorni  a casa (la strada dall’Area – 51 è lunga da percorrere anche con un UFO) vi  saluto augurandovi un buon fine settimana (lo  so  che oggi  è giovedì, ma io domani sono impegnata in altro  e non potrò scrivere per il blog).

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


Anteprima del  libro  Area 51 di  Annie Jacobsen

 

Se sono gelosa? Si, no, forse…..

Il male è la gelosia
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Le catene della GELOSIA

Parlo della gelosia che svuota le vene all’idea che l’essere amato penetri un corpo altrui, la gelosia che piega le gambe, toglie il sonno, distrugge il fegato, arrovella i pensieri, la gelosia che avvelena l’intelligenza con interrogativi sospetti, paure, e mortifica la dignità con indagini, lamenti, tranelli facendoti sentire derubato

Oriana Fallaci

Con poche parole Oriana Fallaci stigmatizzò la gelosia e cioè: una prigione mentale e fisica per chi  la subisce, ma anche per chi la mette in atto.

Da parte mia la condanno (BUGIA!!),  se avessi il sospetto  che il mio lui amoreggiasse con un’altra me ne farei una ragione (BUGIA!!) e lo  lascerei  libero di provare l’esperienza con un’altra (BUGIA!!)…..

La verità è che sono  moderatamente gelosa : fintanto  che lui ride e scherza con un’altra lo troverei perfettamente normale, oltre….secondo  voi  è meglio l’arsenico o la cicuta?

Già, e se è lui  ad essere geloso?

Questa volta prendo in prestito le parole di  Cesare Pavese sull’argomento:

Chi non è geloso anche delle mutandine della sua bella, non è innamorato.

A parte il fatto che se lui fosse geloso anche delle mie mutandine  penso  che avrebbe qualche problema legato  al  feticismo  sessuale  ma un pizzico di  gelosia, quel  tanto  che basta senza esagerare, mi  farebbe pensare che per lui sono  sempre importante.

Per gioco ho  fatto  questo  test sulla gelosia ed risultato  che…..

La tecnologia viene in aiuto agli iper-gelosi (ma anche alle iper-gelose)

Trasformandoci in 007 in gonnella dobbiamo  solo  sottrarre il suo  smartphone quando lui  dorme oppure è sotto  la doccia (ditegli  di  andarsi  a lavare per un dopo molto intimo).

Precedentemente, però, utilizzando  magari l’ipnosi, vi  fate dire la password d’accesso: una volta ottenuta scaricate dallo store un’app che vi permetterà di  avere un controllo  completo  su tutto  quello che transita sul suo  cellulare, messaggi  di  Facebook  e WhatsApp  compresi.

A tale proposito mi dicono che Spyzie sia tra le migliori  applicazioni di  spionaggio  casalingo.

Ma ricordatevi  che: spiare non è bello ed è anche contro  la legge!

Se poi, nonostante tutto, scoprite che il vostro partner v i tradisce, allora potete farvi la stessa domanda che mi  sono posta all’inizio: è meglio l’arsenico  o  la cicuta?

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


PLAYLIST

Per dare un calcio alla gelosia ( se è presente)…

A tutto swing con Natalino (Otto)

Swing
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Ma Cristoforo  Colombo dov’è nato?

Non che io  sia particolarmente interessata a dove sia nato messer Colombo ma, per dovere di  cronaca, alla lunga lista dei luoghi  che vantano i  suoi  natali negli ultimi  anni  si  è  aggiunto il paese di  Cogoleto nella riviera ligure di ponente.

La tesi, suffragata da indagini  da parte di  studiosi  locali negli  archivi  spagnoli ,  è stata subito messa in dubbio  da  altri  studiosi ( sempre locali): a questo punto, come una specie di  Frankenstein, penso  che Cristoforo Colombo  sia nato un pezzo  qui ed un pezzo là e poi  assemblato  chissà dove.

Se non Cristoforo (Colombo) a Cogoleto è certamente nato Natalino  Codognotto.

Per quelle come me che, essendo più giovani  della regina Nefertiti ma un po’ meno rispetto  alle sorelle Hadid  (se siete curiose(i) di  conoscerle andate su  questa questa pagina), il nome di  Natalino Codognotto sarebbe quello  di un perfetto  sconosciuto senonché, richiamando il suo nome d’arte e cioè Natalino Otto,  la memoria si  risveglia, specie quella legata allo  swing.

Natalino Otto

Natalino (Otto o Codognotto: fate voi) nasce appunto a Cogoleto il 25 dicembre 1912 – chissà perché lo hanno  chiamato  Natalino? restandovi giusto i  suoi  primi  anni dalla nascita perché la famiglia si  trasferì  ben presto nella vicina Genova.

Crescendo  Natalino  Otto  dimostrò di  avere subito nel  sangue la predisposizione e la passione per uno stile di  musica, appunto  lo  swing, lontano  anni luce dalle melodie di  allora.

Un altra sua passione erano i lunghi  viaggi  sui  transatlantici che percorrevano  le rotte tra Europa e il nord America – tra l’altro,  nel 1912 l’anno  della sua nascita, affondò il Titanic –  unì, quindi, l’utile al dilettevole imbarcandosi come musicista nelle orchestre di  bordo.

Grazie a questa sua professionalità accompagnata da una forte personalità, tra il 1935 ed il 1937, lavorò per una radio  italo – americana accrescendo la sua fama.

Per il regime la sua era musica da negri

Non parlo  del fascismo  di oggi ma di quello  di  ieri, anche se la sostanza è la stessa.

L’America regala a lui  e al  mondo due stili   musicali che nell’Italia del  fascismo vengono  considerati degeneri in quanto  musica da negri: il jazz e lo  swing.

Così  per quella ottusità culturale (che purtroppo si  è trasmessa fino  ad oggi) per il  regime anche i nomi  stranieri  devono  essere italianizzati: così Louis Armstrong divenne Luigi Fortebraccio e Benny Goodman si trasforma in Beniamino Buonuomo.

A farne le spese per  questa asfissiante mediocrità culturale (sto parlando  di  allora e non di oggi, anche se…) è anche Natalino Otto che vede censurate i suoi  brani  dall’Eiar  (Ente italiano  audizioni  radiofoniche).

Per quanto  un regime possa essere forte nulla può contro  la voglia di  leggerezza e divertimento insita specie nei più giovani:  così la fama di  Natalino Otto, nonostante la censura,  cresce anche grazie alla collaborazione con i più grandi musicisti  e direttori  di orchestra di  allora quali, ad esempio, Gorni  Kramer e Pippo Barzizza.

Non accontentandosi del  ruolo  di interprete dello  swing, nel 1945 ricopre il ruolo  di  attore nel  film di  Riccardo  Freda Tutta la città canta.

Terminata  la guerra con il conseguente crollo  del  fascismo, l’Italia vuole rinascere e lo  fa anche con nuove forme di  spettacolo canoro    come il Festival  di  Sanremo (nel 1951 la prima edizione) in cui  anche Natalino  Otto  parteciperà aggiudicandosi  il terzo  posto  nel Festival del 1955.

Naturalmente quanto  ho  scritto  è solo una piccola sintesi  della vita artistica di  Natalino  Otto che, senz’altro, sarebbe stata ancora più ricca considerando  che morì a 57 anni il 4 ottobre del 1969.

Una piccola curiosità

Un’altra passione dell’artista era quella di  scoprire nuovi  autori: un giorno, siamo  negli anni ’60, qualcuno  gli  porta una lacca di un gruppo  inglese che nessuna casa discografica voleva produrre.

Natalino  Otto rimase ammaliato  dal loro  modo  di  suonare , tanto  da fargli dire: <<Questi  ragazzi rivoluzioneranno la musica>>.

Loro  erano  i Beatles.

Noi, invece ci  rivediamo lunedì prossimo: buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao………….


PLAYLIST

Non potevo  che terminare con un brano  di  Natalino  Otto………….

 

Lontano da Marte ma vicino a Genova: l’anello del Lago del Brugneto

Viaggi extragalattici
©caterinAndemme

PASSOdopoPASSO

Gli extramondo a volte possono essere noiosi: pensate a quel  turista che nel 2318 (anno più, anno  meno) si  ritroverà insieme ad altre migliaia e migliaia di  suoi  simili a camminare su Le  Sabbie di  Marte  (piccolo  omaggio dedicato  a A.C. Clarke) tra venditori  di  souvenir (paccottiglia marziana , magari prodotta in Cina) e cibo preconfezionato  in pillole.

A parte questa mia  ipotesi futuribile , è anche vero  che oggi luoghi  come Venezia e le Cinque Terre, prese ad esempio tra le tante mete turistiche, subiscono sempre di più un turismo lontano dalla sostenibilità.

Ed è in questa situazione che si  arriva persino a chiudere i  cimiteri (il riferimento è a  quanto  accaduto  a Manarola nei  giorni scorsi) diventati per alcuni  (troppi)  luoghi per bivaccare e farsi  i selfie fra le tombe.

Ritornando  al  tema del Passo dopo Passo quello  che vi propongo  oggi è un’escursione a  pochi  chilometri  da Genova (molti  di più se provenite da Marte): 

L’anello del Lago  del  Brugneto

Prima di proseguire con la descrizione dell’itinerario due parole su l’ Acquedotto del  Brugneto:

Il lago del Brugneto
© Archivio 24Cinque P&B

Il lago  del  Brugneto è originato  da una diga a gravità alleggerita posta a sbarramento  dell’omonimo  torrente, affluente del  fiume Trebbia. l’impianto  iniziò la sua funzione nel 1960 (la costruzione ebbe inizio  nel 1955).

La diga è posta a circa 800 metri s.l.m. ed è lunga 260 metri  con un’altezza massima di  80 metri.

Per raggiungere Genova l’acqua percorre 13 chilometri in galleria attraverso un canale con la pendenza di 1/1000.

La portata è di  circa 1200 l/sec. con una portata massima di 2100 l/sec.

Il bacino  alimenta anche due centrali idroelettriche, una ubicata alla base della diga ed una costruita in galleria a Canate (Davagna), che ha prodotto, dal 1961 ad oggi, dai 20 milioni  ai 40 milioni di kWh/anno.

 

ITINERARIO

Il percorso inizia  a Santa Maria del Porto  raggiungibile  da Torriglia percorrendo  la SP 15 .

Poco  sopra la diga del  Brugneto un cartello  turistico indica il percorso contrassegnato  da un cerchio  giallo  barrato.

Mappa del percorso

La lunghezza dell’anello è di  circa 14 chilometri: considerando  che a metà  il sentiero  si  allontana di molto  dal  lago, arrivando  al paese di  Caffarena e quindi  ridiscendendo verso  di  esso, è per me  inutile dare un tempo  di percorrenza,  nel  senso  che ognuno  deve valutare le proprie forze e darsi un tempo  di percorrenza appropriato   (comunque, anche se pigri, in un mese o in un anno possiamo farcela).  

l’itinerario  segue quasi per intero  il perimetro  del lago, la folta vegetazione, per lo più una faggeta, regala frescura anche nel  periodo  estivo. inoltre sono presenti  numerose  aree di  sosta. 

A Costa di  Paglia incontreremo l’unico  tratto  di  strada asfaltata (è la provinciale che da Torriglia conduce a Propata):  si  tratta di pochissimi  metri  perché il sentiero piega subito  sulla nostra destra.

E’ nei pressi  di  Albora (qui  troviamo è una fonte) che abbiamo  perso  il segnavia, forse per una nostra distrazione,  ma un’abitante del posto  a cui  abbiamo  chiesto  informazioni  ci  ha subito  detto  che i proprietari dei  terreni limitrofi  hanno  sbarrato il passaggio impedendone, quindi, l’accesso  e proseguimento del sentiero  

Non ci è restato che proseguire per Caffarena  e da lì riprendere il percorso  originario (guarda   la cartina).

Dopodiché si prosegue per Fontanasse  in direzione della diga: attraversata, dopo qualche centinaio  di metri  su  asfalto in salita,  ci  ritroveremo  di nuovo  al  punto di  partenza.

Il Lago  di  Brugneto  e i  Siti  di Interesse Comunitario 

Il Lago  del  Brugneto è uno  dei  cinque Siti  di  Interesse Comunitario (SIC) all’interno  dei  confini  del Parco  dell’Antola 

I cinque SIC del  Parco  dell’Antola

Zona Speciale di  Conservazione Parco  dell’Antola 

Zona Speciale di Conservazione Conglomerato  di  Vobbia 

Zona Speciale di  Conservazione Rio  Pentemina 

⇒ Zona speciale di  Conservazione del  Lago  del  Brugneto

Zona Speciale di Conservazione Rio Vallenzona 

 

Cosa sono i Siti  di Interesse Comunitario?  

Essi  costituiscono  una rete ecologica europea denominata Rete Natura 2000  finalizzata al mantenimento e alla tutela di particolari  habitat e specie animali  e vegetali protetti  dalla direttiva 43/92 CEE, nota come Direttiva “Habitat”. L’obiettivo  primario  di  questi  siti è la salvaguardia della biodiversità e della naturalità di  certi  ambienti, nonché di  habitat seminaturali che esprimono lo stretto  connubio tra uomo  e natura e siano il risultato  delle tradizionali attività umane.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 

Meditazione contro le rughe

In meditazione
©caterinAndemme

Om..mi faccio  bella 

Che una prolungata tensione emotiva provochi un’invecchiamento precoce lo  sappiamo  già: la scoperta dell’acqua calda sta nel  fatto  che abbassando i  fattori  di  stress, o nella migliore delle ipotesi eliminandoli totalmente,  si  dovrebbe ritornare….ad essere belle.

Come si  fa?

A parte le solite considerazioni  riguardo ad un corretto   stile di  vita (fare attività sportiva, dormire il giusto  e mangiare correttamente) è quanto meno  ovvio  che  tutto  ciò che passa per la nostra mente inevitabilmente si scaricherà sul nostro  corpo lasciando  segni  tangibili  specie sulla cute che, non essendo un semplice involucro  che ricopre il corpo, è ricco  di  neurotrasmettitori  e produttrice di  ormoni.

Ultimamente una ricerca condotta dal professore di patologia Neil Theise (New York University) ha portato  alla scoperta di una rete di  canali piene di liquido all’interno  del  tessuto  connettivo a cui  è stato  dato il nome di  Interstitium.

Si è sempre pensato  che il tessuto  connettivo (cioè lo strato che fa aderire la pelle ai muscoli  e alle mucose) fosse composto  esclusivamente da uno strato  compatto  di  collagene e proteine fibrose mentre,  con la scoperta dell’Interstitium, si pensa ad una sua azione attiva esplicata attraverso il liquido  nei canali (la cui  composizione  è sostanzialmente acqua) che, oltre a funzionare come un airbag per la protezione degli organi interni, abbia il ruolo  di  trasporto di  sostanze nutritive e, questo purtroppo, anche delle cellule tumorali.

Chiusa questa piccola parentesi  accademica, ritorno  alla domanda di prima: come fare affinché lo  stress non ci  regali più anni  di  quelli  che effettivamente abbiamo?

Ad aiutarci, siccome si parla di mente,  a contrastare ansia e, quindi, stress si pensa alla pratica della meditazione come rimedio.

Naturalmente, siccome alla fine tutto è business, allo  scopo le beauty  farm si  sono  adeguate con corsi di meditazione dove attrici  ed attori, cantanti  e artisti  vari, o comunque  chiunque abbia un conto in banca con un numero seguito da sei  zeri (o più), può trovare giovamento.

Personalmente, avendo un conto  Yo-yo, penso che al momento mi  riserverò di pratica l’auto – meditazione: Om…

Mindfulness

Jon Kabat – Zinn, biologo  e scrittore statunitense nonché pioniere della diffusione del (della?) Mindfulness , ne da questa definizione:

Mindfulness significa prestare attenzione in particolare: con intenzione, al momento presente, in modo  non giudicante.

Descrivendola, quindi, come un modo  per coltivare una piena presenza all’esperienza del momento, al  qui  e ora.

Semplice, non vi pare?

A riguardo il nostro Jon Kabat – Zinn ha scritto una guida molto interessante  della quale, a fine articolo, troverete l’anteprima.

Vi  auguro un buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao…………. 

LIBRIINVETRINA

Lo stress sembra ormai la condizione abituale di vita: toglie le energie, mina la salute, e rende più vulnerabili agli attacchi di panico, alla depressione, alle malattie. Questo è un libro sulla meditazione terapeutica per combattere lo stress e per raggiungere un più alto livello di benessere e di salute. Le tecniche su cui si basa affondano le radici nella tradizione buddista ma sono applicabili in qualsiasi contesto e orizzonte spirituale; non consistono in una serie di aride prescrizioni, ma insegnano a servirsi dei punti di forza che ciascun individuo possiede per contrastare tutti quei disturbi provocati o connessi con una condizione di stress. Il percorso della meditazione seguito e insegnato da Kabat-Zinn approda a una profonda autoconsapevolezza che apre la mente a un modo nuovo e più sereno di pensare alla salute e alla malattia, al lavoro e alla vita di relazione. E la descrizione di numerosi casi raccolti in decenni di lavoro come medico esemplificano le tecniche di meditazione e di rilassamento proposte, agevolandone la comprensione ai lettori.
Pubblicato per la prima volta nel 1990, «Vivere momento per momento» è un grande classico della mindfulness, che l’autore ha deciso di riproporre completamente aggiornato e ampliato sulla base degli studi più recenti sulla scienza della mindfulness.

Anteprima

 

ossessionataMente

The Controller
©caterinAndemme

Dormire, forse sognare

Fra tutte le Giornate Mondiali dedicate a questo o  a quell’altro  tema, mi  sono  persa la Giornata mondiale del  sonno che cade il 17 di  marzo  di  ogni  anno.

Di preciso cosa si  fa durante la Giornata mondiale del  sonno? Restiamo  tutto il giorno  a letto oppure si  festeggia con pigiama party  dedicati  agli  adulti?

In  ogni  caso  spero  che a nessuno  venga in mente di  creare la Giornata mondiale dell’insonnia .

Per quanto mi riguarda dormendo  le otto  ore di prassi (per meno rischio  di  attivare la modalità zombie per il resto  della giornata ) posso essere anche tranquilla sulla sua qualità.

Quindi, ritenendomi  fortunata, non avrebbe nessun senso per me affidarmi allo  sleep tracker di uno  smartband  come quello  nell’immagine accanto.

Eppure, pur essendo in molti  a farne uso, vi è il rischio  per alcuni  di incorrere nell’ortosonnia : la nuova ossessione (un’altra!?) legata alla ricerca del  sonno perfetto monitorato da uno sleep tracker (vedi  anche l’articolo  di  Wired….ma poi  ritorna qui!).

L’ossessione del controllo

Per un paio  di  giorni  mi ero  arresa: avevo  attivato  sul mio  smartphone l‘applicazione che mi avrebbe detto  quanti passi  avrei  fatto in giornata, con quanta intensità e, conseguentemente, quante calorie avrei speso.

Come nella favola di  Pinocchio anche in queste app vi è un saccente Grillo  Parlante, il cui  unico  scopo è quello  di insinuare in noi  sensi  di  colpa se per un giorno invece di  fare tre milioni  di passi  ne abbiamo  fatto  solo duemilioninovecentonavantonovemilanovecentonovantanove (dovrei  averlo  scritto  giusto): appunto, dopo  solo  due giorni il mio Grillo Parlante mi aveva stufato  e l’ho disinstallato.

Potrebbe sembrare il mio  un caso  di refrattarietà alla tecnologia, ma non è così: adoro tutto  ciò che mi semplifica la vita, ma non ne voglio  essere prigioniera.

L’AI (Artificial Intelligence) verosimilmente cambierà il nostro modo  futuro   di  vivere e sono pienamente convinta che  lo farà in maniera positiva.

Non sono  pochi, però,   quelli  che pensano a questo  futuro come uno scenario  irrimediabilmente   a tinte fosche (Terminator docet):  Stephen Hawking  era tra quelli che mettevano in guardia sui possibili  problemi  che le macchine provocheranno  nella nostra società in un immediato  domani, non il pericolo  di  robot-killer che danno  la caccia all’uomo (appunto  Terminator), ma sul fatto  che esse sostituiranno  sempre di più l’uomo nella catena della produttività creando disquilibri  nella società, cioè aumenteranno  le persone, le quali non avendo un lavoro,  si  troveranno  nella povertà (vedi l’articolo de La Repubblica sui  dubbi  dello  scienziato )

Aspettando  quel  domani  rimaniamo  positivi.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 


PLAYLIST

Solo  per rimanere in tema…

 

App o non App? L’importante è comunque viaggiare (da sole o in compagnia)

Air d’été
©caterinAndemme

Quella volta che..

Giusto  l’estate scorsa quando, programmando  di  arrivare nel  campeggio  di Seix ( cittadina nel Parco naturale   regionale dei Pirenei  dell’Ariége nella regione dell’Occitania ) nel tempo necessario per montare la tenda, un interminabile coda autostradale nei  pressi  di  Montpellier ci  fece ritardare di  ben cinque ore l’orario  di  arrivo, cioè quando  ormai  la reception  del  campeggio era chiusa e comunque ormai  notte per accamparsi.

Per fortuna esiste Booking e il TomTom

Scoraggiati e stanchi, si  è sempre trattato  di un viaggio  di  quasi  ottocento  chilometri più le ore incolonnati  nell’ingorgo stradale,  ci  siamo  affidati  all’app  di  Booking.com  per trovare e prenotare una sistemazione per la notte.

Escludendo alberghi a cinque stelle (troppo  costosi per una sola notte), trovammo una sistemazione più che dignitosa presso l’albergo Cuulong (gestito  da gentilissimi  vietnamiti) a Labarthe – Inard a cinquanta chilometri  di  distanza da Seix: ma la nostra fedelissima Sylvie ci  ha portato  a destinazione come sempre.

Per la cronaca Sylvie  è il nome dato  al nostro  TomTom che qualcuno di  mia conoscenza   ha deciso di  dare allo  strumento unicamente per quella voce dal  tono melodiosamente femminile che fa da guida.

Eppure anche allora si  viaggiava..

Non parlo  dell’allora dei  nostri nonni  o  dei nostri  genitori, ma da  quando lo smartphone dal semplice compito  di far parlare le persone (appunto  telefonare o  al  massimo  mandare qualche sms) si è evoluto diventando  il device che oggi  conosciamo (mi piace la parola device..) con la miriade di  app dedicate alla programmazione dei nostri  viaggi.

Non solo  praticità, ma anche la condivisione immediata della nostra esperienza con altri  utenti che vogliono  ripeterla o magari  cercare solo informazioni.

Ed è qui che trovo una pecca in questo  sistema: innanzitutto l’esperienza è individuale, cioè quello  che può andare bene ad una persona può non essere l’ottimale per me (se a qualcuno  piace dormire su  di un letto  di  chiodi io continuo  a preferire le doghe e un buon materasso…..oppure il sacco  a pelo!).

Senza considerare poi  le recensioni  negative di  coloro  che, pur trovando il letto  di  chiodi, hanno da ridire sulla mancanza di  ricezione dei  canali  digitali nella tv in camera (ma vai in ferie per guardare la televisione?).

Le nostre esperienze infine diventeranno  dati per profilare la clientela, ad esempio  la società proprietaria del motore di  ricerca Kayak   ha creato  un Mobile Travel  Report – Pdf –  in cui   fa un’attenta analisi dell’utilizzo  dei  dispositivi  mobili per la ricerca e prenotazione dei  viaggi.

Ma il cartaceo non è morto…

Le mappe e le carte escursionistiche sono queste che liberano la fantasia e l’immaginazione nella fase preparatoria di un viaggio, e non solo: avete mai  provato  a leggere un libro  dedicato  al  viaggio, ma anche di  semplice avventura, seguendo il tragitto con un’atlante accanto: vi  giuro  che è un di più assolutamente da provare.

Una carta escursionistica, infine, ha un’incolmabile vantaggio sul GPS: non si  scarica mai (in mezzo  ai  sentieri  è diffile trovare unapresa elettrica per ricaricare il nostro  device.…vi  ho  già detto  che mi piace la parola device?).

Alla prossima! Ciao, ciao……………


LIBRINVETRINA

Cosa possiamo  leggere quest’estate al mare, sul fiume, al  lago, in montagna o in collina?

Il Libraio  da qualche suggerimento.

Buona lettura!

 

Due parole su integratori e sistema immunitario (proprio due parole)

Studio di figura di donna BN
©caterinAndemme

 

Integratori  si, oppure no?

La risposta non può che essere che una sola:  gli integratori  quali  vitamine e antiossidanti sono utili nel momento  in cui  il nostro organismo, per un motivo  o per l’altro, non riesce ad averne il giusto  apporto.

In questo  caso, però, è il nostro  medico  curante a stabilire, dopo  le dovute analisi, ciò di  cui  abbiamo  bisogno e per quanto  tempo seguirne la relativa  cura.

Detto questo nessuno, tanto meno la sottoscritta, vuole demonizzare il fai  da te cioè l’acquisto di integratori  e multivitaminici che, secondo pubblicità e marketing, dovrebbero  donarci  se non l’elisir di lunga vita al  meno quello  della salute tout court.

Purtroppo studi  recenti  indicano che il consumo  di  questi prodotti  da banco  se non nocivi sono perfettamente inutili.

Questo, ad esempio, è ciò che riporta una ricerca dell’università di  Toronto  pubblicata sul  Journal of American College of Cardiology.

Comunque, siccome voglio  partecipare al  benessere delle aziende farmaceutiche produttrici  di  integratori & C., confesso di utilizzare i  sali  di magnesio  e potassio dopo  ogni  allenamento: per lo meno, una volta sciolte nell’acqua, queste soluzioni  saline dissetano.

Se abbiamo  cura del sistema immunitario….. 

….esso  avrà cura di noi!

Lapalissiano, vero?

Però, ogni  tanto, ci  dimentichiamo  che noi  stessi possiamo  aiutare il nostro  sistema immunitario ad aiutarci: come?

Con dei piccoli  consigli che, vestendo i panni  della zia  (per quelli della nonna è ancora (molto) presto), voglio darvi:

⇒  Dormire il giusto

Basta fare le tiratardi tanto più che adesso  è di moda andare a letto presto senza per questo  far concorrenza alle galline: insomma, otto ore di  sonno  sono l’ideale (per meno io  divento un’autentica zombie)

Mangiare tanto  aglio 

A dir la verità mi è venuto qualche dubbio  se inserire o  meno  questo  consiglio ma, riferendomi  ad una recente ricerca dell’University of Maryland Medical  Center (esiste, lo giuro!), sembra che l’aglio  abbia la capacità di prevenire le malattie cardiache.

In ogni  caso  potrà esserci  utile, una volta ingerito, per allontanare da noi le zanzare, amiche ed amici, partner di ogni  genere ed anche Dracula.

Miele, curcuma, zenzero e limone sono indispensabili

I primi tre sono potentissimi  antiossidanti mentre il limone, oltre che servire come guarnizione per il nostro  bicchiere quotidiano   di  tequila, è una fonte di  vitamina C (perché comprare delle compresse di  vitamine quando  è la stessa natura a fornircene?).

Te (o tè?) 

Specie nelle varietà di  te verde troviamo  antiossidanti  e elementi  anticancro

Nel  caso  vi  vogliate dedicare al Cha no yu (Cerimonia del  te) sappiate che occorrono  dai  due ai  tre anni per impararne la filosofia ed altrettanti per metterla in pratica: con il te in bustina si  fa molto prima….

Yogurt a colazione 

Lo yogurt bianco, non quello  con sapori  che imitano  la frutta, è ricco  di probiotici utilissimi per rafforzare il nostro  sistema immunitario.

Ed infine il consiglio  che reputo  più utile è il seguente:

Prendere la vita con un sorriso perché sorridere allontana lo stress e avvicina chi  più ti  vuole bene.

Domani  è per l’inizio di  un weekend lungo, quindi  a risentirci a lunedì.

Buon fine settimana a tutte(i) voi.

Alla prossima! Ciao, ciao…………. 


PLAYLIST

Non ve l’ho  mai  detto, ma nel mio tempo libero  mi dedico  al  ballo in certi locali…………..