LGBT, transgender: perchè discriminare?

Identità non omologate © caterinAndemme
Identità non omologate
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Ogni  essere umano  è unico: rispettarne la diversità  equivale a difendere la propria e altrui libertà

Emanuela Breda

Identità di  genere : una (NON) questione

 

Osservando il panorama politico  attuale del  nostro  Paese, tendente a un ritorno verso il passato  in cui  il colore nero  non era solo  una questione cromatica e dove parte della morale viene relegata nel  solito  BLABLABLA del  DioPAtriaFAmiglia  ad uso  essenzialmente politico, posso  essere tranquilla sul fatto che la lungimiranza (nonché democrazia intesa come difesa dei  diritti) che lEnte Turismo Sloveno  ha avuto  nei  confronti  delle comunità LGBT non avrà per il momento nessun riscontro  simile nella nostra società.

La questione, pura e semplice è questa: perché le persone con diversa identità di  genere devono  subire delle discriminazioni e additate come perverse (da chi, evidentemente, della sua ignoranza ne fa una bandiera).

Quante sono queste identità?  

Nel  volume Teaching Transgender Toolkit (traducibile in Manuale per comprendere il transgender) scritto  da Eli R. Green e Luca Maurer viene riportato un glossario  con diversi termini: nella tabella  seguente ne ho  scelto cinque che ho ritenuto  essere tra i più  indicativi.

XX oppure XY? Quando un gene si  mette di mezzo

E’ il gene SRY a dire se l’embrione nel  suo  sviluppo  diventerà maschio o femmina: ma non è sempre così!

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao….

Quando le farfalle volavano con i dinosauri

Il tuo respiro è lieve come il battito delle ali di una farfalla © caterinaAndemme
Il tuo respiro è lieve come il battito delle ali di una farfalla
© caterinAndemme

Le farfalle hanno una grazia incantevole, ma sono  anche le creature più effimere che esistano.

Nate chissà dove, cercano  dolcemente solo poche cose limitate, e poi  scompaiono silenziosamente da qualche parte.

Haruki Murakami 

Una farfalla extralarge

Ho  conosciuto solo un paio  di persone che fuggivano  alla sola vista di una farfalla: tale fobia rientra in quella chiamata entomofobia e riguarda la paura verso  tutti gli insetti.

Come ho  già scritto più volte, la mia paura verso le forme animali riguardano  tutte le specie che hanno più di  quattro  zampe o, al  contrario, non ne hanno  per cui  deambulano  strisciando (ovviamente anche l’incontro  con un Grizzly mi darebbe una certa dose di  ansia).

Per cui  potevo dichiarare tranquillamente di  essere immune alla paura provocata dalle graziose farfalle.

Sennonché, la farfalla ritratta nell’immagine seguente  (che ho  fotografato in Friuli a Tramonti  di  Sotto) date le sue dimensioni  extralarge, mi fece ricredere sulle mie paure riguardo  agli insetti: cautamente incuriosita  mi  avvicinai per osservarla meglio (a dir la verità avevo pensato  ad un peluche incollato al palo).

 

 Archivio fotografico © caterinAndemme
Archivio fotografico
© caterinAndemme

 

In seguito contattai  sia l’Istituto  di  Zoologia dell’Università di  Genova che i curatori  del  sito Polyxena per conoscere l’identità della farfalla: entrambe le risposte concordavano  con il fatto che si  trattava di una specie asiatica forse fuggita da qualche allevamento privato e che l’unica farfalla presente in Italia che si poteva avvicinare a quelle dimensioni  era la Saturnia pyri cioè la falena più grande d’Europa.

Peccato: avevo  sperato  di  scoprire una nuove specie a cui avrebbero  dato il mio  nome: Caterinensis Andemmichiae (bello, vero?).

Cosa che invece è accaduta a sir David Attenborough a cui i scopritori di una nuova specie di  farfalla scoperta in Amazzonia ne attribuirono il nome: Euptychia attenboroughi (foto in basso)

 

Euptychia attenboroughi
Euptychia attenboroughi

 

Prima dei  fiori  le farfalle 

 

© caterinAndemme

 

 

La scoperta di microscopiche scaglie di  ali di  farfalla in sedimenti di un’antica laguna posta a Brunswick (Germania del  nord)  hanno portato i ricercatori  del Boston College e dell’Università di  Utrecht ad ipotizzare che le farfalle siano  comparse ben  prima dei fiori e cioè 200 milioni  di  anni  fa (i primi  fiori  fecero  la loro  apparizione settanta milioni  di anni fa)  e cioè in pieno  Giurassico 

La domanda che i  ricercatori  si  sono posti è come potevano  sopravvivere le farfalle senza fiori?

Ebbene la risposta che si  sono  dati è stata grazie al polline delle gimnosperme (esempio le conifere) e alla trasformazione delle loro  mandibole (quelle delle proto  farfalle e non dei ricercatori)   in quella specie di  proboscide chiamata spirotromba adatta a penetrare nelle cavità delle conifere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concludo con l’anteprima della guida Farfalle del naturalista  Sandro Ruffo , oltre che augurarvi un felice 25 aprile (che non è la data di un semplice derby tra fascisti  e comunisti  come dice qualcuno  che dimentica cosa sia la democrazia).

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro Farfalle di Sandro  Ruffo 

Uplifting: la lettura è ancora edificante?

Guardami e non avere timore © caterinAndemme
Guardami e non avere timore
© caterinAndemme

George non era quello  che si poteva definire un cattivo  ragazzo.

Fu il tempo  passato  insieme a lui a farmi  capire  che, nonostante quel  suo  viso  angelico, a quegli occhi azzurri  come il cielo e  quel  sorriso  accomodante, George era un perfetto idiota.

Eppure, ora che sto  assaporando il suo  cuore, penso ancora che in fin dei  conti non era un cattivo  ragazzo!

C.A. 

Incipit e Up-lit

Ho  scritto l‘incipit che avete appena letto (e spero  non vi  abbia fatto  scappare) all’incirca un anno  fa come idea per un libro che non vedrà mai la luce, perché scrivere è tremendamente più faticoso che leggere anche se, a quanto pare, nel nostro  Paese tutti scrivono  qualcosa ma in pochi  leggono.

Per quanto mi  sia ispirata  a Hannibal  Lecter per il personaggio  di una ipotetica mangiatrice di uomini (letteralmente), tralasciando  che il nome George non è da collegare con il Clooney  che noi  tutte conosciamo – e che magari  sognavamo  di  poter conoscere un po’ di più  prima che  Amal (Ramzi Alammudin) ne diventasse la consorte – questo mio libro che non verrà mai  scritto (chissà?) non sarebbe mai  stato recensito  come appartenente a quel  genere letterario che  prende il nome di  Up – lit:  dall’inglese uplifting  traducibile in edificante.  

Avevo  già scritto  un articolo a riguardo  del genere Up- lit (articolo  che ho  cancellato per le pulizie di  primavera del blog): effettivamente, rispetto a due anni  fa, non sono a conoscenza se vi  siano altre autrici come la scozzese  Gail Honeyman  la quale, con il  suo libro Eleanor Oliphant sta benissimo, scalò  le classifiche mondiali tanto  che la critica scrisse:

Gail Honeyman ha scritto un capolavoro. Un libro che secondo la stampa internazionale più autorevole rimarrà negli annali della letteratura. Un romanzo che per i librai è unico e raro come solo le grandi opere possono essere. In corso di pubblicazione in 35 paesi, è il romanzo d’esordio più venduto di sempre in Inghilterra, dove è da più di un anno in vetta alle classifiche. Ha vinto il Costa First Novel Award e presto diventerà un film. Una protagonista in cui tutti possono riconoscersi. Una storia di resilienza, di forza, di dolore, di speranza. Un grande romanzo con una grande anima.

Ma qual è il significato  di una lettura edificante?

In pratica sarebbe il raggiungimento  di uno  stato  di  grazia al  termine della lettura di un libro…edificante: non avendo letto nulla di  simile, tanto  meno Eleonor Oliphant sta benissimo (di  cui però troverete l’anteprima alla fine dell’articolo),  non so  se questo  stato  di  grazia venga interpretato  come una specie di  nirvana dei sentimenti oppure semplice euforia per essere riuscite nell’impresa di  sopravvivere a una lettura che vi  ha fatto  dimenticare che oltre alla mente bisogna nutrire anche il  corpo e, magari, anche dormire.

L’autrice nel gennaio  del 2018, durante le interviste rilasciate a più giornali  inglesi, ha dichiarato di lavorare a un nuovo  romanzo di  tutt’altro  genere: aspettiamo fiduciose (forse ha rubato l’idea dal mio incipit).

Alla prossima! Ciao, ciao……


Anteprima del libro Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman 

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie paure, non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo.

 

Nuovi parchi naturali in Piemonte (mentre in Liguria…)

Giullari © caterinAndemme
Giullari
© caterinAndemme

Il vantaggio  di  essere intelligenti è che si può sempre fare l’imbecille,

mentre il contrario  è del  tutto impossibile

Woody  Allen  

Greta e il giornale Libero

Prima di scrivere a  riguardo  all’istituzione di un nuovo  Parco  naturale in Piemonte mentre, al contrario, la Liguria ha una politica di  riduzione delle superfici  naturali protette, voglio precisare che:

La frase all’inizio  dell’articolo  la dedico  ai  giornalisti (?) di Libero i quali, pur di  avere qualche chance di lettura in più,  si permettono di  deridere le persone con titoli  da avanspettacolo.

Il riferimento è per quel  Vieni  avanti  Gretina, posto all’ occhiello dell’articolo scritto in occasione   della visita di  Greta Thunberg a papa Francesco.

Appellandomi all’ironia di  Woody  Allen, posso dire con certezza di  trovarci  davanti  ad un caso  dove l’imbecille può solo  far finta di  essere intelligente.

Adesso posso  scrivere sui    parchi naturali in Piemonte e Liguria

Poco  più  di un anno fa scrissi  un articolo sul blog 24Cinque (ormai  chiuso) il cui  titolo  era Aiutiamo  con una mail la nascita del Parco  naturale Alta Val  Borbera che potete leggere nel  seguente Pdf : 

v24cinque.altervista.org-Aiutiamo con una mail la nascita del Parco naturale Alta val Borbera

 

Il desiderio  di  Marco Guerrini, sindaco  di Carrega Ligure, e di  tutti  coloro che con partecipazione sincera hanno  appoggiato il suo  progetto (tra cui  la sottoscritta…) si è realizzato  il 27 marzo  scorso con la Legge regionale n.11,   che ha istituito il  Parco dell’Alta Val Borbera che verrà  gestito  direttamente dall’Ente di  Gestione delle Aree protette dell’Appennino  piemontese.

 


Visualizza mappa ingrandita

Oltre al nuovo parco  naturale è stata anche istituita l’Area contigua dell’Alta Val  Borbera: entrambe, parco  naturale e Area contigua, sono parzialmente comprese nella Zona Speciale di  Conservazione (ZCS) denominata Massiccio  dell’Antola, monte Carmo, monte Legnà.

Le Zone Speciali  di  Conservazione sono istituite a norma della Direttiva Habitat e concorrono alla realizzazione della rete Natura 2000, una rete ecologica europea di  siti individuati  con lo  scopo  di  salvaguardare la biodiversità in Europa.

Con la Legge n.11 del 27 marzo 2019 la superficie protetta del Piemonte è aumentata del 5 per cento, arrivando a superare i 200.000 ettari.

Mentre in Liguria…

La legge per il riordino  dei parchi  naturali in Liguria, al  contrario  di  quello  che è accaduto in Piemonte, ha diminuito  la superficie protetta di ben 543 ettari (vedi  l’articolo  di Piemonte Parchi

Non accontentandosi  di  questo viene affossata del  tutto  l’ipotesi  di  creare il  Parco  naturale del  Finalese chiesto  da più parti sin dal 1977.

Non istituire il Parco  del  Finalese è ignorare le ricchezze naturali  e storiche di  questo  comprensorio molto  conosciuto anche all’estero: evidentemente ai  responsabili  della Regione Liguria non solo non hanno nessun interesse all’ambiente, ma dimostrano poca lungimiranza da un punto di vista prettamente economico perché l’istituzione di un nuovo parco accrescerebbe il numero  di  visitatori  e, quindi, maggiore ricchezza (in termini  economici) per il territorio.

Se dobbiamo  dire addio  all’idea dell’istituzione di un nuovo  parco ligure, il pericolo  è che venga cancellato  del  tutto uno  preesistente: in regione c’è una proposta di legge per l’abolizione del  Parco di  Montemarcello  tra Liguria e Toscana (da parte degli  enti  toscani  invece se ne chiede l’ampliamento).

Buon fine settimana e buone feste ( vi  ricordo   che  l’agnello è bello  vederlo vivo  e non nei  nostri piatti).

Alla prossima! Ciao, ciao….

Fulcanelli: un alchimista nelle cattedrali

Disegno di Cristina Correa Freile
Disegno di Cristina Correa Freile

 

Parigi  si  sveglia e si  sentono già le campane a Notre Dame.

Il pane è già caldo e c’è gente per le vie della città.

Le campane dai  forti rintocchi  come canti  risuonano in ciel,

e tutti  sanno il segreto  è nel  lento pulsar delle campane

a Notre Dame.

Citazione tratta dal film Il Gobbo di  Notre Dame


Dopo il rogo  di  Notre Dame de Paris come sempre in  questi casi le polemiche seguono  ai  fatti.

Mi dispiace, per questa volta, dissentire completamente da ciò che hanno detto  Roberto  Saviano e Michela Murgia sul rogo  e cioè che il vero colpo  al  cuore dell’Europa non è il rogo  di  Notre dame de Paris, ma i migranti annegati  nel  Mediteranno.

E’ come dire che il dolore sia un sentimento  a consumo,  cioè che  provando  sofferenza per la perdita di un simbolo, come appunto può essere la cattedrale gotica di  Parigi,  poi non potrà essercene più per i migranti  annegati  nel nostro  mare.

Come ho  già scritto nella mia pagina Facebook Notre dame de Paris non è solo un simbolo della Francia ma appartiene a tutti noi  europei e, per quanto mi  riguarda (ma non penso  di  essere sola),  nella mia mente c’è sufficiente spazio per l’empatia verso  chi  soffre.


 Fulcanelli: un alchimista nelle cattedrali

Per lo più una cattedrale viene considerata per gli  aspetti  architettonici e artistici  del  Medioevo e, ovviamente, per tutto  ciò che concerne la fede religiosa.

Ma vi è un aspetto nell’architettura  delle cattedrali  che viene considerato come la somma di  conoscenze scientifiche, tecniche ma, soprattutto, come simbolismo di una spiritualità di  tipo  esoterico e quindi  celato agli occhi di un profano.

Certo  che, aprendo la possibilità di un messaggio  esoterico nascosto  nelle pietre di una cattedrale,  la cosa potrebbe sembrare lo scenario ideale per romanzi insipidi alla Dan Brown.

Ma se per qualche tempo (giusto  quello  per leggere quest’articolo, ad esempio) mettiamo  da parte quella noiosa razionalità che ottunde la possibilità dell’esistenza di  altro, possiamo affermare che una cattedrale non è solo  un luogo  di preghiera.

Fulcanelli, personaggio misterioso  quanto i messaggi  esoterici delle cattedrali  da lui  visitate (tra cui  appunto  Notre Dame de Paris) ci  aiuta ad addentrarci  in questi  misteri con libri  quali Le dimore filosofali e Il mistero  delle cattedrali  (anteprima alla fine dell’articolo), entrambi i libri non di  facile lettura ma, ripeto, interessanti per l’argomento  trattato.

Fulcanelli stesso  è però un enigma: il nome –  uno pseudonimo  tratto  dalle unioni delle parole Vulcano  e Helio  due elementi  che rimandano  all’alchimia – nasconde l’identità di quello  che viene considerato l’ultimo  grande alchimista del  XX secolo e del  quale solo il medico  francese Eugène Canseliet (Sarcelles, 18 dicembre 1899 – Savignies, 17 aprile 1982), alchimista e discepolo  di  Fulcanelli, ne conosceva l’identità (da più parti  si  dice che discepolo  e maestro  siano la stessa persona).

Come ho  già scritto prima, Fulcanelli  ci ha lasciato in eredità due testi  e cioè Le dimore filosofali  e Il mistero  delle cattedrali, mentre un terzo libro, Finis Gloriae  Mundi,  mai dato  alle stampe  e di  cui  esisterebbe solo  una sinossi, rivelerebbe alcune scoperte che legherebbero indissolubilmente la fisica nucleare con la sapienza alchemica.

Il mistero  delle cattedrali 

Frontespizio de Il mitero delle cattedrali con elementi allegorici alchemici
Frontespizio de Il mistero delle cattedrali con elementi allegorici alchemici

Il libro fondamentale per comprendere l’alchimia, scritto da uno dei più grandi e misteriosi alchimisti di ogni tempo.
Le opere di Fulcanelli furono considerate straordinarie perché “quale alchimista operativo nel senso più antico del termine ricostruiva, partendo dal simbolismo ermetico, i punti principali della Grande Opera illustrandone i principi teorici e la prassi sperimentale con un dettaglio e una precisione mai visti prima” (Paolo Lucarelli), e si vuol dire che l’enorme importanza di Fulcanelli quale alchimista del XX secolo è il suo ritorno all’antica maniera di praticare l’alchimia, sia nello stile che nella vita pratica. Fulcanelli, al contrario degli alchimisti succedutisi a partire dal Seicento che considerarono largamente (e in qualche caso esclusivamente) la branca spirituale alchemica, recuperò e rinobilitò il lavoro manuale in laboratorio, visto come procedimento fondamentale per considerarsi un seguace della Grande Opera. La fama di Fulcanelli ha raggiunto ogni continente e i suoi libri sono stati letti e studiati da moltissime persone. Il Mistero delle Cattedrali è una splendida e molto approfondita lettura dei simboli esoterici che ornano le cattedrali gotiche e che costituiscono una sorta di libro visivo per chi volesse comprenderne i segreti. Con molta profondità, Fulcanelli conduce il lettore all’interno dei misteri delle cattedrali, ne svela i significati, offre una interpretazione, porta il lettore ad una nuova consapevolezza circa le fasi della Grande Opera. Un libro già straordinario di suo (per la materia trattata e per aver riportato alla luce la tradizione alchemica) è reso ancora più prezioso dalla traduzione, dalle note e dall’introduzione di quel grande studioso e uomo della Tradizione che fu Paolo Lucarelli.

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del  libro Il mistero  delle cattedrali  di Fulcanelli 

Breve storia del Bacio

Pioggia di  baci © caterinAndemme
Pioggia di baci
© caterinAndemme

In un bacio che sia tra uomo  e donna,

donna e donna oppure tra uomo  e uomo,

non c’è mai  nulla di  strano,

sennonché sono  i pregiudizi a far dire

che è strano  ciò che non lo  è affatto.

C.A. 

Ma di  quale Bacio  sto parlando? 

Non sono i  il baci  tra amanti oppure tra genitore e figli (nonni  e nipoti, zie e zii compresi) di  cui  oggi  brevemente ne scriverò la storia: si  tratta del  dolcissimi, mai eguagliati, Baci  Perugina  che sono nati, indovina un po’, a Perugia nel 1907, solo  che allora avevano il nome molto  meno  romantico  di  i Cazzotti  della Perugina per via di  quella forma che, molto  grossolanamente,  ricorda un pugno  chiuso.

Il cioccolato

Foglie e fiori del cacao Franz Eugen Kohler (1897)
Foglie e fiori del cacao
Franz Eugen Kohler (1897)

Senza il cioccolato  i  Baci non esisterebbero .

La storia del  cioccolato è quella della pianta del   cacao (Theobroma cacao) comparsa 4.000 anni  fa nei  bacini  dell’Orinoco e del Rio delle Amazzoni da cui  le popolazioni Maya e Azteche ricavavano una bevanda (xocolatl) ritenuta avere proprietà curative e magiche.

La bevanda arrivò in Spagna a seguito  della sottomissione (sanguinosa)  dell’Impero  azteco  da parte di Hernan Cortés nel 1521.

Le fave   del  cacao sono  sottoposte a  processi  di  fermentazione, torrefazione e macinazione fino  a ottenere quella che è chiamata pasta di  cacao .

La pasta di  cacao privata della sua parte grassa e cioè il burro  di  cacao, viene essiccata e sminuzzata per ottenere il cacao in polvere oppure, unita al  burro  di  cacao con  zucchero, latte e aromi,  il tutto scaldato a temperatura costante, una volta raffreddato  e solidificato  darà appunto come prodotto  finale il cioccolato.

Ritorniamo  ai  Baci 

A dare una forma per così  dire gentile ai  Baci non poteva che essere una stilista e imprenditrice: Luisa Spagnoli.

Lei, insieme a suo marito  Francesco  Buitoni  e il socio Leone Ascoli, nel 1907 apri un’azienda dolciaria nel  centro  storico  di  Perugia: la Perugina.

E’  sempre lei  che, nel 1922, inventò il Bacio  composto  dalle schegge di  lavorazione delle nocciole impastate col cacao  che andavano  a ricoprire una nocciola intera e il tutto –  per la bontà di  chi è golosa come la sottoscritta di  Baci (soprattutto  dei Baci  di  Dama…che la Perugina non me ne voglia) – avvolto  da cioccolata fondente.

Il Bacio Francesco Hayez (1859)
Il Bacio
Francesco Hayez (1859)

Non esiste il Bacio  senza il classico  cartiglio con frase d’amore:  quest’idea invece fu di Federico  Seneca, disegnatore e grafico che, dal 1920,  si  occupò  di  disegnare i cartelloni pubblicitari della Perugina ma, soprattutto, inventò il  contenitore con il  bacio  degli innamorati ispirato  al  quadro  di  Francesco Hayez  Il Bacio.

Il Museo  Storico  Perugina 

Infine, se vi  trovate a passare dalle parti  di  Perugia e volete saperne di più sulla storia della Perugina (magari  seguire anche  un corso della Scuola di  Cioccolato)  non può mancare la visita al Museo Storico  Perugina (prenotazione obbligatoria seguendo il link  del  sito) il secondo museo  d’impresa in Italia sotto la tutela della Soprintendenza dei  Beni  Culturali.

Alla fine del percorso è prevista una degustazione dei prodotti  della Perugina con possibilità di  acquisto  dei  medesimi (se volete inviarmi una confezioni di Baci l’indirizzo è: *******)

Alla prossima! Ciao, ciao….♥ 

Identikit per un albero

Caleidoscopio  di un albero © caterinAndemme
Caleidoscopio di un albero
© caterinAndemme

Anche se sapessi  che domani il mondo  andrà in pezzi,

vorrei  comunque piantare il mio  albero  di  mele

Martin Luther King 

Li  conosciamo? 

Sono  certa che la stragrande maggioranza di  voi  non ha bisogno di  quanto sto per scrivere per riconoscere le componenti  di un albero, quindi l’articolo  (o post, se preferite) è per le persone come me che riescono  a distinguere solo  una margherita da un  cactus (non è vero: è solo  falsa modestia).

Non essendo una botanica (questo è vero) mi limiterò a descrivere per immagini le parti  essenziali  di un albero, cioè la struttura del  tronco  e l’interno  del  fusto.

Per  una descrizione riguardante   felci, piante sempreverdi e latifoglie vi  consiglio  di seguire i link 

Figura 1:  La struttura dell’albero

Si, d’accordo: non è il massimo della chiarezza ma oggi IL Blog di  Caterina può  offrire  solo  questo.

Figura 2: Struttura interna del  fusto

Il libro

Esiste una vita segreta degli  alberi?

La  risposta  è di Peter Wohlleben che, forte della sua laurea in Scienze forestali,  ha scritto  appunto La vita segreta degli  alberi (anteprima alla fine dell’articolo).

Gli alberi ci somigliano molto più di quanto pensiamo. Quello che per molti è solo un bosco, è in realtà una comunità molto ben organizzata e coesa. In questo libro scoprirete che gli alberi sentono il dolore, hanno ricordi, sentimenti, parlano tra di loro e si prendono cura dei propri figli. Peter Wohlleben, celebre guardia forestale, grazie alla sua esperienza e agli studi durati una vita intera ci introduce alla vita nascosta degli alberi, portandoci in un mondo che mai avreste immaginato: gli alberi sono esseri sociali. Nei boschi secolari gli alberi si aiutano e si sostengono a vicenda come una vera e propria comunità, sono molto uniti tra di loro, tanto da condividere in momenti estremi il cibo, soprattutto con i vicini più in difficoltà. Questo libro, bestseller in Germania con oltre 350.000 copie vendute e in tutto il mondo dove è pubblicato in 20 paesi, risponde a molto domande:-perché il bosco è verde;-come si misura l’età di un albero;-cosa mangia un albero;-quanto beve;-perché si ammala;-come si protegge e tante altre scoperte sorprendenti. Il guardaboschi Peter Wohlleben ci racconta e ci fa scoprire una realtà tutta nuova, facendoci vedere il bosco con occhi nuovi e con rinnovato stupore per la magnificenza e la complessità della natura. Scoprirete che nei boschi secolari gli alberi hanno una vita molto più lunga e socialmente attiva rispetto agli alberi dei boschi piantati dagli umani, in cui ogni albero ha una vita a sé stante e molto più breve.

Buona lettura e buon fine settimana 

♥ Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro La vita segreta degli  alberi  di  Peter Wohlleben 

 

Piccole storie (presunte) di fantasmi

Poltergeist © caterinAndemme
Poltergeist
© caterinAndemme

Ogni  apparenza e forma sottratta alla terra,

ogni  accidente di  nascita e specie erano  ormai  scomparsi

Non c’era traccia di nulla su  quel  viso  di luce,

da sotto  la pietra spaccata

si  levava soltanto  lo  spirito  di  lei;

lei, proprio  lei, soltanto lei  splendeva visibilmente,

attraverso il suo corpo

Fantasima (1805) di Samuel  Taylor Coleridge

Quali  fantasmi?

Che i  fantasmi  siano  passati  di moda?

La domanda mi  sembra essere  pertinente  considerando il fatto che, avendo lo sguardo puntato sulle ultime notifiche del  nostro  smartphone e le orecchie occupate da cuffie dove la musica sparata a palla ci  regalerà un futuro  da sordi ( a proposito dai un ‘occhiata al mio  articolo), il nostro povero  fantasma converrà che ectoplasmi e rumore di  catene non hanno più spazio  nell’era contemporanea.

A meno  che:

  trovandoci  in una casa isolata,  in mezzo a una foresta, dove non vi  è copertura per la rete telefonica , di  notte, con un temporale e con la sola luce di una candela (colpa di un fulmine che ha polverizzato  la centralina elettrica), vi  viene in mente quello  che ha raccontato la vostra amica riguardo ad una misteriosa uccisione avvenuta proprio lì (nella casa) e vi  state chiedendo se è solo  fantasia quei  passi strascicati che salgono  la scala verso  la vostra camera da letto..

A questo punto, se non siete morte prima di  spavento (diventando  voi  stesse fantasma), tutta la modernità di  questo mondo non vi  servirà a scacciare quelle paure ancestrali insite nel nostro  DNA mentale.

Comunque, ritenendo  di  aver esagerato con la descrizione di  cui  sopra,  può anche essere che, in un condominio  moderno, in centro  città, dove tutto  funziona e la luce della strada nasconde quella delle stelle, abbiate la visita di un poltergeist  

Anche in questo  caso niente paura: la scienza ci  dice che si  tratta di illusione e…basta credere a ciò che ci  dice la scienza.

Piccole storie di  fantasmi  

Nel 1998 Vic Tandy, ricercatore presso l’Università di Coventry (Regno Unito) e il suo  collega Tony Lawrence, furono chiamati  ad esaminare uno  strano  caso  di presenze ultraterrene in una ditta che si occupava della produzione di  apparecchiature mediche (quindi niente  casa nel  bosco).

Gli impiegati interrogati  dai  due scienziati  riferirono di  avere la sensazione di una presenza invisibile nell’ambiente in cui  lavoravano.

Vic Tandy, essendo uno scienziato  e quindi votato  alla razionalità, liquidò il tutto come psicosi  collettiva.

Finché una notte, mentre stava facendo  ulteriori  verifiche nei locali  della ditta, avvertì un calo  della temperatura e l’apparire di una figura spettrale in un angolo  della stanza.

Ripresosi, la storia non dice quanto  tempo  dopo e se era fuggito buttandosi  giù da una finestra, ritornò ad essere lo  scienziato razionale che era: verificò che non vi  fossero perdite nei  contenitori  di  gas utilizzati per le apparecchiature mediche. Accertato che questa non era la causa della sua visione, passò ad esaminare altri  strumenti  che producevano  infrasuoni  

Questi  strumenti, avendo una frequenza di  vibrazione inferiore ai 20 Hz, quindi  non udibile dall’orecchio umano, generava a livello  neurofisiologico quello  che poteva essere definito un fantasma mentale.

Due anni  dopo, questa volta in Canada, Michael Persinger della Laurentian University, utilizzò i  campi  magnetici  per stimolare il cervello  di un paziente dell’età di  45 anni che accusava la fastidiosa visione di  spiriti  di ogni  genere.

Attraverso  questo  tipo di  stimolazione Persinger e colleghi riuscirono  a evocare nella mente del  soggetto in cura la visione di un fantasma (come se non bastassero  quelli  che  già vedeva): gli  scienziati  ebbero conferma della loro  tesi  e cioè che era l’effetto  di un campo magnetico a produrre le visioni.

La conferma arrivò esaminando un secondo  caso  dove questa volta ad essere vittima di  oscure presenze  era una ragazza, in precedenza colpita da una lesione cerebrale,   che sentiva sulla sua spalla sinistra la presenza di un bambino.

La causa di questa manifestazione venne trovata in un orologio  elettrico posto  accanto  al  letto della ragazza: gli impulsi  magnetici  emessi  dall’apparecchio andavano in qualche modo  a colpire la zona in cui  era presente la lesione cerebrale della donna.

Dunque non abbiate paura: quell’ectoplasma che vi  sta di  fronte se chiudete gli occhi  sparirà…forse.

Alla fine dell’articolo  troverete l’anteprima del libro L’ora degli spettri una raccolta di  racconti  di  diversi  autori dalla metà dell’Ottocento  fino  alla metà del  Novecento.

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao...


Anteprima del libro  L’ora degli  spettri

 

La steganografia a portata di tutti

Spy Service © caterinAndemme
Spy Service
© caterinAndemme

Il posto  migliore per nascondere qualsiasi  cosa è in piena vista

Tratto  da La lettera rubata di  Edgar Allan Poe 

Siamo tutte novelle 007 

Il correttore ortografico ha  continuato  insistentemente a voler correggere la parola steganografia con quella di crittografia: evidentemente non conosce tutti  gli  strumenti  di  James Bond  per celare un messaggio a occhi  indiscreti e che la steganografia è un metodo molto più sofisticato della semplice crittografia 

Nella crittografia lo scopo  è quello  di  mantenere celato il contenuto di un messaggio; nella steganografia è lo  stesso  messaggio ad essere nascosto.

In pratica per nascondere un messaggio  si  utilizza un carrier che può essere,  ad esempio, una fotografia o un brano  musicale oppure, come in alcuni  testi  dell’occultismo (a proposito  puoi leggere  il mio  articolo  su Picatrix), bisogna essere degli iniziati  per estrarre  il testo  originale nascosto  da frasi  sconclusionate (appunto  come nel  Picatrix)

Erodoto, nelle sue Storie,  riferendosi all’episodio in cui Demarato, re di  Sparta esiliato in Persia,  racconta il modo con il quale   lo spartano volle avvertire i  suoi compatrioti  della prossima invasione da parte di Serse:

Demarato  che si  trovava in Susa era venuto  a saperlo e volle darne notizia agli Spartani. ma siccome non aveva altro  modo per comunicarla, perché c’era pericolo di  essere arrestato, immaginò questo  stratagemma: presa una tavoletta ripiegata, ne raschiò via la cera e sul legno  della tavola scrisse, incidendo  le parole, la decisione del  re; ciò fatto sulle parole fece di nuovo  colare la cera, affinché la tavoletta vuota non procurasse molestie, a chi la portava, da parte delle guardie della strada

(Storie – Libro VII 234 -238)

La storia continua conn la vittoria degli  Spartani  su Serse nella Battaglia navale  di  Salamina 

Le spie tedesche,  durante la Seconda guerra mondiale, utilizzarono  la steganografia riducendo fotograficamente il  messaggio  fino  alle dimensioni  di un puntino per poi  sovrapporle al punto  dattiloscritto  di una normale lettera.

OpenPuff: lo strumento per le aspiranti 007  

Volete comunicare al  vostro  amante (lui, lei o leilui) il luogo  del vostro prossimo  incontro segreto senza che il partner ufficiale (lui, lei o leilui) lo venga a sapere?

Detto  questo (e dopo  che mi sono  fatta i fatti  vostri, ma essendo il blog il mio…) vi  dico  subito  che lo  strumento in questione è un software creato dall’italiano  Cosimo Oliboni nel  2004 e in continuo aggiornamento: OpenPuff (per gli  amici  semplicemente Puff).

 

OpenPuff screenshot
OpenPuff screenshot

 

Con OpenPuff avete la possibilità di  celare il  vostro  messaggio in un file audio o  video, in un’immagine oppure in un file Flash – Adobe.

Potrebbe anche essere utile per inserire un watermark  invisibile nelle vostre fotografie per preservarne il  copyright.

OpenPuff lo potete scaricare da questa pagina(solo per sistema Windows) mentre in questo Pdf troverete tutto  ciò che potrà esservi  utile per conoscere  meglio  il programma.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao….

Nancy Wake: il Topo Bianco contro il nazismo

Partigiane © caterinAndemme
Partigiane
© caterinAndemme

Credo  che ognuno  di  noi possa vincere la paura facendo  le cose che ha paura di  fare

Eleanor Anna Roosevelt 

Preludio alla nascita del  Topo Bianco 

 

Nancy Wake
Nancy Wake

Nancy Grace Augusta Wake nasce a Roseneath  (WellingtonNuova Zelanda) il 30 agosto 1912,  ultima di  sei  figli dopodiché, due anni  dopo, l’intera famiglia si  trasferisce a Sidney in Australia.

La madre, Ella Wake, ben  presto  si  ritrovò sola ad accudire i  suoi  figli perché il marito  pensò  bene di  abbandonarla per far ritorno  in Nuova Zelanda.

La vita è dura in questi  frangenti, ma se si  ha carattere si  ha anche il coraggio  di  intraprendere decisioni che cambieranno  la propria vita:   Nancy, all’età di  sedici  anni,  va via di  casa (la storia non dice se con il bene placito  della madre)   per poi intraprendere la carriera infermieristica.

Con  una piccola eredità ricevuta da una sua zia, la vita di Nancy  cambia ancora una volta: con quei  soldi  andrà prima a New York e in seguito a Londra dove intraprenderà la carriera di  giornalista.

Dalla capitale inglese passa a quella francese:  a Parigi diventerà una delle più giovani  corrispondenti dell’impero  mediatico   dell’editore statunitense William Randolph Hearst.

Il suo impegno  da giornalista la porterà in Austria nel periodo  dell’ascesa di  Adolf Hitler: ed è qui che, essendo  testimone diretta delle persecuzioni in confronto alla popolazione di  origine ebraica, nasce in lei un’avversione totale per il  regime nazista.

L’ alleanza della Lega di  Matteo  Salvini con il partito  dell’ultradestra tedesca Afd è  il segno di  quanto  la storia diventa tabula rasa per chi   vuole riscriverla a scapito  della nostra democrazia.

 

La nascita del  Topo Bianco

Il 30 novembre 1939 sposerà l’industriale francese Henri Edmond Fiocca: l’anno  seguente, quando  la Francia viene invasa dall’esercito  tedesco, lei  si prodigherà per aiutare la resistenza francese anche grazie all’aiuto  economico  del marito.

Collaborando  con i partigiani riuscirà  a far fuggire molti  ufficiali  e soldati inglesi bloccati in Francia dopo la ritirata di  Dunkerque in quella che fu  chiamata Operazione Dynamo.

Nel 1943 Nancy Wake, scoperta dalla Gestapo, deve fuggire da Marsiglia: il marito  le promette che al più presto  l’avrebbe seguita nella fuga, ma una spia al  soldo  dei  tedeschi lo fece catturare e, dopo  essere stato  torturato per estorcergli informazioni sulla resistenza, verrà fucilato.

Nancy Wake scoprirà questa tragedia solo  alla fine della guerra.

Anche lei, però, verrà  catturata a Tolosa, solo  che i  nazisti non sapevano  effettivamente chi  lei  fosse: un conoscente inventerà una storia di relazione extraconiugale  che convince i  carcerieri  a rilasciarla dopo  quattro  giorni  di  prigionia.

Attraversando i Pirenei, dalla Spagna arriverà in Gran Bretagna.

Lo  Special Operation Executive (SOE) riconoscendo in lei volontà e notevole autodeterminazione l’arruolerà e, dopo aver passato  brillantemente il difficile percorso  d’addestramento militare, la notte tra il 29 e il 30 aprile 1944 verrà paracadutata in Auvergne dove prenderà contatto  con i  maquis comandati  da Henri Tardivat.

Ma il maschio  sciovinista si  fa sentire anche in questi  frangenti: Tardivat pensò che una donna potesse essere solo  d’intralcio ai  suoi  piani, ricredendosi quando la vide in azione specie durante  l’assalto  al  quartier generale della Gestapo a Montluçon  (dipartimento  dell’Allier) dove uccise a mani  nude una sentinella che stava per dare l’allarme.

Intanto  la Gestapo aveva messo una taglia di cinque milioni di  franchi  sulla testa di  Nancy Wake dandole anche un nome in codice per identificarla: il Topo Bianco 

L’epilogo della vita di  Nancy Wake 

Alla fine della guerra Nancy Wake venne insignita di  alte onorificenze da parte dei  governi  della Nuova Zelanda, Australia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.

In seguito  lavorò per il Ministero dell’Aereonautica britannico e per le ambasciate inglesi  di Parigi  e Praga.

Ritornò in Australia dedicandosi  alla politica: solo  questa volta, nella sua vita, gli  esiti  furono deludenti.

Nel 1957 sposò il capitano  della RAF John Forward.

Nel 1960 entrambi  decisero  di  far ritorno in Australia (ancora una volta lei  si  candidò per le liste liberali e ancora una volta il risultato  fu quello dell’esperienza precedente).

Nel 1985 i  coniugi Forward lasciano  Sidney per una vita da pensionati  a Port Macquarie: in questa cittadina lei  troverà tempo  e ispirazione per scrivere la sua autobiografia e cioè Il Topo Bianco che venne ristampato in migliaia di  copie e tradotto  in più lingua (non so  se esiste un’edizione in italiano).

Il 19 agosto 1997 il marito  John Forward muore. quattro  anni  dopo (2001) Nancy Wake lascia di nuovo  l’Australia per recarsi a Londra.

Nel 2003, quando  ha raggiunto l’età di novant’anni, decide di  ritirarsi presso  la Casa per veterani Royal Star and Garter.

L’avventurosa vita di  Nancy Wake termina la domenica del 7 agosto 2011 presso il Kingston Hospital dove era stata ricoverata per un’infezione ai  polmoni: aveva novantotto anni

Le sue ceneri  vennero  sparse nel  villaggio  di Verneix in Francia

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…