Non vi ho mai parlato del Nordic Walking e dei suoi vantaggi?

 

Nordic Walking nel Parco della Mesola (Delta del Po)…….chi  sarà mai il  soggetto nella foto?

 

Ho promesso  a me stessa che non   avrei più parlato  del  Nordic Walking in questo  blog.

Ma, essendo  la promessa rivolta solo  a me stessa ed essendo, inoltre,    la webmaster de Il Blog di Caterina, essa  è revocata. 

Incomincio ad elencare alcuni benefici  di  questa disciplina:

  • Si ottiene un coinvolgimento di circa il 90% della nostra muscolatura (oltre 600 muscoli)
  • Grazie al coinvolgimento attivo della muscolatura ausiliaria dell’apparato respiratorio, è incrementata l’ossigenazione dell’intero organismo.
  • Mantiene in esercizio quattro delle cinque forme principali di sollecitazione motoria: resistenza, forza, mobilità, coordinazione.
  • Scioglie le contrazioni nella zona delle spalle e della nuca (zona cervicale)
  • Ritarda il processo di invecchiamento
  • Stimola l’eliminazione degli ormoni originati dallo stress.
  • Aumenta la frequenza cardiaca di 10-15 pulsazioni al minuto rispetto alla camminata tradizionale alla stessa andatura. Genera quindi un buon esercizio cardiocircolatorio.
  • Rinforza il sistema immunitario
  • Migliora la postura e favorisce la mobilizzazione della colonna vertebrale.
  • Alleggerisce il carico sulle articolazioni e sull’apparato motorio in genere.

A questi si aggiungono i benefici  anti – stress :

  • Migliora il tono dell’umore perché il nostro corpo libera delle sostanze, le endorfine e le serotonine, capaci di contrastare l’ansia e la depressione;
  • Si armonizza il battito del cuore che, come sappiamo, nei momenti di stress tende ad accelerare, causando ansie e paure;
  • Con i miglioramenti fisici del corpo, la mente tende ad allontanare i problemi rendendoli meno assillanti e, allo stesso tempo, tende a vedere con maggiore tranquillità le preoccupazioni di tutti i giorni in modo da poterle affrontare serenamente.
  • Si regolarizza il respiro, che, nei momenti di ansia e di paura, tende a farsi corto, superficiale e “alitante”;
  • Si scaricano le tensioni muscolari accumulate senza il rischio di strappi o stiramenti

Non vi  basta? Allora mettiamoci  altri  benefici  generali :

  • Si ristabiliscono i valori della pressione, i livelli dei trigliceridi e del colesterolo: si consumano i grassi;
  • Diminuisce i valori glicemici nelle patologie diabetiche;
  • Si protegge l’organismo da osteoporosi e artrosi: infatti, uno sforzo moderato e costante stimola la capacità delle ossa di assimilare il calcio e produce sostanze come l’elastina e il collagene che formano le cartilagini;
  • E’ stato dimostrato che con il Nordic Walking si abbassa notevolmente la percezione della fatica il che consente di poter effettuare una attività fisica più lunga. Ideale quindi per persone non sportive o poco allenate.

Come ogni attività sportiva anche il Nordic Walking necessita  di un apprendistato in cui  istruttori  qualificati  ne illustrino la tecnica: la Scuola Italiana di Nordic Walking  dal 2008 si occupa della formazione di  istruttori per mezzo  di  corsi  annuali. Il percorso di  formazione non si limita al solo  grado  di istruttore ma prosegue nel  tempo con altri corsi  di  aggiornamento, fino  ad arrivare al grado  massimo  di  Maestro di  Nordic Walking (chissà, fra un centinaio di  anni, cioè quando  finalmente andrò in pensione, potrei  pensarci).

Anche il Parco Naturale Regionale  del  Beigua  si  è dotato  di alcuni itinerari dove praticare in tutta tranquillità il Nordic Walking (ne ho già parlato in altri  articoli  del  blog).

Non mi  resta che augurarvi  buona camminata nordica.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 

 

 

Nel “Bosco della Mesola” tra i cervi invisibili

L’ingresso del Bosco della Mesola con i cartelli esplicativi di ciò che andremo a vedere (© 24Cinque)

PRIMA DI INIZIARE:

Il cervo della Mesola

I cervi presenti  nella riserva naturale dello  stato  “Bosco  della Mesola”, in provincia di  Ferrara, sul margine meridionale del  delta del Po, rappresentano  un’entità faunistica di  estrema rilevanza sotto  il profilo zoogeografico, ecologico, conservazionistico e storico. Innanzitutto, essi  costituiscono la sola popolazione di  cervo  autoctona dell’Italia peninsulare, sopravvissuta a secoli  di  caccia e alterazione dell’habitat da parte dell’uomo.

Questo nucleo è uno  dei pochi in Europa a non essere mai  stato oggetto di ripopolamenti con esemplari  di provenienza esterna.

L’isolamento  geografico nell’area del  delta del  Po, in un habitat di  bosco  planiziale litoraneo, a cui  questo  nucleo  è stato  sottoposto  da secoli, ha prodotto un ecotipo rustico, adatto  ad un ambiente scarsamente produttivo, con caratteristiche morfologiche e struttura del palco parzialmente differenti  dagli  altri  cervi.

Inoltre, recenti  studi di  carattere genetico hanno evidenziato  come questi  esemplari presentino un aplotipo esclusivo, a livello  di Dna mitocondriale, un’affinità con il cervo  sardo e, in parte, con quello iberico, ma ben distinti  da quelli  del centro-nord Europa.

La sopravvivenza a  lungo  termine del  nucleo  del  cervo della Mesola è messo a rischio  da fattori  demografici, dovuti  all’esiguità della popolazione, dal  basso  tasso  riproduttivo del  nucleo  sopravvissuto, dalla competizione interspecifica con il daino, dalla mancanza di  sottopopolazioni alternative a quella principale, oltre che alla bassa variabilità genetica.

Questa lunga prefazione non è ovviamente farina del mio  sacco ma è stata ripresa (copiata) interamente dalla guida introduttiva del  Programma nazionale per la conservazione del  cervo  della Mesola a cura del  Corpo  Forestale dello  Stato (Carabinieri?).

Detto  questo  di  cervi non ne abbiamo  visto  neanche uno: forse si  tratta di  esemplari  timidi, oppure la notte prima hanno  fatto  bagordi e si  stavano giustamente riposando.

All’interno  del  Parco, comunque, vi  sono  percorsi autorizzati liberamente fruibili, mentre altri  settori sono  aperti  al pubblico solo attraverso l’accompagnamento  di una guida del  Corpo  Forestale  (Bosco  della Mesola – INFO).

(© 24Cinque)

Sono  presenti  tre percorsi di cui  quello indicato con un segnavia di  colore rosso è il più lungo: viene dato con un tempo  di percorrenza di  due ore e mezza ma, in effetti, il tempo  necessario a percorrerlo  tutto (senza fretta) si  riduce all’incirca di un’ora.

Esiste anche un circuito per ipovedenti, ma il suo  stato ci  ha lasciato perplessi sulla sua usufruibilità da parte di persone con questo   tipo di problematica.

Il terreno, che è di  origine alluvionale, indice della presenza di  antiche dune, ha con il tempo formato  dei  ristagni  d’acqua con la presenza di  vegetazione palustre.

Mesola agli argini del Po / © 24Cinque

 Per concludere la giornata non possiamo  rinunciare alla visita di  Mesola e al  suo  castello sede del Museo del Cervo  e del  Bosco  della Mesola

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………….


 


 

Con il Nordic Walking verso l’Eremo del Deserto di Varazze

 

Vi ho  già parlato in un precedente articolo di un percorso adatto  al Nordic Walking partendo da Cogoleto (riviera di ponente genovese) fino ad arrivare a Varazze.

Oggi vi  parlo  di un altro percorso sempre adattissimo  al Nordic Walking il cui  inizio  non è molto  distante da quello precedente.

Basterà, infatti, partendo  sempre dal paese di  Cogoleto, spostarsi al  suo  interno  verso  la frazione di  Sciarborasca: qui, di  fronte alla sede della Croce d’Oro, vi è un ampio  parcheggio  dove lasciare l’auto.

Sempre nei  dintorni, lasciando  alle spalle il parcheggio, ci  dirigeremo  verso quello  che sarà la nostra metà: l’Eremo  del  Deserto.

Dal punto  di  vista del paesaggio  questo percorso non è forse all’altezza di  quello precedente, ma ha senz’altro l’indubbio  vantaggio che, durante i  giorni  festivi, essendo decisamente meno  affollato, ci permette la pratica del NW in tutta tranquillità (comunque qualche auto passa sempre, quindi  facciamo  sempre attenzione).

 

 

È la meta, cioè l’Eremo  del  Deserto, a ripagarci in termine di  soddisfazione (anche) culturale una volta giunti (niente paura: il percorso ci impegnerà per poco  più di un’ora e solo l’ultimo  tratto presenta una decisa pendenza).

 

 

DUE CENNI  SULL’EREMO  DEL DESERTO

 

Quando arriveremo al ponte sul torrente Malanotte, non dovremo  fare altro  che affrontare l’ultimo  tratto in salita giungendo  così ad un piazzale antistante l’edificio  religioso.

 

Non si può accedere al  chiostro interno del  convento per rispettare l’intimità dei  frati  (appartenenti  all’Ordine dei Carmelitani) i quali, per altro, saranno  ben lieti  di  vendervi i loro  prodotti  quali miele, marmellate, liquori, acque profumate.

Girando dietro  alla facciata del  convento, seguendo il muro perimetrale del chiostro, arriviamo all’ingresso  della cappella: un vero  gioiello di  architettura sacra moderna.

Al  suo interno lo spazio è essenzialmente pulito, adattissimo a ritrovare in esso la nostra tranquillità interiore.

 

 

Arrivati  fin qui  abbiamo  la scelta di  ritornare indietro  sui  nostri passi, oppure approfittarne per continuare la nostra esplorazione dei dintorni.

Infatti, proseguendo per la strada asfaltata,  dopo una manciata di  chilometri si  arriverà all’agriturismo  La Fonda, di  cui  non ne conosco  la qualità perché  semplicemente non ne ho  mai  avuta occasione di provarla (fatemi  sapere…).

Un altro  sentiero, questa volta da affrontare con gli  scarponcini,  scavalca il torrente per proseguire verso il monte Sciguelo: qui potete trovare lo  sviluppo dell’itinerario  che però parte da Varazze. Volendo  si può abbreviare lasciando  l’auto  davanti  all’Eremo.  

Dallo  Sciguelo (qualcuno  scrive anche Sciguello) in poco  tempo  si  arriva a Pra Riondo e qui  le possibilità per gli  escursionisti  sono molteplici: verso il Beigua e il Sassello; Piampaludo e la Torbiera del Laione; seguendo  l’Alta Via dei  Monti  Liguri in direzione  del  rifugio  Argentea e monte Reixa – Passo  del Faiallo.

Bene, prossimamente mi  aspetta un po’  di  Nordic Walking in Irpinia, quindi  ci sentiremo un po’  più in là.

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 


 

 

Nordic Walking: una passione lunga da Voltri a Varazze

Seguitemi……………..

 

Non occorre essere maratoneti  per beneficiare di un effetto anti-infiammatorio sul nostro  organismo: mezz’ora di  camminata veloce è più che sufficiente per raggiungere tale scopo, senza incidere più di  tanto  sui  nostri legamenti.

Come diceva quella canzone (di  cui  non ricordo  ne autore o titolo): si può far di più, e cioè dedicandosi  ad un’attività sportiva completa come il nordic walking.

Naturalmente il consiglio  è quello di divertirsi nel nordic walking sfruttando quello  che offre un ambiente naturale (quasi) incontaminato: in pratica potete anche farlo in città, possibilmente, però, nei parchi  cittadini.

Uno di  questi percorsi, approntati dal Parco naturale del  Beigua, è  quello  che, partendo  da Voltri (Genova),  arriva fino a Varazze: complessivamente sono sedici  chilometri e mezzo accompagnati dal profumo  del mare…beh, non sempre!

Percorso costiero Varazze – Voltri

 

A dire il vero la mia preferenza va senz’altro nel  tratto che dalla cittadina di  Cogoleto (altra località che vanta la nascita di  Cristoforo Colombo) fino a Varazze: indiscutibilmente in questo percorso (dove una volta correva la ferrovia) ci  si può immergere nella natura sia mentalmente che fisicamente, specie d’estate quando  la calura invita a fermarsi in una delle belle spiagge a ridosso  del percorso.

È naturale che un simile percorso nei  giorni  festivi  sia più che affollato da turisti, corridori, amanti del  NW (cos’è l’NW?….ma dai! Allora perché ho  scritto  quest’articolo?), proprietari  di cani, cani proprietari dei proprietari di  cani, pescatori immobili (tanto non pescano  nulla), amanti  giovani ed anziani, famiglie con figli  e famiglie senza , se non incorporate nel (dolce) grembo  della futura mamma ma, soprattutto, loro: i  ciclisti.  

Carissimi  ciclisti, comprendo molto  bene la vostra foga in sella alla vostra beneamata bicicletta: eppure, dovete comprendere, che non siete solo voi a godere di  questo regalo  della natura e che le persone, appartenenti  alle categorie sopra citate, hanno il diritto, come voi  del resto, di  camminare, correre o  fermarsi,  senza essere travolti da un’orda selvaggia di  ciclisti  che li  vede solo come ingombranti  birilli.

Quindi, specie in galleria: RALLENTATE!!!!!

Altrimenti  la via Aurelia è tutta per voi  (e per le auto).

 

Piccolo  appunto per il Comune di  Varazze: vogliamo mettere qualche cestino  della spazzatura in più?

Piccolo  appunto  per i proprietari dei  cani: immagino quanto  sia fastidioso per voi   portarsi  in giro   le deiezioni del  vostro amico  pelosetto, diligentemente raccolte   e custodite nell’ apposito sacchettino che,  non trovando per l’appunto  dove gettarli, vengono ignominiosamente abbandonati  nascondendoli in qualche anfratto o  aiuola.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……..

 

 

Nordic Walking nel Parco Naturale regionale del Beigua


Cima del Pozzo Itinerario N°4 ©24Cinque
Cima del Pozzo
Itinerario N°4
©24Cinque

 

Ciao, cosa ne dite di fare due passi con me per i sentieri  del Parco  Naturale Regionale del  Beigua in Liguria?

No, così l’introduzione non mi piace: riproviamo!

Blablabla!

Neanche questa va bene, allora arriviamo  al  dunque:

L’Ente parco  ha realizzato ben 6 itinerari adatti  al Nordic Walking, con difficoltà minime anche per i percorsi montani (in pieno  inverno potrebbe esserci la presenza di neve).

 

Come iniziare a fare Nordic Walking

 

 

Quello che vi propongo è l’itinerario che da Piampaludo arriva fino  al rifugio  Argentea

 

clip_12

 

La località di  Pratorotondo  si  raggiunge da Varazze, quindi proseguendo verso  Alpicella dove inizia la strada per la cima del  Monte Beigua (1.287 metri) riconoscibile dalla presenza di un ristorante, che una volta faceva anche servizio  di  albergo,   e da una selva di  ripetitori che ne deturpano  il panorama (vi è anche un piccola e graziosa chiesa).

La strada che da Alpicella arriva in cima in alcuni punti  è molto  stretta:  se siete alla guida di un autoblindo non avrete nessun problema per quanto riguarda la precedenza, altrimenti  fate molto  attenzione all’incrocio  con altre auto.

Altra avvertenza: il massiccio del  Beigua è prospicente al  mare quindi, specie in periodo invernale, non è infrequente trovare la nebbia.

Dal Beigua proseguiamo in discesa verso  Pratorotondo: qui  la strada, se pur asfaltata, presenta delle buche che mettono  a dura prova gli  ammortizzatori  delle auto (un po’ di  asfalto per coprirle? Richiesta diretta all’Ente Parco).

A Pratorotondo parcheggiamo, alle nostre spalle un ristorante e un centro visitatori del Parco  aperto  solo  d’estate  e nei  giorni  festivi.

La strada prosegue verso  la località di Piampaludo, mente noi, una volta attrezzati  con scarponcini  e bastoncini (eventualmente con  il resto  degli indumenti) possiamo iniziare a camminare: il percorso  segue l’Alta Via dei Monti  Liguri .

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

   Nella guida  la descrizione dell’itinerario, insieme a quella degli  altri  cinque percorsi.

 

 

20160504_103837
“Mare e Monti” dal rifugio Argentea ©24Cinque

“LUI” ed IO

clip_13

Gli uomini sono animali, e come tutti gli animali anche noi quando ci spostiamo lasciamo impronte: segni di passaggio impressi nella neve, nella sabbia, nel fango, nell’erba, nella rugiada, nella terra, nel muschio.

Tratto  dalla prefazione del  libro “Le Antiche Vie” di Robert Mcfarlane