Seguitemi nella Valle delle Meraviglie

Siete pronti per questa escursione nella Valle delle Meraviglie?
Si, allora seguitemi…
Credit: Archivio 24Cinque P&B

La Valle delle Meraviglie in poche parole (poche, poche…)

La Valle delle Meraviglie è un vasto circolo  glaciale disseminato  di  laghi.

Il toponimo Meraviglie è riferito  alle innumerevoli incisioni  rupestri  presenti  nell’area.

Il nome venne utilizzato per la prima volta nella Storia delle Alpi  Marittime di Pietro  Gioffredo (Nizza, 16 agosto 1629 – Nizza 11 novembre 1692), quindi nella carta del  Theatrum Statuum  Sabaudiae (1682) ed in quella di Jean-Baptiste  Nolin del 1691.

Il toponimo  è quello  che ancora oggi viene utilizzato, e che resterà tale per indicare questa particolare zona delle Alpi  Marittime.

La linea di  demarcazione ad est, tra le  Alpi  Marittime e le Alpi Liguri, passa dal   Colle di  Tenda (1.870 mslm).

Geologicamente le due catene montuose si  distinguono dal  fatto  che le Alpi Marittime presentano  rocce di  tipo  cristallino, mentre le Alpi  Liguri hanno  rocce di  tipo calcareo.

Due parchi naturali  interessano  l’area delle Alpi Marittime:  il Parc national du Mercantour e il Parco  naturale delle Alpi  Marittime (i  due parchi  sono gemellati dal 1987 e oggi   vengono  proposti come patrimonio universale dell’umanità dell’UNESCO)

ITINERARIO

Prima di  descrivere l’itinerario  il mio  suggerimento è per una  visita del  Musée des Merveilleis inaugurato il 12 luglio 1996 a Tende che, oltre ad essere un valido punto  di partenza per la conoscenza della Valle delle Meraviglie e le sue incisioni  rupestri, è un centro  di  ricerca per l’arte rupestre del Monte Bego.

 

Da Casterino  al  Lac Vert de Fontanalba 

La partenza è da  Casterino (1.546 mslm), raggiungibile da St-Dalmas de Tende con la RD 91, dove si  trova anche la Casa del  Parco  con annesso  ufficio  di informazioni aperto  solo  nel periodo  estivo.


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Da Casterino prendiamo  il sentiero  contrassegnato dal  segnavia n.391 (direzione Lac Vert e rifugio  Fontanalba): è una vecchia strada militare che attraversa una bella foresta di  larici.

Si  arriva,  quindi, alla Vastiére Médiane (ricovero  stagionale dei  pastori) e proseguendo si  arriva nei pressi  del Refuge de Fontanalbe (2018 mslm) raggiungibile seguendo il segnavia n. 389. 

Noi, invece, andiamo  avanti  fino  a raggiungere in breve l’ingresso della Valle delle Meraviglie alla quota di 2130 metri (segnavia n. 387).

A questa punto  entreremo  nell’area a protezione totale dove un guardaparco  ci  darà tutte le informazioni  necessarie per la visita.

La Via Sacra
Credit: Archivio 24Cinque P&B

Seguiamo  le indicazioni verso  la Via Sacra: un ripido  canalino della lunghezza di una settantina di  metri che presenta un affioramento  roccioso  inclinato  con incisioni  rupestri .

Una volta in cima il percorso  scende incontrando per prima la Casa del  Parco  nei  pressi del Gias des Pasteurs quindi, superando  due laghetti  affiancati, si  procede in direzione del  Lac Vert caratterizzato  dall’avere nel suo  centro un isolotto   con sette larici. Nei pressi del  lago, deviando  sulla sinistra, si incontrano  altri  massi  con incisioni.

In Breve arriveremo di nuovo  all’ingresso del  parco  per ridiscendere verso  Casterino seguendo  l’itinerario  dell’andata.

In tutto il percorso ha una durata  di  cinque ore escludendo le soste per ammirare le incisioni e, magari, mangiare un panino.

Galleria fotografica

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Consigli  di  lettura 

 

Per  un maggior approfondimento sulla Valle delle Meraviglie e sulle incisioni  rupestri vi  consiglio  la lettura del libro Le incisioni  rupestri della Valle delle Meraviglie di Enzo  Bernardini  (Blu Edizioni – 2001)

Alla prossima! Ciao, ciao……………… 

Parigi è sempre una buona idea: lo dice il ghost writer

Le bateau sur la Seine
Caterina Andemme ©

Questa è una grande città: Parigi! È esattamente come qualsiasi altra grande città, Londra, New York, Tokyo, ad eccezione di due piccoli particolari: a Parigi si mangia meglio e a Parigi si fa l’amore…beh, si, forse meglio, ma certamente più spesso. Si fa l’amore qualsiasi ora e in qualsiasi luogo: sulla riva sinistra della Senna, sulla riva destra, e tra una riva e l’altra; si fa di giorno, e si fa di notte; lo fa il beccaio, il fornaio, e il signore che appare in ogni inevitabile guaio; in movimento, e nella più assoluta immobilità; lo fanno i barboncini, i turisti, i generali, e una volta ogni tanto perfino gli esistenzialisti! C’è l’amore giovane e l’amore stagionato, l’amore coniugale e quello illecito!

Audrey Hepburn 

Si, aveva ragione la nostra Audrey: a Parigi  si mangia bene e …..

Amo Parigi, forse non quanto  Genova, anche se ultimamente quest’ultima ha dovuto subire i  miei  tradimenti per altre città: Milano, ad esempio e, tanto per rimanere esterofili,  Ljubljana (ma qui  l’amore è condiviso con l’intera Slovenia).

Amo  Parigi e voglio un gran bene a Frederique mia cugina parigina DOC: come lo  sia diventata è questione di  famiglia.

Questo piccolo  preambolo per introdurre la presentazione di un libro  che vede, per l ‘appunto, Parigi come protagonista di una storia.

Ma ancora prima, però, devo  chiedere scusa alla mia amica Gabriella (Lella per distinguerla dalle altre due Gabrielle mie amiche: Gabry  e Gabriella come Gabriella): quasi  un anno  fa mi  aveva consigliato  la lettura di  questo libro ed io, vergognosamente,  non l’ho  ancora fatto.

Presto  rimedierò.

libri in vetrina

Nicolas Barreau è uno  scrittore inesistente, diversamente dalla  nostra Elena Ferrante    che  se pur nascondendosi dietro  uno pseudonimo è una scrittrice in carne ed ossa e molto  talento.

Barreau è nato  da un’analisi  di  mercato  di una casa editrice tedesca, la Thiele & Brandstätter, perché, così sembra, in Germania le case editrici hanno il vizio di  creare autori  fittizi in base al  genere che va più di moda: in poche parole vi  sono  una moltitudine di  ghost writers condannatioltreché all’oblio, vedersi  corrisposto un onere inversamente proporzionale ai guadagni  delle case editrici che gli  hanno  commissionato il lavoro: niente paura, succede anche in Italia.

Comunque Parigi è sempre una buona idea (frase detta da Audrey  Hepburn nel  film Sabrina del 1954) ha ottenuto un buon (discreto)  successo.

Nel  box alla fine dell’articolo l’anteprima del  libro (che presto  leggerò: Lella  non è che me lo puoi prestare?).

A Parigi, in rue du Dragon, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés, ci si può imbattere in un piccolo negozio con una vecchia insegna di legno e, dentro, mensole straripanti di carta da lettere e bellissime cartoline illustrate: la papeterie di Rosalie Laurent. Talentuosa illustratrice, Rosalie è famosa per i biglietti d’auguri personalizzati che realizza a mano. Ed è un’accanita sostenitrice dei rituali: il café crème la mattina, un buon bicchiere di vino rosso dopo la chiusura. I rituali aiutano a fare ordine nel caos della vita, ed è per questo che, per il suo compleanno, Rosalie fa sempre la stessa cosa: sale i 704 gradini della Tour Eiffel fino al secondo piano e, con il cuore in gola, lancia un biglietto su cui ha scritto un desiderio. Ma finora nessuno è mai stato esaudito. Tutto cambia il giorno in cui un anziano signore entra come un ciclone nella papeterie. Si tratta del famoso scrittore per bambini Max Marchais, che le chiede di illustrare il suo nuovo libro. Rosalie accetta felice e ben presto i due diventano amici, La tigre azzurra ottiene premi e riconoscimenti e si aggiudica il posto d’onore in vetrina. Quando, poco tempo dopo, un affascinante professore americano, attratto dal libro, entra in negozio, Rosalie pensa che il destino stia per farle un altro regalo. Ma prima ancora che si possa innamorare, ha un’amara sorpresa: l’uomo è fermamente convinto che la storia della Tigre azzurra sia sua…

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 


Anteprima del libro Parigi è sempre una buona idea 

 

Voulez-vous faire un peu de longe – côte avec moi?

Onda su Onda  – 24Cinque © – 

 

Si  dice che l’attività fisica sia fondamentale per una vita sana e (possibilmente) lunga.

Da questo  dogma della medicina possiamo escludere a priori il guardare lo sport stravaccati  su  di un divano  e, magari, con una birra in mano: cosa che, soprattutto tra i maschi  riuniti in gregge, provoca il desiderio di  esibirsi in turpe emissioni  gassose attraverso il cavo  orale (in gergo  medicale: eruttazioni).

Dunque, per fare attività fisica, c’è  solo l’imbarazzo  della scelta in base a ciò che preferiamo.

Non sto qui  a dirvi  che io personalmente adoro  il nordic walking e l’escursionismo (tanto  a voi  cosa vi interessa?), ma piuttosto  di una nuova attività sportiva proveninete dalla Francia:   il longe – côte .

Intanto  dico  subito  che non è una  moda, ma che il longe – côte esiste dal 2005 quando  Thomas Wallyn, allenatore di  canoisti  a Dunkerque   (a proposito, molto  bello il film omonimo  di  Christopher Nolan)  , inventò il metodo per rinvigorire gli  atleti.

Dalla cittadina francese si  è poi  diffusa lungo  le coste francesi creando dei  veri  e propri  sentieri blu  arrivando, recentemente in Liguria, in special modo ad Alassio  e Laigueglia con il sostegno  della Federazione Italiana Escursionismo che per una volta abbandona i  sentieri montani  per quelli  marini.

La scelta dei  fondali  liguri  di  Laigueglia e Alassio  è facilmente intuibile dal  fatto che qui il fondo  è sabbioso a differenza di altri  fondali della regione percorribili  solo  se muniti  di  scarponi  da palombaro.

L’attrezzatura per il  (mi  viene il dubbio  che sia la) longe – côte consiste in una muta e una pagaia o attrezzo  similare.

Nel  video  a fine articolo qualche spiegazioni in più.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


Ciao, sono di nuovo qui…

Oui, je suis Catherine

 

Eccomi di nuovo  a voi dopo la pausa delle ferie trascorse nella regione dei Midi-Pyrénées, in particolar modo nel dipartimento  dell’Ariège e. quindi,  nell’omonimo  Parco  naturale.

Ovviamente, siccome siete persone culturalmente molto preparate, vi  risparmio  le coordinate geografiche del luogo (d’altronde c’è un link apposta per dirimere ogni  dubbio).

A questo punto dovrei  iniziare parlando dei piccoli  borghi (o  villaggi), delle città più grandi  (quali  Tolosa e Carcassonne), delle escursioni tra queste montagne pirenaiche.

Non lo farò, anche per evitare un esodo  da parte vostra verso  altri blog e siti considerati (a torto) più interessanti  di  quello  della sottoscritta.

Posso  solo  dirvi che all’andata, un viaggio di otto ore, si  è trasformato in una specie di odissea  dovuta a ben cinque ore di  coda: tutta la popolazione francese si  era riversata in quel  tratto  di  autostrada che percorrevamo per raggiungere la nostra meta.

Senza contare, inoltre, che per cause ignote, nei pressi  di Montpellier, la nostra   Sylvie (è così che “lui” chiama il nostro  TomTom….devo  essere per caso  gelosa?) ha incominciato a dare indicazioni  a casaccio, del tipo:

Fra ottanta metri  girate a destra,

oppure a sinistra fra dieci  metri.

Magari  continuate dritti per un centinaio  di  chilometri.

O forse è meglio  ritornare indietro?

Insomma, fate un po’  voi: io  voglio  godermi il viaggio senza pensare alla strada da percorrere.

A parte questo inconveniente, che si  sarebbe ripetuto  anche nel  viaggio  di  ritorno,    ormai  la tabella di  marcia era saltata: siamo  arrivati  a Seix alle nove di  sera, trovando chiusa  la reception del campeggio ( Le Haut Salat: consigliabilissimo  a chi  ama la vita en plein air).

Non restava che affidarci  al servizio offerto da  Booking.com per trovare una camera di  albergo  in modo  da dormire in un letto  e non sotto  le stelle (che, in ogni  caso, potrebbe essere molto  romantico).

Vi ho  riempito  di parole e penso  che sia venuto il momento  di  salutarvi.

Alla pross……cosa?

Volete sapere come abbiamo  rimediato alla situazione? 

Che pubblico  splendido che ho: d’altronde avere 10 – 20.000 persone che ti  seguono  ogni giorno è fantastico (forse  ho  esagerato  con i numeri……..)

La soluzione è arrivata con la prenotazione di una camera presso l’ Hotel Cuulong a Labarthe-Inard, a soli 39 chilometri  da dove eravamo (dopo  averne percorsi  circa ottocento,  quella manciata di  chilometri poteva essere considerata come minima).

Non trovando  subito l’hotel, a Labarthe – Inard abbiamo chiesto  informazioni sulla sua posizione: ovviamente nessuno  aveva mai sentito parlare di  un hotel  chiamato Cuulong (per inciso è lo stesso  nome della mitica città dove Iron Fist, ennesimo  eroe Marvel, è stato addestrato per combattere la Mano Nera: Netflix docet!).

Per nostra fortuna una giovane e gentile demoiselle è arrivata in nostro  soccorso indirizzandoci nella giusta direzione.

Finalmente, alle undici  di  sera, stanchi  ed affamati, il Cuulong ci  appare come un miraggio da Mille ed una notte in versione orientale: infatti i gestori, gentilissimi  e premurosi (tanto  da prepararci una cena fuori orario a base di pollo  all’arancia) erano , per l’appunto, vietnamiti.

Adesso  avrei  veramente terminato, ma prima voglio aggiungere ancora una piccola nota: sulla strada del  ritorno  abbiamo  incrociato un mio  collega proveniente da Barcellona.

Lavorando  presso  la  sede centrale della ditta in Emilia, non ho  molte occasioni  di incontrarlo  di persona:  quando  si  dice la casualità….

Barcellona: abbiamo l’abitudine nei giorni di  vacanza di staccare dai  social e dai  siti  di  news: la notizia della tragedia di  Barcellona l’abbiamo letta dai  sottotitoli di un telegiornale francese. Quello  che abbiamo pensato  è che non ci  abitueremo mai alla insensata barbarie dei  terroristi, ma anche che la nostra vita non cambierà  e che per nessuna ragione al mondo rinunceremo  alla nostra libertà.

Per questo motivo  i terroristi non vinceranno mai!

Alla prossima! Ciao, ciao……………………

 


 

Cosa c’è di  meglio  per iniziare che una canzone di Leonard Cohen?

 

Take this waltz – Prendi  questo  walzer

*

Ora, a Vienna ci sono dieci belle donne
C’è una spalla sulla quale la morte va a piangere
C’è un salone con novecento finestre
C’è un albero dove le colombe vanno a morire
C’è un pezzo che venne strappato al mattino
e ora è appeso nella Galleria della Brina

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer con una ganascia tra le sue mascelle

 

Ti voglio, ti voglio, ti voglio
su una poltrona con una rivista morta
nella grotta sulla punta del giglio,
in un corridoio dove l’amore non è mai passato
Su di un letto dove la luna ha sudato,
in un grido fatto di passi e sabbia

 

Ahi, ahi, ahi, ahi
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi in mano la sua vita spezzata

 

Questo valzer, questo valzer, questo valzer, questo valzer,
con il suo alito di brandy e morte,
che trascina la sua coda nel mare

 

C’è una sala concerti a Vienna,
dove la tua bocca è stata recensita un milione di volte
C’è un bar dove i ragazzi hanno smesso di parlare,
condannati a morte dalla tristezza
Ah, ma chi è che si arrampica sulla tua immagine
con una ghirlanda di lacrime tagliate di fresco?

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer, sono anni che sta morendo

 

C’è un attico dove giocano i bambini,
dove dovrò sdraiarmi con te molto presto,
in un sogno di lanterne ungheresi,
nella foschia di qualche dolce pomeriggio
Vedrò ciò che hai incatenato ai tuoi dolori,
tutte le tue pecore e i tuoi gigli di neve

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer con il suo “Non ti dimenticherò mai, lo sai!”

 

Questo valzer, questo valzer, questo valzer, questo valzer,
con il suo alito di brandy e morte,
che trascina la sua coda nel mare

 

E danzerò con te a Vienna,
mi vedrai travestito da fiume
Il giacinto libero sulla mia spalla
la mia bocca alla rugiada delle tue cosce
E seppellirò la mia anima in un album,
con le fotografie e il muschio

 

E mi piegherò sotto la piena della tua bellezza,
consegnandoti il mio povero violino e la mia croce
E tu mi trasporterai nella tua danza
fino ai laghetti che hai fatto spuntare dal tuo polso

 

O amore mio, o amore mio
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
è tuo ora. È tutto quel che c’è.