Voulez-vous faire un peu de longe – côte avec moi?

Onda su Onda  – 24Cinque © – 

 

Si  dice che l’attività fisica sia fondamentale per una vita sana e (possibilmente) lunga.

Da questo  dogma della medicina possiamo escludere a priori il guardare lo sport stravaccati  su  di un divano  e, magari, con una birra in mano: cosa che, soprattutto tra i maschi  riuniti in gregge, provoca il desiderio di  esibirsi in turpe emissioni  gassose attraverso il cavo  orale (in gergo  medicale: eruttazioni).

Dunque, per fare attività fisica, c’è  solo l’imbarazzo  della scelta in base a ciò che preferiamo.

Non sto qui  a dirvi  che io personalmente adoro  il nordic walking e l’escursionismo (tanto  a voi  cosa vi interessa?), ma piuttosto  di una nuova attività sportiva proveninete dalla Francia:   il longe – côte .

Intanto  dico  subito  che non è una  moda, ma che il longe – côte esiste dal 2005 quando  Thomas Wallyn, allenatore di  canoisti  a Dunkerque   (a proposito, molto  bello il film omonimo  di  Christopher Nolan)  , inventò il metodo per rinvigorire gli  atleti.

Dalla cittadina francese si  è poi  diffusa lungo  le coste francesi creando dei  veri  e propri  sentieri blu  arrivando, recentemente in Liguria, in special modo ad Alassio  e Laigueglia con il sostegno  della Federazione Italiana Escursionismo che per una volta abbandona i  sentieri montani  per quelli  marini.

La scelta dei  fondali  liguri  di  Laigueglia e Alassio  è facilmente intuibile dal  fatto che qui il fondo  è sabbioso a differenza di altri  fondali della regione percorribili  solo  se muniti  di  scarponi  da palombaro.

L’attrezzatura per il  (mi  viene il dubbio  che sia la) longe – côte consiste in una muta e una pagaia o attrezzo  similare.

Nel  video  a fine articolo qualche spiegazioni in più.

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


Ciao, sono di nuovo qui…

Oui, je suis Catherine

 

Eccomi di nuovo  a voi dopo la pausa delle ferie trascorse nella regione dei Midi-Pyrénées, in particolar modo nel dipartimento  dell’Ariège e. quindi,  nell’omonimo  Parco  naturale.

Ovviamente, siccome siete persone culturalmente molto preparate, vi  risparmio  le coordinate geografiche del luogo (d’altronde c’è un link apposta per dirimere ogni  dubbio).

A questo punto dovrei  iniziare parlando dei piccoli  borghi (o  villaggi), delle città più grandi  (quali  Tolosa e Carcassonne), delle escursioni tra queste montagne pirenaiche.

Non lo farò, anche per evitare un esodo  da parte vostra verso  altri blog e siti considerati (a torto) più interessanti  di  quello  della sottoscritta.

Posso  solo  dirvi che all’andata, un viaggio di otto ore, si  è trasformato in una specie di odissea  dovuta a ben cinque ore di  coda: tutta la popolazione francese si  era riversata in quel  tratto  di  autostrada che percorrevamo per raggiungere la nostra meta.

Senza contare, inoltre, che per cause ignote, nei pressi  di Montpellier, la nostra   Sylvie (è così che “lui” chiama il nostro  TomTom….devo  essere per caso  gelosa?) ha incominciato a dare indicazioni  a casaccio, del tipo:

Fra ottanta metri  girate a destra,

oppure a sinistra fra dieci  metri.

Magari  continuate dritti per un centinaio  di  chilometri.

O forse è meglio  ritornare indietro?

Insomma, fate un po’  voi: io  voglio  godermi il viaggio senza pensare alla strada da percorrere.

A parte questo inconveniente, che si  sarebbe ripetuto  anche nel  viaggio  di  ritorno,    ormai  la tabella di  marcia era saltata: siamo  arrivati  a Seix alle nove di  sera, trovando chiusa  la reception del campeggio ( Le Haut Salat: consigliabilissimo  a chi  ama la vita en plein air).

Non restava che affidarci  al servizio offerto da  Booking.com per trovare una camera di  albergo  in modo  da dormire in un letto  e non sotto  le stelle (che, in ogni  caso, potrebbe essere molto  romantico).

Vi ho  riempito  di parole e penso  che sia venuto il momento  di  salutarvi.

Alla pross……cosa?

Volete sapere come abbiamo  rimediato alla situazione? 

Che pubblico  splendido che ho: d’altronde avere 10 – 20.000 persone che ti  seguono  ogni giorno è fantastico (forse  ho  esagerato  con i numeri……..)

La soluzione è arrivata con la prenotazione di una camera presso l’ Hotel Cuulong a Labarthe-Inard, a soli 39 chilometri  da dove eravamo (dopo  averne percorsi  circa ottocento,  quella manciata di  chilometri poteva essere considerata come minima).

Non trovando  subito l’hotel, a Labarthe – Inard abbiamo chiesto  informazioni sulla sua posizione: ovviamente nessuno  aveva mai sentito parlare di  un hotel  chiamato Cuulong (per inciso è lo stesso  nome della mitica città dove Iron Fist, ennesimo  eroe Marvel, è stato addestrato per combattere la Mano Nera: Netflix docet!).

Per nostra fortuna una giovane e gentile demoiselle è arrivata in nostro  soccorso indirizzandoci nella giusta direzione.

Finalmente, alle undici  di  sera, stanchi  ed affamati, il Cuulong ci  appare come un miraggio da Mille ed una notte in versione orientale: infatti i gestori, gentilissimi  e premurosi (tanto  da prepararci una cena fuori orario a base di pollo  all’arancia) erano , per l’appunto, vietnamiti.

Adesso  avrei  veramente terminato, ma prima voglio aggiungere ancora una piccola nota: sulla strada del  ritorno  abbiamo  incrociato un mio  collega proveniente da Barcellona.

Lavorando  presso  la  sede centrale della ditta in Emilia, non ho  molte occasioni  di incontrarlo  di persona:  quando  si  dice la casualità….

Barcellona: abbiamo l’abitudine nei giorni di  vacanza di staccare dai  social e dai  siti  di  news: la notizia della tragedia di  Barcellona l’abbiamo letta dai  sottotitoli di un telegiornale francese. Quello  che abbiamo pensato  è che non ci  abitueremo mai alla insensata barbarie dei  terroristi, ma anche che la nostra vita non cambierà  e che per nessuna ragione al mondo rinunceremo  alla nostra libertà.

Per questo motivo  i terroristi non vinceranno mai!

Alla prossima! Ciao, ciao……………………

 


 

Cosa c’è di  meglio  per iniziare che una canzone di Leonard Cohen?

 

Take this waltz – Prendi  questo  walzer

*

Ora, a Vienna ci sono dieci belle donne
C’è una spalla sulla quale la morte va a piangere
C’è un salone con novecento finestre
C’è un albero dove le colombe vanno a morire
C’è un pezzo che venne strappato al mattino
e ora è appeso nella Galleria della Brina

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer con una ganascia tra le sue mascelle

 

Ti voglio, ti voglio, ti voglio
su una poltrona con una rivista morta
nella grotta sulla punta del giglio,
in un corridoio dove l’amore non è mai passato
Su di un letto dove la luna ha sudato,
in un grido fatto di passi e sabbia

 

Ahi, ahi, ahi, ahi
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi in mano la sua vita spezzata

 

Questo valzer, questo valzer, questo valzer, questo valzer,
con il suo alito di brandy e morte,
che trascina la sua coda nel mare

 

C’è una sala concerti a Vienna,
dove la tua bocca è stata recensita un milione di volte
C’è un bar dove i ragazzi hanno smesso di parlare,
condannati a morte dalla tristezza
Ah, ma chi è che si arrampica sulla tua immagine
con una ghirlanda di lacrime tagliate di fresco?

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer, sono anni che sta morendo

 

C’è un attico dove giocano i bambini,
dove dovrò sdraiarmi con te molto presto,
in un sogno di lanterne ungheresi,
nella foschia di qualche dolce pomeriggio
Vedrò ciò che hai incatenato ai tuoi dolori,
tutte le tue pecore e i tuoi gigli di neve

 

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer con il suo “Non ti dimenticherò mai, lo sai!”

 

Questo valzer, questo valzer, questo valzer, questo valzer,
con il suo alito di brandy e morte,
che trascina la sua coda nel mare

 

E danzerò con te a Vienna,
mi vedrai travestito da fiume
Il giacinto libero sulla mia spalla
la mia bocca alla rugiada delle tue cosce
E seppellirò la mia anima in un album,
con le fotografie e il muschio

 

E mi piegherò sotto la piena della tua bellezza,
consegnandoti il mio povero violino e la mia croce
E tu mi trasporterai nella tua danza
fino ai laghetti che hai fatto spuntare dal tuo polso

 

O amore mio, o amore mio
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
è tuo ora. È tutto quel che c’è.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Voyage à la Vallée des Merveilles

La “Via Sacra” nella Valle delle Meraviglie 

La Valle delle Meraviglie è un vasto circolo  glaciale disseminato  di  laghi. Il toponimo Meraviglie è riferito  alle innumerevoli incisioni  rupestri  che qui  si  trovano. Il nome venne utilizzato per la prima volta nella Storia delle Alpi  Marittime di Pietro  Gioffredo (1650), quindi nella carta del  Theatrum Sabaudiae (1682) ed in quella del  Nolin del 1691. Il toponimo  è quello  che ancora oggi viene utilizzato, e che resterà tale per indicare questa particolare zona delle Alpi  Marittime.

La linea di  demarcazione ad est, tra le  Alpi  Marittime e le Alpi Liguri, passa dal   colle di  Tenda (1.870 mslm) valico  tra l’ Alta Val  Roia e Val  Tanaro. Geologicamente le due catene montuose si  distinguono dal  fatto  che le Alpi Marittime presentano  rocce di  tipo  cristallino, mentre le Alpi  Liguri hanno  rocce di  tipo calcareo.

Le Alpi Marittime, dal Colle della Maddalena al  Colle di  Tenda, fano parte del Parco  Nazionale del  Mercantour istituito il 18 agosto 1979 e gemellato  dal 1987 con il Parco  Naturale delle Alpi  Marittime.

Siete pronti? Allora continuate a leggere….

Dopo la piccola introduzione necessaria per focalizzare la zona in questione, passo  alla descrizione (in sintesi, non preoccupatevi) dell’itinerario  che ci ha portato  a conoscere le incisioni  rupestri della Valle delle Meraviglie.

Dal  Colle di  Tenda, dove il tunnel continua ad essere a senso  unico  alternato (visto  che il cantiere per il  raddoppio è sotto  sequestro  per malversazione) e dopo  aver aspettato  per circa mezz’ora  il turno per passare (finalmente) in Francia, scendiamo verso  Tende (da ricordare che dopo il trattato di pace del 10 febbraio 1947 la Val Roia venne divisa tra l’Italia e la Francia).

Tende (oppure Tenda in italiano, ma ormai  sono  passati settant’anni dal  trattato  di  pace) è con i suoi duemila abitanti  è il principale centro dell’Alta Valle Roia.

Architettonicamente è molto interessante per le sue case di origine medievale con il castello  dei conti  Lascaris (ciò che ne rimane) a dominarla dall’alto e la sua cattedrale.

Eppure, ed è questa la nostra impressione, vi  si  respira una leggera aria d’incuria che si  materializza in edifici che avrebbero  bisogno  di  maggior cura e di negozi chiusi (d’altronde a giugno  ci  si  aspetta una maggiore vivacità).

Assolutamente da vedere a Tende è il bel Musée des Merveilles inaugurato il 12 luglio 1996 che, oltre ad essere appunto un museo, è anche un centro  di  ricerche sulle incisioni rupestri  del  Monte Bego.

Tende

 

PICCOLO  CONSIGLIO PER LA NOTTE

Abbiamo  scelto per il pernottamento il B&B La vieille maison Biselli. E’ una sistemazione simpaticamente rustica (con tutti i confort necessari) e con la compagnia di  due stupende ed affettuose sorelle Nebbia e Nuvola (la cui  razza canina non conosco, ma poco  importa) e Pepito, il gatto  alfa che tutto osserva (e comanda).

Il B&B si  trova a Vievola,  poco  distante da Tende, alla fine del Colle di  Tenda sul versante francese

 

L’ITINERARIO (DA CASTERINO A LAC VERT DE FONTANALBA) 

Si parte da Casterino (1.546 mslm), raggiungibile da St-Dalmas de Tende con la RD 91, dove si  trova anche la Casa del  Parco  con ufficio  di informazioni aperto  solo  nel periodo  estivo.

Da qui  prenderemo il sentiero  contrassegnato dal  segnavia n.391 (direzione Lac Vert e rifugio  Fontanalba): è una vecchia strada militare che attraversa una bella foresta di  larici.

Arriviamo,  quindi, alla Vastiére Médiane (ricovero  stagionale dei  pastori) e proseguendo si  arriva nei pressi  del Refuge de Fontanalbe (2018 mslm) raggiungibile seguendo il segnavia n. 389. 

Noi, invece, andiamo  avanti  fino  a raggiungere in breve l’ingresso della Valle delle Meraviglie alla quota di 2130 metri (segnavia n. 387).

La guardaparco all’ingresso  ci  darà alcune informazioni sulle regole da seguire all’interno  del  parco, tra le quali la proibizione di  usare  i bastoncini  da trekking se non muniti di protezione in gomma sul puntale (io li  avevo, “lui” no: della serie mi interessa quanto il problema delle acciughe in Perù).

A questo punto  seguiremo le indicazioni verso  la Via Sacra: un ripido  canalino della lunghezza di una settantina di  metri che presenta un affioramento  roccioso  inclinato  con incisioni  rupestri  (vedi  la foto  ad inizio  articolo).

Una volta in cima il percorso  scende incontrando per prima la Casa del  Parco  nei  pressi del Gias des Pasteurs quindi, superando  due laghetti  affiancati, si  procede in direzione del  Lac Vert caratterizzato  dall’avere nel suo  centro un isolotto   con sette larici. Nei pressi del  lago, deviando  sulla sinistra, si incontrano  altri  massi  con incisioni.

Il Lac Vert con il suo caratteristico isolotto

In Breve arriveremo di nuovo  all’ingresso del  parco  per ridiscendere verso  Casterino seguendo  l’itinerario  dell’andata.

In tutto il percorso ha una durata all’incirca di  cinque ore escludendo, ovviamente le soste per ammirare le incisioni (magari  anche per mangiare).

 

Per avere un maggior approfondimento sulla Valle delle Meraviglie e sulle incisioni  rupestri vi  consiglio  la lettura del libro Le incisioni  rupestri della Valle delle Meraviglie di Enzo  Bernardini  (Blu Edizioni – 2001)

 

 

Alla prossima! Ciao, ciao……….

 

 

 

 

GALLERIA FOTOGRAFICA (CLICCA PER INGRANDIRE) 

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Naturalmente naturismo

171016

 

Oggi  a Torre dell’Orso una tedesca di non più di  vent’anni si è lasciata sorprendere dal tepore della primavera.

Era bionda e con occhi  azzurri, come sono  le tedesche, la pelle di latte, come le tedesche.

Si è accostata al  mare e, nella brezza che si infilava nella gonna, con gli occhi  chiusi e le guance offerte alla carezza dell’aria ha cominciato, con le braccia incrociate, a sfilarsi  la maglietta, la canotta, il reggiseno.

Non le importava la mia presenza, era sola con se stessa, con l’aria, con gli spruzzi  d’acqua, con questa sponda di  terra solcata dai  miti  greci  e messapi.

Io restavo incantato  a guardarla, con il timore che avesse in animo di  dire addio  non alla Puglia ma alla vita, che intendesse, in un estremo  abbraccio  con  il mare, chiudere un conto certamente in perdita.

E me ne stavo fermo, a pochi metri  da lei che si sfilava la gonna, la sottanina, lo slip e coi  seni  avvolti  nelle braccia precedeva lentamente verso  la battigia, entrava in acqua, senza scomporsi  all’impatto  con il freddo, spariva a piccole bracciate, lasciando  dietro  di  sé una fila di orme, le prime orme nude su  quella distesa di  sabbia che, partendo da una torre d’avvistamento  spagnola, si perdeva tra gli  schieramenti lontani  dei fichidindia e delle agavi.

Tratto  da “Viaggio in Puglia ” di Raffaele Nigro 

 

L’unica esperienza che ho  avuto con il nudismo (sarebbe meglio  definirlo  naturalismo) fu alcuni  anni  fa quando, nelle Cinque Terre, facendo una gita in gommone gli  amici  ci portarono  in una magnifica insenatura tra Corniglia e Vernazza, difficilmente raggiungibile via terra oggi  meno  che allora.

Di  nudisti  ce ne erano  ben pochi, abbastanza, però, da farci  sentire in imbarazzo noi che eravamo  vestiti  anche solo  di un costume da bagno. Tanto  che “lui”, pur non essendo per definizione un timido, quel  giorno  trovò interessante lo studio  dei  suoi  alluci, come se fosse la prima volte ad accorgersi della loro presenza ignorando, quindi, ciò che la natura quel  giorno gli offriva (ovviamente riferito alle bellezze naturali  di un corpo  femminile nudo).

La domanda che mi  sono posta allora, ma che continuo  a farmi, è questa: <<Da dove nasce la vergogna di mostrarsi nudi in un contesto  che non sia quello dell’intimità di una coppia?>>.

La risposta non è  unica, fra le tante molto probabilmente c’è anche  la paura di essere sottoposta allo  sguardo morboso  di qualcuno che, al contrario  della grazia di Raffaele Nigro, nella nudità ne vede solo l’aspetto  sessuale.

Eppure, grazie soprattutto ad amministrazioni  cittadine per così dire illuminate, per coloro che nel  naturismo vedono  solo una filosofia di  vita, alcune città europee (forse poche, forse tante, non lo so) si  sono  dotate di spazi ad hoc: ultima la città  di  Parigi che, dal 2017, a Bois de Vincennes e a Bois de Boulogne (i  due grandi  spazi  verdi  di  Parigi) metterà  a disposizione dei  naturisti uno spazio  tutto per loro e per chi  vuole provare la sensazione di liberarsi, oltreché dei  vestiti, anche di costrizioni mentali.

È  vero che il pericolo  è quello  di avere a che fare con esibizionisti  di  vario  genere ma, come dice Beatrice Billot responsabile della  Association des naturistes de Paris, queste persone non trovando  quello  che cercano diventano un corpo estraneo (è il caso  di  dirlo) che alla fine si  auto-esclude.

In Italia avverrà anche questo? Aspettiamo!

Alla prossima! Ciao, ciao………………….


 

E’ una canzone agrodolce di Roberto  “Freak” Antoni che ho  sempre amato : Però, quasi

 

 

 

A Marta hanno dedicato i Balconi e la Cima: sono invidiosa!!

030316

 

Per la prima volta, durante una nostra camminata in montagna,  ci  siamo  trovati nel bel  mezzo di un motorally:  di quelli più tosti, trattandosi  del raid Athens – Gibraltar: solo 9.000 chilometri  da fare in sella ad una moto.

Dove’eravamo è presto  detto: nelle Alpi  Liguri, partendo  da Colla Melosa per raggiungere il “Balcone di  Marta” sotto la cima di Marta sulla dorsale spartiacque tra l’alta valle Argentina e la val  Roia.

Perché poi, proprio a “Marta” sia stata dedicata sia la cima sia i balconi, questo dovete chiederlo  a qualcun altro  e non a me.

La partenza, come ho  già detto, è da Colla Melosa (qui  si può pernottare al rifugio Allavena). Per raggiungere Colla Melosa si  dovrebbe salire dal borgo  di  Pigna: il condizionale è dovuto  al fatto  che la strada da Pigna a Colla Melosa viene interrotta in determinati  orari a causa di lavori per una frana risalente a circa  due anni  e mezzo  fa (il tempo  passa…).

Allora il consiglio, quasi obbligato, è quello  di passare da Taggia e salire lungo  la strada che porta a Molini di  Triora (deviazione per Colla Melosa  qualche chilometro  prima di  Molino  con curva a gomito sulla sinstra, comunque se avete un navigatore tipo il TomTom potete farne a meno  di  queste mie povere indicazioni.

Quello  che il navigatore non vi  dirà, ma che voi  vi  accorgerete subito  di  fare, sarà il viaggiare su  di una strada dissestata, dove alcune buche primeggiano per la profondità con la Fossa delle Marianne.

Il percorso: subito  a monte del rifugio Allavena parte una sterrata ex-strada militare. Dopo  neanche venti minuti, sulla nostra destra, troveremo  le indicazioni per un sentiero in direzione del rifugio Grai (incustodito) che si  trova a metà del  percorso.

Noi, anche a causa della nebbia (eppure siamo  a giugno) e di incombente peggioramento  del tempo,  abbiamo preferito proseguire sulla sterrata.

Lungo  il tragitto, a sininstra di una fonte, troveremo  la deviazione che porta verso il monte Toraggio passando  per il famoso Sentiero degli  Alpini (EE nella scala di  difficoltà escursionistica).

Dopo  tre ore di  cammino, con la vista del  paesaggio  sacrificata a causa della nebbia, siamo  arrivati ai Balconi di Marta dove i ruderi  delle fortificazioni offrono un po’ di  desolazione e tristezza (la cosa è ovviamente soggettiva).

Per il peggioramento  del  tempo  non ci siamo  azzardati a visitare il complesso  fortificato in caverna, tanto  meno  raggiungere Cima Marta (2135 metri), cosa che faremo  magari prossimamente.

Cima Marta e i  Balconi  di  Marta dal 1947 sono in territorio  francese (Dipartimento  Alpi  Marittime).

Alla prossima! Ciao, ciao……….


Un mio  sentito ringraziamento al personale di  Altervista che NON (ripeto NON) hanno preso in minima considerazione la mia richiesta di  aiuto per un problema inerente al sito.

Grazie e ancora grazie per NON avermi aiutato.

…cosa volete, sono molto  permalosa!