Fulcanelli: un alchimista nelle cattedrali

Disegno di Cristina Correa Freile
Disegno di Cristina Correa Freile

 

Parigi  si  sveglia e si  sentono già le campane a Notre Dame.

Il pane è già caldo e c’è gente per le vie della città.

Le campane dai  forti rintocchi  come canti  risuonano in ciel,

e tutti  sanno il segreto  è nel  lento pulsar delle campane

a Notre Dame.

Citazione tratta dal film Il Gobbo di  Notre Dame


Dopo il rogo  di  Notre Dame de Paris come sempre in  questi casi le polemiche seguono  ai  fatti.

Mi dispiace, per questa volta, dissentire completamente da ciò che hanno detto  Roberto  Saviano e Michela Murgia sul rogo  e cioè che il vero colpo  al  cuore dell’Europa non è il rogo  di  Notre dame de Paris, ma i migranti annegati  nel  Mediteranno.

E’ come dire che il dolore sia un sentimento  a consumo,  cioè che  provando  sofferenza per la perdita di un simbolo, come appunto può essere la cattedrale gotica di  Parigi,  poi non potrà essercene più per i migranti  annegati  nel nostro  mare.

Come ho  già scritto nella mia pagina Facebook Notre dame de Paris non è solo un simbolo della Francia ma appartiene a tutti noi  europei e, per quanto mi  riguarda (ma non penso  di  essere sola),  nella mia mente c’è sufficiente spazio per l’empatia verso  chi  soffre.


 Fulcanelli: un alchimista nelle cattedrali

Per lo più una cattedrale viene considerata per gli  aspetti  architettonici e artistici  del  Medioevo e, ovviamente, per tutto  ciò che concerne la fede religiosa.

Ma vi è un aspetto nell’architettura  delle cattedrali  che viene considerato come la somma di  conoscenze scientifiche, tecniche ma, soprattutto, come simbolismo di una spiritualità di  tipo  esoterico e quindi  celato agli occhi di un profano.

Certo  che, aprendo la possibilità di un messaggio  esoterico nascosto  nelle pietre di una cattedrale,  la cosa potrebbe sembrare lo scenario ideale per romanzi insipidi alla Dan Brown.

Ma se per qualche tempo (giusto  quello  per leggere quest’articolo, ad esempio) mettiamo  da parte quella noiosa razionalità che ottunde la possibilità dell’esistenza di  altro, possiamo affermare che una cattedrale non è solo  un luogo  di preghiera.

Fulcanelli, personaggio misterioso  quanto i messaggi  esoterici delle cattedrali  da lui  visitate (tra cui  appunto  Notre Dame de Paris) ci  aiuta ad addentrarci  in questi  misteri con libri  quali Le dimore filosofali e Il mistero  delle cattedrali  (anteprima alla fine dell’articolo), entrambi i libri non di  facile lettura ma, ripeto, interessanti per l’argomento  trattato.

Fulcanelli stesso  è però un enigma: il nome –  uno pseudonimo  tratto  dalle unioni delle parole Vulcano  e Helio  due elementi  che rimandano  all’alchimia – nasconde l’identità di quello  che viene considerato l’ultimo  grande alchimista del  XX secolo e del  quale solo il medico  francese Eugène Canseliet (Sarcelles, 18 dicembre 1899 – Savignies, 17 aprile 1982), alchimista e discepolo  di  Fulcanelli, ne conosceva l’identità (da più parti  si  dice che discepolo  e maestro  siano la stessa persona).

Come ho  già scritto prima, Fulcanelli  ci ha lasciato in eredità due testi  e cioè Le dimore filosofali  e Il mistero  delle cattedrali, mentre un terzo libro, Finis Gloriae  Mundi,  mai dato  alle stampe  e di  cui  esisterebbe solo  una sinossi, rivelerebbe alcune scoperte che legherebbero indissolubilmente la fisica nucleare con la sapienza alchemica.

Il mistero  delle cattedrali 

Frontespizio de Il mitero delle cattedrali con elementi allegorici alchemici
Frontespizio de Il mistero delle cattedrali con elementi allegorici alchemici

Il libro fondamentale per comprendere l’alchimia, scritto da uno dei più grandi e misteriosi alchimisti di ogni tempo.
Le opere di Fulcanelli furono considerate straordinarie perché “quale alchimista operativo nel senso più antico del termine ricostruiva, partendo dal simbolismo ermetico, i punti principali della Grande Opera illustrandone i principi teorici e la prassi sperimentale con un dettaglio e una precisione mai visti prima” (Paolo Lucarelli), e si vuol dire che l’enorme importanza di Fulcanelli quale alchimista del XX secolo è il suo ritorno all’antica maniera di praticare l’alchimia, sia nello stile che nella vita pratica. Fulcanelli, al contrario degli alchimisti succedutisi a partire dal Seicento che considerarono largamente (e in qualche caso esclusivamente) la branca spirituale alchemica, recuperò e rinobilitò il lavoro manuale in laboratorio, visto come procedimento fondamentale per considerarsi un seguace della Grande Opera. La fama di Fulcanelli ha raggiunto ogni continente e i suoi libri sono stati letti e studiati da moltissime persone. Il Mistero delle Cattedrali è una splendida e molto approfondita lettura dei simboli esoterici che ornano le cattedrali gotiche e che costituiscono una sorta di libro visivo per chi volesse comprenderne i segreti. Con molta profondità, Fulcanelli conduce il lettore all’interno dei misteri delle cattedrali, ne svela i significati, offre una interpretazione, porta il lettore ad una nuova consapevolezza circa le fasi della Grande Opera. Un libro già straordinario di suo (per la materia trattata e per aver riportato alla luce la tradizione alchemica) è reso ancora più prezioso dalla traduzione, dalle note e dall’introduzione di quel grande studioso e uomo della Tradizione che fu Paolo Lucarelli.

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del  libro Il mistero  delle cattedrali  di Fulcanelli 

SHAKESPEARE AND COMPANY: una libreria very english a Parigi

La Ville Lumière
©caterinAndemme

Paris mon amour

E’ il sottotitolo  più scontato  che ci  sia parlando  di  Parigi, ma non posso  farne a meno considerando che una parte del mio  clan è nato nella Ville Lumière, continua a viverci e, qualcun altro…..

Quindi frequentando questa meravigliosa città posso  dire   che il Louvre è il Louvre, la Torre Eiffel è la Torre Eiffel, Notre Dame è Notre Dame e blablablainsomma luoghi che sono  universalmente conosciuti da tutti i turisti, compresi  da quelli  che provengono  da Marte ( a proposito  avete letto il mio  articolo sul  Pianeta Rosso?)

Eppure, giustificato  solo  dal  fatto che Parigi è immensa e qualcosa può sfuggire all’attenzione, vi  sono  delle piccole perle assolutamente da non trascurare o perdere, come ad esempio una libreria sulla Rive gauche 

Shakespeare and Company

L’interno della libreria: adoro questa confusione mista all’odore dei libri

Trattandosi della Rive gauche la Shakespeare and Company non può essere una libreria qualunque in quanto sia nel passato  che nel presente è il luogo  ideale per incontrare di persona  scrittori più o  meno noti – quelli  che lo  sono  meno hanno la possibilità di  avere un luogo  per dormire qualche notte nella libreria in cambio di  lavoro  manuale tra gli  scaffali: una stima al  ribasso, forse esagerata, dice che dagli  anni ’50 ad oggi  vi  abbiano  dormito più di 30.000 persone  – e, quindi, partecipare agli  eventi particolari  come il sunday tea ascoltando, tra un sorso  di te e qualche biscotto, gli autori  leggere alcuni  brani  dei loro  libri o poesie.

Una breve, brevissima, storia  

Tutto inizia quando una giovane donna americana, figlia di un pastore presbiteriano, arriva a Parigi  nel 1919.

Il suo nome era Sylvia Beach  (Baltimora, 14 marzo 1887 – Parigi, 5 ottobre 1962) come prima cosa pensò ad un luogo aperto ai  giovani bohème  (per lo più scrittori  squattrinati) oltreché un punto  di  riferimento per l’incontro della cultura oltreoceano  con quella europea.

Tra l’altro lei ebbe il coraggio  e la forza di  pubblicare nel 1922 un’opera come  l’Ulisse di James   Joyce messa al  bando  in America e Gran Bretagna per oscenità (in Irlanda verrà pubblicato  solo nel 1966).

Nel 1941 Shakespeare and Company grazie agli invasori  nazisti  deve chiudere i  battenti.

Passano  gli  anni e, nel  dopoguerra,  a Parigi  arrivano  altri  giovani intellettuali, tra loro George Whitman (New Jersey, 12 dicembre 1913 – Parigi, 14 dicembre 2011)  il quale, oltre ad avere una visione tendenzialmente socialista della vita  e della società,  ama i libri quanto li poteva amare Sylvia Beach.

Nel 1951, con un capitale di 500 dollari,  George Whitman acquista nei pressi di  Notre Dame un piccolo   locale adibendolo  a libreria con il nome Le Mistral: alla morte di  Sylvia Beach, avvenuta nel 1962in suo ricordo  la libreria cambierà il nome in Shakespeare and Company.

Non poteva essere diversamente: infatti la passione per i libri  e la letteratura,  la visione di una società molto liberal che aveva George Whitman era pari a quella che poteva essere anche considerata la sua ispiratrice.

Nel solco  della tradizione anche la nuova   Shakespeare and Company  fu il luogo  dove approdarono intellettuali e artisti  spiantati, tra loro Allen Ginsberg, Henry Miller, William Burroughs (a lui  si  deve l’invenzione del  sunday tea), Bruce Chatwin e l’elenco potrebbe continuare.

In conclusione

I created this bookstore like a man would write a novel, building each room like a chapter, and I like people to open the door the way they open a book, a book that leads into a magic world in their imaginations.George Whitman

Ho creato questa libreria come se un uomo  scrivesse un romanzo, costruendo ogni  stanza come un capitolo, e mi  piace che le persone aprano la porta nel modo in cui  aprono un libro, un libro  che conduce in un mondo  magico nella loro immaginazione

C’è una fotografia sul sito della libreria che ritrae George Whitman con sua figlia Sylvia  bambina (è lei che oggi  segue la tradizione paterna nella conduzione di Shakespeare and Company e forse il suo nome è un’ulteriore omaggio a Sylvia Beach)  dalla  quale si sprigiona un’aurea di  serenità, quasi  a dire al mondo che non è poi così difficile essere felici seguendo  ciò che si  ha in mente di  fare nel  bene (tralasciando, ovviamente, il male).

Nel 2016 è uscito il libro (dal  titolo  chilometrico) Shakespeare and Company, Paris: a history of the Rag & Bone,  shop of the hearth pubblicato dalla stessa S&C al prezzo  di 35 euro per quasi  400 pagine piene di  fotografie con tutta   la storia di  questa preziosa libreria nel  cuore della Villa Lumière (su  Amazon è reperibile).

Buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Château – Queyras….che altro?

The magical castle that flew in the blue of the sky
©caterinAndemme

Segnavia

La giovane contadina
©caterinAndemme

 

 

Vestendo gli agresti  panni  di una giovane contadina (…si prega di non fare dell’ironia sulla foto  stessa ma, soprattutto, sull’aggettivo  giovane che mi  sono  attribuita), vi invito  nel  seguirmi in questa visita virtuale di Château Queyras.

Intanto  dove ci troviamo?

Ovviamente in Francia ed  altrettanto ovviamente nella regione del  Queyras (dipartimento  delle Hautes-Alpes)  che dall’Italia  si  può raggiungere sia dal  Colle dell’Agnello (il secondo  valico  automobilistico più alto  in Italia con i  suoi 2.748 metri  e il 15 per cento  di pendenza) oppure dal Colle della Maddalena (1.996 metri).

 

La storia in poche parole

 

Château Queyras ©caterinAndemme

Posta in posizione dominante la fortezza domina a sud la stretta forra dove scorre   il  Guil  (affluente di  sinistra della Durance) –  non è raro  vedere canoisti cimentarsi nelle turbinose acque del  fiume, come arrampicatori che risalgono  la rupe con in cima il castello – la prima testimonianza scritta riguardante Chateau Queyras si  avrà nel 1260.

Nel  XVI secolo, durante le guerre di  religione francesi, il nobile di  fede protestante François de Bonne de Lesdiguiéres  conquistò il castello uccidendone il castellano e vessando la popolazione cattolica del luogo  (lo  stesso Françoise de Bonneecc.ecc. nel 1622 si  convertì al  cattolicesimo  con un abiura solenne).

Nel 1633 Château  Queyras rischiò di  essere abbattuto in quanto re Luigi XIII di  Borbone pensava che esso potesse essere riconquistato  dai protestanti, ma ebbe un ripensamento  annullando, quindi, la sua decisione iniziale.

In effetti, nell’agosto  del 1692, le truppe protestanti inglesi e quelle del  Ducato  di  Savoia,  dopo un assedio  durato  alcuni  giorni, conquistarono il forte.

Nel 1700 l’ingegnere militare Sèbastien Le Prest de Vauban(dalla lunghezza del nome si  capisce che anch’egli  era un nobile) ne completò la cinta muraria del lato  nord-est.

Capolinea 

A mio  parere il Queyras rimane una delle regioni  francesi più belle da visitare, sia dal punto  di  vista naturalistico che culturale e Château Queyras a buon diritto  rientra in questi  percorsi  di  conoscenza.

Si  vede molto che ho  fretta di  terminare l’articolo?

Alla prossima! Ciao, ciao………….


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Un viaggio al centro della Terra? A Vulcania si può fare (leggere per credere)

L’eruzione di un vulcano vista…attraverso le mie mani
©caterinAndemme

Prima, però…

Katia e Maurice Krafft
credit: United States Geological Survey

Non posso  parlare di  Vulcania se non prima di ricordare  i  coniugi Katia e Maurice Krafft vulcanologi  di  fama mondiale che, ispirandosi  al libro  di  Jules Verne  Viaggio  al centro  della Terra, avevano pensato  ad un grande parco  tematico  dedicato  esclusivamente alla storia e alla formazione dei  vulcani  e la cui  caratteristica sarebbe stata quella di  svilupparsi non in superficie ma sottoterra.

Si erano  conosciuti all’Università di  Strasburgo seguendo i corsi  di  un altro  grande geologo  e vulcanologo: Haroun Tazieff.

Poi, dopo  un periodo in Italia a seguito  del loro  maestro per studiare l’Etna, inizieranno la loro  avventura nel  mondo  seguendo la ragione della loro  vita, appunto i  vulcani.

Il loro sogno terminerà il 3 giugno  1991 in Giappone quando una colata piroclastica sul monte Unzen li  travolse uccidendoli.

Finalmente Vulcania 

Forse nel sottotitolo non dovevo  usare la parola finalmente perché prima del 2002, l’anno  di inaugurazione del Parco, il progetto  ha dovuto  affrontare la forte opposizione degli  ambientalisti i quali  vedevano in esso il pericolo di uno stravolgimento  ambientale irreparabile, nonostante che il sito  fosse una zona militare e deposito  di  idrocarburi, e in seguito nel primo  periodo  di  attività una perdita finanziaria dovuta ad una sovra – stima dei  visitatori  (oggi i visitatori superano  i   300.000 all’anno e il Parco  è dichiarato Patrimonio  dell’UNESCO).

A volere fortemente la realizzazione di  Vulcania fu l’ex Presidente francese Valéry  Giscard d’Estaing il quale, oltre ad essere rimasto  molto colpito  dal  lavoro dei  coniugi  Krafft, pensò che una simile attrattiva avrebbe portato un beneficio economico  alla regione dell’Auvergne di  cui  era Presidente del  Consiglio  regionale.

Vulcania si  trova a Saint-Ours-les Roches  a 15 chilometri  da Clermont-Ferrand.

Vulcania inappropriatamente viene più volte indicato  come  parco  dei  divertimenti ma è certo  qualcosa di più e la sua visita (anche se divertente) è senz’altro più di un semplice giro in giostra.

Alla prossima! Ciao, ciao….

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Seguitemi nella Valle delle Meraviglie

Siete pronti per questa escursione nella Valle delle Meraviglie?
Si, allora seguitemi…
Credit: Archivio 24Cinque P&B

La Valle delle Meraviglie in poche parole (poche, poche…)

La Valle delle Meraviglie è un vasto circolo  glaciale disseminato  di  laghi.

Il toponimo Meraviglie è riferito  alle innumerevoli incisioni  rupestri  presenti  nell’area.

Il nome venne utilizzato per la prima volta nella Storia delle Alpi  Marittime di Pietro  Gioffredo (Nizza, 16 agosto 1629 – Nizza 11 novembre 1692), quindi nella carta del  Theatrum Statuum  Sabaudiae (1682) ed in quella di Jean-Baptiste  Nolin del 1691.

Il toponimo  è quello  che ancora oggi viene utilizzato, e che resterà tale per indicare questa particolare zona delle Alpi  Marittime.

La linea di  demarcazione ad est, tra le  Alpi  Marittime e le Alpi Liguri, passa dal   Colle di  Tenda (1.870 mslm).

Geologicamente le due catene montuose si  distinguono dal  fatto  che le Alpi Marittime presentano  rocce di  tipo  cristallino, mentre le Alpi  Liguri hanno  rocce di  tipo calcareo.

Due parchi naturali  interessano  l’area delle Alpi Marittime:  il Parc national du Mercantour e il Parco  naturale delle Alpi  Marittime (i  due parchi  sono gemellati dal 1987 e oggi   vengono  proposti come patrimonio universale dell’umanità dell’UNESCO)

ITINERARIO

Prima di  descrivere l’itinerario  il mio  suggerimento è per una  visita del  Musée des Merveilleis inaugurato il 12 luglio 1996 a Tende che, oltre ad essere un valido punto  di partenza per la conoscenza della Valle delle Meraviglie e le sue incisioni  rupestri, è un centro  di  ricerca per l’arte rupestre del Monte Bego.

 

Da Casterino  al  Lac Vert de Fontanalba 

La partenza è da  Casterino (1.546 mslm), raggiungibile da St-Dalmas de Tende con la RD 91, dove si  trova anche la Casa del  Parco  con annesso  ufficio  di informazioni aperto  solo  nel periodo  estivo.


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Da Casterino prendiamo  il sentiero  contrassegnato dal  segnavia n.391 (direzione Lac Vert e rifugio  Fontanalba): è una vecchia strada militare che attraversa una bella foresta di  larici.

Si  arriva,  quindi, alla Vastiére Médiane (ricovero  stagionale dei  pastori) e proseguendo si  arriva nei pressi  del Refuge de Fontanalbe (2018 mslm) raggiungibile seguendo il segnavia n. 389. 

Noi, invece, andiamo  avanti  fino  a raggiungere in breve l’ingresso della Valle delle Meraviglie alla quota di 2130 metri (segnavia n. 387).

A questa punto  entreremo  nell’area a protezione totale dove un guardaparco  ci  darà tutte le informazioni  necessarie per la visita.

La Via Sacra
Credit: Archivio 24Cinque P&B

Seguiamo  le indicazioni verso  la Via Sacra: un ripido  canalino della lunghezza di una settantina di  metri che presenta un affioramento  roccioso  inclinato  con incisioni  rupestri .

Una volta in cima il percorso  scende incontrando per prima la Casa del  Parco  nei  pressi del Gias des Pasteurs quindi, superando  due laghetti  affiancati, si  procede in direzione del  Lac Vert caratterizzato  dall’avere nel suo  centro un isolotto   con sette larici. Nei pressi del  lago, deviando  sulla sinistra, si incontrano  altri  massi  con incisioni.

In Breve arriveremo di nuovo  all’ingresso del  parco  per ridiscendere verso  Casterino seguendo  l’itinerario  dell’andata.

In tutto il percorso ha una durata  di  cinque ore escludendo le soste per ammirare le incisioni e, magari, mangiare un panino.

Galleria fotografica

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Consigli  di  lettura 

 

Per  un maggior approfondimento sulla Valle delle Meraviglie e sulle incisioni  rupestri vi  consiglio  la lettura del libro Le incisioni  rupestri della Valle delle Meraviglie di Enzo  Bernardini  (Blu Edizioni – 2001)

Alla prossima! Ciao, ciao………………