La gatta nel blog che scotta (citazione infelix)

gatto

 

Il gatto non fa nulla, semplicemente è, come un re.

Sta seduto, accovacciato, sdraiato.

E’ persuaso, non attende niente e non dipende da nessuno, si basta.

il suo  tempo è perfetto, si  allarga e si  stringe come la sua pupilla, concentrico  e centripeto, senza precipitare in alcun affannoso stillicidio.

la sua posizione orizzontale ha una dignità metafisica generalmente disimparata.

ci  si  sdraia per riposare, dormire,  fare l’amore, sempre per fare qualcosa e rialzarsi  subito  dopo  averla fatta; il gatto  sta per stare, come ci  si  stende davanti  al mare solo per essere lì, distesi  ed abbandonati.

E’ un dio  dell’ora, indifferente, irrangiungibile.

Tratto  da “Microcosmi” di  Claudio Magris

 

Si, decisamente all’irruenza canina preferisco la felpata delicatezza felina.

Eppure, grazie alle frequentazioni di scodinzolanti (sbavacchiosi e mordicchiosi)   cuccioloni, ho aperto in me stessa la possibilità di  apprezzare la genuina amicizia canina (a parte gli oversize da guardia che continuano ad incutermi una certo  timore).

Ma il gatto……….

Si  dice che il gatto  sia stato inizialmente addomesticato nell’Antico Egitto (qualcun altro pensa in Cina), ma la parola “addomesticazione” non è adatta alla sua indole: tutt’al più siamo noi  ad essere addomesticate dalla sua essenza.

Comunque, i gatti  domestici, ci  tollerano perché diamo  loro del  cibo, e noi, volontariamente succube, pur sapendolo, ci  sciogliamo al loro strofinarsi sulle nostre gambe e ci  deliziamo perdendoci  nelle loro  fusa quando si  accoccolano  sul nostro  corpo.

Non sono una gattara.

Per lo meno non a tempo pieno.

Qualche anno  fa, proprio nel  cortile del nostro  condominio si  era formato una colonia di  tredici  gatti la cui  particolarità era quella di avere completamente il pelo  di  colore nero.

Quando portavamo loro  del  cibo (ho  convinto  “lui” che anche i  gatti  sono piacevoli compagni  come i  cani) era una spettacolo  osservare quel  tappeto nero da cui, ogni  tanto, una testolina si  alzava guardandoci: allarmato dalla presenza umana? Semplicemente curioso (come un gatto)? Oppure, fantasticando, voleva comunicarci con  lo  sguardo un semplice “grazie”.

Poi, colpa della superstizione (e dell’immensa stupidità insita in qualche mente umana) la colonia fu dispersa: speriamo  non in maniera cruenta.

Ancora oggi, comunque ci  deliziamo  di una colonia felina talmente addomesticata che dobbiamo scendere dall’auto per convincere il felino  a sloggiare da quello  che dovrebbe essere un parcheggio e non solo il suo territorio.

Le gattare del luogo rimpinzano  a più non posso i micetti i quali, a stomaco più che pieno, lasciano  il cibo nelle scodelle: chi ne approfitta è quella specie di  spazzino  volante che è il  gabbiano.

Ovviamente, siccome la gente non comprende che l’animale è selvatico e di conseguenza si  ciba di  ciò che trova,  si  è aperta una politica anti- pennuti che, oltre al  gabbiano, coinvolge le tortore e qualche gazza che ogni  tanto  si  fa vedere.

Basterebbe, per risolvere la questione,  che le signore amanti  dei gatti  (eppure è più semplice chiamarle “gattare”)  aspettassero il termine del pasto  dei  loro  protetti per portare via gli  avanzi.

Infine: perché i gatti preferiscono  la nostra compagnia anziché quella di un uomo?

Una ricerca del  Dipartimento di  Biologia Comportamentale della University of Vienna (scusate se è poco) ha stabilito  che il gatto (o  la gatta, ancora meglio) preferisce la compagnia femminile perché:

  • Il tono della nostra voce è più morbido

Tende solo  all’acuto quando un topo entra in casa (qui  speriamo  che l’istinto di  cacciatore del  gatto non venga meno).

  • Abbiamo un certo tocco femminile (ma guarda un po’) che piace al  gatto

Che dire,  se ad accarezzare il micio è un boscaiolo canadese, forse una certa differenza ci  sarà (per il gatto, poi per noi…)

  • Siamo fornite di  “istinto  materno” (lasciando  da parte il Fertility  Day)

Per i  ricercatori l’istinto  naturale che abbiamo per la cura e la dedizione verso i bambini, è lo stesso che usiamo accudendo un gatto….beh, al meno in questo  caso  non bisognerà cambiare i pannolini.

  • La donna ed il gatto hanno una personalità simile

Miaooo

Alla prossima! Ciao, ciao………….

Oggi: pesci, meduse e gatti siberiani

300616

 

Domenica scorsa, al mare.

Mentre cerco di  lenire in qualche maniera la puntura di una medusa (quest’anno  ve ne sono  più del  solito), vedo un uomo scendere dagli  scogli con la sua preda di pesca racchiusa in un sacchetto  di plastica trasparente: un misero  e povero pesciolino.

Considerato il fatto  che, con un simile bottino,  una frittura di pesce era fuori  discussione, allora decise, come se il pesce fosse un giocattolo e non un essere vivente,  di regalarlo a dei bambini (una femminuccia ed un maschietto) figli  di una coppia vicini di  spiaggia.

Il bambino  già pensava di  compiere esperimenti illegittimi  sul povero pesce. Lei, una cosina alta così, incominciò  a piagnucolare gridando: “libellalo, libellalo…”.

Di li a poco la mamma impietosita (o  semplicemente per far smettere la sirena umana che una volta era sua figlia) prese la decisione di  restituire al mare il povero, piccolo, misero  pesce.

Che da quel  giorno, tanto per concludere la favola, raccontò a tutti i suoi amici  pesci di  quella volta che venne pescato, ridotto  in schiavitù da un mini-essere umano, e liberato  da una piccola principessa.

Perché nel  titolo  parlo  anche di “gatti  siberiani”?

Non sono quelli  fuggiti  da un gulag post soviet, ma di  quelli  appartenenti, per l’appunto,  alla razza omonima.

Ho  letto  su  di una pagina di un giornale localissimo – lo  stesso  dove “lui” scrive come freelance (molto  free come ama definirsi) – che questi micioni, si  tratta pur sempre di 7 – 9 chili  di  gatto, oltre ad essere molto affettuosi con i proprietari (tanto  da essere definiti  come “gatti – cane”) hanno una particolarità che può far piacere a chi  è allergico al pelo  di  gatto o, per meglio  dire, alla sua saliva.

Infatti, a scatenare l’allergia, non è il pelo ma una particolare proteina chiamata Fel – D1 e che si  trova nella saliva dei gatti.

Quando l’animale si pulisce (e come tutti noi  sappiamo  i  gatti  sono  proprio  dei  maniaci  della pulizia), la saliva si  deposita sul pelo  scatenando l’allergia.

Il gatto  siberiano, dunque, produce molto  meno  Fel – D1 rispetto agli  altri gatti.

Dunque:  Non a Natale  perché ho  già in mente cosa farmi  regalare. Però per il mio  compleanno……. guarda la foto in basso (messaggio  privato  diretto  al mio  “lui”)

Alla prossima! Ciao, ciao…….


 

siberiano