51 anni fa un marinaio di nome Corto Maltese arrivò a Genova

 

Genova, piazza De Ferrari
©caterinAndemme

  A Genova, un giorno del mese di luglio dell’anno 1967 

Dove si  saranno incontrati Hugo Pratt e Florenzo  Ivaldi  quel  giorno?

Forse in un bar? Oppure in trattoria davanti  ad un  piatto  di  trenette al pesto?

No, non credo: molto probabilmente l’incontro  avvenne in un   ufficio o in un appartamento privato.

Comunque sia, dall’incontro dei  due protagonisti, il primo  disegnatore e fumettista l’altro  imprenditore appassionato  di  fumetti  (la stessa  passione che lo  convinse a diventare  editore)  nacque l’idea di pubblicare una rivista dedicata alle creazioni di  Hugo  Pratt, riferite al periodo   di  quando viveva e lavorava  in Argentina , oltre ad  alcuni  classici americani   inediti per il pubblico italiano amante dei  fumetti .

La copertina di Sgt. Kirk del dicembre 1967

La rivista si  chiamava Sgt. Kirk (lo  stesso  nome di uno  dei personaggi  del  fumettista Pratt), durò meno  di  due anni perché nel  febbraio   del 1969 terminò di  essere pubblicata.

A dir la verità la fine di  Sgt Kirk non fu  così definitiva a seguito di  quella data: infatti  fino  a dicembre 1969 le edizioni  mensili  furono  trenta (di  cui  solo diciotto  vendute in edicola e le altre in abbonamento).

Dopodiché, nel marzo 1973 sempre per abbonamento, la rivista divenne prima trimestrale e poi bimestrale per concludersi con il numero 55 nel giugno 1977.

L’anno  seguente, questa volta con il  Gruppo  Editoriale Lo  Vecchio, il mensile riuscì a proseguire la sua avventura ancora per sei numeri, cessando  definitivamente la sua esistenza con il numero 61 nell’anno 1979 (escludendo un edizione speciale in mille copie nel 1997 per il suo trentennale).

Una ballata del mare salato

Dunque è Corto  Maltese il romantico  eroe che approda sulle pagine di  Sgt. Kirk  legando  il suo futuro  destino ad una storia che in molti  vedono  come il capostipite della graphic novel italiana: Una ballata del  mare salato.

A dir la verità, essendo Sgt. Kirk  una rivista d’elite –  nel  senso  che i lettori sono appena alcune  migliaia e che in edicola  si  fa sentire la concorrenza con la  rivista Linus, nata due anni prima e cioè nel 1965 – non potrà essere quel trampolino  di  lancio affinché Corto  Maltese possa ampliare il suo  pubblico.

Ciò avviene quando Una ballata del  mare salato verrà pubblicato  a puntate sul settimanale Corriere dei Piccoli nel 1969 (Hugo  Pratt collabora dal 1962 con il settimanale realizzando per esso la riduzione in fumetti  di  alcuni  classici  della letteratura per ragazzi  quali L’isola del  tesoro  e Il ragazzo  rapito  dello  scrittore Robert Louis Stevenson).

Con  Mondadori, nel 1972, la prima avventura di  Corto  Maltese viene riunita in un unico  volume (con ristampe nel 1975 e 1979) e nel  titolo un cambio  di  articolo  da indeterminativo  a determinativo: infatti Una ballata del  mare salato  diventerà La ballata del  mare salato (chissà perché?). 

Sarà poi la volta della Casa editrice Rizzoli che, pubblicando  nel 1983 il mensile Corto  Maltese, rilancerà Una ballata del mare salato  (quindi  con il titolo  originale)  sempre a puntate fino ad un’edizione in volume brossurato  nel 1991.

Ovviamente dopo  il 1991 Una ballata del mare salato  vedrà altri  editori avvicendarsi  nella pubblicazione dell’opera di Hugo Pratt  (vi è  anche un formato pocket, cioè delle dimensioni  di un mazzo  di  carte), ma quello  che rimane rileggendo le tavole di  Corto  Maltese è una malinconica atmosfera di  avventure d’antan  (non limitate, quindi, alla prima della serie dedicata a   Corto  Maltese) che non ha eguali  nel mondo  dei  fumetti.

Hugo Pratt, infine,  confessò che l’ispirazione per costruire la storia di  Una ballata del  mare salato (e il suo interesse per i  Mari  del Sud) gli  venne leggendo  Laguna Blu  dello  scrittore irlandese Henry De Stacpoole.

Comunque sia nel prologo a Una ballata del mare salato, Hugo  Pratt aveva già in mente la malinconica fine di  Corto  Maltese, infatti in una immaginaria lettera  datata 16 giugno  1965 scritta da uno  dei personaggi  si  legge:

…lo  zio Tarao   è morto. ha lasciato un enorme vuoto  tra noi, ma è soprattutto per lo zio  Corto che ora mi preoccupo. quei  due si  comprendevano  perfettamente ed erano inseparabili. Ora, quando  vedo  zio  Corto starsene seduto  solo in giardino con gli occhi  spenti di  fronte a quel  suo  grande mare, mi  si  stringe il cuore. I bambini cercano  di  fargli  compagnia, ma lui  quasi non se ne accorge..

Una piccola curiosità: all’uscita di  Una ballata del  mare salato alcuni  veneziani  si  sentirono offesi  perché Hugo Pratt fece parlare gli indigeni protagonisti  del  fumetto  con il dialetto  veneto (eppure la Lega Nord nel 1967 doveva ancora nascere) 

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima di Una ballata del mare salato 

 

Si chiamano entrambi Sam ed entrambi sono investigatori

La gatta che amava Humphrey Bogart
©caterinAndemme

Cosa hanno in comune Sam Pezzo  e Sam Spade?  

Il nome, ad esempio, quello  di  essere entrambi  detective e di indossare come una divisa il trench e il  borsalino.

Del  primo ne scriverò a breve, subito  dopo avervi  detto che Sam Spade  ebbe in Humphrey Bogart l’attore più qualificato per interpretarlo nella famosa pellicola del 1941  Il mistero  del  Falco, diretto da John Huston e tratto  dal libro Il falcone maltese di Dashiell  Hammett   

Sam Pezzo 

L’italianissimo investigatore privato  Sam Pezzo nasce invece dalla vena creativa di Vittorio  Giardino che ad una carriera proficua di  ingegnere e manager preferì intraprendere (con successo) quella di  fumettista.

Sam Pezzo è dunque un investigatore privato  che opera nella Bologna degli anni ’80: una Bologna lontana dai  soliti  cliché della città universitaria e delle osterie, quanto piuttosto quella crudele tra affari loschi, politica, lavoro  precario e periferie degradate.

Eppure, nonostante il successo  ottenuto  sia in Italia che in Francia  e negli  Stati Uniti, Vittorio  Giardino  con la graphic novel dal  titolo Shit City (titolo  abbastanza eloquente) pubblicato  nel 1983 sulla rivista Orient Express

Nonostante il successo ottenuto  sia in Italia che in Francia e negli  Stati  Uniti, Vittorio  Giardino  con la graphic novel (dal  titolo più che eloquente) Shit City, pubblicato  nel 1983 sulla rivista Orient Express, mette fine alle avventure del detective Sam Pezzo. 

Questo non impedisce, però, all’autore di  continuare nel  creare altri  personaggi come la spia Max Fridman, e puntare anche al  fumetto in salsa erotica con Little Ego.

 Nel 2016,la casa editrice Rizzoli  diede alle stampe il libro Sam Pezzo un detective, una città nelle cui  duecentosettantadue pagine in bianco  e nero sono  raccolte le storie di  Sam Pezzo  pubblicate tra il 1979 ed il 1983 sulle riviste Il Mago  e Orient Express.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……….

Anteprima del  fumetto (in francese) Les Enquêtes de Sam Pezzo 

 

Quando Calvin & Hobbes dissero addio e non furono mai più ritrovati (in edicola)

Il gatto che guarda l’orologio si chiede quanto siano lunghe sette vite
©caterinAndemme

Ho voglia di  lavorare ad un ritmo  più moderato

Magari più pause caffè, qualche chiacchierata tra colleghe (ma si, anche con i colleghi), un break per il pranzo con passeggiatina per la digestione, tre minuti per lavarsi  i  denti (sono  quelli  canonici), una telefonata al partner o alla partner per dirsi  qualche sciocchezza, magari una limatina alle unghie e una ripassata allo  smalto….

No, ho voglia di  lavorare ad un ritmo più moderato  rimane una chimera, a meno  che non vi  chiamate Bill Watterson e che decidiate che fama e successo (e tanti  soldi) non sono  quasi nulla di  fronte alla libertà di  fare un po’  quello  che si vuole.

Lui, celebre disegnatore di un particolare fumetto, scrisse al  suo  editore quanto  segue:

Caro editore,

smetterò di  disegnare Calvin & Hobbes alla fine dell’anno. Questa decisione non è recente, tanto  meno  facile e la prendo  con una certa tristezza. Tuttavia i mei  interessi  sono cambiati e credo  di  aver fatto il possibile all’interno  della costrizione delle scadenze giornaliere ed i piccoli  spazi.

Ho voglia di  lavorare con un  ritmo  più meditato, con meno compromessi  sul piano  artistico.

Non ho  ancora deciso  sui  mei  progetti futuri, ma la mia relazione con la Universal  Press Syndacate proseguirà.

Che tanti  giornali  abbiano  pubblicato Calvin & Hobbes è un onore del  quale sarò a lungo  orgoglioso, ho inoltre apprezzato molto il vostro  sostegno e la vostra indulgenza negli ultimi  dieci  anni.

Disegnare questa striscia è stato un privilegio ed un piacere e vi  ringrazio per avermene dato l’opportunità.

Bill Watterson

La data di  questa lettera è del 9 novembre 1995, cioè di  ventitré anni  fa: cosa abbia fatto in seguito Bill Watterson per vivere non lo  so, tanto meno  mi interessa saperlo.

Il 31 dicembre dello  stesso  anno il piccolo  Calvin e il suo amico Hobbes (una tigre di peluche che si anima   quando i due sono  soli) si  avviano  malinconicamente verso l’ultima loro  avventura in un paesaggio innevato

Il perché di un addio

Forse il perché lo si può leggere tra le righe di  quella lettera: Calvin & Hobbes venne pubblicato  su più di 2.400 giornali  (in Italia dalla rivista Linus) con ritmi per la consegna delle tavole  ritenuti dal  fumettista da catena di montaggio 

Eppure, quando nel novembre del 1985, a ventisette anni  Bill Watterson che oggi  di  anni  ne ha quasi  sessanta  essendo  nato  a Washington il   5 luglio 1958 –  lasciò perdere la sua carriera di pubblicista (lavoro che detestava) per intraprendere quello   di  fumettista, certo non pensava a ciò che andava incontro, ma solo allo  sviluppo  di  quei  due personaggi che tanta soddisfazione gli  avrebbero  dato nei  dieci anni  a seguire, tra l’altro  nel 1986 e 1988 vincerà l’Outstanding Cartoonist of the Year, premio  conferito  dalla National  Cartoonist Society per il miglior fumettista dell’anno.

Addirittura, nel 2010,   alla serie di  Calvin & Hobbes  la United States Postal  Service dedicò un francobollo.

Chi  sono Calvin & Hobbes? 

Il francobollo celebrativo con i due personaggi creati da Bill Watterson

Calvin è un bambino figlio unico  che, data l’età, dimostra i lati  negativi  del  carattere quali l’essere disubbidiente, dispettoso ed egoista. Ma, come tutti i bambini, ha una fantasia sfrenata che lo  trasforma di volta in volta supereroe, astronauta o detective privato.

Hobbes è un tigrotto di peluche  che diventa reale solo quando è  in presenza del  suo  amico  umano. A differenza di  Calvin è ironico, pragmatico  e razionale: Bill Watterson ha sempre affermato che quello che ha descritto  nel  caratterizzare i suoi  personaggi  è ciò che appartiene alla sua sfera psicologica.

Bill Watterson per la scelta dei nomi  dei due personaggi si ispirò al  teologo  francese del  XVI secolo Giovanni Calvino, mentre il filosofo inglese del  ‘600 Thomas Hobbes ha dato il nome al tigrotto  di pezza (chissà se sarebbe stato  contento  nel  saperlo)

Alla fine dell’articolo un’anteprima dei  fumetti  di  Calvin & Hobbes.

Alla prossima! Ciao, ciao………….


I fumetti  di  Calvin & Hobbes 

Una ragazza del 1930: Betty Boop

Betty Boop
©caterinAndemme

Chi  è la più sexy nel  reame di  Cartoonia?   

Va bene, so  già che qualche maschietto  che bazzica da queste parti ha in mente la Valentina di  Guido  Crepaxoppure le figure femminili  (molto  erotizzate)   di un altro famoso  fumettista italiano e cioè Milo Manara.

Nel  regno  di  Cartoonia, però, il modello è un altro: vi  ricordate, ad esempio, di  Jessica Rabbit sensualissima compagna e partner del  coniglio  Roger nel  film Chi ha incastrato  Roger Rabbit?

Forse, oltre che alle sue forme, lei  viene ricordata anche per una sua celebre frase: <<Io non sono  cattiva, è che mi disegnano  così>>.

Ebbene, oggi non vi  parlerò di  Jessica Rabbit.

Piuttosto di un’altra ragazza (disegnata) che ha compiuto, più o  meno, ottantotto anni:  Betty Boop.

Una ragazza di ottantotto anni 

Lontana anni luce da qualunque altra starlette dei  fumetti moderni (comunque la nostra Jessica ha trent’anni  e non è più una ragazzina) Betty Boop nasce con le sembianze di un barboncina.

La sua prima apparizione, infatti,  risale al 9 agosto  1930 nel cortometraggio Dizzy Dishes (il video  è  alla fine dell’articolo) dove, appunto, viene  raffigurata come una barboncina.

Due anni  dopo,  quindi nel 1932, viene ridisegnata da Max Fleischer per il cortometraggio Bamboo Isle (anche questo  visibile a fine articolo) che, per il personaggio  di  Betty Boop, fu il trampolino  di  lancio, dovuto anche al  fatto che la trasformazione non riguarda solo la figura ma anche i tratti psicologici e sessuali (difficile crederlo  se non si  contestualizza nel periodo  degli anni ’30) quindi  il target  del pubblico  non è più quello infantile ma decisamente quello più adulto.

Un esempio di  questa trasformazione è  nell’ennesimo  cortometraggio Minnie the Moocher di Dave Fleischer  (anche questo  visibile alla fine, poi  non ditemi  che non vi  voglio  bene..) dove l’adolescente Betty Boopribellandosi  all’autorità dei  genitori, fugge nella notte affrontando mille pericoli  (spettri  compresi): il tutto  commentato  dalle note del  celebre ed omonimo brano  di Cab Callowey  (ripreso  anche nel  film The Blues Brothers diretto  da John Landis nel 1980).

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…. 


Al  cinema….

 



Inuit tra eroine di carta e serie tv horror

Le montagne della follia (omaggio a H.P.Lovecraft)
©caterinAndemme

Inuit non eschimesi

Eravamo  abituati  a chiamarli  eschimesi che significa letteralmente  mangiatore di  carne cruda (termine  dispregiativo usato nei loro  confronti dai nativi  Algonchini  del  Canada)  mentre bisognerebbe chiamarli Inuit cioè, nella definizione della loro lingua, uomini .

Quindi Inuit  è il nome  di  questo insieme di popolazioni, ognuna con usanze  e costumi  diversi, che abitano dall’estremo  nord dell’Alaska del  Canada e della Groenlandia fino all’estremo Oriente Russo (dove abita l’altro  ceppo etnico  degli Yupik).

Non essendo un’etnologa è inutile che mi  dilunghi nella descrizione delle loro  tradizione, sugli usi  e costumi nonché sul fatto che solo  nel 1999 ebbero riconosciuto il diritto  di una loro  nazione federata al  Canada: Nunavut .

Una serie horror ed un fumetto

The Terror è la serie tv prodotta dalla AMC e trasmessa su  Prime Video la piattaforma streaming di  Amazon.

Il racconto prende spunto  dal  romanzo omonimo   di  Dan Simmons il quale ricalcando  la storia vera, ma traducendola in  horror, dei  vascelli Erebus e  Terror partiti  da Londra nel 1845 sotto il comando di  Sir John Franklin per trovare il Passaggio  a Nord Ovest nell’Artico, sparirono senza lasciare nessuna traccia dell’equipaggio nonostante le successive campagne di  ricerche che, non avendo dato  nessun esito, terminarono  nel 1859.

Nel 2014 i resti  dei due vascelli furono  ritrovati in fondo  al mare,  per quanto  riguarda gli uomini  dell’equipaggio  si pensa che, una volta abbandonato  le navi  per cercare aiuto, si persero  tra i ghiacci.

Nel  racconto  di  Simmons  l’elemento soprannaturale è il demone Inuit Tuunbaq dalle sembianze di un orso polare che, in un crescendo  di  terrore, decima i marinai  dell’Erebus e del  Terror.

La serie televisiva ha avuto molto  successo anche se qualche lamentale si  è avuto per l’eccessiva lunghezza (dieci puntate, si  vede che chi  si è lamentato non ha presente le varie soap opera che durano anni).

Non avendo un abbonamento  a Prime Video  di  Amazon, quindi non potendo  giudicare di persona sulla qualità del prodotto, il giudizio  lo  lascio  a questa piccola anteprima


Snowguard: l’ultima eroina di  casa Marvel

Snowguard

Alla Marvel hanno  deciso di  dare voce alle identità culturali  diverse (per quelle sessuali, cioè LGBT aspettiamo) compresa quella degli Inuit, chiamando  Nyla Innuksuk,  la pronipote di uno  sciamano nonché  fondatrice della casa di produzione Mixtape , per dare vita a Snowguard.

Amka Aliyak, è questo il nome reale di  Snowguard , ha come caratteristica da supereroina quella di  essere una mutaforma, cioè di  trasformarsi in orso  o  altro  animale temibile per gli  avversari, mentre lo  scopo (quello  che in fondo  accomuna tutti gli  eroi  super) è di  dare la caccia agli  speculatori  della sua terra e  del  suo popolo.

La Marvel ha  deciso  di inserirla nel  gruppo  dei  supereroi Champions, ma tra i fan è scoppiata una  polemica con lo sceneggiatore canadese Jim Zub reo di aver creato un’eroina con fini politici: se volete sapere qualcosa di  più sulla querelle andate su  questa pagina (ma poi….bravi, ritornate qui).

Ma voi  a quale supereroina vorreste rassomigliare?

Io, ad esempio…

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 

Nella moda e nei fumetti è arrivata l’ora delle donne curvy

La grazia femminile
©caterinAndemme

Specchio, specchio delle mie brame chi è la più curvy del  reame?

A meno di non trasformarci in una statua di  marmo  e quindi  poste dentro  una teca – a proposito l’immagine di apertura è un particolare della fortezza del   Priamar di  Savona –  dobbiamo  rassegnarci al  fatto  che il tempo giocherà con noi regalandoci  rughe, facendo  si  che alcune parti  del nostro  corpo siano spinte verso il basso  dalla gravità mentre  i capelli, nonostante  le tinture,  irrimediabilmente diventeranno  bianchi (passando prima per il grigio) ecc.ecc….

Naturalmente ciò accadrà quando avremo raggiunto l’età della regina Nefertiti (non che l’imbalsamazione sia una scelta appropriata per restare giovani).

Nel  mentre, saltando  tutto  il blablabla di  cosa fare o non fare per mantenerci in salute, vi  faccio una domanda molto  semplice (ed impertinente): pensate di  essere grasse

Lasciate perdere le  formule come quella  del   Body Mass Index    che sembra ormai  non essere molto  più  attendibile (vedi  l’articolo di  My Personal Trainer….magari  dopo  aver letto il mio  di  articolo) e guardatevi  allo specchio: l’immagine riflessa, se vi  volete molto  bene, sarà sempre quella di una bella, bellissima donna (Specchio, specchio  delle mie brame, chi  è la più bella del  reame?).

A parte questo pizzico  di  adulazione nei  vostri  confronti, (necessario  affinché continuiate nella lettura senza mandarmi  a spigolare, avete notato  che ultimamente alcune modelle non assomigliano  più  a sogliole passate sotto un rullo  compressore ma sono (leggermente) più in carne?

Le modelle oversize (o curvy) sono la nuova tendenza del fashion system, protagoniste di  campagne pubblicitarie in cui  la donna (ri)torna ad essere quella dalle forme generose e morbide, molto  sexy.

Se a qualche maschietto, passato  per caso da queste parti, la cosa non  convince  lo invito  a cercare le immagini relative alla  modella americana  Ashley Graham paladina della campagna contro  la discriminazione del  corpo  femminile.

Anche nei  fumetti  è arrivata l’eroina curvy

Faith Herbert  è il nome del personaggio  creato  dalla  scrittrice Jodi Houser  e pubblicato negli  Stati Uniti  dalla Valiant Comics (in Italia è distribuito  dalla   Star Comics).

Faith  è una blogger di  successo specializzata nel  gossip e fanatica della fantascienza, mentre di notte  diventa    Zephyr la   supereroina che  combatte il crimine attraverso  il   potere della  telecinesi.

La Sony Pictures ha scritturato  la sceneggiatrice Maria Melnik (la stessa di  American  Gods) per adattare il fumetto  ad un film di  cui non si  sa ancora chi sarà l’attrice chiamata ad interpretare Faith, tanto meno l’uscita nelle sale del film.

Potrei  immedesimarmi  nel personaggio, considerando  che anch’io  sono una blogger (non propriamente di  successo… per il momento) a cui  piace molto la fantascienza, ma di notte, anziché calarmi  nei  bassifondi di  Genova, preferisco  starmene a letto a fare i  cruciverba.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Eva Kant ha 55 anni: auguri alla dark lady dei fumetti

Eva e Diabolik
©caterinAndemme

Cosa ci  fa Eva con quel tizio in calzamaglia?

Eh si, la domanda è lecita perché lei, Eva Kantdonna intelligente, bellissima e sensuale, ha dovuto  fare coppia con quell’uomo che, girando in calzamaglia nera, è perennemente accigliato, senza un briciolo  di  humour ( neanche quello  nero)  e un po’ presuntuoso.

Da questo  si può dedurre che la mia simpatia per Diabolik è pari  a quella che potrei  avere nei  confronti di un serpente o  di qualunque essere che abbia in dotazione per muoversi più di  quattro  zampe.

D’altronde la  povera Eva non ha colpa per questa convivenza forzata: le sue due mamme ( il ministro per la Famiglia Lorenzo  Fontana se ne deve fare una ragione) creandola hanno  deciso per  il suo  destino.

Le sorelle Angela e Luciana Giussani l’hanno  fatta nascere nel  1962, cioè lo  stesso  anno in cui  papa Giovanni  XXIII scomunicava Fidel Castro (tanto per inquadrare il periodo) come comprimaria nelle gesta delinquenziali del   già citato Diabolik.

Considerando che la sua infanzia non è stata delle più tenere, con un padre, lord Rodolfo  Kant, che non la riconosce come figlia, dando  come ben  servito  alla madre un diamante (madre che in seguito  si  suiciderà) e che verrà ucciso  da suo  fratello il quale, tanto per gradire,  chiederà Eva in orfanotrofio, Eva aveva tutti i crismi per una certa tendenza omicida.

Infatti, quando  anni  dopo essere fuggita dall’orfanotrofio, incontra suo  zio  Anthony in Sudafrica che non la riconosce, anzi  la sposa, troverà il modo  di  vendicarsi  mandando lo  zio-marito nelle fauci di una pantera.

Poi, infine,  entra in scena Diabolik, il quale più che al  diamante da rubare, si è fatto  si è fatto  rubare il cuore dalla bella Eva.

Diabolik, avventura su  avventura, è sempre riuscito  a fuggire dalle manette dell’ispettore Ginko, ma non si  è  mai  accorto di  essere prigioniero (sentimentalmente o meno) di una donna determinata a non farsi sottomettere facendo sembrare solo  di  esserlo.

Quando  Eva entra in scena

Per meglio  dire Eva Kant entra in scena è il titolo del  remake  del  fumetto L’arresto  di  Diabolik (1963)   in cui la dark lady delle sorelle Giussani  per la prima volta…entra in scena rubando  spazio all’uomo  vestito in calzamaglia.

P.S. Dovrei  dire che la sceneggiatura del  nuovo  fumetto  è di Tito  Faraci,  che la prefazione è nientemeno  che di  Concita De Gregorio e magari  aggiungere qualcosa d’altro ma, non avendone voglia, vi  lascio  all’anteprima del libro-fumetto.

Alla prossima! Ciao, ciao……….

Anteprima di Eva Kant entra in scena