Un mondo di plastica (ma che sia bio)

Amo  Los Angeles.

Amo  Hollywood.

Sono bellissime. Sono tutte di  plastica, ma io  amo la plastica.

Voglio  essere di plastica

Andy Warhol 

Quando la plastica si  chiamava Moplen 

Quella che può definirsi come  archeologia televisiva ci rimanda a un tormentone del Carosello degli anni’60, cioè quando  un corpulento Gino Bramieri,  reclamizzando oggetti casalinghi in Moplen, terminava il suo spot ( anche  se allora gli intervalli pubblicitari  non si chiamavano  ancora spot) con  una cantilenante:

E’ leggero,  resistente, è leggero, resistente e inconfondibile mo’, e mo’, e mo’, e mo’, e mo’: Moplen

In quegli  anni  (felici?) il progresso non si  era ancora scontrato,  se non blandamente, con  emergenze climatiche  e buchi  dell’ozono: figuriamoci  se la plastica (il Moplen) poteva mai  diventare un problema.

Giulio Natta, premio Nobel per la chimica nel 1963 insieme al chimico tedesco Karl Ziegler, aveva studiato a partire dagli anni ’50 un processo  di polimerizzazione del propilene, arrivando  alla produzione del polipropilene isotattico materiale ad alta resistenza meccanica (chiamato, per l’appunto, Moplen una volta commercializzato  dalla Montedison)

Il bando  europeo contro la plastica usa e getta

Lasciandoci  alla e spalle il mondo del Carosello  di  ieri, veniamo a uno dei problemi che assillano  oggi il nostro  ambiente, specie quello  marino: l’80 per cento dell’inquinamento  marino  è provocato  dalla plastica con ripercussioni nella catena alimentare in quanto  rimasugli  del materiale plastico è stato  trovato  nei pesci.

Il 27 marzo  2019 è stato  approvato dal  Parlamento  europeo il testo per la Riduzione dell’incidenza di  determinati prodotti  di plastica sull’ambiente che, a partire dal 2021, ne vieterà l’uso  e commercializzazione negli  Stati  membri  ( a seguire il testo provvisorio approvato)

direttiva europea plastiche

 

Tra questi  determinati  prodotti  di plastica possiamo  trovare cannucce, bastoncini cotonati, contenitori  per alimenti  in polistirolo  espanso, sacchetti di plastica osso – degradabile, piatti  e forchette di plastica  ma, incredibile a dirsi, il divieto ha una deroga nei  bicchieri di plastica vietando  solo  quelli in polistirolo  espanso (cioè quei  bicchieroni utilizzati per bere caffè lungo o  tè senza scottarsi  le dita).

Il futuro è nelle bioplastiche 

In commercio si  trovano  prodotti che sostituiscono quelli in plastica, che fanno parte dei cosiddetti  materiali  Green,   ma il loro  difetto è quello  di  essere ancora troppo costosi  affinché vi  sia un loro  uso più generalizzato.

Questo non ferma il mondo  della ricerca nello  studiare la possibilità di  ricavare bioplastiche dai  materiali vegetali  di  scarto: di  seguito, nell’infografica, alcune di  queste soluzioni

 

bioplastiche

Aspettando  che il Nuovo mondo sia più pulito  e rispettoso  dell’ambiente non mi resta che salutarvi.

Alla prossima! Ciao, ciao…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: