La zecca indesiderata

Gli Ixodida son un sottordine di  acari che comprende tre famiglie di  zecche.

Le due principali sono Ixodidae o zecche dure e Argasidae o zecche molli.

La terza famiglia comprende una sola specie, Nuttalliella namaqua 

Wikipedia alla voce Ixodida

Quando la zecca si  ciba del tuo  sangue 

Ixodida

Il mostro  raffigurato  nell’immagine è un’appartenente agli  Ixodida , nella fattispecie una zecca maschio.

Può capitare di ospitarla sul nostro  corpo andando per boschi, a me è capitato per nove volte (una volta quattro  zecche tutte insieme come in un’allegra  comitiva): in ogni  caso sono  qui  a scrivere per cui potrei  affermare che il pericolo  di  trasmissione di  malattie è abbastanza remoto.

Ma questo non vuol dire che il problema delle zecche e delle malattie che possono  veicolare, debba essere sottovalutato, tanto  che l’allarme per l’aumentare dei  casi   di  malattie trasmesse dal morso  di una zecca (Tbe  e malattia di  Lyme tra le principali)   parte proprio  da una delle regioni, il Friuli Venezia Giulia, dove negli ultimi  dieci  anni  si  sono  avuti 700 casi di pazienti  con malattia  di  Lyme e ben il 40 per cento dei  casi  nazionali  di  Tbe: questo  ha fatto  si che per la prevenzione dell’encefalite  la Regione Friuli  Venezia Giulia ha predisposto  la gratuità del  vaccino.

Per la malattia di  Lyme non esistendo vaccini  la cura è in un ciclo  di  antibiotici.

Nel mio  caso, pur essendo  stata più volte in Friuli  Venezia Giulia,  le ospiti indesiderate le ho beccate tutte in Liguria, tra primavera e autunno, con vestiario adeguato  al  clima ( quindi pantaloni lunghi).

Purtroppo  essendo  di  dimensioni minuscole, le zecche non sono  facilmente individuabili  sul nostro  corpo (le parti predilette all’ancoraggio  sono l’inguine o le ascelle)  e non basta una doccia per scrollarcele di  dosso.

Per cui, dopo  ogni  escursione, specie se siamo passati per prati umidi o cespugli, è meglio farsi fare un controllo  generale sul corpo dal nostro partner (potete anche scomodare il vicino  o  la vicina se siete  in confidenza,  direi quasi intima).

Quello  che non dovrebbe mai  mancare in un kit di soccorso nello  zaino  sono le pinzette speciali  adatte a estrarre la zecca  avendo l’accortezza, dopo aver afferrato l’insetto  con le pinzette, di fare una rotazione per l’estrazione e non con  uno strappo perché, in questo  caso, il rostro  rimarrebbe ancora  conficcato  nella pelle.

Per una maggiore informazione sulla prevenzione riguardo al pericolo causato  dalle zecche vi  rimando ai  consigli del  Servizio  sanitario  della regione Emilia Romagna (anche se per alcuni  punti, come l’illustrazione sull’uso  delle pinzette, non mi trova in accordo).

zecche

Il ciclo  vitale di una zecca 

Le uova delle zecche vengono poste nel  terreno, quindi  si  avrà una prima fase di  crescita larvale a cui  seguirà quella di ninfa e adulto.

Ovviamente, per ognuna di  queste ultime  fasi, è necessario  che l’insetto  faccia un pasto  a base di  sangue, il più delle volte offerto da rettili, uccelli o mammiferi tra i quali, per l’appunto, l’essere umano.

Per fare ciò si  appostano su  di un filo  d’erba o un cespuglio finché la vittima non li sfiora: a questo punto scelgono una piega cutanea umida come l’inguine o le ascelle  e per alcuni  giorni si  nutriranno  finché sazie non si  staccheranno dal  nostro  corpo.

Al momento  di penetrare nella pelle veniamo, per così dire, anestetizzati  dalla loro  saliva che contiene anche un’anticoagulante.

Ogni  femmina di  zecca produce fino  a tremila uova.

Con quanto  scritto  non fatevi passare la voglia di una bella camminata  nei  boschi.

Alla prossima! Ciao, ciao…♥ 

Quando le farfalle volavano con i dinosauri

Il tuo respiro è lieve come il battito delle ali di una farfalla © caterinaAndemme
Il tuo respiro è lieve come il battito delle ali di una farfalla
© caterinAndemme

Le farfalle hanno una grazia incantevole, ma sono  anche le creature più effimere che esistano.

Nate chissà dove, cercano  dolcemente solo poche cose limitate, e poi  scompaiono silenziosamente da qualche parte.

Haruki Murakami 

Una farfalla extralarge

Ho  conosciuto solo un paio  di persone che fuggivano  alla sola vista di una farfalla: tale fobia rientra in quella chiamata entomofobia e riguarda la paura verso  tutti gli insetti.

Come ho  già scritto più volte, la mia paura verso le forme animali riguardano  tutte le specie che hanno più di  quattro  zampe o, al  contrario, non ne hanno  per cui  deambulano  strisciando (ovviamente anche l’incontro  con un Grizzly mi darebbe una certa dose di  ansia).

Per cui  potevo dichiarare tranquillamente di  essere immune alla paura provocata dalle graziose farfalle.

Sennonché, la farfalla ritratta nell’immagine seguente  (che ho  fotografato in Friuli a Tramonti  di  Sotto) date le sue dimensioni  extralarge, mi fece ricredere sulle mie paure riguardo  agli insetti: cautamente incuriosita  mi  avvicinai per osservarla meglio (a dir la verità avevo pensato  ad un peluche incollato al palo).

 

 Archivio fotografico © caterinAndemme
Archivio fotografico
© caterinAndemme

 

In seguito contattai  sia l’Istituto  di  Zoologia dell’Università di  Genova che i curatori  del  sito Polyxena per conoscere l’identità della farfalla: entrambe le risposte concordavano  con il fatto che si  trattava di una specie asiatica forse fuggita da qualche allevamento privato e che l’unica farfalla presente in Italia che si poteva avvicinare a quelle dimensioni  era la Saturnia pyri cioè la falena più grande d’Europa.

Peccato: avevo  sperato  di  scoprire una nuove specie a cui avrebbero  dato il mio  nome: Caterinensis Andemmichiae (bello, vero?).

Cosa che invece è accaduta a sir David Attenborough a cui i scopritori di una nuova specie di  farfalla scoperta in Amazzonia ne attribuirono il nome: Euptychia attenboroughi (foto in basso)

 

Euptychia attenboroughi
Euptychia attenboroughi

 

Prima dei  fiori  le farfalle 

 

© caterinAndemme

 

 

La scoperta di microscopiche scaglie di  ali di  farfalla in sedimenti di un’antica laguna posta a Brunswick (Germania del  nord)  hanno portato i ricercatori  del Boston College e dell’Università di  Utrecht ad ipotizzare che le farfalle siano  comparse ben  prima dei fiori e cioè 200 milioni  di  anni  fa (i primi  fiori  fecero  la loro  apparizione settanta milioni  di anni fa)  e cioè in pieno  Giurassico 

La domanda che i  ricercatori  si  sono posti è come potevano  sopravvivere le farfalle senza fiori?

Ebbene la risposta che si  sono  dati è stata grazie al polline delle gimnosperme (esempio le conifere) e alla trasformazione delle loro  mandibole (quelle delle proto  farfalle e non dei ricercatori)   in quella specie di  proboscide chiamata spirotromba adatta a penetrare nelle cavità delle conifere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concludo con l’anteprima della guida Farfalle del naturalista  Sandro Ruffo , oltre che augurarvi un felice 25 aprile (che non è la data di un semplice derby tra fascisti  e comunisti  come dice qualcuno  che dimentica cosa sia la democrazia).

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro Farfalle di Sandro  Ruffo 

Lupi e uomini: la convivenza necessaria

La donna e il lupo © caterinAndemme
La donna e il lupo
© caterinAndemme

I lupi sani  e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito  giocoso e grande devozione.

Lupi  e donne sono  affini  per natura: sono  curiosi  di  sapere e possiedono  grande forza e resistenza.

Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei  loro  piccoli, del  compagno, del  gruppo.

Sono  esperti  nell’arte di  adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto  coraggiosi.

Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate e falsamente accusate di  essere voraci  e erratiche, tremendamente aggressive, di  valore ben  inferiore a quello  dei  loro  detrattori.

Tratto  da Donne che corrono  con i  lupi di Clarissa Pinkola Estés 

Chi ha paura del lupo  che cattivo non è?

Cappuccetto Rosso / Gustave Dorè
Cappuccetto Rosso /
Gustave Dorè

Cappuccetto  Rosso: lei, con la complicità  del  cacciatore, ha messo  fine alla voracità del lupo  sbaffa – nonne, ma non a quella nomea che, suo  malgrado, il Canis lupus  si porta dietro di  se  e cioè di  essere, per l’appunto,  il lupo cattivo.

Chi  vuole essere cieco  e sordo  alla sua indole di  animale schivo (che ha istintivamente  paura dell’uomo), continuerà a ripetere che il lupo è pericoloso, non si  accontenta di predare qualche gallina o pecora, ma assale anche l’uomo per farne cibo.

Senza contare che, ancora oggi, circola quella diceria sui lupi  paracadutati sulle nostre foreste da misteriose organizzazioni ambientaliste, con lo scopo  di  ripopolare l’Appennino  di  branchi selvaggi di  Canis lupus neanche se fossimo  in SiberiaAlaska.

Questo nulla toglie agli  allevatori il diritto  a richiedere  indennizzi  per i  capi predati e i finanziamenti per i  sistemi  di prevenzione (recinzioni elettrificate, cani  da guardiania)

Il lupo, comunque,  preda soprattutto  animali selvatici vecchi oppure malati, raramente quelli  sani: ciò  garantisce anche il mantenimento dell’equilibrio  dell’ecosistema e di  questo  anche i  cacciatori, che vedono nel lupo un’antagonista per la caccia, dovrebbero  esserne contenti.

Per contro,  se non è il fucile di  qualche cacciatore ad uccidere il lupo, lo sono  i bocconi  avvelenati  lasciati dai  bracconieri: non  solo  quest’azione criminale (e un po’  da cerebrolesi)  uccide il lupo, ma a farne danno sono  anche altri  animali  che si  cibano  delle carcasse avvelenate tra cui, oltre a uccelli predatori  e piccoli  mammiferi carnivori,   i  cani di  escursionisti e quelli  da guardiania.

Non sempre è il lupo a predare gli  allevamenti: cani rinselvatichiti riuniti  in branco (abituati alla convivenza con l’uomo) non disdegnano  certo l’azione predatoria attribuita in seguito ed erroneamente  al loro parente.

Inoltre, problema non  certa secondario è l’ibridazione tra cane  e lupo: ciò  avviene quando durante il  periodo  di  estro,  che in una lupa può durare in media dai 5 ai 7 giorni,  la femmina viene fecondata da un cane (probabilmente vagante o  rinselvatichito) dando  alla luce degli ibridi che, se sopravvivono, possono ulteriormente riprodursi  nel branco comportando un impoverimento del patrimonio genetico della specie.

Gli incontri con il lupo e il suo  antagonista: il cane da guardiania 

Raro, rarissimo ma non impossibile: è l’incontro  casuale con  il lupo.

Se accade, e se il canide non è già fuggito  dalla parte opposta da quella dove noi stiamo fuggendo, è il  caso  di  mettere in pratica le linee guida dettate dalla Large Carnivores Initiative for Europe (gruppo specializzato in carnivori  della Iucn) e cioè quelle  di non lasciare rifiuti in giro e di  chiudere di  sera cani  e gatti in casa: accorgimenti  necessari  se abitiamo nel  bel  mezzo  della Foresta Nera e non in città.

Ben  altra faccenda è il cane da guardiania: non è di  rado che, durante una nostra escursione in montagna, di  trovarsi  faccia  a muso con uno  di  questi poderosi  cani che, se ben addestrato, si limiterà solo  a tenerci  d’occhio altrimenti, se l’incontro è del terzo  tipo  e nessuna navicella spaziale verrà  a salvarci, bisogna seguire queste regole:

  • Non scappare correndo 

Tanto lui è più veloce e voi, fuggendo,   vi  siete trasformanti in una preda 

  • Evitare di  toccare o  accarezzare il bestiame
  • Non gridare
  • Evitare movimenti  bruschi  che possono essere percepiti dall’animale come un’aggressione

Siamo già congelate dalla paura

  • Evitare di  agitare bastoni  o lanciare pietre verso il cane (è vietato  utilizzare il bazooka che di  solito  portate nello  zaino)
  • Se è possibile aggirare il bestiame mantenendo  la giusta distanza, se ciò non è possibile e il  cane si  avvicina, parlargli con tono calmo e proseguire con tranquillità il cammino.  

D’accordo: ma cosa mai  avrò da dire (in tono  calmo) ad un cane che mi vede sotto  forma di  salsiccia? 

Il Centro faunistico Uomini e Lupi 

A Entracque, nel  Parco  delle Alpi  Marittime, è  sorto  da tempo il Centro  faunistico  Uomini  e Lupi con il doppio  intento di fornire programmi  di  educazione ambientale che sono un fondamento per istituire le basi  di  convivenza tra uomini  e lupi, e soccorrere lupi  feriti tramite un recinto  faunistico  di 8 ettari dove (se si è fortunati: io non lo sono stata) dall’alto  di una torretta è data la possibilità di  osservare i lupi ospiti  del  Centro in un ambiente  del  tutto  simile a quello loro  congeniale.

Per gli orari  e le aperture del Centro vi  consiglio di  andare sul sito.

 

Per concludere un libro

Mia Canestrini è laureata in Scienze naturali ed è specializzata in conservazione del  territorio.

Lavora presso il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco  Emiliano seguendo il Progetto  Mirco per la protezione e la conservazione del lupo  e il miglioramento  del rapporto  tra uomini e lupi.

Dalla sua decennale esperienza con i lupi il libro La Ragazza dei  Lupi (anteprima a fine articolo).

Buon fine settimana. 

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro La Ragazza dei  Lupi  di  Mia Canestrini 

«Il mio lupo mi ha tagliato la strada un pomeriggio d’estate a pochi chilometri da casa. È balzato nella provinciale all’improvviso, ma calmo, e l’ha attraversata con un passo lento e sicuro, quasi a non sfiorare l’asfalto. Si è voltato a guardarmi, ci siamo fissati un istante, il tempo di lasciarmi un messaggio, e come un angelo è sparito, infilandosi nella vegetazione fitta oltre la cunetta. Mentre tutto sembrava insuperabile, il lavoro finire, il fallimento chiudere il cuore in una morsa, le amicizie allontanarsi, mentre la vita sembrava collassare su se stessa, un lupo è apparso come un lampo di luce alle porte del mio inferno personale. La sua apparizione senza senso, in un luogo strano, a un orario altrettanto strano, mi ha donato una grande fiducia nel futuro, nonostante nulla in quel momento sembrasse avere soluzione. Ma io gli ho creduto, ho stretto i denti. A volte gli angeli custodi assumono strane sembianze».


Si è messa sulle tracce dei lupi da studentessa di Scienze Naturali, quando come tesi doveva cercare segni di presenza del lupo per studiarne la genetica. Non li ha più lasciati. Oggi Mia è una “lupologa”, ed è una delle più preparate. Tra le sue attività, è impegnata anche a insegnare alle persone a convivere con l’animale di cui gli uomini hanno una paura ancestrale e un’attrazione infinita.
L’esperienza personale di Mia si intreccia con la storia più grande del lupo in Italia, ed è il racconto di un amore sconfinato, di cuccioli salvati e rimasti nel cuore, come Achille, e di altri perduti, un amore a volte corrisposto, a volte no. Ed è anche la storia di come i lupi le hanno insegnato a seguire la strada della libertà.

I ragni: si (s)consiglia la lettura agli aracnofobici

Fractal Spider
© caterinAndemme

Nelle credenze popolari il ragno è un animale spirituale; si  riteneva infatti  che, durante il sonno, l’anima di  colui  che sogna potesse uscire e rientrare dalla bocca sotto  forma di  ragno…

Ragni domestici 

Se siete affetti  da aracnofobia sto  per darvi  una brutta notizia: nelle nostre case i  ragni...sono di casa.

Non che sia immune a tale fobia, tanto più che ho un’innata diffidenza per tutte le cose che strisciano o che hanno più di  quattro  zampe, ma devo  riconoscere che gli  aracnidi casalinghi hanno l’abitudine di pasteggiare con gli  insetti eventualmente presenti  nell’ambiente domestico: una corretta igiene, senza trasformare la casa in un’unica camera sterile,  allontana comunque sia gli uni che gli  altri.

In Italia sono  presenti  all’incirca 1.600 specie e  di quelle presenti  nelle abitazioni sono del  tutto  innocue per noi, tranne in rari  casi come, ad esempio, il Loxosceles rufescens  ( più conosciuto  con il nome  di  Ragno  violino) il cui morso  può dare seri problemi medici (il tutto  dipende sempre anche dalle condizioni  fisiche della vittima del suo morso)

Fuori casa 

Relativamente più frequenti  sono  le possibilità di incappare in un ragno  frequentando  ambienti  all’aperto: in questo  caso  basta avere l’accortezza di guardare bene dove poniamo le mani (tronchi marcescenti o muri  a secco) e di usare i guanti se facciamo lavori  di  giardinaggio.

In questo  caso un pericolo  molto  serio è dovuto  al morso del Latrodectus tredecimguttatus  (Malmignatta) imparentata con le più tremende (anche più grosse) vedove nere della famiglia Theridiidae: il suo  habitat preferito  è quello  dei  muretti  a secco e terreni pietrosi, ma anche praterie e vegetazione bassa. 

I sintomi  che il morso  della Malmignatta può  procurare sono

⇒ Dolori  muscolari nella zona del morso

⇒ Crampi  all’addome

⇒ Vertigini, nausea, vomito

⇒ Tachicardia o  bradicardia

⇒ Sudorazione accompagnata da salivazione eccessiva

⇒ Ipertensione

In rare eccezioni, sempre dipendentemente dallo  stato  fisico  della vittima e della quantità di  veleno inoculato i sintomi sono  più gravi, tra i  quali miocardite, shock  anafilattico, insufficienza renale

L’immagine a fine articolo  è tratta da un opuscolo del Centro  Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di  Milano 

Chissà se Spider Man leggerà questo  post? 

Alla prossima! Ciao, ciao………..