Le lacrime: la loro storia in un libro (le pagine sono impermeabili)

Una lacrima su di me
Caterina Andemme ©

 

PUFF….e il mio sedere incontrò l’asfalto!

 

Il vento  freddo in aggiunta al  nevischio ha formato uno strato  d’infido  ghiaccetto sulla discesa da casa: il risultato è stato  appunto  quel PUFF!

Assolutamente nulla di  rotto se non un piccolo scossone al mio  ego  per essermi  ritrovata in quella posizione imbarazzante (per fortuna a quell’ora non passava nessuno).

Karen Blixen disse una volta:

La cura per ogni  cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime o l’acqua del mare.

Lasciando  la prima delle soluzioni alle fatiche di un allenamento di nordic walking e l’ultima a quando  verrà l’estate, non mi rimane che parlare delle lacrime: voi siete delle tipe dalla lacrima facile oppure no?

Si può piangere per mille motivi: per dolore, per rabbia e anche per amore.

Oppure, semplicemente,  a farci  piangere è la cipolla che stiamo  pelando.

Del  resto io devo  ammettere che mi  commuovo  facilmente nelle scene commoventi  di un film commovente, oppure  utilizzo l’umidore degli occhi in maniera subdola, quando  devo  convincere lui che, nonostante la realtà dei  fatti, è sempre lui quello ad essere in torto  (il più delle volte funziona).

Lo  psicologo  William Frey nel 1982 stabilì in una ricerca che noi  donne in media piangiamo 5,3 volte al  mese (il mistero è come si  è stabilito  quel  virgola tre), mentre gli uomini lo  fanno solo 1,3 volte al  mese ( si  vede che pelano meno  cipolle).

Il nostro  William  stabilì anche che il pianto  di una donna dura (sempre in media) cinque o  sei minuti, quello  di un uomo dai  due ai  tre minuti  (mezz’ora se è la squadra del  cuore a perdere).

Non so  come lo  psicologo  abbia condotto la sua ricerca: non si può mica chiedere ale persone di  piangere a comanda e misurarne il tempo  con un cronometro.

Altri, invece, sulle lacrime ne hanno  scritto un libro, com e ad esempio lo scrittore e giornalista Tom Lutz:

Storia delle lacrime 

Gioia, dolore, delusione, sconfitta, successo: gli stati d’animo legati al pianto sono pressoché infiniti, e innumerevoli sono le modalità, i rituali, le prescrizioni che ogni epoca e ogni cultura hanno adottato per regolarne l’uso. Nessuna altra specie è capace di piangere, esattamente come nessuna altra specie, all’infuori dell’uomo, possiede la capacità di comunicare mediante il linguaggio. E che le lacrime siano una forma specifica di comunicazione umana, le arti figurative, la poesia, il teatro sembrano averlo saputo da sempre, poiché ne hanno fissato da tempo immemorabile i canoni espressivi. Come le lacrime di un neonato segnalano il suo bisogno di nutrimento e protezione, il pianto implica in genere un desiderio, un’aspettativa o una preghiera. Chi soffre di particolari forme depressive non piange più, perché ha perduto ogni speranza di vedere esauditi i propri desideri. Le lacrime versate dagli innamorati possono esprimere voglia di intimità e al contempo paura dell’intimità. Le lacrime di cordoglio segnalano la nostra aspirazione a invertire il corso del tempo e rimediare magicamente alla perdita, così come la consapevolezza dell’irrealizzabilità di questo desiderio. Scrivere delle lacrime significa dunque addentrarsi in territori che vanno dalla scienza alla letteratura, dall’antropologia al mondo delle emozioni, dalla religione all’arte, dipanando il filo di una storia parallela a quella dell’umanità.

Dalla descrizione del libro 

Anteprima del libro in vetrina

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao…..


Nota a piè di pagina 

Il blablabla della politica non ferma gli omicidi delle donne

In questa deprimente campagna politica ne abbiamo  sentite di  promesse mirabolanti che svaniranno dopo il prossimo 4 marzo.

Senza tener conto della pericolosa deriva verso il razzismo  (palesato in atti criminali  come quello  di  Macerata o nell’odio  nei  social media)

mediato anche da frange estremiste favorevoli al fascismo.

Nessuno  dei politici uomini (ma anche alcune esponenti  donne) ha parlato di leggi  contro  la violenza perpetrata sulle donne.

L’ultima tragedia si  è consumata proprio  ieri  a Latina: una donna ferita gravemente e le sue due figlie uccise dal marito, carabiniere, che aveva vissuto la separazione da lei  come incomprensibile.

La donna aveva già denunciato il marito per l’atteggiamento  aggressivo  nei  suoi  confronti.

Denunce  che,  ancora una volta inascoltate, hanno portato ad una tragedia che poteva essere benissimo  evitata se si  fosse intervenuti in maniera decisa nei  confronti  di  quello  che era, a tutti  gli  effetti, uno  stalker . 

 

 

Catherine & Catherine & Caterina (la blogueuse)

 

Oui, je suis Caterina la blogueuse

 

Sono  perfettamente consapevole del fatto che aggiungere il mio nome a quello delle più famose Catherine, cioè  Catherine Deneuve attrice e  Catherine Millet scrittrice, possa sembrare  un’associazione alquanto  azzardata, ma cosa volete farci: Je suis Caterina e questo è il mio blog.

Ma non è la competizione tra donne quello  di  cui  oggi voglio  parlare,  ma della loro  adesione ad un manifesto, , insieme ad un altro  centinaio  di  donne francesi,  contro  la campagna internazionale  #MeToo (in francese #BalanceTonPorc) in riferimento  a ciò che accaduto  dopo  la nota vicenda Weinstein, cioè le aggressioni  sessuali  a danno di molte (moltissime, troppe) donne.

Loro, le anti #MeToo, affermano  che si  sta dando  atto  ad una caccia alle streghe (in questo  caso, parlando  di uomini, si  dovrebbe dire caccia agli  stregoni) che impedirebbe al  maschio di  esprimere il  suo  diritto alla seduzione.

Fin qui  potevo  anche essere d’accordo  con loro, poi, forse da qualche parte si è esagerato (forse), come del  resto è esagerato quando Catherine (Deneuve)  parla di  neo – puritanesimo che affosserebbe la sessualità fra uomo  e donna (ma anche quella tra uomo  e uomo, donna e donna con tutte le sfumature LGBT ).

Il mio parziale accordo  a questa tesi  è svanito come una bolla di  sapone leggendo che, secondo quanto  detto  e riferito  dalla cronaca, Catherine & C. in pratica sono favorevoli alla libertà dell’uomo  di importunare una donna.

Non dico  che, se un uomo mi  fa un complimento elegante e non   volgare, la cosa mi lascia indifferente, ma se lo stesso mi poggia la sua mano  sul sedere (o altra parte del  corpo) la sua libertà di importunarmi va a farsi  friggere, mentre io mi prendo  la libertà di  rifilargli un manrovescio (oppure, diventando  ancora più cattiva, rifilargli un calcio lì, proprio lì). 

Alla fine dell’articolo  un piccolo  sondaggio a cui  siete invitate a rispondere (non costa nulla, ma se proprio volete contribuire al sostentamento de Il Blog di  Caterina il mio Iban è IT123456*****)

Alla prossima! Ciao, ciao

 

 

Stupro con scadenza

 

stupro (ant. strupo) s. m. [dal lat. stuprum, di origine incerta]. – Atto di congiungimento carnale imposto con la violenza (corrisponde al termine giuridico violenza carnale)

Dal vocabolario  Treccani  

 

Sono  consapevole che il titolo dell’articolo è come ricevere uno  schiaffo  in faccia.

Ma è nulla di  fronte al  dolore e alla rabbia di una donna quando  viene violentata.

Ho da poco  scoperto  che il nostro  codice penale prevede un termine per presentare la denuncia per violenza sessuale: sei  mesi.

Come se il corpo  di una donna abusata avesse un codice a barra che ne indichi una scadenza dopo l’abuso.

Sei  soli mesi per fagocitare il dramma, per mettere da parte la paura di non essere creduta o l’ansia di un’aula di  tribunale dove avvocati di parte la metteranno  in soggezione con domande  non pertinenti, anche assurde (ricordate quello  che ho  scritto  riguardo  all’interrogazione delle due ragazze americane, in seguito all’episodio  di  violenza accaduto  a Firenze?).

Il Governo, per voce del ministro  della giustizia Andrea Orlando, dice che valuterà se sia necessario  una riforma del  codice sulle violenze sessuali (da La Repubblica 03 dicembre 2017).

Valuterà se sia necessario?

In base a cosa valuterà se sia necessario?

Termino con le parole del procuratore aggiunto di  Roma, Maria Monteleone coordinatrice del pool che si  occupa dei  reati  contro  donne e minori, riportate sempre nello  stesso  articolo:

<<La violenza sessuale dovrebbe essere perseguibile d’ufficio. Se il  reato  c’è, ed è un reato indiscutibilmente grave, non si può lasciare alla scelta della vittima che venga perseguito  o meno>>.

Alla prossima! Ciao, ciao………………

 

 

RispettandoMI AMI (fermiamo la violenza sulle donne)

 

Qualche tempo  fa vi  fu  una campagna contro  la violenza sulle donne, in cui si chiedeva di  scrivere una frase sul tema  su di  un paio  di mutandine.

Vi  aderii come tante altre donne, scrivendo per l’appunto:

RISPETTANDOMI AMI  

Era implicito nel messaggio che l’amore verso  la donna è consequenziale al  rispetto verso  di lei.

E’ passato  del  tempo, neanche tanto poi, da quella campagna: allora Weinstein era solo  il nome di  un produttore cinematografico  statunitense.

Poi  sono  arrivate le denunce di  violenza sessuale che lui, forte del  suo potere, ha consumato a danno di giovani  attrici.

Dopodiché, come se si  fosse rotta una diga, le denunce di  violenze si  sono moltiplicate, non solo per Weinstein, ma in ogni  caso in cui  una donna ricopriva un ruolo  subalterno all’uomo.

Dopo  queste denunce, cosa credete che sia successo?

Il solito  blablabla in cui  la donna da vittima è passata ad essere colpevole: “lei, in fin dei  conti ci  stava perché aveva il suo bel  tornaconto”.

Anche quando  la violenza è talmente ed  odiosamente palese, non si  rinuncia a trovare quel  cavillo in cui, in fondo, è sempre lei  a provocare il povero  uomo  preda delle sue incontrollabili  pulsioni.

Mi riferisco al processo per violenza sessuale ai  danni  di  due giovani  studentesse americane da parte di  due (spero  ex)  carabinieri: gli  avvocati  della difesa non hanno  trovato  di meglio  che chiedere alle due sventurate se trovassero sexy  uno dei loro violentatori, oppure se le due donne  indossassero o meno gli  slip  (per gli  avvocati è indice di una disponibilità ad avere rapporti  sessuali).

Naturalmente, essendo  il processo  ancora in corso, anche per i  due carabinieri vige il principio  giuridico della presunzione d’innocenza.

Se saranno  giudicati  colpevoli, sinceramente e come per tutti i casi  di violenza, spero  che la pena sia quella massima.

Troppo severa?

Il quarto  rapporto  Eures sul fenomeno  del  femminicidio in Italia dice che, dall’inizio  di  quest’anno, 114 donne sono  state uccise un dato, purtroppo, in linea con quello  dell’anno precedente.

Oggi  si  celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne:  tutti insieme, donne ed uomini, facciamo  si che la violenza sulle donne si  azzeri.

1522 è il numero che dovete chiamare se avete la necessità di denunciare qualsiasi  tipo  di  abuso.


 

 


Alla prossima! Ciao, ciao……………