I veleni in natura nel mondo animale

Scorpione © caterinAndemme
Scorpione
© caterinAndemme

In natura la sopravvivenza di un animale dipende nell’ approvvigionarsi del  cibo e, nel  contempo, non diventare cibo  per altri predatori.

Per questo  duplice scopo negli  animali c’è chi  corre più di ogni  altro per mettersi in salvo.

I predatori, invece, hanno a disposizione artigli  e zanne.

Ma la sopravvivenza o la predazione può dipendere anche da pochi  milligrammi  di   sostanze chimiche: quelle  che comunemente vengono  chiamate veleni.

 Una piccola introduzione

Dopo  avervi  deliziate con l’articolo sui  ragni  ( di  cui molte specie le ritroviamo nelle nostre case) e sulla pericolosità di pochi  di  essi, continua la mia rassegna zoologica  scrivendo di  come nel mondo animale per  la difesa (o l’offesa) vengono  utilizzate sostanze tossiche, appunto i  veleni.

Alla fine dell’articolo  troverete un ampio  report sui  veleni  nel mondo  animale liberamente scaricabile.

Come sempre ci  tengo  a precisare che il contenuto  dell’articolo (e di  quelli  che ho  scritto  e scriverò) sono semplificati  rispetto agli  argomenti  trattati in maniera professionale da coloro che lavorano in uno  specifico  campo.

Questo non toglie nulla  alla mia passione di  scrivere e di  conseguenza documentarmi evitando, nel  contempo, di divulgare notizie false e prive di ogni  valore scientifico, le cosiddette  fake news. 

Il  veleno del pesce scorpione e di  alcuni  protozoi

Pesce scorpione
Pesce scorpione

Tra gli  effetti  del riscaldamento  globale, che provoca anche l’innalzamento  delle temperature medie del nostro  Mediterraneo,  vi è quello  della migrazione di  specie esotiche che qui  trovano  un habitat a loro  favore.

Nell’estate del 2017 l’Ispra (Istituto  Superiore per la Protezione e la ricerca ambientale) aveva diramato l’attenzione sulla presenza del pesce scorpione (Pterois volitans) all’interno  dell’Oasi faunistica di  Vendicari in Sicilia (Pdf).

Questo  pesce, molto  appariscente per la sua livrea, è originario  delle acque tropicali, è un predatore e il veleno contenuto nelle sue spine dorsali è altamente velenoso e, di  conseguenza,  pericoloso  per l’uomo.

La probabilità di incontrare questo  sgradito ospite nella prossima estate è pari  allo  zero: quindi, fino  ad allora, dobbiamo  solo preoccuparci della più letale prova costume.

Tra i protozoi il Paramecium  aurelia ha la capacità di liberare nell’acqua la paramicina, ossia una sostanza tossica che uccide istantaneamente gli individui  di un altro  ceppo e cioè i parameci  sensibili.

Se almeno in questo  caso  possiamo  tirare un sospiro di  sollievo, bisogna però fare attenzione ad altri protozoi  flagellati quali , ad esempio, il Gymnodinium catenella che, parassitando muscoli bivalve come le cozze e quindi  consumate dall’uomo, provocano  una grave forma di  avvelenamento con sintomi  quale atassia e paralisi  respiratoria che può portare alla morte.

Le spugne 

Normalmente le spugne che utilizziamo  sotto  la doccia sono  sintetiche quindi non portatrici di  elementi  tossici.

Riferendosi, però, al mondo  naturale e specificatamente al phylum dei Porifera – nome che venne dato dallo  zoologo  britannico Robert Edmund Grant nel 1836 – le spugne possono riservare alcune spiacevoli sorprese.

Il corpo di un porifero (Grant nel  dare questo nome lo fece facendolo  derivare dal significato  latino  di portatrice di pori) è descrivibile in maniera molto  semplificata come un sacco  delimitato  da due strati di  cellule: lo strato  gastrale quello più interno e lo strato  dermale quello  esterno.

Tra questi  due strati è posta una massa gelatinosa, la mesoglea, con incluse spicole calcaree o silicee che ricoprono  la funzione di  sostegno del  corpo  della spugna.

Alcune specie di  spugne elaborano  sostanze velenose che rimangono  confinate nella mesoglea fintanto  che l’animale è in vita

Alla morte della spugna le spicole, ricoperte dalla sostanza velenosa, si  disperdono in mare causando  fastidiose dermatiti a coloro  che sfortunatamente ne vengono  a contatto.

E’ il caso  della Suberites domuncula, comunemente chiamata spugna del Paguro molto comune nel  Mediterraneo,  perché spesso  stabilisce una relazione simbiotica con i paguri.

Per quanto  riguarda altre zone del  globo, la tossicità del  veleno delle spugne è tale da creare seri  danni  alla pelle: è il caso della Fibula nolitangere diffusa nel  Mar dei Caraibi e la Tediana toxicalis molto  frequente lungo  le coste della California.

Non sempre le spugne sono colpevoli della velenosità erroneamente a loro  attribuita: in passato  si pensava che il morbo di  Zervos, una dermatite riscontrata tra i pescatori  di  spugne nell’Egeo, fosse causata dalla spugna; solo  in seguito  si  scoprì che il colpevole era un minuscolo celenterato che viveva come parassita sul corpo delle spugne.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………


I ragni: si (s)consiglia la lettura agli aracnofobici

Fractal Spider
© caterinAndemme

Nelle credenze popolari il ragno è un animale spirituale; si  riteneva infatti  che, durante il sonno, l’anima di  colui  che sogna potesse uscire e rientrare dalla bocca sotto  forma di  ragno…

Ragni domestici 

Se siete affetti  da aracnofobia sto  per darvi  una brutta notizia: nelle nostre case i  ragni...sono di casa.

Non che sia immune a tale fobia, tanto più che ho un’innata diffidenza per tutte le cose che strisciano o che hanno più di  quattro  zampe, ma devo  riconoscere che gli  aracnidi casalinghi hanno l’abitudine di pasteggiare con gli  insetti eventualmente presenti  nell’ambiente domestico: una corretta igiene, senza trasformare la casa in un’unica camera sterile,  allontana comunque sia gli uni che gli  altri.

In Italia sono  presenti  all’incirca 1.600 specie e  di quelle presenti  nelle abitazioni sono del  tutto  innocue per noi, tranne in rari  casi come, ad esempio, il Loxosceles rufescens  ( più conosciuto  con il nome  di  Ragno  violino) il cui morso  può dare seri problemi medici (il tutto  dipende sempre anche dalle condizioni  fisiche della vittima del suo morso)

Fuori casa 

Relativamente più frequenti  sono  le possibilità di incappare in un ragno  frequentando  ambienti  all’aperto: in questo  caso  basta avere l’accortezza di guardare bene dove poniamo le mani (tronchi marcescenti o muri  a secco) e di usare i guanti se facciamo lavori  di  giardinaggio.

In questo  caso un pericolo  molto  serio è dovuto  al morso del Latrodectus tredecimguttatus  (Malmignatta) imparentata con le più tremende (anche più grosse) vedove nere della famiglia Theridiidae: il suo  habitat preferito  è quello  dei  muretti  a secco e terreni pietrosi, ma anche praterie e vegetazione bassa. 

I sintomi  che il morso  della Malmignatta può  procurare sono

⇒ Dolori  muscolari nella zona del morso

⇒ Crampi  all’addome

⇒ Vertigini, nausea, vomito

⇒ Tachicardia o  bradicardia

⇒ Sudorazione accompagnata da salivazione eccessiva

⇒ Ipertensione

In rare eccezioni, sempre dipendentemente dallo  stato  fisico  della vittima e della quantità di  veleno inoculato i sintomi sono  più gravi, tra i  quali miocardite, shock  anafilattico, insufficienza renale

L’immagine a fine articolo  è tratta da un opuscolo del Centro  Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di  Milano 

Chissà se Spider Man leggerà questo  post? 

Alla prossima! Ciao, ciao………..