Adult baby? No, Adult….(CENSORED)

– Between us -/©24Cinque

 

Quando la mia amica me lo  ha detto, ho subito  pensato  alla solita bufala che gira in rete: esistono luoghi in alcun città italiane dove gli uomini   si  spogliano degli abiti  da adulto per indossare pigiamini  e pannoloni e, come ogni (vero) bambino,  giocare con i peluche oppure colorare album da disegni  con un ciuccio  in bocca.

Come ogni  asilo  che si  rispetti vi  sono  anche le maestrine il cui  compito è quello di  accudirli, magari leggendo loro  delle favole, e all’occorrenza cambiare il pannolone su maxi – fasciatoi, con borotalco  profumato  compreso.

I responsabili  di  questa iniziativa assicurano  che non vi  è nessun fine sessuale a questo  tipo  di  regressione, ma è solo un modo per far fronte allo  stress quotidiano e recuperare il bambino  che è in noi.

Ammetto la mia ignoranza: utilizzando solo i servizi  streaming mi sono  persa l’inchiesta  delle Iene sugli  Ab (Adult baby), ma YouTube ha colmato  questa lacuna: ancora adesso ne porto  i  segni, neanche se fosse il video di The Ring: non è possibile che degli uomini si  riducano  in quello  stato oppure, essendo purtroppo  possibile, l’unica soluzione sarebbe quella della cura psichiatrica.

Lo so, ognuno  è libero  di  fare le esperienze che vuole, ma, accidenti, a tutto  c’è un limite…..

Alla prossima! Ciao, ciao…………


 

Dedicato  a coloro  che vogliono essere solo Adult (e non baby):

 


 

Specchio, specchio delle mie brame, chi ha pulito meglio? Lui oppure io?

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Mentre Cortana, l’assistente di Windows 10, mi informa che volendo può tradurmi la parola “ombrello” in danese (e perché poi non in pakistano o tibetano? Ma, soprattutto, chi glielo ha mai chiesto?), combatto contro  una zanzara molto  tenace che a quest’ora dovrebbe essere nel paradiso  delle zanzare ed invece,  forse per colpa dei cambiamenti  climatici, ha ottenuto un bonus che le prolunga la vita (a meno  che non riesca a farla fuori  prima).

Dopo  questa lunga premessa,  arriviamo  al dunque: i  vostri  partner, conviventi o mariti che essi  siano (la categoria “amanti”, intesi  come fraudolenti, è per il momento  accantonata), vi  aiutano  nei  lavori  domestici?

La vexata quaestio (non ne so un accidente di  latino, ma la frase mi piaceva) che mi pongo e vi pongo, è conseguenza dell’ennesima inchiesta che indica il maschio  italiano come il mammone per antonomasia, rispetto al  resto  della popolazione maschile europea (forse mondiale, magari  anche planetaria).

E dire che questa questione di  attaccamento  ad oltranza alla gonna di  mamma, è proprio colpa delle mamme stesse (lo  dice l’inchiesta e non io, quindi evitate di linciarmi).

La mamma, quindi, coccolando il suo bimbo (anche se prossimo alla pensione, che non arriverà mai, mettiamoci  il cuore in pace), non lo aiuta nell’essere completamente indipendente.

Questo, a dispetto di  chi  dice che il giovane è costretto a vivere con  i genitori  perché non ha un lavoro, comprende anche coloro  che un lavoro lo  hanno  e che potrebbero vivere per conto proprio (vi  ricordate il film Tanguy?).

Allora che dire alle mamme se non che, approfittando di  questa vicinanza coatta, insegnate ai  vostri  figli (e non solo  alle figlie) i basilari  dei lavori  domestici: lavare i pattii non sciuperà le loro  delicate manine, come rifarsi il letto è segno di un’apprezzabile presa di  coscienza su  quello  che si  deve fare e su quello….che si  deve fare.

Va bene, a questo punto è lecito  che qualcuna di  voi  mi chieda: ma il tuo  “lui” i lavori  domestici  li fa?

Ebbene si!

Approfittando  del fatto  che lavora da casa, e che quindi può organizzare la propria giornata autonomamente (o  quasi), ha deciso di  darmi  una mano nella gestione casalinga: lui lava i pavimenti, i  vetri, fa il bucato ( a parte le prime volte con lo spiacevole effetto  arcobaleno sui  bianchi), lava i piatti e fa anche la spesa (dietro  le mie imperanti  direttive).

Quello  che non fa, e non vuole fare neanche sotto  tortura, è stirare e cucire. Inoltre, essendo un tantinello schizzinoso, la pulizia del bagno  rientra nelle mie competenze.

Sono  comunque contenta, perché  senza quest’aiuto  non potrei  avere il tempo  necessario per dedicarmi alla cucina (mia passione), ed altre cosucce come, ad esempio, scrivere per questo  blog.

Le cose, comunque, stanno  cambiando: anche il maschio  italiano comprende che fare i lavori  casalinghi  non pregiudica affatto la propria essenza mascolina.

Anzi, proprio  per questo motivo, sono  nate associazioni  per aiutare l’uomo  in queste nuove mansioni (nuove per lui, schiavitù eterna per noi) che forniscono suggerimenti di varia natura.

Il sito uomini casalinghi  ne è un esempio: vi sono  suggerimenti  per combattere l’acne e i  brufoli (uomini casalinghi o  adolescenti  casalinghi?) e per la pulizia dei pavimenti, nonché i mille usi dell’acido  citrico.

I webmaster, in una sezione del  sito, si  spingono  fino  a dire che i maschi  sono migliori delle donne nelle faccende di  casa: ma va là!

Alla prossima! Ciao, ciao……….

 

 

Partendo dai “venti minuti” di Silvia

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Dice la mia amica Silvia: <<E’ statisticamente provato  che un uomo  ascolta la propria compagna solo per venti minuti  al giorno. Per questo, quando lui non ascolta ciò che dico, pretendo i miei  venti minuti di  attenzione >>.

Ovviamente, trattandosi  di  statistiche, il valore è solo una media dei minuti di  ascolto che ognuna di noi ha in dote dal proprio  compagno: chi ne ha di più e chi ne ha di  meno.

Vi  sono poi  da mettere in conto  le dissimulazioni: se lui vi  ascolta intercalando al vostro  discorso degli  “Ah, si,,” siate certe che l’argomento lo interessa quanto un documentario  sulla riproduzione dei bradipi in cattività (a meno  che non  sia uno zoologo specializzato in bradipologia).

Altra dissimulazione è, quando mostrando un certo interesse, l’uomo  spalanca gli  occhi   tenendo lo  sguardo fisso  su  di voi: in realtà sta solo  dormendo ad occhi  aperti.

Ma vi  sono i suoi  momenti in cui non vuole essere assolutamente disturbato,  , e cioè:

–  Quando trasmettono  una partita di  calcio e  la sua squadra del  cuore sta subendo il decimo gol.

– Quando la trama di un libro è troppo  complicata per lui e non vi  ascolta,  anche se volevate solo  comunicargli  che la casa sta andando  a fuoco, oppure si  sta allagando, magari  che una meteora ha appena sfondato il soffitto.

– Quando usa lo smartphone per dare la caccia ai Pokemon.

– Quando i Pokemon usano  lo smartphone per dare la caccia a lui.

– Quando si  trova al gabinetto in una situazione di  assoluta intimità, e voi  insistete a parlargli attraverso  la porta chiusa (forse qui  ha ragione).

Esiste, però, anche la fenomenologia dell’uomo che dello  sproloquio ne fa un’arte (altro che venti muniti  di  attenzione).

A questa categoria si possono ascrivere gli  uomini  che:

– Pensano  di  sapere tutto  di  tutto  e ad ogni  costo vogliono  dimostrarvelo  per senso  di  superiorità (anche se voi  siete laureata in astrofisica ed insegnate al MIT e, appunto, l’argomento  sono  le stelle).

– Quello che commenta ogni cosa con un “lo avevo  detto  io”, giocando  facile sul fatto che non sapete assolutamente di  cosa stia parlando (e non vi interessa neanche saperlo).

Per non parlare  dei tizi  che pretendono  di  sapere tutto  di  voi  da un vostro  semplice sguardo (anche se indossate gli occhiali  da sole con fattore 4…quelli adatti  ai  ghiacciai, per intenderci).

Dopodiché avremo:

– L’uomo Denim (“l’uomo che non deve chiedere mai”): appunto, non chiedermi nulla e gira al  largo.

– L’uomo che, trovando in voi  un angelo  consolatore, vi  racconterà della sua vita difficile, tra amori non corrisposti, tradimenti, e disgrazie di  vario  genere: come  diceva la canzone della Rettore: “Dammi una lametta che mi taglio  le vene”.

Alla prossima! Ciao, ciao………

P.S. Se ho messo l’immagine di una sposa ad inizio  articolo, è perché Silvia tra pochi  giorni  si  sposeràauguri di tutto cuore da parte mia e di  “lui”.

 


 

Per quelli  che non hanno  capito il senso  dell’articolo; auguro un buon Prisencolinensinainciusol

 


Lacrime e….lacrime: la differenza tra noi e loro (gli uomini).

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La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime, o il mare.
(Karen Blixen)

 

Si può piangere per mille motivi: per dolore, per rabbia, per amore.

Oppure, semplicemente,  a farci piangere è la cipolla che stiamo  pelando.

Io piango, non spesso, ma lo faccio.

Ad esempio nelle scene più commoventi  di un film commovente, in  qualche attimo  di  sconforto (specie guardando il conto in banca),  in quella sottile forma di  persuasione (un po’  subdola) per convincere “lui” che ciò che sta dicendo nei  miei confronti è pura falsità (al novanta per cento  funziona).

Non mi ritrovo a piangere in pubblico, ma può capitare anche di  farlo  con persone appena conosciute.

È successo  giorni  fa ad Ovada (cittadina dell’alessandrino: informazione per un extraterrestre in visita sulla Terra): siamo  entrati in un negozio per acquistare un regalo e, non so come, con la proprietaria ci  siamo  ritrovate a parlare delle malattie delle nostre rispettive madri: lacrime appena accennate ma simbolo di un’emotività condivisa.

Una ricerca dello psicologo William Frey, risalente al 1982, ha stabilito  che noi  donne in media piangiamo 5,3 volte al  mese (come si  stabilisce quel virgola 3?), mentre gli uomini lo fanno per 1,3 volte al mese (si  vede che pelano  meno  cipolle). Il nostro  William ha anche stabilito che il pianto  di una donna dura (in media) cinque o  sei minuti, quello  di un uomo da due a tre minuti (se a perdere è la squadra del cuore anche mezz’ora).

Altri  scienziati imputano questa “carenza di lacrime” negli uomini al testosterone: più ne hanno  e meno i nostri uomini piangeranno…..Terminator docet.

Non lo so  se ciò corrisponda al vero: per quanto mi riguarda non mi considero una piagnona. Inoltre, quando mi capita di piangere, non ho  con me un cronometro per misurarne la durata.

E “lui”?

Penso  che i  suoi  dotti  lacrimali  siano  più secchi  di un wadi: non perché si  considera immune dalla lacrimazione, tanto meno si  sentirebbe offeso  nella sua virilità nel  farlo: semplicemente, penso io, che le sue lacrime si  riversano  all’interno del  suo  corpo.

Se non altro è umano.

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 

 

21 volte al mese? Magari….(per lui)

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Questa volta per scrivere l’articolo  ho  preso  spunto da una confezione di  sottilette.

In particolar modo mi ha colpito la dicitura sulla confezione che invitava all’acquisto  del prodotto: “Facciamolo  più spesso” .

Adesso, trattandosi  di  sottilette, quel “più spesso” è indirizzato certamente alle dimensioni  della farcitura di un toast o  di un panino.

Eppure, essendo  abituata alle sparate di pubblicitari  di  quart’ordine, penso  che il richiamo sessuale sia presente anche questa volta, anche se si tratta di semplici  sottilette.

Per inciso il prodotto in questione è in vendita presso una catena di  supermercati  il cui  nome inizia con la “C” e termina con la “P” (per aiutarvi  nell’identificazione vi  dirò che nel  mezzo  del nome sono  presenti  anche due “O”).

Con questo  avrei  dovuto  chiudere l’articolo, sennonché la frase “facciamolo  più spesso” si  è  ripresentata esplicitamente nel parlare, in articoli  di  alcuni  giornali, di  come fare tanto  sesso  aiuti  gli uomini a tenersi  lontano  da un possibile cancro  alla prostata.

Solo  che gli  articolisti (giornalisti, chiamateli  come volete) estrapolando a loro  piacere (non fisico, ovvio) quello  che uno studio dell’Università di Harvard basava sulla correlazione fra frequenza di  eiaculazione mensile e cancro alla prostata,  cioè che 21 eiaculazioni  al mese mette al  sicuro dal  rischio  di  cui  sopra.

Pur ammettendo  che fare sesso è decisamente un toccasana per tanti  mali (specie, metaforicamente parlando, quelli  del cuore), quello  che la ricerca diceva , basata sull’analisi  delle cartelle cliniche di  qualche migliaio  di  soggetti  maschili,  è che si è visto  che eiaculare frequentemente, anche 21 volte al mese,  abbassa dal  19 al 22 per cento il rischio di  tumore alla prostata: non che si  deve fare sesso almeno quattro o cinque volte alla settimana (dedicandosi al  riposo  il sabato  e la domenica).

Quindi, se il vostro  partner (convivente, marito o amante) diventa ossessivo  nelle sue richieste sessuali, adducendo a problemi  di prevenzione riguardante la sua salute, invitatelo  a rivedere correttamente quello  che la ricerca dice e nel  frattempo  invitatelo a mangiare una sottiletta…non si  sa mai, potrebbe essere afrodisiaca.

Alla prossima! Ciao, ciao…