Infine, cinquant’anni fa, si partì per la Luna


Folle è l’uomo che parla alla luna

Stolto  chi non le presta ascolto

William Shakespeare – Romeo e Giulietta 

Dalla notte dei  tempi è sempre la Luna

Ovunque nel mondo  antico, dalla Babilonia fino  all’Egitto, dalla Grecia a Roma, la Luna fu adorata come  divinità, soprattutto  al  femminile.

Quel  suo  apparire, crescere e scomparire, per poi  riapparire nuovamente dando inizio  a un nuovo  ciclo, fece si  che essa venisse messa in relazione con  la vita degli uomini, degli  animali  e dei  vegetali.

Mentre l’agricoltore  seguiva le fasi  lunari per la semina e il raccolto, attorno alla Luna incominciarono  a nascere leggende, credenze, superstizioni e proverbi.

Le fasi  del nostro satellite, partendo dall’osservazione degli  astrologi  per i loro  vaticini, fu la base per la misurazione del nostro  tempo:

Dai  sette giorni  trascorsi  tra due fasi  successive si  arrivò alla determinazione della settimana ( il sette stesso  divenne un numero con caratteristiche esoteriche); dalla lunazione, cioè dalla durata complessiva delle quattro  fasi, si ottenne il mese: da questa suddivisione del  tempo derivarono i più antichi  calendari lunari 

Le fasi lunari
Le fasi lunari

Fu Ipparco  di  Nicea nel 130 a.C. a calcolare la distanza tra il nostro pianeta  e la  Luna utilizzando il metodo  della parallasse stabilendo un valore prossimo  a quello  reale pari  a trenta volte il diametro  della Terra.

Bisogna, però, aspettare secoli dopo  affinché l’occhio  umano  possa vedere   la superficie lunare nella sua conformazione: nel 1610, precisamente il 7 gennaio, Galileo  Galilei  puntò il suo  cannocchiale verso la Luna distinguendo montagne e zone pianeggianti più oscure.

 Giovanni Keplero, contemporaneo  di  Galilei,  stabilì le leggi che regolano  il movimento  dei pianeti mentre, nel 1687, Isaac Newton formulava il principio della gravitazione universale: l’astronomia era diventata una scienza staccandosi  completamente da quello  che fino  ad allora era appannaggio dell’astrologia nell’osservazione della volta celeste.

La Luna, comunque, continuava a essere irraggiungibile e misteriosa e solo la fantasia degli  scrittori poteva idealmente permetterne l’esplorazione: da Edgard Allan Poe fino  ai più moderni Robert A. Henlein , Arthur C. Clarke e Poul  Anderson (solo per citarne alcuni) potevano  colmare l’inconscio  desiderio insito  nella natura umana che è l’esplorazione di nuovi mondi.

16 luglio 1969, Cape Kennedy 

Furono un milione gli  spettatori  che assistettero  alla partenza dell’Apollo 11   dalla baia di  Cape Kennedy (lo  stesso numero  di persone  presenti  al Festival  di  Woodstock un mese dopo).

saturn V al momento del lancio
Il razzo Saturn V al momento del decollo
Archivio NASA

 Alle ore 9.32 locali  (in Italia erano  le 15.32)  Saturn V si  stacca dalla rampa di lancio numero 5: dopo  ottantatré secondi  dal  lancio, raggiunge l’altezza di 4.900 metri.

In meno  di un minuto  e mezzo  la sua velocità arriverà a 2800 Km/h: i tre astronauti subiranno una forza pari  a 4,5 G cioè questo  vuole dire che il corpo  di Armostrong, Aldrin e Collins peserà quattro  volte e mezzo di più rispetto  al peso sulla Terra.

Gli atronauti di Apollo 11
I tre astronauti di Apollo 11. Da sinistra a destra: Neil Armostrong, Michael Collins e Buzz Aldrin

 

Dopo  all’incirca 11 minuti dalla sala di  controllo  di  Houston l’annuncio  che  Saturn V è in orbita di parcheggio a una quota di 186 chilometri: la prima fase del  volo, quella più pericolosa, è superata.

20 luglio 1969, Mare Tranquillitatis 

20 luglio 1969, ore 15.17 (22.17 in Italia)  

Houston, qui  Base della Tranquillità, Aquila è atterrata

E’ la voce di  Neil Armstrong a dare l’annuncio che la più grande avventura dell’uomo al  di  fuori della Terra stava iniziando.

E’ tanta l’eccitazione del momento  che l’astronauta suggerisce di  anticipare di un’ora l’uscita dal Modulo Lunare, sacrificando una delle quattro  ore di  riposo  previste dal programma: da Houston, solo  dopo  qualche perplessità ed essersi  consultato con i medici  che dal  Centro seguono i dati  fisiologici  dei  tre astronauti, il direttore di  volo, Cliff Charlesworth, dà il suo consenso  alla richiesta.

20 luglio 1969, ore 21,44

La targa posta sulla superifcie lunare nella missione Apollo 11
La targa lasciata sulla Luna durante la missione Apollo 11

Il mondo intero dagli  schermi televisivi  può finalmente osservare   Neil Armstrong scendere dal  Modulo  Lunare per diventare il primo uomo  sulla Luna:  dopo  di lui  sarà il turno  di  Buzz Aldrin, mentre Michael  Collins orbitava intorno al pianeta in qualità di  pilota del  Modulo di  Comando.

L'orma di Neil Armstrong sulla superficie lunare
L’orma di Neil Armstrong sulla superficie lunare
Archivio NASA

Fu allora che Neil Armstrong pronunciò quella frase che sarebbe passata alla storia:

E’ un piccolo passo  per l’uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità

La maratona televisiva

Mentre Neil Armstrong posava il suo piede sulla superficie lunare, in Italia erano le 4.56 e quello  era il culmine della prima maratona televisiva della RAI che, dallo  studio  di  via Teulada 3, aveva trasmesso per 25 ore consecutive.

A condurre la  diretta televisiva fu il giornalista Tito  Stagno (video intervista nel  ricordo di  quella serata)  coadiuvato da un altro bravo  giornalista come Andrea Barbato mentre, da Houston, Ruggero  Orlando ricopriva il  ruolo  di inviato.

Nel  box seguente il Rapporto dalla Luna cioè la trascrizione originale della NASA del  dialogo fra la base di  Houston e gli  astronauti (vi  ricordo  che se volete ricevere questo  e altro  materiale pubblicato nel  blog basta farne richiesta iscrivendovi  alla newsletter)

Apollo 11

Dedico  l’articolo a tutti coloro  che ieri hanno  dato  la possibilità all’umanità di  far vivere un sogno  e a coloro  che non smettono di  sognare affinché l’avventura continui 

 Alla prossima! Ciao, ciao….

Bit & Flops: dal computer di casa ai supercalcolatori

I computer sono inutili.

Essi  possono  dare solo  risposte

Pablo Picasso 

Bit & Flops

Quando  Pablo  Picasso pronunciò la frase che introduce quest’articolo (sempre che lo  abbia fatto) i primi  computer entravano nelle case, mentre Arpanet (l’antenato di Internet) era ancora militarizzata.

Comunque la potenza di  calcolo dei primi processori casalinghi era infinitamente più bassa di un comune smartphone di oggi, figuriamoci  quando  parliamo di  supercomputer.

Se vi  trovate a passare dalle parti  di Ferrera Erbognone (in provincia di  Pavia) sappiate che non vi  è nulla di particolare per cui  meriti una visita: sennonché,  dopo  che mi sono  inimicata tutti i ferrerini  (così si  chiamano gli  abitanti  di  questo paese della Lomellina) qualcosa di particolare c’è: la presenza di un supercalcolatore  capace di svolgere  22,4 miliardi  di operazioni matematiche al  secondo: è Hpc4 di proprietà dell’ENI, il suo  scopo è quello  di  scoprire giacimenti  di petrolio  e gas naturale.

 

 

Hpc4, pur essendo un mostro  di  calcolatore, si pone al 15° posto della classifica Top 500 dei  computer più potenti al mondo

Questa lista  viene aggiornata due volte l’anno  nel  mese di  giugno e novembre (l’ultima classifica risale quindi  a novembre 2018) .

Attualmente a detenere il primo  posto in questa particolate classifica è il supercomputer dl Oak  Ridge National  Laboratory composto  da 2.397.824 core (il nostro  ne ha solo 253.600)

 

 

A parte i  costi dei  supercomputer e loro  gestione (si parla di  cifre pari a diversi  milioni  di  euro), è ovvio che trattandosi di  macchinari monstre per il loro  funzionamento occorrono equipe di  ingegneri in grado  di  creare modelli  matematici inerenti  ai  problemi  che si  vogliono  gestire, quindi il tutto registrato in un software implementato sul supercomputer.

 

Aspettando  di possedere una macchina che non si impalli come il vetusto PC che, però, mi è di  fondamentale aiuto per scrivere questo  blog, vi ricordo  che potete lasciare un messaggio direttamente dal  sito o un commento (a cui  risponderò in tempi (più o  meno) celeri), oppure iscrivervi  alla newsletter per essere aggiornati sugli ultimi  articoli  pubblicati.

Alla prossima! Ciao, ciao…

Mp3 vs Alta Fedeltà ( ma sempre a pagamento)


Il primo mp3 

Tom’s diner di  Suzanne Vega ha su  di  me un effetto  calmante, direi  ipnotico: come quando un cobra ondeggia seguendo il suono  di un flauto.

A parte ogni mia disgressione sugli  effetti che il brano  ha su  di me (diffido da ogni  cosa che striscia, quindi mai  vorrei  diventare una femmina-cobra), Tom’s diner è passato alla storia musicale come il primo motivo  a essere codificato  nel  formato  digitale Mp3:

La nascita del  formato audio mp3, avvenuta tra la fine degli  anni’80 e inizio anni ’90, fu  dovuta dal team internazionale guidato  dall’ingegnere italiano Leonardo  Chiariglione e di  cui  faceva parte anche l’ingegnere di  elettronica e matematico  tedesco Karlheinz Brandenburg .

Furono loro appunto  che, per saggiare la traccia audio una volta codificata in Mp3, utilizzarono il brano  di  Suzanne Vega.

Alla commercializzazione dell’mp3 ne segue, negli  anni  successivi, il suo  utilizzo  per il filesharing  e la conseguente nascita di programmi  e siti costruiti allo  scopo: uno fra tutti Napster.

Con la piattaforma Napster, lanciata nel 1999 dai due giovani  fondatori Shawn Fanning e Sean Parker, il mondo  discografico di  allora cambia, subendo in qualche maniera la condivisione dei  brani a danno  del  copyright

 Naturalmente l’industria discografica va subito  all’attacco  di  Napster e dei  suoi  cloni con azioni  legali che, pur vedendo  la chiusura delle piattaforme di  filesharing, non potrà fermare l’onda della condivisione Peer-to-peer attraverso  la tecnologia (o protocollo)  BitTorrent 

Oggi, però, il fenomeno  della pirateria è stato  ampiamente ridimensionato con lo streaming offerto da Netflix e, soprattutto per la musica, da Spotify e Apple Music  (se l’argomento è di  vostro interesse vi consiglio la lettura dell’articolo  di  Wired….ma poi ritornate qui!!)

Si  ritorna all’alta fedeltà

Non solo  il mondo  del vinile si  prende la rivincita sul formato  mp3, ma esiste anche la possibilità di  ascoltare brani musicali in alta fedeltà utilizzando  codec lossless  (senza perdita) come FLAC (Free Lossless Audio  Codec) utilizzato  negli  studi  di  registrazione.

 

Tidal è la società USA da poco in Italia che offre per 19,99 euro mensili l’ascolto di 165.000 brani in  alta qualità audio (oltre che 75.000 video in HD) , sia nella versione desktop che con l’app per dispositivi  mobili.

La sfida a Spotify è aperta.

Alla prossima! Ciao, ciao…


– Playlist –

Quando il viaggio diventa Trip (TripAdvisor e Google Trips)

Le nostre valige  erano  di  nuovo  ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare.

Ma non importava, la strada è la vita.

Jack Kerouac 

Quando il viaggio  diventa Trip (Advisor) 

Da uno a dieci: di  quanto  vi  fidate delle recensioni su  hotel  e ristoranti fatte da comuni  utenti su  TripAdvisor?

Per quanto mi riguarda se dovessi  seguire i  consigli  degli utenti, e quindi  orientando  le mie scelte, lo farei dando un voto  di  fiducia dallo zero fino al massimo  di  due (se sono in buona giornata).

Questo non perché sono spocchiosa o presuntuosa ( pur non considerandomi  tale, altri  termini  dispregiativi  che terminino  in osa non mi vengono in mente) ma solo e semplicemente perché credo che siamo  esseri unici e di  conseguenza con diversi  punti  di  vista.

Per semplificare guardate i commenti che hanno  rilasciato due persone sulla medesima struttura alberghiera (ovviamente ho volutamente nascosto  il nome o nickname dei  due utenti  e quello  dell’albergo)

 


A chi  dobbiamo credere? 

Quello  che ho  scritto  fin qui sono  considerazioni personali e nulla ha a che vedere con il gigante creato  da mr. Stephen Kaufer nel 2000 e che si  avvia a voler diventare il più grande social network dei  viaggi  nel mondo  (senza contare che altri  giganti  come Google premono per essere i primi  nel  settore ) e cioè attraverso  quella parolina magica che è propria dei  social media: la condivisione di  tutto  quello  che concerne il viaggio (foto, guide, suggerimenti e altro  ancora) con persone a cui diamo  la nostra fiducia (o  amicizia).

 

I numeri di TripAdvisor

 

Quando  il viaggio  diventa (Google) Trips

A differenza di  TripAdvisor dove sono  le recensioni  quelle che contano,  l’ app  Google Trips può essere considerato  come un coltellino  svizzero (ma se vogliamo  essere più tecnologici è meglio  definirla come una applicazione all-in-one)  dove l’utente potrà avere a disposizione  sul suo  smartphone o  tablet  tutte le informazioni  necessarie al  suo  viaggio e cioè potrà consultare gli orari  degli  aerei  e dei  treni, fare prenotazioni,  utilizzare di  dati  di  Google Maps (quindi  visualizzare i  commenti  di  altri), avere a disposizione delle guide turistiche Ad personam e  (molto) altro  ancora, il tutto  consultabile anche offline.

Naturalmente il perfetto  funzionamento di  Google Trips passa attraverso l’integrazione con l’account mail di  Google.  

Nulla potrà comunque togliere l’esperienza di  esplorare il mondo  attraverso i nostri occhi  (talvolta anche per mezzo  del  naso)

 Alla prossima! Ciao, ciao…

Benessere digitale per la cura del nostro tempo libero


benessere digitale

 

La vasca da bagno  fu inventata nel 1850, il telefono  nel 1875.

Se foste vissuti  nel 1850, avreste potuto  restare in vasca per 25 anni  senza sentir squillare il telefono.

Jacob Morton Braude

L’appendice tecnologica

Mi chiedo  a volte se l’utilità di uno smartphone compensa la sensazione di  avere un’appendice al proprio corpo e per questo irrinunciabile.

All’inizio l’utilizzo  di  quell’aggeggio dalle dimensioni di una cabina telefonica (portatile) era limitata alle telefonate e qualche  sms e il suo  possesso era uno  status symbol da mostrare a chi  ancora si  affidava al telefono  di  casa o  alle cabine telefoniche per comunicare (quando  si  trovavano, quando erano  funzionanti  e soprattutto se avevamo  in tasca spiccioli  o  schede prepagate).

Poi  l’evoluzione tecnologica, come giusto  che sia, ne ha democratizzato il possesso anche se l’uso che rimaneva ancora in quella sua funzione primaria che era telefonare e utilizzare lo short message service a cui  presto  si  affiancherà il costoso multimedia messaging service o MMS

WhatsApp, Facebook, Instagram, Messanger e quant’altro viene in mente è l’evoluzione semi recente del  telefonino che è diventato lo smartphone  collegato  alla rete e ai  servizi  offerti  dai gestori  dei  Big data: il prezzo  che oggi paghiamo  per quello  che sembra essere tutto  gratuito  è la nostra proliferazione a scopi  commerciali con conseguente intrusione nella nostra privacy.

Ne siamo  pienamente coscienti e coscientemente non ci importa nulla perché privarci dell’utilizzo dello  smartphone per un giorno  o per qualche inevitabilmente ci porterebbe a una crisi  di  astinenza.

Ho esagerato?

Allora fate una prova: lasciate a casa  il vostro  cellulare (o smartphone se preferite) per un giorno intero e, in qualche maniera, vi  sentirete come esclusi dal  resto  del mondo  (che continua ad esistere oltre la rete).

 

Dati telefonia mobile italia 2018

 

Benessere digitale e galateo 

Quante volte al giorno  controllate il vostro  smartphone per vedere se vi  sono  delle notifiche o like sulla vostra foto postata su Instagram  che vi  ritrae con addominali  da paura (sia che siate donna o uomo o altro)?

Una delle tante ricerche mediche che si  sono fatte in questi ultimi tempi  e che riguardano appunto l’Internet Addiction Disorder (IAD) – per altro sindrome di  cui  si parlava già a partire dal 1990 – dice che consultiamo più di 200 volte al  giorno il nostro  telefonino: una vera e propria dipendenza che rischia di mettere in crisi le relazioni  sociali e affettive (cioè quelle vere e non digitali).

Come tutte le dipendenze anche per l’IAD esistono più possibilità di  cure che vanno  sotto il nome generico  di  digital  detox e che, in ultima analisi, consistono in una serie di  consigli per la disintossicazione: uno fra tutti, forse quello più importante, è affrontare la Fear of Missing OutFomo (si, lo so: i termini  in inglese la fanno  da padrone anche sul mio blog).

La Fomo è la paura conseguente alla scelta di  disconnetterci: cioè di  essere tagliati  fuori da chat o gruppi  di  WhatsApp, ad esempio.

Magari dobbiamo  anche pensare che  le nostre discussioni  online avvengono  con persone che non conosciamo  e forse abitano dall’altro  capo  del mondo, trascurando le relazioni  con il vicino  della porta accanto.

A questo punto  mi  viene in mente un piccolo  capolavoro  di  comicità offerto  dal  genio di  Corrado  Guzzanti quando alcuni  anni  fa metteva alla berlina i nuovi media:

Se io  ho  questo nuovo  media, la possibilità cioè di  veicolare un numero  enorme di informazioni, in un microsecondo, mettiamo  caso  con un aborigeno dall’altro  capo  del mondo…ma il problema è: aborigeno, ma  io  e te che c***o se dovemo  dì?

Ovvio che a seguito  di  questo nuovo  filone delle paranoie e sue possibili soluzioni  sono  nate associazioni  varie (reperibili  con una semplice ricerca su Google…) e app come Benessere digitale che monitorano il nostro  tempo  passato  sui  social e anche impostare e un time out per disconnetterci.

Tra i libri  sull’argomento  ho  scelto come anteprima (sempre posto  alla fine dell’articolo) quello  di Marco  Fasoli, ricercatore presso il BIB (Behavioral Insight Bicocca) e del  Centro Ricerca sul Benessere Digitale,  pubblicato  per la Casa editrice il Mulino:  Il benessere digitale.

E per quanto  riguarda il galateo  nell’uso  del  telefonino?

Vi  sono  alcune  cose che possono dare fastidio , ad esempio: una suoneria che squilla nel mezzo  di un funerale o  discutere a voce alta dei fatti propri in modo  che anche l’aborigeno  citato  da Guzzanti  ne sia partecipe dall’altro  capo  del mondo.

Oppure, ma qui  si  tratta proprio  di un forma di  galateo, non bisogna mai  mettere il cellulare  sul tavolo mentre siamo al  ristorante.

A questa mancanza ho una soluzione: appena il vostro  commensale poggia il cellulare sulla tovaglia, voi  non dovete fare altro che prendere il  martello  che di  solito  portate in borsa e ridurre in poltiglia lo strumento.

Forse il proprietario protesterà ma voi gli  avete dato una lezione di  Bon Ton! 

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del libro Il benessere digitale di  Marco Fasoli 

Essere continuamente connessi significa comunicare, informarsi, fare acquisti più velocemente, lavorare ovunque, ma anche subire un flusso ininterrotto di notifiche e stimoli, talvolta creati con lo scopo di farci restare incollati il più a lungo possibile allo schermo. Ne derivano spesso situazioni di stress, mentre si sottrae tempo prezioso alla vita privata e alle relazioni; tanto che si può parlare di malessere digitale come vero prezzo occulto da pagare per usufruire di molte app e programmi. È dunque necessario interrogarsi – come fa criticamente questo libro – sulla relazione fra tecnologie
e benessere, per comprendere come esse possono favorirlo o ostacolarlo, come dovrebbero essere progettate in futuro e quali capacità di auto-regolazione permettono, oggi, di sfruttare il loro potenziale benefico.

Ultrasuoni spia: l’ultima frontiera dei trojan?

Spy Story © caterinAndemme
Spy Story
© caterinAndemme

la definizione classica degli ultrasuoni  è quella che descrive le onde meccaniche sonore: le frequenze che caratterizzano  gli ultrasuoni sono  superiori  a quelle mediamente udibili da un orecchio umano. Convenzionalmente la frequenza utilizzata per discriminare le onde soniche da quelle ultrasoniche  è fissata in 20 KHz

Tratto  da Wikipedia 

Exodus & C.

Dunque ammettiamolo: ossessionati  dalla privacy riguardante la nostra vita, molto  volentieri  cediamo  al  fascino del like postando i fattacci nostri su un qualunque social media che ben  volentieri ci darà lo spazio  necessario in cambio di  ciò che si nutre per il suo  business: pedinarci in maniera costante per scoprire quali  siano le nostre preferenze, proprio  com una pulce che, attaccandosi  al pelo  di un cane,  ne succhia il sangue.

Solo che in questo  caso si  tratta di  vampiri  tecnologici  e, al posto  del  sangue,  quello  che viene a noi  tolto sono i  fantomatici  dati privati della nostra vita.

Naturalmente in questo  caso siamo  (quasi) consapevoli di  questa specie di  baratto.

Molto  meno, anzi per nulla, quando l’azione è puramente criminale come nel  caso dei  famosi trojan horse   fraudolentemente inoculati nei  nostri device digitali.

Caso  emblematico è il trojan dal nome biblico  Exodus: software spia prodotto  da un’azienda italiana  con sede a Catanzaro  (se proprio  volete conoscere il nome dell’azienda vi  rimando  all’articolo  di  Punto Informatico) ad uso per le indagini  di polizia (carabinieri  e Guardia di  Finanza) che, non si  sa bene come, è  entrato in qualche decina di  app gratuite per migliorare le prestazioni  dello  smartphone  scaricabili dal Play Store di  Google.

Cosicché, qualche migliaio  di nostri  connazionali, si  sono ritrovati  ad essere spiati, derubati  dei propri  dati e, dulcis in fundo,  il tutto  è conservato in un server di Amazon (affitta i  server a terze parti) in Oregon località notoriamente lontana dalla giurisdizione italiana.

La procura di  Napoli  ha aperto  un’inchiesta,  mentre il Garante per la privacy, Antonello  Soro, attraverso una richiesta inviata a tutte le cariche istituzionali dello Stato, chiede una modifica della legge sulle intercettazioni voluta dal precedente governo.

Gli ultrasuoni al  servizio  degli  spioni 

 

L’immagine che ho  creato non è il massimo per una spiegazione sullo  spettro del  suono per tanto, se la cosa vi interessa la facoltà di  Scienze dell’Università di  Verona ha pubblicato  questo Pdf sull’argomento.

Ultrasonic cross-device tracking: dietro  a questa definizione si  nasconde una tecnologia che consente  il tracciamento  della nostra posizione e la conoscenza di  altri  dati semplicemente utilizzando il microfono  del nostro  smartphone (ma anche quello  del PC o  dei  portatili).

In pratica potrebbe capitare che un segnale ultrasonico, emesso da un sito  oppure da un app, comunichi l’ordine di  spiarci attraverso un’altra applicazione del nostro  telefonino, senza averne alcuna percezione.

Per il momento  sembra che il metodo  venga (veniva o  verrà) utilizzato  per fini  di  marketing: pensiamo  a un semplice spot trasmesso  dalla cara e vecchia radio: mentre ascoltiamo il jingle il segnale ultrasonico farà partire l’ordine di portare un attacco  alla nostra privacy che è sempre lo  stesso e cioè raccogliere i nostri  dati  e catalogarci.

La difesa da questo  tipo  di  attacco è la più semplice che  ci  sia (oltre a qualche sound firewall): non concedere alle app. o per lo  meno non a tutte, l’utilizzo del microfono.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao..♥ 

 

 

La steganografia a portata di tutti

Spy Service © caterinAndemme
Spy Service
© caterinAndemme

Il posto  migliore per nascondere qualsiasi  cosa è in piena vista

Tratto  da La lettera rubata di  Edgar Allan Poe 

Siamo tutte novelle 007 

Il correttore ortografico ha  continuato  insistentemente a voler correggere la parola steganografia con quella di crittografia: evidentemente non conosce tutti  gli  strumenti  di  James Bond  per celare un messaggio a occhi  indiscreti e che la steganografia è un metodo molto più sofisticato della semplice crittografia 

Nella crittografia lo scopo  è quello  di  mantenere celato il contenuto di un messaggio; nella steganografia è lo  stesso  messaggio ad essere nascosto.

In pratica per nascondere un messaggio  si  utilizza un carrier che può essere,  ad esempio, una fotografia o un brano  musicale oppure, come in alcuni  testi  dell’occultismo (a proposito  puoi leggere  il mio  articolo  su Picatrix), bisogna essere degli iniziati  per estrarre  il testo  originale nascosto  da frasi  sconclusionate (appunto  come nel  Picatrix)

Erodoto, nelle sue Storie,  riferendosi all’episodio in cui Demarato, re di  Sparta esiliato in Persia,  racconta il modo con il quale   lo spartano volle avvertire i  suoi compatrioti  della prossima invasione da parte di Serse:

Demarato  che si  trovava in Susa era venuto  a saperlo e volle darne notizia agli Spartani. ma siccome non aveva altro  modo per comunicarla, perché c’era pericolo di  essere arrestato, immaginò questo  stratagemma: presa una tavoletta ripiegata, ne raschiò via la cera e sul legno  della tavola scrisse, incidendo  le parole, la decisione del  re; ciò fatto sulle parole fece di nuovo  colare la cera, affinché la tavoletta vuota non procurasse molestie, a chi la portava, da parte delle guardie della strada

(Storie – Libro VII 234 -238)

La storia continua conn la vittoria degli  Spartani  su Serse nella Battaglia navale  di  Salamina 

Le spie tedesche,  durante la Seconda guerra mondiale, utilizzarono  la steganografia riducendo fotograficamente il  messaggio  fino  alle dimensioni  di un puntino per poi  sovrapporle al punto  dattiloscritto  di una normale lettera.

OpenPuff: lo strumento per le aspiranti 007  

Volete comunicare al  vostro  amante (lui, lei o leilui) il luogo  del vostro prossimo  incontro segreto senza che il partner ufficiale (lui, lei o leilui) lo venga a sapere?

Detto  questo (e dopo  che mi sono  fatta i fatti  vostri, ma essendo il blog il mio…) vi  dico  subito  che lo  strumento in questione è un software creato dall’italiano  Cosimo Oliboni nel  2004 e in continuo aggiornamento: OpenPuff (per gli  amici  semplicemente Puff).

 

OpenPuff screenshot
OpenPuff screenshot

 

Con OpenPuff avete la possibilità di  celare il  vostro  messaggio in un file audio o  video, in un’immagine oppure in un file Flash – Adobe.

Potrebbe anche essere utile per inserire un watermark  invisibile nelle vostre fotografie per preservarne il  copyright.

OpenPuff lo potete scaricare da questa pagina(solo per sistema Windows) mentre in questo Pdf troverete tutto  ciò che potrà esservi  utile per conoscere  meglio  il programma.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao….

Ecosia: il motore di ricerca che pianta alberi

Bytes © caterinAndemme
Bytes
© caterinAndemme

Nell’ambito delle tecnologie di Internet, un motore di  ricerca (in inglese search engine) è un sistema automatico che, su richiesta, analizza un insieme di  dati e restituisce un indice dei  contenuti (SERP Search Engine Result Page) classificandoli in modo  automatico in base a formule statistico – matematico  (algoritmi)

Tu ricerchi, loro piantano  alberi

Sono tre i punti  fondamentali su  cui  si  basa l’idea di  Ecosia e cioè:

Essere completamente trasparente

La società proprietaria di  Ecosia pubblica mensilmente un report sull’impiego  dei profitti generati  dalla pubblicità

Ecosia è stata fondata a Wittenberg  (Germania) da Christian Kroll il 7 dicembre 2009: non è una onlus ma una società a scopo di lucro che dichiara di  donare l’80 per cento dei  propri  guadagni (ricavati  dalla pubblicità online) a programmi  di  riforestazione nel mondo  tramite il WWF.

L’attuale sede della società è a Berlino

Partner del  progetto, oltre che il WWF, sono Bing (Microsoft) e Yahoo.

  Di  utilizzare energia alternativa prodotta da pannelli  solari per alimentare i propri  server, riducendo in questa maniera l’emissione di  anidride carbonica nell’aria

⇒  Di essere rispettosi  della privacy dell’utente

Ecosia si  impegna a tutelare i  diritti dell’utente non vendendo i dati agli inserzionisti, non utilizzando  trackers di  terze parti e di rendere anonime tutte le ricerche nel  giro  di una settimana.

Come funziona Ecosia? 

La ricerca può essere effettuata direttamente dal  sito  della società oppure, soluzione più logica, scaricare l’estensione disponibile per tutti i  tipi  di browser diventando in questa maniera il motore di  ricerca predefinito  del vostro  sistema.

Naturalmente Ecosia non è paragonabile al  gigante di  Mountain View (Google) ma, considerando le dovute differenze sia finanziare che quelle di persone impiegate (Ecosia ne ha appena 13), forse c’è lo spazio  per la crescita di  questo  browser alternativo.

Spinta dalla curiosità ho testato sia Ecosia che Google utilizzando  come termine di  ricerca IL Blog di  Caterina (what else?), i risultati sono i seguenti (la ricerca effettuata  il giorno 3 aprile 2019):

Ecosia
Il risultato della ricerca fatta tramite Ecosia

Come potete vedere  IL Blog di  Caterina risulta essere la prima voce (WOW!!!) e la terza su 1.710.000 risultati

Il risultato da Google

Nel  caso  di  Google IL Blog di  Caterina (visualizzato  con il mio nome) è ancora la prima voce (doppio WOW!!!) ma questa volta  su 19.100.000 risultati: una bella differenza.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao… 

TinEye alla ricerca di immagini in rete

io, Caterina
io, Caterina
© caterinAndemme

Non è forse la vita una serie di immagini che cambiano solo  nel modo di  ripetersi?

Andy Warhol  

Copyright

Naturalmente essendo una semplice blogger (è solo  falsa modestia) penso  che le immagini pubblicate sul mio  blog -contraddistinte dalla firma © caterinAndemme quindi proprietà intellettuale della sottoscritta – non sono appetibili da essere  utilizzate in maniera fraudolenta senza il mio  consenso, cosa per altro  che mi è già capitata con qualche foto  pubblicata sul mio profilo Instagram (cercate appunto  Caterina Andemme se siete curiose di  vedere ciò che pubblico).

La proprietà intellettuale rappresenta il primo  diritto  del creatore, dell’artista e dell’inventore.

Tale diritto sottende qualsiasi  creazione e nasce con la creazione dell’opera stessa.

TinEye alla ricerca di immagini 

Naturalmente quando si tratta di  fare ricerche Google è per antonomasia il motore di  ricerca (con buona pace per gli  altri  che arrivano  secondi) e questo è valido  anche quando il nostro interesse è rivolto a una immagine.

Ma c’è lo spazio  anche per altri  servizi che, in un certo  senso, possono  anche risultare migliori dei classici  motori  di  ricerca.

E’ il caso  di TinEye il cui  utilizzo è gratuito e che può essere  anche un’ estensione per i  browser principali.

Come fare la ricerca è semplicissimo:

TinEye

Dalla home page del  sito nella casella di  ricerca possiamo  fare l’upload di una nostra foto  oppure inserire l’url  dell’immagine 

Una volta caricata l’immagine  TinEye in breve ci  dirà se è stata utilizzata impropriamente da altri (per l’esempio  ho  utilizzato  una mia creazione che non  è stata minimamente presa in considerazione da nessuno…)

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…

Ping e fu il primo vagito di Internet in Italia

Aidoru
©caterinAndemme

Adoreremo le immagini  proposte dai  media e saranno queste a definire la nostra personalità.

Gli  idoli  elettronici ci  sembreranno più veri  del  vero perché la realtà sarà interamente definita in base alle nostre percezioni.

Dalla prefazione del  romanzo  Aidoru di William Gibson 

Il primo  vagito 

Le persone che sono  nate il 30 aprile 1986 oggi  hanno quasi  trentatré anni, ma non è del  loro primo  vagito di  cui  voglio parlare.

Sono certa che pensando a quel  fatidico  aprile del 1986, precisamente al 26 aprile,  viene in mente la maionese impazzita della centrale nucleare di  Chernobyl con tutte le conseguenze del dopo.

Ma non è questo  di  cui  vi  voglio  parlare.

Il 30 aprile 1986 a Pisa, precisamente in via santa Maria presso  la sede del  CNUCE  (Centro Nazionale Universitario  di  Calcolo Elettronico) partì il primo  messaggio che avrebbe collegato  l’Italia a quella grande rete informatica che prenderà il nome di  Internet.

Posso  immaginare che ai  Millennials, abituati all’utilizzo  delle tecnologie e sempre  interconnessi, questa notizia possa essere utile quanto sapere del  perché della crisi  delle acciughe in Perù, per tutti  gli  altri, cioè voi, se avete voglia seguitemi leggendo il resto  dell’articolo  (o post se preferite).

Una precisazione sul termine Millennials: in Italia siamo  abituati  a considerare questa generazione come i  nati nell’anno 2000 e dopo tale data.

In effetti  la generazione Y, appunto i Millennials è quella dei  nati fra l’inizio  degli  anni ’80 e la fine degli  anni ’90.

La caratteristica che li  contraddistingue dalla generazione precedente è quella di avere una maggiore familiarità con le tecnologie digitali.

Io, ad esempio, che sono nata il****** (vi piacerebbe saperlo!) e quindi BLABLABLA…

Dunque: questo primo  segnale parte dalla sede del  CNUCE e, attraverso un cavo  telefonico,  arriva alla stazione di  Frascati dell’ Italcable (la concessionaria per l’Italia che gestiva i  servizi  di  telecomunicazioni  internazionali fino  al 1994 quando divenne parte della Telecom), da qui il segnale venne inviato a Fucino  (Abruzzo) dove un’antenna di  Telespazio  lo fece rimbalzare a sua volta nello  spazio  verso il satellite Intelsat IV e, finalmente,  raccolto dalla stazione satellitare del  Comcast in Pennsylvania: in pratica era il primo  collegamento  di un ente italiano  con  quella rete di  computer che allora si  chiamava Arpanet.

Cosa c’era scritto in quel messaggio, cioè in  quel  primo  vagito?

Semplicemente PING a cui  seguì un’altrettanta semplice risposta americana:  OK.

Uomini e protocolli

All’inizio non esisteva un’unica rete ma esistevano diverse reti  con un proprio linguaggio che impediva ad esse di interconnettersi, per questo motivo nel 1972 Vinton Gray  Cerf e Robert  Kahn unirono le loro  conoscenze per progettare un linguaggio  comune a tutte le macchine (computer) collegate in rete: il protocollo di Internet TCP/IP (Pdf)

Nel 2005 il presidente degli  Stati  Uniti  George W. Bush ha insignito i due ricercatori  del  riconoscimento Presidential Medal of Freedom la più alta delle onorificenze americane

Nell’ottobre 1990 nasce il World Wide Web, con l’implementarsi  dell’HTML, per opera di Sir Timothy John Berners – Lee

A questo punto, risalendo indietro  nel  tempo e cioè nel 1971, non posso non citare Ray Tomlinson(Amsterdam, 23 aprile 1941 – Lincoln, 5 marzo 2016) inventore della posta elettronica (la mail di uso  comune)

E gli italiani?

Non mi sono  assolutamente dimenticata di loro e per questo  cito i nostri  due pionieri della rete e cioè Luciano Lenzini e Stefano Trumpy

Conclusione

Oggi è il compleanno  di  Facebook, infatti  il social – network per antonomasia è nato il 4 febbraio 2004.

Nessuno, da quel giorno  di  aprile del 1986, poteva immaginare cosa sarebbe diventata la rete con l’ingresso di protagonisti del  calibro di  Facebook (e Instagram), Google, Amazon e altre società che diventano  sempre più grandi (quasi  come degli  stati) commerciando per mezzo di intrusioni nella nostra privacy.

Siamo più liberi, oppure prigionieri di un mondo virtuale in cui  predomina il chiudersi in un recinto dove condividiamo  le nostre idee solo  con gruppi  di persone che la pensano  come noi tralasciando, quindi, il confronto.

La rete che conosciamo  oggi  non è quella pensata dai  suoi  padri, cioè la trasmissione del  sapere in maniera democratica: fake news, odio, razzismo sono i temi  che dominano nelle chat e nei  social.

Forse sarebbe il caso  di  ritornare indietro e ripensare a quello che la rete doveva essere.

Alla prossima! Ciao, ciao………..