In viaggio verso le stelle e mondi alieni

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Mi domando  se le stelle sono illuminate è perché ognuno un giorno  possa trovare la sua

Antoine de Saint Exupéry

In viaggio  verso  le stelle con la fantascienza

La fantascienza   ha aperto la mente alla  possibilità dell’incontro della nostra civiltà con una aliena:  peccato  che, a parte di pochissime eccezioni, l’alieno in questione sia stato  sempre visto come un predatore del  tipo  Alien & C.

Del  resto, vista l’attuale situazione in cui  viviamo  a causa della pandemia, penso  che un ignaro ET in visita sulla Terra verrebbe immediatamente messo in quarantena o magari multato per aver contravvenuto alle regole del distanziamento  sociale.

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Julie Novakova

Julie Nováková, astrobiologa e scrittrice di  successo, la pensa diversamente, tanto  da collaborare con l’European Astrobiology Institute   per la divulgazione e l’educazione per l’appunto dell’astrobiologia.

Il suo impegno si  concentra in una raccolta di  racconti  di  fantascienza scritti  da   autori celebri ( sono assenti autrice come Ursula Le Guin)  e incentrati  sulla scoperta di forme di  vita abitanti  di  altri pianeti.

Strangest of Hall è il titolo dell’opera liberamente scaricabile da questa pagina  (se non volete leggerlo  direttamente da qui):

Strangest-of-All-Anthology-of-Astrobiological-SF

All’Italia  piace viaggiare verso  le stelle

Parlare di  imprese  spaziali significa per noi  italiani  associare il concetto a nomi  quali Samantha Cristoforetti, Luca Parmitano, Franco  Malerba e altri (l’elenco  completo lo potete trovare in questa pagina di  wired.it).

La  voglia di  spazio  italiana non si  ferma ai nomi dei nostri  astronauti : a parte Galileo Galilei, nel  corso  dei  secoli gli  scienziati  italiani  coinvolti nella scoperta dell’Universo hanno  avuto il privilegio di vedere il loro  nome associato a crateri lunari, asteroidi, comete e altri  corpi  celesti.

Eppure non si  vive solo di  stelle ma anche di denaro: la Space – Economy è il motore economico  che già da adesso muove ingenti  capitali e che nel  futuro la farà ancora di più.

La semplice slide che vedete in basso (sempre opera dell’assistente Gatto  Filippo) può rendere l’idea, mentre per un approfondimento  preferisco  rimandarvi alla pagina dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana)…..ma poi  ritornate qui!

I giovani non  hanno  la testa tra le nuvole, ma nello  spazio

Ultimamente i giovani  sono il bersaglio preferito  nei  media in relazione alla movida  (termine ormai desueto) e gli  epiteti che si  possono ascoltare o  sentire su  di  loro  vanno  dal  classico menefreghisti, al più rustico debosciati per terminare con il rude e testosteronico  teste di *****  (lascio a voi riempire gli  asterischi con la parola mancante).

Al  contrario  non si  vuole parlare dei giovani sottopagati, sfruttati e di  come per loro la parola futuro è a tinte fosche.

Poi, i più fortunati,  sono i cosiddetti cervelli  in fuga che al  termine degli  studi  trovano opportunità di  lavoro (e stipendi proporzionati) all’estero.

Qualcuno  di loro, poi, vede nella Space economy ulteriori possibilità di  lavoro: nel  totale delle ventidue nazioni  che fanno parte dell’Esa (European Space Agency) gli italiani  che hanno fatto  domanda all’Agenzia rappresentano più di un terzo  del  totale e, molto importante sotto ogni punto di vista, è che l’Italia è al primo posto per le candidature femminili.

Concludo con le parole di Fëdor Dostoevskij tratte dal  suo  racconto  giovanile (1848) Notti  bianche:

Era una notte meravigliosa, una di  quelle notti che possono  esistere solo  quando  siamo  giovani, caro lettore.

Il cielo era così pieno  di stelle, così luminoso, che guardandolo  veniva da chiedersi: è mai  possibile che vi  sia sotto questo  cielo gente collerica e capricciosa? ⌋   

Il libro

Nell’articolo  ho  citato Ursula Le Guin, quindi pubblico l’anteprima del suo romanzo  I reietti dell’altro pianeta.

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C’era un muro… Come ogni altro muro, anch’esso era ambiguo, bifronte.

Quel che stava al suo interno e quel che stava al suo esterno dipendevano dal lato da cui lo si osservava.

Sui dei fronti del muro, due pianeti gemelli, Urras e Anarres, illuminati da uno stesso sole ma divisi da una barriera ideologica antica di secoli. Urras è fittamente popolato, tecnologicamente avanzato, ricco, florido, retto da un’economia liberista. Da qui sono partiti nella notte dei tempi i seguaci di Odo che hanno colonizzato l’arido Anarres, fondandovi una comunità anarchico-collettivista che non conosce concetti come proprietà, governo, autorità. In questa società apparentemente perfetta nasce Shevek, genio della fisica alle prese con un’innovativa teoria del tempo, un vero cittadino del cosmo che dedicherà la vita ad abbattere il muro che separa da sempre i pianeti gemelli.

Un’ambigua utopia, come recita il sottotitolo originale del romanzo, I reietti dell’altro pianeta è una grandiosa narrazione che, fingendo di parlare del futuro, racconta il mondo di oggi. Un classico della science fiction del Novecento che, caso quasi unico, ha ricevuto i due più importanti riconoscimenti del genere, il Nebula e l’Hugo.

 

 

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

La memoria digitale non si perde

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⌈ La memoria è la tormentatrice dei  gelosi

Victor Hugo

Una memoria formata da  miliardi  di pagine 

Mi piacerebbe che un giorno lontano  nel  futuro, molto  lontano, diciamo nel 3020 o giù di lì, quando  ormai la sottoscritta è ritornata ad essere quella che era prima di  nascere, qualcuno scovasse nella memoria virtuale di una futuristica internet (se si  chiamerà ancora così) una pagina de IL blog di  Caterina 

Non nascondo il fatto  che dietro  questo  desiderio  ci sia  un pizzico  di  narcisismo da parte mia e che passare alla storia, se  non si è testimoni diretti, lascia in se  una magra soddisfazione: comunque c’è chi lo ha fatto  per me (ovviamente non solo per me) a testimonianza di  come ogni cosa che affidiamo alla rete, e che in seguito  abbiamo pensato di  aver cancellato, rimanga per sempre.

Quello  che in effetti  diventa un archivio  web per i posteri non è cosa recente: la Library of Congress statunitense  è da tempo  attiva per far si  che almeno una parte dell’immensa memoria digitale non vada perduta arrivando a raccogliere 2.130 petabyte di dati (l’equivalente della quantità di  dati  che circolano nell’intera rete  in un solo  giorno).

La Library  of Congress è dunque una fonte inesauribile per chi è interessato  a una ricerca  di  elementi sia testuali  che fotografici  su  di un determinato  argomento: io  stessa ho utilizzato  questa fonte a corredo  dell’articolo Dorothea Lange che fotografò la Grande depressione .

Il progetto   Wayback Machine

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La pagina del sito di Internet Archive che mostra il progetto Wayback Machine

Non è solo  la Library of Congress a pensare di  creare un archivio  del  web: un progetto partito  nel 1996 a cura di Internet Archive ( società no- profit con sede a San Francisco) chiamato  Wayback Machine ha catalogato  fino  ad oggi ben 411 miliardi  di pagine internet creando un archivio  a disposizione di tutti.

Molto probabilmente questo progetto  è meno  conosciuto di  quello  della Library  of Congress, ma certo non meno importante anche per il fatto, oltre che per interesse di  studio, che possiamo noi  stessi contribuire a incrementare l’enorme archivio.

Come, lo  farò vedere in seguito.

Wayback Machine cataloga le pagine dei  siti, qualunque sito, anche i  blog: per curiosità ho fatto  una ricerca su  IL blog di  Caterina ottenendo  l’immagine di una vecchia version del mio  blog, questo  vuol dire due cose: la prima che qualunque cosa che nettiamo in condivisione in rete rimane anche se pensiamo di averne cancellato  le tracce; la seconda è che, guardando il vecchio  tema del blog, sono molto  contenta di  aver fatto, qualche anno,  un’ opera di  restyling.

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Il vecchio tema de IL blog di Caterina. in alto la barra di ricerca del Wayback Machine

Come ho  già scritto in precedenza, noi stessi  possiamo  contribuire a salvare singole pagine web sia direttamente dal  sito di Internet Archive oppure scaricando un’estensione per Chrome (funziona anche su  Vivaldi, non so se è lo  stesso per gli  altri  browser), ancora una volta ho salvato  la mia pagina con il risultato che potete vedere nell’immagine seguente:

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La pagina de IL blog di Caterina con l’estensione di Wayback Machine sulla destra dell’immagine

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

Quibi, ovvero film di qualità sullo smartphone

Quibi

Il cinema non morirà mai, ormai  è nato  e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di  questo non mi frega niente.

Mario Monicelli

Prima parliamo di cinema

Tutto  sommato  amavo  andare al  cinema, poi, complice del  fatto che mi ritrovavo  a condividere la visione di un film con persone che scambiavano  la sala cinematografica per il loro salotto  di  casa (della serie faccio  quello  che mi pare anche parlare a voce alta o  rispondere al  telefono) questa mia passione si  è affievolita con il tempo.

Complice  l’arrivo  prima di  Sky, poi  dei  servizi di  streaming quali Netflix ieri  e Disney+ domani (senza considerare le piattaforme che offrono le prime visioni poco  dopo  la loro uscita nelle sale), non sono più andata al cinema (ormai  sono più di  sei anni) mi sono arresa alla comodità di  vedermi un film sul divano  di  casa coprendomi, quando  fa freddo s’intende, con la copertina di  Linus d’ordinanza.

In pratica, nel mio  piccolo  ho  contribuito alla crisi  delle sale cinematografiche, però, a differenza di  Mario  Monicelli (se è vera quella sua dichiarazione che ho  riportato all’inizio) non posso dire che la cosa non mi interessi: sale chiuse significa meno  persone che lavorano.

A dire il vero nell’anno appena passato il trend, sia quello riguardo l’aumento  delle presenze e relativamente  delle entrate era di segno positivo, poi il coronavirus ha rimescolato  le carte.

In controtendenza, ma questo è un dato limitato  agli  Stati Uniti e Corea del  Sud, si è avuto un incremento delle persone che si sono recate ai  drive – in per vedere un film.

Quibi si, ma solo  per smartphone

A detta dei  fondatori  della società Meg Whitman e Jeffrey Katzenberg (entrambi  ex dirigenti  della Disney e poi della DreamWorks) Quibi  (Quick bites) non vuole assolutamente entrare in competizione  con le major dei  servizi VOD (video on demand), ma nasce espressamente per visualizzare i  contenuti  su di uno  schermo  di uno  smartphone.

L’idea alla base di  Quibi  non è innovativa, nel  senso  che i contenuti, cioè le storie brevi  (in questo  caso si  parla di  video), sono già state sperimentate con buon successo nelle produzioni  seriali dei  canali principali  di  streaming: la novità è nella sfida creativa di  realizzare un film breve (condensato  in una decina di  minuti) di  alta qualità, sia dal punto  di  vista tecnologico che narrativo.

Il progetto è stato  accolto con notevole impiego  di  capitali da parte della Disney, della Sony Pictures, Viacom e altri  fino a raccogliere quasi  due miliardi  di  dollari( più o  meno)  mentre, per quanto  riguarda i registi  che hanno  già prodotto  delle serie per Quibi  i nomi  vanno  da Steven Spielberg, Sem Raimi, Guillermo  del  Toro che hanno  diretto  attori  del  calibro  di Christopher Waltz, Idris Elba, Bill Murray  e tanti  altri.

Il lancio  negli  Stati Uniti  di  Quibi è fissato per il prossimo  5 aprile, ma molto  probabilmente verrà rinviato a data da destinarsi  per la pandemia di  coronavirus.

Il costo  dell’abbonamento è di 4,99 dollari al mese con intermezzi  pubblicitaria oppure 7,99 senza pubblicità (perché non 5 o 8 dollari, tanto per semplificare la vita)

Per l‘Italia immagino  che si  dovrà aspettare ancora un po’.

Nel  frattempo, dal catalogo  di  Quibi,   che ha  già in attivo  una cinquantina di  titoli, il trailer di  Survive con Sophie Turner (Trono di Spade)

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

Ecosia: più ricerchi e più il mondo diventa verde

Una volta una persona che doveva fare una ricerca andava in biblioteca, trovava dieci titoli sull’argomento e li leggeva; oggi schiaccia un bottone del  suo  computer, riceve una bibliografia di  diecimila titoli, e rinuncia.

Umberto  Eco 

Ecosia e gli  altri  search  engine

Voi  che mi seguite su questo  blog certamente già conoscete  il significato  dell’acronimo SERP.

Nel caso  abbiate qualche dubbio, oppure il vostro  interesse per l’informatica è pari alla conoscenza del  sesso praticato  tra i  rincocefali, la definizione di  SERP è la seguente:

Nell’ambito delle tecnologie di Internet, un motore di  ricerca (in inglese search  engine) è un sistema automatico che, su richiesta, analizza un insieme di  dati e restituisce un indice dei  contenuti che è per l’appunto chiamata SERP (Search Engine result Page)

Naturalmente dietro  a una qualunque ricerca,  e quindi  i  risultati dovuti  ad essa, vi  sono  diversi  fattori  a cui  le mie competenze informatiche trovano  un limite (d’altronde ho  sempre detto  di  essere semplicemente una blogger)

Da come potete desumere dal titolo  e sottotitolo  dell’articolo oggi vi  parlerò di un particolare motore di  ricerca e cioè di  Ecosia.

Google rimane il motore di  ricerca per antonomasia (tanto  da essere stato  coniato il termine googlare che personalmente  trovo essere  molto  ridicolo), a seguire c’è Bing della Microsoft e Yahoo a contendersi il secondo  e terzo posto tra i search  engine.

Naturalmente esistono  altri motori  di  ricerca particolari, direi  di nicchia, che offrono alcune caratteristiche peculiari e di  cui ne ho  fatto la descrizione di  alcuni  in questo   articolo.

Ecosia e l’impegno  per la riforestazione dove è più necessario

Non direttamente, è ovvio, ma utilizzando parte dei  profitti derivati in parte dalle nostre richieste (ogni  45 richieste fatte individualmente corrispondono a un albero che si pianterà) e i click sugli  annunci  pubblicitari.

Ecosia si  basa interamente su  Bing (la cui partnership è tenuta riservata) riconoscendo al motore di  ricerca di  Redmond una quota delle entrate.

Facendo una ricerca comparativa tra  i due motori possiamo  vedere come sono del  tutto  simili (ho usato IL Blog di Caterina come termine di  ricerca…gioco in casa)

 

Ecosia
Il risultato del termine IL Blog di Caterina utilizzando Bing

 

Ecosia
Lo stesso risultato ottenuto con Ecosia

Da notare in quest’ultima immagine il contatore in alto  a destra a forma di  albero che indica il numero  di  ricerche effettuate ai  fini  di  raggiungere l quota 45 per impiantare un albero.

Ecosia

L’impegno  di  Ecosia è appunto quello  di piantare alberi  dove maggiore è il bisogno di rimboschimento ai  fini dello  sviluppo  economico  o  di intervento in seguito  a eventi catastrofici  natura come, ad esempio i recenti incendi in Australia: a questo proposito tutti  i ricavi  di oggi giovedì 23 gennaio serviranno per la riforestazione del New South Wales (maggiori informazioni  sul blog di  Ecosia )

Gli altri punti  di  forza 

Ecosia nasce nel 2009 da un’idea del trentacinquenne imprenditore tedesco  Christian Kroll con sede a Berlino.

Ad oggi il numero  di  alberi  piantati  da Ecosia nel mondo  sono più di 72 milioni in 19 siti  sparsi nel mondo: questo  ne fa il più importante (a questo punto unico) motore di  ricerca no profit.

Lo stesso Christian Kroll quando fondò Ecosia volle che vi  fossero  da parte sue due punti  fondamentali e cioè:

Non avrebbe mai  venduto  Ecosia

Non avrebbe mai  tratto profitti  dalla compagnia

Questo ha portato  la società ad essere una Purpose Foundation (letteralmente Fondazione di  scopo) per cui  le azioni  della società non possono  essere vendute a sopo  di lucro  o  diventare di proprietà di persone ad essa esterne; tutti i profitti  rimangono come capitale  della società

Ecosia nel 2017 ha ottenuto  la certificazione B Corporation per performance ambientali  e sociali.

Per la trasparenza dei  profitti ottenuti dalle ricerche degli  utenti, Ecosia mensilmente pubblica i rapporti  finanziari  della società.

Inoltre, dal punto di  vista per la salvaguardia ambientale, i  server di Ecosia sono alimentati  al 100% da fonti  rinnovabili, mentre  per garantire  la privacy  degli utenti Ecosia non vende dati  agli inserzionisti, non implementa trackers di  terze parti e tutte le ricerche diventano  anonime nel  giro  di una settimana.

A questo punto mi chiedo  se Google & C. non devono  imparare qualcosa da questo piccolo (grande) motore di  ricerca!

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Podcast on demand: l’ascolto si fa seriale

Amo  ascoltare.

Ho imparato un gran numero  di  cose ascoltando  attentamente.

Molte persone non ascoltano  mai.

Ernest Hemingway 

Podcast A GOGÒ

Spopolano  ovunque: dagli  Stati Uniti alla Corea del  Sud, dalla Svezia alla Francia, ed ora anche qui  da noi: sono i podcast, l’evoluzione della radio o per meglio  dire, utilizzando la terminologia nerd  è la radio on demand.

E c’è ne per tutti: dal podcast erotico (al femminile, servizio in abbonamento  offerto da Dipsea e creatura di Gina Gutierrez e Faye Keegan..non so  assolutamente chi  siano), a quello umoristico, i podcast dedicati  alla scienza e fantascienza, quelli per la matematica, per la cucina, per il trucco e BLABLABLA

Naturalmente,  se una cosa funziona viene subito  trasformata in business,  così Mr. Bezos (che al  momento  non è più l’uomo più ricco  del mondo  essendo  stato superato  da Bill Gates: 105 miliardi  di  dollari  contro  i  suoi  soli 103 miliardi….) ha creato Audible: servizio in abbonamento  che per 9,99 euro  al mese (perché non facciamo  cifra tonda e cioè 10 euro  e non sene parla più?)  offre audiolibri  e podcast per tutte le orecchie.

Ed io come sono  arrivata al podcast e perché, in un certo  senso, me ne sono innamorata?

Ascoltando  la magistrale inchiesta giornalistica di Pablo Trincia Veleno   su quel malaffare di  figli  tolti dalla custodia dei genitori  accusati  di  violenza nei  loro  confronti  (e che parte della politica nostrana non ha esitato per utilizzare a mo’ di  sciacallaggio per denigrare l’avversario)

Prima di  salutarvi vi offro la prima puntata di Veleno (il resto  delle puntate seguendo il link di  cui  sopra)

 Buon 💋 ascolto

Alla prossima! Ciao, ciao....♥♥

Quattro alternative per un motore di ricerca

Il mondo  non ha bisogno  di dogmi, ma di libera ricerca

Bertrand Russell 

I motori  di  ricerca alternativi a Google & C.

Senza per forza scomodare il genio  di  Bertrand Russell è vero  che il mondo della rete avrebbe bisogno sempre più  di una libera fruizione dei  motori  di  ricerca, nel  senso  che, pur  lasciando  a Google (nonché Bing e Yahoo) il loro  primato come efficienza nei  risultati, è indubbio che paghiamo il servizio in termini di rinuncia alla privacy tramite la profilazione dei nostri interessi.

Ho  già accennato  all’argomento  motori  di  ricerca alternativi scrivendo  di  Ecosia, e oggi  vi  suggerisco altre   quattro possibilità  alla strapotere di  Google & C. 

WolframAlpha 

 

In effetti  WolframAlpha è quanto più di  diverso possa esserci  nella categoria motori  di  ricerca e questa differenza è immediatamente visibile nella suddivisione dei  campi  di  applicazione.

WolframAlpha è nato dal progetto  del  fisico  e matematico britannico  Stephen Wolfram, già conosciuto  per avere progettato in passato l’ambiente di  calcolo multipiattaforma Mathematica , utilizzando  il linguaggio  di programmazione chiamato  (guarda un po’) linguaggio  Wolfram. 

WolframAlpha è quindi uno  strumento avanzato soprattutto  per calcoli  scientifici che, in base alla keyword inserita, non fornirà un semplice elenco di  collegamenti ipertestuali  ma risposte in base a   quella che viene definita come risultato di un motore computazionale della conoscenza.

Per farla breve, ad esempio,  ho inserito  come termine di  ricerca le condizioni  meteo  di  Genova  del 25 agosto 2012 (una data qualunque senza particolare interesse per la sottoscritta) ottenendo il seguente risultato:

L’immagine non è molto  chiara (non lo è per nulla) ma è solo l’esempio  del  tipo di  risultato  che possiamo ottenere da WolframAlpha ponendo  domande specifiche.

Ovviamente la lingua utilizzata è solo l’inglese e, oltre a una versione free, vi  sono  altre due forme di licenze a pagamento differenziate per studenti  e professionisti.

QWant

Qwant E’ un motore di  ricerca made in France che ha il pregio  di non registrare le nostre ricerche e quindi i nostri  dati personali  ai fini  pubblicitari.

Tra le sue peculiarità quella di avere una sezione interamente dedicata alla musica per la ricerca di  testi e nuove tendenze musicali.

Swisscows 

Mucche svizzere? 

Pur non trattandosi  di  mucche ma di  server, la sede operativa di  Swisscows si  trova per l’appunto in Svizzera dove la privacy è una questione fondamentale e protetta da leggi tra le più severe nel mondo.

Per questo motivo  Swisscows offre ricerche criptate, non memorizza indirizzi  IP e non conserva tracce della nostra navigazione.

Inoltre, per la gioia dei  genitori  che si preoccupano di  quello  che i minori possono trovare in rete, ha un filtro non rimovibile per arginare la  pornografia.

Ho  voluto  verificare la veridicità di  quanto affermato digitando la parola youporn  (un classico  della pornografia mondiale) ottenendo  questa risposta

Un mio particolare apprezzamento per i progettisti  di Swisscows..

MetaGer

Più che un motore di  ricerca MetaGer  da come si  può desumere dal nome è un metamotore (metasearch) che interroga più decine di motori  di  ricerca per fornire risposte più ampie possibili senza tener conto delle percentuali  di  clic dell’oggetto della query 

Ad esempio digitando a caso un nome qualsiasi  come IL Blog di Caterina ecco  cosa ne esce fuori:

Ma guarda: sono la prima..

   

Oltre a questo  tipo  particolare di  ricerca MetaGer offre anch’esso massima assicurazione per la privacy e quella di  non tracciabilità durante la navigazione.

E’ un progetto senza scopo  di lucro, ma se   volete dare un contributo come supporto, al  progetto  ciò non può che far piacere.

 – FINE –   

Alla prossima! Ciao, ciao….

Non è Rembrandt ma l’Artificial Intelligence a fare il ritratto


Se una persona mi piace molto, non dico  mai  il suo nome ad altri: sarebbe come cederne una parte.

Oscar Wild – Il ritratto  di  Dorian Gray 

Artificial Intelligence for a portrait

Sarà perché il termometro  ricomincia a salire verso  temperature mercuriali (quelle che si  registrano per l’appunto   sul pianeta Mercurio) e l’umidità è pressoché simile a quella delle Foresta amazzonica, oggi proprio  non mi andava di  scrivere nulla.

Ma l’antipatica vocina che mi  frulla in testa ( il webmaster mentale) mi ha fatto notare  che se voglio  conservare la terza posizione (una volta era la prima) nella SERP di  Google, alla voce IL Blog di  Caterina, devo  spremere le meningi e scrivere,  scrivere e ancora scrivere, d’altronde, non per nulla le parole che accompagnano  il titolo  del  sito  sono: Penso, dunque scrivo. Scrivo, dunque penso.

Ma chi è Caterina Balivo?

 A venirmi in aiuto  per contrastare questa mia défaillance è stato il titolo  dell’articolo  di  repubblica.it

Fatevi fare un ritratto (vero) dall’Ai. “Si ispira ai grandi maestri, ma inventa come un pittore”

Così, cedendo  a una certa dose di  curiosità mista al desiderio  di  auto – lusinga, ho dato in pasto  all’Ai di AI Portraits Ars una mia immagine con il risultato  che potete vedere nella slide seguente (e all’inizio dell’articolo):

 

 Se devo  dire tutta la verità (nient’altro  che la verità….) il risultato non mi ha entusiasmato per nulla: ma questo dipende dal  soggetto (io) e soprattutto dalla foto che (forse) non si prestava molto  all’elaborazione.

Comunque l’intento  di AI  Portraits Ars non è quello  di  fare di noi una musa dell’arte, quanto piuttosto  di  allenare le reti neurali nel  generale nuovi modelli.

In questi  caso la generative adversial   (GAN) utilizzata nel progetto si  basa sulla visione di una raccolta di migliaia di opere di  diversi  artisti  che, spaziando  dal  Rinascimento  fino  alla pittura moderna, darà la possibilità all’intelligenza artificiale, una volta che ha esaminato la nostra foto ( o il selfie, se preferite) deciderà quale mano del pittore dipingerà il ritratto del nostro  viso (più o  meno le cose stanno  così).

L’artefice del progetto di  AI Portraits Ars è del  designer italiano  Mauro  Martino, direttore del  Visual Artificial Intellligence Lab di  IBM Research e docente presso  la Northeastern University of Boston, il quale ci  tiene a precisare che non si  tratta di un’app per il fotoritocco come, ad esempio, la famigerata applicazione FaceApp

FaceApp utilizza le foto  inviate dagli utenti per il processo  di invecchiamento del  viso nel  corso  degli  anni.

Lo fa utilizzando parametri  biometrici, fin qua nulla di losco, sennonché queste immagini finiscono sui server russi di  FaceApp di  base a San Pietroburgo e utilizzati  per allenare i sistemi  di  riconoscimento  facciale del  futuro.

In pratica, scaricando l’app, ignoriamo  di  concedere una licenza perpetua irrevocabile dell’utilizzo  della nostra  immagine che vanno  ben  al  di la delle leggi  sulla privacy europea (non per nulla i server sono appunto in Russia).

Al  contrario AI Portraits Ars garantisce che le immagini  da noi  inviate subito  dopo  l’elaborazione vengono  cancellate

Ma poi  che divertimento  c’è nel  volersi  vedere anziani  in un mondo che del  giovanilismo  ne fa una bandiera?

Tutto  qui (avevo  promesso  che sarei  stata breve)

Alla prossima! Ciao, ciao…

Infine, cinquant’anni fa, si partì per la Luna


Folle è l’uomo che parla alla luna

Stolto  chi non le presta ascolto

William Shakespeare – Romeo e Giulietta 

Dalla notte dei  tempi è sempre la Luna

Ovunque nel mondo  antico, dalla Babilonia fino  all’Egitto, dalla Grecia a Roma, la Luna fu adorata come  divinità, soprattutto  al  femminile.

Quel  suo  apparire, crescere e scomparire, per poi  riapparire nuovamente dando inizio  a un nuovo  ciclo, fece si  che essa venisse messa in relazione con  la vita degli uomini, degli  animali  e dei  vegetali.

Mentre l’agricoltore  seguiva le fasi  lunari per la semina e il raccolto, attorno alla Luna incominciarono  a nascere leggende, credenze, superstizioni e proverbi.

Le fasi  del nostro satellite, partendo dall’osservazione degli  astrologi  per i loro  vaticini, fu la base per la misurazione del nostro  tempo:

Dai  sette giorni  trascorsi  tra due fasi  successive si  arrivò alla determinazione della settimana ( il sette stesso  divenne un numero con caratteristiche esoteriche); dalla lunazione, cioè dalla durata complessiva delle quattro  fasi, si ottenne il mese: da questa suddivisione del  tempo derivarono i più antichi  calendari lunari 

Le fasi lunari
Le fasi lunari

Fu Ipparco  di  Nicea nel 130 a.C. a calcolare la distanza tra il nostro pianeta  e la  Luna utilizzando il metodo  della parallasse stabilendo un valore prossimo  a quello  reale pari  a trenta volte il diametro  della Terra.

Bisogna, però, aspettare secoli dopo  affinché l’occhio  umano  possa vedere   la superficie lunare nella sua conformazione: nel 1610, precisamente il 7 gennaio, Galileo  Galilei  puntò il suo  cannocchiale verso la Luna distinguendo montagne e zone pianeggianti più oscure.

 Giovanni Keplero, contemporaneo  di  Galilei,  stabilì le leggi che regolano  il movimento  dei pianeti mentre, nel 1687, Isaac Newton formulava il principio della gravitazione universale: l’astronomia era diventata una scienza staccandosi  completamente da quello  che fino  ad allora era appannaggio dell’astrologia nell’osservazione della volta celeste.

La Luna, comunque, continuava a essere irraggiungibile e misteriosa e solo la fantasia degli  scrittori poteva idealmente permetterne l’esplorazione: da Edgard Allan Poe fino  ai più moderni Robert A. Henlein , Arthur C. Clarke e Poul  Anderson (solo per citarne alcuni) potevano  colmare l’inconscio  desiderio insito  nella natura umana che è l’esplorazione di nuovi mondi.

16 luglio 1969, Cape Kennedy 

Furono un milione gli  spettatori  che assistettero  alla partenza dell’Apollo 11   dalla baia di  Cape Kennedy (lo  stesso numero  di persone  presenti  al Festival  di  Woodstock un mese dopo).

saturn V al momento del lancio
Il razzo Saturn V al momento del decollo
Archivio NASA

 Alle ore 9.32 locali  (in Italia erano  le 15.32)  Saturn V si  stacca dalla rampa di lancio numero 5: dopo  ottantatré secondi  dal  lancio, raggiunge l’altezza di 4.900 metri.

In meno  di un minuto  e mezzo  la sua velocità arriverà a 2800 Km/h: i tre astronauti subiranno una forza pari  a 4,5 G cioè questo  vuole dire che il corpo  di Armostrong, Aldrin e Collins peserà quattro  volte e mezzo di più rispetto  al peso sulla Terra.

Gli atronauti di Apollo 11
I tre astronauti di Apollo 11. Da sinistra a destra: Neil Armostrong, Michael Collins e Buzz Aldrin

 

Dopo  all’incirca 11 minuti dalla sala di  controllo  di  Houston l’annuncio  che  Saturn V è in orbita di parcheggio a una quota di 186 chilometri: la prima fase del  volo, quella più pericolosa, è superata.

20 luglio 1969, Mare Tranquillitatis 

20 luglio 1969, ore 15.17 (22.17 in Italia)  

Houston, qui  Base della Tranquillità, Aquila è atterrata

E’ la voce di  Neil Armstrong a dare l’annuncio che la più grande avventura dell’uomo al  di  fuori della Terra stava iniziando.

E’ tanta l’eccitazione del momento  che l’astronauta suggerisce di  anticipare di un’ora l’uscita dal Modulo Lunare, sacrificando una delle quattro  ore di  riposo  previste dal programma: da Houston, solo  dopo  qualche perplessità ed essersi  consultato con i medici  che dal  Centro seguono i dati  fisiologici  dei  tre astronauti, il direttore di  volo, Cliff Charlesworth, dà il suo consenso  alla richiesta.

20 luglio 1969, ore 21,44

La targa posta sulla superifcie lunare nella missione Apollo 11
La targa lasciata sulla Luna durante la missione Apollo 11

Il mondo intero dagli  schermi televisivi  può finalmente osservare   Neil Armstrong scendere dal  Modulo  Lunare per diventare il primo uomo  sulla Luna:  dopo  di lui  sarà il turno  di  Buzz Aldrin, mentre Michael  Collins orbitava intorno al pianeta in qualità di  pilota del  Modulo di  Comando.

L'orma di Neil Armstrong sulla superficie lunare
L’orma di Neil Armstrong sulla superficie lunare
Archivio NASA

Fu allora che Neil Armstrong pronunciò quella frase che sarebbe passata alla storia:

E’ un piccolo passo  per l’uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità

La maratona televisiva

Mentre Neil Armstrong posava il suo piede sulla superficie lunare, in Italia erano le 4.56 e quello  era il culmine della prima maratona televisiva della RAI che, dallo  studio  di  via Teulada 3, aveva trasmesso per 25 ore consecutive.

A condurre la  diretta televisiva fu il giornalista Tito  Stagno (video intervista nel  ricordo di  quella serata)  coadiuvato da un altro bravo  giornalista come Andrea Barbato mentre, da Houston, Ruggero  Orlando ricopriva il  ruolo  di inviato.

Nel  box seguente il Rapporto dalla Luna cioè la trascrizione originale della NASA del  dialogo fra la base di  Houston e gli  astronauti (vi  ricordo  che se volete ricevere questo  e altro  materiale pubblicato nel  blog basta farne richiesta iscrivendovi  alla newsletter)

Apollo 11

Dedico  l’articolo a tutti coloro  che ieri hanno  dato  la possibilità all’umanità di  far vivere un sogno  e a coloro  che non smettono di  sognare affinché l’avventura continui 

 Alla prossima! Ciao, ciao….

Bit & Flops: dal computer di casa ai supercalcolatori

I computer sono inutili.

Essi  possono  dare solo  risposte

Pablo Picasso 

Bit & Flops

Quando  Pablo  Picasso pronunciò la frase che introduce quest’articolo (sempre che lo  abbia fatto) i primi  computer entravano nelle case, mentre Arpanet (l’antenato di Internet) era ancora militarizzata.

Comunque la potenza di  calcolo dei primi processori casalinghi era infinitamente più bassa di un comune smartphone di oggi, figuriamoci  quando  parliamo di  supercomputer.

Se vi  trovate a passare dalle parti  di Ferrera Erbognone (in provincia di  Pavia) sappiate che non vi  è nulla di particolare per cui  meriti una visita: sennonché,  dopo  che mi sono  inimicata tutti i ferrerini  (così si  chiamano gli  abitanti  di  questo paese della Lomellina) qualcosa di particolare c’è: la presenza di un supercalcolatore  capace di svolgere  22,4 miliardi  di operazioni matematiche al  secondo: è Hpc4 di proprietà dell’ENI, il suo  scopo è quello  di  scoprire giacimenti  di petrolio  e gas naturale.

 

 

Hpc4, pur essendo un mostro  di  calcolatore, si pone al 15° posto della classifica Top 500 dei  computer più potenti al mondo

Questa lista  viene aggiornata due volte l’anno  nel  mese di  giugno e novembre (l’ultima classifica risale quindi  a novembre 2018) .

Attualmente a detenere il primo  posto in questa particolate classifica è il supercomputer dl Oak  Ridge National  Laboratory composto  da 2.397.824 core (il nostro  ne ha solo 253.600)

 

 

A parte i  costi dei  supercomputer e loro  gestione (si parla di  cifre pari a diversi  milioni  di  euro), è ovvio che trattandosi di  macchinari monstre per il loro  funzionamento occorrono equipe di  ingegneri in grado  di  creare modelli  matematici inerenti  ai  problemi  che si  vogliono  gestire, quindi il tutto registrato in un software implementato sul supercomputer.

 

Aspettando  di possedere una macchina che non si impalli come il vetusto PC che, però, mi è di  fondamentale aiuto per scrivere questo  blog, vi ricordo  che potete lasciare un messaggio direttamente dal  sito o un commento (a cui  risponderò in tempi (più o  meno) celeri), oppure iscrivervi  alla newsletter per essere aggiornati sugli ultimi  articoli  pubblicati.

Alla prossima! Ciao, ciao…

Mp3 vs Alta Fedeltà ( ma sempre a pagamento)


Il primo mp3 

Tom’s diner di  Suzanne Vega ha su  di  me un effetto  calmante, direi  ipnotico: come quando un cobra ondeggia seguendo il suono  di un flauto.

A parte ogni mia disgressione sugli  effetti che il brano  ha su  di me (diffido da ogni  cosa che striscia, quindi mai  vorrei  diventare una femmina-cobra), Tom’s diner è passato alla storia musicale come il primo motivo  a essere codificato  nel  formato  digitale Mp3:

La nascita del  formato audio mp3, avvenuta tra la fine degli  anni’80 e inizio anni ’90, fu  dovuta dal team internazionale guidato  dall’ingegnere italiano Leonardo  Chiariglione e di  cui  faceva parte anche l’ingegnere di  elettronica e matematico  tedesco Karlheinz Brandenburg .

Furono loro appunto  che, per saggiare la traccia audio una volta codificata in Mp3, utilizzarono il brano  di  Suzanne Vega.

Alla commercializzazione dell’mp3 ne segue, negli  anni  successivi, il suo  utilizzo  per il filesharing  e la conseguente nascita di programmi  e siti costruiti allo  scopo: uno fra tutti Napster.

Con la piattaforma Napster, lanciata nel 1999 dai due giovani  fondatori Shawn Fanning e Sean Parker, il mondo  discografico di  allora cambia, subendo in qualche maniera la condivisione dei  brani a danno  del  copyright

 Naturalmente l’industria discografica va subito  all’attacco  di  Napster e dei  suoi  cloni con azioni  legali che, pur vedendo  la chiusura delle piattaforme di  filesharing, non potrà fermare l’onda della condivisione Peer-to-peer attraverso  la tecnologia (o protocollo)  BitTorrent 

Oggi, però, il fenomeno  della pirateria è stato  ampiamente ridimensionato con lo streaming offerto da Netflix e, soprattutto per la musica, da Spotify e Apple Music  (se l’argomento è di  vostro interesse vi consiglio la lettura dell’articolo  di  Wired….ma poi ritornate qui!!)

Si  ritorna all’alta fedeltà

Non solo  il mondo  del vinile si  prende la rivincita sul formato  mp3, ma esiste anche la possibilità di  ascoltare brani musicali in alta fedeltà utilizzando  codec lossless  (senza perdita) come FLAC (Free Lossless Audio  Codec) utilizzato  negli  studi  di  registrazione.

 

Tidal è la società USA da poco in Italia che offre per 19,99 euro mensili l’ascolto di 165.000 brani in  alta qualità audio (oltre che 75.000 video in HD) , sia nella versione desktop che con l’app per dispositivi  mobili.

La sfida a Spotify è aperta.

Alla prossima! Ciao, ciao…


– Playlist –