Ping e fu il primo vagito di Internet in Italia

Aidoru
©caterinAndemme

Adoreremo le immagini  proposte dai  media e saranno queste a definire la nostra personalità.

Gli  idoli  elettronici ci  sembreranno più veri  del  vero perché la realtà sarà interamente definita in base alle nostre percezioni.

Dalla prefazione del  romanzo  Aidoru di William Gibson 

Il primo  vagito 

Le persone che sono  nate il 30 aprile 1986 oggi  hanno quasi  trentatré anni, ma non è del  loro primo  vagito di  cui  voglio parlare.

Sono certa che pensando a quel  fatidico  aprile del 1986, precisamente al 26 aprile,  viene in mente la maionese impazzita della centrale nucleare di  Chernobyl con tutte le conseguenze del dopo.

Ma non è questo  di  cui  vi  voglio  parlare.

Il 30 aprile 1986 a Pisa, precisamente in via santa Maria presso  la sede del  CNUCE  (Centro Nazionale Universitario  di  Calcolo Elettronico) partì il primo  messaggio che avrebbe collegato  l’Italia a quella grande rete informatica che prenderà il nome di  Internet.

Posso  immaginare che ai  Millennials, abituati all’utilizzo  delle tecnologie e sempre  interconnessi, questa notizia possa essere utile quanto sapere del  perché della crisi  delle acciughe in Perù, per tutti  gli  altri, cioè voi, se avete voglia seguitemi leggendo il resto  dell’articolo  (o post se preferite).

Una precisazione sul termine Millennials: in Italia siamo  abituati  a considerare questa generazione come i  nati nell’anno 2000 e dopo tale data.

In effetti  la generazione Y, appunto i Millennials è quella dei  nati fra l’inizio  degli  anni ’80 e la fine degli  anni ’90.

La caratteristica che li  contraddistingue dalla generazione precedente è quella di avere una maggiore familiarità con le tecnologie digitali.

Io, ad esempio, che sono nata il****** (vi piacerebbe saperlo!) e quindi BLABLABLA…

Dunque: questo primo  segnale parte dalla sede del  CNUCE e, attraverso un cavo  telefonico,  arriva alla stazione di  Frascati dell’ Italcable (la concessionaria per l’Italia che gestiva i  servizi  di  telecomunicazioni  internazionali fino  al 1994 quando divenne parte della Telecom), da qui il segnale venne inviato a Fucino  (Abruzzo) dove un’antenna di  Telespazio  lo fece rimbalzare a sua volta nello  spazio  verso il satellite Intelsat IV e, finalmente,  raccolto dalla stazione satellitare del  Comcast in Pennsylvania: in pratica era il primo  collegamento  di un ente italiano  con  quella rete di  computer che allora si  chiamava Arpanet.

Cosa c’era scritto in quel messaggio, cioè in  quel  primo  vagito?

Semplicemente PING a cui  seguì un’altrettanta semplice risposta americana:  OK.

Uomini e protocolli

All’inizio non esisteva un’unica rete ma esistevano diverse reti  con un proprio linguaggio che impediva ad esse di interconnettersi, per questo motivo nel 1972 Vinton Gray  Cerf e Robert  Kahn unirono le loro  conoscenze per progettare un linguaggio  comune a tutte le macchine (computer) collegate in rete: il protocollo di Internet TCP/IP (Pdf)

Nel 2005 il presidente degli  Stati  Uniti  George W. Bush ha insignito i due ricercatori  del  riconoscimento Presidential Medal of Freedom la più alta delle onorificenze americane

Nell’ottobre 1990 nasce il World Wide Web, con l’implementarsi  dell’HTML, per opera di Sir Timothy John Berners – Lee

A questo punto, risalendo indietro  nel  tempo e cioè nel 1971, non posso non citare Ray Tomlinson(Amsterdam, 23 aprile 1941 – Lincoln, 5 marzo 2016) inventore della posta elettronica (la mail di uso  comune)

E gli italiani?

Non mi sono  assolutamente dimenticata di loro e per questo  cito i nostri  due pionieri della rete e cioè Luciano Lenzini e Stefano Trumpy

Conclusione

Oggi è il compleanno  di  Facebook, infatti  il social – network per antonomasia è nato il 4 febbraio 2004.

Nessuno, da quel giorno  di  aprile del 1986, poteva immaginare cosa sarebbe diventata la rete con l’ingresso di protagonisti del  calibro di  Facebook (e Instagram), Google, Amazon e altre società che diventano  sempre più grandi (quasi  come degli  stati) commerciando per mezzo di intrusioni nella nostra privacy.

Siamo più liberi, oppure prigionieri di un mondo virtuale in cui  predomina il chiudersi in un recinto dove condividiamo  le nostre idee solo  con gruppi  di persone che la pensano  come noi tralasciando, quindi, il confronto.

La rete che conosciamo  oggi  non è quella pensata dai  suoi  padri, cioè la trasmissione del  sapere in maniera democratica: fake news, odio, razzismo sono i temi  che dominano nelle chat e nei  social.

Forse sarebbe il caso  di  ritornare indietro e ripensare a quello che la rete doveva essere.

Alla prossima! Ciao, ciao………..

Gli umanoidi fra di noi

The Controller
© caterinAndemme

Le leggi  della robotica tra ieri  e oggi 

Isaac Asimov (Petroviči, 2 gennaio 1920 – New York, 6 aprile 1992) celebre e prolifico  scrittore di  science – fiction,  nonché biochimico  e divulgatore scientifico, aveva pensato  sino  dall’inizio  degli anni ’40 che la tecnologia si  sarebbe sviluppata a tal  punto da creare macchine intelligenti (robot) al  servizio  dell’umanità e che le stesse avrebbero  dovuto obbedire alle tre leggi  fondamentali  della robotica, e cioè:

Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio  mancato intervento, un essere umano riceva danno

Un robot deve obbedire agli ordini  impartiti dagli  esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge

Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa   non contrasti con la Prima o  con la Seconda Legge

Non da subito  le tre leggi  della robotica entrarono  a far parte dei  racconti di  Asimov, bisognerà aspettare il racconto Reason (pubblicato  in Italia nel  1963 con il titolo Seconda ragione) incluso  nell’antologia Io robot.  


Dalla voce dello  stesso  Isaac Asimov la spiegazione delle tre leggi (in lingua originale)


Dunque sono passati  quasi  ottant’anni dall’enunciazione dei  tre principi per regolare la vita dei  robot ma se nel 1940 esse erano  relegate alla pura fantascienza, oggi già assistiamo all’ingresso  di  macchine intelligenti nei processi  produttivi e nel  futuro prossimo la loro presenza sarà ancor più invasiva (per i  catastrofisti ad ogni  costo ciò comporterà problematiche sociali per via del  fatto  che l’uomo sarà sostituito totalmente dalle macchine in ogni  lavoro).

Ed è per questo  che David Woods e Robin Murphy (il primo  ingegnere presso  l’Ohio State University,  il secondo  lo è presso la Texas A&M University) hanno proposto una modifica alle tre leggi  della robotica di  Asimov adattandole ad un possibile scenario di  vita reale futura:

Un essere umano non può utilizzare un robot senza che il sistema di  lavoro uomo-robot raggiunga i più alti  livelli  legali e professionali  di  sicurezza ed etica.

Un robot deve rispondere agli esseri umani in modo appropriato al loro ruolo

Un robot deve essere dotato di autonomia sufficiente per proteggere la propria esistenza a condizione che tale protezione fornisca un graduale trasferimento di controllo che non sia in conflitto con la Prima e con la Seconda Legge

Ritornando  alla fantascienza: due autori per due racconti

Molto prima che Arnold Schwarzenegger sfoggiasse il suo carico  di  muscoli interpretando il Terminator di James Cameron (1984) lo scrittore americano John Stewart Williamson (Bisbee, 29 aprile 1908 – Portales, 10 novembre 2006), meglio  conosciuto  con lo pseudonimo  di  Jack Williamson, pubblicò nel 1947 il romanzo The Humanoids (Gli Umanoidi nella collana Urania della Mondadori il 1 settembre 1955)

Fra più di  diecimila anni , in un  lontano  pianeta che l’uomo  ha conquistato  da tanto  tempo da dimenticarsi  della Madre Terra, sta per scoppiare una spaventosa guerra scatenata dalle Potenze Triplanetarie. Il grande scienziato Clay Forester, scopritore della rhodomagnetica, sta febbrilmente mettendo  a punto i  suoi  potenti missili, arma segreta capace di  far deflagrare un pianeta  quando  cominciano  a succedere cose strane. entra in scena Jane, misteriosa trovatella che compare e scompare in modo  inesplicabile e la sua venuta dà l’avvio alla strana allucinante, interessantissima vicenda, interpretati  da personaggi  d’eccezione: il sorridente ed enigmatico Ironsmith, il gigantesco  White con la sua banda di  stravaganti straccioni, la dolce Ruth, e, soprattutto, gli Umanoidi, automi  perfetti creati  per  Servire e ubbidire e Proteggere l’uomo  dal  male. ma Clay Forester non vuole questi  eccezionali schiavi che, secondo il suo parere, fanno  dell’uomo una marionetta….. 

In effetti, a differenza del  letale Terminator, gli Umanoidi  di Jack Williamson si  adoperano  affinché nessun uomo possa modificare la loro  direttiva primaria: servire la razza umana proteggendola.

Ma, in un certo  senso, è proprio  proteggendo che gli umanoidi schiavizzano i loro  creatori: all’essere umano on viene più concesso di  agire secondo  coscienza ma posti in una soporosa bambagia.

Il tema del controllo  degli umanoidi sull’uomo, paradossalmente applicato  a fin di  bene per proteggerlo, viene ripreso da Jack Williamson ventisette anni  dopo nel  seguito  che avrà come (per nulla fantasioso) titolo Il ritorno  degli Umanoidi (pubblicato dalla Mondadori – Urania il 2 maggio 1982)

Del  secondo libro, piuttosto un’antologia, è talmente famoso che vi  rimando direttamente alla sua anteprima…

La verità è che il mio robot-scrittore ha esaurito la sua energia e devo  metterlo  sotto carica

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro  Io Robot di Isaac Asimov 

Il genio di Hedwig Eva Maria Kiesler

HLamarr 
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Hedwig Eva Maria Kiesler 

Se il nome di  questa donna non vi  dice nulla allora proverò ad aiutarvi con una sua frase che ne esaltò il carattere non convenzionale allo  stereotipo  della donna oggetto :

<<Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobili e recitare la parte dell’oca>>.

A questo punto questi pochi indizi conducono  ad un nome d’arte certamente più noto  del precedente: Hedy Lamarr (Vienna, 9 novembre 1914 – Altamonte Springs, 19 gennaio 2000).

Hedy Lamarr attrice  

1933: nelle sale fumose dei  cinema d’allora (immagino che all’epoca si potesse fumare in sala ) esce un film che darà scandalo: Exstase Estasi  se mai  occorresse una traduzione in italiano – del regista ceco Gustav Machatý: fu una scena di  nudo integrale dell’attrice e  quella di un orgasmo al  femminile  a far intervenire la censura, tanto  che:

Alla première del  film tenutosi a Vienna il 18 febbraio 1933 la pellicola viene pubblicizzata come un’erotica rappresentazione di  disinibiti  impulsi  sessuali.

Non è certo per questa erotica rappresentazione del  sesso che il film non piace al pubblico e alla critica, ma piuttosto  per quel personaggio  femminile, Eva interpretato  da Hedy Lamarr, vive liberamente la propria sessualità a dispetto della moralità del tempo.

In Germania in un primo  tempo la censura proibì Exstase e  solo  nel 1935 ne autorizzò la visione ma con pesanti  tagli  e con un nuovo  titolo: Symphonie der Liebe (Sinfonia d’amore).

Non furono solo  i  censori del  nazismo a proibire o a mutilare il film: negli Stati Uniti la magistratura dapprima ne ordina la distruzione delle copie sequestrate (un po’ come è accaduto  a Ultimo  tango  a Parigi  di Bernardo  Bertolucci) perché contro  la morale in quanto viene raccontato un amore illecito tra una donna sposata e il suo  amante poi, quando  la casa di  distribuzione Eureka Production vince la causa in appello  contro  il sequestro, il film verrà proiettato con una voce fuori  campo  che informava il pubblico del  fatto che Eva avendo  divorziato  dal marito poteva risposarsi  con Adam (e fare  liberamente sesso  con lui…questo l’ho aggiunto io)

Naturalmente la filmografia di  Hedy Lamarr non limitandosi a quest’unica pellicola è molto ampia ed io che sono un po’ pigra non avendo  voglia di  farne un lungo  elenco  vi  rimando  su questa pagina del  sito IMDb dove troverete tutte le informazioni  a riguardo (ma poi ritornate qui!)

Il brevetto 2 292 387 

Prima di  diventare attrice Hedy Lamarr aveva una passione per l’ingegneria, messa poi da parte per l’altra che riguardava cinema e teatro.

Ma il genio scientifico  che covava in lei  la fece appassionare alla tecnologia legata ai  segnali  radio e al  telecontrollo.

Così, un giorno del 1941, durante un party ad Hollywood , incontrò il compositore francese George Antheil e da qui l’idea di  quell’invenzione che sarà alla base  della tecnologia wi-fi.

Adesso non credo  assolutamente che un uomo come George Antheil incontrando una bella donna come poteva essere Hedy  Lamarr, per di più durante un party  ad Hollywood, per far colpo su  di lei si  mettesse a discutere di problemi  di ingegneria, quanto piuttosto sono  propensa ad un’altra storia più autentica e cioè che entrambi furono colpiti dalla vicenda di una nave con bambini orfani a bordo affondata da un U- Boat nazista e, quindi, pensarono di  trovare un sistema di  trasmissione criptata nelle frequenze radio.

La scoperta fondamentale di Hedy Lamarr  e George Antheil fu che la trasmissione di onde radio poteva essere trasferita da un canale radio all’altro a intervalli di tempo regolari in una sequenza di successione dei canali nota soltanto al trasmettitore e al ricevitore. Per adottare una sequenza sincronizzata e concordata nel cambio dei canali, Antheil suggerì di adottare un sistema (vero e proprio rudimentale codice macchina) simile a quello dei rotoli di carta perforati adoperati nelle pianole meccaniche.

I due inventori  presentarono il loro  progetto  al National Inventors Council di  Washington che lo  brevetterà l’anno  successivo, quindi  nel 1942, con il numero 2 292 387 ritenendolo…perfettamente inutile.

Nel 1962, quando il brevetto era ormai  scaduto  da tre anni, la marina militare degli  Stati Uniti utilizzò questa tecnologia per la comunicazione tra le navi  impiegate nel  Blocco  di  Cuba 

Solo in seguito  a Hedy Lamarr vengono dati  i dovuti  riconoscimenti per la sua invenzione: dall’Electronic  Frontier Foundation che la conferì  il  Past Pioneer Award nel 1997 mentre l’Austria, quasi  dieci  anni dopo e cioè nel 1998, la insignì  con la Medaglia Kaplan massima onorificenza che il Paese riconosce a coloro  che si  sono  distinti  nelle invenzioni

Google nel 2015 celebrò Hedy Lamarr attrice e inventrice con questo  video

 

 Arriva il maledetto  Viale del  Tramonto 

Anche per Hedy Lamarr , come altre dive del cinema, la fine della carriera coincide con un triste epilogo che la vede affrontare sia la realtà di una bellezza che svanisce con gli  anni (anche per via di interventi plastici  mal  riusciti),   una progressiva cecità e un periodo  di povertà superato dal  risarcimento di una causa intrapresa contro  la software house Corel rea di  aver utilizzato una sua immagine senza autorizzazione per la pubblicità del programma di  disegno  vettoriale CorelDraw.

Hedy Lamarr muore il 19 gennaio  del 2000 per crisi  cardiaca.

Rispettando la volontà della madre, il figlio Anthony porterà le ceneri in Austria per disperderle tra le montagne della  Selva Viennese 

 Da donna a donna per ricordarla

Negli anni’90 la rivista Forbes contattò Hedy  Lamarr per un’intervista riguardo  al  suo  brevetto:  da questa intervista è nata l’idea di un film documentario  sulla sua vita Bombshell – The Hedy Lamarr story diretto da Alexandra Dean e prodotto  da Susan Sarandon.

Il film venne presentato  nel 2017  a New York  durante il Tribeca Film Festival suscitando molto interesse tra il pubblico.

Il film riscopre la spregiudicata enfant terrible di Holly­wood, Hedy Lamarr, nota per i suoi matrimoni e le sue numerose storie d’amore con vari noti uomini del tempo, da Spencer Tracy a JFK. Primo scandalo della storia del cinema, con un nudo integrale, Hedy sposa (primo di sei mariti) un collaborazionista nazista, lo lascia e fugge a Hollywood dove diventa una star del cinema nota per essere “la donna più bella del mondo”. Tante canzoni sono state scritte sulla sua bellezza, i personaggi di Biancaneve e Cat Woman sono stati disegnati traendo da lei ispirazione. Ma Hedy aveva una passione segreta. Durante la Seconda guerra mondiale, impiegava il suo tempo libero studiando una tecnologia di trasmissione del segnale che verrà poi chiamata “spread spectrum” e usata nella telefonia e nelle reti wireless.  Il film rivela dunque un lato nascosto della sua vita, l’amore per la matematica e la tecnica, e ci fa scoprire che, grazie alla sua mente brillante, nel 1940 Hedy Lamarr, all’insaputa di tutti, contribuì a inventare la tecnologia che cambiò il nostro mondo.  

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……….

P.S. questo  è il mio  primo  articolo del 2019: anche se con un po’ di  ritardo vi  auguro un Felice Anno

Dal .Pdf al formato .AZW passando per Calibre (WOW! Sono diventata un’esperta….a parole)

Ho sette vite per poter  leggere
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Eppur si  legge 

Avrei  dovuto  continuare la frase aggiungendo mai  quando  si  deve perché da come si  vede e si  sente nel nostro  Paese si  legge ancora poco (ma si  scrive tanto sui  social..).

In effetti quello  che volevo  dire non era tanto rivolto  al leggere in se stesso,  piuttosto  al  supporto utilizzato per rendere le parole lettura.

Escludendo di  leggere ancora sulle tavolette di  argilla o  su papiro, oggi fondamentalmente abbiamo  due possibilità: il caro  (mai) vecchio  libro e il reader – book.

Già sento voci in lontananza che dicono mai e poi  mai il libro di  carta verrà soppiantato dal digitale, perché con il libro  si sente l’odore della stampa (?), si possono sottolineare le parole, possiamo  aggiungere i nostri pensieri  (possibilmente a matita se vogliamo  cancellare in seguito qualcosa di indicibile)   e, aggiungo io, se si  tratta di un librone lo  si può usare sempre come arma di  difesa.

Per quanto  mi  riguarda la mia predilezione è per la carta stampata, ma riconosco  la praticità di  avere in viaggio  con me tanti libri in quella tavoletta elettronica.

Dal formato Pdf a al  formato AZW

Un paio  di  giorni  fa ho ricevuto in dono tre libri nel formato  digitale con estensione .pdf (il donatore è…..non ve lo  dirò mai). 

Il problema mi  si è presentato volendo trasferire i  tre libri  sul mio  kindle e, naturalmente, che fossero anche leggibili.

Scartabellando  in rete ho capito che per prima cosa avrei dovuto trasformare il mio  Pdf nel  formato proprietario Amazon con estensione .AWZ  (per gli  altri  formati vi  rimando alla pagina creata dal so  tutto io  che di nome fa  Salvatore Aranzulla).

A questo punto era necessario utilizzare un qualcosa che mi avrebbe aiutata nell’operazione, questo  qualcosa è il software (free open source) Calibre.

In 3 piccoli passi  

Una volta che abbiamo  scaricato ed installato il software ci  apparirà la schermata visibile nella figura 1.

Figura 1

 

Da aggiungi libri (primo  pulsante a destra dalla barra degli  strumenti) andiamo  a cercare sul nostro  computer il file a cui  vogliamo  cambiare l’estensione.

Una volta fatto clicchiamo  su converti libri (terzo pulsante a destra) e avremo l’apertura di una seconda finestra (figura 2)

figura 2

Da come si può vedere dall’immagine i  formati per i quali  possiamo  operare una trasformazione sono  molteplici: nel mio  caso  ho  scelto l’AZW3

Una volta conclusa l’operazione di  codifica (il tempo  dipende da quanto è pesante il nostro  file) andiamo a cercare l‘ebook con estensione .AZW sul nostro  computer: è semplicissimo perché basta andare nella colonna di  sinistra di Calibre e cliccare su percorso.

Non ci  resta che prendere il nostro  Kindle e, tramite cavetto USB, connetterlo al computer aprendo la schermata visibile nella figura 3

Figura 3

  La cartella che ci interessa è quella denominata Documents: in essa dobbiamo copiare il file per poterlo poi  leggere sul nostro  Kindle.

Purtroppo, almeno nel  mio  caso, la formattazione del  testo non è uguale a quello  di un Pdf, ma è comunque leggibile.

Semplice, non vi pare.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

ossessionataMente

The Controller
©caterinAndemme

Dormire, forse sognare

Fra tutte le Giornate Mondiali dedicate a questo o  a quell’altro  tema, mi  sono  persa la Giornata mondiale del  sonno che cade il 17 di  marzo  di  ogni  anno.

Di preciso cosa si  fa durante la Giornata mondiale del  sonno? Restiamo  tutto il giorno  a letto oppure si  festeggia con pigiama party  dedicati  agli  adulti?

In  ogni  caso  spero  che a nessuno  venga in mente di  creare la Giornata mondiale dell’insonnia .

Per quanto mi riguarda dormendo  le otto  ore di prassi (per meno rischio  di  attivare la modalità zombie per il resto  della giornata ) posso essere anche tranquilla sulla sua qualità.

Quindi, ritenendomi  fortunata, non avrebbe nessun senso per me affidarmi allo  sleep tracker di uno  smartband  come quello  nell’immagine accanto.

Eppure, pur essendo in molti  a farne uso, vi è il rischio  per alcuni  di incorrere nell’ortosonnia : la nuova ossessione (un’altra!?) legata alla ricerca del  sonno perfetto monitorato da uno sleep tracker (vedi  anche l’articolo  di  Wired….ma poi  ritorna qui!).

L’ossessione del controllo

Per un paio  di  giorni  mi ero  arresa: avevo  attivato  sul mio  smartphone l‘applicazione che mi avrebbe detto  quanti passi  avrei  fatto in giornata, con quanta intensità e, conseguentemente, quante calorie avrei speso.

Come nella favola di  Pinocchio anche in queste app vi è un saccente Grillo  Parlante, il cui  unico  scopo è quello  di insinuare in noi  sensi  di  colpa se per un giorno invece di  fare tre milioni  di passi  ne abbiamo  fatto  solo duemilioninovecentonavantonovemilanovecentonovantanove (dovrei  averlo  scritto  giusto): appunto, dopo  solo  due giorni il mio Grillo Parlante mi aveva stufato  e l’ho disinstallato.

Potrebbe sembrare il mio  un caso  di refrattarietà alla tecnologia, ma non è così: adoro tutto  ciò che mi semplifica la vita, ma non ne voglio  essere prigioniera.

L’AI (Artificial Intelligence) verosimilmente cambierà il nostro modo  futuro   di  vivere e sono pienamente convinta che  lo farà in maniera positiva.

Non sono  pochi, però,   quelli  che pensano a questo  futuro come uno scenario  irrimediabilmente   a tinte fosche (Terminator docet):  Stephen Hawking  era tra quelli che mettevano in guardia sui possibili  problemi  che le macchine provocheranno  nella nostra società in un immediato  domani, non il pericolo  di  robot-killer che danno  la caccia all’uomo (appunto  Terminator), ma sul fatto  che esse sostituiranno  sempre di più l’uomo nella catena della produttività creando disquilibri  nella società, cioè aumenteranno  le persone, le quali non avendo un lavoro,  si  troveranno  nella povertà (vedi l’articolo de La Repubblica sui  dubbi  dello  scienziato )

Aspettando  quel  domani  rimaniamo  positivi.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 


PLAYLIST

Solo  per rimanere in tema…

 

App o non App? L’importante è comunque viaggiare (da sole o in compagnia)

Air d’été
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Quella volta che..

Giusto  l’estate scorsa quando, programmando  di  arrivare nel  campeggio  di Seix ( cittadina nel Parco naturale   regionale dei Pirenei  dell’Ariége nella regione dell’Occitania ) nel tempo necessario per montare la tenda, un interminabile coda autostradale nei  pressi  di  Montpellier ci  fece ritardare di  ben cinque ore l’orario  di  arrivo, cioè quando  ormai  la reception  del  campeggio era chiusa e comunque ormai  notte per accamparsi.

Per fortuna esiste Booking e il TomTom

Scoraggiati e stanchi, si  è sempre trattato  di un viaggio  di  quasi  ottocento  chilometri più le ore incolonnati  nell’ingorgo stradale,  ci  siamo  affidati  all’app  di  Booking.com  per trovare e prenotare una sistemazione per la notte.

Escludendo alberghi a cinque stelle (troppo  costosi per una sola notte), trovammo una sistemazione più che dignitosa presso l’albergo Cuulong (gestito  da gentilissimi  vietnamiti) a Labarthe – Inard a cinquanta chilometri  di  distanza da Seix: ma la nostra fedelissima Sylvie ci  ha portato  a destinazione come sempre.

Per la cronaca Sylvie  è il nome dato  al nostro  TomTom che qualcuno di  mia conoscenza   ha deciso di  dare allo  strumento unicamente per quella voce dal  tono melodiosamente femminile che fa da guida.

Eppure anche allora si  viaggiava..

Non parlo  dell’allora dei  nostri nonni  o  dei nostri  genitori, ma da  quando lo smartphone dal semplice compito  di far parlare le persone (appunto  telefonare o  al  massimo  mandare qualche sms) si è evoluto diventando  il device che oggi  conosciamo (mi piace la parola device..) con la miriade di  app dedicate alla programmazione dei nostri  viaggi.

Non solo  praticità, ma anche la condivisione immediata della nostra esperienza con altri  utenti che vogliono  ripeterla o magari  cercare solo informazioni.

Ed è qui che trovo una pecca in questo  sistema: innanzitutto l’esperienza è individuale, cioè quello  che può andare bene ad una persona può non essere l’ottimale per me (se a qualcuno  piace dormire su  di un letto  di  chiodi io continuo  a preferire le doghe e un buon materasso…..oppure il sacco  a pelo!).

Senza considerare poi  le recensioni  negative di  coloro  che, pur trovando il letto  di  chiodi, hanno da ridire sulla mancanza di  ricezione dei  canali  digitali nella tv in camera (ma vai in ferie per guardare la televisione?).

Le nostre esperienze infine diventeranno  dati per profilare la clientela, ad esempio  la società proprietaria del motore di  ricerca Kayak   ha creato  un Mobile Travel  Report – Pdf –  in cui   fa un’attenta analisi dell’utilizzo  dei  dispositivi  mobili per la ricerca e prenotazione dei  viaggi.

Ma il cartaceo non è morto…

Le mappe e le carte escursionistiche sono queste che liberano la fantasia e l’immaginazione nella fase preparatoria di un viaggio, e non solo: avete mai  provato  a leggere un libro  dedicato  al  viaggio, ma anche di  semplice avventura, seguendo il tragitto con un’atlante accanto: vi  giuro  che è un di più assolutamente da provare.

Una carta escursionistica, infine, ha un’incolmabile vantaggio sul GPS: non si  scarica mai (in mezzo  ai  sentieri  è diffile trovare unapresa elettrica per ricaricare il nostro  device.…vi  ho  già detto  che mi piace la parola device?).

Alla prossima! Ciao, ciao……………


LIBRINVETRINA

Cosa possiamo  leggere quest’estate al mare, sul fiume, al  lago, in montagna o in collina?

Il Libraio  da qualche suggerimento.

Buona lettura!

 

Condom 3.0 per l’uomo ZeropuntoZero

Evoluzione e involuzione
Caterina Andemme ©

 

Avete un partner (fidanzato. marito, amante) che è sempre iperconnesso, con la tendenza ad essere un po’ narcisista e paranoico?

Vi auguro proprio  di no.

In caso  contrario, se volete sbalordirlo  con un regalo che vi costerà all’incirca una settantina di  euro, ecco  quella che potrebbe essere un’idea:

Quando mi  hanno  fatto  vedere l’oggetto nell’immagine, chiedendomi cosa fosse, avrei  dovuto  capire subito che mi  stavo  cacciando  in un trappola.

Li per lì ho subito  detto che fosse un bracciale da indossare con sensori che, comunicando  con lo smartphone, avrebbe tracciato  le performance agonistiche del proprietario: dal  battito  cardiaco al consumo  delle calorie – tra l’altro, a suo  tempo, avevo  scaricato un’app simile che dopo  due giorni  ho  disinstallato perché mi procurava una certa apprensione – ridacchiando i malevoli mi dissero che si, la funzione pressappoco era quella, ma che per indossare quello  che io  consideravo un braccialetto bisognava cercare un altro  luogo  specifico  dell’anatomia maschile.

i.Con, questo  è il nome del  gadget, è un preservativo intelligente (per quanto possa esserlo  un profilattico)  prodotto  dalla British  Condoms  (una specie di  Amazon dei preservativi).

La sua funzione, una volta posizionato, è quella di  raccogliere diversi  parametri quali: temperatura cutanea, il numero, la frequenza e la durata delle spinte durante il rapporto  sessuale, la forza della spinta e il rilevamento  delle posizioni utilizzate.

Tutti  questi  dati, attraverso un collegamento  Bluetooth, vengono immediatamente trasmessi  all’app  dedicata sullo  smartphone.

Come se tutto  questo non bastasse, l’azienda ci  assicura che possiamo condividere le nostre prestazioni  con gli  amici, o renderle note a tutto il mondo attraverso la formula dei  social.

A questo punto, mi pare, che il ruolo  della donna sia quello  di  essere paragonato  ad un attrezzo ginnico  quale può essere una semplice cyclette.

Niente paura: per noi  donne esiste la possibilità di  acquistare un set di palette con dei numeri  scritti  che vanno  dalla zero  fino  al dieci: quando  (e se) lui  vi  chiederà come si è comportato nel  fare l’amore possiamo alzare la paletta con il giusto  valore che gli  vogliamo attribuire.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..


Libri IN Vetrina

Fresco di  quattro  premi Oscar, oltre ad altri riconoscimenti vinti  in altri  festival del  Cinema, La Forma dell’Acqua  (The shape of the water) è anche il  libro omonimo  scritto dal regista   Guillermo  del Toro e dallo scrittore,  anche regista,  Daniel  Kraus.

Baltimora, 1962. Al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la «risorsa» più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l’inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei segni per comunicare.
Immaginazione, paura e romanticismo si mescolano in una storia d’amore avvincente, arricchita dalle illustrazioni di James Jean.

Di seguito un’anteprima del  libro  offerta da Il Libraio.