Dal .Pdf al formato .AZW passando per Calibre (WOW! Sono diventata un’esperta….a parole)

Ho sette vite per poter  leggere
©CaterinAndemme

Eppur si  legge 

Avrei  dovuto  continuare la frase aggiungendo mai  quando  si  deve perché da come si  vede e si  sente nel nostro  Paese si  legge ancora poco (ma si  scrive tanto sui  social..).

In effetti quello  che volevo  dire non era tanto rivolto  al leggere in se stesso,  piuttosto  al  supporto utilizzato per rendere le parole lettura.

Escludendo di  leggere ancora sulle tavolette di  argilla o  su papiro, oggi fondamentalmente abbiamo  due possibilità: il caro  (mai) vecchio  libro e il reader – book.

Già sento voci in lontananza che dicono mai e poi  mai il libro di  carta verrà soppiantato dal digitale, perché con il libro  si sente l’odore della stampa (?), si possono sottolineare le parole, possiamo  aggiungere i nostri pensieri  (possibilmente a matita se vogliamo  cancellare in seguito qualcosa di indicibile)   e, aggiungo io, se si  tratta di un librone lo  si può usare sempre come arma di  difesa.

Per quanto  mi  riguarda la mia predilezione è per la carta stampata, ma riconosco  la praticità di  avere in viaggio  con me tanti libri in quella tavoletta elettronica.

Dal formato Pdf a al  formato AZW

Un paio  di  giorni  fa ho ricevuto in dono tre libri nel formato  digitale con estensione .pdf (il donatore è…..non ve lo  dirò mai). 

Il problema mi  si è presentato volendo trasferire i  tre libri  sul mio  kindle e, naturalmente, che fossero anche leggibili.

Scartabellando  in rete ho capito che per prima cosa avrei dovuto trasformare il mio  Pdf nel  formato proprietario Amazon con estensione .AWZ  (per gli  altri  formati vi  rimando alla pagina creata dal so  tutto io  che di nome fa  Salvatore Aranzulla).

A questo punto era necessario utilizzare un qualcosa che mi avrebbe aiutata nell’operazione, questo  qualcosa è il software (free open source) Calibre.

In 3 piccoli passi  

Una volta che abbiamo  scaricato ed installato il software ci  apparirà la schermata visibile nella figura 1.

Figura 1

 

Da aggiungi libri (primo  pulsante a destra dalla barra degli  strumenti) andiamo  a cercare sul nostro  computer il file a cui  vogliamo  cambiare l’estensione.

Una volta fatto clicchiamo  su converti libri (terzo pulsante a destra) e avremo l’apertura di una seconda finestra (figura 2)

figura 2

Da come si può vedere dall’immagine i  formati per i quali  possiamo  operare una trasformazione sono  molteplici: nel mio  caso  ho  scelto l’AZW3

Una volta conclusa l’operazione di  codifica (il tempo  dipende da quanto è pesante il nostro  file) andiamo a cercare l‘ebook con estensione .AZW sul nostro  computer: è semplicissimo perché basta andare nella colonna di  sinistra di Calibre e cliccare su percorso.

Non ci  resta che prendere il nostro  Kindle e, tramite cavetto USB, connetterlo al computer aprendo la schermata visibile nella figura 3

Figura 3

  La cartella che ci interessa è quella denominata Documents: in essa dobbiamo copiare il file per poterlo poi  leggere sul nostro  Kindle.

Purtroppo, almeno nel  mio  caso, la formattazione del  testo non è uguale a quello  di un Pdf, ma è comunque leggibile.

Semplice, non vi pare.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

ossessionataMente

The Controller
©caterinAndemme

Dormire, forse sognare

Fra tutte le Giornate Mondiali dedicate a questo o  a quell’altro  tema, mi  sono  persa la Giornata mondiale del  sonno che cade il 17 di  marzo  di  ogni  anno.

Di preciso cosa si  fa durante la Giornata mondiale del  sonno? Restiamo  tutto il giorno  a letto oppure si  festeggia con pigiama party  dedicati  agli  adulti?

In  ogni  caso  spero  che a nessuno  venga in mente di  creare la Giornata mondiale dell’insonnia .

Per quanto mi riguarda dormendo  le otto  ore di prassi (per meno rischio  di  attivare la modalità zombie per il resto  della giornata ) posso essere anche tranquilla sulla sua qualità.

Quindi, ritenendomi  fortunata, non avrebbe nessun senso per me affidarmi allo  sleep tracker di uno  smartband  come quello  nell’immagine accanto.

Eppure, pur essendo in molti  a farne uso, vi è il rischio  per alcuni  di incorrere nell’ortosonnia : la nuova ossessione (un’altra!?) legata alla ricerca del  sonno perfetto monitorato da uno sleep tracker (vedi  anche l’articolo  di  Wired….ma poi  ritorna qui!).

L’ossessione del controllo

Per un paio  di  giorni  mi ero  arresa: avevo  attivato  sul mio  smartphone l‘applicazione che mi avrebbe detto  quanti passi  avrei  fatto in giornata, con quanta intensità e, conseguentemente, quante calorie avrei speso.

Come nella favola di  Pinocchio anche in queste app vi è un saccente Grillo  Parlante, il cui  unico  scopo è quello  di insinuare in noi  sensi  di  colpa se per un giorno invece di  fare tre milioni  di passi  ne abbiamo  fatto  solo duemilioninovecentonavantonovemilanovecentonovantanove (dovrei  averlo  scritto  giusto): appunto, dopo  solo  due giorni il mio Grillo Parlante mi aveva stufato  e l’ho disinstallato.

Potrebbe sembrare il mio  un caso  di refrattarietà alla tecnologia, ma non è così: adoro tutto  ciò che mi semplifica la vita, ma non ne voglio  essere prigioniera.

L’AI (Artificial Intelligence) verosimilmente cambierà il nostro modo  futuro   di  vivere e sono pienamente convinta che  lo farà in maniera positiva.

Non sono  pochi, però,   quelli  che pensano a questo  futuro come uno scenario  irrimediabilmente   a tinte fosche (Terminator docet):  Stephen Hawking  era tra quelli che mettevano in guardia sui possibili  problemi  che le macchine provocheranno  nella nostra società in un immediato  domani, non il pericolo  di  robot-killer che danno  la caccia all’uomo (appunto  Terminator), ma sul fatto  che esse sostituiranno  sempre di più l’uomo nella catena della produttività creando disquilibri  nella società, cioè aumenteranno  le persone, le quali non avendo un lavoro,  si  troveranno  nella povertà (vedi l’articolo de La Repubblica sui  dubbi  dello  scienziato )

Aspettando  quel  domani  rimaniamo  positivi.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 


PLAYLIST

Solo  per rimanere in tema…

 

App o non App? L’importante è comunque viaggiare (da sole o in compagnia)

Air d’été
©caterinAndemme

Quella volta che..

Giusto  l’estate scorsa quando, programmando  di  arrivare nel  campeggio  di Seix ( cittadina nel Parco naturale   regionale dei Pirenei  dell’Ariége nella regione dell’Occitania ) nel tempo necessario per montare la tenda, un interminabile coda autostradale nei  pressi  di  Montpellier ci  fece ritardare di  ben cinque ore l’orario  di  arrivo, cioè quando  ormai  la reception  del  campeggio era chiusa e comunque ormai  notte per accamparsi.

Per fortuna esiste Booking e il TomTom

Scoraggiati e stanchi, si  è sempre trattato  di un viaggio  di  quasi  ottocento  chilometri più le ore incolonnati  nell’ingorgo stradale,  ci  siamo  affidati  all’app  di  Booking.com  per trovare e prenotare una sistemazione per la notte.

Escludendo alberghi a cinque stelle (troppo  costosi per una sola notte), trovammo una sistemazione più che dignitosa presso l’albergo Cuulong (gestito  da gentilissimi  vietnamiti) a Labarthe – Inard a cinquanta chilometri  di  distanza da Seix: ma la nostra fedelissima Sylvie ci  ha portato  a destinazione come sempre.

Per la cronaca Sylvie  è il nome dato  al nostro  TomTom che qualcuno di  mia conoscenza   ha deciso di  dare allo  strumento unicamente per quella voce dal  tono melodiosamente femminile che fa da guida.

Eppure anche allora si  viaggiava..

Non parlo  dell’allora dei  nostri nonni  o  dei nostri  genitori, ma da  quando lo smartphone dal semplice compito  di far parlare le persone (appunto  telefonare o  al  massimo  mandare qualche sms) si è evoluto diventando  il device che oggi  conosciamo (mi piace la parola device..) con la miriade di  app dedicate alla programmazione dei nostri  viaggi.

Non solo  praticità, ma anche la condivisione immediata della nostra esperienza con altri  utenti che vogliono  ripeterla o magari  cercare solo informazioni.

Ed è qui che trovo una pecca in questo  sistema: innanzitutto l’esperienza è individuale, cioè quello  che può andare bene ad una persona può non essere l’ottimale per me (se a qualcuno  piace dormire su  di un letto  di  chiodi io continuo  a preferire le doghe e un buon materasso…..oppure il sacco  a pelo!).

Senza considerare poi  le recensioni  negative di  coloro  che, pur trovando il letto  di  chiodi, hanno da ridire sulla mancanza di  ricezione dei  canali  digitali nella tv in camera (ma vai in ferie per guardare la televisione?).

Le nostre esperienze infine diventeranno  dati per profilare la clientela, ad esempio  la società proprietaria del motore di  ricerca Kayak   ha creato  un Mobile Travel  Report – Pdf –  in cui   fa un’attenta analisi dell’utilizzo  dei  dispositivi  mobili per la ricerca e prenotazione dei  viaggi.

Ma il cartaceo non è morto…

Le mappe e le carte escursionistiche sono queste che liberano la fantasia e l’immaginazione nella fase preparatoria di un viaggio, e non solo: avete mai  provato  a leggere un libro  dedicato  al  viaggio, ma anche di  semplice avventura, seguendo il tragitto con un’atlante accanto: vi  giuro  che è un di più assolutamente da provare.

Una carta escursionistica, infine, ha un’incolmabile vantaggio sul GPS: non si  scarica mai (in mezzo  ai  sentieri  è diffile trovare unapresa elettrica per ricaricare il nostro  device.…vi  ho  già detto  che mi piace la parola device?).

Alla prossima! Ciao, ciao……………


LIBRINVETRINA

Cosa possiamo  leggere quest’estate al mare, sul fiume, al  lago, in montagna o in collina?

Il Libraio  da qualche suggerimento.

Buona lettura!

 

Condom 3.0 per l’uomo ZeropuntoZero

Evoluzione e involuzione
Caterina Andemme ©

 

Avete un partner (fidanzato. marito, amante) che è sempre iperconnesso, con la tendenza ad essere un po’ narcisista e paranoico?

Vi auguro proprio  di no.

In caso  contrario, se volete sbalordirlo  con un regalo che vi costerà all’incirca una settantina di  euro, ecco  quella che potrebbe essere un’idea:

Quando mi  hanno  fatto  vedere l’oggetto nell’immagine, chiedendomi cosa fosse, avrei  dovuto  capire subito che mi  stavo  cacciando  in un trappola.

Li per lì ho subito  detto che fosse un bracciale da indossare con sensori che, comunicando  con lo smartphone, avrebbe tracciato  le performance agonistiche del proprietario: dal  battito  cardiaco al consumo  delle calorie – tra l’altro, a suo  tempo, avevo  scaricato un’app simile che dopo  due giorni  ho  disinstallato perché mi procurava una certa apprensione – ridacchiando i malevoli mi dissero che si, la funzione pressappoco era quella, ma che per indossare quello  che io  consideravo un braccialetto bisognava cercare un altro  luogo  specifico  dell’anatomia maschile.

i.Con, questo  è il nome del  gadget, è un preservativo intelligente (per quanto possa esserlo  un profilattico)  prodotto  dalla British  Condoms  (una specie di  Amazon dei preservativi).

La sua funzione, una volta posizionato, è quella di  raccogliere diversi  parametri quali: temperatura cutanea, il numero, la frequenza e la durata delle spinte durante il rapporto  sessuale, la forza della spinta e il rilevamento  delle posizioni utilizzate.

Tutti  questi  dati, attraverso un collegamento  Bluetooth, vengono immediatamente trasmessi  all’app  dedicata sullo  smartphone.

Come se tutto  questo non bastasse, l’azienda ci  assicura che possiamo condividere le nostre prestazioni  con gli  amici, o renderle note a tutto il mondo attraverso la formula dei  social.

A questo punto, mi pare, che il ruolo  della donna sia quello  di  essere paragonato  ad un attrezzo ginnico  quale può essere una semplice cyclette.

Niente paura: per noi  donne esiste la possibilità di  acquistare un set di palette con dei numeri  scritti  che vanno  dalla zero  fino  al dieci: quando  (e se) lui  vi  chiederà come si è comportato nel  fare l’amore possiamo alzare la paletta con il giusto  valore che gli  vogliamo attribuire.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..


Libri IN Vetrina

Fresco di  quattro  premi Oscar, oltre ad altri riconoscimenti vinti  in altri  festival del  Cinema, La Forma dell’Acqua  (The shape of the water) è anche il  libro omonimo  scritto dal regista   Guillermo  del Toro e dallo scrittore,  anche regista,  Daniel  Kraus.

Baltimora, 1962. Al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la «risorsa» più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l’inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei segni per comunicare.
Immaginazione, paura e romanticismo si mescolano in una storia d’amore avvincente, arricchita dalle illustrazioni di James Jean.

Di seguito un’anteprima del  libro  offerta da Il Libraio.