Donne e motori, gioia e dolori? Provate a dirlo a Bertha!

A me piace guidare, mi considero abbastanza brava (quell’abbastanza è da interpretare come falsa modestia) ed abile nelle manovre e nei parcheggi: solo  che quel  giorno  eravamo  a Barletta.

Adesso  non voglio cadere nei  luoghi  comuni  che vogliono   il traffico del nostro  sud come una giostra   senza regole  ma, in effetti, devo  dire che quel  giorno vi  era abbastanza anarchia nella guida da parte degli  altri utenti,  da considerarmi estranea ed ignorante, per l’ appuntoalle loro regole e modo di  condurre un’automobile.

Mi è bastato poco, però, adeguarmi  a questo  stile libero di  guida: a parte  i sensi  unici  che diventavano un doppio  senso a proprio  gusto, oppure stop rispettati  per qualche decimo  di  secondo (giusto il tempo  di  dare uno  sguardo  svogliato  a destra e a  sinistra), senza tener conto poi delle auto parcheggiate in doppia e terza fila, la guida diventava sciolta in quel  flusso magmatico di  gomme e rumori.

Anche perché il guidatore meridionale è un tipo pacifico, lento  e ponderato,  anche quando  ha tra le mani  un volante: lui assapora ogni attimo di  vita: è cosa da niente  se  il semaforo  da rosso  diventa verde, poi  giallo e quindi rosso: non si può tralasciare di  salutare una persona amica appena incontrata.

Non è mica quel  milanese che ha sempre fretta e brucia i  semafori  come  se fossero lo start di una gara di  formula uno (perché hai  sempre questa maledetta fretta?).

E poi, volete mettere la gentilezza di un uomo  del sud quando una donna (con accento  non del luogo) chiede un’informazione?

Si prodiga a spiegarti  per filo  e per segno quale sia la strada che devi percorrere: magari  ci scappa anche l’invito per un caffè.

Detto  questo  arrivo, finalmente,  a parlarvi  di  Bertha.

Bertha Ringer   (Pforzheim,  3 maggio 1849 -Ladenburg,  5 maggio 1944) oltre che essere stata una bella donna, da come si  evince dalla foto, fu la prima nella storia, nel 1888,  a guidare un auto per una lunga distanza (all’incirca cento  chilometri).

Sedici  anni prima aveva sposato l’ingegnere Karl  Benz, il cognome è facilmente associabile alla nota casa automobilistica tedesca

Nel 1885, quando  Karl  Benz terminò il suo  progetto della prima carrozza senza cavalli (finanziariamente appoggiato dalla nostra Bertha) nessun investitore si  fece avanti per la costruzione in serie di  quello  strano oggetto che doveva essere visto come una specie di  UFO.

Possiamo  immaginare lo  scoramento di  Karl (Benz), ma è in questi  casi  che, avendo  accanto una compagna determinata come lo poteva essere Bertha,  i problemi  trovano una soluzione.

 

Nell’agosto  del 1888,  senza dire nulla a suo marito e prendendo  con se i due figli Richard ed Eugen, sale su   quel  macinino  che vedete in foto (la trisavola della Classe A che tanto mi  piace) e con il pretesto  di  andare a trovare sua madre compie il tragitto  di  100 chilometri  che separano la città di Mannheim da Pforzheim.

Naturalmente lo  scopo  di Bertha era quello  di pubblicizzare l’invenzione di  suo  marito per poi  trovare chi avrebbe messo i capitali per la produzione.

Essendo  quello un prototipo i problemi  si  fanno  subito lampanti: in alcune salite un po’  troppo  ripide per il mezzo i  suoi  due figli devono mettersi  dietro  ad esso  e spingere (la lungimiranza di una madre che ha voluto  con sè i  suoi  figli). Poi, una volta terminato  il carburante, ha dovuto  cercare chi le vendesse del  solvente chimico da mettere nel  serbatoio  ( i distributori  di  benzina non erano  ancora stati inventati e non c’erano, quindi,  neanche i  bollini premio).

Infine anche il carburatore diede i  suoi problemi  che lei  risolse utilizzando    una forcina da capelli per ripulirlo  ed una giarrettiera come isolante.

Il viaggio  di  Bertha si  concluse con un’enorme pubblicità per il mezzo  utilizzato,  ma anche con la paura  delle persone nel  vedere una donna e due ragazzi a bordo  di un calesse che si muoveva senza trazione animale.

Nel 1944, quando  ormai  Bertha Benz aveva 95 anni,  le venne dato il titolo  di Honourable Senator presso la Technical University of Karlsruhe 

Due giorni  dopo Bertha Benz morì nella sua villa a Ladenburg.

Se andate in Germania, percorrendo  lo  stesso  tragitto  che Bertha Benz fece nel 1888,  sappiate che quella è la Bertha Benz Memorial Route istituita il 25 febbraio  2008 a suo  ricordo.

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………….