Quando lo sport è per lo meno strano

Spring
Caterina Andemme ©

 

Ci  sarà pure un senso  nel  gioco  del  curling ma per me rimane un mistero  di  come possa piacere.

Detto  questo, inimicandomi per sempre qualche sparuto  appassionato del  curling capitato per caso  a leggere il mio  blog, altre discipline (cosiddette) sportive mi lasciano  alquanto perplessa.

Due esempi  sono i  seguenti:

Chessboxing 

Lo (il, la?) Chessboxing è un’  ibridazione, o  chimera,  tra il gioco  degli  scacchi ed il pugilato.

In pratica, come un normale incontro di  boxe, i due contendenti  se le danno  di  santa ragione su  di un ring: solo  che, in questo  caso, i  round si  alternano tra i  minuti  di pugilato e quelli  dedicati  alla scacchiera:  si  vince mandando al  tappeto l’avversario oppure dandogli  scacco  matto.

A questo punto la curiosità non è tanto verso i due scacchisti – pugilatori, quanto piuttosto al pubblico   che assiste agli incontri: sono più fan di Magnus Carlsen (attuale campione de l mondo di  scacchi) oppure di Rocky Marciano (il pugilato non mi  piace ed è l’unico  nome che mi è venuto in mente)?

La (lo, il? ) Chessboxing è nata nel 2000 per ispirazione di un artista olandese che, a sua volta,  si  era ispirato al mondo  dei  fumetti.

Penso  che tale ispirazione, oltre che ai  fumetti,  gli  sia arrivata anche  per l’erba di ottima qualità che allora si  era fumato.

Se siete interessati  alla Chessboxing  presso  la Fisp (Federazione italiana schacchipugilato) potete trovare tutte le informazioni  a riguardo.

Plogging 

Arriva dalla Scandinavia e la parola che la definisce è una crasi  tra pick-up e running.

In pratica, durante un allenamento alla corsa, si  raccoglie la spazzatura (con i  guanti)  che si  trova per strada, dalle lattine alle cartacce di ogni  genere, per metterle in uno  zaino  e portarle ad un centro  di raccolta.

C’è chi  dice che dopo un’ora di plogging si può arrivare a raccogliere più di un chilo  di  spazzatura, la cosa è encomiabile ma lo  sarebbe ancora di più se il senso  civico di alcune persone fosse tale da far comprendere l’utilizzo  dei bidoni  o  cestini  della spazzatura.

Il plogging esiste in Italia dal 2014 con eventi  nati sia come sensibilizzazione verso  l’attività fisica ma, soprattutto, verso  la cura del nostro  ambiente.

Per questo motivo, dal 12 al 19 aprile prossimo, si è organizzato il Keep Clean and Ride :   un percorso  di ben 969 chilometri (utilizzando  anche la bicicletta al posto  delle gambe) che, partendo  da Bari, arriverà fino a Chioggia: non è ovviamente necessario  percorrere tutti  e 969 chilometri, ma si può partecipare alle tappe intermedie.

Tutte le informazioni nel link precedente (secondo  voi  perché l’ho messo?).

Alla prossima! Ciao, ciao……………..


I miei  cinguettii   

20…30….40….50…….ad ogni età il suo sport (magari con un po’ di ozio)

 

Era una domenica mattina quando  durante il mio  allenamento  di nordic walking abbiamo incrociato un gruppo  di  ciclisti in sosta.

Uno  di  loro, rivolgendosi  agli  amici ed incurante che fossi  a portata d’orecchio, disse: <<Mi  devono  dire a che **** servono  quei  bastoni>>.

Mi sarei  voluta fermare per dirgli  che quei bastoni, al pari  delle ruote della sua bicicletta, servono per fare attività fisica, necessaria anche per ossigenare il cervello e magari tenere a freno  la lingua.

Avrei  voluto  dire tutto  questo, solo  che il mio lui si  stava rapidamente  trasformando  in un pittbull, pronto  ad azzannare i polpacci del malcapitato  chiacchierone e quindi non mi  è restato che mettere su il passo norvegese per allontanarmi ( il termine nel  nordic walking non esiste: l’ ho inventato per indicare un aumento  del ritmo della camminata).

Dopo questo lungo preambolo, utile più che altro a riempire la pagina, arrivo  al punto:

Una ricerca di  qualche tempo  fa della JAMA Internal  Medicine assegnava ad ogni fase della vita di una donna una specifica attività fisica e cioè, incominciando  dalle ventenni:

A loro  viene consigliato  di fare al meno  trenta minuti di  esercizio  moderato come, ad esempio, una camminata veloce per prendere il treno  e sedersi  accanto  al  ragazzo che tanto gli piace e che non la filerà neanche un po’..(può sempre ucciderlo entrando in galleria, non prima di  aver sabotato l’impianto luci  del  treno.

Alle ventenni  è ancora consigliato  la pratica dello  yoga (perché solo  a loro?) per scacciare lo stress e la depressione causata dal  tizio di  cui  sopra (..proprio non ti vuole).

Passiamo  alle trentenni :

Ahi, ahi…..siamo  nell’età in cui  il metabolismo incomincia a rallentare: ciò può comportare un aumento  di peso e, conseguentemente, l’azione della gravità verso il basso  esercitato  sul nostro  lato  B.

Si  consiglia, oltre a quello  già detto per la fascia d’età precedente, di  aggiungere l’esercizio moderato  con i pesi.

In questa maniera, aumentando  la massa muscolare, potete spezzare in due quel mentecatto che ha fatto dell’ironia sulla vostra silhouette. 

Quarantenni :

Qualsiasi esercizio  fisico  è consigliabile: running, nordic walking, nuoto, spinning, canottaggio, boxe, taekwondo, lancio  del peso.

In questa maniera non vedrete l’ora di  arrivare sane  e salve ai  cinquant’anni.

Appunto, le cinquantenni :

Tennis, danza, escursionismo, con queste pratiche anche il cervello invecchia bene e vi  fa chiedere: perché non ci  ho  pensato prima di  ammazzarmi  di  fatica con gli  altri  sport?

Alla prossima! Ciao, ciao…..

 


 

In realtà io avrei  voluto  trattare quel  ciclista come l’uomo nel  video di Gabriella Cilmi….

 

 

Guardarmi, appeso ad una corda questa volta
è facile il clima di una vita perfetta
guardarmi, appeso ad una corda questa volta
è facile, i miei sorrisi valgono un centinaio di bugie

 

se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
ti direi qualcosa che ho scoperto
cioè che il mondo è un posto migliore
quando è sottosopra, ragazzo
se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
quando suoni con desiderio, non correre verso casa mia
quando brucia come il fuoco, ragazzo

 

di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me

 

le onde blu si infrangono
come passa il tempo, è così difficile fermarlo
ed è anche così regolare, non è tutto qui
perché non guida la mia parte di pista?

 

se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
ti direi qualcosa che ho scoperto
cioè che il mondo è un posto migliore
quando è sottosopra, ragazzo
se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
quando suoni con desiderio, non correre verso casa mia
quando brucia come il fuoco, ragazzo

 

di me, niente è dolce di me

 

Alle ragazze geco piace la libertà

 

 

La mia amica, nonché collega di lavoro, Gabriella T. (per distinguerla dalle altre mie amiche Gabriella C. e Gabriella B.) è una fortissima free – climber:  d’altronde con un fisico  come il suo, minuto, ma allo stesso  tempo muscoloso, tanto  da avere al posto  dei  tendini  del  fil  di  ferro, il free – climbing non poteva essere che il suo  sport.

L’ho  vista nelle fotografie ritratta durante uno  dei   suoi  allenamenti: una cosina attaccata a pareti  strapiombanti  come un geco. Ed è qui  che ho  pensato  a due cose: la prima è che mai  e poi  mai mi azzarderò ad arrampicarmi lungo  una parete che non sia quella della camera da letto  per togliere la polvere dal lampadario (comunque uso  la scala). La seconda è che il peso del mio fondoschiena (anche se rientra nelle misure standard), sarebbe un impedimento alla leggerezza necessaria a quel  tipo  di attività sportiva.

D’altronde,  come scrive Enrico  Brizzi nel  suo  libro Il sogno del  drago, mi sento piuttosto orizzontalista che verticalista (presto  scriverò le mie impressioni  su  questo  libro chiarendo  la differenza tra  i due termini, anche se la cosa è facilmente intuibile).

Il desiderio  di parlare delle ragazze – geco (spero  che a Gabriella sia simpatico quest’animaletto) mi è venuta quando, scartabellando nell’archivio cartaceo del mio “lui“, ho trovato un articolo di  D – Donna (supplemento  al  femminile del  quotidiano  La Repubblica) riguardante l’alpinista iraniana Nasim Eshqi.

La similitudine principale  con la mia amica, oltre ovviamente alla passione per le scalate, è dovuta al fatto  di  avere pressoché la stessa età, cioè di  qualche anno (?!) più giovani  della sottoscritta (…………….sigh!).

Nasim Eshqi prima di  diventare scalatrice è stata per dieci  anni  campionessa di Thai Kickboxing (tra i suoi  idoli  di  allora l’immancabile Bruce Lee).

Poi, all’età di  23 anni, la scoperta della montagna: appende i  guantoni  da boxe al  chiodo per indossare le scarpine per l’arrampicata.

Anche in questo  caso  lo  fa da campionessa: apre più di  70 vie su  roccia e scala montagne   come il Damavand la montagna più alta dell’Iran (5.610 mslm),

 

Nasim Eshqi impegnata sulla parete del Pole Khab, nella provincia di Teheran

Ma non è delle sue doti  atletiche di cui  voglio  parlare, per questo  basta fare una ricerca in rete ed avere un quadro  completo dell’atleta, voglio invece parlarne dal punto  di  vista di donna che vive in uno stato dove l’Islam è religione di  stato.

Se la polizia religiosa non può controllare il suo  abbigliamento  durante le ascensioni, perché scalare con il velo e tunica è altamente sconsigliabile, è anche vero che la condizione femminile in Iran non è delle più rosee:  se a Teheran e nelle città più moderne dell’Iran, è  possibile vedere donne che indossano  hijab che lasciano  scoperto  parte della testa, make up e jeans come qualsiasi  giovane occidentale, purtroppo vi  sono  ancora fortissime limitazioni alla libertà femminile.

Le tensioni  che l’Iran si  trova ad affrontare, non ultima l’uscita di  Donald (Duck) Trump che ha annullato  gli  accordi  sul nucleare voluti  da Barak Obama,   si  riflettono sulle aperture che il riformatore (molto  moderato) Hassan Rohuani aveva posto  per aprire il  suo Paese  al mondo. Quindi anche i  diritti  civili ne escono  penalizzati e le donne lo sono  ancora di più. 

Nasim Eshqi è consapevole di  essere un simbolo per  tutte le donne iraniane, soprattutto le più giovani, che chiedono  ciò che per loro  è lecito chiedere: maggiore libertà e  più uguaglianza tra uomo  e donna.

A questo punto ho  notato  che la mia narrazione ha preso un’altra strada rispetto  all’argomento iniziale.

Poco  male, ma se siete arrivate fin qui  vi  prego  di  continuare la lettura per un appello molto  importante:

L’ appello di  Amnesty International riguardante la vita del  ricercatore Ahmadreza Djalali detenuto in Iran da diciotto mesi, sul quale pende una condanna a morte per presunto  spionaggio.

Ahmadreza Djalali ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara. è stato condannato a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”.

Djalali è stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

Si è visto ricusare per due volte un avvocato di sua scelta.

Lo scorso dicembre, le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava”di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando ha rifiutato, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi.

Per protesta, Djalali aveva iniziato uno sciopero della fame il 24 febbraio. Tuttavia, a causa dell’ulteriore peggioramento della sua salute che ne aveva causato il ricovero, Djalali ha deciso di interrompere lo sciopero della fame il 6 aprile.

Grazie.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 

Mira Rai che afferrò la foglia nel fiume

120617/ 24Cinque ©

 

Una possibilità è come una foglia in un fiume, si  deve afferrare velocemente, o  andrà via per sempre.

Mira Rai  

 

Lei, Mira Rai, è oggi  la mia superwoman: nepalese, ventottenne, campionessa del  mondo  di  corsa in montagna.

Il National Geographic l’ha insignita del titolo  di Adventurer 2017 e qui  apro una piccola parentesi  su  quello che una pubblicità, di una nota marca di  auto,  definisce come carattere di  avventura:

Ti svegli, ti alleni, caffè, giacca, corri  al  lavoro

riunioni, mangi  ti  fermi.

Ti svegli, ti  alleni, ti incontri, caffè, ritardi  riunioni,

mangi, ti  fermi.

Ti svegli, nuovo  lavoro, giacca, ti  alleni, mangi,

non ti  fermi.

L’avventura è la nostra routine 

L’avventura è la nostra routine? A me sembra piuttosto il viatico per una vita stressata e nevrotica: tutto  si  riduce al  semplice fatto  che non è  posando  i glutei  sul sedile di  un SUV  che si  diventa automaticamente avventurieri.

Mira Rai, invece,  essendo nata in una famiglia non certo  ricca, ed essendo la prima di  cinque figli, aiutava a sei  anni ad accudire un gregge di  capre. Diventando poco  più grande, trasporta sulle sue spalle sacchi  di  frutta, riso ed altro verso i mercati più vicini:  questo vuol dire, ricordandoci  che siamo  in Nepal, giorni  di  cammino e dislivelli  da coprire.

A 14 anni  per sfuggire a questa routine (notate il senso ironico  con  cui  ho  scritto  la frase in riferimento alla pubblicità di  cui  sopra?) si  arruola nell’esercito rivoluzionario  maoista, rimanendovi  per due anni e, dice lei, senza mai  sparare un colpo.

Nel 2014 avviene la svolta, quella possibilità di prendere al  volo  la  foglia che scorre in un fiume: partecipa ad una competizione di  ultra running, la Kathmandu West Valley Rim 50 (la cronaca  dice che corre   scalza) arrivando, unica donna, al  traguardo.

La sua tenacia conquista il cuore di  due persone che l’aiuteranno: Richard Bull, organizzatore della SkyRace Trial Running Nepal e l’italiana Tite Togni (campionessa di  corsa in montagna) che se la porta sulle nostre Dolomiti  per allenarla.

Da allora in poi  un successo  segue l’altro, fino  ad arrivare seconda sfiorando il titolo mondiale alle Skyrunner World Series.

A monte di  tutto c’è il suo  impegno ad aiutare le giovani  donne nepalesi ad emanciparsi  attraverso lo sport: capite perché l’ho inserita fra le mie superwoman?

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


 

Al Trento Film Festival è stato proiettato in anteprima il film – documentario  Mira Rai per la regia di Lloyd Belcher: