Lo spionaggio ha il cuore di una donna

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⌈  State sicuri che saprò morire senza paura.

Farò quella che si  chiama una bella morte

Frase pronunciata da Mata Hari  dopo   la notizia della sua condanna a morte

Mata Hari  e le altre : le spie al femminile 

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Mata Hari

Se la vicenda di  Mata Hari e il suo tragico  epilogo, racchiuso in quell’accettazione della  ineluttabile  morte davanti a un plotone di  esecuzione, potrà essere considerata come un capitolo fondamentale della storia dello  spionaggio  al  femminile, non sempre tali  vicende hanno un finale drammatico.

E non sempre sono  storie di  ieri.

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Anna Vasil’evna Kuščenko

Prendete a esempio  la vicenda di Anna Chapman: Anna Vasil’evna Kuščenko (Volgograd, 23 febbraio 1982) apparteneva alla Illegals Program, rete russa di  spie dormienti, arrestata a New York insieme ad altri  nove agenti il 27 giugno  2010 dopo  una soffiata  di Sergei  Kripal ex agente russo il quale passava informazioni  all’ MI6 cioè il Servizio  segreto di  Sua Maestà (e di  James Bond) .

Inutile aggiungere che Kripal in seguito  ha fatto una brutta fine.

Tutt’altra storia per  la bella Anna Chapman (e molto diversa da quella della povera Mata Hari): ritornata in Russia dopo uno scambio di prigionieri avvenuto quasi  un mese dopo il suo  arresto, è diventata una celebrità di Instagram con più di  600.000 follower (più o  meno  quelli  che avrò io  fra un diecimila anni…lo dico  così andate a guardare anche il mio  profilo), conduttrice televisiva di  successo e modella (nonchè mamma..auguri).

Tra Mata (Hari) e Anna (Chapman) le donne spie sono  numerose, tra le quali  anche Joséphine Baker...ma questa, semmai, sarà un’altra storia che racconterò.

Invece vi parlerò di una contessa polacca, bellissima e coraggiosa, prima donna ad essere ammessa nel servizio  segreto  britannico  durante la Seconda guerra mondiale:

Christine Granville, una biografia in poche righe 

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Christine Granville (Krystyna Skarbek) nel 1942

Maria Krystyna Janina Skarbek questo era il suo  vero nome (Varsavia, 1 maggio 1908 – Londra 15 giugno 1952) era la figlia del  conte Jerzy Skarbek e della madre Stefania Goldfeder il cui  padre era un banchiere.

L’agiatezza della famiglia incominciò a vacillare già dagli  anni ’20, poi, alla morte del conte Skarbek, avvenuta nel 1930 quando  Christine aveva 22 anni, il crollo economico  della famiglia divenne tale che lei, per aiutare sua madre, iniziò  a lavorare presso una concessionaria della Fiat.

Presto, però, questo lavoro  le causò un’infezione ai polmoni  dovuto ai  fumi  delle auto, ricevette dalla compagnia assicuratrice della società un risarcimento  e seguì alla lettera il consiglio  dei  medici, cioè di  fare una vita il più possibile all’aria aperta che la portò sui  monti  Tatra  nella Polonia meridionale diventando una sciatrice esperta.

Sempre nel 1930 si  classificò al  secondo posto nella seconda edizione del  concorso di  bellezza Miss Polonia (per la cronaca il primo posto  se lo  aggiudicò la modella e attrice Zofia Batycka che l’anno  successivo  vinse anche il titolo  di  Miss Paramount 1931)

Tra sciate e partecipazioni a concorsi  di bellezza, Christine trovò anche il tempo  per sposarsi il 21 aprile 1930 con il giovane uomo d’affari Gustaw Gettlich: il matrimonio  durò quel  tanto per far comprendere ai  due di  essere incompatibili e, quindi,  che il divorzio  era la soluzione più adatta per entrambi.

Otto  anni  dopo  un amore più duraturo sbocciò quando, sempre su  di una pista da sci, un gigante la salvò da una caduta che poteva avere tragiche conseguenze, l’uomo si chiamava Jerzy Gizycki.

La storia dice che Jerzy Gizycki aveva un carattere lunatico  e irascibile, ma allo stesso  tempo  molto  brillante. La sua famiglia era molto  ricca ma lui, a 14 anni era scappato  di  casa per andare a lavorare come cowboy e cercatore d’oro  negli  Stati  Uniti (sinceramente non credo  neanche un po’ a questa parte della storia),  diventando, in seguito, autore di libri  di  viaggio.

Comunque Christine e Jerzy  si  sposarono a Varsavia il 2 novembre 1938 quando lui  accettò un incarico  diplomatico in Etiopia fino a settembre 1939, quando  la Germania invase la Polonia.

Christine diventa agente segreto

Allo  scoppio della Seconda guerra mondiale la coppia fugge a Londra: qui Christine è impaziente di  offrire i  suoi  servigi nella lotta contro il nazismo: il giornalista Frederick Augustus Voigt la introduce negli  ambienti  del SIS (Secret Intelligence Service) dove lei  farà un’ottima impressione tanto  da essere inquadrata tra gli  agenti del  servizio  segreto.

Nel dicembre 1939 viene inviata a Budapest con la copertura di  giornalista: questo la faciliterà negli  spostamenti a Varsavia dove convince Jan Marusarz (fratello  del  campione olimpionico  di  sci nordico Stanislaw Marusarz) a scortarla sui  Monti  Tatra innevati per  spiare i movimenti delle truppe naziste

A Varsavia lei  tentò inutilmente di  convincere sua madre Stefania a fuggire dalla Polonia, ma la donna era determinata a rimanervi. Purtroppo per lei  nel gennaio  del 1942 venne arrestata perché ebrea e condotta nella prigione di  Varsavia di Pawiak: la stessa che fu  progettata nel XIX secolo dal prozio Fryderyk Skarbek

Ritornata in Ungheria incontrerà l’ufficiale dell’esercito polacco Andrzei Kowerski per organizzare un servizio  di  corrieri polacchi  con il compito di  trasmettere rapporti  di intelligence tra Varsavia e Budapest.

La Gestapo  ha però messo  gli occhi  su  di loro: dietro il paravento  della polizia ungherese li  fa arrestare per interrogarli, qui lo spirito  d’iniziativa di  Christine le suggerisce di mordersi  la lingua a sangue per simulare una tubercolosi in fase terminale, cosa che ingannerà il medico  chiamato  per la diagnosi.

La polizia ungherese rilascerà Christine e il suo  compagno ma la Gestapo li farà ugualmente pedinare.

l’ambasciatore britannico  in Ungheria Owen O’Malley insieme a sua moglie, la scrittrice Ann Bridge, si impegnarono  per far fuggire i  due dall’Ungheria rilasciando  loro  dei passaporti  falsi: Kowerski divenne Anthony  Kennedy e Krystyna Skarbek divenne Christine Granville, il nome che usò per il resto  della sua vita.

  Nel 1941, a Sofia in Bulgaria, la coppia riceve da un’organizzazione clandestina polacca un microfilm con le fotografie di  grossi movimenti dell’esercito  tedesco  ai confini  con la Russia: è il preambolo all’Operazione Barbarossa cioè l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica.

il microfilm venne consegnato  da prima a Winston Churchill e quindi  a Stalin il quale, però, non ne volle tenere conto giudicando il documento inattendibile.

Il 22 giugno  1841 le truppe tedesche oltrepassarono il confine russo ⌋ 

Il tragico  epilogo  di una vita avventurosa 

Potrei  continuare a scrivere ancora molto  sulla vita si  Christine Granville, delle sue missioni in Francia e dei pericoli  che ha dovuto  affrontare per liberare uomini prigionieri  dei  tedeschi  e delle sue missioni  di  sabotaggio  (anche in Italia ha dei contatto  con i partigiani).

Potrei  anche scrivere dei  suoi  amori  durante queste missioni (suo  marito  Jerzy malvolentieri le concesse il divorzio quando  capì che tra loro tutto  era finito).

Potrei, ma diventerebbe una copia di  quanto  è già stato  scritto  e che è facilmente reperibile in rete.

Voglio    solo  aggiungere che Ian Fleming, suo  presunto  amante,  si  ispirò a lei  per tratteggiare le figure (un po’  passive) delle bond girl dei  suoi  romanzi e che Hollywood sta pensando  a un film a lei  dedicato  (magari  con Angelina Jolie come protagonista nei  panni di  Christine Granville).

Alla fine della guerra Christine è senza lavoro, nonostante sia stata insignita della George Medal e della Croce di  Guerra francese.

In seguito  troverà un’occupazione come hostess sulle navi  in partenza verso  la Nuova Zelanda e il Sud Africa.

Durante uno di  questi  viaggi  conoscerà Dennis Muldowney che si innamorerà perdutamente di lei.

Ma non è un amore corrisposto in quanto  Christine si  accorgerà subito  che l’uomo  è molto invadente e che la segue dappertutto (oggi  si  direbbe uno  stalker), e poi  lei è in procinto  di  sposare  Andrzei Kowerski  che l’aspetta in Belgio.

La sera prima della partenza, nel  suo  albergo  a Londra,  Christine incontrerà Dennis Muldowney il quale, dopo l’ennesimo  rifiuto, estrae un coltello uccidendola a pugnalate.

era il 15 giugno 1952, Christine Granville aveva quarantaquattro  anni.

Il libro  in anteprima 

Come ho  già scritto in rete si possono  trovare molte notizie sulla vita di  Christine Granville ma, meglio  di  chiunque altro, è la giornalista del Telegraph Clare Mulley a riportarne la vita in un libro  che si  legge come un romanzo ma che è pura realtà: La spia che amava 

 

Nel ripostiglio di un albergo, a Londra, viene ritrovato un vecchio baule contenente vestiti femminili insieme a lettere, medaglie al valore e al pugnale del SIS, il servizio segreto britannico in tempo di guerra.

La cosa più incredibile di questo libro è che nulla è inventato.

Clare Mulley ricostruisce accuratamente la vita di una persona difficile da definire che merita di essere conosciuta.

La preferita di Churchill tra le spie, motivo per cui la figlia Sarah Churchill ne ha interpretato il ruolo in un film degli anni ’50 mai divulgato. I diritti cinematografici di questo libro sono stati acquisiti dagli Universal Studios, che hanno proposto ad Angelina Jolie il ruolo di protagonista.

Si può essere al contempo:- cresciuti in un castello in Polonia da padre aristocratico e madre ebrea, figlia di un ricco banchiere? Dipendenti in un’officina-concessionaria Fiat? La preferita di Churchill tra gli agenti segreti al servizio della corona britannica durante la guerra? Cameriera immigrata a Londra, non come copertura ma per sbarcare il lunario? Essere  ritratti in Casino Royale insieme a James Bond, ispirando la prima Bond girl? In lizza per il concorso di Miss Polonia? Avvezzi a una vita tra gli agi e i lussi, e allo scoppio della guerra abbandonare l’Africa coloniale per dare una svolta al corso della storia?E molto, molto altro ancora…?

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Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

 

Spia di carta, spia al cinema , spia nella realtà

Oriente, occidente, solo  due punti  cardinali, ognuno  stupido  quanto  l’altro.

Frase pronunciata dal Dottor No nel  film Agente 007 – Licenza d’uccidere

Spia di  carta, spia nella realtà 

Mentre Daniel  Craig scorrazza con la sua Aston Martin  tra i Sassi  di  Matera per girare le scene della prossima avventura dell’agente  con licenza d’uccidere (No time to  die è il titolo  della venticinquesima pellicola con protagonista  007 alias James Bond), vi  faccio una domanda a bruciapelo:

Sapete chi  era Sheykh Abdullah?

Ebbene fino  a qualche giorno  fa (settimane o  mesi  poco  importa) neanch’io conoscevo il personaggio  ritratto  nella foto precedente.

Ma prima che sveli il suo  vero nome bisogna che vi parli di Un celebre libro  di  spionaggio scritto  da John Le Carrè nel 1974: La talpa.

La trama del libro  (anteprima alla fine dell’articolo) è incentrata su  di un agente segreto  dell’MI5 (quindi  collega di  James Bond) il quale, durante il periodo  storico conosciuto  come  Guerra fredda, faceva il doppio  gioco lavorando per i  servizi  segreti russi.

Nel 2011 il regista Thomas Alfredson diresse il film omonimo tratto  dal  libro  di Le Carrè, con interpreti  Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy e Benedict Cumberbatch.

Ai Premi  Oscar 2012 il film ha avuto  tre candidature come migliore sceneggiatura non originale, migliore colonna sonora e per Gary Oldman come migliore attore

John Le Carrè prima di  diventare un celebre scrittore ricoprì il ruolo di  funzionario  presso il Foreign  Office: l’esperienza gli  servì per delineare molto  bene l’ambiente in cui  si  svolgeva l’azione del suo  racconto mentre,  per il personaggio principale e cioè la spia al  servizio  dei  russi, si ispirò a un personaggio  realmente esistito: Kim Philby 

Kim Philby ebbe un ruolo  molto importante all’interno  del servizio  segreto inglese in quanto  era responsabile delle analisi sui  servizi  segreti  sovietici, oltre ad essere agente di  collegamento per la CIA.

La conversione di  Kim Philby  al  comunismo, quindi  al  servizio  dell’allora KGB, iniziò molto  prima di  avere di  ricoprire quegli importanti  incarichi: insieme a Burgess e Maclean (altre due spie inglesi passate al servizio della Russia) formò quello che venne chiamato  Il Circolo di  Cambridge , composto  da personaggi  che,  vissuti  nel mito progressista  del  socialismo  degli  anni Trenta, fecero il salto oltre la Cortina di  ferro  immediatamente dopo  la fine della Seconda guerra mondiale.

Kim Philby, nel 1963, quando  ormai era certo di  essere stato  scoperto, fuggì dal Libano in Russia lasciando  la moglie in Inghilterra.

In Russia venne accolto quasi come un eroe, tanto  da essere nominato colonnello  dell’esercito.

Morirà sempre  in Russia nel 1988  all’età di 76 anni.

Allora chi  era Sheikh Abdullah? 

Prima della sua conversione all’Islam, prendendo  appunto  il nome di Sheikh Abdullah,  quest’uomo si  chiamava  Harry St. John Bridger Philby: il padre di Kim Philby.

St. John Philby era  un diplomatico e studioso  delle culture orientali ed  ebbe un ruolo  fondamentale nel passaggio  di potere da Sherif Hussein, erede della dinastia hashemita, a quello  del clan degli ibn Saud capeggiato  da  Abdul Aziz.

Nel 1932 Abdul Aziz venne incoronato re ed ebbe al  suo  fianco  St. John Philby,  convertito  nel  frattempo  all’Islam prendendo  appunto il nome di Sheykh Abdullah, in veste di  consigliere.

Nelle vesti di  consigliere Sheykh Abdullah suggerì al monarca la politica di  sfruttamento degli ingenti pozzi petroliferi da parte delle compagnie straniere, andando  contro  agli interessi  economici  dell’Inghilterra e che porterà alla nascita del  gigante petrolifero Aramco (Arabian American Oil Company).

Sheykh Abdullah morirà  a Riyadh il 30 settembre 1960 all’età di 75 anni.

 – FINE – 

Il mio nome è Andemme…Caterina Andemme

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del libro  La Talpa di  John Le Carrè …Buona 💋 lettura