La Convenzione di Istanbul ha dieci anni (ma…)

Convenzione di  Istanbul

La convenzione è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 ed è stata aperta alla firma l’11 maggio 2011, in occasione della 121ª Sessione del Comitato dei Ministri a Istanbul.

Essa entrerà in vigore dopo 10 ratifiche, 8 delle quali devono essere di Stati membri del Consiglio d’Europa. La convenzione è stata ratificata finora da 34 stati, e solo firmata da 12 paesi compresa Armenia, Ucraina, Gran Bretagna, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria etc..

Gli Stati che hanno ratificato la Convenzione sono giuridicamente vincolati dalle sue disposizioni.

In Italia, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la ratifica della convenzione in data 28 maggio 2013 e sempre all’unanimità il Senato ha convertito il testo in legge il 19 giugno 2013.

Nel novembre 2019 il Parlamento dell’Unione europea ha adottato una risoluzione, con 500 voti favorevoli, 91 contrari e 50 astensioni, in cui ha invitato il Consiglio europeo a completare la ratifica della Convenzione da parte dell’Unione europea ed esortato i sette Stati membri (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, e Regno Unito) sottoscrittori della Convenzione a ratificarla senza indugio

Fonte Wikipedia

La Convenzione disattesa che fa  paura

La Turchia di  Erdogan, prima firmataria del  trattato, ha da poco ritirato l’adesione a esso; la Polonia ha istituito una commissione parlamentare finalizzata al  suo  boicottaggio; organizzazioni  non governative e transnazionali,  quali ad esempio La Ordo  Juris (organizzazione nata sempre in Polonia) chiedono  che la donna sia relegata al  solo  ruolo  di madre e sottomessa all’uomo (non vi  ricorda The Handmaid’s Tale?): a motivare il tutto è forse la paura di  dare alle donne i loro  giusti diritti?

In Italia, a parte le posizioni personali (condivise ampiamente dal partito  di  appartenenza) dell’onorevole Pillon e che vorrebbero  appunto  la donna privata dei  suoi  naturali  diritti, la situazione per noi  donne è ancora lunga da risolversi in positivo: gli  stereotipi, la disattenzione alle pari opportunità e un certo  retaggio  culturale insito in alcune parti  del  nostro  Paese, non giovano certamente  alla soluzione.

Senza dimenticare la violenza sulle donne: dall’inizio di  quest’anno in Italia son state assassinate 38 donne da mariti, amanti ed ex fidanzati.   

Senza dimenticare i dibattiti che avvengono nelle aule di  giustizia dove viene lasciato  ampio  spazio  affinché la donna (vittima) venga rappresentata ancora oggi come colpevole di  aver ingenerato nell’uomo comportamenti istintuali tali  da dover essere, in qualche modo, giustificati.

Quando poi si  arriva a un verdetto  di colpevolezza raramente all’omicida viene comminata la pena massima dell’ergastolo.

La Convenzione e i  suoi  pilastri

Convenzione di  Istanbul

I quattro pilastri  della Convenzioni  si possono  tradure in prevenzione, protezione, perseguimento  dei  colpevoli, politiche di integrazione.

Nel  seguente box il testo integrale (in inglese) della Convenzione, mentre per una più facile lettura di  esso  vi  rimando alla scheda di  sintesi  pubblicata sul sito di Diritto Penale Contemporaneo.

CETS_210.docx

 

A vigilare affinché la Convenzione di  Istanbul non resti  lettera morta è affidata a GREVIO e cioè l’organismo di  esperti indipendenti responsabile del  monitoraggio dell’attuazione della Convenzione del  Consiglio  d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro  le donne e la violenza domestica.

 

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Le sfumature dell’amore in un arcobaleno

sfumature

Dubita che le stelle siano  fuoco,

dubita che il sole si muova,

dubita che la verità sia mentitrice,

ma non dubitare mai  del mio  amore

William Shakespeare – Amleto⌋ 

Parole, parole (non) sono soltanto parole

Basteranno  le parole di  papa Francesco a far sì che finalmente anche alle coppie LGBT+ venga riconosciuto il diritto alle unioni civili?

Nel documentario  Francesco, del regista di origine russa Evgeny Afineevsky, il papa dichiara:

Gli omosessuali hanno diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio, e hanno il diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe esserne buttato fuori o essere infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo, gli omosessuali godrebbero di una copertura legale. Io ho difeso questo

Ovviamente l’apertura di  papa Francesco  riguarda unicamente le unioni  civili  e non certo il matrimonio  religioso, e altrettanto ovviamente le sue parole hanno fatto  si  che conservatori  quali il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller abbiano  bollato  le sue parole come un errore nell’interpretazione della dottrina della Chiesa, per cui – come ha  voluto  sottolineare il cardinale Müller – :

Per la Scrittura il matrimonio  è possibile solo  fra uomo  e donna che si promettono  amore una volta e per sempre ⌋ 

Non entro  nel  merito  di una discussione di un dogma, ma considero l’amore tra due persone (eterosessuali o  comprese nell’arcobaleno  LGBT+) un qualcosa di intimo  e personale che niente,  neanche la fede, può porre un limite.

Senz’altro ci  sarà in Italia chi  condivide questo mio  punto  di vista ma, purtroppo, la maggioranza degli italiani  sembra non voler accettare altro  che non rientri  nei  rapporti  eterosessuali.

L’anno  scorso l’OECD (in italiano Organizzazione per la cooperazione e sviluppo  economico) ha pubblicato uno  studio  sull’accettazione dell’omosessualità in diversi  Paesi: ebbene l’Italia si  ritrova in coda all’elenco a pari  merito con la Polonia e dietro la Grecia (Islanda e Svezia sono in cima alla lista)

LGBT +Q+ I + A + P = è proprio un arcobaleno

sfumature

 

Orientarsi  nell’arcobaleno  LGBT è difficile, quanto  è facile sbagliarne il concetto  se utilizzato in maniera approssimata o, addirittura errata.

Infatti, all’acronimo  originale che rappresenta la cultura  LGBT si  sono  aggiunte nel  tempo  altre lettere, per cui la Q sta per Queer (letteralmente tradotto  come eccentrico), ovvero indica quelle persone che non si  riconoscono nelle tradizionali definizioni usate per gli orientamenti sessuali e per le identità di  genere; la I per intersessuale, mentre la A per asessuale cioè una persona che non ha nessun tipo  di  attrazione sessuale; P sta per pansessuale e, in un certo  senso, è l’opposto  della precedente in quanto la persona che dichiara di  essere pansessuale ha attrazione verso  tutti i generi.

L’alfabeto  dell’arcobaleno è comunque in continua evoluzione, per cui è facile imbattersi  nell’aggiunta di  altre lettere indicanti  altri orientamenti  di  genere.

La storia della Bandiera Arcobaleno
La bandiera arcobaleno venne ideata negli anni Settanta da Gilbert Baker, artista e attivista per i diritti gay. Nel 1978, a San Francisco, conobbe Harvey Milk funzionario politico della città e tra i primi a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità (nel 2008 il regista Gus Van Sant dedicò a questa figura il film Milk con protagonista Sean Penn). Lo stesso Milk commissionò a Baker quello che doveva essere un simbolo di gioia per la vita. Baker, ricordandosi di una delle canzoni del film Il Mago di Oz, e cioè Somewhere over the rainbow, ideò la bandiera presentata la prima volta il 25 giugno 1978 durante una manifestazione per i diritti gay a San Francisco

Gene o non gene?

Quando  siamo al sicuro  nel  ventre materno due sono le cose sicure: la prima è che viviamo  in una beata tranquillità in attesa del  caotico  vivere che ci  attende una volta che veniamo partorite.

La seconda è che all’inizio tutti  gli  embrioni sono femminili.

Poi, quando inizia l’organogenesi, i cromosomi X e Y iniziano il processo  che dirà se al mondo  ci sarà una donna o un uomo in più:  negli embrioni  che presentano un cromosoma Y ci  sarà la trasformazione delle  ovaie in testicoli che, in questa primissima fase, inizieranno  a produrre gli  androgeni e cioè gli ormoni  sessuali  maschili.

Per gli  embrioni  che presentano due cromosomi X …(evviva noi donne)

Eppure, una volta accertato il fatto  che non esiste un gene che predisponga l’individuo  all’omosessualità, qualcuno pensa che sia una questione di  correlazioni fra diversi  fattori  biologici a determinare l’orientamento  sessuale.

Ma la vita di ogni  persona sarà sempre portatrice di  diritti al di là di pure considerazioni  biologiche.

sfumature

Il libro in anteprima

Tollerata in numerosi luoghi e differenti circostanze per gran parte dell’antichità e del Medioevo, l’omosessualità ha dovuto affrontare, nel corso dei secoli successivi, una lunga ondata di intolleranza che giunge ai nostri giorni.

Divenuta una tara, se non addirittura una perversione, doveva essere combattuta come una malattia. Una malattia da eradicare con qualunque mezzo.

Nel corso dei decenni le tecniche sono state talvolta relativamente blande (ipnosi, psicoanalisi), altre volte violente (lobotomia, terapia ormonale, scosse elettriche). Centinaia di migliaia di persone sono passate attraverso questo orribile calvario. Non una di loro ha effettivamente modificato il proprio orientamento sessuale.

La teoria che sta alla base di queste supposte cure è quella secondo cui l’omosessualità sarebbe un comportamento deviante, patologico, aberrante e, soprattutto, appreso.

D’altra parte il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – il manuale internazionale di riferimento delle patologie mentali – ha cancellato l’omosessualità dalle patologie sessuali solo nella sua quarta edizione, nel 1987.

L’analisi scientifica della tematica omosessuale è recente e relativamente poco conosciuta. Ancora oggi gran parte delle persone ritiene che l’orientamento eterosessuale o omosessuale sia il risultato di un apprendimento, dovuto alle interazioni sociali che si sono avute nella prima infanzia. La scuola freudiana e postfreudiana ha profondamente influenzato la società, additando nel rapporto coi genitori la causa di uno sviluppo psichico sbagliato. Ma studi accurati, ormai piuttosto solidi, di biologia, genetica e neuroendocrinologia puntano con sempre maggior convinzione a una spiegazione biologica dell’orientamento sessuale. Più le conoscenze avanzano, più appare chiaro che omosessuali (o eterosessuali) si nasce, non si diventa.

Ma per gli omosessuali, data la diffidenza ancora forte nella società e l’omofobia dilagante, questo significa spesso dover riconoscere la propria natura al prezzo di grandi sofferenze, sensi di colpa e recriminazioni. Una migliore comprensione dei meccanismi biologici che stanno alla base dell’orientamento sessuale può dunque portare a un’accettazione più ampia dell’omosessualità nella società e ridurre così le sofferenze inutili che troppe persone hanno patito per troppo tempo.

Jacques Balthazart – tra i più accreditati studiosi di neuroendocrinologia legata alla sessualità – ha scritto Biologia dell’omosessualità per questo: rendere accessibili a chiunque i dati più aggiornati della letteratura scientifica sull’orientamento sessuale, e per correggere le concezioni sbagliate, e queste sì aberranti, ancora così tanto diffuse nella nostra società.

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Alcol, dipendenza e società (bagnate o asciutte)

alcol

Purtroppo  è difficile dimenticare qualcuno  bevendo un orzata

Hugo  Pratt

Alcol : dove costa meno dimenticare?

Essendo praticamente astemia (bere un calice di  spumante per me equivale berne una bottiglia intera…o quasi) e odiando  l’orzata, cosa mi resta da fare volendo  dimenticare qualcuno(a)?

In ogni  caso  sappiate che se siete finlandesi (o  vi  siete recati  fino in Finlandia per dimenticare) una solenne sbronza vi  costerà più che nel  resto  d’Europa: meglio recarsi  allora in Romania, dove le bevande alcoliche costano  mediamente un 24 per cento in meno  rispetto al  resto  dell’Europa.

Per quanto  riguarda l’Italia, prendendo  100 come valore medio europeo riguardo  al costo  degli  alcolici, siamo  abbastanza nella media con un valore pari al 103,9 pressoché uguale alla media francese (spumante o  champagne?).

Eurostat, l’Ufficio statistico  dell’Unione europea, ha creato il seguente  modello  dove si possono  comparare i valori  dei prezzi  al  consumo di  prodotti e servizi vari riferito a ogni  singola nazione (c’è anche quello riguardante il costo  delle bevande alcoliche).

Alcol e volante pericolo  costante 

Il sottotitolo è chiaramente una presa di posizione  personale nei  confronti di quello  stereotipo (tutto  al  maschile) che indica la donna guidatrice fonte di problemi.

Eppure noi  donne sappiamo  guidare con giudizio  e non scambiamo  la strada come un’arena dove dare sfoggio  di  grinta e di imbecillità (un pensierino  dedicato ai possessori di un  SUV).

Alcol (a volte in connubio  con sostanze stupefacenti) è la maggior causa di incidenti automobilistici: i  dati  risalenti  a dicembre 2019 parlano di 23.800 sanzioni per guida in stato  di  ebbrezza (+ 2,2 per cento  rispetto  al 2018) e 2.156 per guida sotto  effetto  degli  stupefacenti.

Altri numerosi incidenti  mortali  sono  dovuti  per distrazione causata dall’uso del cellulare durante la guida

Nella tabella seguente fornita dal CNESPS (Centro  Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute) potete trovare i valori  di  alcolemia calcolati  in base al sesso. al peso corporeo e se si è a  digiuno o meno.

poster fronte retro tabella livelli alcolemia e principali sintomi

Disagio e dipendenze

Ogni  anno in Italia si  hanno 35.000 morti per abuso  di  alcol.

L’abuso  di  alcol provoca danni  non solo  al bevitore, ma anche  alla sua famiglia e al contesto  sociale allargato (abusi, violenza, incapacità di  creare legami  stabili, incidenti  sul lavoro  e sulla strada).

Non del  tutto nuovo è il fenomeno  del binge drinking, cioè l’assunzione di  grandi  quantità di  alcol in tempo  breve

In Italia si  definisce binge drinking il consumo di oltre 6 bicchieri  di  bevande alcoliche (un bicchiere corrisponde a una Unità Alcolica uguale a 12 grammi di  etanolo contenuti in una lattina di  birra da 330 ml, un bicchiere di  vino 125 ml, un bicchierino  di  liquore 40 ml alle gradazioni  tipiche delle bevande

Non c’è nessuna distinzione tra uomo  e donna nell’abuso  di  alcol se una problematica maggiore per la donna che si  trovi in stato  di  gravidanza riassunto in questi  dieci punti  tratti  dal  documento alcol e donna: una relazione pericolosa a cura del CNESPS (download pdf):

alcol

Alla relazione tra donna e alcol è invece dedicato il documento Alcol, sei  sicura  che, pur essendo  stato  scritto  nel 2012, rimane nel  concetto  attuale

libretto donna e alcol 2012

Il libro in anteprima

La nostra società è del  tipo bagnata che si  contrappone a quella asciutta: in pratica l’Italia si  caratterizza per l’uso  quotidiano di  alcol in maniera rilassata, familiare e conviviale (quasi sempre c’è una bottiglia di  vino  ad accompagnare i pasti).

Nelle società asciutte l’utilizzo  di  bevande alcoliche al  di  fuori di  determinate convenzioni è vista come una condotta riprovevole, nonostante che nei Paesi  nord -europei (ma non solo) bere smodatamente nei  fine settimana sia visto  come dimostrazione di  forza e di  essere veri uomini 

Mark Forsyth, linguista e scrittore nel  suo libro  Breve storia dell’ubriachezza parla dell’ebbrezza nella storia e, per l’appunto, di  come viene vissuta odiernamente nelle società asciutte o in quelle bagnate.

alcol

 

Secondo una leggenda africana, le donne persero coda e pelliccia quando il dio della creazione insegnò loro a fare la birra.

Fu così che ebbe origine l’umanità.

Da allora, incontriamo l’alcol ovunque, dai primi insediamenti neolitici fino alle astronavi che sfidano l’ignoto spazio profondo, e insieme al bere troviamo la sua compagna più sfrenata, allegra e sovversiva: l’ubriachezza.

L’ubriachezza è universale e sempre diversa, esiste in ogni tempo e in ogni luogo. Può assumere la forma di una celebrazione o di un rituale, fornire il pretesto per una guerra, aiutare a prendere decisioni o siglare contratti; è istigatrice di violenza e incitamento alla pace, dovere dei re e sollievo dei contadini. Gli esseri umani bevono per sancire la fine di una giornata di lavoro, bevono per evasione, per onorare un antenato, per motivi religiosi o fini sessuali. Il mondo, nella solitudine della sobrietà, non è mai stato sufficiente.

Breve storia dell’ubriachezza osserva il nostro passato dal fondo di una bottiglia, da quello spazio vitale – il bar – che è abolizione temporanea delle regole dominanti, festa del divenire e convegno di gioie.

Grazie alla scrittura colta ed esilarante di Mark Forsyth, vivremo l’ebbrezza di un viaggio che dalle bettole degli antichi sumeri penetra nelle stanze di un simposio ateniese; assisteremo al sorso di vino che ha cambiato il mondo per sempre, quello bevuto da Cristo nell’ultima cena; entreremo nella taverna in cui è nata la letteratura inglese e ascolteremo il crepitio dei revolver nei peggiori saloon del Selvaggio West.

Infine, come in quell’antica leggenda africana, scopriremo che la nostra civiltà nasce grazie al sacro dono dell’alcol: perché bere è umano, ubriacarsi è divino

Contraddicendo  quest’ultima affermazione dell’autore, dico  che ubriacarsi non è divino  ma un po’  da scemi!!

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Il futuro non è in una sfera di cristallo

futuro

 

Carpe diem, quam minimum credula postero

Afferra il giorno, confidando il meno possibile nel  domani

Orazio

Il futuro (perché un domani  c’è sempre)

Povero  Orazio (Quinto Orazio  Flacco): non solo ho  pedissequamente preso una sua frase per farne introduzione al mio  scritto  ( frase letta in un articolo tratto  dall’ultimo  numero  di  Robinson, supplemento letterario  de La Repubblica) ma, oltre alla ruberia, ne contraddico  il senso affermando  che un futuro esiste e  esisterà sempre, e che in esso  va posta la speranza di una vita più serena.

A parte questo  sono debitrice anche della mia amica Rita (….ciao Rita) per avermi  fornito  l’immagine che mi ha dato lo spunto per scrivere  quattro parole in croce finalizzate a mantenere più che altro  attivo il blog (può anche capitare che io non abbia per nulla voglia di  scrivere).

Walter Molino, comunque, quando  disegnò nel 1962 questa copertina per La Domenica del  Corriere, non ebbe la visone di un futuro distopico   come alcuni  oggi vogliono intendere, semplicemente  si  riferiva al  traffico di  New York nel periodo  natalizio e una possibile soluzione tecnologica dovuta all’utilizzo della Singoletta antenata (mai  messa in produzione ma solo immaginifica) del moderno  Segway.

Certo che vedere oggi girare per le strade della città uomini e donne muniti di  mascherine anti – coronavirus (novità assoluta per noi, molto  meno per gli  abitanti dei  Paesi  asiatici) parrebbe dare ragione a chi  teme un futuro asettico sotto  tutti i punti  di  vista: da quello  fisico fino  ai  rapporti  sociali:

Ci  abbracceremo più come una volta?

In futuro  dove andremo ad abitare? 

Stefano Boeri in alcune recenti interviste ha dichiarato che il futuro  sia nei  borghi: UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti  Montani) ha raccolto  l’idea del celebre architetto e nel  farlo  ha inviato una lettera a   tutti  i Presidenti  delle regioni  italiane sollecitando fondi per gli incentivi per insediamenti  abitativi  nelle zone montane, ricordando  che già la  legge nazionale sulla Montagna (97/1994) sono individuate forme di  sostegno a coloro  che vogliono   trasferirsi in un borgo  montano.

Devo  dire che l’idea di  andare ad abitare in uno di  questi  borghi, specie in Appennino, mi  solletica da tempo: lo  so  che mettendo in atto questo proposito dovrei  lasciare la mia adorata Genova…ma in fin dei  conti le distanze non sarebbero incolmabili (escludo  di andare a vivere in Tibet!).

Voi  cosa ne pensate?

Il libro 

Jack London non è stato  solo  l’autore de Il richiamo  della forestaZanna Bianca (solo per citare due titoli della sua produzione creativa di  scrittore), ma anche de La peste scarlatta dove nel  testo  visionario si parla della tragica fine del genere umano a causa di una pandemia causata da un virus nel 2013….anteprima a fine articolo.

 

Nell’anno 2013, in un mondo dominato dal Consiglio dei Magnati dell’Industria, scoppia un’epidemia che in breve tempo cancella l’intera razza umana.

Sessant’anni dopo, nello scenario post-apocalittico di una California ripiombata nell’età della pietra, un vecchio, uno dei pochissimi superstiti (e a lungo persuaso di essere l’unico), di fronte a un pugno di ragazzi selvaggi – i nipoti degli altri scampati – riuniti intorno a un fuoco dopo la caccia quotidiana, racconta come la civiltà sia andata in fumo allorché l’umanità, con il pretesto del morbo inarrestabile, si è affrettata a riportarsi con perversa frenesia a stadi inimmaginabili di crudeltà e barbarie. ⌋ 

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

Femminismo tra azione e letteratura

Femminismo
We can Do It! – Poster di J.Howard Miller (1943)

Donna non si nasce, lo si  diventa

Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno  alla società la femmina dell’uomo: è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio  e il castrato che chiamiamo  donna

Tratto  da Il secondo sesso di  Simone de Beauvoir

Femminismo o modelli  di  femminismo?

E’ facile dire sono una femminista, ma è  chiaro che al concetto di  femminismo  si  accompagna un caleidoscopio di interpretazioni così, tanto per citare due esempi, vediamo cosa hanno  scritto  a proposito due  donne, la prima è Marguerite Yourcenar:

C’è un femminismo estremista che non amo. Soprattutto per due suoi aspetti. Il primo: l’ostilità verso l’uomo.

Mi sembra che nel mondo ci sia già troppo ostilità bianchi e neri, destra e sinistra, cristiani e non cristiani, cattolici e protestanti che non c’è bisogno di creare un altro ghetto.

Il secondo: il fatto che sia un progresso per la donna moderna mettersi nella stessa condizione dell’uomo moderno il manager che fa affari, il finanziere, il politico senza vedere il lato assurdo e anche inutile di queste attività

La seconda definizione, la  più sintetica, è anche  quella che considero più mia ed è  di  Maya Angelou:

Sono una femminista… Sarebbe stupido non stare dalla mia parte

La copertina
Rosie the Riveter è un’icona culturale degli Stati Uniti. Essa rappresenta le donne americane che, durante la Seconda guerra mondiale, lavoravano nelle fabbriche di armamenti, spesso in sostituzione degli uomini chiamati al fronte. L’immagine We Can Do It! faceva parte della propaganda per sostenere il morale della popolazione (potrebbe esserlo anche in questa tragica situazione di pandemia). Oggi Rosie the Riveter è comunemente usata come simbolo del femminismo e del potere economico delle donne.

Femminismo  e letteratura

Femminismo
Simone de Beauvoir al Café de Flore di Parigi (1950)

Ho già scritto del  coinvolgimento  di  Virginia Woolf con il femminismo (Virginia Woolf, l’indimenticabile scrittrice ) e di  quello  di un’altra artista quale Alice Neel ( Alice Neel: artista e femminista ), oggi  aggiungo quello  che era essere femminista  per  Simone de Beauvoirintanto  lei  stessa precisò:

 Non ho mai nutrito l’illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall’avvenire del lavoro nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione. Per questo ho evitato di chiudermi nel cosiddetto femminismo

Il suo punto di  vista, legato  al fatto  che lei  era un’esistenzialista, si  concentrava sulle cause della condizione di inferiorità in cui  si  trovava la donna (e tuttora si  trova per certi  aspetti)  e sulle possibilità per uscire a testa alta da tale condizione.

A riguardo della  condizione d’inferiorità della donna nella società anche il movimento  anarchico, in maniera molto più radicale ( trattandosi  di  anarchia non poteva essere altrimenti), pensava che solo  un profondo rivolgimento sociale poteva liberare la donna dall’ oppressione patriarcale.

Belle parole, sennonché proprio un padre dell’anarchia e cioè Pierre -Joseph Proudhon sosteneva che:

La donna è naturalmente inferiore all’uomo e la sua unica occupazione poteva solo  essere che dedicarsi  alla casa e alla famiglia.

Per fortuna a contraddire questa idiozia da galletto presuntuoso ci pensò la  comunista rivoluzionaria Jenny d’Héricourt (in realtà si  chiamava  Jeanne-Marie Poinsard) che nell’articolo  Proudhon e la questione delle donne mise alla berlina la misoginia del pensatore anarchico.

A voler aprire una polemica (e chiuderla subito  dopo) sembra che, in piena pandemia,  nella confusione della cosiddetta Fase 2, cioè quella che porterà molte persone sui  posti  di  lavoro, ci  si  sia dimenticato delle donne: infatti, dati  alla mano, ben il 72 per cento dei  lavoratori sono appunto  uomini, come uomini sono i componenti dei vari comitati (troppi) nati per gestire l’emergenza Covid – 19.

In pratica le donne sono state lasciate a casa a gestire famiglia e telelavoro  (quando  c’è): vuoi  vedere che la misoginia di  Proudhon riscuote consenso nei  vertici  decisionali?

Ritornando  a Simone de Beauvoir

Mi sono  accorta di  essermi dilungata troppo  trascurando  la nostra Simone, a proposito: è notizia recentissima quella che verrà pubblicato in Francia (e spero presto  anche qui  da noiLe inseparabili il romanzo che de Beauvoir non volle assolutamente pubblicare quando  lei era in vita, che parla del   legame con la sua amica inseparabile da quando  lei  aveva nove anni con   Elizabeth Lacoin, amicizia terminata tragicamente quando  quest’ultima morirà a ventidue anni  nel 1929.

Riservandomi di  scrivere in futuro  qualcosa di più su  questa stupenda amicizia e del perché Simone de Beauvoir non volle pubblicare Le inseparabili , ma la figura di  Elizabeth è presente in alcuni  suoi libri  sotto  altro nome, non posso  tralasciare di un altro  suo libro,  e cioè Il Secondo  sesso (anteprima alla fine dell’articolo).

Le deuxième sexe fu  pubblicato in Francia nel 1949, allora Simone de Beauvoir era già celebre anche se alcuni pretendevano  dire che tale celebrità era dovuta più che altro al  fatto  che lei  era la compagna di Jean-Paul Sartre.

Naturalmente questo  era il giudizio  delle malelingue perché  in effetti  Simone de Beauvoir non aveva bisogno certo  di  essere la compagna di  Sartre per essere celebre, inoltre, andando  contro una certa idea di  donna restia a chiedere per se l’uguaglianza con l’uomo, spronava le stesse a prendere coscienza di  questa loro  auto esclusione.

Il secondo sesso  arriva in Italia solo  nel 1961 trovando un pubblico attento al  suo messaggio  tra le donne impegnate politicamente (non solo  nel  PCI), ma anche nelle organizzazioni femminili.

Ovviamente, parlando  di ideologia cristiana, della misoginia di  molti  grandi  pensatori, di psicanalisi, ma anche di  vagina, piacere sessuale, stupro e contraccezione, il libro  con le sue cinquecento  e passa pagine non risultava immediatamente digeribile anche per quelle donne impegnate politicamente o nelle società.

Il Vaticano da parte sua, vestendo  la sua secolare veste di inquisitore e censore, aveva già dal 1956 messo all’indice il libro, nonostante fosse diventato un best seller nel mondo (comunque anche qualche maître à penser   comunista pensò di  censurarlo).

Anteprima 

Femminismo

Nel 1949 esce «Il secondo sesso» che fece, allo stesso tempo, successo e scandalo. Con veemenza da polemista di razza, de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna e i relativi attributi.

In questo saggio l’autrice si esprime in un linguaggio nuovo, parla di controllo delle nascite e di aborto, sfida i cultori del bel sesso con “le ovaie e la matrice”. Affronta temi il tema della sessualità, il lesbismo, la prostituzione, l’educazione religiosa e la maternità, indicando alle donne la via per l’indipendenza e l’emancipazione.

Provocando il pubblico conservatore, de Beauvoir cerca riconoscimento personale e solidarietà collettiva, e li avrà: l’opera, di respiro universale, è diventata una tra le fondamentali del Novecento

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

Sessualità questa sconosciuta (per la scuola in Italia)

Sessualità
Symbolic dance di Jan Ciągliński, tardo XIX secolo

La vera zona erogena? L’immaginazione

Vivienne Westwood 

Sessualità tra  erotismo  e pornografia

la sessualità tra erotismo  e pornografia ha un  confine è molto  labile in quanto per il primo viene descritto un amore appassionato unito  al desiderio sensuale  mentre per la pornografia vale tutto il resto: in poche parole sta a noi decidere dove porre la linea di  confine.

Ad esempio, secondo il mio personale modo  di vedere le cose, c’è differenza tra una scena di  sesso nel  contesto  di un racconto  (film o libro  che sia) dalla visione nuda e cruda dell’atto  sessuale in un video  porno.

Parlando  di pornografia in senso stretto, si può immaginare che l’interesse sia tutto  dalla parte di un certo pubblico al  maschile ma è nel 2009, cioè quando  un gruppo  di  registe femministe svedesi  diede vita a Dirty  Diaries (13 cortometraggi  di pornografia al  femminile tra erotismo  e umorismo), che nasce il porno scritto  e girato da registe donne con una sensibilità erotica al  femminile.

Educazione sessuale nelle scuole  

Il punto  è che non si  può parlare di  sesso a prescindere da ciò che è essenziale per viverlo in maniera sana  e cioè l’educazione sessuale, materia la quale  continua a essere bandita nella scuola italiana (lasciando  alla rete il compito di  colmare le  lacune sull’argomento con esiti più che discutibili) mentre in Europa è materia obbligatoria in 17 nazioni  su 27 (in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998), mente l’Italia divide questa mancanza con la Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania.

Policies for sexuality education in the European Union è il rapporto che il  Parlamento  europeo ha redatto nel 2013 a riguardo dell’educazione sessuale nelle scuole riferite a ogni singolo  Paese dell’ Unione.

Molto più sintetico e comprensibile è il documento  che Valigia Blu ne ha tratto dal  rapporto (visibile sia dal link precedente che cliccando  sull’immagine).

Sessualità

La  mancanza di  educazione sessuale comporta fenomeni  di intolleranza nei  riguardi  di persone con differente orientamento  sessuale (nello specifico omosessuali, lesbiche, transgender e tutto  quello  che compone l’arcobaleno dei  sentimenti)

Ebbene, dall’ Eurobarometro sulla discriminazione 2019  l’Italia ne esce alquanto penalizzata perché solo il 68 per cento  degli italiani si  dichiara favorevole a riconoscere che le persone LGBT devono  avere gli  stessi  diritti  degli  eterosessuali mentre, per contro, i livelli di omofobia e transfobia nello  sport ci portano ben  al  disotto  della media europea.

Dall’immagine seguente (tratta dal report dell’ Eurobarometro  sulle discriminazioni) si può vedere che le nazioni  più aperte sono Svezia, Olanda e Spagna con più del 90 per cento della popolazione favorevole all’integrazione sociale anziché dare spazio  alle discriminazioni.

Sessualità

Concludo con le parole di Alda Merini Alda Merini 

“Beati  coloro che si  baceranno sempre al di là delle labbra.

varcando il confine del piacere per cibarsi  dei  sogni”

 

Alla prossima! Ciao, ciao…♥♥

Green New Deal? Possiamo almeno provarci

Green New Deal  è una proposta di  legge degli  Stati  Uniti che mira a far fronte ai  cambiamenti  climatici  e alla disuguaglianza economica.

Il nome si  riferisce al  New Deal cioè una serie di  riforme  sociali  ed economiche e progetti  di  lavori  pubblici intrapresi  dal presidente Franklin D. Roosevelt in risposta alla Grande Depressione.

Il Green New Deal combina l’approccio  economico  di  Roosevelt con idee moderne come l’energia rinnovabile e l’efficienza delle risorse.

Il Green New Deal  terrà conto anche della fame di  energia?

Ho sempre considerato fame quello  che riguarda la carenza di  cibo, se non una vera e propria carestia, presente tra alcune popolazione mondiale più sfortunate.

Non ho  mai pensato  alla fame come un problema legato all’accesso  per l’ energia, eppure, dati  del 2016, mi dicono  che un miliardo  di persone non ha ancora accesso all’elettricità (  i dati dell’infografica seguenti  sono quelli  della International  Energy  Agency)

Ciò  dovrebbe sensibilizzarci  contro lo spreco quotidiano che, al pari  dell’acqua, lo è anche per l’elettricità: è inutile illuminare la casa come un boulevard se al momento ne occupiamo una sola stanza (se siamo  single, due se viviamo in coppia…i gatti non hanno  bisogno di luce per leggere); spegniamo gli apparecchi in stand-by e, possibilmente, in estate non facciamo andare il condizionatore a temperature ideali  per il clima artico.

Non si può certo pretendere che in queste zone, se non prima aver risolto  i problemi  di estrema povertà,   tecnologie come quelle del  progetto Eland che, nel nord della città di  Los Angeles, vedrà la nascita di un parco fotovoltaico di  800 ettari che fornirà energia a 283mila abitazioni da qui  al 2023 quando l’impianto  sarà terminato.

Greta Thunberg è ormai l’icona riconosciuta del New Green Deal, senza dimenticare, a tale proposito,  l’impegno  negli  Stati Uniti  di Alexandria Ocasio  Cortez,  che ha movimentato migliaia di  giovani in tutto il mondo  nel Fridays  For Future: quello che, a mio parere, è errata nella concezione è l’ossessiva frattura generazionale che vuole i sedicenni  (i  giovani in generale) i paladini dell’ambiente, mentre gli over 50 e 60 come colpevoli  di non saper affrontare il problema ambientale fino  al punto  di liquidare il tutto come fake news quelle riguardanti il cambiamento  climatico e la povera Greta come una marionetta nelle mani  di  chissà quali poteri oscuri.

A proposito  di  Greta dopo  l’idiozia del manichino impiccato a sua rassomiglianza, mi  sono  sentita in dovere di  commentare l’accaduto  sulla mia pagina Facebook (mentre per quanto  riguarda il diritto  di  voto  ai  sedicenni mi son espressa in quest’articolo)

Per iniziare

Aspettando  che la politica si  scrolli  di  dosso le pastoie auto inflitte, cosa nel  concreto  si potrà fare o già si  fa:

  • Pannelli  condominiali

Una direttiva europea consentirà dal 2021 la creazione di  comunità energetiche: condomini o gruppi  di  case potranno unirsi e costruire un impianto  fotovoltaico  per dividersi  l’elettricità prodotta (ricorda un po’  il progetto  Eland di  Los Angeles).

La normativa italiana attuale prevede che i pannelli  condominiali  possono essere sfruttati  solo per alimentare gli  spazi  comuni: ascensori  e luci  delle scale.

Aspettando  che la direttiva europea sia recepita, a Bologna, nella zona Pilastro, settemila cittadini con Enea e  università della città hanno  creato una comunità solare per sfruttare l’energia solare per il consumo dei condomini (immagino, appunto, che si  tratti  per il momento di  quello  che precede la normativa italiana).

  • Combustibili  fossili  e aiuti  statali  

Sembra incredibile, ma è così: vi  sono  più aiuti  statali sotto  forma di  sgravi per chi  consuma combustibili  fossili (autotrasportatori, compagnie aeree, di  navigazione e mezzi  agricoli) che per l’economia verde.

  • Auto  elettrica

Incentivi  fino  a 8.000 euro per l’acquisto  di un auto  elettrica (più l’esenzione del bollo  per 5 anni: ma tanto  se non lo paghi  c’è sempre un condono  dietro  l’angolo).

Ma a parte il costo  di  queste auto (e il loro  design che non è il massimo della bellezza), rimane il problema delle colonnine di  rifornimento: 7.500 presenti in Italia oggi e 28.000 quelle previste entro  il 2022: ma saranno  sufficienti?

Quando si parla di mezzi alimentati  con l’energia elettrica, non si può non accennare a quello  che riguarda il trasporto  pubblico: Milano risulta essere la città più avanti rispetto  alle altre città con 25 bus elettrici  (entro il 2020 saranno 200) e di  abbandonare i  motori  a combustione entro il 2030.

  • Informatica   

In questo momento utilizzando il mio  computer consumo  energia, ma non sono la sola: tutta l’informatica del mondo  (dai computer ai  server e infrastrutture varie) consuma il 2 per cento del  totale dell’elettricità mondiale.

Nel 2023 il consumo  arriverà all’8 per cento.

Siccome non voglio sentirmi  colpevolizzata da un consumo eccessivo  di  energia, la pianto  qui  e vi  saluto….

Alla prossima! Ciao, ciao...

Aidoru 2019 (quando l’idolo sbarca al Lido)

 

Ella era l’idolo che seduceva in lui tutte le volontà del  cuore, rompeva in lui tutte le forze dell’intelletto, teneva in lui tutte le più segrete vie dell’anima chiuse ad ogni  altro  amore, ad ogni  altro  dolore, ad ogni  altro  sogno, per sempre, per sempre

Gabriele D’Annunzio

Aidoru: dalla fantascienza di  ieri  alla realtà di  oggi

L’idolo a cui  Gabriele D’Annunzio dedicava quelle parole era certamente una donna mentre  l’Aidoru, personaggio del celebre romanzo omonimo del 1996 scritto  da  William Gibson, al posto  di  sangue e carne era fatto di  byte con la particolarità di

ispirare desiderio, di odio, d’amore: comunque di idolatria.

Aidoru (parole giapponese tradotta in italiano  come idolo) è una finzione letteraria, ma fino  a un certo punto perché, come molto  spesso accade che la fantascienza anticipi i tempi, l’idolatria è un fenomeno  di  oggi grazie soprattutto alla pervasività dei  social media nella nostra vita.

Perché nel  titolo  ho  scritto  Aidoru 2019?

L’ispirazione (chiamiamola pure così) mi  è venuta dopo aver letto  che, nell’edizione 2019 della Biennale del  Cinema a Venezia, è stato presentato il documentario Unposted di Elisa Amoruso sul fenomeno  mediatico creato  da Chiara Ferragni.

A dire il vero mi  sono  già espressa nel post pubblicato  sulla mia pagina Facebook e che (ri)pubblico qui sotto:

Quindi, pur ripetendomi, ho la sensazione che il documentario  sia solo pura propaganda al lavoro fatto  da   Chiara Ferragni sulla creazione del suo  personaggio, ma nulla dice sulla realtà di  come sia stato costruito a tavolino da un team più che esperto nella dinamica dei  social.

Ovviamente lei  di  suo ha messo  nel piatto una buona dose di intelligenza imprenditoriale che ha conquistato  17 milioni di  follower, penso, sparsi  nel mondo  e che alcuni  di loro (tanti)  oltre a seguire i dettami  della moda suggeriti dall‘Aidoru italiana, sono anche disposti  ad acquistare prodotti  come una bottiglietta d’acqua (se pur di  qualità, ma poi  tutto  finisce nella pipì) al prezzo  di  8 euro.

Sono invidiosa del  suo  successo?

Neanche per sogno: ma se volete mettere un like al mio articolo (magari  aggiungendo un bonifico  sul mio  conto IT 12345****) la cosa mi farebbe molto  piacere.

Alla prossima! Ciao, ciao….


In omaggio a William Gibson 

Avendo preso  in prestito il titolo  di un suo  romanzo, pubblico  l’anteprima di  un altro  celebre racconto  di  William Gibson e cioè Neuromante.

Buona 💋 lettura

Diamo lo spazio per l’ascolto del silenzio

 

Ho sempre amato il deserto.

Ti siedi su  di una duna di  sabbia.

Non vedi  niente.

Non senti niente.

E tuttavia qualcosa brilla in silenzio.

Antoine De Saint-Exupéry – Il Piccolo  Principe 

Alla ricerca del  silenzio, ovunque

Quante di  noi, lavorando in zone ad alta densità di  traffico o vicino  a cantieri, aeroporti o zone industriali, non sogniamo almeno una volta al  giorno  di prendere il posto de Il Piccolo  Principe   e sedersi  su  quella duna per godersi il silenzio?

Oppure, avete provato  la sensazione soffocante quando, entrando in certi negozi  di  abbigliamento o  centri  commerciali,   venite accolti dalla musica sparata a tutto  volume e vi chiedete come facciano le (i) commesse(i) a resistere, sennonché pensate che la sordità in questo  caso  sia un requisito indispensabile?

Ancora: perché quel  tizio seduto  accanto  a me sul treno discute a voce alta come se il suo telefonino non riuscisse a colmare  la distanza con l’interlocutore a Nairobi?

Potrei  continuare all’infinito  con un elenco  di  tutte le volte che il rumore sopraffà il silenzio.

È accertato da tempo che elevati livelli di rumore influiscono sullo stato di benessere psico-fisico della popolazione; gli effetti nocivi sulla salute comprendono lo stress, i disturbi del sonno, ma anche, nei casi più gravi, problemi cardiovascolari

E’ nelle città che si  annida il pericolo per la nostra salute e benessere dovuta al  rumore: uno studio  della Charité University  Hospital  di  Berlino ha condotto uno studio che, combinati  con quelli  dell’OMS  sull’inquinamento  acustico, ha stilato  questa hit parade del  rumore


Le 10 città più rumorose nel mondo

La buona notizia è che fra le prime dieci  città più rumorose al mondo le italiane non siano presenti se non al 14°posto con Roma e al 36° posto  con Milano (non so Genova come sia posizionata, ma la sua via centrale e cioè via XX Settembre penso  che sia la più rumorosa di  tutta la galassia).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità il 10 ottobre scorso  a Basilea ha presentato le nuove linee guide europee del  rumore che definisce il livello  di  rumore capace di causare effetti nocivi sulla salute e, allo stesso tempo, indica le misure per ridurne gli  effetti  e l’esposizione ( Pdf )

Il rumore si misura in decibel 

Secondo il dossier dell’OMS, il 40 per cento  della popolazione europea è esposta  a un livello  di  decibel superiore a 55 dB; di questa percentuale il 20 per cento supera i 65 dB durante il giorno e più del 30 per cento dorme (si  fa per dire) con un rumore di  sottofondo  che supera i 55 dB 

Scala dei decibel (fonte Wikipedia)
Scala dei decibel (fonte Wikipedia)

In India, precisamente a Mumbai, dopo  che un gruppo  di  attivisti  è sceso in piazza per avere il diritto alla quiete (in questa metropoli il livello medio  di  decibel è pari  a 80), l’Alta Corte ha fatto  si  che nascessero le Zone del  silenzio: in pratica il divieto  assoluto  di  far rumore per un raggio  di 100 metri intorno  a ospedali, scuole, tribunali, parchi, biblioteche arrivando  a ipotizzare lo  stop ai  voli notturni.

In Italia è L’Università Bicocca di  Milano  ad avere avviato il primo  corso  riguardante l’inquinamento  acustico oltre, con la collaborazione del  Comune, a creare una mappa cittadina del rumore nei  diversi  quartieri (questo progetto  di  mappatura attualmente è l’unico  nel nostro Paese)

Abbiamo  paura del  silenzio?

Per alcuni il silenzio  è tabù: indice di  solitudine e isolamento che va riempito con il rumore o le parole, a volte gridate.

Per me il silenzio è ascoltare gli  altri e ascoltare me stessa in quei momenti  di  assoluta intimità.

Per l’esploratore norvegese Erlin Kagge   il silenzio pone tre domande:

Che cos’è il silenzio? Dove lo  si  trova? Perché oggi è più importante che mai?

Le risposte le ha date lui  stesso in una serie di  riflessioni  nel  suo libro Il silenzio: uno spazio  dell’anima.

Troverete l’anteprima del libro  alla fine dell’articolo.

Ora Shhhhh!!!!

Alla prossima! Ciao,  ciao…


Anteprima del libro Il silenzio: uno spazio  dell’anima di Erlin Kagge