Mädchen in uniform: il primo bacio tra due donne in celluloide nella Germania del 1931

La genesi di una donna
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L’indiscreta

Se una vostra amica o semplice conoscente vi  dicesse che vi  ama e che farebbe volentieri  sesso con  voi, quale sarebbe la vostra reazione?

A) Improvvisamente vi  siete ricordate che dovete prendere i  bambini  a scuola anche se sono le dieci  di  sera e voi  non avete figli

B) L’ipotesi  di  fare l’amore con un altra donna è per voi la stessa che cavalcare un dromedario per le vie del  centro  di  Milano

C) Ci  fate un pensierino (e basta)

D)  L’unica domanda che vi  viene in mente da fare  è: << A casa tua, oppure da me? Magari in albergo?>>

In effetti  ci  sarebbe poco  da scherzare in quanto i pregiudizi  sono  ancora lì a dirci quanta strada dobbiamo  ancora fare affinché venga accettata  una concezione diversa di vivere un affetto   che non sia solo  eterosessuale.

D’altronde, con un ministro  della Famiglia che, oltre che prendersela con tutto il mondo  LGBT , vaneggia  affermando che i migranti diluiscono la nostra identità, è fuori da ogni  dubbio che la lotta per i pari  diritti è ancora lontana da concludersi.

Detto questo…

Mädchen in Uniform: il tema dell’amore lesbico nel 1931

Nella Germania del 1931, quindi due anni prima dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, nelle sale cinematografiche si proiettava Mädchen in uniform (Ragazze in uniformediretto  dalla regista Leontine Sagan e tratto  dal libro omonimo della scrittrice ungherese Christa Winsloe.

La pellicola è incentrata su di una ragazza dal  carattere ribelle, Manuela, che verrà costretta per questo alla disciplina in un collegio  femminile a Postdam.

In questo  ambiente conoscerà l’amore per una sua insegnante che,  a differenza delle altre colleghe, usa con le ragazze modi più gentili:  Manuela, travisando il suo  sentimento, confesserà pubblicamente il suo  amore con la conseguenza tragica di uno  scandalo.

In effetti Mädchen in Uniform è considerato  come essere il primo  film a tema lesbico  della storia del cinema, senza dimenticare che la stessa autrice del libro  Christa Winsloe, non nascondendo il suo  essere lesbica, nei  propri  romanzi  non aveva timore di  parlare di  rapporti  di  amore al  femminile.

Il film, pur avendo  avuto un buon successo, non scampò alla censura nazista la quale,  dietro al  fatto  che si parlasse di  lesbismo, aveva come obiettivo principale  quello di  colpire sia Leontine Sagan che gli altri  appartenenti  alla troupe tutti  di origine ebraica.

La stessa attrice Hertha Thiele, che interpretava il ruolo  di Manuela, pur non essendo  ebrea ma profondamente antinazista, dovette fuggire in Svizzera nel 1937 trovando impiego  come assistente in una clinica psichiatrica (tornerà  a lavorare per il teatro  e la televisione alla fine delle guerra).

Non fu  solo il regime dispotico  come quello  nazista a censurare Mädchen in Uniform perché  nel 1932  la censura americana si oppose alla sua programmazione e, solo  in un secondo  tempo, grazie all’intervento  di Eleanor Roosevelt, la pellicola ebbe il nullaosta, anche se con alcuni  tagli  nelle scene considerate più osé.

Nel 1958 Ragazze in uniforme  ebbe una nuova versione per la regia di Gèza von Radvànyi

Nel 2006 la regista americana Katherine Brooks  utilizzò Ragazze in uniforme come base per la sceneggiatura del  film Loving Annabelle.

Al termine la scena del  bacio nel  film Mädchen in uniform (…è solo un bacio  innocente)

Alla prossima! Ciao, ciao….. 


Non illudiamoci, a governare la nostra vita ci pensa il Cigno nero

L’incertezza del Cigno nero
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Da cigno a cigno ma pur sempre nero

C’è il cigno  nero sinonimo  di  grazia come l’esemplare nell’immagine, e c’è il cigno nero metafora di un evento che potrebbe anche essere una disgrazia (l’uscita dall’Euro, ad esempio….)

La teoria del cigno nero, o teoria degli eventi del cigno nero, è una metafora che esprime il concetto secondo cui un evento con un forte impatto è una sorpresa per l’osservatore. Una volta accaduto, l’evento viene razionalizzato a posteriori

Perché la teoria si  chiama cigno nero?

Immaginate di  essere un ornitologo  europeo che, prima del 1770, aveva visto  solo  cigni  bianchi: per lui e per la scienza, in base all’evidenza che i cigni  fino  ad allora   visti  erano solo e sempre bianchi, non poteva credere all’esistenza di cigni  di  diverso  colore.

L’esplorazione dell’Australia (e conseguentemente il sorgere delle prima colonia) portò alla scoperta di nuove specie animali tra cui, guarda un po’, un cigno  completamente nero che cancellò l’incrollabile certezza che essi  dovessero  essere per forza solo bianchi.

A dir la verità ( o per lo   meno quello  che si può leggere in rete e che non sia una fake news) il primo  a parlare in questi  termini  di  cigno  nero fu  Giovenale con la frase

Rara avis in terris, nigroque simillima cygno 

Uccello  raro  sulla Terra, quasi come un cigno  nero

Tralasciando le dotti  disquisizioni in latino (lingua che decisamente non è il mio forte e me ne dispiaccio un po’), dobbiamo  a Nassim Nicholas Taleb la nascita di  questa teoria basata sulla certezza che a governare il mondo  (quindi  la nostra vita ) è l’incertezza e la casualità: in poche parole programmate pure il vostro  futuro tanto ci  sarà sempre un cigno  nero  dietro  l’angolo a cambiare le carte in tavola.

Non per questo l’imprevedibile deve essere letto come un qualcosa di negativo magari, cambiando prospettiva, si  aprono nuove possibilità e chissà… 

Naturalmente Nassim Taleb sull’argomento  ha scritto un libro  che si  chiama proprio  Il Cigno  nero (con sottotitolo Come l’improbabile governa la nostra vita…lo  avevo  detto, no?).

Ho  letto il libro trovando alcune cose molto interessanti, altre molto noiose: nell’anteprima potete decidere se sia il caso  di  acquistarlo oppure no (tanto la Casa editrice non mi  da  nessuna percentuale sulle vendite).

Alla prossima! Ciao, ciao………….


Anteprima del libro Il Cigno nero  di Nassim Nicholas Taleb

 

Suffragetta e scrittrice: Rebecca (Cecily Isabel Fairfield) West

Modern suffragettes
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Quando Cecily Isabel Fairfield disse a proposito  del  femminismo

Non sono mai  riuscita a capire con precisione che cosa significhi femminismo.

So  soltanto  che mi  definiscono  femminista tutte le volte che esprimo sentimenti  che mi differenziano  da uno  zerbino o da una prostituta.

Ed io mi considero una femminista o semplicemente una donna che desidera il rispetto  dei  diritti?

Molto  probabilmente se fossi  vissuta nello  stesso periodo  della nostra Isabel avrei  avuto  anch’io  qualche dubbio su  come definirmi ma, sicuramente sarei  andata a braccetto, insieme a tante altre donne, per manifestare contro l’apartheid culturale  che le relegava ad un ruolo  subordinato rispetto  all’uomo, negando loro anche il diritto  di  voto.

Insomma, sarei  stata una suffragetta!

Rebecca West

Perché lei –  senz’altro  avete capito  che parlo  della scrittrice Rebecca West (pseudonimo preso in prestito dal nome della protagonista dell’opera di Henrik   Ibsen  La casa dei Rosmer) – aderì con tenacia al  movimento di emancipazione femminile meglio  conosciuto come quello  delle suffragette.

Lei  era nata nella Contea di  Kerry (Irlanda) il 21 dicembre 1892, cioè dopo ventitré anni  dopo la nascita del Movimento  delle suffragette in Inghilterra (1869).

(Finalmente) il diritto di  votare

La prima nazione a riconoscere i l diritto  delle donne al voto fu  la Nuova Zelanda nel 1893 (quindi all’epoca Rebecca West si  dedicava più alle pappe che alle manifestazioni).

Seguirono Finlandia e Norvegia (rispettivamente nel 1906 e 1907, Rebecca è poco più che un’adolescente) .

E’ il 2 luglio 1928 quando in Inghilterra anche alle donne è riconosciuto il loro  diritto  di partecipare attivamente alla vita politica del  Paese.

Fu la volta della Francia nel 1945  e (finalmente) nel 1946, il 10 marzo, le donne italiane non solo potevano  eleggere chi volevano, ma potevano  anche essere elette.

Fanalino  di coda per il diritto  del  suffragio  universale concesso  alle donne è la moderna Svizzera che, dalla concessione in   alcuni  cantoni  nel 1959, si  arrivò alla totalità solo  nel 1971 (Rebecca West ha settantotto anni, morirà all’età di novantuno anni a Londra il 15 marzo 1983).

Qualcosa su  di lei

Per una biografia dettagliata della scrittrice l’invito è quello  di  fare una ricerca in rete dove le fonti  sono varie e dettagliate (comunque ad inizio  articolo  troverete il link per la pagina di  Wikipedia a lei  dedicata).

Posso  solo  aggiungere che lei, vissuta in una famiglia ad alta concentrazione femminile (madre e sorelle) dopo  che il padre, ignominiosamente, si  era dato  alla fuga, aveva come desiderio  quello  di  diventare un attrice  ma, evidentemente, la vita sul palco non  fu facile, tanto  che pensò di  darsi  alla scrittura.

Lo fece, per l’appunto, iniziando  a scrivere su  un giornale legato  al  Movimento delle suffragette: cosa che la madre le proibì di  fare e, per evitare il divieto  materno, assunse il nome di  Rebecca West.

Un po’ di  gossip

Fra i suoi  amori  quello  più chiacchierato  fu con lo scrittore H.G. Wells di  qualche anno più vecchio  (diciamo  di una ventina d’anni…) che lei, dapprima, apostrofava all’inizio  del rapporto  come essere una vecchia zitella, fino  ad arrivare a chiamarsi  l’uno con l’altra  con gli  appellativi  di pantera e giaguaro (segno  con il  rapporto  era entrato in una fase calda) .

La relazione clandestina durò all’incirca una decina d’anni e, nel  mezzo, la nascita del  figlio  Anthony.

 Altri  amori (tempestosi  o meno) furono Charlie Chaplin e il principe Antoine Bibesco  amico  di  Proust.

Ala fine sposò un banchiere e visse felice e contenta perché ricca e indipendente grazie, anche, al successo dei suoi libri.

La verità

La verità era che Rebecca West, o  se preferite Cecily Isabel  Fairfield,  fu una donna di  carattere  e con notevoli  doti  di  scrittura – da rileggere il suo  reportage sul Processo  di  Norimberga – e oggi li possiamo ritrovare nei  suoi  libri  pubblicati dalla Fazi  Editore fra cui il   primo romanzo : La famiglia Aubrey (anteprima alla fine dell’articolo).

La sottoscritta adesso  vi  lascia per una doccia rinfrescante (penso  di  cenare sotto  l’acqua….)

Alla prossima! Ciao, ciao…………


Anteprima del  libro  La famiglia Aubrey 

Cafonal chic food

 

Le 4 scimmie
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PREMESSA

Ognuno  è libero  di  mangiare e bere ciò che vuole (a parte il cannibalismo), ma la mia impressione  è quella della ostentazione della ricchezza più che  per il gusto del cibo.

Sarò anche esagerata in questo mio  giudizio  e per questo aggiungo:  De gustibus non est disputandum  (se poi la citazione latina è erronea prendetevela con Wikipedia da cui l’ho tratta!)

Il menù

Pizza 24k – 2.000 dollari

Impastata ed infornata dalla Industry Kitchen di  New York la pizza ha tra i  suoi ingredienti formaggio  Stilton (simile, ma non uguale, al nostro  gorgonzola è un formaggio riconosciuto  DOP dalla Commissione Europea ed è prodotto in tre sole regioni  inglesi), fegato  grasso, tartufo nero  francese, caviale Osetra e fiocchi  d’oro  commestibili mischiati a petali di  fiori.

NO COMMENT!

Hamburger, Las Vegas 777 dollari

Se per caso  vi  trovate a Las Vegas e avete fatto un colpaccio  alle slot machine,  potete  pensare di  spendere una parte della vincita recandovi presso Le  Burger Brasserie dove vi potranno  servire questo  hamburger composto  da: manzo  di  Kobe e aragosta del Maine (insieme!?), condita con prosciutto, cipolla dolce caramellata, brie, tripla panna francese….  

Adatto  per chi  possiede i  succhi  gastrici  di  Alien.

 Coppa di  gelato Golden Opulence Sundae a New York – 1.000 dollari 

Da gustare ( si  fa per dire) al  Serendipity 3  : vaniglia di  Tahiti con infuso  di  vaniglia del  Madagascar, scaglie  d’oro 24 carati (anche qui: è proprio una fissazione!), guarnito  con sciroppo di  cioccolata Porcelana Amadei  e trucioli  di cioccolato  Chuao del  Venezuela.

DI NUOVO: NO COMMENT!

♣ Tazza di  caffè Black Ivory – 85 dollari 

In Thailandia, si  coltiva a 1.500 metri  di altitudine la varietà di  caffè Thai  Arabica: i chicchi  di  caffè vengono  dati in pasto agli  elefanti, quindi, una volta raccolti  dagli  escrementi, sono lavati  e torrefatti.

La nuova moda dei  super ricchi è quella di  avere nel salotto  di  casa un elefante a cui dare in pasto i chicchi  della varietà Thai  Arabica: bisogna aspettare solo  che l’elefante dia seguito alla parte terminale della digestione (sperando  che non abbia problemi  di  stitichezza) e quindi, una volta torrefatti i chicchi, servire un caffè tra lo  stupore generale degli ospiti: WHAT ELSE

Voi  cosa avete preparato per cena questa sera?

Io sono indecisa tra la Simmenthal  e uova sode……magari un salto  nella pizzeria sotto  casa..

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 

I MIEI CINGUETTII

BRAVE, BRAVISSIME RAGAZZE

ossessionataMente

The Controller
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Dormire, forse sognare

Fra tutte le Giornate Mondiali dedicate a questo o  a quell’altro  tema, mi  sono  persa la Giornata mondiale del  sonno che cade il 17 di  marzo  di  ogni  anno.

Di preciso cosa si  fa durante la Giornata mondiale del  sonno? Restiamo  tutto il giorno  a letto oppure si  festeggia con pigiama party  dedicati  agli  adulti?

In  ogni  caso  spero  che a nessuno  venga in mente di  creare la Giornata mondiale dell’insonnia .

Per quanto mi riguarda dormendo  le otto  ore di prassi (per meno rischio  di  attivare la modalità zombie per il resto  della giornata ) posso essere anche tranquilla sulla sua qualità.

Quindi, ritenendomi  fortunata, non avrebbe nessun senso per me affidarmi allo  sleep tracker di uno  smartband  come quello  nell’immagine accanto.

Eppure, pur essendo in molti  a farne uso, vi è il rischio  per alcuni  di incorrere nell’ortosonnia : la nuova ossessione (un’altra!?) legata alla ricerca del  sonno perfetto monitorato da uno sleep tracker (vedi  anche l’articolo  di  Wired….ma poi  ritorna qui!).

L’ossessione del controllo

Per un paio  di  giorni  mi ero  arresa: avevo  attivato  sul mio  smartphone l‘applicazione che mi avrebbe detto  quanti passi  avrei  fatto in giornata, con quanta intensità e, conseguentemente, quante calorie avrei speso.

Come nella favola di  Pinocchio anche in queste app vi è un saccente Grillo  Parlante, il cui  unico  scopo è quello  di insinuare in noi  sensi  di  colpa se per un giorno invece di  fare tre milioni  di passi  ne abbiamo  fatto  solo duemilioninovecentonavantonovemilanovecentonovantanove (dovrei  averlo  scritto  giusto): appunto, dopo  solo  due giorni il mio Grillo Parlante mi aveva stufato  e l’ho disinstallato.

Potrebbe sembrare il mio  un caso  di refrattarietà alla tecnologia, ma non è così: adoro tutto  ciò che mi semplifica la vita, ma non ne voglio  essere prigioniera.

L’AI (Artificial Intelligence) verosimilmente cambierà il nostro modo  futuro   di  vivere e sono pienamente convinta che  lo farà in maniera positiva.

Non sono  pochi, però,   quelli  che pensano a questo  futuro come uno scenario  irrimediabilmente   a tinte fosche (Terminator docet):  Stephen Hawking  era tra quelli che mettevano in guardia sui possibili  problemi  che le macchine provocheranno  nella nostra società in un immediato  domani, non il pericolo  di  robot-killer che danno  la caccia all’uomo (appunto  Terminator), ma sul fatto  che esse sostituiranno  sempre di più l’uomo nella catena della produttività creando disquilibri  nella società, cioè aumenteranno  le persone, le quali non avendo un lavoro,  si  troveranno  nella povertà (vedi l’articolo de La Repubblica sui  dubbi  dello  scienziato )

Aspettando  quel  domani  rimaniamo  positivi.

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 


PLAYLIST

Solo  per rimanere in tema…

 

Dateci il nostro dating quotidiano

Buongiorno. Hai dormito bene?
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E vissero  felici  e contenti………….?

Il dating (tradotto alcune volte in italiano come incontri) rappresenta l’attività di carattere sociale attraverso la quale due persone si danno la possibilità di valutare la loro idoneità come partner in una relazione sentimentale. Può essere inteso come una forma di corteggiamento ed è a volte visto come un precursore di fidanzamento o di matrimonio.

Ho rubato  le parole  a Wikipedia  per dare una definizione più semplice possibile al concetto  di  dating che, in ultima analisi, non è altro  che un incontro tra due persone le quali non si  conoscono  e che, dopo  aver letto i rispettivi  profili pubblicati  su  di un  sito, decidono  di approfondire la conoscenza en face à face (scusatemi, ma il francese mi  piace così tanto..).

Cosa accadrà  a queste due persone non lo sapremo  mai e tanto meno  deve interessarci: quello  che mi domando, ammettendo di  essere restia nel pubblicizzarmi  su  un qualsiasi  sito  d’incontri, è se sia intrinsecamente pericoloso fidarsi al cento per cento della persona con la quale entriamo in contatto.

Le statistiche dicono, comunque, che il 30 per cento  delle relazioni  nascono online attraverso le app di  dating: un modo  per far tacere la sottoscritta (un po’ spocchiosetta in questo  caso) che ha considerato questo  tipo  di  approccio  come l’ultima spiaggia per cuori in solitudine.

Quindi il dating è un fenomeno  di  tutto  rispetto assolutamente da non sottovalutare nelle dinamiche sociali, come quelle economiche perché il mercato generato è pari  a quasi  cinque miliardi  di  euro annui con possibilità di incremento enormi.

I competitors del  settore (ma come parlo  oggi!?)  che si  spartiscono questo ingente volume di  denaro sono i soliti  noti  Tinder, Badoo, Meetic e altri  che non sto  ad elencare (tra non molto  anche Facebook entrerà in partita).

Ma se ipoteticamente (ripeto ipoteticamente) dovessi  cambiare idea a chi  affidarmi?

Whitney Wolfe

A lei, perché donna, giovane, intelligente, bella e con un conto in banca che la sottoscritta pensa di non poter mai  vedere (non si  sa mai, però): Whitney Wolfe Herd   già cofondatrice di  Tinder, quindi una persona che  conosce a fondo  il settore, e imprenditrice da lungo  tempo.

Bumble è il suo nuovo  progetto di  social  dating, con una particolarità: è la donna a compiere il primo passo  nella conoscenza di un partner, cioè lei, dopo  aver letto il profilo  della persona, avrà ventiquattro ore di  tempo  per decidere se continuare nel dialogo  in chat.

Sembra poco, ma non lo è considerando  che fino  ad adesso l’iniziativa nelle fasi preliminari  dell’incontro  era tarata sulle aspettative dell’uomo e non su  quelle della donna.

Una sola cosa mi  ha lasciato un po’ perplessa quando  ho  letto  sul sito  di  Bumble questa parte di introduzione:

Bumble ha mosso i suoi primi passi nel mondo del dating, in aiuto di chi fosse alla ricerca della persona speciale. Da allora abbiamo sviluppato parecchio la nostra idea, introducendo una dimensione amicizia con Bumble BFF ed una professionale con Bumble Bizz. E non solo, abbiamo anche dato una bella shakerata a tanti luoghi comuni antiquati. Come? Per ogni affinità trovata con una persona del sesso diverso, sarà la donna a dover fare la prima mossa

Un’affinità con una persona del sesso  diverso?

A priori questo  sembrerebbe escludere le relazioni  omosessuali (svista o politica aziendale)?

Alla prossima! Ciao, ciao……………


PLAYLIST

 

Cammino per la strada
prendo a calci le lattine
guardo il pannello per le affissioni
mi sono messo anche a correre
valutando le persone
verificando la razza
facendo quel che sto facendo
e sentendomi fuori luogo

camminando, camminando sotto la pioggia

mi sento come una donna
ma sembro un uomo
con l’idea di dire continuamente no,
lo faccio quando posso
fischiettando nel buio
splendendo nella luce
arrivo ad una conclusione:
chi ha potere può fare quel che vuole

entrate, voi buffoni
entrate, voi stupidi
sedetevi, no, no
orco, demoni
accendete questa luce, fantastico
muovete a ritmo di musica quei fianchi girevoli
arrivate ad una conclusione:
cucitevi le labbra!

L’aria fritta del bretarianismo

 

Il tuo respiro è lieve come il battito delle ali di una farfalla
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Nutrirsi  d’aria (fritta)

L’australiana signora  Ellene Greve, più conosciuta dai  creduloni con il nome di Jasmuheen, parlando del bretarianismo (in inglese breatharianism) rilasciò ad un giornale di  Bangkok questa definizione:

Il breatharianismo è sorto all’alba dei secoli. La Mente Universale indica che ci fu un tempo in cui tutti gli esseri erano sostenuti da forze praniche. Breatharianismo è la capacità di assorbire tutti gli elementi nutritivi – vitamine e cibi dei quali si ha bisogno per avere un veicolo fisico sano – dalla forza vitale universale o energia chi. Colui che lo pratica non ha bisogno di cibo. Se si vuole divenire breathariani occorre esercitare il dominio sulla propria mente, attuare cioè una consapevole riprogrammazione della memoria cellulare, eliminando ogni convinzione limitativa e meschina

Naturalmente, oltre alla fama che lei  è riuscita a crearsi  fra gli  adepti  di  questa follia, ha scritto  diversi  libri  sull’argomento che, non solo hanno  alimentato la credulità di  alcuni, ma anche il suo portafoglio.

Da parte mia dico  solo  che seguire queste filosofie con il tempo diventa il modo più semplice per osservare le margherite dalla parte delle radici.

Nutrirsi troppo 

Quasi  la metà della popolazione italiana, secondo  i  dati  Istat,  ha qualche chilo di  troppo oltre il peso  forma (più i  maschi  che le donne), ma a preoccupare  sono i  giovani in cui i problemi di peso sono  dovuti  dovuto  sia ad una alimentazione errata che ad uno stato  perenne di  pigrizia.

Come posso  concludere se non regalandovi alcune ricette che, anche se  più pesanti dell’aria, sono senz’altro  salutari.

Alla prossima! Ciao, ciao………………..


DOLCEeSALATO

 

Far shopping fa bene alla salute. Si, ma……

Shopping
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Se seguite il mio  blog (lo seguite, vero!), vi  ricordate certamente che avevo  scritto un articolo sul libro di Sophie Kinsella  I love shopping, in cui si parlava di acquisti  compulsivi da parte della protagonista principale  che la portavano ad indebitarsi oltre modo.

Ovviamente essendo un romanzo virante al  rosa,  per di più apri – pista di una serie che l’autrice ha dedicato  al  suo  personaggio, il vissero  felici  e contenti è assicurato.

Ma voi, qui  mi  rivolgo  anche agli uomini, nel  caso di qualche acquisto che va oltre  il budget che vi  siete prefissate, come vi  sentite dopo?

La sottoscritta, considerando un  conto  bancario  del genere yoyo, qualche scrupolo lo ha…subito  superato dalla delizia e contentezza di  calzare quel paio di  scarpe che in vetrina aspettavano proprio  me.

Eppure, sapendo  che faccio  del  bene al mio fisico, non dovrei  avere più nessun rimorso.

Si, perché è la scienza che lo dice e  cioè che

Lo shopping è terapeutico, riduce lo stress, fa aumentare l’autostima e, dulcis in fundo, fa anche dimagrire. 

Parlando  di  ricerca scientifica è altresì ovvio  che dietro  vi  sia una pubblicazione su  di una rivista specializzata, in questo  caso il Journal of epidemiology and community health, ma il  dubbio, leggendo appunto  l’analisi  di  questa ricerca, è che ogni  tanto  questi scienziati hanno  voglia di  divertirsi alle nostre spalle.

Qualche esempio  riferito a questa tesi dello shopping curativo?

  • Gli  scienziati  hanno  scoperto  che fra le over 65 che si  dedicano agli  acquisti almeno  sei  giorni su  sette, il tasso di mortalità è inferiore del  28 per cento rispetto  a chi preferisce risparmiare. Questo perché uscire e girare fra negozi permette di  fare costante esercizio  fisico e aumenta il buonumore. 

Non so  come  sia il welfare australiano  (la ricerca è appunto  stata fatta in Australia), so per certo che qui  in Italia io potrò sperare di  andare in pensione più o  meno verso i novant’anni quindi, dovendo  lavorare fino a tarda età, non potrò girare per negozi sei  giorni  su sette.

A questo punto mi chiedo se le over – 65 della ricerca non siano  tutte appartenenti  all’upper-class, perché girare per negozi quasi  tutta la settimana significa non aver proprio  niente da fare se non spendere (….poverine).  

  • Lo shopping riduce l’ansia ed è una forma di  divertimento che in qualche  caso può combattere la solitudine e il malessere esistenziale.

Che ci provino  a fare shopping durante i  saldi: vorresti  essere sola per scegliere in santa pace il capo in offerta e non guerreggiare con l’altra predatrice che ha visto lo stesso abito  che tu  stringi in mano (anche se non lo  acquisterai  perché di  due misure più piccola della tua).

  • La ricerca evidenzia come coloro  che facevano  acquisti  erano  almeno  tre volte più felici  di chi  guardava solo  le vetrine.

Ma va! 

  • Passeggiare per tre ore fra una vetrina e l’altra permette di  bruciare 350 calorie (500 evitando  ascensori  e scale mobili).

Considerando  che lo  shopping si  fa in città, può anche essere vero che consumo 350 o 500 calorie, ma quanto  smog inalo?

Meglio  il mio Nordic Walking in mezzo  ai  boschi

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Genova è la città più gioiosa: non lo dico io ma Twitter.

The colored city
Caterina Andemme ©

 

Genova una città triste?

I genovesi sempre a mugugnare su  qualunque cosa e quindi  si  autocondannano all’infelicità?

Non è per nulla vero e la sorpresa (almeno  da parte mia) non esce da un uovo  di  Pasqua in vendita a sottocosto,  ma dalla ricerca dell’Università degli  studi  Milano attraverso il suo  spin-off Voices from the blogs 

Attraverso l’indice da loro  sviluppato, iHappy, si  sono  analizzati  i post di  Twitter pubblicati  dagli  utenti  italiani – tra essi Caterina Andemme, cioè la sottoscritta – stimando  il loro  relativo  livello  di  felicità o  tristezza quotidiana.

In quale maniera ci  riescano è per me uno  dei  tanti misteri insondabili  della vita, per cui non mi resta che linkare (guarda un po’  cosa ho imparato  a scrivere) la pagina del  sito  di Voices from the blogs dove viene spiegato  tutto per filo  e per segno molto  meglio di  come potrei  farlo io.

Se non vi  accontentate della lettura della sola pagina direttamente dal  sito e siete vittime del  download compulsivo, è pronto  per voi un ebook (in formato  Pdf)   pronto  da scaricare.

Non ho  detto una cosa molto importante: in questa ricerca Genova si piazza al Primo Posto come città più gioiosa, mentre Milano all’undicesimo posto e Torino al nono (il famoso triangolo, ormai penso ex, delle città industriali  chiamato  Ge.Mi.To.)  

A questo punto  vi  domanderete quale sia la città classificata come ultima: non è nessuna città del sud, nessuna delle isole, ma….rullo  di  tamburi…..the loser is Aosta

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 


PLAYLIST

 

Sono vulnerabile
Ma non ti piaccio più?
Stai scivolando via da me
Stai allontanandoti da me

Sono vulnerabile
Ma non ti piaccio più?
Stai scivolando via da me
Stai allontanandoti da me

Frenami
Sta scappando via da me
Sta scappando via da me
Sta scappando via da me

Il testo tradotto in italiano per intero  la trovate in questa pagina

Amplessi al silicone

Studio su figura femminile
Caterina Andemme ©

 

La lettura del  seguente articolo è consigliato ad un pubblico adulto per il suo contenuto lievemente a luci  rosse.

Se c’è una cosa che mi turba è vedere una giovane donna prostituirsi  ai  bordi  di un marciapiede, di notte (in alcuni  luoghi  anche alla luce del  sole), con indosso il  vestiario minimo, che sia inverno  o  estate, per mostrare il suo  corpo  ridotto  a mercanzia.

Ed è qui che, decidendo  di  scrivere quest’articolo, mi  viene un dubbio: è giustificabile l’utilizzo di  una sex doll  da parte di un uomo per dare sfogo al suo  desiderio  di  fare sesso e, in questa maniera, ipotizzare di salvare le donne dal  marciapiede?

La mia risposta è univoca: in entrambi  i  casi provo una profonda tristezza diversificandola, però, in  quella  riferita alle donne costrette a prostituirsi, da quella di uomini che, in ogni caso, considerano  la donna come oggetto.

La prostituzione è una faccenda molto  antica, ma ho  scoperto  che anche utilizzare un surrogato  come una bambola sessuale non è roba recente. Infatti già dal XVII secolo  andavano  diffondendosi tra i  marinai  le dames de voyage realizzate in stoffa e con fattezze, ovviamente,  femminili.

Oggi le sex doll,   certamente più sofisticate delle loro  antenate, sono un prodotto commerciale, se pur di nicchia considerando il loro  prezzo che va da quello  di una piccola utilitaria salendo  fino  alla somma per acquistare un  SUV.

Che possono fare per il loro proprietario, oltre che a fare (crudamente)  sesso?

Matt McCullen, fondatore di Realdoll  (un po’ la Maserati nell’ambito dei  fabbricanti  delle  sex doll), nell’intervista sull’ultimo  numero de Il Venerdì  afferma che fare sesso con le sue bambole è solo il dieci  per cento dell’utilizzo  che se ne può fare.

Al pari  del  giornalista che ha fatto l’intervista, mi resta  difficile immaginare in cosa consista il restante novanta per  cento  delle sue capacità.

Certo  che se il cliente ha qualche decina di migliaia di  euro  da spendere, può optare per il top  di  gamma: una lei (essa?!) perfettamente configurabile attraverso una semplice app sullo  smartphone che, in base a diversi  parametri, ne cambia le forme: una sera appagare  il desiderio per una donna (simulacro  di  donna) con seni abbondanti, un altra sera un po’ più in carne se non più muscolosa.

Magari,  se per una volta non si  ha voglia di  fare sesso, la si può programmare come una servizievole androide  che chiede con voce petulante, all’uomo che rincasa dopo  una giornata di  lavoro: Ciao caro  com’è andata oggi?

Per quanto  possa essere sofisticata  il più recente modello  della   sex dolls sono ancora dozzinali rispetto ai modelli immaginari dei film di  fantascienza:  come non ricordare la sensualissima Rachel di  Blade Runner (interpretata dall’attrice Sean Young), oppure i  sinth della fortunata serie televisiva inglese Humans   .

L’ultima nata tra i  replicanti  (androidi, sinth chiamateli  come volete) è  Alita: il regista Robert Rodriguez  (magnifico  il suo Sin City) continuando un progetto  di James Cameron  ha da poco  completato  le riprese di  Alita: Angelo  della battaglia (Rosa Salazar nel ruolo  principale) dove Alita, per l’appunto, è una cyborg tutta occhioni che tra mille vicissitudini cerca il perché della sua esistenza.

Il film uscirà nelle sale italiane la prossima estate.

Alla prossima! Ciao, ciao…. 

P.S. Ma credevate davvero  che questo  fosse un articolo  a luci  rosse? 


Trailer