La bella e le bestie

Evoluzione e involuzione
© caterinAndemme

Vestita con una minigonna e un giubbino  aderente,  il corpo  esile come un giunco, ballava in una fredda notte seguendo il ritmo  di una musica che solo lei  poteva sentire.

Forse, aspettando il suo  prossimo  cliente, era l’unico modo  che aveva per scaldarsi.

Prostituta? Certo, ma soprattutto un essere umano.

Non ho inventato questa figura di  una prostituta perché mi è rimasta impressa da quando una notte, rincasando dopo  una cena da amici, fermi  al  semaforo di una via di  Genova l’avevo  vista: era molto giovane e anche carina, probabilmente straniera, ma lì, al freddo, aspettando   il suo prossimo cliente,  mi sono venuti in mente quanti appellativi potevano esistere  per descriverla: prostituta (il più gentile se vogliamo); puttana (è un classico), bagascia (nel  dialettale)  e giù fino al più scadente turpiloquio.

Eppure  nessuno di  essi  mette in conto un fatto: che lei è un essere umano e, dietro  alla scelta di prostituirsi, c’è sempre un dramma e nella stragrande maggioranza dei casi  coercizione da parte dei delinquenti che vivono sulla sua pelle.

Con una buona dose di pragmatismo, sono  perfettamente cosciente del  fatto che la prostituzione esiste da sempre e continuerà ad esistere.

Se è vero che una donna (ovviamente anche un uomo) decide di  vendersi per un proprio  profitto è, secondo  me e senza pregiudizi, libero  di  farlo. Se una donna (ovviamente anche un uomo, anche se è un caso molto  più raro) è costretto a prostituirsi, il caso richiede una soluzione.

Nel 1958 

Con la legge 20 febbraio  1958 n. 75, la cosiddetta Legge Merlin dal nome della promotrice e prima firmataria la senatrice Lina Merlin, in Italia vennero  chiuse le case di tolleranza e introdotto i reati  di  sfruttamento, induzione e favoreggiamento  della prostituzione.

Con lo  spostamento della realtà politica italiana assimilata alla destra a matrice salviniana, possiamo  essere certe che si  riparlerà del progetto  di  riaprire le case di  tolleranza (che poi  sono i bordelli) o, magari, interi  quartieri  a luci  rosse questo  perché, nell’idea del proponente, si  avrebbe un indubbio  vantaggio nel  relegare la prostituzione in luoghi  fisici ben  delimitati  e un controllo  sanitario sulle operatrici  e loro  clienti.

Questo  soluzione, secondo  il mio punto  di  vista, sarebbe un modo in più per ghettizzare la donna e non certo per emanciparla dalla  subalternità  nei  confronti  dell’uomo  ancora presente in molti  aspetti  della nostra società.

Inoltre,  chi  dovrebbe gestire queste case chiuse?  Lo Stato o cooperative?

L’unico vantaggio (a parte quello  di  nascondere la prostituzione) sarebbe un introito  da parte dello  Stato sotto  forma di  tassazioni.

A questo punto  preferirei vedere riconosciuto la professionalità di  chi  autonomamente sceglie   questa professione  (le escort, ad esempio).

L’esempio di  aiuto  che parte da Genova 

il progetto HTH – Hope This Helps, finanziato  dalla Regione Liguria, mira a contrastare il fenomeno  della prostituzione , specie quello minorile, attraverso unità di strada (un furgone con operatori  idoneamente preparati  e appartenenti  alle associazioni Afet – Aquilone,  Comunità di  san Benedetto e altre ancora) con l’obiettivo  di informare le prostitute sul modo  di  contattare servizi  sociali, ospedali, avvocati, ginecologi e forze dell’ordine.

Oltre a questo  tipo  di aiuto  si  aggiunge quello  più materiale e cioè offrire a queste donne caffè, brioche e indumenti per scaldarsi ma anche preservativi.

iL sONDAGGIO 

Siete d'accordo sulla riapertura delle case di tolleranza?

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E’ un piccolo  esperimento per dare un servizio in più nel mio  blog.

Alla prossima! Ciao, ciao………


Il libro con anteprima 

Alla base della prostituzione ci sono profonde ineguaglianze economiche, politiche e sociali che rendono asimmetrici i rapporti tra clienti e prostitute. Ma, se è vero che il contratto di prostituzione dà ai clienti un dominio sulle prostitute, il grado di soggezione sperimentato da queste ultime varia enormemente. L’autrice, Julia O’ Connor Davidson,   offre un’analisi del fenomeno della prostituzione sia nei paesi economicamente sviluppati che nei paesi del Terzo mondo, utilizzando una ricerca etnografica (un totale di 399 interviste rivolte a clienti e turisti del sesso e a persone coinvolte nel business della prostituzione) unita ad una varietà di approcci teorici (sociologico, psicoanalitico, femminista).

 

Anche l’Uomo Ragno avrà bisogno del Tx 2-6?

I’m watching you
©caterinAndemme

Odio scrivere la frase secondo  le statistiche..

..eppure secondo  le statistiche il 40 per cento  della popolazione maschile mondiale ha problemi di  erezione (e quando  dico erezione capiamo  tutti  quale sia il riferimento).

Da buona blogger dovrei dare la fonte da cui si  evince che il problema riguarda quasi  la metà della popolazione maschile (centenari  compresi), siccome però il dato è abbastanza generico e come donna mi riguarda fino  a un certo punto (anche qui si  comprende bene quale sia la soglia di  quel  fino a un certo punto), confesso di  aver preso  quel numero  da un articolo  a caso  dei  miliardi   di articoli  che trattano la disfunzione erettile.

Sappiamo  che a sopperire questo deficit erettile da ormai più di  vent’anni si  ricorre alla chimica di quella pillolina blu che va sotto il nome di  Viagra (a dire il vero  vi  sono  altri prodotti ma, immagino, che il viagra vada per la maggiore).

Ragno brasiliano errante (Phoneutria nigriventer)
..simpatico, vero?

Adesso rivolgendomi  ad un ipotetico  lettore che ha qualche problema di  quel  genere, e che nello  stesso  tempo  voglia stupire la sua partner con un rimedio molto  naturale, gli consiglio di procurarsi  un esemplare  di ragno  brasiliano errante (Phoneutria nigriventere farsi mordere per avere quasi  istantaneamente un erezione che durerà abbastanza per soddisfare quel  genere di  attività fisica che tanto ci piace.

Unica controindicazione è che  il morso è molto  doloroso  e  si può anche morire.

Niente paura: gli  scienziati hanno pensato  di  estrarre dal  veleno  del  ragno il peptide che causa l’erezione (quel Tx 2-6 nel  titolo).

Una volta estratto lo hanno iniettato, attraverso un micro dispositivo inserito  nel pene di  cavie (si  tratta di  topi  e non uomini)  e quindi  misurata la variazione di  pressione dovuto  all’aumento  di  flusso  di  sangue nei  vasi  sanguinei  interni  al pene degli animali.

La ricerca non dice se dopo  i  topi  si  siano  dati  ad orge sfrenate, ma si è evidenziato un aumento  dell’ossido  nitrico nei  corpi  cavernosi (ricordo  che l’ossido nitrico è un importante neurotrasmettitore con effetto  vasodilatante ).

Inoltre l’effetto del peptide inizia in una fase precoce del processo  di  erezione a differenza del  viagra  e dei  famaci  similari.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao….

 

Mädchen in uniform: il primo bacio tra due donne in celluloide nella Germania del 1931

La genesi di una donna
©caterinAndemme

L’indiscreta

Se una vostra amica o semplice conoscente vi  dicesse che vi  ama e che farebbe volentieri  sesso con  voi, quale sarebbe la vostra reazione?

A) Improvvisamente vi  siete ricordate che dovete prendere i  bambini  a scuola anche se sono le dieci  di  sera e voi  non avete figli

B) L’ipotesi  di  fare l’amore con un altra donna è per voi la stessa che cavalcare un dromedario per le vie del  centro  di  Milano

C) Ci  fate un pensierino (e basta)

D)  L’unica domanda che vi  viene in mente da fare  è: << A casa tua, oppure da me? Magari in albergo?>>

In effetti  ci  sarebbe poco  da scherzare in quanto i pregiudizi  sono  ancora lì a dirci quanta strada dobbiamo  ancora fare affinché venga accettata  una concezione diversa di vivere un affetto   che non sia solo  eterosessuale.

D’altronde, con un ministro  della Famiglia che, oltre che prendersela con tutto il mondo  LGBT , vaneggia  affermando che i migranti diluiscono la nostra identità, è fuori da ogni  dubbio che la lotta per i pari  diritti è ancora lontana da concludersi.

Detto questo…

Mädchen in Uniform: il tema dell’amore lesbico nel 1931

Nella Germania del 1931, quindi due anni prima dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, nelle sale cinematografiche si proiettava Mädchen in uniform (Ragazze in uniformediretto  dalla regista Leontine Sagan e tratto  dal libro omonimo della scrittrice ungherese Christa Winsloe.

La pellicola è incentrata su di una ragazza dal  carattere ribelle, Manuela, che verrà costretta per questo alla disciplina in un collegio  femminile a Postdam.

In questo  ambiente conoscerà l’amore per una sua insegnante che,  a differenza delle altre colleghe, usa con le ragazze modi più gentili:  Manuela, travisando il suo  sentimento, confesserà pubblicamente il suo  amore con la conseguenza tragica di uno  scandalo.

In effetti Mädchen in Uniform è considerato  come essere il primo  film a tema lesbico  della storia del cinema, senza dimenticare che la stessa autrice del libro  Christa Winsloe, non nascondendo il suo  essere lesbica, nei  propri  romanzi  non aveva timore di  parlare di  rapporti  di  amore al  femminile.

Il film, pur avendo  avuto un buon successo, non scampò alla censura nazista la quale,  dietro al  fatto  che si parlasse di  lesbismo, aveva come obiettivo principale  quello di  colpire sia Leontine Sagan che gli altri  appartenenti  alla troupe tutti  di origine ebraica.

La stessa attrice Hertha Thiele, che interpretava il ruolo  di Manuela, pur non essendo  ebrea ma profondamente antinazista, dovette fuggire in Svizzera nel 1937 trovando impiego  come assistente in una clinica psichiatrica (tornerà  a lavorare per il teatro  e la televisione alla fine delle guerra).

Non fu  solo il regime dispotico  come quello  nazista a censurare Mädchen in Uniform perché  nel 1932  la censura americana si oppose alla sua programmazione e, solo  in un secondo  tempo, grazie all’intervento  di Eleanor Roosevelt, la pellicola ebbe il nullaosta, anche se con alcuni  tagli  nelle scene considerate più osé.

Nel 1958 Ragazze in uniforme  ebbe una nuova versione per la regia di Gèza von Radvànyi

Nel 2006 la regista americana Katherine Brooks  utilizzò Ragazze in uniforme come base per la sceneggiatura del  film Loving Annabelle.

Al termine la scena del  bacio nel  film Mädchen in uniform (…è solo un bacio  innocente)

Alla prossima! Ciao, ciao….. 


A voi dove piacerebbe farlo? Lo so, non sono fatti miei ma qualcosa devo pur scrivere…

LeiLui
CaterinAndemme ©

Vagabondando in giro per la rete

A voi  dove piacerebbe fare sesso?

Adesso non ditemi  che non avete qualche fantasia particolare nel voler fare sesso in un luogo che non sia la vostra camera da letto, o quella di  qualcun altro(a) o di un albergo: io, ad esempio,………..

Naturalmente non voglio  farmi i fatti  vostri ma, come da sottotitolo all’articolo, vagabondando per la rete ho  trovato questa ricerca commissionata dalla Lelo  ( azienda svedese produttrice di  sex toys) che riporta quanto  segue riguardo:

I luoghi  pubblici  dove le donne preferiscono fare sesso

  • Il 73 per cento  delle intervistate ha detto di  aver fatto  sesso in auto

Uhm…..autoerotismo?

  • il 36 per cento  ha affermato  di  averlo  fatto  almeno  una volta in una radura nascosta di un parco  pubblico.

Si può fare se il parco  pubblico  è quello  di  Central Park (ma anche lì i voyeur sono in agguato), comunque impossibile se la radura nascosta è utilizzata   come gabinetto al  cielo  aperto per esseri umani,  cani, magari  qualche gatto: si, solo il pensiero  di  ciò mi  fa rientrare in quel 64 per cento  di  donne che hanno  rinunciato, più o meno  volentieri, al sexe en plein air in un parco pubblico.

  • Il 22 per cento  ha affermato  di  aver fatto  sesso in ufficio anche più di una volta.

C’è chi in rete si  spende in consigli di  come fare e dove fare sesso in ufficio (sconsigliatissimo il bagno), la domanda è però questa: non è meglio portare il lavoro  a casa è terminarlo lì?

  • Solo il tre per cento avrebbe il desiderio  di farlo durante un volo in aeroplano.

Paura di  volare oppure quella di non avere a portata di  mano  un paracadute per salvarsi  da situazioni imbarazzanti come, ad esempio,  quella di giustificare il fatto di  aver trasformato il detto due cuori e una capanna in due cuori  e una toilette.

Alla prossima! Ciao, ciao………………..


 

PLAYLIST

Perché quando  ascolto un brano dei AC/DC mi sembra che a cantare sia paperino

 

Il potere di Hedione

Hedione
CaterinAndemme ©

Tempo  fa, leggendo l’articolo  di  Paola Scaccabarozzi  Messaggeri  d’umore (D – Donna novembre 2015) in cui  si parlava del potere degli ormoni sulla nostra vita, mi sono imbattuta per la prima volta sul dihidrojasmonato di  metile quella molecola che, presente in molti profumi, scatena da parte del nostro ipotalamo il rilascio  di ormoni  sessuali.

Comprendendo  che la sessualità va ben  oltre ad una sniffata di dihidrojasmonato  di  metile, vado  subito  al dunque dicendo  che esso  si  trova come essenza floreale del gelsomino: Christian Dior, nel 1966, la utilizzò come base per il suo  profumo Eau Savage.

Per evitare un lungo ed impronunciabile scioglilingua, alla nomenclatura chimica dell’elemento  si  è preferito  darne uno  molto più semplice e significativo: Hedione  (in effetti è un mix tra gelsomino  e magnolia) nome derivato  dal  greco  antico per indicare la parola piacere (se qualche grecista non è d’accordo  con questa traduzione sappia che non mi  offenderò se vorrà correggermi).

A conferma dell’effetto dell’Hedione sul desiderio  femminile è stato un gruppo  di  ricerca della Ruhr-Universität Bochum (Germania): nell’esperimento ad un gruppo  di volontarie è stato  fatto  annusare sia l’Hedione che l’alcol feniletilico (anch’esso utilizzato  come fragranza floreale nei  profumi).

Dopodiché esaminando il cervello  di  queste donne (….ovviamente attraverso una TAC e lasciando il cervello  dove di  solito  si  trova), si è visto che, in coloro  che avevano  annusato  l’Hedione, l’area cerebrale del  sistema limbico, responsabile delle emozioni e della sessualità, si  era accesa molto più in confronto  dell’effetto  della sostanza di  comparazione.

La storia di  questo  esperimento (storia non confermata) riporta la testimonianza di  alcuni  testimoni  oculari  che hanno  visto gli  scienziati  barricarsi  nel  laboratorio  perché assaliti  dalle volontarie desiderose di  fare sesso  con loro (qualcuno  ha ceduto alla richiesta molto  volentieri).

Augurandovi un buon 1 maggio vi  aspetto il mercoledì successivo.

Alla prossima! Ciao, ciao………………….

INstagrammandomi 


Un po’ di vita mondana (e tanta fame…) #fotografia #ritratto #persone

Un post condiviso da caterina andemme (@caterina_andemme) in data:

Sex hard, sex soft: ma di che sex parliamo?

Io voglio vedere, io voglio parlare
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La meditazione orgasmica è una pratica che si può fare fra due amici o due amanti, in cui  la donna si  spoglia dalla vita in giù e l’uomo le accarezza il clitoride per quindici  minuti, senza che si  arrivi  ad un rapporto  sessuale. Scaduti i quindici  minuti si  discutono le proprie sensazioni, la donna si  riveste ed entrambi vanno per la propria strada

Emily Witt in un’intervista a La Lettura nel  febbraio 2017

Emily Witt, autrice di  Future sex – A new Kind of free love (di  cui  troverete un anteprima  in inglese alla fine dell’articolo) è convinta che il futuro  sessuale non potrà essere solamente monogamico (etero o omo) ma libero, nel  senso  che lo  faccio quando mi pare, con chi  mi pare e come mi pare: nulla di  nuovo, direi.

D’altronde lei (laureata alla Brown University in cosa non lo so e non lo  voglio  sapere) stanca del  suo  partner si è dedicata anima e corpo  (più corpo  che anima) alla frequentazione di  set porno (BDSM in particolare), orge e sedute di meditazione orgasmica.

A parte la  meditazione orgasmica – più che orgasmo meditativo parlerei di cose lasciate a metà – sono convinta che l’erotismo praticato  tra adulti consenzienti sia da coltivare piuttosto che esibire come anti – conformismo.

Sono assolutamente contraria alla pornografia dove una   donna viene considerata solo  per i  suoi  orifizi (escludendo  naso  ed orecchie, spero!) ad uso  esclusivamente maschile (lo  so  che esiste anche la pornografia al femminile, magari   anche più gentile).

Come sono  contraria agli stereotipi  della donna asservita all’uomo – cara Elisa (Isoardi)  non è affatto  vero che una donna, per quanto in vista, deve dar sempre luce al  suo uomo: una donna è una persona che in un rapporto  di coppia non deve essere subordinata all’uomo, tanto  meno un’ancella con torcia annessa -.

Dovrei  anche parlare  delle volgarità alla Ferrero (la donna è come una porta: va penetrata e non pensata): ma qui  è evidente una dislocazione dell’encefalo dalla sua sede naturale ad altra parte del corpo in basso,  da cui  la locuzione verbale che lascio  volentieri  a voi immaginare.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Libri in vetrina

Nel corso della vita abbiamo letto tante favole, ma nessuna finiva con «e vissero da soli, felici e contenti». Eppure per un gran numero di persone la vita va proprio così. Dopo la fine di una storia importante, Emily Witt si è ritrovata a gestire una libertà emotiva e sessuale che l’ha disorientata: di fronte all’infinita varietà di esperienze sessuali di colpo a portata di mano grazie a nuovi e insospettabili canali, si è ritrovata priva di un nuovo sistema di regole – sia lessicali che comportamentali – che le facessero da guida: era ancora consentito innamorarsi di un partner di letto? E sognare una famiglia? La sicurezza quotidiana era compatibile con la libertà sessuale? Insomma, a vent’anni da Sex & the City e a cinque dal lancio di Tinder, «le nostre relazioni sono cambiate, ma il nostro modo di definirle no». A caccia di un nuovo vocabolario del corpo e degli affetti, la Witt intraprende allora un viaggio che spazia dalle prime agenzie di incontri virtuali al porno femminista, dagli orgasmi durante le sedute di yoga alle politiche sulla fertilità che restano pericolosamente retrograde, e lo fa con uno slancio empatico, con una scrittura intima e radicale degna delle più grandi interpreti della controcultura di fine anni Sessanta.

Anteprima 

 

Condom 3.0 per l’uomo ZeropuntoZero

Evoluzione e involuzione
Caterina Andemme ©

 

Avete un partner (fidanzato. marito, amante) che è sempre iperconnesso, con la tendenza ad essere un po’ narcisista e paranoico?

Vi auguro proprio  di no.

In caso  contrario, se volete sbalordirlo  con un regalo che vi costerà all’incirca una settantina di  euro, ecco  quella che potrebbe essere un’idea:

Quando mi  hanno  fatto  vedere l’oggetto nell’immagine, chiedendomi cosa fosse, avrei  dovuto  capire subito che mi  stavo  cacciando  in un trappola.

Li per lì ho subito  detto che fosse un bracciale da indossare con sensori che, comunicando  con lo smartphone, avrebbe tracciato  le performance agonistiche del proprietario: dal  battito  cardiaco al consumo  delle calorie – tra l’altro, a suo  tempo, avevo  scaricato un’app simile che dopo  due giorni  ho  disinstallato perché mi procurava una certa apprensione – ridacchiando i malevoli mi dissero che si, la funzione pressappoco era quella, ma che per indossare quello  che io  consideravo un braccialetto bisognava cercare un altro  luogo  specifico  dell’anatomia maschile.

i.Con, questo  è il nome del  gadget, è un preservativo intelligente (per quanto possa esserlo  un profilattico)  prodotto  dalla British  Condoms  (una specie di  Amazon dei preservativi).

La sua funzione, una volta posizionato, è quella di  raccogliere diversi  parametri quali: temperatura cutanea, il numero, la frequenza e la durata delle spinte durante il rapporto  sessuale, la forza della spinta e il rilevamento  delle posizioni utilizzate.

Tutti  questi  dati, attraverso un collegamento  Bluetooth, vengono immediatamente trasmessi  all’app  dedicata sullo  smartphone.

Come se tutto  questo non bastasse, l’azienda ci  assicura che possiamo condividere le nostre prestazioni  con gli  amici, o renderle note a tutto il mondo attraverso la formula dei  social.

A questo punto, mi pare, che il ruolo  della donna sia quello  di  essere paragonato  ad un attrezzo ginnico  quale può essere una semplice cyclette.

Niente paura: per noi  donne esiste la possibilità di  acquistare un set di palette con dei numeri  scritti  che vanno  dalla zero  fino  al dieci: quando  (e se) lui  vi  chiederà come si è comportato nel  fare l’amore possiamo alzare la paletta con il giusto  valore che gli  vogliamo attribuire.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..


Libri IN Vetrina

Fresco di  quattro  premi Oscar, oltre ad altri riconoscimenti vinti  in altri  festival del  Cinema, La Forma dell’Acqua  (The shape of the water) è anche il  libro omonimo  scritto dal regista   Guillermo  del Toro e dallo scrittore,  anche regista,  Daniel  Kraus.

Baltimora, 1962. Al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la «risorsa» più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l’inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei segni per comunicare.
Immaginazione, paura e romanticismo si mescolano in una storia d’amore avvincente, arricchita dalle illustrazioni di James Jean.

Di seguito un’anteprima del  libro  offerta da Il Libraio.

Divagazioni poco serie sul sesso

Amore protetto
Caterina Andemme ©

Si può fare sesso  all’aperto  quando  la temperatura segna zero  gradi?

La risposta la delego  volentieri a chi  ne ha provato  l’esperienza (magari  l’ultima della sua vita) quanto piuttosto devo  dire che la domanda mi è sorta leggendo che a Minsk (Bielorussia) un migliaio di uomini hanno  corso a petto  nudo in quella che è definita la Marcia dei  veri  uomini.

A ciò si  aggiunge un’altra mia domanda: perché gli uomini devono fare queste dimostrazioni per affermare di  essere veri? Penso  che sia colpa di un’errata calibrazione fisiologica del testosterone (comunque ho  visto il video: tra qualche fisico  degno  di nota, ho visto molte pance traballanti  e non so  se per il freddo).

Adesso, avendo messo  la parola sesso nel  titolo  (riconosco  che è un espediente becero per attirare qualche visitatore in più, forse  anche visitatrici), cosa ci  guadagniamo  nel  farlo oltre che al più puro dei piaceri  fisici?

La scienza, la medicina, la psicologia o  quello  che più vi  garba dice che:

  • Il sesso  riduce lo  stress 

E’ risaputo (ma allora perché lo scrivo?), in un rapporto  sessuale l’organismo produce dopamina, endorfine e ossitocina: un cocktail che azzera lo  stress e ci  fa vedere il mondo  in armonia.

Peccato  che passato  l’effetto  tutto  torna come prima: il rimedio  è ripetere l’esperienza il più presto possibile.

  • Il sesso  brucia calorie

Non è particolarmente vero, comunque sembrerebbe che fare sesso per tre volte alla settimana (scienziati ottimisti nella maggiore delle ipotesi) può bruciare fino a 7.500 calorie in un anno.

Allora, nel  dopo, possiamo  coccolarci con del  cioccolato  senza per questo  avere rimorsi per la silhouette. 

  • Il sesso  aiuta il nostro  sistema immunitario 

Se tra colleghi  ed amici ho avuto una moria di persone influenzate, cosa devo pensare? Che hanno  fatto poco  sesso, oppure che lo hanno  fatto all’aperto  a zero  gradi?

  • Il sesso  aiuta il cuore

I ricercatori hanno scoperto che gli uomini che fanno  sesso  regolarmente (tre volte alla settimana?) hanno il 45 per cento in meno  di probabilità di  soffrire di  malattie cardiache.

Quindi, se il nostro partner ci  dice mi spezzi il cuore,  è da intendersi: <<Cara, facciamo poco  sesso!>>.

  • Il sesso  allevia il dolore

In ogni  caso io ho  sempre mal  di  testa.

  • Il sesso aiuta noi  donne a rinforzare i muscoli pelvici 

Sperimentare….sperimentare….

  • Il sesso  ti  aiuta a dormire bene

Anche una camomilla….

  • Il sesso  ti rende dieci  anni più giovane

Non illudiamoci: le rughe ci  sono  e non vanno via neanche applicando il kamasutra dall’ A alla Z ( note a piè di  pagina comprese).

Alla prossima! Ciao, ciao…………….. 

 


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