Viaggi extragalattici organizzati a bordo di Oumuamua?

Viaggi extragalattici
© caterinAndemme

Do you remember X- Files? 

<<Visto  che la scienza non riesce a darci  delle risposte, perché non consideriamo  finalmente plausibile quello  che sembra fantastico>>

La frase, pronunciata da Fox Mulder in una delle puntate di  X-Files (serie televisiva indimenticabile, terminata con la sua undicesima stagione più un paio  di  film) sembra calzare a pennello  con ciò che gli  scienziati che lavorano  al progetto  SETI non escluderebbero  a priori: cioè  che Oumuamua (nella lingua delle Hawaii vuol dire messaggero  che arriva per primo da lontano) il primo asteroide interstellare scoperto  nel 2017,  per questo marcato  con la sigla 2017 U1, potrebbe anche  essere  un manufatto  alieno.

L’ipotesi  è suffragata anche dalla forma oblunga  dell’asteroide che farebbe, per l’appunto, pensare ad un qualcosa di  simile ad un’astronave.

Naturalmente i ricercatori  non si  aspettano che il più dei  classici  omini verdi si  affacci  da Oumuamua per far ciao ciao con la sua manina (o tentacoli, se preferite), quanto piuttosto ascoltano lo spazio  profondo per carpire qualche tipo  di  segnale radio proveniente da 2017 U1 che confermerebbe l’esistenza di tecnologia aliena.

In questa pagina del  sito della  SETI (o  del  SETI….?) il resoconto  del  tipo  di  ricerca che si  sta effettuando.

Ma loro sono già stati  tra noi? 

Pier Domenico  Colosimo (Modena, 15 dicembre 1922 – Milano 23 marzo 1984) ,  meglio  conosciuto con lo  pseudonimo  di  Peter Kolosimo, fu un famoso scrittore e divulgatore di  quella particolare scienza che va sotto il nome di archeologia misteriosa  –  vista come fumo negli occhi  dal  CICAP (Comitato  Italiano per il  Controllo  delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) – e nei  suoi libri uno  dei  temi  fondamentali (gli  altri  erano  quelli  legati  all’esoterismo) era quello riguardante un lontano passato in cui gli extraterrestri, visitando il nostro pianeta, hanno  lasciato tracce come le piramidi o le Linee  di  Nazca  se non vere e proprie civiltà poi scomparse per un’immane catastrofe e generando,  quindi,  miti  come quello  di  Atlantide  di  cui  anche Platone ne parlerebbe nelle sue opere del  Timeo  e Crizia.

Una pagina tratta dall’archivio del progetto Blue Book dell’USAF

Peter Kolosimo, e in tempi più recenti Roberto  Giacobbo  con il programma televisivo Voyager, avevano  costruito  uno show business basato, più che altro, sulla credulità di un certo pubblico (ricordiamoci  che ancora oggi  c’è chi  crede che la Terra sia piatta), ma cosa dire se è un ente militare come l’USAF (United State Air Force)  che,  desegretando ben 50.000 documenti riguardanti studi  sistematici  sull’avvistamento degli UFO ( i nostri cari  dischi  volanti) e facendoli  confluire nel progetto  Blue Book consultabile online (al momento in manutenzione).

Forse che il governo  americano  voglia aprire uno  spiraglio su  avvistamenti fino ad ora  tenuti  segreti?

Non credo  proprio, penso  che tutta quella carta digitalizzata e messa on line non nasconda nulla se non normali  rapporti  di  servizio: in poche  parole la famigerata Area 51 continuerà ad essere fonte di ispirazione per sceneggiatori  e scrittori  di  fantascienza.

 

Anche dalle parti della NASA c’è chi  asserisce che bisogna (finalmente) dire la verità sugli  alieni: lo  fa il ricercatore Silvano  Colombano  con un documento (Pdf) in cui, in maniera razionale, non esclude l’ipotesi  che ci  siano altre intelligenze sparse nell’Universo.

La Fox News ne ha subito  tratto un servizio basandosi   su  ciò che lo scienziato  della NASA ha pubblicato  e che lo  stesso  ha dichiarato successivamente di non essere d’accordo con i  giornalisti in quanto  hanno  travisato  quello  che effettivamente lui  voleva dire.

Per concludere l’anteprima del libro Incontro  con Rama dello  scrittore Arthur C. Clarke e pubblicato  nella collana Urania della Mondadori  nel 1972: la cometa descritta nel libro è del  tutto (o  quasi) uguale a Oumuamua.

Buon fine settimana 

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro  Incontro  con Rama di  Arthur C. Clarke

Mi hanno spedita su Marte

Il mio biglietto per Marte (solo andata, però)

Ebbene si: questa sera sono su  Marte

Come le streghe che a cavalcioni  di una scopa volavano  verso il Sabba – ma le povere donne accusate di  stregoneria dall’Inquisizione confessavano  tutto  pur di  far cessare le torture a cui  erano  sottoposte – anch’io  questa sera atterrerò su  Marte.

Ho prenotato  questo  viaggio qualche mese fa quando  la Nasa, nell’ambito  della missione InSight ha offerto  la possibilità a chiunque di  far incidere il proprio  nome e cognome su  di un dischetto a bordo  della navicella che questa sera, verso le 21.00, ammarterà (o amarterà?).

Sarà uno  spettacolo che, in parte,  richiama alla memoria lo storico  sbarco  del primo  uomo  sulla Luna avvenuta nel ormai lontano 20 luglio 1969 con la missione Apollo 11 (anche se i  complottisti continuano  a non crederci).

Se siete appassionate agli  eventi  extramondani come questo  questa sera Focus TV verso le 20.15 offrirà la diretta dell’atterraggio  di Insight sul suolo  marziano.

Un salto al cinema prima di  partire per Marte

Film  che hanno  avuto  come soggetto il Pianeta Rosso ve ne sono  stati molti, tra questi The Martian film del 2015  diretto  da Ridley Scott con Matt Damon Jessica Chastain come interpreti principali.

Il soggetto  del  film  è preso direttamente dal libro omonimo dello scrittore statunitense   Andy Weirnel 2011 l’autore auto- pubblicò il suo  romanzo  per venderlo in formato  ebook su  Amazon – Kindle al prezzo  di 0,99 centesimi  di  dollaro. Da subito l’ebook ebbe un notevole successo attraverso  il passa – parola, fino  ad arrivare all’interessamento  della Penguin Random House che mise sotto  contratto  Andy Weir facendo  diventare il suo libro un caso  letterario internazionale.

Altre sventure lunatiche

<< Può l’uomo  sopravvivere in un ambiente privo  d’aria e quindi privo di  tutte quelle manifestazioni  vitali che dall’ossigeno traggono  soprattutto il sostentamento? John  W. Campbell junior, l’autore della vicenda che presentiamo  ai nostri  lettori, risponde affermativamente al  quesito  e con una narrativa scarna, esente da qualsiasi  retorica, racconta la vicenda avventurosa di  “naufraghi” rimasti  sulla Luna, “inferno  squallido e raggelato”, in attesa dell’astronave – soccorso che li  venga a liberare. Nel  frattempo  dovranno  strappare al pianeta spento un’esistenza.  Un esistenza che come dice il titolo  del  racconto sarà un martirio  allucinante. Ma l’uomo  non è nuovo  a certe imprese e forte di  tutte le esperienze della sua civiltà finisce per vincere la battaglia e stabilire sulla Luna un avamposto che consentirà ad altri di  continuare lungo il cammino del progresso>>

E’ l’introduzione del romanzo  di  fantascienza Martirio  Lunare dello  scrittore americano J.W. Campbell Jr. (Newark 8 giugno 1910 – Mountainside 11 giugno 1971), pubblicato  nella collana I Romanzi  di  Urania  (Mondadori) il 20 dicembre 1953  e che ho ritrovato  su  di una bancarella di libri  durante una mia personale  caccia ai  romanzi  perduti.

 Per finire tra i progetti  della Nasa per colonizzare in futuro  Marte, vi è quello di  costruire una base sulla Luna ed utilizzarla come trampolino di lancio  verso  il  Pianeta Rosso.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………… 

Le sfere di fuoco tra scienza e fantascienza in 4 brevissimi paragrafi

UFO
©caterinAndemme

Paragrafo 1°: la fantascienza

 

 

Nel 1954 la Mondadori  pubblicò nella sua collana di  fantascienza Urania il romanzo Sfere di  fuoco di Erik van Lihn uno dei  tanti pseudonimi  di Ramon Felipe San Juan Mario Silvio Enrico Smith Heathcourt-Brace Sierra y Alvarez-Del Rey y De Los Huerdes meglio  conosciuto come Lester del  Rey.

In questo  romanzo (di  cui  ho una copia che non cederò mai e poi mai…beh,  se fate un’offerta generosa…….) la colonia terrestre su  Mercurio  deve fare i  conti con le tempeste magnetiche del  Sole che formano delle sfere di  fuoco: una di  esse è un’entità dotata di intelligenza propria.

Fine del primo paragrafo

 

 

 

 

Paragrafo 2°: i racconti mitici 

Sembra che ogni  anno in Cambogia, sulle rive del  fiume Mekong ad ottobre, misteriose sfere di  fuoco si  alzano dalla superficie del  fiume salgono  verso il cielo  notturno  e quindi  scompaiono dalla vista.

La popolazione locale le chiamano bung fay paya nak  e sono le emanazioni  dei leggendari uomini  serpenti: i naga

Fine del  secondo  paragrafo 

 

Paragrafo 3°: quello  che dice la scienza

Per la scienza nella categoria delle sfere di  fuoco vanno  comprese i fulmini  globulari , i fuochi  fatui e altri  fenomeni  simili che appaiono in determinate circostanze, tra questi, ad esempio, quelle che noi  donne emaniamo per incenerire la mano  di  certi uomini  che, su  di un mezzo pubblico  affollato, sfiorano  con nonchalance  il nostro posteriore (o  lato B se preferite).

Comunque la scienza dice che:

Alcune sfere di fuoco sembrano essere il prodotto di organismi viventi. Il decadimento della materia organica, ad esempio, nelle paludi e in altre zone umide  porta al rilascio di gas contenenti metano e fosforo, come la fosfina, i quali possono incendiarsi spontaneamente dopo aver incontrato ossigeno nell’ atmosfera, producendo una luce tremolante sospesa a mezz’ aria. Alcuni fenomeni  sono di origine elettrica come può esserlo   una scintilla all’ interno del terreno durante un terremoto: in questo  caso  le rocce sollecitate rilasciano un flusso di elettroni in superficie dove, interagendo con l’ aria, producono lampi di luce.

Fine del  terzo paragrafo

 

Paragrafo 4°: i fulmini  globulari

Rappresentazione di un fulmine globulare in una illustrazione del XX secolo

La loro forma è perfettamente sferica e con  diametro  è variabile. Il loro  movimento può essere rapido e casuale oppure, al  contrario, rimangono  ferme nel  cielo.

La cronaca parla anche di  casi in cui il fulmine globulare entrato  in  una stanza ha ucciso lo sventurato occupante, oppure di  fulmini globulari  passeggiare lungo  la corsia di un aereo in volo (il riferimento  è ciò che l’astronomo Roger Jennison ebbe come esperienza  nel 1963 durante  un volo  notturno).

La risposta al quesito  di cosa siano in effetti i  fulmini globulari è varia (in alcuni  casi  bizzarra): micro  buchi neri, particelle calde di  silicio e blablabla 

Lo scienziato  cinese H.C. Wu, dell’Università di  Zhejiang, prendendo  spunto dall’ipotesi che le sfere potrebbe essere formate da radiazioni  a microonde, ipotizzò che:

Le microonde nascono  da un gruppo di  elettroni accelerati ad una velocità che si  avvicina a quella della luce.

Questo  avviene quando la terra è colpita da n fulmine ; in particolare gli  elettroni  sono accelerati  dal  forte campo  magnetico creato  come quando un canale di  elettroni  si muove gradualmente dalla base di una nuvola verso il suolo, appena prima del flash luminoso e cioè del  fulmine .

nella parte del fulmine che raggiunge  il  suolo, prosegue Wu, si può produrre un gruppo  di  elettroni relativistici, che a loro volta emettono  intense radiazioni a microonde.

Indipendentemente dalla fonte, le microonde atmosferiche producono  plasma caricando l’aria circostante .

La radiazione esercita una pressione sufficiente a spingere il plasma verso l’esterno in una bolla che noi  vediamo come un fulmine sferico.

Le microonde intrappolate all’interno  continuano a generare plasma e quindi a mantenere in vita la bolla per la sua breve durata.

Il fulmine, alla fine, sbiadisce appena la radiazione trattenuta all’interno  della bolla viene dissipata.

In caso  contrario la bolla si  rompe causando un’esplosione.

Semplice come bere un bicchiere d’acqua (???) 

La presenza di microonde e plasma  come componenti  del  fulmine globulare ne spiega alcune proprietà, per esempio quella di  attraversare i  vetri  delle finestre, creare un rumore udibile all’orecchio  umano e generare ozono.

Questo, sempre secondo  la teoria dello scienziato  cinese,  spiegherebbe come un fulmine globulare può entrare anche nella cabina di un aereo: gli  elettroni  ne attraversano il guscio metallico  dopo  essere stati  accelerati dall’energia prodotta da un fulmine.

Fine del 4° paragrafo

 

….ma adesso  cosa preparo  per cena?

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Un viaggio al centro della Terra? A Vulcania si può fare (leggere per credere)

L’eruzione di un vulcano vista…attraverso le mie mani
©caterinAndemme

Prima, però…

Katia e Maurice Krafft
credit: United States Geological Survey

Non posso  parlare di  Vulcania se non prima di ricordare  i  coniugi Katia e Maurice Krafft vulcanologi  di  fama mondiale che, ispirandosi  al libro  di  Jules Verne  Viaggio  al centro  della Terra, avevano pensato  ad un grande parco  tematico  dedicato  esclusivamente alla storia e alla formazione dei  vulcani  e la cui  caratteristica sarebbe stata quella di  svilupparsi non in superficie ma sottoterra.

Si erano  conosciuti all’Università di  Strasburgo seguendo i corsi  di  un altro  grande geologo  e vulcanologo: Haroun Tazieff.

Poi, dopo  un periodo in Italia a seguito  del loro  maestro per studiare l’Etna, inizieranno la loro  avventura nel  mondo  seguendo la ragione della loro  vita, appunto i  vulcani.

Il loro sogno terminerà il 3 giugno  1991 in Giappone quando una colata piroclastica sul monte Unzen li  travolse uccidendoli.

Finalmente Vulcania 

Forse nel sottotitolo non dovevo  usare la parola finalmente perché prima del 2002, l’anno  di inaugurazione del Parco, il progetto  ha dovuto  affrontare la forte opposizione degli  ambientalisti i quali  vedevano in esso il pericolo di uno stravolgimento  ambientale irreparabile, nonostante che il sito  fosse una zona militare e deposito  di  idrocarburi, e in seguito nel primo  periodo  di  attività una perdita finanziaria dovuta ad una sovra – stima dei  visitatori  (oggi i visitatori superano  i   300.000 all’anno e il Parco  è dichiarato Patrimonio  dell’UNESCO).

A volere fortemente la realizzazione di  Vulcania fu l’ex Presidente francese Valéry  Giscard d’Estaing il quale, oltre ad essere rimasto  molto colpito  dal  lavoro dei  coniugi  Krafft, pensò che una simile attrattiva avrebbe portato un beneficio economico  alla regione dell’Auvergne di  cui  era Presidente del  Consiglio  regionale.

Vulcania si  trova a Saint-Ours-les Roches  a 15 chilometri  da Clermont-Ferrand.

Vulcania inappropriatamente viene più volte indicato  come  parco  dei  divertimenti ma è certo  qualcosa di più e la sua visita (anche se divertente) è senz’altro più di un semplice giro in giostra.

Alla prossima! Ciao, ciao….

GAllERIA FOTOGRAFICA