588^ Reggimento: Le Streghe della Notte

Le Streghe della Notte © caterinAndemme
Le Streghe della Notte
© caterinAndemme

Se le donne in Russia possono lavorare per le ferrovie, perché non possono volare nello  spazio?

Frase attribuita a Valentina Terešcova, prima astronauta donna in Russia

1941: le Streghe volano ma non sulle scope

Quell’anno la futura prima astronauta russa aveva appena sette anni e la Russia aveva ben  altro  a cui  pensare che mandare una donna (o un uomo) nello  spazio:

L’Operazione Barbarossa fu il nome in codice usato dalla Germania per l’invasione della Russia.

Il 22 giugno  1941 le truppe tedesche diedero inizio al più sanguinoso teatro  bellico  della Seconda guerra mondiale.

Nei  quattro  anni  successivi all’invasione decine di milioni di militari  e civili furono uccisi  o patirono enormi  sofferenze  sia a causa delle cruenti battaglie che per le condizioni  di  vita estreme.

Ed è a questo punto che nella Storia (si, con la S maiuscola) si deve parlare del coraggio  e della determinazione delle donne russe le quali non vedevano  l’ora di  scendere in battaglia per combattere il nemico.

Anche dal cielo.

Si  dice che l’entourage prettamente maschile degli  alti  comandi  dell’esercito  russo avesse dei pregiudizi sulle donne pilota, cioè non le considerava idonee a pilotare aerei  da combattimento.

 

Marina Raskova
Marina Raskova

Marina Raskova, maggiore delle forze aeree  dell’URSS e membro  del  Soviet supremo, era dotata di  forte carisma che utilizzò per convincere Stalin a creare  reggimenti aerei  con equipaggio  completamente femminile.

Penso  che  Joseph Stalin non abbia dovuto  faticare molto  a concedere quanto  richiesto  da Marina Raskova perché  l’ 8 ottobre 1941, cioè a soli  quattro  mesi dall’invasione,  autorizzò la costituzione di  tre reggimenti  aerei  femminili:

586^ caccia

587^ bombardieri

588^ bombardieri  notturni sotto il comando del maggiore (nonché matematica e fisica) Irina Rakobolscaya.

Il 588^ reggimento  era equipaggiato con biplani Polikarpov Po – 2 costruiti  in legno e tela.

Erano  dei  biposto monomotore con doppi comandi originariamente destinati  all’addestramento  piloti: l’aereo  non disponeva di  nessuna strumentazione per il  volo  notturno e per il puntamento  delle bombe, la navigazione avveniva esclusivamente utilizzando bussola, mappa e un cronometro.

Il 588° volò in missioni di bombardamento e di disturbo sino alla fine della guerra.

Il reggimento arrivò ad essere composto da 40 equipaggi (il cui nome di  battaglia era Le Streghe della Notte), ognuno con due componenti. Le aviatrici del reggimento eseguirono oltre 23.000 missioni e sganciarono circa 3.000 t di bombe. Fu l’unità dell’Aviazione Sovietica femminile più decorata.

Trentuno  donne appartenenti al 588^ reggimento morirono durante le missioni di  combattimento.

Il libro 

Affinché questa storia di  eroismo  femminile non andasse perduta ci  ha pensato la  giornalista Ritanna Armeni  la quale, basandosi  su l’intervista fatta a Irina Rakobolscaya (morta a 96 anni  nel 2016), ha scritto il libro Una donna può tutto dove Le Streghe della Notte rivivono il loro  eroismo.

Alla fine dell’articolo l’anteprima del libro.

Irina Rakobolskaya
Irina Rakobolskaya

Le chiamavano Streghe della notte. Nel 1941, un gruppo di ragazze sovietiche riesce a conquistare un ruolo di primo piano nella battaglia contro il Terzo Reich. Rifiutando ogni  presenza maschile, su fragili ma agili biplani, mostrano l’audacia, il coraggio di una guerra che può avere anche il volto delle donne.
La loro battaglia comincia ben prima di alzarsi in volo e continua dopo la vittoria. Prende avvio nei corridoi del Cremlino, prosegue nei duri mesi di addestramento, esplode nei cieli del Caucaso, si conclude con l’ostinata riproposizione di una memoria che la Storia al maschile vorrebbe cancellare.
Il loro vero obiettivo è l’emancipazione, la parità a tutti i costi con gli uomini. Il loro nemico, prima ancora dei tedeschi, il pregiudizio, la diffidenza dei loro compagni, l’oblio in cui vorrebbero confinarle.
Contro questo oblio scrive Ritanna Armeni, che sfida tutti i «net» della nomenclatura fino a trovare l’ultima strega ancora in vita e ricostruisce insieme a lei la loro incredibile storia.
È Irina Rakobolscaya, 96 anni, la vice comandante del 588° reggimento, a raccontarci il discorso, ardito e folle, con cui l’eroina nazionale Marina Raskova convince Stalin in persona a costituire i reggimenti di sole aviatrici. È lei a descriverci il freddo e la paura, il coraggio e perfino l’amore dietro i 23.000 voli e le 1100 notti di combattimento. E a narrare la guerra come solo una donna potrebbe fare: «Ci sono i sentimenti, la sofferenza e il lutto, ma c’è anche la patria, il socialismo, la disciplina e la vittoria. C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto – e questa non è retorica – da scegliere di morire pur di ottenerla».

Prima di  concludere una curiosità: il gruppo  heavy power metal svedese Sabaton ha dedicato il brano Night Witches proprio alle pilotesse russe (anche se il correttore mi  dice che è sbagliato io scrivo lo stesso  pilotesse).

Alla prossima! Ciao, ciao..


Anteprima del libro Una donna può tutto  di  Ritanna Armeni 

 

La Principessa di Siberia (che poi non sarei io….)

Quel giorno presso le Cascate del Perino mi sembrava di essere in Siberia
Credit: Archivio 24Cinque P&B

Ma chi  erano  questi decabristi?

Aristocratici liberali  che si  ribellarono  allo  zar Nicola I di  Russia  dando  luogo nel dicembre del 1825 ad un’insurrezione che fallì miseramente: cinque di 121 cospiratori vennero immediatamente impiccati, per gli  altri  la pena fu la deportazione in Siberia.

Se ne vuoi  sapere di più…. 

La Principessa della Siberia

A questo punto  poteste anche chiedervi  quale sia il mio interesse verso  questo movimento  rivoluzionario sorto  nell’epoca della Russia zarista   nella metà del XVIII secolo.

La mia risposta è che il decabrismo mi interessa quanto conoscere i rituali  d’amore dei  ricci  di mare (se ne hanno  qualcuno) oppure, se vi  fa piacere, conoscere il perché della crisi  delle acciughe in Perù.

E’ lei, Mar’ja Volkonskaja, ad interessarmi molto  di più:

Lei, come altre amanti o  consorti  dei nobili mandati in esilio in Siberia, aveva seguito il destino  di  suo marito nella gelida Siberia.

Nelle cronache di  allora viene descritta come una donna bellissima tanto  da far innamorare di  se il poeta  Aleksandr Sergeevič Puškin.

Oltre a ciò si dilettava ad intrattenere i  suoi  ospiti  suonando in maniera magistrale il clavicordo  nelle serate siberiane…

…..Naturalmente, pur essendo dei  deportati, i nobili decaduti conservavano il loro  status sociale che li  distingueva  dai normali detenuti  appartenenti  al popolo, per cui avevano  delle case abbastanza dignitose (non certo i palazzi nobiliari) e servitù nonché qualche altro  benefit per non dover rimpiangere la vita agiata di  San Pietroburgo.

Ritornando  a Mar’ja

Non solo un angelo per i benestanti, ma anche per coloro che potevano  vantare solo  una nobiltà di  spirito, parlo  dei poveri: lei impiegò tutte le sue energie per costruire a  Nerčinsk, la città dove fu  deportata, per restaurare le scuole e di un brefotrofio  (ma anche la costruzione di un teatro  e di una sala per concerti…noblesse oblige).

Fu in questa maniera che, nell’immaginario  popolare,  divenne la Principessa della Siberia.

Conclusione

La conclusione di  questo articolo tipicamente pre- vacanziero (quindi  scritto con la mente verso  le prossime ferie) è stato  per me conoscere la figura di  Mar’ja Volkonskaja attraverso il bel  libro  di Colin Thubron  In Siberia 

La Siberia, terra desolata, di smisurata grandezza e di selvaggia bellezza, con l’apertura dei confini dell’ex Unione Sovietica è diventata territorio accessibile agli stranieri. In questa regione estrema Colin Thubron si è buttato a capofitto, percorrendola con ogni mezzo, sfidando temperature impossibili e macinando qualcosa come 24.000 chilometri. Ha viaggiato sulla mitica Transiberiana; si è spinto in aereo sino al Circolo Polare Artico, nell’ex città-lager di Vorkuta, e ha raggiunto a nord-est la regione della Kolyma, terra dell’oro e dell’uranio, tristemente famosa per i due milioni di vittime sotto la dittatura stalinista. A piedi, zaino in spalla, si è inoltrato nei monti Altaj tra le tombe antiche degli sciiti e ha navigato in piroscafo lungo il fiume Enisej per fermarsi nel piccolo villaggio enzi di Potalovo. Scritto in una prosa limpida ed evocativa, e pervaso da una sottile vena di umorismo, lo straordinario racconto del viaggio di Thubron ci restituisce un quadro indimenticabile di uno dei luoghi più selvaggi e affascinanti del mondo.

 

Se vi interessa leggere l’anteprima andate QUI

Alla prossima! Ciao, ciao………….


PLAYLIST

La loro Femme d’Argent forse si  discosta dalla Principessa di  Siberia ma senz’altro  avrà il suo  modo  di  essere….