Rudyard Kipling omaggia Jane Austen

Se una donna ha dei  dubbi sull’accettare o no un uomo, dovrebbe decisamente rifiutarlo.

Se esita nel  dire si, dovrebbe dire no  senza pensarci.

Tratto  dal libro  Emma di  Jane Austen  

La cara Jane che fece innamorare Rudyard 

Naturalmente si  tratta solo  di un amore letterario perché quando  Rudyard Kipling nacque, il 30 dicembre 1865, Jane Austen guardava le margherite dalla parte delle radici  già da quarantotto  anni (18 luglio 1817).

Di Jane Austen si  sono scritti fiumi  di parole che ne hanno  costruito  un mito per la letteratura al  femminile e che ancora oggi trova schiere di ammiratrici  che ne visitano  la tomba nella cattedrale di  Winchester dove morì a soli 41 anni e delle quali  cause di  morte rimangono solo ipotesi  (tumore, disfunzione endocrinologica  dovuta al morbo  di  Addison).

Per ricordarla nel  suo  bicentenario  dalla morte, in Inghilterra si è pensato  bene di  mettere nelle tasche dei  sudditi una banconota del  valore di  dieci  sterline, con il suo  ritratto  fattole   dalla sorella Cassandra: i malevoli fanno notare che il volto presente sulla banconota è stato, per così dire,   abbellito rispetto  al  ritratto  originale

Inoltre, omaggio  nell’omaggio, la banconota ha impresso una frase tratta da Orgoglio  e pregiudizio e cioè:

“I declare after all there is no enjoyment like reading!”

“Mi sento  di  dire che non esiste nessuno  svago  come la lettura!”

Orgoglio  e pregiudizio: dunque chi  di voi non lo ha mai  letto?

O per lo  meno ha visto uno  degli innumerevoli film basati  su  questa storia?

Io  ne sono  un’accanita sostenitrice, una fan che grida al  tradimento dell’opera, e allo  scandalo  che ne consegue,  quando uno scrittore  come Seth – Grahame Smith nel 2009 fece uscire un romanzo  dal  titolo Orgoglio e Pregiudizio  e Zombie in cui è evidente il viraggio  all’horror  dell’originale austeniano (si, lo so: non esiste il termine austeniano).

Ancora peggio, nel 2016,  vi  fu  un adattamento  cinematografico di  cui  pubblico  l’eloquente locandina avvalora il  mio disappunto.

BLEAH!!!!!!!!!

QUANDO RUDYARD KIPLING Dedicò UN LIBRO  A JANE AUSTEN

Kipling nel 1917, dopo che nel 1915 aveva perso nella battaglia di Loos il  figlio  maggiore John, era sovente leggere  alla moglie e alla figlia i  romanzi  di  Jane Austen, dicendo  di lei:

“più la leggo più l’ammiro, la rispetto e m’inchino a lei”.

Per questa sua particolare adorazione lo scrittore dedicò a Jane Austen il romanzo  I Janeites: il club di  Jane Austen  scritto  nel 1917 di  cui  vi  anticipo  l’anteprima….

Anteprima del  libro I Janeites: il club di Jane Austen di  Rudyard Kipling

Nell’autunno del 1920, due ex militari inglesi si ritrovano a chiacchierare su come sono sopravvissuti alla guerra. Humberstall è un parrucchiere “saltato in aria due volte”, con “gli occhi da cane da riporto un po’ confuso” e racconta ad Anthony, un tassista piccolo, scuro e con la gobba, del suo provvidenziale incontro con due commilitoni appassionati di Jane Austen, a lui completamente ignota, membri di una società segreta fondata in suo onore, i Janeites.

Nel corso della narrazione, tutta pervasa da un fine umorismo, i romanzi dell’autrice – chiamata sempre e solo “Jane”, a rimarcarne la grandezza – diventano un antidoto agli orrori della guerra, un escamotage per riuscire a guardare oltre, verso un futuro monotono e bello. “Credetemi, fratelli, non c’è nessuno pari a Jane quando ti trovi in una brutta situazione. Dio la benedica, chiunque sia stata”, afferma Humberstall, e possiamo presumere che Kipling fosse il primo a sposare questa convinzione

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

L’infanzia nelle storie dimenticate della guerra

Ciò  che ricordiamo  dell’infanzia lo ricordiamo  per sempre:

fantasmi permanenti, inchiostrati, stampati, eternamente in vista

Cynthia  Ozick 

 Storie d’infanzia e storie tradite

Parlare di  bambini  e delle loro  storie è  sempre una questione delicata.

Tanto più dopo che vicende tragiche di  cronaca sono state utilizzate per slogan politici  beceri,  dove i  bambini  diventano  testimonial, a loro  insaputa, in cima a un palco durante un   comizio, in pasto  al pubblico osannante per  le parole del  loro  leader: autentico  campione di ipocrisia.

Detto  questo (chi mi  consce o  chi mi segue saprà certamente a chi  era indirizzato  questo mio  sfogo) passo a raccontare due storie del passato, una accaduta durante la Seconda guerra mondiale, l’altra alla fine di  essa: in questo  caso a narrarla è la scrittrice Viola Ardone  che con il suo  romanzo Il treno  dei  bambini parla di un viaggio  dal  nostro  sud all’Italia settentrionale per salvare bambini  meridionali  dalla povertà e dalla fame.

Alla fine dell’articolo  troverete l’anteprima del  libro.

Durante la Seconda guerra mondiale

Conosciamo  dalla storia che la colonizzazione italiana  della Libia iniziò nel 1911 con quella ricordata come guerra italo – turca o guerra di  Libia ( 29 settembre 1911 – 18 ottobre 1912)

Nel 1940 la Cirenaica, la Tripolitania e il Fezzan, associate in un’unica colonia nel 1934, avevano  come governatore del regime fascista Italo  Balbo.

Fu proprio  Italo  Balbo  a volere che i  bambini delle famiglie italiane presenti in Libia, venissero  mandati in Italia come vacanza premio nelle colonie marine nazionali.

Così, nel  giugno  1940, mentre l’esercito  tedesco invadeva la Francia, navi  militari italiane imbarcavano  tredicimila bambini appartenenti  a queste famiglie per portarli in Italia.

Purtroppo  per loro il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra e il Mediterraneo diventa un luogo  non più sicuro per far ritornare questi bambini  alle loro  famiglie.

Inizia in questa maniera una tragedia nella tragedia della guerra: l’Italia stessa è piegata dai  bombardamenti  degli  alleati, molti  dei tredicimila bambini moriranno  sotto le macerie delle città  devastate, per gli  altri non vi è nessuna possibilità di  riabbracciare i propri  genitori, tanto  meno  di  avere un qualunque contatto  con loro.

Tra i  superstiti sono pochi  quelli  fortunati  ad avere la possibilità di  essere accolti presso  parenti: per gli  altri  si apriranno le porte degli orfanotrofi.

Solo  alla fine della guerra e grazie all’azione della Croce Rossa Internazionale e della Chiesa le famiglie poterono  ricongiungersi.

Il dramma per quei  genitori  fu  quello  di  aver visto  partire i loro  bambini  per una vacanza estiva e ritrovarseli  adolescenti senza aver potuto  stare accanto a loro  durante il periodo  più delicato dello sviluppo.

Dal  sud Italia: un viaggio  contro  fame e miseria

E’ una storia dell’infanzia diversa ma forse non meno  tragica da quella descritta precedentemente.

Tra il 1946 e il 1952 l’allora Partito  comunista italiano, insieme all’Unione donne italiane,  organizzò il viaggio  di 70mila ragazzi meridionali verso  le regioni dell’Umbria, Toscana e Emilia Romagna dove famiglie ritenute più agiate si  erano  rese disponibili  ad accogliere i ragazzi meno fortunati  del sud.

Anche questa è una storia italiana poco  conosciuta di un distacco, anche se temporaneo, di una certa infanzia dalle proprie famiglie.

 – FINE – 

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del romanzo Il treno  dei bambini  di Viola Ardone …

Buona 💋 lettura 

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l’intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un’iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l’ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un’Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c’è altro modo per crescere.