Pizza ed oro? Meglio i risotti della Caterina

Immagine tratta dallo  speciale sui risotti
Immagine tratta dallo speciale sui risotti

 

Una pizza ricoperta d’oro da 2.000 dollari?

Immagino che l’oro non sia propriamente un elemento  ad alta digeribilità, ma la pizza con foglie d’oro è l’apoteosi  della cafonal life.

L’idea (malsana) di cucinare un pizza con l’oro tra gli ingredienti è venuta al titolare di un locale di  Manhattan, vicino  al distretto  finanziario: forse si è ha voluto, in questa maniera,   festeggiare il prossimo insediamento  alla Casa Bianca di  Donald Trump: appunto  quanto detto prima  e cioè l’elogio della cafonal life.

Se proprio  non potete fare a meno di una pizza a 24 carati, non c’è bisogno  di andare fino  a Manhattan, perché una pizzeria triestina (e non vi  dirò quale) aveva già messo  da tempo  nel  proprio  menù una simile leccornia (?!) alla modica cifra di  cento  euro  anziché dei  duemila dollari  di  quella made in USA…viene il sospetto  che sia una patacca.

Molto più modestamente, lasciando il metallo prezioso  per le fedi nuziali (un piccolo pro-memoria per colui che, tempo  fa, mi ha fatto una certa promessa), vi  dedico il mio  speciale sui  risotti.

Buon appetito.

Alla prossima! Ciao, ciao………..


 

 


 

 

 

Parole per un sor(riso)

041116

****

APERTA  PARENTESI

Tre ipotesi  sul perché delle parole dette dal  direttore di un emittente radiofonica, che NON è Radio Bettina, sulla causa del terremoto in centro  Italia, e cioè: << Il terremoto  è il castigo  divino per aver permesso  le unioni civili>>.

1° Ipotesi

L’uomo è un mitomane: pensa di  aver un filo  diretto  con l’Alto nei Cieli (nella fattispecie potrebbe anche essere Buddha, Zoroastro oppure Amon – Ra), per cui spaccia come proclami  divini le sue elucubrazioni farneticanti.

2° Ipotesi

Fuma roba molto pesante.

3° Ipotesi

Le sinapsi del  suo  cervello sono  così scadenti che i  neuroni  (pochi) hanno  deciso uno  sciopero ad oltranza.

Ad ogni modo il mio (ed immagino  anche vostro) abbraccio sincero   a tutte quelle persone colpite da una calamità naturale e non da un dio vendicativo  come qualcuno  vorrebbe che fosse.

CHIUSA PARENTESI

 

Ma con quali argomenti mi  tocca riaprire il blog!

Anche se ho messo fra parentesi l’apertura, adottando  come sempre uno stile leggero per mettere alla berlina dichiarazioni esse stesse incredibili, mi spaventa l’idea che in giro ci  siano  persone di  tale rozzezza culturale.

Tanto più quando esse, ricoprendo ruoli di una certa caratura, hanno  la possibilità di  amplificare la trasmissione del  loro messaggio tra il pubblico che, ovviamente, può anche accettarlo come veritiero (anche se, francamente, in questo  caso sarebbe come precipitare in pieno  Medioevo  quando  si mandavano  povere donne al rogo per stregoneria).

Va bene,  basta così: il titolo  dell’articolo era appunto Parole per un sor(riso), considerando che c’è poco  da sorridere, il resto  delle parole le lascio  per la ricetta del risotto all’arancia.

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 

Ingredienti per 4 persone:
· 350 g di riso
· 2 arance (preferibilmente del tipo sanguinella)
· 1 cipolla rossa
· 40 g di burro oppure olio d’oliva.
· Dado vegetale liofilizzato
· Sale e pepe q.b.

 

Preparazione:
Portare a bollore 1 litro di acqua e sciogliere un misurino di dado liofilizzato, tenere al caldo il brodo.
Lavare bene le scorze delle arance, asciugarle, tagliare sottilmente la scorza di una sola arancia e tritarla finemente con la mezzaluna.
Spremere le due arance.
Tritare finemente la cipolla rossa.
Sciogliere il burro o far scaldare l’olio in una casseruola, aggiungere la cipolla e farla rosolare lentamente mescolando con un cucchiaio di legno.
Unire il riso, far tostare per 2 minuti mescolando.
Aggiungere il succo delle arance e far asciugare.
Quindi proseguire aggiungendo un mestolo alla volta il brodo precedentemente preparato.
Quando il riso è giunto a cottura, spegnere il fuoco, pepare(eventualmente salare) ed aggiungere al riso le scorze d’arancia tritate.
Mescolare bene, lasciare riposare il risotto coperto per due minuti, quindi servire.

bon appétit

 

 


 

Un invito  a godersi il silenzio (ogni  tanto  fa bene):

 

 


 

Dissetiamoci con il Citrullus lanatus

estateinverno

 

L’estate porta il caldo  come l’inverno  porta il freddo.

La differenza è che se d’inverno  ho  freddo posso  coprirmi fino  ad assomigliare al bambolotto  della Michelin : in tal caso sarei una bambolotta in carne (pochina, cioè il giusto) ed ossa (quelle che occorrono al  sostentamento  dello  scheletro) e non quella gonfiabile con cui certi politici  di  bassa lega amano  gingillarsi: ogni  riferimento  è puramente casuale.

Ma se ho  caldo non posso  andare certamente in giro  nuda, tanto  meno chiudermi in una ghiacciaia ed aspettare che l’afa passi.

Altro problema, conseguenza del  gran caldo, è la sete.

Va da se che per combattere la sete il miglior rimedio  sia quello  di  bere acqua, magari con un po’ di limone, tutte le altre bibite zuccherate sono solo un misero palliativo che soddisfa solo momentaneamente l’arsura.

Anche il cibo aiuta alla deidratazione del nostro  corpo: un bella fetta di Citrullus lanatus   è quanto più di  estivo  possa esserci.

Ovviamente non parliamo di  “citrulli  lanati” (uno Yeti un po’ scemotto?), ma dell’anguria il cui nome latino è appunto  quello: lo  so che voi   culturalmente siete una spanna più avanti  di  me, quindi  era perfettamente inutile dare la definizione in italiano di  Citrullus lanatus (quante di  voi  lo sapevano? Alzate le mani…..una, due, tre…..).

Ritornando  all’anguria, la sua origine è incerta: per alcuni è originaria dell’Africa ed introdotta in Italia dai  romani attraverso  la Grecia, per altri è un frutto  autoctono  del nostro Sud.

All’anguria vanno  riconosciute molte qualità tra le quali  quella più risaputa è di  essere dissetante visto che il 95 per cento  del suo  peso è composto  da acqua (per questo  viene anche utilizzata nelle diete ipocaloriche).

Inoltre, sempre nell’ambito  delle diete, questo  frutto è consigliato per essere povero  di  zuccheri ed amidi, con un discreto contenuto  di  vitamina C, B1,B2 e vitamina A (sotto  forma di  carotene).

Bene, considerando  che fino  adesso  vi  ho  parlato  di  anguria, mi sembra coerente parlare dell’altro  frutto  che è il melone.

Dunque, il nome latino  del melone è……lasciamo perdere e gustatevi  la ricetta per una fresco  risotto  al melone.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 

Ingredienti per 4 persone

  • 300 g di riso
  • 300 g di polpa di melone
  • 30 g di burro
  • ½ cipolla
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Vino bianco  secco
  • Brodo  vegetale

Preparazione

In una casseruola facciamo imbiondire in due cucchiai dolio la cipolla tagliata grossolanamente.

Dopodiché, prima di mettere il riso, la elimineremo.

Facciamo tostare leggermente, mescoliamo e versiamo ½ bicchiere di  vino lasciandolo evaporare.

Bagniamo con il brodo  vegetale bollente, aggiungendone dell’altro ogni  qual volta che il riso  si  asciuga.

Proseguiamo la cottura in questa maniera mescolando spesso.

Nel frattempo riduciamo in purea 2/3 della polpa del melone, tagliando il resto a dadini.

Cinque minuti primi che il riso sia cotto, uniamo  la purea di melone, poi, a cottura ultimata, incorporiamo  al riso il burro ed il parmigiano.

Versiamo  il riso in un piatto  di portata decorandolo con i dadini  di  melone.