ASRM: il sussurro antistress

Un soffio, un sussurro © caterinAndemme
Un soffio, un sussurro
© caterinAndemme
La sensibilità  di noi  donne è legata all’immaginazione e alle terminazioni nervose auditive.
Probabilmente l’unico modo  per far si  che ascoltiamo  è sussurrarci qualcosa all’orecchio.
Il punto  G è nell’udito, chi lo cerca più in basso perde il suo  tempo e anche il nostro.
Isabel Allende, Afrodita

Il sussurro come antidoto allo stress

Immaginiamo di  vivere in un mondo  dove ogni parola o  suono non superi il livello sonoro pari  al battito  d’ala  di uno stormo d’uccelli che si innalza  in volo.

Sarebbe praticabile la vita?

Oppure,  il rumore è necessario (alcune volte) per farci  sentire vivi?

A queste domande non so  cosa (diavolo) rispondervi: posso  solo  dirvi  che ascoltare Thunderstruck degli  AC/DC  in sordina è inammissibile (a meno  che la reazione dei  vicini  non sia quella di mandarvi un drone per bombardarvi), mentre entrare a fare acquisti in negozi  come Bershka, dove la musica è sparata a palla sui  clienti  e sui  poveri  commessi (magari  a loro non interessa) può provocare cardiopalma, nervosismo  e un inizio  di  sordità (ed è per questo che  i mei  acquisti non li  faccio  da Bershka & C.).

Asrm  Autonomous sensory meridian response (Asrm)  

La Autonomous sensory meridian response (Asrm) indica quella sensazione di  formicolio in varie parti  del  corpo accompagnata da uno  stato  di  rilassamento mentale.

A provocare questo  stato  sono diversi stimoli: dalla forma di un pensiero fino a quelli  di natura visiva, uditiva o  tattile.

In una delle mie scorribande serali in rete ho quindi  scoperto l’esistenza dell’Asrm e di  quel mondo  dove autentiche guru del  sussurro ( da alcuni  chiamate ASRMtist)  postano i loro  video su  YouTube riscontrando un enorme successo.

Ma cosa fanno per avere così tanto  successo?

Sembra banale ma è  la cosa più facile del mondo: bisbigliano, producono  suoni come picchiettare le unghie su un barattolo  di  plastica oppure passando un pennello  da trucco  sul microfono o ancora si  spazzolano  i capelli.

Ho  voluto provare di prima persona l’effetto  benefico che poteva avere su  di me uno di  questi  video, ne ho  trovato uno  dove il suono  della pioggia si protraeva per più di  mezz’ora: purtroppo, dopo una decina di minuti, quel suono non ha fatto  altro  che stimolare la mia vescica e, di  corsa in bagno, ho  dovuto  interrompere l’esperimento.

Fuori  di ogni  dubbio  la mia scelta è stata quella errata.

Quando nasce  l’Asrm come fenomeno  sociale? 

Quelli  che sono più informati  della sottoscritta fanno risalire il tutto a quando internet non  era che agli  albori e cioè ad uno show andato in onda tra gli  anni 1983 e 1994: The Joy of Painting.

Lo show, che ha vinto  anche tre Emmy,  era condotto  dal pittore americano  Bob Ross: in ogni puntata, della durata di  mezz’ora, il pittore intratteneva il pubblico insegnando loro  le tecniche per dipingere un paesaggio completandolo nei tempi previsti dal programma.

Venne accertato  che tutto l’impianto  della trasmissione provocasse nel pubblico una sorta di  empatia emozionale. provocata dalla sua voce calma e dal  lavoro  del pennello  sulla tela.

Bisogna, però, risalire al 25 febbraio  del 2010 affinché il termine Asrm sia quello più attinente al fenomeno  che oggi  conosciamo: infatti quell’anno nacque il gruppo  Facebook  Autonomous Sensory Meridian Response Group per volere di Jennifer Allen e in risposta alle domande di molti utenti  a riguardo delle sensazioni che provavano ascoltando  alcuni suoni  elementari.

La scienza cosa ne dice? 

Quello dell’Asrm viene attentamente studiato dalla neurologia tanto  che la Shenandoah University (Winchester, Virginia -USA)  ha creato il sito ASRM University  dove gli utenti possono porre   domande e ricevere informazioni attraverso  articoli postati da specialisti e medici.

Conclusione 

E’ ovvio che le reazioni ad ogni  stimolo  sensoriale varia da individuo a individuo (come avete letto  il suono  della pioggia ha su  di me un effetto  diuretico) ma non per questo il fenomeno  delle ASRMtist è da ridicolizzare, anzi, essendo proprio il contrario, alla fine dell’articolo  troverete uno  di  questi video che (dovrebbero) aiutare a fare sogni  felici.

Buonanotte.  

Alla prossima! Ciao, ciao……..


NDE: il ritorno dall’aldilà

H. Bosch Ascesa nell'Empireo
Hieronymus Bosch – Ascesa nell’Empireo

Quello che avviene dopo  la morte, è qualcosa di uno  splendore talmente indicibile che la nostra immaginazione e sensibilità non potrebbe concepire nemmeno  approssimativamente.

Dall’autobiografia di Carl  Gustav Jung Ricordi, sogni  e riflessioni

Il ritorno  dall’aldilà 

No, non mi accingo a  scrivere di  fantasmi, vampiri  o lupi  mannari: questo  viaggio  a ritroso dalla morte è un’esperienza di  alcuni che, a seguito  di un trauma, entrando in coma clinico ritornano  in vita  portando  con se un’esperienza molto  vicina al  misticismo.

Anche Carl Gustav Jung dopo un incidente che lo  portò al  coma nel 1944,   descrisse nella sua autobiografia  Ricordi, sogni e riflessioni la sua personale esperienza di pre – morte, quella che viene definita clinicamente come Near Death  Experencies (NDE).

Coloro che hanno  vissuto questo  tipo  di  esperienza dichiareranno in seguito che durante la fase di pre -morte hanno  avuto  la percezione di una luce in fondo  ad tunnel e l’ascolto  di una voce sovrumana, ma non per questo  di  aver avuto paura: anzi, in loro, vi  era una sensazione di pace e armonia.

Poi, una forza inspiegabile, li spingeva a ritornare indietro, alla vita, e loro con molto  rammarico obbedivano.

La stragrande maggioranza dei  pazienti  che hanno  avuto un’esperienza Nde mostreranno di non aver più paura della morte.

Questo è l’aspetto mistico legato  al Near Death  Experiences ma la scienza, ovviamente, si nutre di  certezze basate su  esperienze verificabili.

Nel 1740, il medico  militare francese Pierre – Jean Monchaux nel  suo  trattato  medico Anedctodes de Medicine, descrive casi  da lui  trattati  di militari  feriti  in battaglia  che dichiaravano  di aver avuto visioni mistiche durante il loro  stato  comatoso. 

Per il medico  francese questo era dovuto ad un aumento  del  flusso  sanguigno  al cervello.

La scienza moderna al  contrario

La scienza moderna, pur non avendo una tesi  che definisca in toto cosa sia l’Nde, va oltre alla semplicistica soluzione di Monchaux (comunque eravamo nel 1740) si pone comunque domande delle quali  la principale è:

Come può un cervello  con tracciato piatto avere un’esperienza vivida a volte legata alla realtà circostante (alcuni  pazienti  hanno asserito  di  aver avuto una capacità extracorporea vedendo  se stessi  in sala operatoria circondati  dal personale medico)

A questo punto si entra in un ulteriore stadio della ricerca di una risposta: la mente è indipendente dal  cervello?

Cioè, dopo  la morte cerebrale, la coscienza continua ad esistere?

Per alcuni scienziati la soluzione potrebbe essere nel  fatto  che, semplicemente, non è detto che a un tracciato piatto   corrisponda una cessazione simultanea del  cervello e che questo  continui  a funzionare nonostante tutto fornendo quelle esperienze molto  simili a allucinazioni.

Il progetto  Aware

Aware ( AWAreness during REsuscitation) E’ uno studio  promosso  dalla Human Consciousness Project, guidato da Sam Parnia  specialista in tecniche di  rianimazione presso lo  State University  di  New York, che prevede la collaborazione internazionale tra medici  e scienziati e che riguarda i  casi  clinici  di pazienti con esperienze di  Nde e verificarne la scientificità delle percezioni  extracorporee .

Lo stesso Sam Parnia, nell’ottobre del 2014, arrivò alla seguente conclusione:

Sappiamo che il cervello  non può funzionare quando il cuore cessa di  battere. Ma in questo  caso  la consapevolezza cosciente sembra essere rimasta attiva fino a tre minuti dopo  che il cuore non funzionava più, anche se il cervello smette la sua funzione dopo  20 – 30 secondi da quando il cuore si  ferma.

Vi auguro un buon fine settimana (allegro, mi raccomando)

Alla prossima! Ciao, ciao….

Un giro di carte con i Tarocchi?

I Tarocchi
© caterinAndemme

Arcano è tutto, Fuor che il nostro  dolor

Giacomo  Leopardi – IX Ultimo  canto  di  Saffo

Scoprire il nostro io attraverso  gli Arcani

No, non ci  credo: non credo agli oroscopi (specie se sono  quelli  criptici di Marco Pesatori), come non credo alle consultatrici  di  mani, di  fondi  di  caffè, della disposizione dei  nei sparsi nel  corpo e di qualunque altra parte anatomica che possa essere letta dagli  aruspici.

Come non credo  al  malocchio, al gatto  nero che ti taglia la strada, al  passaggio  sotto una scala (comunque è sempre meglio  dare un’occhiata, non si  sa mai), allo  specchio  rotto, alla farina versata, al  vino  versato sulla tovaglia, se si è tredici  a tavola o al  venerdì diciassette.

Sennonché…c’è sempre un sennonché che manda in frantumi ogni  certezza, anche le mie a riguardo di  quanto  detto  sopra.

Sennonché    

Leggo  gli oroscopi  alla fine di ogni  anno (quelli  di  Marco Pesatori ogni  qualvolta compro il settimanale D Lei de La Repubblica) e, una sola volta nella vita, mi sono sottoposta alla lettura dei  tarocchi da parte di un’amica che, se fosse vissuta nel  medioevo, avrebbe avuto  qualche problema con la Santa Inquisizione.

Fatto  sta che le carte ebbero  ragione e….BLABLABLA!

I tarocchi

Alejandro Jodorowsky nel  suo libro  La via dei Tarocchi riferendosi agli Arcani maggiori scrive:

Ciascun Arcano  maggiore indica con chiarezza un’azione che si può riassumere in una parola.

Ne Il Matto potrebbe essere: viaggiare;  ne  Il Mago: mostrare; ne L’Imperatrice: sedurre; ne Il Papa: insegnare; ne L’Innamorato: scambiare.

E cosi  via..

Jodorowsky proseguendo  nella scrittura del  libro, aggiunge:

Eliminando  la trappola della cosiddetta Lettura del  Futuro , i Tarocchi sono diventati uno strumento psicologico, un attrezzo utile alla conoscenza di noi  stessi. Affrontando onestamente le caratteristiche  della nostra personalità deviata – identificazioni, abitudini, manie, vizi, problemi  narcisistici, autoinganni, ecc. –  possiamo  giungere alla conoscenza della nostra essenza reale, quindi  quello  che in noi è innato e non acquisito.

Non sono una fan  di Jodorowsky (anche se ho  comprato il suo libro),  ma devo  ammettere che il suo approccio  alla lettura dei  tarocchi può essere utile, per l’appunto  a far riaffiorare quei  problemi tenuti nascosti  nel profondo  del nostro  io (se non vogliamo  ricorrere alla psicanalisi  tradizionale).

D’altronde i tarocchi sono  nati non tanto per sostituire il lettino  dello  psicologo ma come semplici  carte per il gioco  d’azzardo: infatti  si  dice che giunsero in Italia   dal (misterioso) Oriente nel XIV secolo con i  segni  tradizionale, cioè Bastoni, Coppe, Denari  e Spade).

Pochi  decenni  dopo  la loro  introduzione, si  aggiunsero ai  semi  tradizionali  i Trionfi (Arcani Maggiori)  figure come l’Appeso, la Morte, il Matto, l’Imperatrice che portarono a creare giochi  di  società nelle corti  rinascimentali.

Dall’Italia questa rappresentazione dei  Tarocchi  venne esportata nel  resto  dell’Europa dando  vita a nuove forme e interpretazioni  delle carte fino ad arrivare alle conoscenze iniziatiche che filosofi umanisti propagandavano attraverso simboli  e codici  nascosti  ai più.

In effetti, alla fine del XVIII secolo, quando ormai  i  Tarocchi  erano  diventati  strumento per la cartomanzia,  Antoine Court de Gèbelin, esoterista francese, riscoprì a suo modo il lato  esoterico  dei  Tarocchi.

In epoca moderna altri  studiosi di  esoterismo, quali  per esempio Lèvi, Papus, Crowley e altri, crearono le proprie scuole di pensiero mettendo in evidenza le presunte connessioni tra i  simboli  dei  Tarocchi con i  geroglifici egiziani, oppure alla Cabala ebraica o la numerologia pitagorica.

Naturalmente la trattazione sull’argomento  Tarocchi  e loro interpretazione richiederebbe ulteriori  approfondimenti che andrebbero oltre le mie conoscenze.

Tra i tantissimi  libri  dedicati ai Tarocchi (qualcuno molto  serio altri decisamente no) vi  segnalo  quello  della giornalista milanese Laura Tuan Il linguaggio  segreto  dei  Tarocchi (anteprima alla fine dell’articolo).

Buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao………… 


Anteprima del libro Il linguaggio  segreto  dei  Tarocchi  di  Laura Tuan 

 

Camminare d’inverno all’aria aperta per combattere il disordine affettivo stagionale

Un giorno d’inverno
© caterinAndemme

Benché i piedi  dell’uomo non occupino  che un piccolo  spazio sulla terra,

è grazie a tutto lo spazio che non occupano che l’uomo può camminare

sulla terra immensa.

Zhuāngzǐ

L’inverno all’aria aperta

Se un giorno  d’inverno, magari  di  domenica,  inizia a nevicare e gli orsi polari  sono  gli unici a circolare per le vie della vostra città (cosa che in Alaska potrebbe capitare,  ma non alle nostre latitudini), cosa pensate di  fare?

A) Mi rintano sotto  la trapunta uscendo  solo per espletare le funzioni  vitali (e solo  quelle)

B) Divano + coperta + tisana + Netflix = Non ci  sono  per nessuno 

C) Non vedo l’ora di  uscire, di  rendere le mie gote rosse dal  freddo (se il colore passa al  blu:  attenzione non vi  siete vestite adeguatamente e state congelando) e di  respirare aria pura.

Io opto per la terza risposta, voi  fate quello  che volete ma sappiate che camminare,   correre oppure fare del  nordic- walking  nel  freddo  è una fonte di  benessere.

Lo dice (anche) John Sharp  psichiatra specialista del disordine   affettivo  stagionale presso il Beth – Israel Deaconess Center di  Boston:

La tendenza a starsene al  chiuso  quando  è freddo è naturale ma non è una buona ricetta per sentirsi  meglio: troppa poca luce solare producendo  stress crea un disagio  psico – fisico rendendo l’individuo incline alla depressione.

Immagino  che la professione di John Sharp, cioè quella di psichiatra, vi  faccia pensare che uscire al  freddo  d’inverno  sia una cosa da pazzi.

Potrebbe esserlo  se decidessi  di uscire vestita della sola pelle piuttosto  che  con un vestiario  sportivo  adeguato (quindi  non con la pelliccia che abbiamo  sottratto all’orso polare).

Benefici 

⇒ La luce solare fa aumentare la quantità di  serotonina cioè l’ormone della felicità combattendo, quindi, i casi  di depressione leggera legati  alla stagionalità 

⇒ Stando  all’aria aperta aumenta la produzione di  vitamina D che attiva il rilascio  di  serotonina, aumenta l’assorbimento  del  calcio nelle ossa, combatte le infiammazione  potenziando  il sistema immunitario  

Oltre a questi indubbi  vantaggi  fisiologici, fare attività fisica al  freddo aiuta anche alla mindfulness cioè quella meditazione – non meditazione alla portata di  tutti che semplifica un po’ (molto) la nostra vita (ne ho parlato in questo  articolo).

Alla prossima! Ciao, ciao…….


Il libro 

Ho iniziato  con la citazione del  filosofo  cinese Zhuāngzǐ tratta dal libro di David Le Breton Camminare – elogio  dei  sentieri e della lentezza

David Le Breton torna sullo stesso tema di Il mondo a piedi (Feltrinelli, 2001 “come un camminatore che, anni dopo, torna su un percorso che ha immensamente amato”. Uomo di grande sensibilità e cultura, illuminato interprete del suo tempo, Le Breton raccoglie in queste pagine schizzi paesaggistici, riflessioni e aneddoti sul camminare e sui camminatori, rievoca tradizioni e personaggi storici e ci offre un punto di vista inedito e ispirato su un aspetto insolito del viaggio. Percorrere sentieri e rotte insolite, sondare foreste e montagne, scalare colline solo per il piacere di ridiscenderle, poter contare solo sulle proprie forze fisiche, esposti di continuo agli stimoli del mondo fuori e dentro se stessi: questo è il camminare, un anacronismo in una contemporaneità che privilegia la velocità, il rendimento, l’efficienza. Per Le Breton camminare è un lungo rito d’iniziazione, una scuola universale, una filosofia dell’esistenza che purifica lo spirito e lo riconduce all’umiltà, un atto naturale e trasparente che restaura la dimensione fisica del rapporto con l’ambiente e ricorda il sentimento della nostra esistenza.

Anteprima del libro Camminare di  David Le Breton