Pizza ed oro? Meglio i risotti della Caterina

Immagine tratta dallo  speciale sui risotti
Immagine tratta dallo speciale sui risotti

 

Una pizza ricoperta d’oro da 2.000 dollari?

Immagino che l’oro non sia propriamente un elemento  ad alta digeribilità, ma la pizza con foglie d’oro è l’apoteosi  della cafonal life.

L’idea (malsana) di cucinare un pizza con l’oro tra gli ingredienti è venuta al titolare di un locale di  Manhattan, vicino  al distretto  finanziario: forse si è ha voluto, in questa maniera,   festeggiare il prossimo insediamento  alla Casa Bianca di  Donald Trump: appunto  quanto detto prima  e cioè l’elogio della cafonal life.

Se proprio  non potete fare a meno di una pizza a 24 carati, non c’è bisogno  di andare fino  a Manhattan, perché una pizzeria triestina (e non vi  dirò quale) aveva già messo  da tempo  nel  proprio  menù una simile leccornia (?!) alla modica cifra di  cento  euro  anziché dei  duemila dollari  di  quella made in USA…viene il sospetto  che sia una patacca.

Molto più modestamente, lasciando il metallo prezioso  per le fedi nuziali (un piccolo pro-memoria per colui che, tempo  fa, mi ha fatto una certa promessa), vi  dedico il mio  speciale sui  risotti.

Buon appetito.

Alla prossima! Ciao, ciao………..


 

 


 

 

 

Parole per un sor(riso)

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APERTA  PARENTESI

Tre ipotesi  sul perché delle parole dette dal  direttore di un emittente radiofonica, che NON è Radio Bettina, sulla causa del terremoto in centro  Italia, e cioè: << Il terremoto  è il castigo  divino per aver permesso  le unioni civili>>.

1° Ipotesi

L’uomo è un mitomane: pensa di  aver un filo  diretto  con l’Alto nei Cieli (nella fattispecie potrebbe anche essere Buddha, Zoroastro oppure Amon – Ra), per cui spaccia come proclami  divini le sue elucubrazioni farneticanti.

2° Ipotesi

Fuma roba molto pesante.

3° Ipotesi

Le sinapsi del  suo  cervello sono  così scadenti che i  neuroni  (pochi) hanno  deciso uno  sciopero ad oltranza.

Ad ogni modo il mio (ed immagino  anche vostro) abbraccio sincero   a tutte quelle persone colpite da una calamità naturale e non da un dio vendicativo  come qualcuno  vorrebbe che fosse.

CHIUSA PARENTESI

 

Ma con quali argomenti mi  tocca riaprire il blog!

Anche se ho messo fra parentesi l’apertura, adottando  come sempre uno stile leggero per mettere alla berlina dichiarazioni esse stesse incredibili, mi spaventa l’idea che in giro ci  siano  persone di  tale rozzezza culturale.

Tanto più quando esse, ricoprendo ruoli di una certa caratura, hanno  la possibilità di  amplificare la trasmissione del  loro messaggio tra il pubblico che, ovviamente, può anche accettarlo come veritiero (anche se, francamente, in questo  caso sarebbe come precipitare in pieno  Medioevo  quando  si mandavano  povere donne al rogo per stregoneria).

Va bene,  basta così: il titolo  dell’articolo era appunto Parole per un sor(riso), considerando che c’è poco  da sorridere, il resto  delle parole le lascio  per la ricetta del risotto all’arancia.

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 

Ingredienti per 4 persone:
· 350 g di riso
· 2 arance (preferibilmente del tipo sanguinella)
· 1 cipolla rossa
· 40 g di burro oppure olio d’oliva.
· Dado vegetale liofilizzato
· Sale e pepe q.b.

 

Preparazione:
Portare a bollore 1 litro di acqua e sciogliere un misurino di dado liofilizzato, tenere al caldo il brodo.
Lavare bene le scorze delle arance, asciugarle, tagliare sottilmente la scorza di una sola arancia e tritarla finemente con la mezzaluna.
Spremere le due arance.
Tritare finemente la cipolla rossa.
Sciogliere il burro o far scaldare l’olio in una casseruola, aggiungere la cipolla e farla rosolare lentamente mescolando con un cucchiaio di legno.
Unire il riso, far tostare per 2 minuti mescolando.
Aggiungere il succo delle arance e far asciugare.
Quindi proseguire aggiungendo un mestolo alla volta il brodo precedentemente preparato.
Quando il riso è giunto a cottura, spegnere il fuoco, pepare(eventualmente salare) ed aggiungere al riso le scorze d’arancia tritate.
Mescolare bene, lasciare riposare il risotto coperto per due minuti, quindi servire.

bon appétit

 

 


 

Un invito  a godersi il silenzio (ogni  tanto  fa bene):

 

 


 

Noci (più breve di così)

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APERTA PARENTESI

Della serie: <<Ma questi  scienziati non hanno nulla di  meglio  da fare?>>.

Una ricerca condotta dall’Università di  Oslo ha stabilito  che i primogeniti siano più intelligenti dei  secondogeniti.

Allora i secondogeniti sono  più intelligenti dei  terzogeniti, i  terzogeniti dei quartogeniti, i quartogeniti…..

CHIUSA PARENTESI

 

Secondo  l’antica Teoria delle Segnature, una pianta che abbia una certa rassomiglianza con un organo  del nostro  corpo, non può che essere un vettore di  benefici per l’organo  rappresentato.

Le noci, ad esempio, assomigliano  ad un piccolo  cervello in miniatura: il guscio  rappresenta il cranio, i gherigli gli emisferi  destro  e sinistro  del  cervello.

Aggiungerei che per alcuni  individui la rassomiglianza si  ferma al  solo  guscio vuoto, al massimo  la loro  materia grigia può essere rappresentata dal vermiciattolo che si  trova nelle noci marce.

Cattiverie a parte (eppure è vero), le noci  sono un ottimo  supporto per il cervello, in quanto  ricche di acidi  grassi omega – 3, indispensabili  per lo sviluppo del sistema nervoso e di  vitamina – E  che, nella sua forma “gamma – tocoferolo” (di  cui non ho la minima idea di  cosa sia) è in grado  di proteggere i  neuroni  dal’’invecchiamento.

A questo  si  aggiunge che le noci  sono ricche di precursori per lo  sviluppo  dei  neurotrasmettitori importanti per le funzioni  cerebrali, e di melatonina molecola importantissima per regolare il ritmo circadiano  e sincronizzare, in questo modo, il sistema neuro – endocrino ed il sistema immunitario.

Inoltre,  questo potrebbe far felice gli uomini, sembrerebbe che le noci migliorino  la qualità dello  sperma in termini  di motilità e vitalità (spermatozoi  con il turbo?)

La ricetta di oggi  riguarda i Garganelli  con salsa di noci

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 

Ingredienti  per quattro persone:

250 g di pasta all’uovo  fresca formato  garganelli

20 gherigli di noce

1 cucchiaio di pinoli

1 cucchiaio  di  maggiorana fresca

La mollica di un  panino raffermo

1 tazzina di  latte

Noce moscata

100 g di fagiolini  verdi

100 g di  zucca già mondata

1 patata

Olio  extravergine di oliva

Sale e pepe q.b.

 

Preparazione:

Facciamo ammorbidire la mollica di pane con latte tiepido ed insaporiamo con  una grattata di noce moscata.

Frulliamo con un cucchiaio  di olio le noci, i pinoli, la maggiorana ed una presa di  sale.

Cuociamo  i fagiolini  in una pentola di  acqua bollente salata e,  dopo  cinque minuti di  cottura, vi uniamo la patata sbucciata a dadini e, dopo  altri  cinque minuti, la zucca a dadini.

Cuociamo  ancora per cinque minuti, quindi uniamo  la pasta e portiamo a cottura: scoliamo insieme alle verdure e condiamo  con la salsa di noci.

bon appétit

Il tonno ha le pinne blu (ma non lo dite al wedding planner)

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Tonno può anche essere la definizione di una persona non molto  sveglia.

Ma non è di  questo  che voglio  scrivere anche perché qualcuno potrebbe considerarmi, per l’appunto una tonna  e ciò destabilizzerebbe il mio ego.

Quindi, parliamo  dei  tonni  che vivono in mare, fin quando non finiscono ad essere inscatolati e reclamizzati per la loro  genuina bontà da un tizio vestito  da marinaio (credibile nel  ruolo  come se io decidessi  di  essere Samantha Cristoforetti solo perché ho visto  le stelle urtando il ginocchio  contro un cassetto  aperto…per favore chiudeteli  questi  cassetti).

Allora, il tizio di  cui  prima e cioè quello  che fa finta di  essere il capitano  Nemo, continua da anni a ripeterci che il tonno più pregiato  è quello “pinna gialla” e che la sua bontà è a prova di  grissino tanto  è morbido (perché un tonno  deve essere morbido  per essere buono?).

Nulla di più falso  perché è il tonno  rosso (Thunnus thynnus: vedi immagine ) ad essere quello più pregiato e, quindi, più ricco  di omega 3 necessario a combattere il famigerato  colesterolo  cattivo.

 

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Il tonno  rosso, conosciuto  anche “tonno  pinna blu” (adesso voglio  vedere se qualche wedding planner ha qualcosa da dire sulle “pinne blu)  cresce nel Meditteraneo o, per meglio dire, il nostro  mare è la nursery per i  suoi  avannotti in quanto, essendo il pinna blu un migratore, frequenta soprattutto le acque dell’Oceano  Atlantico  e Pacifico.

Il tonno, anche la persona definita “non molta sveglia”, ha le sue ragioni: tanto  che su  di  esse Sergio  Rossi e Nadia Repetto ne hanno  scritto un libro chiamato  appunto “Le ragioni del  tonno”: storia, biologia, tutela e pesca tutto in vendita per 20 euro (non prendo  nessuna provvigione sulle vendite).

 

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Per concludere la ricetta per un primo piatto (per il secondo  si  vedrà): Penne, fagioli  e tonno.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 

Ingredienti per quattro persone:

  • 500 g di penne
  • Una grossa cipolla rossa
  • 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • 2 spicchi  d’aglio schiacciati
  • Un cucchiaino di peperoncino fresco  tritato
  • 425 g di tonno in scatola (il colore della pinna lo scegliete voi)
  • 400 g di cannellini in scatola
  • Un cucchiaio di capperi in scatola
  • 2 cucchiai di succo  di limone
  • 2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
  • Pepe nero

Preparazione:

Cuociamo le penne in abbondante acqua salata.

Mentre la pasta cuoce, tagliamo la cipolla a rondelle sottili e la facciamo  appassire rosolandola per qualche minuto, a fuoco  basso, in un una larga padella dove precedentemente abbiamo  fatto  scaldare l’olio.

Uniamo l’aglio  ed il peperoncino fresco continuando  la cottura, sempre rimescolando per un minuto  circa.

Sgoccioliamo  il tonno e lo  sbricioliamo unendolo  nella padella con i cannellini già scolati  dall’acqua di  conservazione. Aggiungiamo i capperi tritati ed il succo di limone.

A questo punto uniamo il prezzemolo  fresco tritato  e continuiamo a mescolare.

Scoliamo la pasta al  dente, avendo  cura di  conservare due cucchiai di  acqua di  cottura.

Versiamo in una zuppiera e condiamo  generosamente con la salsa di  tonno e fagioli, allungando, se necessario, con l’acqua di  cottura che può aiutare a rendere il composto più morbido.

Regoliamo  di  sale a piacere (qualche volta io lo dimentico) ed insaporiamo con un’abbondante macinata di pepe nero.

Servire a caldo.

 


IN RICORDO  DI  DARIO  FO 

 

Dissetiamoci con il Citrullus lanatus

estateinverno

 

L’estate porta il caldo  come l’inverno  porta il freddo.

La differenza è che se d’inverno  ho  freddo posso  coprirmi fino  ad assomigliare al bambolotto  della Michelin : in tal caso sarei una bambolotta in carne (pochina, cioè il giusto) ed ossa (quelle che occorrono al  sostentamento  dello  scheletro) e non quella gonfiabile con cui certi politici  di  bassa lega amano  gingillarsi: ogni  riferimento  è puramente casuale.

Ma se ho  caldo non posso  andare certamente in giro  nuda, tanto  meno chiudermi in una ghiacciaia ed aspettare che l’afa passi.

Altro problema, conseguenza del  gran caldo, è la sete.

Va da se che per combattere la sete il miglior rimedio  sia quello  di  bere acqua, magari con un po’ di limone, tutte le altre bibite zuccherate sono solo un misero palliativo che soddisfa solo momentaneamente l’arsura.

Anche il cibo aiuta alla deidratazione del nostro  corpo: un bella fetta di Citrullus lanatus   è quanto più di  estivo  possa esserci.

Ovviamente non parliamo di  “citrulli  lanati” (uno Yeti un po’ scemotto?), ma dell’anguria il cui nome latino è appunto  quello: lo  so che voi   culturalmente siete una spanna più avanti  di  me, quindi  era perfettamente inutile dare la definizione in italiano di  Citrullus lanatus (quante di  voi  lo sapevano? Alzate le mani…..una, due, tre…..).

Ritornando  all’anguria, la sua origine è incerta: per alcuni è originaria dell’Africa ed introdotta in Italia dai  romani attraverso  la Grecia, per altri è un frutto  autoctono  del nostro Sud.

All’anguria vanno  riconosciute molte qualità tra le quali  quella più risaputa è di  essere dissetante visto che il 95 per cento  del suo  peso è composto  da acqua (per questo  viene anche utilizzata nelle diete ipocaloriche).

Inoltre, sempre nell’ambito  delle diete, questo  frutto è consigliato per essere povero  di  zuccheri ed amidi, con un discreto contenuto  di  vitamina C, B1,B2 e vitamina A (sotto  forma di  carotene).

Bene, considerando  che fino  adesso  vi  ho  parlato  di  anguria, mi sembra coerente parlare dell’altro  frutto  che è il melone.

Dunque, il nome latino  del melone è……lasciamo perdere e gustatevi  la ricetta per una fresco  risotto  al melone.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 

Ingredienti per 4 persone

  • 300 g di riso
  • 300 g di polpa di melone
  • 30 g di burro
  • ½ cipolla
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva
  • Vino bianco  secco
  • Brodo  vegetale

Preparazione

In una casseruola facciamo imbiondire in due cucchiai dolio la cipolla tagliata grossolanamente.

Dopodiché, prima di mettere il riso, la elimineremo.

Facciamo tostare leggermente, mescoliamo e versiamo ½ bicchiere di  vino lasciandolo evaporare.

Bagniamo con il brodo  vegetale bollente, aggiungendone dell’altro ogni  qual volta che il riso  si  asciuga.

Proseguiamo la cottura in questa maniera mescolando spesso.

Nel frattempo riduciamo in purea 2/3 della polpa del melone, tagliando il resto a dadini.

Cinque minuti primi che il riso sia cotto, uniamo  la purea di melone, poi, a cottura ultimata, incorporiamo  al riso il burro ed il parmigiano.

Versiamo  il riso in un piatto  di portata decorandolo con i dadini  di  melone.

 

 

 

Riso e funerali (made in China)

 

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Dove vanno  a finire i  cinesi  quando muoiono in Italia?

Quando mi  è stata posta la domanda, ho  pensato  subito  che il mio interlocutore avendo preso qualche sostanza allucinogena, o forse per il caldo, avesse momentaneamente il cervello in tilt.

D’altronde,  io  stessa, prigioniera  di un treno che con un ritardo  sulla partenza calcolato in ere (e con la temperatura interna prossima alla fusione di un qualunque corpo  solido, compreso quello umano), potevo permettermi l’unica risposta che al momento  mi sembrava più logica: “sottoterra!?

Lui, era un lui ma non quello  mio, incalza: “Hai  mai  visto un funerale cinese?”

In effetti non ho mai  visto un funerale cinese, neanche uno  tibetano o quello  di un abitante di  Brooklyn: e poi, perché mai  dovrei  presenziare a funerali di perfetti  sconosciuti?

A rigor di logica avrei potuto replicare che i cinesi residenti in Italia appartengono alle nuove generazioni per cui, presumibilmente, hanno  ancora una lunga vita davanti  a se. Gli  anziani, invece, per tradizione, quando  sentono arrivare il momento del commiato dalla vita, preferiscono morire dove sono nati: In Cina, per l’appunto.

Va bene, forse ho dato  al  racconto un po’ di  “romanzata”. In verità, al pari  delle “scie chimiche”, anche quella sul dove vanno  a finire gli  anziani  cinesi  quando muoiono in Italia ha raccolto  tante bufale da diventare una mandria.

Comunque la domanda mi è stata fatta e la persona che l’ha posta non ha terminato il suo  viaggio perché io nella prima galleria………………..

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

Di  seguito  troverete la ricetta per un perfetto  riso  alla cantonese

ingredienti per due persone (lei e lui, lui e lui, lei e lei)

  • 200 g di riso basmati o thai
  • 2 uova
  • 100 g di prosciutto  cotto
  • 125 g di piselli finissimi freschi (vanno  bene anche quelli surgelati)
  • 6 cucchiai  di olio extravergine d’oliva

Preparazionerisocuore

Laviamo il riso  per togliere l’amido e lo  versiamo in una casseruola coprendo  con l’acqua sopra il livello  del  riso stesso. Saliamo e poniamo sul fuoco.

Nel frattempo tagliamo il prosciutto  cotto a dadini  regolari e sbollentiamo i piselli in acqua salata.

Sbattiamo le uova con poco  sale e le cuociamo in una padella antiaderente sufficientemente unta d’olio, ne verrà fuori una piccola frittata molto  sottile che taglieremo  a striscioline.

Scaldiamo il wok (chi non ha un wok in casa?) oppure in una larga padella, sempre antiaderente, e vi rosoliamo il prosciutto per pochi istanti, quindi uniamo i piselli, il riso  cotto, le striscioline di  frittata, sale e pepe.