Il nome, Szymborska, è difficile da pronunciare, ma le sue parole sono bellissime

La ciclista che leggeva le poesie
© caterinAndemme

 

Fino  a poco  tempo  fa, nei primi  decenni del nostro  secolo, ai poeti piaceva stupire con un abbigliamento  bizzarro e un comportamento  eccentrico.

Si  trattava sempre però di uno spettacolo destinato  al pubblico.

Arrivava il momento in cui il poeta si  chiudeva la porta alle spalle, si liberava di  tutti  quei  mantelli, orpelli e altri  accessori poetici, e rimaneva in silenzio, in attesa di  se stesso, davanti  a un foglio  di  carta ancora non scritto.

Perché, a dire il vero, solo questo  conta..

Tratto  dal  discorso  che Wislawa Szymborska ha tenuto il 7 dicembre 1996 in occasione della consegna del  Premio  Nobel per la letteratura 

Amore a prima vista

Parafrasando il titolo  della poesia di Wislawa Szymborska (Kòrnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012), appunto Amore a prima vista,  avrei dovuto  scrivere  che il mio innamoramento  per questa poetessa polacca fu un Amore a primo  ascolto  e cioè quando mi  capitò per caso, nelle mie scorribande in rete, di  trovare un cortometraggio a disegni animati che parlava di  due innamorati (ancora inconsapevoli  di  esserlo) la cui  storia si  dipanava attraverso  le parole di  quella poesia.

Stranamente, dove in rete si conserva di  tutto,  di  quel  video non c’è più traccia e di  questo  me ne rammarico  molto perché era (ancora è, ma non so  dove) una vera chicca, un vero  toccasana per l’anima: insomma, pensate a quello  che volete ma un po’ di  sentimentalismo non guasta mai…comunque alla fine dell’articolo  troverete Amore a prima vista interpretata  dalla voce di  Claudia Gerini per il programma radiofonico Parole Note di  Radio  Capital.

Poche parole su  di  lei

Quattro miliardi  di uomini  su  questa terra,

ma la mia immaginazione è uguale a prima.

Se la cava male con  i grandi  numeri.

Continua a commuoverla la singolarità.

Svolazza nel  buio  come la luce di una pila,

illumina solo  i primi  visi  che capitano

mentre il resto  se ne va nel non visto,

nel non pensato, nel non rimpianto..

Wislawa Szymborska – Stoccolma 2011

Questo  brano è la prima parte della poesia Grande numero  che è anche il titolo  della settima raccolta delle sue poesie pubblicata a Varsavia nel 1976 (vent’anni  dopo venne insignita del Premio  Nobel per la letteratura).

In quel periodo  la Polonia stava attraversando una fase sociale critica che, con gli  anni  a venire, l’avrebbe portata all’emergere di  quelle proteste materializzatesi nel movimento  di  Solidarność: più di un critico  ha letto  nel  testo di Grande numero  il rifiuto  della poetessa della massa ideologizzata dal  regime comunista a cui  si  contrappone l’individualità del  singolo (più o meno, penso  che sia questo il concetto che ho recepito ).  

Togliendomi il fastidio di  riscrivere quello potete trovare comodamente andando a cliccare sul link con il nome della poetessa (inizio  articolo, please) posso solo  aggiungere che lei, donna perennemente innamorata della vita e non solo di  quella, era ironica e si  sottraeva volentieri dalle luci della notorietà, tanto  da definire il Premio Nobel  che le fu  assegnato come la tragedia di  Stoccolma.

Comunque sia a Cracovia che a Kòrnik, sua città natale, non esiste una via a lei  dedicata (l’ho verificato  attraverso  Google  Maps): penso  che questa via una grave mancanza nei  suoi  confronti.

Inoltre amava i  gatti

Alla prossima! Ciao, ciao……….. 

 


Amore a prima vista con la voce di  Claudia Gerini 

 

Se proprio volete un’arma questa è la poesia

La farfalla
©caterinAndemme

Se pensate che oggigiorno  la poesia sia superflua, allora..

…..allora un bel  accidente!

La poesia è più viva che mai:  anche  in questo Paese dove, a volte,  si preferisce l’urlo  alla parola sussurrata, la poesia  è capace di  radicarsi nel pensiero stimolandone la crescita….ecc…ecc…

Va bene, lo ammetto: mi  sono  lasciata prendere dall’argomento  e sono  diventata prolissa.

Comunque che la poesia goda di  ottima salute è testimoniata anche dal  successo  di programmi  radiofonici  come Parole Note (di  cui  sono  un’autentica fan) trasmesso in serata da Radio  Capital.

Non solo  la radio, ovviamente, ma anche incontri  pubblici  dal  vivo, esempio i festival  ad essa dedicati o i Poetry Slam che non sono  altro che competizioni a suon di  rime.

Quando  i social media diventano una vetrina per i poeti

Rupi Kaur mentre legge le sue poesie tratte dalla raccolta Milk and Honey – Vancouver 2017 – Credit: Joe Carlson

Si diventa famose se si  è brave, si diventa note utilizzando  la vetrina dei  social media come, ad esempio Instagram ( a proposito, anch’io sono su  Instagram), ed è questo il caso  della ventiseienne canadese (ma nata in India)  Rupi Kaur la quale, ancor prima di  pubblicare le sue poesie su  carta,  lo ha fatto  su Instagram.

La sua prima poesia, postata sul social è del 2013, ebbe  duemila like nel  giro  di pochissimo  tempo  per non parlare di altre che, in seguito,  superarono le centinaia di migliaia di like (cosa che la sottoscritta riuscirà ad ottener in qualche eone di  tempo).

Ma il rapporto  della giovane poetessa con Instagram non è stato  sempre  facile: nel 2015 una sua immagine che ritraeva una donna ripresa di  spalle con i pantaloni sporchi  di  sangue mestruale, fu immediatamente rimossa dagli amministratori del  sito perché ritenuta oscena: un chiaro  segno di misoginia legato  al  tabù del  ciclo mestruale che ebbe la capacità di  creare un’onda di  forte dissenso delle donne contro Instagram (a riguardo l’articolo  di  Cosmopolitan)

Le poesie di  Rupi Kaur hanno come soggetto la vita delle donne, del nostro  desiderio  di  amare, di  sesso  e di dolore provocato  dalla violenza.

Al  termine di  questo post (articolo) troverete un’anteprima delle sue poesie raccolte nel libro Milk and Honey 

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


Anteprima di  Milk and Honey  di Rupi Kaur