Non è Rembrandt ma l’Artificial Intelligence a fare il ritratto


Se una persona mi piace molto, non dico  mai  il suo nome ad altri: sarebbe come cederne una parte.

Oscar Wild – Il ritratto  di  Dorian Gray 

Artificial Intelligence for a portrait

Sarà perché il termometro  ricomincia a salire verso  temperature mercuriali (quelle che si  registrano per l’appunto   sul pianeta Mercurio) e l’umidità è pressoché simile a quella delle Foresta amazzonica, oggi proprio  non mi andava di  scrivere nulla.

Ma l’antipatica vocina che mi  frulla in testa ( il webmaster mentale) mi ha fatto notare  che se voglio  conservare la terza posizione (una volta era la prima) nella SERP di  Google, alla voce IL Blog di  Caterina, devo  spremere le meningi e scrivere,  scrivere e ancora scrivere, d’altronde, non per nulla le parole che accompagnano  il titolo  del  sito  sono: Penso, dunque scrivo. Scrivo, dunque penso.

Ma chi è Caterina Balivo?

 A venirmi in aiuto  per contrastare questa mia défaillance è stato il titolo  dell’articolo  di  repubblica.it

Fatevi fare un ritratto (vero) dall’Ai. “Si ispira ai grandi maestri, ma inventa come un pittore”

Così, cedendo  a una certa dose di  curiosità mista al desiderio  di  auto – lusinga, ho dato in pasto  all’Ai di AI Portraits Ars una mia immagine con il risultato  che potete vedere nella slide seguente (e all’inizio dell’articolo):

 

 Se devo  dire tutta la verità (nient’altro  che la verità….) il risultato non mi ha entusiasmato per nulla: ma questo dipende dal  soggetto (io) e soprattutto dalla foto che (forse) non si prestava molto  all’elaborazione.

Comunque l’intento  di AI  Portraits Ars non è quello  di  fare di noi una musa dell’arte, quanto piuttosto  di  allenare le reti neurali nel  generale nuovi modelli.

In questi  caso la generative adversial   (GAN) utilizzata nel progetto si  basa sulla visione di una raccolta di migliaia di opere di  diversi  artisti  che, spaziando  dal  Rinascimento  fino  alla pittura moderna, darà la possibilità all’intelligenza artificiale, una volta che ha esaminato la nostra foto ( o il selfie, se preferite) deciderà quale mano del pittore dipingerà il ritratto del nostro  viso (più o  meno le cose stanno  così).

L’artefice del progetto di  AI Portraits Ars è del  designer italiano  Mauro  Martino, direttore del  Visual Artificial Intellligence Lab di  IBM Research e docente presso  la Northeastern University of Boston, il quale ci  tiene a precisare che non si  tratta di un’app per il fotoritocco come, ad esempio, la famigerata applicazione FaceApp

FaceApp utilizza le foto  inviate dagli utenti per il processo  di invecchiamento del  viso nel  corso  degli  anni.

Lo fa utilizzando parametri  biometrici, fin qua nulla di losco, sennonché queste immagini finiscono sui server russi di  FaceApp di  base a San Pietroburgo e utilizzati  per allenare i sistemi  di  riconoscimento  facciale del  futuro.

In pratica, scaricando l’app, ignoriamo  di  concedere una licenza perpetua irrevocabile dell’utilizzo  della nostra  immagine che vanno  ben  al  di la delle leggi  sulla privacy europea (non per nulla i server sono appunto in Russia).

Al  contrario AI Portraits Ars garantisce che le immagini  da noi  inviate subito  dopo  l’elaborazione vengono  cancellate

Ma poi  che divertimento  c’è nel  volersi  vedere anziani  in un mondo che del  giovanilismo  ne fa una bandiera?

Tutto  qui (avevo  promesso  che sarei  stata breve)

Alla prossima! Ciao, ciao…

Alice Neel: artista e femminista

Alice Neel - autoritratto
Alice Neel – autoritratto

<<La ragione per cui le donne non hanno  successo è che non hanno le palle>>: disse un uomo  del pubblico  durante una conferenza a New York sull’arte tenutasi  negli  anni ’70.

Una delle relatrici  si  alza e con calma gli  risponde: <<Le donne hanno le palle, sono  solo un po’  più in alto>>.

Quella donna era Alice Neel

Feminist art 

La Feminist art è un movimento  artistico  che ha avuto il suo apice  tra gli  anni ’60 e ’70 del  secolo  scorso,  associata al movimento  femminista lo scopo  che si prefiggeva era quello  di  evidenziare e combattere le differenze sociali  e politiche che subivano le donne e altre identità di  genere.

Il messaggio era veicolato dall’arte nelle sue varie  forme comprese tra la pittura tradizionale, la performance art e l‘arte concettuale .

Alice Neel: una brevissima biografia 

 

© Lynn Gilbert 1976, New York
Ritratto di Alice Neel nel suo studio
© Lynn Gilbert 1976, New York

Alice Neel ( Gladwyne (Pennsylvania) , 28 gennaio 1900 –  New York, 13 ottobre 1984) oltre che essere un’artista d’avanguardia, fu  madre single e militante comunista: quest’ultimo  aspetto  della sua vita le costò le frequenti  visite dell’FBI nella sua abitazione a caccia di  chissà quale cospirazione.

La sua famiglia apparteneva al  ceto  medio e molto  rigida nel seguire quel modello  sociale che non dava molto  spazio (per nulla) all’autonomia della donna.

Lei, penultima di  cinque figli, a sedici  anni trova la sua strada iscrivendosi ad una scuola d’arte per poi approdare alla Ashcan School movimento  artistico conosciuto  per opere raffiguranti scene quotidiane della New York più povera.

L’incontro con un cubano  che la storia ci restituisce come essere stato  molto  fascinoso  (e ricco), Carlos Enrìquez Gòmez, è solo  l’inizio di una serie di uomini  a cui  lei  si legherà in rapporti burrascosi.

Dal  cubano  avrà due figlie, la prima Santillana che morirà di  difterite a un anno, la seconda Isabella le verrà tolta quando  divorzierà dal marito  per ritornare a New York.

Come detto in precedenza la vita di  Alice Neel è un’altalena tragica, tra periodi  caratterizzati  dalla depressione con  tentativi  di  suicidio – fu  ricoverata in manicomio scoprendo, una volta di più, che proprio il dipingere l’aiutava nella guarigione –  amanti  e aborti ma anche due figli: il primo Richard (di padre sconosciuto) che diventerà vittima delle angherie di uno dei suoi  conviventi, il fotografo Sam Brody, lo stesso  che sarà il padre del  suo  secondo  figlio Hartley .

Finalmente dopo  tanti  drammi  a Alice viene riconosciuta la fama dovuta: negli  anni ’60 è ormai considerata come un’icona del mondo  femminista e  dalla metà degli  anni ’70  come tra le  più importanti  artiste dell’avanguardia americana.

La vita e l’opera di  Alice Neel sono raccontate nel  documentario omonimo diretto  dal  nipote Andrew Neel presentato  nel 2007 al Sundance  Film Festival e successivamente al  Newport Beach  Film Festival  dove vinse il premio del pubblico  come miglior documentario.

Concludendo

Avete certamente capito che ho voluto  scrivere non tanto dell’artista (non sono  un’esperta di  arte) quanto piuttosto ho voluto  rimarcare il concetto che l’animo  femminile è tanto  forte da uscire vincitrice in tutte quelle situazioni in cui è facile prendere (e perdersi) sulla strada della disperazione.

Alla prossima! Ciao, ciao……..

Berthe Morisot: l’impressionista

Berthe Morisot au bouquet de violettes
Giovane donna in tenuta da ballo (1879) olio su tela – Berthe Morisot

L’Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia  a Parigi il 15 aprile 1874 quando un gruppo  di  giovani  artisti dopo  che le loro opere venivano  rifiutate dalle gallerie d’arte parigine, decisero  di  riunirsi e realizzare una mostra non ufficiale presso  lo  studio del  fotografo  Felix Nadar al n. 31 di Rue d’Anjou

Tra i mostri  sacri  si  aggira una fanciulla 

Claude  Monet, Edgard Degas Pierre-August Renoir  e ancora altri illustri pittori del movimento  artistico  degli impressionisti: ma le donne?

Non è facile per una donna della seconda metà dell’Ottocento entrare a far parte dell‘entourage del mondo  dell’arte, ovvero: non è per nulla facile, direi impossibile, se provieni da una famiglia di estrazione sociale modesta ( = povera), tutt’altra cosa se i tuoi  genitori  sono  benestanti, in questo  caso il tuo  estro  artistico si potrà rivelare a pochi  intimi, sempre in un contesto privato perché il mondo  accademico ti è precluso: nella Francia di  quell’epoca, ad esempio, l’Ècole des beaux-arts  era off-limits per le fanciulle (questo  divietò crollerà nel 1897).

Malgrado  tutto, se hai  carattere e determinazione non esistono  ostacoli  che possano  fermarti, è il caso di Berthe Morisot (Bourges, 14 gennaio 1841 – Parigi, 2 marzo 1895)

Berthe Morisot ancora sedicenne si  appassiona all’arte seguendo corsi  di  disegno insieme alle due sorelle Yves e Edma. La sua prima esposizione al  Salon Nadar  avviene nel 1864 a cui  seguirà, l’anno  dopo una seconda esposizione.

Entrando  a far parte del  gruppo  degli impressionisti dal 1874 in poi partecipò insieme a loro a varie manifestazioni.

L’incontro al Louvre 

Berthe Morisot au bouquet de violettes
Berthe Morisot au bouquet de violettes (1872) – Èdouard Manet

Una mattina di un imprecisato  giorno  di un imprecisato  mese del 1867, Berthe insieme alla sorella Edma si  trova nelle sale del  Louvre per copiare Lo scambio  di  Principesse di  Rubens .

Ed è qui  che incontra per la prima volta Èdouard Manet : il gossip d’antan  dice che il pittore rimase folgorato dalla giovane Berthe ma essendo  già sposato  si  deve accontentare di  chiedere alla fanciulla se vuole diventare sua modella per alcuni  quadri.

Èdouard Manet realizzò tra gli  anni 1869 e 1874 ben 12 ritratti  ad olio di  Berthe, più numerose incisioni.

Nel 1874 Berthe sposa Eugène Manet da cui  avrà una figlia e con il quale stabilì un matrimonio  all’insegna della felicità, tanto  che lei  scrisse a riguardo  del proprio  marito:

 

 

«Ho trovato un brav’uomo, onesto, e sono sicura che mi ama sinceramente. Dopo aver vissuto per tanto tempo inseguendo chimere ho cominciato a vivere una vita vera»

Con il cognato proseguì un rapporto  basato sulla reciproca ispirazione artistica che, nel pittore, si  esprime anche in una malinconica storia d’amore non realizzata visibile in alcuni  quadri  con soggetto  femminile dove si  può vedere una rassomiglianza nel  volto  di  Berthe.

Nel 1883 Èdouard Manet morirà.

Dodici  anni  dopo, il 2 marzo  1895 Berthe Morisot morirà di polmonite:  venne sepolta nella tomba di  famiglia dei  Manet e sulla sua lapide fu  scritto semplicemente:

Berthe Morisot, vedova di  Èugene Manet  

Il comune di Parigi le ha dedicato  nel 1999 un giardino  pubblico: il Giardino  Berthe Morisot nel XIII arrondissement nel  quartiere della Gare.

Alla fine dell’articolo  una galleria con le opere della pittrice.

Alla prossima ! Ciao, ciao….