SHAKESPEARE AND COMPANY: una libreria very english a Parigi

La Ville Lumière
©caterinAndemme

Paris mon amour

E’ il sottotitolo  più scontato  che ci  sia parlando  di  Parigi, ma non posso  farne a meno considerando che una parte del mio  clan è nato nella Ville Lumière, continua a viverci e, qualcun altro…..

Quindi frequentando questa meravigliosa città posso  dire   che il Louvre è il Louvre, la Torre Eiffel è la Torre Eiffel, Notre Dame è Notre Dame e blablablainsomma luoghi che sono  universalmente conosciuti da tutti i turisti, compresi  da quelli  che provengono  da Marte ( a proposito  avete letto il mio  articolo sul  Pianeta Rosso?)

Eppure, giustificato  solo  dal  fatto che Parigi è immensa e qualcosa può sfuggire all’attenzione, vi  sono  delle piccole perle assolutamente da non trascurare o perdere, come ad esempio una libreria sulla Rive gauche 

Shakespeare and Company

L’interno della libreria: adoro questa confusione mista all’odore dei libri

Trattandosi della Rive gauche la Shakespeare and Company non può essere una libreria qualunque in quanto sia nel passato  che nel presente è il luogo  ideale per incontrare di persona  scrittori più o  meno noti – quelli  che lo  sono  meno hanno la possibilità di  avere un luogo  per dormire qualche notte nella libreria in cambio di  lavoro  manuale tra gli  scaffali: una stima al  ribasso, forse esagerata, dice che dagli  anni ’50 ad oggi  vi  abbiano  dormito più di 30.000 persone  – e, quindi, partecipare agli  eventi particolari  come il sunday tea ascoltando, tra un sorso  di te e qualche biscotto, gli autori  leggere alcuni  brani  dei loro  libri o poesie.

Una breve, brevissima, storia  

Tutto inizia quando una giovane donna americana, figlia di un pastore presbiteriano, arriva a Parigi  nel 1919.

Il suo nome era Sylvia Beach  (Baltimora, 14 marzo 1887 – Parigi, 5 ottobre 1962) come prima cosa pensò ad un luogo aperto ai  giovani bohème  (per lo più scrittori  squattrinati) oltreché un punto  di  riferimento per l’incontro della cultura oltreoceano  con quella europea.

Tra l’altro lei ebbe il coraggio  e la forza di  pubblicare nel 1922 un’opera come  l’Ulisse di James   Joyce messa al  bando  in America e Gran Bretagna per oscenità (in Irlanda verrà pubblicato  solo nel 1966).

Nel 1941 Shakespeare and Company grazie agli invasori  nazisti  deve chiudere i  battenti.

Passano  gli  anni e, nel  dopoguerra,  a Parigi  arrivano  altri  giovani intellettuali, tra loro George Whitman (New Jersey, 12 dicembre 1913 – Parigi, 14 dicembre 2011)  il quale, oltre ad avere una visione tendenzialmente socialista della vita  e della società,  ama i libri quanto li poteva amare Sylvia Beach.

Nel 1951, con un capitale di 500 dollari,  George Whitman acquista nei pressi di  Notre Dame un piccolo   locale adibendolo  a libreria con il nome Le Mistral: alla morte di  Sylvia Beach, avvenuta nel 1962in suo ricordo  la libreria cambierà il nome in Shakespeare and Company.

Non poteva essere diversamente: infatti la passione per i libri  e la letteratura,  la visione di una società molto liberal che aveva George Whitman era pari a quella che poteva essere anche considerata la sua ispiratrice.

Nel solco  della tradizione anche la nuova   Shakespeare and Company  fu il luogo  dove approdarono intellettuali e artisti  spiantati, tra loro Allen Ginsberg, Henry Miller, William Burroughs (a lui  si  deve l’invenzione del  sunday tea), Bruce Chatwin e l’elenco potrebbe continuare.

In conclusione

I created this bookstore like a man would write a novel, building each room like a chapter, and I like people to open the door the way they open a book, a book that leads into a magic world in their imaginations.George Whitman

Ho creato questa libreria come se un uomo  scrivesse un romanzo, costruendo ogni  stanza come un capitolo, e mi  piace che le persone aprano la porta nel modo in cui  aprono un libro, un libro  che conduce in un mondo  magico nella loro immaginazione

C’è una fotografia sul sito della libreria che ritrae George Whitman con sua figlia Sylvia  bambina (è lei che oggi  segue la tradizione paterna nella conduzione di Shakespeare and Company e forse il suo nome è un’ulteriore omaggio a Sylvia Beach)  dalla  quale si sprigiona un’aurea di  serenità, quasi  a dire al mondo che non è poi così difficile essere felici seguendo  ciò che si  ha in mente di  fare nel  bene (tralasciando, ovviamente, il male).

Nel 2016 è uscito il libro (dal  titolo  chilometrico) Shakespeare and Company, Paris: a history of the Rag & Bone,  shop of the hearth pubblicato dalla stessa S&C al prezzo  di 35 euro per quasi  400 pagine piene di  fotografie con tutta   la storia di  questa preziosa libreria nel  cuore della Villa Lumière (su  Amazon è reperibile).

Buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

Parigi è sempre una buona idea: lo dice il ghost writer

Le bateau sur la Seine
Caterina Andemme ©

Questa è una grande città: Parigi! È esattamente come qualsiasi altra grande città, Londra, New York, Tokyo, ad eccezione di due piccoli particolari: a Parigi si mangia meglio e a Parigi si fa l’amore…beh, si, forse meglio, ma certamente più spesso. Si fa l’amore qualsiasi ora e in qualsiasi luogo: sulla riva sinistra della Senna, sulla riva destra, e tra una riva e l’altra; si fa di giorno, e si fa di notte; lo fa il beccaio, il fornaio, e il signore che appare in ogni inevitabile guaio; in movimento, e nella più assoluta immobilità; lo fanno i barboncini, i turisti, i generali, e una volta ogni tanto perfino gli esistenzialisti! C’è l’amore giovane e l’amore stagionato, l’amore coniugale e quello illecito!

Audrey Hepburn 

Si, aveva ragione la nostra Audrey: a Parigi  si mangia bene e …..

Amo Parigi, forse non quanto  Genova, anche se ultimamente quest’ultima ha dovuto subire i  miei  tradimenti per altre città: Milano, ad esempio e, tanto per rimanere esterofili,  Ljubljana (ma qui  l’amore è condiviso con l’intera Slovenia).

Amo  Parigi e voglio un gran bene a Frederique mia cugina parigina DOC: come lo  sia diventata è questione di  famiglia.

Questo piccolo  preambolo per introdurre la presentazione di un libro  che vede, per l ‘appunto, Parigi come protagonista di una storia.

Ma ancora prima, però, devo  chiedere scusa alla mia amica Gabriella (Lella per distinguerla dalle altre due Gabrielle mie amiche: Gabry  e Gabriella come Gabriella): quasi  un anno  fa mi  aveva consigliato  la lettura di  questo libro ed io, vergognosamente,  non l’ho  ancora fatto.

Presto  rimedierò.

libri in vetrina

Nicolas Barreau è uno  scrittore inesistente, diversamente dalla  nostra Elena Ferrante    che  se pur nascondendosi dietro  uno pseudonimo è una scrittrice in carne ed ossa e molto  talento.

Barreau è nato  da un’analisi  di  mercato  di una casa editrice tedesca, la Thiele & Brandstätter, perché, così sembra, in Germania le case editrici hanno il vizio di  creare autori  fittizi in base al  genere che va più di moda: in poche parole vi  sono  una moltitudine di  ghost writers condannatioltreché all’oblio, vedersi  corrisposto un onere inversamente proporzionale ai guadagni  delle case editrici che gli  hanno  commissionato il lavoro: niente paura, succede anche in Italia.

Comunque Parigi è sempre una buona idea (frase detta da Audrey  Hepburn nel  film Sabrina del 1954) ha ottenuto un buon (discreto)  successo.

Nel  box alla fine dell’articolo l’anteprima del  libro (che presto  leggerò: Lella  non è che me lo puoi prestare?).

A Parigi, in rue du Dragon, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés, ci si può imbattere in un piccolo negozio con una vecchia insegna di legno e, dentro, mensole straripanti di carta da lettere e bellissime cartoline illustrate: la papeterie di Rosalie Laurent. Talentuosa illustratrice, Rosalie è famosa per i biglietti d’auguri personalizzati che realizza a mano. Ed è un’accanita sostenitrice dei rituali: il café crème la mattina, un buon bicchiere di vino rosso dopo la chiusura. I rituali aiutano a fare ordine nel caos della vita, ed è per questo che, per il suo compleanno, Rosalie fa sempre la stessa cosa: sale i 704 gradini della Tour Eiffel fino al secondo piano e, con il cuore in gola, lancia un biglietto su cui ha scritto un desiderio. Ma finora nessuno è mai stato esaudito. Tutto cambia il giorno in cui un anziano signore entra come un ciclone nella papeterie. Si tratta del famoso scrittore per bambini Max Marchais, che le chiede di illustrare il suo nuovo libro. Rosalie accetta felice e ben presto i due diventano amici, La tigre azzurra ottiene premi e riconoscimenti e si aggiudica il posto d’onore in vetrina. Quando, poco tempo dopo, un affascinante professore americano, attratto dal libro, entra in negozio, Rosalie pensa che il destino stia per farle un altro regalo. Ma prima ancora che si possa innamorare, ha un’amara sorpresa: l’uomo è fermamente convinto che la storia della Tigre azzurra sia sua…

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 


Anteprima del libro Parigi è sempre una buona idea