Viandanti moderni sull’Appia Antica

Viandanti sull’Appia Antica – Arthur John Strutt (1858) –

 

Quando  sono  a Londra, Varsavia, o Parigi, vado in cerca di  mappe. La mia  libreria ne è piena. Le uso per sognare i viaggi prima che per orientarmi una volta sul posto. Ne ho  bisogno  per capire il contesto in cui  mi trovo e concedermi il lusso di una disgressione imprevista…

Dal  libro  Appia di Paolo  Rumiz

 

D’accordissima con Paolo  Rumiz: le mappe, anche quelle che non portano  a nessun tesoro, sono un viatico necessario per organizzare i propri  viaggi, ma anche un supporto leggendo libri  come. per l’appunto, Appia.

In questo  caso, se l’occhio viaggia scorrendo  le righe del racconto, la mano, precisamente un dito  della mano (di  solito  l’indice) ne segue il percorso su di una mappa, carta geografica, magari un mappamondo (bellissimo oggetto  da regalare) se la narrazione si  dipana attraverso interi  continenti.

Ma non tutti i viaggi  sono per tutti.

Io, ad esempio,  a meno  che di non fare un corso  presso le SAS  (Special  Air Service) non mi sognerei  di mettermi in cammino se la traccia non è più che chiara.

Intendiamoci: la Via Francigena ed il  Cammino  di Santiago sono  due progetti a cui  stiamo lavorando (forse in essere  fra qualche anno, quando  il tempo  libero sarà ancora più libero,), ma il percorso  che Paolo  Rumiz ed amici  hanno  compiuto  era finalizzato ad un progetto  editoriale, lodevole nell’intento, per la riscoperta di un’antica via oggi  tutelato solo  per il tratto  compreso nel  Parco  dell’Appia antica.

I nostri hanno  dovuto  affrontare molte difficoltà per arrivare alla meta (partendo  da Roma con destinazione finale Brindisi), si  sono  sobbarcati la fatica di  attraversare proprietà private  (con cani  da guardia poco  inclini  alla socievolezza), quella di  riprendere le labili tracce del percorso perso tra cantieri (in parte abbandonati), strade ad alta percorrenza, ed infine, addirittura, affrontare il mostro  dell’Ilva di  Taranto.

Il viaggio è anche incontro con altre persone: alcune di  loro cariche di  diffidenza nel  vedere gente che cammina con solo  zaino  e scarponi  a seguito (viandanti  come dice Rumiz, termine che felicemente abbiamo adottato  “lui” ed io).

Ma soprattutto persone che, anche solo  spinte dalla curiosità, hanno  dimostrato che la socialità non è poi  così morta, anzi  gode di ottima salute.

STORIA DI UN ABUSO  EDILIZIO NELL’APPIA ANTICA E DI UNA SVOLTA POSITIVA. (Se la vuoi  conoscere fai  click sul link)

 

Nel  box seguente l’anteprima del libro  di  Paolo Rumiz

 

 

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 

 

Ascoltando i Tamburi di Pace nelle Capanne di Marcarolo

 

Chi  viaggia sa che il tempo è elastico. La stessa strada fatta in circostanze diverse può sembrare lunghissima e corta; e sull’acqua questa percezione diventa ancora più forte.

I greci  avevano  tremo di   chiamare il trascorrere delle ore.

Uno è kronos, il tempo  del  gran da fare, scandito  da appuntamenti e preoccupazioni.

Il secondo è aion, che è tutt’altra cosa: l’infinito, incommensurabile eterno presente che si  assapora nei momenti  di ozio, e che solo  gli  dei  sanno misurare.

Il terzo, il più inafferrabile, porta il nome di  kairos, che significa l’occasione, l’imprevisto, che ti  taglia la strada e ti ribalta la vita.

Paolo  Rumiz – Morimondo –  

 

Si è vero: la citazione non coincide con il titolo  del libro nell’immagine in cima, ma la dedica è il ricordo di una sera di luglio (di  quest’anno, quindi  di pochi  giorni  fa)  che Paolo  Rumiz mi  ha donato.

Dopo che, timidamente, sono  avanzata tra il pubblico  come un rompighiaccio per arrivare a dirgli semplicemente:  “Buonasera”………

…..la mia lingua non è sempre sciolta: l’imbarazzo  di  essere di  fronte ad  uno  degli scrittori di  viaggi  (e non solo)  tra quelli da me maggiormente preferiti mi ha fatto cadere nella trappola di un banale: “Buonasera“.

Saluto  che lui ha ricambiato con un semplice, genuino, simpatico: “Ciao“.

Adesso mi rendo  conto  di aver iniziato da quello  che, in effetti, doveva essere la fine di  quanto  vado  a scrivere.

Avevamo  letto più di un mese fa che Rumiz sarebbe stato presente, in un’occasione particolare, alle Capanne di  Marcarolo come voce narrante (dei  suoi  scritti) ad accompagnare una giovane orchestra, l’Esyo (European Spirit of Youth Orchestra) durante l’anteprima di un suo nuovo  progetto: Tamburi  di Pace 2.1.

Non si  è trattato, quindi, di  dare spazio  al  kairos, quanto piuttosto  ricorrere al  concetto  di  aion, non nel  senso  di ozio, ma di pura e semplice ritrovata sensibilità verso il bello che è sempre presente nella natura umana (anche se in alcuni  è talmente assopita da quasi non esistere)

 

Paolo Rumiz, il maestro Igor Coretti-Kuret ed alcuni componenti della Esyo durante la serata del 29 luglio ai Martiri della Benedicta (Capanne di Marcarolo – Bosio) / 24Cinque ©

ESYO

L’orchestra è stata ideata e realizzata dal  maestro  Igor Coretti Kuret con il sostegno  morale del  violinista Lord Yehudi Menuhin.

L’ESYO è formata da circa 80 giovanissimi musicisti (tra gli 11 ed i 18 anni) che ogni anno  vengono  selezionati tra i migliori  allievi dei  Conservatori e delle Scuole di  Musica di  ben 21 Paesi  europei, ha visto  crescere musicalmente d umanamente, nell’arco  di  vent’anni  di ininterrotta attività, oltre 2500 giovani musicisti  di  talento.

L’ESYO ha tra gli  scopi  principali la promozione della cooperazione culturale e dell’integrazione europea.

La serata ha avuto un tragico prologo, quando un giorno,  prima nelle vicinanze dei  Martiri  della Benedicta, in un torrente e per una tragica fatalità un bambino  di  soli  dieci  anni è morto  annegato.

Gli organizzatori  erano in dubbio se la serata doveva avere il suo corso, dopotutto l’età di  Leonardo (questo  era il nome dello  sfortunato bambino) era quella di  dieci  anni: quasi  coetaneo dei più giovani  dell’orchestra.

hanno pensato, però, che continuare nello  spirito che accomuna questi  giovani, e cioè di  fratellanza, fosse un modo  per omaggiare la piccola vittima.

Un giovane orchestrale si  alza e con la sua tromba intona Il Silenzio: tutti ascoltano  a capo  chino, qualche sguardo umido  per l’emozione. Sembrerebbe che persino la leggera brezza che muoveva le foglie, si  sia fermata per non disturbare, così anche il canto  degli uccelli fermi a sentire, a loro  volta, le note per un triste ricordo.

 

Parte del pubblico presente alla manifestazione Tamburi  di  Pace / 24Cinque ©

UN CONSIGLIO  PER DORMIRE A BOSIO

Abbiamo  trovato il B&B Cà du  Lilan attraverso il servizio  offerto  da Booking.com.

Se andate sul sito di  Booking, tra le altre recensioni,  troverete anche la nostra  con il massimo  dei  voti.

Ci capita spesso  di  dormire in posti  dove l’accoglienza è sempre al  top, ma  sono pochi  quelli  che hanno un valore aggiunto, che non è l’avere in camera il frigorifero pieno  di  bevanda oppure il televisore satellitare, ma far sentire l’ospite un vero  amico.

Lo abbiamo provato in passato  con Cinzia e suo  marito  Giuseppe (un’amicizia che continua tutt’oggi), la stessa che abbiamo trovato in Paola, proprietaria di  Cà du  Lilan, e che continuerà nel  tempo.

Alla prossima! Ciao, ciao………..


Non potevo non mettere questa foto  di  questo  cucciolo: come tutti i piccoli (quindi  anche quelli umani) era una spettatrice piuttosto  distratta………….

24Cinque ©