Quando il silenzio non si fa ascoltare

Shhh! © caterinAndemme
Shhh!
© caterinAndemme

Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del  mare

e il silenzio della città  quando  si placa

e il silenzio  di un uomo  e di  una vergine

e il silenzio  con cui  soltanto la musica trova linguaggio.

Il silenzio  dei  boschi

prima che sorga il vento  di  primavera

e il silenzio  dei  malati quando  girano  gli occhi  per la stanza,

e chiedo per le cose profonde a che serve il linguaggio.

Tratto  da Ho  conosciuto il silenzio di Edgar Lee Masters  

Reinhold Messner VS Jovanotti (silenzio  o  musica?)

La querelle nata tra il re degli ottomila e Jovanotti è per via del  concerto  che quest’ultimo  terrà l’estate prossima sulla cima di Plan de Corones a 2.275 metri  di  altezza violando, in questa maniera e secondo  Reinhold Messner, la sacralità della montagna che è anche silenzio.

Da parte di  Jovanotti vi  sono  tutte le rassicurazioni affinché non vi  sia nessun dubbio  sul fatto  che l’evento avrà tutte le accortezze necessarie per realizzare non solo  una grande giornata di  goduria collettiva ma anche comportamenti ecosostenibili e di  equilibrio umanità – pianeta (parole sue)

Adoro la musica ma ancora di più il silenzio condizione che, nella cacofonia quotidiana,  diventa merce rara.

La montagna, un bosco, hanno già i loro rumori  (naturali),  quindi perché aggiungere decibel artificiali anche se solo per un giorno?

Quella goduria collettiva di  cui  parla il cantautore può farne a meno dei 2.275 metri  di una montagna e rimanere in quei luoghi più congeniali  ad essa come una spiaggia o uno stadio.

(E queste sono le mie  parole)

Decibel per la misura del  rumore

Scala dei decibel (fonte Wikipedia)
Scala dei decibel (fonte Wikipedia)

Osservando  la tabella posta qui  a fianco, pur essendo i valori  puramente indicativi, possiamo  avere un’idea (espressa in decibel) del fastidio che si può provare ascoltando  un aereo  al decollo (appena sotto la soglia del  dolore) o una radio  ad alto  volume.

Se avete qualche dubbio sui  dB provocato dallo  schiocco della chela di un Gambero  Pistola (Alpheus heterochaelis), cosa che, in effetti ha lasciato  anche me un po’ perplessa, sappiate che l’animale riesce a produrre un rumore inversamente proporzionale alle sue dimensioni di  appena cinque centimetri (qui  termina il mio  momento – Quark)

Il 3 marzo  scorso si  è celebrato il World Hearing Day  (Giornata mondiale dell’Udito) che già nelle edizioni  passate aveva lanciato  l’allarme sule condizioni  di ipoacusia e sordità riguardanti il 5 per cento della popolazione mondiale (cioè 360 milioni di persone all’incirca) e dei pericoli ingenerati da comportamenti  lesivi  per l’udito  come, ad esempio  tra i  giovani,  ascoltare la musica ad alto  volume con le cuffie (senza cuffie il fastidio è per chi è vicino e soggetto  a condividerne la futura sordità).

Nell’edizione di  quest’anno del World Hearing Day le linee guida per evitare la sordità sono  state accompagnate dal  lancio  dell’app hearWHO (per Android e iOS scaricabile gratuitamente dai  relativi  store) strumento necessario per controllare l’udito, in special modo per coloro  che lavorano  in ambienti rumorosi oppure, guarda un po’, per chi  si  spara musica ad alto  volume nelle orecchie.

Silent Start

Sembra che sia l’ultima moda per ritrovare il silenzio: lanciata da Jeff Bezos per gli impiegati  di  Amazon e fatta propria  da altre società, in pratica si  tratta di un periodo  di  tempo (della durata di  trenta minuti) dedicati  al più assoluto  silenzio e concentrazione prima di un incontro  aziendale (sembra che favorisca anche la pennichella se il  silent start segue al dopo  pranzo)

Altrimenti,  se non lavoriamo  per Jeff (Bezos)ma vogliamo una serata fuori  casa con  cena silenziosa dobbiamo  andare in Spagna dove recentemente è nata la moda dei ristoranti  silenziosi  dietro alla campagna nazionale Comer sin Ruido (mangiare senza rumore).

Per chi invece ha una vocazione ascetica l’ultimo grido (scusate il gioco  di parole) alla ricerca del  silenzio è una tecnica di meditazione indiana vecchia di duemilacinquecento anni: il Vipassana consistente nel rimanere in silenzio per nove giorni e parlare solo al  decimo.

Per imparare il Vipassana vi sono  dei  corsi: se il vostro partner (o  la vostra partner) vi iscrive ad uno  di  essi significa che vi  sta lanciando un messaggio riguardante il vostro  rapporto.

Alla prossima! Ciao, ciao...

Il sano sonno

Donna che si  addormenta leggendo un libro ©caterinAndemme
Donna che si addormenta leggendo un libro
© caterinAndemme

Io dormo  nuda, altrimenti  non prendo  sonno: ma non pensare che sia un invito, perché se solo  respiri nella mia direzione t’inchiodo il cetriolo a quella trave.

Non frugare tra la mia roba, non rompermi  le palle, e sono sicura che andremo  d’accordo.

Sogni  d’oro.

Tratto  dal  film Innamorati cronici 

Mai  di  sera 

Una volta e cioè quando ancora   esisteva  Carosello, le ore ventuno sancivano  la messa a nanna di  tutti i bambini.

Oggi  che Carosello è argomento  di  archeologia televisiva e i  bambini  a letto  ci  vanno  quando  gli  pare (almeno  a me sembra così), potremmo, dovremmo, applicare tale regola allo spegnimento di smartphone, tablet, ebook reader, monitor e BLaBlaBla: tutti  quei device che, emettendo  luce blu, hanno la proprietà di inibire il rilascio  di  melatonina il cosiddetto ormone dl  sonno.

Secondo quanto  scritto in questo articolo , pubblicato su  Repubblica.it, la luce blu non causerebbe danni  diretti  alla vista ma solo il problema riguardo  alla qualità del nostro sonno.

Quando il sole tramonta (e Dracula incomincia a svegliarsi)

ghiandola pineale
Posizione della ghiandola pineale

Quando il sole tramonta la ghiandola pineale posta nel  cervello (vedi  la figura a lato- click per ingrandire -)  incomincia a produrre melatonina la quale, come ho  scritto in precedenza, ci prepara al  sonno, nel  senso  che prima di  addormentarci ed entrare nel mondo dei  sogni  bisogna passare quella fase (della durata di una ventina di  minuti) in cui  siamo  in uno  stato  di  dormiveglia: si perde il contatto  con la razionalità, la percezione dell’ambiente che ci  circonda è distorta e il cervello fa associazioni non razionali del  tipo farvi  credere che colui  (o colei) che vi  dorme accanto sia il pronipote dello Yeti.  

 

Secondo  alcuni  ricercatori è proprio nella fase del  dormiveglia che la creatività può aver un’impennata e portarci  ad intuizioni  geniali (quanto potrei  ricavarci vendendo la pelliccia del  pronipote dello  Yeti?).

Cosa succede quando  le pecore che abbiamo contato sono  finalmente nell’ovile? 

La temperatura del  nostro  corpo gradualmente si  abbassa (così come la frequenza cardiaca e la pressione sanguinea), ma non solo: secondo  una ricerca del  2013 effettuata dal Centro  di  neuromedicina dell’Università  di  Rochester, è a questo punto che il sistema glinfatico  dell’encefalo  (alternativo  a quello linfatico) si  attiverebbe per smaltire i  rifiuti  metabolici  del  cervello  (vedi l’articolo pubblicato  sul sito  de Le Scienze)

I cicli del  sonno

Ogni  ciclo  del  sonno ha la durata di 90 – 120 minuti  che si  alternano  in tre fasi: nelle prime due il sonno diventa sempre più profondo fino  ad arrivare alla terza fase che è quella del  sonno Rem  (rapid eye movements) dove appunto  sogniamo.

Dalle tre di notte  in poi le fasi  Rem si  allungano e possono  arrivare a durare anche 50 minuti  nelle prime ore del  mattino: per questo motivo è più facile ricordare i  sogni del primo  mattino  che quelli  nella notte fonda.

Il risveglio  graduale nell’uomo corrisponde a un aumento  del  testosterone e conseguente incremento del  desiderio  sessuale (il suo) mattutino: se avete dormito male, oppure volete continuare a dormire e il sesso  è per voi l’ultima cosa a cui  pensare, potete ricorrere alla minaccia che Meg Ryan proferisce nel  film Innamorati  cronici (la stessa che ho riportato  all’inizio  dell’articolo).

Quanto  dobbiamo  dormire? 

La cosa è soggettiva: c’è  chi  si  accontenta di poche ore di  sonno (4 o 5) senza riscontrare un calo  delle performance durante la giornata e chi, al  contrario, deve dormire almeno  otto  ore.

Io appartengo  a quest’ultima categoria perché meno  di otto  ore di  sonno  per me equivalgono a poter sostenere il ruolo  di uno  zombie in The Walking Dead  

Alla prossima! Ciao, ciao…

La curcuma dalla tavola alla ricerca scientifica

Danzando alle porte del cosmo
Danzando alle porte del Cosmo
©caterinAndemme

Non esiste nessun  alimento  che, attraverso i suoi  principi  attivi, sia la panacea universale per mantenere in forma il nostro organismo.

Per fare ciò è opportuno inserire nella nostra dieta tutti  gli alimenti, in maniera adeguata alla nostra fisiologia, tralasciando  le mode del momento, soprattutto  quelle che non hanno  nessuna veridicità scientifica.

Poi, ognuno è libero  di  credere a quello  che vuole (anche che la Terra sia piatta).

 La curcumina  per la ricerca medica

Curcuma longa
Curcuma longa

La curcuma è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae , la stessa del cardamomo e dello  zenzero.

Al  genere appartengono  diverse specie, quella che noi  solitamente utilizziamo in cucina è la Curcuma longa  a volte chiamata anche  zafferano  delle indie zenzero  giallo.

La curcuma, ottenuta dal  rizoma della pianta, si presenta come una polvere cristallina dal colore giallo ocra. In India e nel  Sud – Est asiatico è utilizzata sia per la preparazione del curry che come pigmenti ornamentali in alcuni  aspetti  della religione indiana.

La curcuma è utilizzata nella medicina Ayurvedica per la sue proprietà di  antiossidante, analgesico, antibatterico  e antivirale.

Nell’Indice Internazionale dei Coloranti la curcuma è indicata con il codice CI 75300; se usata in ambito  alimentare con la sigla E 100

 

 

Come ho indicato  dal  sottotitolo non scriverò del  suo utilizzo in cucina, tanto basta fare una ricerca in rete per avere qualche migliaio di  ricette pronte all’uso (avete provato il riso  al curry?) , ma piuttosto di  quello che la curcuma, attraverso il suo principio  attivo  e cioè la curcumina, potrà in futuro  riservare in campo medico soprattutto per la cura di  alcune malattie come l’Alzheimer.

La Food and Drug Administration ha inserito  la curcumina nella lista GARD (generally regarded as safe) riferita a quei  composti ritenuti  generalmente sicuri per l’impiego in campo  medico. Purtroppo, avendo la curcumina una biodisponibilità molto basso, nonché un rapido  metabolismo, non è stato ancora approvato  come farmaco.

Alcune sperimentazioni hanno  messo in evidenza come la curcumina possa avere a livello  del  cervello un effetto  riducente della concentrazione di  proteina Tau e delle placche amiloidi responsabili  dell’Alzheimer.

Nonostante queste enormi  potenzialità, come ho  scritto prima, la curcumina per la sua scarsa solubilità in acqua e metabolismo  veloce,  ha una scarsa biodisponibilità.

Oggi  la ricerca, specie quella delle nanotecnologie, è rivolta allo  studio  di uno  shuttle cioè il mezzo  fisico  per far arrivare intatto il principio  attivo ai  tessuti.

Altre applicazioni  terapeutiche 

Altre possibili applicazioni  terapeutiche della curcumina per le sue proprietà antinfiammatorie e antitumorali sono  in fase di  studio e riguardano i  seguenti  aspetti:

CUORE infarto  del miocardio, cardiomiopatie, aterosclerosi  

SISTEMA NERVOSO  Alzheimer, Parkinson, sclerosi  multipla, epilessia, depressione 

SISTEMA GASTRO INTESTINALE  ulcere gastriche, pancreatite, epatite, cirrosi

PELLE  Psoriasi, sclerodermia, eczema

POLMONI  fibrosi cistica, asma, allergia, bronchite 

SISTEMA ENDOCRINO  diabete, obesità ipertiroidismo 

Tutto qui

Alla prossima! Ciao, ciao….

NDE: il ritorno dall’aldilà

H. Bosch Ascesa nell'Empireo
Hieronymus Bosch – Ascesa nell’Empireo

Quello che avviene dopo  la morte, è qualcosa di uno  splendore talmente indicibile che la nostra immaginazione e sensibilità non potrebbe concepire nemmeno  approssimativamente.

Dall’autobiografia di Carl  Gustav Jung Ricordi, sogni  e riflessioni

Il ritorno  dall’aldilà 

No, non mi accingo a  scrivere di  fantasmi, vampiri  o lupi  mannari: questo  viaggio  a ritroso dalla morte è un’esperienza di  alcuni che, a seguito  di un trauma, entrando in coma clinico ritornano  in vita  portando  con se un’esperienza molto  vicina al  misticismo.

Anche Carl Gustav Jung dopo un incidente che lo  portò al  coma nel 1944,   descrisse nella sua autobiografia  Ricordi, sogni e riflessioni la sua personale esperienza di pre – morte, quella che viene definita clinicamente come Near Death  Experencies (NDE).

Coloro che hanno  vissuto questo  tipo  di  esperienza dichiareranno in seguito che durante la fase di pre -morte hanno  avuto  la percezione di una luce in fondo  ad tunnel e l’ascolto  di una voce sovrumana, ma non per questo  di  aver avuto paura: anzi, in loro, vi  era una sensazione di pace e armonia.

Poi, una forza inspiegabile, li spingeva a ritornare indietro, alla vita, e loro con molto  rammarico obbedivano.

La stragrande maggioranza dei  pazienti  che hanno  avuto un’esperienza Nde mostreranno di non aver più paura della morte.

Questo è l’aspetto mistico legato  al Near Death  Experiences ma la scienza, ovviamente, si nutre di  certezze basate su  esperienze verificabili.

Nel 1740, il medico  militare francese Pierre – Jean Monchaux nel  suo  trattato  medico Anedctodes de Medicine, descrive casi  da lui  trattati  di militari  feriti  in battaglia  che dichiaravano  di aver avuto visioni mistiche durante il loro  stato  comatoso. 

Per il medico  francese questo era dovuto ad un aumento  del  flusso  sanguigno  al cervello.

La scienza moderna al  contrario

La scienza moderna, pur non avendo una tesi  che definisca in toto cosa sia l’Nde, va oltre alla semplicistica soluzione di Monchaux (comunque eravamo nel 1740) si pone comunque domande delle quali  la principale è:

Come può un cervello  con tracciato piatto avere un’esperienza vivida a volte legata alla realtà circostante (alcuni  pazienti  hanno asserito  di  aver avuto una capacità extracorporea vedendo  se stessi  in sala operatoria circondati  dal personale medico)

A questo punto si entra in un ulteriore stadio della ricerca di una risposta: la mente è indipendente dal  cervello?

Cioè, dopo  la morte cerebrale, la coscienza continua ad esistere?

Per alcuni scienziati la soluzione potrebbe essere nel  fatto  che, semplicemente, non è detto che a un tracciato piatto   corrisponda una cessazione simultanea del  cervello e che questo  continui  a funzionare nonostante tutto fornendo quelle esperienze molto  simili a allucinazioni.

Il progetto  Aware

Aware ( AWAreness during REsuscitation) E’ uno studio  promosso  dalla Human Consciousness Project, guidato da Sam Parnia  specialista in tecniche di  rianimazione presso lo  State University  di  New York, che prevede la collaborazione internazionale tra medici  e scienziati e che riguarda i  casi  clinici  di pazienti con esperienze di  Nde e verificarne la scientificità delle percezioni  extracorporee .

Lo stesso Sam Parnia, nell’ottobre del 2014, arrivò alla seguente conclusione:

Sappiamo che il cervello  non può funzionare quando il cuore cessa di  battere. Ma in questo  caso  la consapevolezza cosciente sembra essere rimasta attiva fino a tre minuti dopo  che il cuore non funzionava più, anche se il cervello smette la sua funzione dopo  20 – 30 secondi da quando il cuore si  ferma.

Vi auguro un buon fine settimana (allegro, mi raccomando)

Alla prossima! Ciao, ciao….

Quando il freddo è un pericolo in montagna: l’ipotermia

Le montagne della follia ©caterinAndemme
Le montagne della follia (omaggio a H.P. Lovecraft)
© caterinAndemme

 

Maglione: indumento indossato  dal  bambino  quando la madre sente freddo 

Ambrose Bierce

 

Wind chill 

 

 

Caterina Andemme - Cascate del PerrinoNo, non vi  chiedo di andare in giro vestita come la sottoscritta nell’immagine: effettivamente quel  giorno le temperature erano  molto  basse, inoltre, per  il vento  molto  forte, l’effetto wind chill si  faceva sentire eccome!

 Con il wind chill è il vento  che, rimuovendo  quel piccolo  strato  di  aria calda sulla nostra cute, fa si  che l’aria fredda dell’ambiente raffreddi  ulteriormente la nostra pelle dando la sensazione che le temperature siano ancor più inferiori rispetto alla realtà.

Tanto più il vento  sarà forte, tanto più saremo  sensibili all’effetto  del wind chill .

 

  Ipotermia

Ho  già scritto in precedenza quanto  sia salutare camminare d’inverno anche per combattere il disordine affettivo  stagionale.

 

E’ ovvio che ogni  attività praticata all’aperto, specie in montagna, porta a dei  rischi  se le condizioni  ambientali vengono sottovalutate e con equipaggiamento non adeguato.

Il rischio è appunto l’ipotermia

Per definizione l’ipotermia si  raggiunge quando la temperatura corporea è al  di  sotto dei  35 °C.

Affinché si  raggiunga questa nefasta condizione bisogna che vi  siano  due fattori essenziali: il primo riguarda la temperatura ambientale inferiore a quella corporea; il secondo fattore che la  produzione di  calore endogeno  da parte dell’organismo  sia inferiore rispetto  alle perdite.

Si  raggiuge l’ipotermia rapidamente  cadendo nell’acqua fredda di un fiume durante un guado, più lentamente per una lunga esposizione al freddo dovuto a una lunga marcia oppure a un bivacco all’aperto in periodo invernale.

A questi  si  aggiungono  condizioni  soggettive quali uno stato di  stanchezza profonda oppure, ancora più grave, l’ipotermia è la conseguenza di una lesione traumatica associata a una alterazione della coscienza.

E’ ovvio  che per  bambini  e  soggetti  anziani la condizione di ipotermia diventa più grave in relazione all’età.

Il primo  segnale che l’organismo  invia per informarci dell’approssimarsi  di una situazione pericolosa è il brivido con l’aumento del metabolismo  basale  e il consumo di  ossigeno; con il passare del  tempo questa situazione si manifesterà in senso inverso: il metabolismo basale diminuirà come il consumo  di ossigeno (a livello  cerebrale si  avranno  alterazioni dello  stato  di  coscienza, sopore a cui  può sopraggiungere il coma).

Le organizzazioni  per la Medicina di  Montagna hanno  stilato quattro stadi successivi per classificare i gradi  di  ipotermia e loro  effetti  sull’organismo e gli interventi  necessari per risolvere la situazione di ipotermia.

Swiss Society of Mountain Medicine - ipotermia
Swiss Society of Mountain Medicine

Tutto  qui. 

Alla prossima! Ciao, ciao… 

Camminare d’inverno all’aria aperta per combattere il disordine affettivo stagionale

Un giorno d’inverno
© caterinAndemme

Benché i piedi  dell’uomo non occupino  che un piccolo  spazio sulla terra,

è grazie a tutto lo spazio che non occupano che l’uomo può camminare

sulla terra immensa.

Zhuāngzǐ

L’inverno all’aria aperta

Se un giorno  d’inverno, magari  di  domenica,  inizia a nevicare e gli orsi polari  sono  gli unici a circolare per le vie della vostra città (cosa che in Alaska potrebbe capitare,  ma non alle nostre latitudini), cosa pensate di  fare?

A) Mi rintano sotto  la trapunta uscendo  solo per espletare le funzioni  vitali (e solo  quelle)

B) Divano + coperta + tisana + Netflix = Non ci  sono  per nessuno 

C) Non vedo l’ora di  uscire, di  rendere le mie gote rosse dal  freddo (se il colore passa al  blu:  attenzione non vi  siete vestite adeguatamente e state congelando) e di  respirare aria pura.

Io opto per la terza risposta, voi  fate quello  che volete ma sappiate che camminare,   correre oppure fare del  nordic- walking  nel  freddo  è una fonte di  benessere.

Lo dice (anche) John Sharp  psichiatra specialista del disordine   affettivo  stagionale presso il Beth – Israel Deaconess Center di  Boston:

La tendenza a starsene al  chiuso  quando  è freddo è naturale ma non è una buona ricetta per sentirsi  meglio: troppa poca luce solare producendo  stress crea un disagio  psico – fisico rendendo l’individuo incline alla depressione.

Immagino  che la professione di John Sharp, cioè quella di psichiatra, vi  faccia pensare che uscire al  freddo  d’inverno  sia una cosa da pazzi.

Potrebbe esserlo  se decidessi  di uscire vestita della sola pelle piuttosto  che  con un vestiario  sportivo  adeguato (quindi  non con la pelliccia che abbiamo  sottratto all’orso polare).

Benefici 

⇒ La luce solare fa aumentare la quantità di  serotonina cioè l’ormone della felicità combattendo, quindi, i casi  di depressione leggera legati  alla stagionalità 

⇒ Stando  all’aria aperta aumenta la produzione di  vitamina D che attiva il rilascio  di  serotonina, aumenta l’assorbimento  del  calcio nelle ossa, combatte le infiammazione  potenziando  il sistema immunitario  

Oltre a questi indubbi  vantaggi  fisiologici, fare attività fisica al  freddo aiuta anche alla mindfulness cioè quella meditazione – non meditazione alla portata di  tutti che semplifica un po’ (molto) la nostra vita (ne ho parlato in questo  articolo).

Alla prossima! Ciao, ciao…….


Il libro 

Ho iniziato  con la citazione del  filosofo  cinese Zhuāngzǐ tratta dal libro di David Le Breton Camminare – elogio  dei  sentieri e della lentezza

David Le Breton torna sullo stesso tema di Il mondo a piedi (Feltrinelli, 2001 “come un camminatore che, anni dopo, torna su un percorso che ha immensamente amato”. Uomo di grande sensibilità e cultura, illuminato interprete del suo tempo, Le Breton raccoglie in queste pagine schizzi paesaggistici, riflessioni e aneddoti sul camminare e sui camminatori, rievoca tradizioni e personaggi storici e ci offre un punto di vista inedito e ispirato su un aspetto insolito del viaggio. Percorrere sentieri e rotte insolite, sondare foreste e montagne, scalare colline solo per il piacere di ridiscenderle, poter contare solo sulle proprie forze fisiche, esposti di continuo agli stimoli del mondo fuori e dentro se stessi: questo è il camminare, un anacronismo in una contemporaneità che privilegia la velocità, il rendimento, l’efficienza. Per Le Breton camminare è un lungo rito d’iniziazione, una scuola universale, una filosofia dell’esistenza che purifica lo spirito e lo riconduce all’umiltà, un atto naturale e trasparente che restaura la dimensione fisica del rapporto con l’ambiente e ricorda il sentimento della nostra esistenza.

Anteprima del libro Camminare di  David Le Breton 

Anche l’Uomo Ragno avrà bisogno del Tx 2-6?

I’m watching you
©caterinAndemme

Odio scrivere la frase secondo  le statistiche..

..eppure secondo  le statistiche il 40 per cento  della popolazione maschile mondiale ha problemi di  erezione (e quando  dico erezione capiamo  tutti  quale sia il riferimento).

Da buona blogger dovrei dare la fonte da cui si  evince che il problema riguarda quasi  la metà della popolazione maschile (centenari  compresi), siccome però il dato è abbastanza generico e come donna mi riguarda fino  a un certo punto (anche qui si  comprende bene quale sia la soglia di  quel  fino a un certo punto), confesso di  aver preso  quel numero  da un articolo  a caso  dei  miliardi   di articoli  che trattano la disfunzione erettile.

Sappiamo  che a sopperire questo deficit erettile da ormai più di  vent’anni si  ricorre alla chimica di quella pillolina blu che va sotto il nome di  Viagra (a dire il vero  vi  sono  altri prodotti ma, immagino, che il viagra vada per la maggiore).

Ragno brasiliano errante (Phoneutria nigriventer)
..simpatico, vero?

Adesso rivolgendomi  ad un ipotetico  lettore che ha qualche problema di  quel  genere, e che nello  stesso  tempo  voglia stupire la sua partner con un rimedio molto  naturale, gli consiglio di procurarsi  un esemplare  di ragno  brasiliano errante (Phoneutria nigriventere farsi mordere per avere quasi  istantaneamente un erezione che durerà abbastanza per soddisfare quel  genere di  attività fisica che tanto ci piace.

Unica controindicazione è che  il morso è molto  doloroso  e  si può anche morire.

Niente paura: gli  scienziati hanno pensato  di  estrarre dal  veleno  del  ragno il peptide che causa l’erezione (quel Tx 2-6 nel  titolo).

Una volta estratto lo hanno iniettato, attraverso un micro dispositivo inserito  nel pene di  cavie (si  tratta di  topi  e non uomini)  e quindi  misurata la variazione di  pressione dovuto  all’aumento  di  flusso  di  sangue nei  vasi  sanguinei  interni  al pene degli animali.

La ricerca non dice se dopo  i  topi  si  siano  dati  ad orge sfrenate, ma si è evidenziato un aumento  dell’ossido  nitrico nei  corpi  cavernosi (ricordo  che l’ossido nitrico è un importante neurotrasmettitore con effetto  vasodilatante ).

Inoltre l’effetto del peptide inizia in una fase precoce del processo  di  erezione a differenza del  viagra  e dei  famaci  similari.

Tutto  qui.

Alla prossima! Ciao, ciao….