Natalina e le altre

Lei
©caterinAndemme

La bellezza di  Natalina

Lina Cavalieri

Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l’argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l’aria. Troppo di tutto, accidenti.

(⇒ Charles Bukowski)

Se Charles Bukowski fosse vissuto all’epoca di  Lina Cavalieri incontrandola ne sarebbe rimasto  così ammaliato da dedicarle quelle sue parole?

In ogni  caso lei, Natalina Cavalieri,  da semplice fioraia di  Trastevere divenne una celebrità del  suo  tempo:  era nata appunto  a Roma, nel quartiere di  Trastevere il 24 dicembre del  1875 (da qui il nome di  Natalina) e mori a Firenze l’8 febbraio  1944.

La ragazza del popolo, come venne definita  poco  elegantemente per le sue origini povere, aveva dalla sua parte grazia ed intelligenza (ovviamente anche la bellezza), una propensione al canto ma, soprattutto, era una self-made woman che seppe gestire molto  bene la sua figura professionale e le sue amicizie.

Da Trastevere l’ormai  ex-fioraia calcò le scene teatrali  di  San Pietroburgo,   Parigi,  Londra ed altre capitali  europee e fece  innamorare di  se Gabriele D’annunzio che all’inizio  la definì come massima espressione di  Venere in Terra poi, quando lei  praticamente gli  dette il ben servito, il poeta, come ogni  uomo ferito  nell’orgoglio, incominciò ad elencarne i  difetti  (più che altro inventati), cosa a cui Lina Cavalieri  rispose con la massima indifferenza.

Nel 1951, quindi sette anni  dopo  la sua morte, il suo fascino ammaliò il pittore e scultore Piero  Fornasetti che, nella serie di piatti di Tema e Variazioni, riprodusse in mille variazioni  (appunto!) il volto  di  Lina Cavalieri.

La bellezza delle altre (nelle pagine del libro Figure del  desiderio

Confesso: io  di  Lina Cavalieri ne sapevo  ben poco, fintanto  che mi è capitato  tra le mani il libro  di ⇒ Stephen Gundle Figure del  desiderio  che io  ho letto  con lo stesso interesse che avrei  avuto  leggendo un trattato sull’accoppiamento tra i lemuri  del Madagascar: in poche parole l’ho trovato  alquanto noioso salvando, quindi,   solo il capitolo dedicato  a Lina Cavalieri (da pagina 96 alla 130) 

Prima dolcemente remissive e l’attimo dopo passionali e impetuose: le bellissime made in Italy sono tutte accomunate da tratti distintivi facilmente riconoscibili, i tratti inimitabili della bellezza italiana di cui Sofia Loren e Gina Lollobrigida sono state le ‘portatrici sane’ per antonomasia. Con i loro lineamenti mediterranei e le curve decise, provocanti ma tradizionali in modo rassicurante, le belle italiane hanno scardinato lo stereotipo della bellezza perfetta, diffondendo anche nei freddi paesi anglosassoni il mito della sensualità latina. L’ideale immortale di armonia e bellezza destinato a dar forma ai valori estetici e sociali dell’eterno femminino è parte integrante del patrimonio storico e culturale del nostro paese. Stephen Gundle scatta in queste pagine una fotografia del fascino italiano tra l’Ottocento e i nostri giorni. Il suo ritratto a tutto tondo attinge alle fonti più disparate, dagli scritti di intellettuali, politici e giornalisti a dipinti, illustrazioni, film, canzoni, pubblicità e calendari, dai testi autobiografici alle interviste di alcune tra le bellissime.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


PLAYLIST 

Quarant’anni  dopo l’uscita dell’album Burattino  senza fili, Edoardo  Bennato ci  presenta il suo nuovo  Mastro  Geppetto