Ecosia: più ricerchi e più il mondo diventa verde

Una volta una persona che doveva fare una ricerca andava in biblioteca, trovava dieci titoli sull’argomento e li leggeva; oggi schiaccia un bottone del  suo  computer, riceve una bibliografia di  diecimila titoli, e rinuncia.

Umberto  Eco 

Ecosia e gli  altri  search  engine

Voi  che mi seguite su questo  blog certamente già conoscete  il significato  dell’acronimo SERP.

Nel caso  abbiate qualche dubbio, oppure il vostro  interesse per l’informatica è pari alla conoscenza del  sesso praticato  tra i  rincocefali, la definizione di  SERP è la seguente:

Nell’ambito delle tecnologie di Internet, un motore di  ricerca (in inglese search  engine) è un sistema automatico che, su richiesta, analizza un insieme di  dati e restituisce un indice dei  contenuti che è per l’appunto chiamata SERP (Search Engine result Page)

Naturalmente dietro  a una qualunque ricerca,  e quindi  i  risultati dovuti  ad essa, vi  sono  diversi  fattori  a cui  le mie competenze informatiche trovano  un limite (d’altronde ho  sempre detto  di  essere semplicemente una blogger)

Da come potete desumere dal titolo  e sottotitolo  dell’articolo oggi vi  parlerò di un particolare motore di  ricerca e cioè di  Ecosia.

Google rimane il motore di  ricerca per antonomasia (tanto  da essere stato  coniato il termine googlare che personalmente  trovo essere  molto  ridicolo), a seguire c’è Bing della Microsoft e Yahoo a contendersi il secondo  e terzo posto tra i search  engine.

Naturalmente esistono  altri motori  di  ricerca particolari, direi  di nicchia, che offrono alcune caratteristiche peculiari e di  cui ne ho  fatto la descrizione di  alcuni  in questo   articolo.

Ecosia e l’impegno  per la riforestazione dove è più necessario

Non direttamente, è ovvio, ma utilizzando parte dei  profitti derivati in parte dalle nostre richieste (ogni  45 richieste fatte individualmente corrispondono a un albero che si pianterà) e i click sugli  annunci  pubblicitari.

Ecosia si  basa interamente su  Bing (la cui partnership è tenuta riservata) riconoscendo al motore di  ricerca di  Redmond una quota delle entrate.

Facendo una ricerca comparativa tra  i due motori possiamo  vedere come sono del  tutto  simili (ho usato IL Blog di Caterina come termine di  ricerca…gioco in casa)

 

Ecosia
Il risultato del termine IL Blog di Caterina utilizzando Bing

 

Ecosia
Lo stesso risultato ottenuto con Ecosia

Da notare in quest’ultima immagine il contatore in alto  a destra a forma di  albero che indica il numero  di  ricerche effettuate ai  fini  di  raggiungere l quota 45 per impiantare un albero.

Ecosia

L’impegno  di  Ecosia è appunto quello  di piantare alberi  dove maggiore è il bisogno di rimboschimento ai  fini dello  sviluppo  economico  o  di intervento in seguito  a eventi catastrofici  natura come, ad esempio i recenti incendi in Australia: a questo proposito tutti  i ricavi  di oggi giovedì 23 gennaio serviranno per la riforestazione del New South Wales (maggiori informazioni  sul blog di  Ecosia )

Gli altri punti  di  forza 

Ecosia nasce nel 2009 da un’idea del trentacinquenne imprenditore tedesco  Christian Kroll con sede a Berlino.

Ad oggi il numero  di  alberi  piantati  da Ecosia nel mondo  sono più di 72 milioni in 19 siti  sparsi nel mondo: questo  ne fa il più importante (a questo punto unico) motore di  ricerca no profit.

Lo stesso Christian Kroll quando fondò Ecosia volle che vi  fossero  da parte sue due punti  fondamentali e cioè:

Non avrebbe mai  venduto  Ecosia

Non avrebbe mai  tratto profitti  dalla compagnia

Questo ha portato  la società ad essere una Purpose Foundation (letteralmente Fondazione di  scopo) per cui  le azioni  della società non possono  essere vendute a sopo  di lucro  o  diventare di proprietà di persone ad essa esterne; tutti i profitti  rimangono come capitale  della società

Ecosia nel 2017 ha ottenuto  la certificazione B Corporation per performance ambientali  e sociali.

Per la trasparenza dei  profitti ottenuti dalle ricerche degli  utenti, Ecosia mensilmente pubblica i rapporti  finanziari  della società.

Inoltre, dal punto di  vista per la salvaguardia ambientale, i  server di Ecosia sono alimentati  al 100% da fonti  rinnovabili, mentre  per garantire  la privacy  degli utenti Ecosia non vende dati  agli inserzionisti, non implementa trackers di  terze parti e tutte le ricerche diventano  anonime nel  giro  di una settimana.

A questo punto mi chiedo  se Google & C. non devono  imparare qualcosa da questo piccolo (grande) motore di  ricerca!

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

TinEye alla ricerca di immagini in rete

io, Caterina
io, Caterina
© caterinAndemme

Non è forse la vita una serie di immagini che cambiano solo  nel modo di  ripetersi?

Andy Warhol  

Copyright

Naturalmente essendo una semplice blogger (è solo  falsa modestia) penso  che le immagini pubblicate sul mio  blog -contraddistinte dalla firma © caterinAndemme quindi proprietà intellettuale della sottoscritta – non sono appetibili da essere  utilizzate in maniera fraudolenta senza il mio  consenso, cosa per altro  che mi è già capitata con qualche foto  pubblicata sul mio profilo Instagram (cercate appunto  Caterina Andemme se siete curiose di  vedere ciò che pubblico).

La proprietà intellettuale rappresenta il primo  diritto  del creatore, dell’artista e dell’inventore.

Tale diritto sottende qualsiasi  creazione e nasce con la creazione dell’opera stessa.

TinEye alla ricerca di immagini 

Naturalmente quando si tratta di  fare ricerche Google è per antonomasia il motore di  ricerca (con buona pace per gli  altri  che arrivano  secondi) e questo è valido  anche quando il nostro interesse è rivolto a una immagine.

Ma c’è lo spazio  anche per altri  servizi che, in un certo  senso, possono  anche risultare migliori dei classici  motori  di  ricerca.

E’ il caso  di TinEye il cui  utilizzo è gratuito e che può essere  anche un’ estensione per i  browser principali.

Come fare la ricerca è semplicissimo:

TinEye

Dalla home page del  sito nella casella di  ricerca possiamo  fare l’upload di una nostra foto  oppure inserire l’url  dell’immagine 

Una volta caricata l’immagine  TinEye in breve ci  dirà se è stata utilizzata impropriamente da altri (per l’esempio  ho  utilizzato  una mia creazione che non  è stata minimamente presa in considerazione da nessuno…)

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…

Ping e fu il primo vagito di Internet in Italia

Aidoru
©caterinAndemme

Adoreremo le immagini  proposte dai  media e saranno queste a definire la nostra personalità.

Gli  idoli  elettronici ci  sembreranno più veri  del  vero perché la realtà sarà interamente definita in base alle nostre percezioni.

Dalla prefazione del  romanzo  Aidoru di William Gibson 

Il primo  vagito 

Le persone che sono  nate il 30 aprile 1986 oggi  hanno quasi  trentatré anni, ma non è del  loro primo  vagito di  cui  voglio parlare.

Sono certa che pensando a quel  fatidico  aprile del 1986, precisamente al 26 aprile,  viene in mente la maionese impazzita della centrale nucleare di  Chernobyl con tutte le conseguenze del dopo.

Ma non è questo  di  cui  vi  voglio  parlare.

Il 30 aprile 1986 a Pisa, precisamente in via santa Maria presso  la sede del  CNUCE  (Centro Nazionale Universitario  di  Calcolo Elettronico) partì il primo  messaggio che avrebbe collegato  l’Italia a quella grande rete informatica che prenderà il nome di  Internet.

Posso  immaginare che ai  Millennials, abituati all’utilizzo  delle tecnologie e sempre  interconnessi, questa notizia possa essere utile quanto sapere del  perché della crisi  delle acciughe in Perù, per tutti  gli  altri, cioè voi, se avete voglia seguitemi leggendo il resto  dell’articolo  (o post se preferite).

Una precisazione sul termine Millennials: in Italia siamo  abituati  a considerare questa generazione come i  nati nell’anno 2000 e dopo tale data.

In effetti  la generazione Y, appunto i Millennials è quella dei  nati fra l’inizio  degli  anni ’80 e la fine degli  anni ’90.

La caratteristica che li  contraddistingue dalla generazione precedente è quella di avere una maggiore familiarità con le tecnologie digitali.

Io, ad esempio, che sono nata il****** (vi piacerebbe saperlo!) e quindi BLABLABLA…

Dunque: questo primo  segnale parte dalla sede del  CNUCE e, attraverso un cavo  telefonico,  arriva alla stazione di  Frascati dell’ Italcable (la concessionaria per l’Italia che gestiva i  servizi  di  telecomunicazioni  internazionali fino  al 1994 quando divenne parte della Telecom), da qui il segnale venne inviato a Fucino  (Abruzzo) dove un’antenna di  Telespazio  lo fece rimbalzare a sua volta nello  spazio  verso il satellite Intelsat IV e, finalmente,  raccolto dalla stazione satellitare del  Comcast in Pennsylvania: in pratica era il primo  collegamento  di un ente italiano  con  quella rete di  computer che allora si  chiamava Arpanet.

Cosa c’era scritto in quel messaggio, cioè in  quel  primo  vagito?

Semplicemente PING a cui  seguì un’altrettanta semplice risposta americana:  OK.

Uomini e protocolli

All’inizio non esisteva un’unica rete ma esistevano diverse reti  con un proprio linguaggio che impediva ad esse di interconnettersi, per questo motivo nel 1972 Vinton Gray  Cerf e Robert  Kahn unirono le loro  conoscenze per progettare un linguaggio  comune a tutte le macchine (computer) collegate in rete: il protocollo di Internet TCP/IP (Pdf)

Nel 2005 il presidente degli  Stati  Uniti  George W. Bush ha insignito i due ricercatori  del  riconoscimento Presidential Medal of Freedom la più alta delle onorificenze americane

Nell’ottobre 1990 nasce il World Wide Web, con l’implementarsi  dell’HTML, per opera di Sir Timothy John Berners – Lee

A questo punto, risalendo indietro  nel  tempo e cioè nel 1971, non posso non citare Ray Tomlinson(Amsterdam, 23 aprile 1941 – Lincoln, 5 marzo 2016) inventore della posta elettronica (la mail di uso  comune)

E gli italiani?

Non mi sono  assolutamente dimenticata di loro e per questo  cito i nostri  due pionieri della rete e cioè Luciano Lenzini e Stefano Trumpy

Conclusione

Oggi è il compleanno  di  Facebook, infatti  il social – network per antonomasia è nato il 4 febbraio 2004.

Nessuno, da quel giorno  di  aprile del 1986, poteva immaginare cosa sarebbe diventata la rete con l’ingresso di protagonisti del  calibro di  Facebook (e Instagram), Google, Amazon e altre società che diventano  sempre più grandi (quasi  come degli  stati) commerciando per mezzo di intrusioni nella nostra privacy.

Siamo più liberi, oppure prigionieri di un mondo virtuale in cui  predomina il chiudersi in un recinto dove condividiamo  le nostre idee solo  con gruppi  di persone che la pensano  come noi tralasciando, quindi, il confronto.

La rete che conosciamo  oggi  non è quella pensata dai  suoi  padri, cioè la trasmissione del  sapere in maniera democratica: fake news, odio, razzismo sono i temi  che dominano nelle chat e nei  social.

Forse sarebbe il caso  di  ritornare indietro e ripensare a quello che la rete doveva essere.

Alla prossima! Ciao, ciao………..