Martha Gellhorn, una corrispondente per tante guerre

Martha Gellhorn

La vita non è affatto lunga, mai  abbastanza,

ma i  giorni  sono davvero molto  lunghi.

Martha Gellhorn

 Martha Gellhorn Prize for Journalism

Il Martha Gellhorn Prize for Journalism è il riconoscimento  dato  a quei  giornalisti che, attraverso  le loro  inchieste, hanno rotto il muro  di  verità costruito dall’estamblishement per darne una versione dei  fatti  più reale e conseguentemente scomoda al potere.

Nel  2011 il premio  venne assegnato a Julian Assange, dal 2017 non vi  sono  stati  più vincitori.

Ma non è del premio  che voglio  scrivere ma di Martha Gellhorn, una delle figure femminili  più importanti  del  XX secolo e che qualcuno ancora oggi  si  ostina a ricordare solo  per essere stata una delle mogli  di  Ernest Hemingway .

Martha Gellhorn, la biografia in poche parole

Martha Gellhorn
Martha Gellhorn

Martha Gellhorn nasce a St Louis l’8 novembre 1908, sua madre Edna Fischel Gellhorn era una esponente delle suffragette, suo  padre George Gellhorn di professione ginecologo, mentre suo  fratello Walter diventerà un noto  professore di  diritto  alla Columbia University e il minore Alfred seguirà le orme paterne diventando oncologo e preside della University of Pennsylvania School of Medicine.

 A questo punto potrebbe essere una certezza piuttosto  che un’ipotesi che sia stato proprio l’impriting materno, Edna era una donna molto  combattiva, a formare il carattere deciso  della figlia, tanto  che a soli otto  anni  Martha venne portata dalla madre alla manifestazione per il diritto  al voto delle donne e che verrà conosciuta  con il nome di  Golden Lane.

Edna Fischel Gellhorn e la Golden Lane
Martha Gellhorn
Edna Fischel Gellhorn

Edna Fischel Gellhorn (St. Louis 18 dicembre 1878 – St.Louis 24 settembre 1970) era una suffragista e riformatrice americana e svolse un ruolo in primo piano nella fondazione della National League of Women Voters. Suo padre Emil Fischel fu professore di medicina clinica presso la Washington University e contribuì a fondare la Barnard Free Skin and Cancer Hospital; sua madre, Martha Fischel, era un’educatrice molto coinvolta nella filantropia e nel lavoro civico.

 Dopo essersi diplomata alla Mary Institute High School di St. Louis, Edna ha frequentato il Bryn Mawr College in Pennsylvania laureandosi nel 1900. Tre anni dopo sposò George Gellhorn, un eminente medico e professore di medicina presso la Washington University di St. Louis. Insieme hanno avuto una figlia e tre figli: Martha, Walter, Alfred e George Jr.

Sebbene sia cresciuta in una famiglia benestante e abbia vissuto una vita agiata da ceto alto come donna sposata, Gellhorn credeva nel valore e nell’importanza di aiutare gli altri attraverso il servizio pubblico. Lei, come i suoi genitori, è stata profondamente coinvolta nella comunità di St. Louis. All’inizio della sua carriera come attivista civica ha organizzato eventi di beneficenza, ha fatto pressioni con successo per regolamentazioni sull’acqua potabile pulita e ha contribuito a garantire l’approvazione di una legge che richiedesse migliori standard di sicurezza per il latte.

Tuttavia, ha trovato la sua vera vocazione nel movimento per il suffragio. Quando la League of Women Voters fu fondata all’inizio del 1920, a Gellhorn le fu  chiesto di ricoprire il ruolo  di primo presidente nazionale, lei   rifiutò l’offerta, ma divenne ugualmente il primo vicepresidente nazionale dell’organizzazione. È stata anche eletta prima presidente della Missouri League of Women Voters e ha ricoperto per tre mandati la presidenza della St. Louis League of Women Voters.

Lo stile di  Edna Gellhorn era quello di dare il buon esempio e fare tutto ciò che era necessario: teneva discorsi, faceva pressioni sui politici, presiedeva comitati.  Durante la sua carriera, Gellhorn dimostrò  di credere non solo nell’uguaglianza delle donne ma anche nell’uguaglianza razziale: quando la lega di St. Louis nel 1919 ha votato per determinare se le donne afroamericane potevano far parte del suo consiglio, Gellhorn ha espresso il voto decisivo che aprì il consiglio agli afroamericani.

Nel 1921, Gellhorn e la lega lasciarono l’Advisory Board, un gruppo di organizzazioni femminili di St. Louis che escludevano l’adesione da parte delle afroamericane. Vent’anni dopo, quando l’ufficio della lega si trovava al Kingsway Hotel di St. Louis, il personale dell’hotel disse ai membri della lega afroamericana che non potevano usare gli ascensori pubblici; invece avrebbero dovuto usare gli ascensori di servizio. Indignata, la lega, guidata da Gellhorn, si trasferì fuori dall’hotel e si trasferì in un nuovo ufficio piuttosto che lasciare che i suoi membri neri fossero discriminati.

Dopo che le donne ottennero il diritto di voto nel 1920, Gellhorn continuò a lottare per numerose cause come l’uguaglianza delle donne, i diritti civili e l’istruzione. È stata attiva in numerose organizzazioni come la St.Louis Urban League, il Comitato centrale delle donne per la conservazione degli alimenti, il Comitato per l’eliminazione del fumo, l’Associazione americana per le Nazioni Unite, la National Municipal League. Gellhorn ha anche fatto parte della Commissione statale del Missouri sullo status delle donne e della Commissione per la revisione della costituzione del Missouri.

Edna Fischel Gellhorn non si è mai candidata né ha ricoperto cariche pubbliche, ma grazie al suo ottimismo e al suo duro lavoro ha contribuito a migliorare il mondo. Nel 1953 dichiarò: Sono contenta di essere nata in un periodo di forti  tensioni sociali. Sono contenta di averlo vissuto. E ho una fede infinita nel futuro.

Eda Gellhorn è morta il 27 settembre 1970, all’età di novantuno anni ed è sepolta nel cimitero di Bellefontain.

Golden Lane

Martha Gellhorn
Le suffragette partecipanti alla manifestazione del Golden Lane il 14 giugno 1916 a St.Louis

 Uno dei suoi contributi più importanti è stata la manifestazione politica nota come Walkless-Talkless Parade alla Convenzione Nazionale Democratica del 1916 a St. Louis: migliaia di donne vestite di bianco con fasce gialle e ombrelli dello stesso colore stavano su entrambi i lati della strada e formavano una corsia d’oro che i delegati democratici dovevano attraversare per raggiungere la convenzione il giorno dell’inaugurazione. Questo evento ha attirato l’attenzione nazionale sulla campagna delle suffragette per il diritto di voto delle donne. In prima fila tra le dimostranti vi erano due bambine come rappresentanza delle future elettrici: Mary Taussig e Martha Gellhorn.

Il diritto al voto delle donne venne finalmente concesso il 26 agosto 1920 con l’approvazione del XIX emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che introdusse il suffragio universale.

Nel 1926 Martha Gellhorn si  diplomò alla Burroughs School di  St.Louis iscrivendosi  poi al Bryn Mawr College a Philadelphia abbandonando  gli  studi  nel 1927 per intraprendere la carriera di  giornalista.

I suoi primi  articoli  vengono pubblicati su  The New Republic (settimanale liberal fondato  nel 1914 e tutt’ora attivo) ma decisa a diventare una corrispondente per l’estero si  trasferì nel 1930 a Parigi dove vi  restò per due anni lavorando presso l’ufficio  della United Press: qui  viene licenziata dopo  aver denunciato  delle molestie sessuali  da parte di un collega (il MeToo è ancora lontano  nel tempo).

Proseguì la sua carriera viaggiando in lungo  e largo  per l’Europa scrivendo per vari  giornali tra cui  articoli  di moda per Vogue riportando l’esperienza di  quegli anni  nel  libro What Mad Pursuit (1934).

Ritornata negli  Stati Uniti nel 1932, venne assunta da Harry Hopkins, consigliere e uomo  di  fiducia del presidente Franklin Delano Roosevelt.

Dallo  stesso presidente ebbe l’incarico di  raccogliere testimonianze sul campo per conto della Federal Emergency Relief Administration (FERA), organizzazione creata da Roosevelt per trovare una risposta alla Grande depressione di quegli anni  negli  Stati Uniti.

Per questo  lavoro ebbe modo  di  affiancarsi  a Dorothea Lange, la fotografa che più di  altri  ha documentato  fotograficamente la tragedia della Grande depressione (di  lei  ho  parlato in un mio articolo che troverete nella lista dei link alla fine di  questo), e insieme fornirono cospicui  rapporti diventati parte degli  archivi storici  ufficiali  del governo  relativi  a quel periodo  che servirono  a Martha Gellhorn come base per una raccolta di  racconti nel libro The Trouble I’ve Seen (1936).

L’incontro (e la fine)  con Ernest Hemingway

Martha Gellhorn
Martha Gellhorn insieme a Ernest Hemingway

L’incontro  con  Ernest Hemingway  ebbe luogo  durante un viaggio  di  Martha Gellhorn a Key West in Florida nel  natale del 1936, essendo per lavoro  entrambi   interessati  alla Guerra civile spagnola  decisero  di partire insieme per la Spagna celebrando il successivo  natale a Barcellona.

Questo  incontro è narrato (in maniera molto  romanzata) nel  film Hemingway & Gellhorn diretto da Philip Kaufman e con Nicole Kidman e Clive Owen nei  ruoli  principali

Da allora, e per i  successivi  quattro anni, i  due ebbero modo  di  frequentarsi  sempre più spesso fino ad arrivare alla decisione di  sposarsi  nel novembre 1940 (Hemingway  aveva da poco  divorziato  dalla seconda moglie Pauline Pfeiffer).

Il carattere dello  scrittore, però, non poteva combaciare con gli impegni da giornalista della moglie che la portavano a fare lunghe assenze da casa in giro per il mondo tanto  che, quando  Martha partì per l’Italia, le scrisse:

Sei una corrispondente di  guerra, o una moglie nel mio letto?

Che sia vero o meno la frase attribuita a Hemingway, fatto  sta che il loro matrimonio, come si  vuole dire in questi  casi, iniziò  ad andare a rotoli fino  ad arrivare alla decisione di  divorziare nel 1945.

Martha Gellhorn, la corrispondente di  guerra

Incredibilmente l’enciclopedia universale, e cioè Wikipedia, nella biografia dedicata a Ernest Hemingway liquida con queste parole la figura di  Martha Gellhorn:

Il 16 marzo, dopo aver ottenuto i permessi per la Spagna, Hemingway partì in aereo per Barcellona intenzionato ad arrivare più a sud e, arrivato a Valencia, volle andare subito a vedere i luoghi della vittoria lealista. In seguito si spostò a Madrid  dove iniziò la sua attività di inviato speciale e dove lo raggiunse Martha Gellhorn, la giovane e ambiziosa scrittrice che aveva incontrato allo Sloppy Joe’s Bar di Key West….⌋ 

Sul fatto  che  Martha Gellhorn  fosse giovane (e anche ambiziosa) nulla da dire, ma quelle parole sembrano  piuttosto il confronto  fra una novellina e il gigante della letteratura (inoltre Martha era anche una corrispondente di  guerra oltre che scrittrice).

Comunque, dopo  l’ascesa di  Hitler nel 1938, la troviamo  in Cecoslovacchia, descrivendo  quel periodo  nel romanzo A Stricken Field (1940); in seguito, dopo  lo scoppio  della guerra, si  spostò in Finlandia, Honk Kong, Birmania, Singapore e Inghilterra e, non avendo  le credenziali  ufficiali della stampa per assistere allo sbarco  del  D-Day, si  travestì da infermiera per essere l’unica donna giornalista presente in Normandia quel  giorno  del 6 giugno 1944.

Dopo  la guerra si  ritrovò a lavorare su altri  fronti, questa volta per l’Atlantic Monthly, coprendo la guerra in Vietnam, i  conflitti arabo – israeliani degli  anni ’60 – ’70 e, all’età di settant’anni e cioè nel 1979, era in America centrale per documentare le guerre civili.

Nel 1989, a quasi  ottant’anni, riuscì a fare la cronaca dell’invasione statunitense di  Panama.

Nel 1990, dopo un’operazione di cataratta non riuscita che la lasciò con problemi  di vista permanenti, dichiarò di  essere troppo  vecchia per coprire il  conflitto  dei  Balcani in Europa.

Questo non le impedì un ultimo viaggio in Brasile nel 1995 per documentare la povertà in quel  Paese e pubblicare il racconto sulla rivista letteraria Granta

Martha Gellhorn muore nella sua casa di  Londra il 15 febbraio 1998, non si  sa se per morte naturale o  suicidio.

Il libro in anteprima 

Dalle notti madrilene squarciate dalle bombe della Guerra civile spagnola, nel 1936, alle guerre in America Latina degli anni novanta, percorrendo le paludi del Vietnam e battendo i deserti del Medio Oriente, I volti della guerra narra le storie – di ferocia, amore e sofferenza – dei despoti e delle vittime dei conflitti del secolo scorso.

Martha Gellhorn – antesignana delle corrispondenti di guerra, tra i primi a testimoniare l’orrore del campo di concentramento di Dachau – ha raccontato, con i suoi reportage, i fronti più caldi del XX secolo. Una scrittura immediata e realistica – sensibile ai suoni, agli odori, alle parole, ai gesti dei luoghi visitati – e un’infallibile capacità di cogliere e custodire l’estrema varietà di esperienze vissute hanno dato forma alla visione umana del mondo della grande reporter.

Questo libro è ormai un classico del giornalismo moderno. Martha Gellhorn l’ha scritto non perché fosse interessata ai generali e ai politici, ma perché coltivava un forte impegno nei confronti della gente normale che dalle guerre viene schiacciata.

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Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥