Un golem per tutte le stagioni (anche quelle più brutte)

” Pensate al cristallo che, massa amorfa,  assume forma regolare ubbidendo  alle proprie immutabili  leggi pur senza averne coscienza.

Non potrebbe succedere lo  stesso  nel mondo  dello  spirito?”

Da Il Golem di  Gustav Meyrink

Golem e Frankenstein: due creature dell’immaginario

Era una notte buia e tempestosa

E’ ovvio  che la creatura del dottor  Victor Frankenstein non poteva che nascere in una notte buia e tempestosa, perché il patchwork di  cadaveri assemblati alla meglio per poter vivere aveva bisogno della potenza di un fulmine per darsi la scossa necessaria.

Mary Shelley scrisse Frankenstein  o il moderno Prometeo quando  aveva 19 anni e cioè nel  1817 vedendoselo  pubblicare l’anno  successivo (una seconda edizione, modificata sempre dall’autrice, si  ebbe nel 1832).

Il libro  è nel  tempo  diventato un best seller della letteratura capostipite dei più moderni  romanzi  horror: il mostro  di  Victor Frankenstein (cioè quello generato dal  genio letterario  di Mary Shelley)  si  discosta di molto dall’altra creatura mitica del Golem  resa viva  partendo dal  un grumo di  argilla e formule talmudiche.

Infatti se Frankenstein (il mostro)  suscita ribrezzo tra gli uomini, nonostante la ricerca di  consapevolezza del  suo  essere, alla fine per la sua emarginazione sfogherà il suo odio  contro gli uomini fino a isolarsi  tra i  ghiacci eterni  (almeno  questo  si  desume dopo  aver visto il noioso (per meFrankenstein di  Mary Shelley per la regia di  Kenneth Branagh, film del 1994)

rappresentazione del Golem
Rappresentazione del Golem

Per il Golem, invece,  scendiamo  lungo  la storia fino  ad arrivare alla città di Praga del  XVII secolo e più precisamente recandoci nella parte del  quartiere ebraico (Josefov): qui incontriamo il rabbino Judah  Loew ben Bezalel  altrimenti conosciuto  come rabbi  Löw

Filosofo, cabalista, matematico, talmudista, nato probabilmente in Polonia a Poznan mentre altre fonti dicono  a Worm in Germania, si  trasferì a Praga nel 1588 rimanendovi  fino al 1592 per poi ritornare a Poznan e da qui di nuovo  a Praga fino  alla morte avvenuta nel 1609.

La statua di rabbi Löw a Praga
Opera di Ladislav Saloun (1910)

Lo  spessore culturale di  rabbi  Löw (nonché il fatto  di  essere benestante e quindi indipendente) lo resero un personaggio  di  spicco sia tra la comunità ebraica che il resto  della cittadinanza praghese (senza contare che tale fama era già estesa oltre i  confini  della Boemia) ricevendo  anche l’attenzione di  Rodolfo II d’Asburgo appassionato  di  arti ma, soprattutto, delle scienza occulte.

Dunque è facile a questo punto  pensare che la vita del  rabbino Loew in un certo  qual modo  sia stata mitizzata fino  a legarsi  alla leggenda del  Golem:

Per proteggere gli  ebrei del  ghetto  di  Praga da attacchi  antisemiti, egli  avrebbe creato un essere vivente fatto  d’argilla, utilizzando le sue conoscenze esoteriche legate alla tradizione rabbinica e quindi  al mito  dell’origine di  Adamo impastato  dalla polvere dallo  stesso Elohim (Genesi 2.7)

Istruzioni  per l’uso

Praticamente come si  fabbrica un Golem?

Senza addentrarci in percorsi  talmudici o cabalistici, Angelo  Maria Ripellino  nel suo libro  Praga Magica ci fornisce delle indicazioni ricavata nel  commento di Eleazaro di  Worms allo  Sefer Jezira (il Libro  della Creazione):

Impastare un pupazzo  con terra vergine, e poi girargli intorno  più volte, recitando, in molteplici permutazioni, le lettere del  tetragramma.

Girare quattrocentosessantadue volte. poi, per metterlo in moto, gli si  incide il vocabolo  Emet (Verità) sulla fronte, oppure gli si  introduce in bocca lo schem, il foglietto  con il nome impronunziabile di  Dio

Da Praga magica di Angelo  Maria Ripellino (pag. 158 –  Einaudi  tascabili)

Ma se il Golem  sfugge al nostro  controllo e dà di  matto come si  fa a neutralizzarlo?

Ancora una volta leggiamo  ciò che Ripellino  riporta nel  suo  libro:

 Bisogna girare in senso  contrario, recitando  per maleficio l’alfabeto  al  contrario, ma bisogna fare attenzione al  numero  degli  avvolgimenti, alle combinazioni  delle lettere, alla maniera di incedere.

Un errore in questa procedura sarebbe fatale per chi  vuole disattivare il Golem: perirebbe immediatamente!

Esistono due metodi molto più semplici  e meno pericolosi per disattivare il gigante d’argilla: il primo consiste nel  cancellare la E di  Emet in modo  che rimanga la sola parola met equivalente a morte (però bisogna conoscere molto bene l’ebraico).

Il secondo  metodo  consiste nel togliere lo  schem  dalla sua bocca, ed è  un po’ come togliere la scheda sim dal  nostro  smartphone: più semplice di  così…

Altri  golem

Il golem  di  Praga non è l’unico perché la sua leggenda è comune ovunque vi  sia un riferimento  alla cultura ebraica: si  narra che nel IX secolo  il rabbino Ahron di  Baghdad durante un viaggio  nel meridione d’Italia, precisamente a Benevento, scoprì l’esistenza di un golem, ma,  in questo caso,   non si  trattava di un essere fatto  d’argilla ma di un ragazzo  a cui  era stata donata la vita eterna per mezzo di una formula magica scritta su pergamena.

Altri  Golem sono quelli creati dalle parole degli  autori che si sono cimentati  nell’argomento: uno per tutti, forse anche quello più conosciuto. è Il Golem di Gustav Meyrink  di  cui  troverete l’anteprima alla fine dell’articolo.

Adesso  vi lascio  perché devo  controllare se il mio bambolotto  d’argilla ha preparato  la cena…..


Il Golem di  Gustav Meyrink ….

Un uomo scambia il suo cappello, nel Duomo di Praga, con quello di un certo Athanasius Pernath, e rivive come in un sogno l’esistenza di costui. A questo inizio casuale si aggancia la vicenda del Golem, il robot a cui una parola infilata tra i denti conferisce una vita provvisoria, tanto più violenta perché in lui si concentra una forza che ha solo poche ore per scatenarsi.

Quest’esplosione di energie nel mondo segreto e malato in cui si muovono i personaggi di Gustav Meyrink crea una tensione e insieme un incanto che caricano di nuovi significati l’antica leggenda praghese legata al nome di Rabbi Loew.

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

Picatrix, ovvero: il fine del saggio è nell’occulto

Occulto è il  termine che deriva dal latino occultus  e si riferisce alla conoscenza di ciò che è «nascosto», o anche alla conoscenza del soprannaturale, in antitesi alla «conoscenza del visibile», ovvero alla scienza ufficiale.

Il fine del  saggio 

Non credo all’occultismo, ai talismani  o  amuleti  che siano, oppure alle forze ctonie che governano (o  che dovrebbero  governare) il nostro  destino: forse sono troppo  prigioniera della razionalità per varcare quel  confine tra realtà e forma occulta del pensiero.

Non sempre, però: smentendo  quello  che ho  appena scritto, a volte ho l’impressione che la nostra vita è come la buccia di un frutto dove la sostanza la troveremo nel  frutto  stesso una volta che ci  siamo liberate dal  suo involucro.

Dunque, per varcare questo confine invisibile possiamo  rivolgerci a negromanti, maghi e maghesse, chiromanti e medium con il risultato  di  vederci  svuotare il portafoglio, se non il conto in banca, da truffatori  e truffatrici: quindi  attenzione se vogliamo intraprendere questa via per la conoscenza.

<<Sappi, fratello  carissimo che il più grande e nobile dono che Dio  fece agli uomini di  questo mondo è la conoscenza, poiché conoscendo  acquisiamo notizia dei  fatti più antichi e di quali siano le cause di  tutte le cose di  questo mondo; di  quali  cause siano le prossime alle cause di  altre cose e del modo in cui  una cosa si  accorda con un’ altra, sicché veniamo  a conoscenza di  tutto  ciò che esiste e di come esiste, di  quale sia la gerarchia in cui  una cosa deve essere posta e in che luogo sia colui  che è fondamento  e principio di  tutte le cose di  questo mondo e per mezzo  del quale tutto è separato e di  tutto, antico  o nuovo, noi  abbiamo conoscenza>>.

Queste parole sono tratte dall’introduzione del Picatrix un’opera tradotta  in lingua latina scritta fra il  tardo  Medioevo e Rinascimento e di fondamentale importanza per l’occultismo, specie quello di  natura astrologica.

Intanto  voglio  subito  chiarire che Picatrix non è uno pseudobiblia come il famoso  Necronomicon nato  dalla geniale fantasia di  H.P. Lovecraft (ne ho parlato in questo post) ma l’autore è realmente esistito  e il suo nome era Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn ‘Abd al-da’im al-Majrītī  (se preferite la traslitterazione del nome in arabo: أبو القاسم مسلمة بن أحمد المجريطي‎).

La diffusione del Picatrix in Europa 

La diffusione del  Picatrix in Europa fu una traduzione dall’arabo in lingua spagnola e in  latino  voluta da Alfonso X di Castigliadi  questa versione è rimasta solo  quella in latino mentre quella in spagnolo  è andata perduta nel  tempo.

In seguito, nel  Rinascimento, gli studi  sul Picatrix vengono ripresi  da personaggi  come Marsilio  FicinoGiovanni Pico  della Mirandola e Agrippa von Nettesheim  (Cornellius Agrippa).

Il Picatrix non venne mai  stampato, ma solo diffuso  con manoscritti ed è probabile, quindi, che vi  siano state delle versioni diverse di  esso.

Comunque ebbe una grande diffusione tra il XV e il XVI secolo: una traduzione dal latino in volgare fu  fatta dal veneziano Gianbattista Anesio, cappellano  delle monache di  san Martino  di  Murano, il quale, nel 1630, aveva ripreso il testo  dal  filosofo ebreo Giovanni Picatrix (e voilà: ecco  svelato il perché del  fatto  che il fine del  saggio  diventa Picatrix)

Conclusione

Pur ritrovandomi  con una copia del  Picatrix tra i miei libri (sono un’aspirante strega) devo  confessare di non essere andata molto oltre nella lettura perché, trattandosi di un testo occulto, quello  che il significato  effettivo intrinseco  nei  suggerimenti (o  anatemi che dir si  voglia) rimane appannaggio  dei  soli iniziati, ad esempio si  suggerisce questo  rimedio per far innamorare una donna:

<< Prendi cervello  di  cavallo, grasso  di porco  e sangue di lupo. Mescola il tutto  e dà il  cibo a chi  vuoi tu una porzione media di  quello  che hai  ottenuto; i risultati  saranno  sempre i medesimi>>.

Ovviamente, applicando  alla lettera quanto è scritto  nella formula, si otterrà come risultato la morte prematura della persona amata.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

Il conte di Cagliostro: mago e massone

Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo: al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza e se mi immergo nel mio pensiero rifacendo il corso degli anni, proietto il mio spirito verso un modo di vivere lontano da colui che voi percepite, io divento colui che desidero.
Alessandro, conte di Cagliostro

Il misterioso prigioniero di San Leo

San Leo
San Leo con la rocca dove venne imprigionato Cagliostro

Già a vederla da lontano quella rupe con sopra la fortezza incute un certo timore: poi, entrando a San Leo dall’unico varco di accesso, una porta larga tre metri o poco più, la percezione fisica del luogo diventa atemporale come se tutto quello che è fuori dalle sue mura appartenesse a un altra epoca distinta dal presente.

Va bene: mi sono lasciata coinvolgere da un’estemporanea esigenza di prosa e adesso ritorno a fare la blogger senza troppi BLABLABLA.

In effetti quando arrivai a San Leo avevo in mente la storia di Giuseppe Giovanni Battista Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo che, nonostante questa sfilza di nomi, era un’unica persona meglio conosciuta come Alessandro, conte di Cagliostro.

A rinchiuderlo nelle prigioni di San Leo nel 1791 è il Sant’Uffizio dietro l’accusa di eresia e la paura che egli voglia fondare in Italia, a Roma, una nuova Grande Loggia del rito massonico – egizio (in realtà considerata dagli stessi massoni un’anomalia, per approfondimenti il sito di Silvio Calzolari storico delle religioni e orientalista…potete farlo anche dopo, alla fine della lettura del mio articolo).

In un primo momento il Sant’Uffizio aveva pensato bene di condannare a morte Cagliostro, poi lo stesso papa Pio VI commutò la condanna a morte in ergastolo.

Cagliostro, comunque, anche se prigioniero continua a far paura: per questo la sua detenzione in isolamento , in una cella la apertura è posta in alto (non per nulla si chiama il Pozzetto), è costantemente sorvegliato dai suoi carcerieri i quali erano obbligati a fare rapporto quotidiano alle autorità ecclesiastiche sulle condizioni del conte.

Il trattamento a lui riservato è ignobile: ogni sua richiesta o lamentela viene subito punita con bastonate e, se possibile, con un regime alimentare ancora più misero.

Alla fine, il 26 agosto 1795, non resta al cappellano del carcere don Luigi Marini che dire

Alle tre del mattino, il 26 agosto dell’anno 1795, Giuseppe Balsamo detto conte di Cagliostro è morto per un attacco di apoplessia, conseguenza naturale della sua anima ribelle e impenitente, senza aver manifestato alcun segno di pentimento e avendo rifiutato i Sacramenti, all’età di 52 anni, 2 mesi e 28 giorni

Le cronache di allora riferiscono che il cadavere venne seppellito nella nuda terra senza nessuna indicazione su chi fosse sepolto in quella tomba.

Si dice anche che due anni dopo e cioè nel dicembre del 1797, una soldataglia francese disseppellì i resti di Cagliostro forse nella vana speranza di trovare un tesoro accanto al cadavere.

C’è chi afferma che Cagliostro non morì in quel 26 agosto 1795 ma che invece venne fatto fuggire e passò gli ultimi anni della sua vita nascosto chissà dove..

Conte di Cagliostro: una persona oppure due?

Ritratto del conte di Cagliostro
Ritratto del conte di Cagliostro (XVIII secolo, autore sconosciuto)

Per lo studioso Raffaele de Chirico esisterebbero due personaggi e cioè il conte di Cagliostro e Giuseppe Balsamo che vivono vite parallele legate da un rapporto di convivenza con una donna: Lorenza Feliciani moglie di Giuseppe Balsamo

Fu la stessa Lorenza Feliciani a denunciare Cagliostro al parroco di Santa Caterina della Rota. La denuncia venne trasmessa il 5 dicembre all’Inquisizione e, all’ultimo momento, la donna si rifiutò di firmarla ma ormai era troppo tardi perché in una riunione tra papa Pio VI, il Segretario di Stato e altri cardinali venne deciso l’arresto del conte di Cagliostro imprigionato in Castel Sant’Angelo (ma anche della moglie che venne rinchiusa nel convento di sant’Apollonia a Trastevere).

Tra le altre accuse, oltre a quelle legate alla sua attività di massone, per Cagliostro vi sono quelle infamanti di sfruttamento della prostituzione e quella, ancora più grave agli occhi degli inquisitori, di essere un eresiarca cioè il fondatore e capo di un’eresia

Il legale di Cagliostro, l’avvocato Carlo Costantini, tentò di alleggerire la posizione del suo assistito facendolo passare per un semplice ciarlatano (nel contempo far passare sua moglie come prostituta e quindi immorale e inattendibile per sostenere le accuse da lei precedentemente avanzate e che le servirebbero piuttosto per ricostruirsi quella vita di innocenza perduta nel prostituirsi).

Ovviamente Carlo Costantini non era Perry Mason e Cagliostro venne condannato.

Piccola biografia

Una breve ricerca del nome di Cagliostro su Google fornisce all’incirca 2.840.000 risultati: per cui quanto vado a scrivere è solo una goccia in quell’immenso mare di notizie che si possono trovare in rete.

Inoltre, alla fine dell’articolo e per completezza, troverete l’anteprima del libro Cagliostro del giornalista e scrittore Luigi Natoli (Palermo, 14 aprile 1857 – Palermo, 25 marzo 1941).

Nasce a Palermo il 2 giugno 1743 da una famiglia molto povera (qualcuno afferma che la famiglia fosse nobile e poi decaduta).

Per molti anni con la moglie Lorenza la sua vita è più simile a quella di un bohème che di un mago diventando, infine, un avventuriero che grazie alle sue (presunte) capacità paranormali arriva ad essere quel personaggio carico di mistero e fascino che lo fece viaggiare in Europa soggiornando a Londra ospite di nobili (soggiorno che gli valse uno delle sue cadute per poi riprendersi, a causa di frequentazioni maldestre) e a Parigi.

Dopo la disavventura londinese, a Parigi viene insignito del titolo di Gran Maestro dell’ordine dei Templari entrando a far parte di sodalizi che gli faranno da lasciapassare per le corti europee ricevendo sempre onori e tributi: fu ospite di Federico II di Prussia, di Stanislao di Polonia, di Gustavo III di Svezia, di Caterina di Russia (un’ altra Caterina molto famosa) e di Luigi XVI re di Francia: ovunque il suo repertorio fatto di fenomeni paranormali e miracolose guarigioni attraggono persone di ogni ceto.

Addirittura, dopo essere stato imprigionato alla Bastiglia per dieci mesi in seguito allo scandalo per il furto di una collana (innocente o colpevole, questo non lo so), alla sua scarcerazione, avvenuta il 10 giugno 1786 lo attendeva una folla raggiante che lo porta in trionfo.

In quest’occasione profetizzò rivolgendosi verso la Bastiglia:

Queste mura cadranno

Tre anni dopo, il 14 luglio1789, la Bastiglia venne presa d’assalto durante quella considerata come la Prima Rivoluzione francese

Parlando della sua preveggenza si racconta che quando era a Londra suggerì al suo segretario i numeri per vincere per tre settimane consecutive 1500 sterline giocando alla lotteria nazionale.

Chissà: potrei chiedere a un medium di mettermi in contatto con lo spirito del conte di Cagliostro per farmi dire i numeri del Superenalotto!
Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del libro Cagliostro di Luigi Natoli

Fulcanelli: un alchimista nelle cattedrali

Disegno di Cristina Correa Freile
Disegno di Cristina Correa Freile

 

Parigi  si  sveglia e si  sentono già le campane a Notre Dame.

Il pane è già caldo e c’è gente per le vie della città.

Le campane dai  forti rintocchi  come canti  risuonano in ciel,

e tutti  sanno il segreto  è nel  lento pulsar delle campane

a Notre Dame.

Citazione tratta dal film Il Gobbo di  Notre Dame


Dopo il rogo  di  Notre Dame de Paris come sempre in  questi casi le polemiche seguono  ai  fatti.

Mi dispiace, per questa volta, dissentire completamente da ciò che hanno detto  Roberto  Saviano e Michela Murgia sul rogo  e cioè che il vero colpo  al  cuore dell’Europa non è il rogo  di  Notre dame de Paris, ma i migranti annegati  nel  Mediteranno.

E’ come dire che il dolore sia un sentimento  a consumo,  cioè che  provando  sofferenza per la perdita di un simbolo, come appunto può essere la cattedrale gotica di  Parigi,  poi non potrà essercene più per i migranti  annegati  nel nostro  mare.

Come ho  già scritto nella mia pagina Facebook Notre dame de Paris non è solo un simbolo della Francia ma appartiene a tutti noi  europei e, per quanto mi  riguarda (ma non penso  di  essere sola),  nella mia mente c’è sufficiente spazio per l’empatia verso  chi  soffre.


 Fulcanelli: un alchimista nelle cattedrali

Per lo più una cattedrale viene considerata per gli  aspetti  architettonici e artistici  del  Medioevo e, ovviamente, per tutto  ciò che concerne la fede religiosa.

Ma vi è un aspetto nell’architettura  delle cattedrali  che viene considerato come la somma di  conoscenze scientifiche, tecniche ma, soprattutto, come simbolismo di una spiritualità di  tipo  esoterico e quindi  celato agli occhi di un profano.

Certo  che, aprendo la possibilità di un messaggio  esoterico nascosto  nelle pietre di una cattedrale,  la cosa potrebbe sembrare lo scenario ideale per romanzi insipidi alla Dan Brown.

Ma se per qualche tempo (giusto  quello  per leggere quest’articolo, ad esempio) mettiamo  da parte quella noiosa razionalità che ottunde la possibilità dell’esistenza di  altro, possiamo affermare che una cattedrale non è solo  un luogo  di preghiera.

Fulcanelli, personaggio misterioso  quanto i messaggi  esoterici delle cattedrali  da lui  visitate (tra cui  appunto  Notre Dame de Paris) ci  aiuta ad addentrarci  in questi  misteri con libri  quali Le dimore filosofali e Il mistero  delle cattedrali  (anteprima alla fine dell’articolo), entrambi i libri non di  facile lettura ma, ripeto, interessanti per l’argomento  trattato.

Fulcanelli stesso  è però un enigma: il nome –  uno pseudonimo  tratto  dalle unioni delle parole Vulcano  e Helio  due elementi  che rimandano  all’alchimia – nasconde l’identità di quello  che viene considerato l’ultimo  grande alchimista del  XX secolo e del  quale solo il medico  francese Eugène Canseliet (Sarcelles, 18 dicembre 1899 – Savignies, 17 aprile 1982), alchimista e discepolo  di  Fulcanelli, ne conosceva l’identità (da più parti  si  dice che discepolo  e maestro  siano la stessa persona).

Come ho  già scritto prima, Fulcanelli  ci ha lasciato in eredità due testi  e cioè Le dimore filosofali  e Il mistero  delle cattedrali, mentre un terzo libro, Finis Gloriae  Mundi,  mai dato  alle stampe  e di  cui  esisterebbe solo  una sinossi, rivelerebbe alcune scoperte che legherebbero indissolubilmente la fisica nucleare con la sapienza alchemica.

Il mistero  delle cattedrali 

Frontespizio de Il mitero delle cattedrali con elementi allegorici alchemici
Frontespizio de Il mistero delle cattedrali con elementi allegorici alchemici

Il libro fondamentale per comprendere l’alchimia, scritto da uno dei più grandi e misteriosi alchimisti di ogni tempo.
Le opere di Fulcanelli furono considerate straordinarie perché “quale alchimista operativo nel senso più antico del termine ricostruiva, partendo dal simbolismo ermetico, i punti principali della Grande Opera illustrandone i principi teorici e la prassi sperimentale con un dettaglio e una precisione mai visti prima” (Paolo Lucarelli), e si vuol dire che l’enorme importanza di Fulcanelli quale alchimista del XX secolo è il suo ritorno all’antica maniera di praticare l’alchimia, sia nello stile che nella vita pratica. Fulcanelli, al contrario degli alchimisti succedutisi a partire dal Seicento che considerarono largamente (e in qualche caso esclusivamente) la branca spirituale alchemica, recuperò e rinobilitò il lavoro manuale in laboratorio, visto come procedimento fondamentale per considerarsi un seguace della Grande Opera. La fama di Fulcanelli ha raggiunto ogni continente e i suoi libri sono stati letti e studiati da moltissime persone. Il Mistero delle Cattedrali è una splendida e molto approfondita lettura dei simboli esoterici che ornano le cattedrali gotiche e che costituiscono una sorta di libro visivo per chi volesse comprenderne i segreti. Con molta profondità, Fulcanelli conduce il lettore all’interno dei misteri delle cattedrali, ne svela i significati, offre una interpretazione, porta il lettore ad una nuova consapevolezza circa le fasi della Grande Opera. Un libro già straordinario di suo (per la materia trattata e per aver riportato alla luce la tradizione alchemica) è reso ancora più prezioso dalla traduzione, dalle note e dall’introduzione di quel grande studioso e uomo della Tradizione che fu Paolo Lucarelli.

Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del  libro Il mistero  delle cattedrali  di Fulcanelli 

Un giro di carte con i Tarocchi?

I Tarocchi
© caterinAndemme

Arcano è tutto, Fuor che il nostro  dolor

Giacomo  Leopardi – IX Ultimo  canto  di  Saffo

Scoprire il nostro io attraverso  gli Arcani

No, non ci  credo: non credo agli oroscopi (specie se sono  quelli  criptici di Marco Pesatori), come non credo alle consultatrici  di  mani, di  fondi  di  caffè, della disposizione dei  nei sparsi nel  corpo e di qualunque altra parte anatomica che possa essere letta dagli  aruspici.

Come non credo  al  malocchio, al gatto  nero che ti taglia la strada, al  passaggio  sotto una scala (comunque è sempre meglio  dare un’occhiata, non si  sa mai), allo  specchio  rotto, alla farina versata, al  vino  versato sulla tovaglia, se si è tredici  a tavola o al  venerdì diciassette.

Sennonché…c’è sempre un sennonché che manda in frantumi ogni  certezza, anche le mie a riguardo di  quanto  detto  sopra.

Sennonché    

Leggo  gli oroscopi  alla fine di ogni  anno (quelli  di  Marco Pesatori ogni  qualvolta compro il settimanale D Lei de La Repubblica) e, una sola volta nella vita, mi sono sottoposta alla lettura dei  tarocchi da parte di un’amica che, se fosse vissuta nel  medioevo, avrebbe avuto  qualche problema con la Santa Inquisizione.

Fatto  sta che le carte ebbero  ragione e….BLABLABLA!

I tarocchi

Alejandro Jodorowsky nel  suo libro  La via dei Tarocchi riferendosi agli Arcani maggiori scrive:

Ciascun Arcano  maggiore indica con chiarezza un’azione che si può riassumere in una parola.

Ne Il Matto potrebbe essere: viaggiare;  ne  Il Mago: mostrare; ne L’Imperatrice: sedurre; ne Il Papa: insegnare; ne L’Innamorato: scambiare.

E cosi  via..

Jodorowsky proseguendo  nella scrittura del  libro, aggiunge:

Eliminando  la trappola della cosiddetta Lettura del  Futuro , i Tarocchi sono diventati uno strumento psicologico, un attrezzo utile alla conoscenza di noi  stessi. Affrontando onestamente le caratteristiche  della nostra personalità deviata – identificazioni, abitudini, manie, vizi, problemi  narcisistici, autoinganni, ecc. –  possiamo  giungere alla conoscenza della nostra essenza reale, quindi  quello  che in noi è innato e non acquisito.

Non sono una fan  di Jodorowsky (anche se ho  comprato il suo libro),  ma devo  ammettere che il suo approccio  alla lettura dei  tarocchi può essere utile, per l’appunto  a far riaffiorare quei  problemi tenuti nascosti  nel profondo  del nostro  io (se non vogliamo  ricorrere alla psicanalisi  tradizionale).

D’altronde i tarocchi sono  nati non tanto per sostituire il lettino  dello  psicologo ma come semplici  carte per il gioco  d’azzardo: infatti  si  dice che giunsero in Italia   dal (misterioso) Oriente nel XIV secolo con i  segni  tradizionale, cioè Bastoni, Coppe, Denari  e Spade).

Pochi  decenni  dopo  la loro  introduzione, si  aggiunsero ai  semi  tradizionali  i Trionfi (Arcani Maggiori)  figure come l’Appeso, la Morte, il Matto, l’Imperatrice che portarono a creare giochi  di  società nelle corti  rinascimentali.

Dall’Italia questa rappresentazione dei  Tarocchi  venne esportata nel  resto  dell’Europa dando  vita a nuove forme e interpretazioni  delle carte fino ad arrivare alle conoscenze iniziatiche che filosofi umanisti propagandavano attraverso simboli  e codici  nascosti  ai più.

In effetti, alla fine del XVIII secolo, quando ormai  i  Tarocchi  erano  diventati  strumento per la cartomanzia,  Antoine Court de Gèbelin, esoterista francese, riscoprì a suo modo il lato  esoterico  dei  Tarocchi.

In epoca moderna altri  studiosi di  esoterismo, quali  per esempio Lèvi, Papus, Crowley e altri, crearono le proprie scuole di pensiero mettendo in evidenza le presunte connessioni tra i  simboli  dei  Tarocchi con i  geroglifici egiziani, oppure alla Cabala ebraica o la numerologia pitagorica.

Naturalmente la trattazione sull’argomento  Tarocchi  e loro interpretazione richiederebbe ulteriori  approfondimenti che andrebbero oltre le mie conoscenze.

Tra i tantissimi  libri  dedicati ai Tarocchi (qualcuno molto  serio altri decisamente no) vi  segnalo  quello  della giornalista milanese Laura Tuan Il linguaggio  segreto  dei  Tarocchi (anteprima alla fine dell’articolo).

Buon fine settimana.

Alla prossima! Ciao, ciao………… 


Anteprima del libro Il linguaggio  segreto  dei  Tarocchi  di  Laura Tuan 

 

Il Santuario di Oropa tra fede e (piccoli) misteri esoterici

Santuario di Oropa – vista  parziale
©caterinAndemme

Santuario di  Oropa: un hospitale a cinque stelle

La prima volta che arrivai  al Santuario  di  Oropa ne rimasi alquanto  sconcertata questo  perché viaggiando  al  buio, nel  senso di non averne mai  visto  neanche un’immagine, le sue dimensioni mi fecero pronunciare quel proverbiale WOW! che sintetizza uno  stato  di meraviglia mista ad incredulità.

Insomma, pensavo  a un santuario montano (in fin dei  conti ci  troviamo  a 1.180 metri  di  altezza) di modeste proporzioni raccolto tra i monti e non una gigantesca fabbrica di  fede.

Con il tempo, ed una frequentazione maggiore (più come escursionista che pellegrina) ho imparato ad apprezzare la pace di  quel luogo  dopo  una certa ora verso  sera, quando il numero  di  turisti si  riduce drasticamente e rimane solo chi è ospite del Santuario.

Non è una cella monastica
©caterinAndemme

 

Nel  sottotitolo ho accennato al  fatto  che il Santuario si merita un cinque stelle per quanto  riguarda la sistemazione alberghiera che può arrivare anche ad ospitare fino  a 700 persone tra ostelli per gruppi organizzati  e vere e proprie camere d’albergo: non lasciatevi ingannare dalla foto a lato, perché  dietro  quella porta vi è una suite  con tutti i confort per un piacevole soggiorno.

Per quanto  riguarda la ristorazione c’è solo l’imbarazzo  della scelta tra bar e ristoranti di  buona qualità.

Naturalmente non mancano  botteghe per la vendita di  souvenirs ed altro.

Piccola storia del  santuario  di  Oropa 

E’ la meta di pellegrinaggio  più famosa nel  biellese ma anche il punto  di partenza per molte escursioni da quelle più facili  a quelle più impegnative (prossimamente ne parlerò con un articolo  dedicato all’itinerario  che collega il Santuario  di  Oropa a quello  di  San Giovanni d’Adorno).

Secondo la tradizione la sua origine risale al IV secolo, quando  sant’Eusebio, vescovo  di  Vercelli, si  sarebbe rifugiato in queste montagne per sfuggire alle persecuzioni  contro  i cristiani.

Egli  avrebbe portato  con se una statua lignea raffigurante una Madonna nera che, nella leggenda,  si  vorrebbe opera dell’evangelista Luca ma in realtà risalente al XII secolo e di  scuola valdostana.

La galleria con gli ex-voto (e una pellegrina che cerca la propria stanza)
©caterinAndemme

La statua venne posta da Eusebio su di un masso  erratico  dove, successivamente, venne costruito un piccolo  tempio che si ingrandirà nel  tempo  fino ad arrivare alle forme attuali all’inizio  del  Seicento: la Basilica Antica venne costruita per un voto  dei  cittadini  di  Biella fatto  durante la pestilenza del 1599, in seguito si  avviò la costruzione delle cappelle del Sacro Monte che terminò nel 1744.

A riprova della venerazione del luogo  vi sono  gallerie   stracolme di  ex – voto le quali, oltre che essere testimonianza religiosa, sono fonte di  ricerche storiche ed antropologiche (personalmente mi mettono  addosso una certa ansia mista a tristezza, sempre nel  rispetto di  chi ha fede nei miracoli).

 

Prima di  concludere guardate questa foto:  

 

La svastica in questo caso non è il simbolo del nazismo.
©caterinAndemme

 

Prima di  concludere con una piccola galleria fotografica, vorrei condurvi  in un piccolo  mistero  che riguarda l’aspetto  esoterico incentrato in un piccolo  tempio a monte del  santuario.

 Non c’è nulla di particolare nella costruzione, anzi  si può dire che, architettonicamente parlando, è piuttosto povera se non insignificante,

Sennonché, ponendosi  di  fronte ad essa, appare in alto uno  dei  simboli  più odiati nella storia moderna e cioè la svastica.  

Ma non lasciamoci ingannare: prima che i nazisti  ne fecero  simbolo della loro  dittatura (in questo  caso con i bracci  della croce uncinata rovesciati) la svastica era un simbolo  esoterico utilizzato  anche nella Società Teosofica fondata nel 1875 a New York da Helene Blavatsky.

Se amiamo  i misteri non c’è bisogno  di andare fino  a New York, perché c’è un filo  che lega il tempietto (quindi il simbolo  della svastica) a Rosazza a pochi  chilometri  dal Santuario  di Oropa, al  Gran Maestro  Venerabile della massoneria biellese ( e membro  della Giovine Italia di  Mazzini) Federico Rosazza Pistolet.

Dai  che siete incuriosite!

Siccome non amo  fare i copia-incolla da altri  siti (e non mi piace, a mia volta, essere copiata-incollata) vi  rimando  a questa pagina per saperne di più.

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao……


 

Galleria fotografica (click per ingrandire…so  che lo  sapete già)