Al Azif ovvero il Libro delle leggi che governano i morti

Al Azif

Non è morto ciò che può vivere in eterno.

E in strani  eoni anche la morte può morire

Abdul Alhazred – Necronomicon⌋ 

H.P. Lovecraft, due parole introduttive 

Consapevole del  fatto  che non avrei  nulla da aggiungere alla biografia di  H.P. Lovecraft se non fare un ignominioso copia e incolla da altre fonti, per tutto  quello  che c’è da sapere sulla vita  dello scrittore di  Providence (a cui  inizialmente si  è anche ispirato  Stephen King) vi  rimando al box seguente il cui  contenuto  è tratto interamente da Wikipedia (togliendo  a voi  il fastidio di cambiare pagina e a me l’interesse affinché rimaniate qui).

In  questo articolo mi concentrò più che altro sull’invenzione di  H.P. Lovecraft riguardante il Necronomicon da considerare, forse, il più famoso  dei  pseudobiblia.

Inoltre, in un successivo articolo, scriverò di un (improbabile) viaggio  di Lovecraft nel  nostro Polesine.

Howard_Phillips_Lovecraft

 Al Azif del poeta pazzo Abdul Alhazred 

 Il Necronomicon, opera originale dal nome arabo  Al Azif – dove la parola Azif in arabo è l’allocuzione per indicare gli  strani  suoni  notturni  che si  odono nel  deserto e che si  vuole associare alla voce dei demoni – fu  scritto da Abdul Alhazred, poeta nativo  di  Sanaa capitale dello  Yemen, vissuto  nel periodo del  Califfato  Omayyade nell’ottavo  secolo d.C.

Si  racconta che egli arrivò a trascorrere dieci  anni  di  completa solitudine nel Rub’ al-Khali (il deserto  chiamato Quarto  vuoto  dagli  arabi e dove, si  presume,  il nostro  Abdul incominciò a dare segni  di  pazzia), questo  dopo  aver esplorato le catacombe deserte di Menfi fino  ad arrivare alla mitica  Irem (la Città dalle Mille Colonne) trovandovi  le tracce di una civiltà antichissima, più antica di  quella umana, che adoravano  due divinità chiamate Yog e Cthulhu.

Al Azif

Dopo  queste sue peregrinazioni  si  stabilì a Damasco dove scrisse l’Al Azif: in questa città morì nel 738 d.C. (racconti  postumi  alla sua dipartita narrano di una fine agghiacciante divorato  da un mostro in pieno  giorno nelle vie di  Damasco).

Al Azif era un grimorio, cioè  un manuale per evocare spiriti  e demoni, molto  diffuso, se pur in segreto, tra  i filosofi antichi: nel 950 venne tradotto in greco  dal  filosofo Teodoro Fileta che gli  diede il nome di  Necronomicon, testualmente il Libro  delle leggi che governano i morti .

La Chiesa, ovviamente, non ci pensò molto  a mettere a bando il testo  magico e infatti nel 1050 il vescovo  Michele, patriarca di Costantinopoli, diede ordine di  bruciare tutte le copie del libro  maledetto.

Nel 1232 papa Gregorio IX mise il Necronomicon nell’Index Expurgatorius antecedente all’Index librorum prohibitorum voluto da papa Paolo IV nel 1559.

Ma non tutte le copie finirono  al  rogo, tanto  che il danese Olaus Wormius nel 1228 tradusse in latino l’Al Azif basandosi su un testo in greco di  Fileta.

Della traduzione  di  Wormius si  ebbero in seguito  due stampe verso  la fine del XV secolo quella in tedesco, due secoli  dopo  quella in lingua spagnola.

Potrei  continuare citando altre storie e atri  personaggi che ruotano intorno  al  Necronomicon, sennonché tutto  questo  BLABLABLA lo si può considerare come un divertissement di  Lovecraft per l’interesse nato intorno alla creazione del suo pseudobiblia: il Necronomicon

 

Quando nasce il termine pseudobiblia?
Il primato  dell’utilizzo del  termine pseudobiblia, in riferimento a libri inesistenti inseriti in opere di  finzione, è da attribuire allo  scrittore americano Lyon Sprague de Camp (New York, 27 novembre 1907 – plano , 6 novembre 2000) riportato  nell’articolo The Unwritten Classics pubblicato sulla rivista The Saturday Review of Literature del 29 marzo 1947

Al Azif

Al Azif: eppure Lovecraft lo  aveva detto

Lo stesso  Lovecraft si  stupì come le persone diedero per vero la storia dell’Al Azif e del personaggio  (fittizio) che lo  scrisse e cioè il poeta pazzo Abdul Alhazred.

 Lovecraft inoltre confessò, in una lettera scritta al  suo  amico epistolare Frank Belknap Long, che il nome Alhazred fu  da lui inventato come pseudonimo dopo  che da giovane era rimasto  affascinato  dalla lettura del  Mille e una notte – lo scrittore e critico  letterario inglese Malcolm Skey si  spinse nel  dire che Alhazred è la contrazione della frase inglese all  has read (in italiano ha letto  tutto) per la sfrenata passione per la letteratura del  giovane Lovecraft –

Vedendo  che ogni  suo  sforzo per ristabilire la realtà delle cose era vano, Lovecraft si  divertì ad avvalorare la tesi  dell’esistenza del  Necronomicon tanto da stilare un elenco  di  collezioni  private inaccessibili dove copie del  Necronomicon erano  custodite, tra le quali  quella del British Museum (istituzione notoriamente esistente), e quelle nella Miskatonic University Library di  Arkham nel  Massachusetts (altra invenzione di HPL che, in un certo  senso, mostra un lato ironico del suo  carattere).

Addirittura quando Willis Conover, altro  suo  compagno  epistolare, gli inviò una copia di una rivista amatoriale in cui, quello  che diventerà un famoso scrittore  di  science fiction (ogni  tanto  anche a me scappa la mania dei  termini in inglese) e cioè Donald A. Wollheimriportava la traduzione del  Necronomicon dall’originale in lingua araba fatta da W.T. Faraday stette al  gioco dicendo  di  aspettare la traduzione completa per aiutare l’autore nel  correggere qualche eventuale errore.

Sennonché, nel  rispondere a Conover, aggiunse:

Se la leggenda del  Necronomicon continua a crescere   in questa maniera, la gente finirà per crederci  veramente, e accuserà me di  falso per aver affermato di  averlo inventato io

Il gioco  continua 

Nel 1941 l’antiquario Philip Duchêsnes di  New York inserì nel proprio  catalogo l’opera attribuendone il valore di acquisto pari  a 900 dollari  (una somma considerevole per l’epoca) trovando,  con sua grande sorpresa, numerose richieste di  acquisto  anche a una cifra superiore di  quella iniziale.

Nel 1962 la più autorevole rivista di  bibliofilia degli  Stati Uniti, la Antiquarian Bookman, pubblicava nella rubrica di  libri antichi in vendita l’offerta di una copia del  Necronomicon proveniente dalla Miskatonic University (vi  ricorda qualcosa?)

Infine, per concludere quello  che sarebbe  un lungo  elenco di  scherzi su Al Azif, cito la California University dove qualche decennio  fa  appariva nel  catalogo  della sua biblioteca la scheda di  carico  del  Necronomicon.

Se avete qualche nota da aggiungere o  suggerimenti  aspetto  vostro notizie.

Se volete continuare a leggere qualche altra storia su  H.P. Lovecraft venite prossimante con me in Polesine⌋ 

Il libro in anteprima 

H.P. Lovecraft, maestro americano della letteratura fantastica del Novecento, ha dato vita nei suoi racconti a un vero e proprio sistema mitologico, i cosiddetti Miti di Cthulhu.

Per fornire a questa mitologia una base storica, l’autore produsse l’esistenza di un libro magico, il Necronomicon, scritto nell’VIII secolo d.C. dall’arabo yemenita Abdul Alhazred.

Oltre alla biografia immaginaria dell’arabo, Lovecraft inventò per il Necronomicon una cronologia fittizia, Storia e cronologia del Necronomicon, creando un ambiguo mistero che si è protratto per anni, e che ha portato alla pubblicazione in tutto il mondo di innumerevoli versioni del libro maledetto.

Il volume presenta i racconti in cui Lovecraft ha introdotto, descritto, citato il Necronomicon, ponendo le basi del suo mito. Tra questi vi sono classici come L’orrore di Dunwich (1928) e Il caso di Charles Dexter Ward (1928), Colui che sussurrava nel buio (1930), Le montagne della follia (1931) e L’ombra venuta dal tempo (1934).

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Un golem per tutte le stagioni (anche quelle più brutte)

” Pensate al cristallo che, massa amorfa,  assume forma regolare ubbidendo  alle proprie immutabili  leggi pur senza averne coscienza.

Non potrebbe succedere lo  stesso  nel mondo  dello  spirito?”

Da Il Golem di  Gustav Meyrink

Golem e Frankenstein: due creature dell’immaginario

Era una notte buia e tempestosa

E’ ovvio  che la creatura del dottor  Victor Frankenstein non poteva che nascere in una notte buia e tempestosa, perché il patchwork di  cadaveri assemblati alla meglio per poter vivere aveva bisogno della potenza di un fulmine per darsi la scossa necessaria.

Mary Shelley scrisse Frankenstein  o il moderno Prometeo quando  aveva 19 anni e cioè nel  1817 vedendoselo  pubblicare l’anno  successivo (una seconda edizione, modificata sempre dall’autrice, si  ebbe nel 1832).

Il libro  è nel  tempo  diventato un best seller della letteratura capostipite dei più moderni  romanzi  horror: il mostro  di  Victor Frankenstein (cioè quello generato dal  genio letterario  di Mary Shelley)  si  discosta di molto dall’altra creatura mitica del Golem  resa viva  partendo dal  un grumo di  argilla e formule talmudiche.

Infatti se Frankenstein (il mostro)  suscita ribrezzo tra gli uomini, nonostante la ricerca di  consapevolezza del  suo  essere, alla fine per la sua emarginazione sfogherà il suo odio  contro gli uomini fino a isolarsi  tra i  ghiacci eterni  (almeno  questo  si  desume dopo  aver visto il noioso (per meFrankenstein di  Mary Shelley per la regia di  Kenneth Branagh, film del 1994)

rappresentazione del Golem
Rappresentazione del Golem

Per il Golem, invece,  scendiamo  lungo  la storia fino  ad arrivare alla città di Praga del  XVII secolo e più precisamente recandoci nella parte del  quartiere ebraico (Josefov): qui incontriamo il rabbino Judah  Loew ben Bezalel  altrimenti conosciuto  come rabbi  Löw

Filosofo, cabalista, matematico, talmudista, nato probabilmente in Polonia a Poznan mentre altre fonti dicono  a Worm in Germania, si  trasferì a Praga nel 1588 rimanendovi  fino al 1592 per poi ritornare a Poznan e da qui di nuovo  a Praga fino  alla morte avvenuta nel 1609.

La statua di rabbi Löw a Praga
Opera di Ladislav Saloun (1910)

Lo  spessore culturale di  rabbi  Löw (nonché il fatto  di  essere benestante e quindi indipendente) lo resero un personaggio  di  spicco sia tra la comunità ebraica che il resto  della cittadinanza praghese (senza contare che tale fama era già estesa oltre i  confini  della Boemia) ricevendo  anche l’attenzione di  Rodolfo II d’Asburgo appassionato  di  arti ma, soprattutto, delle scienza occulte.

Dunque è facile a questo punto  pensare che la vita del  rabbino Loew in un certo  qual modo  sia stata mitizzata fino  a legarsi  alla leggenda del  Golem:

Per proteggere gli  ebrei del  ghetto  di  Praga da attacchi  antisemiti, egli  avrebbe creato un essere vivente fatto  d’argilla, utilizzando le sue conoscenze esoteriche legate alla tradizione rabbinica e quindi  al mito  dell’origine di  Adamo impastato  dalla polvere dallo  stesso Elohim (Genesi 2.7)

Istruzioni  per l’uso

Praticamente come si  fabbrica un Golem?

Senza addentrarci in percorsi  talmudici o cabalistici, Angelo  Maria Ripellino  nel suo libro  Praga Magica ci fornisce delle indicazioni ricavata nel  commento di Eleazaro di  Worms allo  Sefer Jezira (il Libro  della Creazione):

Impastare un pupazzo  con terra vergine, e poi girargli intorno  più volte, recitando, in molteplici permutazioni, le lettere del  tetragramma.

Girare quattrocentosessantadue volte. poi, per metterlo in moto, gli si  incide il vocabolo  Emet (Verità) sulla fronte, oppure gli si  introduce in bocca lo schem, il foglietto  con il nome impronunziabile di  Dio

Da Praga magica di Angelo  Maria Ripellino (pag. 158 –  Einaudi  tascabili)

Ma se il Golem  sfugge al nostro  controllo e dà di  matto come si  fa a neutralizzarlo?

Ancora una volta leggiamo  ciò che Ripellino  riporta nel  suo  libro:

 Bisogna girare in senso  contrario, recitando  per maleficio l’alfabeto  al  contrario, ma bisogna fare attenzione al  numero  degli  avvolgimenti, alle combinazioni  delle lettere, alla maniera di incedere.

Un errore in questa procedura sarebbe fatale per chi  vuole disattivare il Golem: perirebbe immediatamente!

Esistono due metodi molto più semplici  e meno pericolosi per disattivare il gigante d’argilla: il primo consiste nel  cancellare la E di  Emet in modo  che rimanga la sola parola met equivalente a morte (però bisogna conoscere molto bene l’ebraico).

Il secondo  metodo  consiste nel togliere lo  schem  dalla sua bocca, ed è  un po’ come togliere la scheda sim dal  nostro  smartphone: più semplice di  così…

Altri  golem

Il golem  di  Praga non è l’unico perché la sua leggenda è comune ovunque vi  sia un riferimento  alla cultura ebraica: si  narra che nel IX secolo  il rabbino Ahron di  Baghdad durante un viaggio  nel meridione d’Italia, precisamente a Benevento, scoprì l’esistenza di un golem, ma,  in questo caso,   non si  trattava di un essere fatto  d’argilla ma di un ragazzo  a cui  era stata donata la vita eterna per mezzo di una formula magica scritta su pergamena.

Altri  Golem sono quelli creati dalle parole degli  autori che si sono cimentati  nell’argomento: uno per tutti, forse anche quello più conosciuto. è Il Golem di Gustav Meyrink  di  cui  troverete l’anteprima alla fine dell’articolo.

Adesso  vi lascio  perché devo  controllare se il mio bambolotto  d’argilla ha preparato  la cena…..


Il Golem di  Gustav Meyrink ….

Un uomo scambia il suo cappello, nel Duomo di Praga, con quello di un certo Athanasius Pernath, e rivive come in un sogno l’esistenza di costui. A questo inizio casuale si aggancia la vicenda del Golem, il robot a cui una parola infilata tra i denti conferisce una vita provvisoria, tanto più violenta perché in lui si concentra una forza che ha solo poche ore per scatenarsi.

Quest’esplosione di energie nel mondo segreto e malato in cui si muovono i personaggi di Gustav Meyrink crea una tensione e insieme un incanto che caricano di nuovi significati l’antica leggenda praghese legata al nome di Rabbi Loew.

Alla prossima! Ciao, ciao…..♥♥

Picatrix, ovvero: il fine del saggio è nell’occulto

Occulto è il  termine che deriva dal latino occultus  e si riferisce alla conoscenza di ciò che è «nascosto», o anche alla conoscenza del soprannaturale, in antitesi alla «conoscenza del visibile», ovvero alla scienza ufficiale.

Il fine del  saggio 

Non credo all’occultismo, ai talismani  o  amuleti  che siano, oppure alle forze ctonie che governano (o  che dovrebbero  governare) il nostro  destino: forse sono troppo  prigioniera della razionalità per varcare quel  confine tra realtà e forma occulta del pensiero.

Non sempre, però: smentendo  quello  che ho  appena scritto, a volte ho l’impressione che la nostra vita è come la buccia di un frutto dove la sostanza la troveremo nel  frutto  stesso una volta che ci  siamo liberate dal  suo involucro.

Dunque, per varcare questo confine invisibile possiamo  rivolgerci a negromanti, maghi e maghesse, chiromanti e medium con il risultato  di  vederci  svuotare il portafoglio, se non il conto in banca, da truffatori  e truffatrici: quindi  attenzione se vogliamo intraprendere questa via per la conoscenza.

<<Sappi, fratello  carissimo che il più grande e nobile dono che Dio  fece agli uomini di  questo mondo è la conoscenza, poiché conoscendo  acquisiamo notizia dei  fatti più antichi e di quali siano le cause di  tutte le cose di  questo mondo; di  quali  cause siano le prossime alle cause di  altre cose e del modo in cui  una cosa si  accorda con un’ altra, sicché veniamo  a conoscenza di  tutto  ciò che esiste e di come esiste, di  quale sia la gerarchia in cui  una cosa deve essere posta e in che luogo sia colui  che è fondamento  e principio di  tutte le cose di  questo mondo e per mezzo  del quale tutto è separato e di  tutto, antico  o nuovo, noi  abbiamo conoscenza>>.

Queste parole sono tratte dall’introduzione del Picatrix un’opera tradotta  in lingua latina scritta fra il  tardo  Medioevo e Rinascimento e di fondamentale importanza per l’occultismo, specie quello di  natura astrologica.

Intanto  voglio  subito  chiarire che Picatrix non è uno pseudobiblia come il famoso  Necronomicon nato  dalla geniale fantasia di  H.P. Lovecraft (ne ho parlato in questo post) ma l’autore è realmente esistito  e il suo nome era Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn ‘Abd al-da’im al-Majrītī  (se preferite la traslitterazione del nome in arabo: أبو القاسم مسلمة بن أحمد المجريطي‎).

La diffusione del Picatrix in Europa 

La diffusione del  Picatrix in Europa fu una traduzione dall’arabo in lingua spagnola e in  latino  voluta da Alfonso X di Castigliadi  questa versione è rimasta solo  quella in latino mentre quella in spagnolo  è andata perduta nel  tempo.

In seguito, nel  Rinascimento, gli studi  sul Picatrix vengono ripresi  da personaggi  come Marsilio  FicinoGiovanni Pico  della Mirandola e Agrippa von Nettesheim  (Cornellius Agrippa).

Il Picatrix non venne mai  stampato, ma solo diffuso  con manoscritti ed è probabile, quindi, che vi  siano state delle versioni diverse di  esso.

Comunque ebbe una grande diffusione tra il XV e il XVI secolo: una traduzione dal latino in volgare fu  fatta dal veneziano Gianbattista Anesio, cappellano  delle monache di  san Martino  di  Murano, il quale, nel 1630, aveva ripreso il testo  dal  filosofo ebreo Giovanni Picatrix (e voilà: ecco  svelato il perché del  fatto  che il fine del  saggio  diventa Picatrix)

Conclusione

Pur ritrovandomi  con una copia del  Picatrix tra i miei libri (sono un’aspirante strega) devo  confessare di non essere andata molto oltre nella lettura perché, trattandosi di un testo occulto, quello  che il significato  effettivo intrinseco  nei  suggerimenti (o  anatemi che dir si  voglia) rimane appannaggio  dei  soli iniziati, ad esempio si  suggerisce questo  rimedio per far innamorare una donna:

<< Prendi cervello  di  cavallo, grasso  di porco  e sangue di lupo. Mescola il tutto  e dà il  cibo a chi  vuoi tu una porzione media di  quello  che hai  ottenuto; i risultati  saranno  sempre i medesimi>>.

Ovviamente, applicando  alla lettera quanto è scritto  nella formula, si otterrà come risultato la morte prematura della persona amata.

Alla prossima! Ciao, ciao….♥♥

 

Il conte di Cagliostro: mago e massone

Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo: al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza e se mi immergo nel mio pensiero rifacendo il corso degli anni, proietto il mio spirito verso un modo di vivere lontano da colui che voi percepite, io divento colui che desidero.
Alessandro, conte di Cagliostro

Il misterioso prigioniero di San Leo

San Leo
San Leo con la rocca dove venne imprigionato Cagliostro

Già a vederla da lontano quella rupe con sopra la fortezza incute un certo timore: poi, entrando a San Leo dall’unico varco di accesso, una porta larga tre metri o poco più, la percezione fisica del luogo diventa atemporale come se tutto quello che è fuori dalle sue mura appartenesse a un altra epoca distinta dal presente.

Va bene: mi sono lasciata coinvolgere da un’estemporanea esigenza di prosa e adesso ritorno a fare la blogger senza troppi BLABLABLA.

In effetti quando arrivai a San Leo avevo in mente la storia di Giuseppe Giovanni Battista Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo che, nonostante questa sfilza di nomi, era un’unica persona meglio conosciuta come Alessandro, conte di Cagliostro.

A rinchiuderlo nelle prigioni di San Leo nel 1791 è il Sant’Uffizio dietro l’accusa di eresia e la paura che egli voglia fondare in Italia, a Roma, una nuova Grande Loggia del rito massonico – egizio (in realtà considerata dagli stessi massoni un’anomalia, per approfondimenti il sito di Silvio Calzolari storico delle religioni e orientalista…potete farlo anche dopo, alla fine della lettura del mio articolo).

In un primo momento il Sant’Uffizio aveva pensato bene di condannare a morte Cagliostro, poi lo stesso papa Pio VI commutò la condanna a morte in ergastolo.

Cagliostro, comunque, anche se prigioniero continua a far paura: per questo la sua detenzione in isolamento , in una cella la apertura è posta in alto (non per nulla si chiama il Pozzetto), è costantemente sorvegliato dai suoi carcerieri i quali erano obbligati a fare rapporto quotidiano alle autorità ecclesiastiche sulle condizioni del conte.

Il trattamento a lui riservato è ignobile: ogni sua richiesta o lamentela viene subito punita con bastonate e, se possibile, con un regime alimentare ancora più misero.

Alla fine, il 26 agosto 1795, non resta al cappellano del carcere don Luigi Marini che dire

Alle tre del mattino, il 26 agosto dell’anno 1795, Giuseppe Balsamo detto conte di Cagliostro è morto per un attacco di apoplessia, conseguenza naturale della sua anima ribelle e impenitente, senza aver manifestato alcun segno di pentimento e avendo rifiutato i Sacramenti, all’età di 52 anni, 2 mesi e 28 giorni

Le cronache di allora riferiscono che il cadavere venne seppellito nella nuda terra senza nessuna indicazione su chi fosse sepolto in quella tomba.

Si dice anche che due anni dopo e cioè nel dicembre del 1797, una soldataglia francese disseppellì i resti di Cagliostro forse nella vana speranza di trovare un tesoro accanto al cadavere.

C’è chi afferma che Cagliostro non morì in quel 26 agosto 1795 ma che invece venne fatto fuggire e passò gli ultimi anni della sua vita nascosto chissà dove..

Conte di Cagliostro: una persona oppure due?

Ritratto del conte di Cagliostro
Ritratto del conte di Cagliostro (XVIII secolo, autore sconosciuto)

Per lo studioso Raffaele de Chirico esisterebbero due personaggi e cioè il conte di Cagliostro e Giuseppe Balsamo che vivono vite parallele legate da un rapporto di convivenza con una donna: Lorenza Feliciani moglie di Giuseppe Balsamo

Fu la stessa Lorenza Feliciani a denunciare Cagliostro al parroco di Santa Caterina della Rota. La denuncia venne trasmessa il 5 dicembre all’Inquisizione e, all’ultimo momento, la donna si rifiutò di firmarla ma ormai era troppo tardi perché in una riunione tra papa Pio VI, il Segretario di Stato e altri cardinali venne deciso l’arresto del conte di Cagliostro imprigionato in Castel Sant’Angelo (ma anche della moglie che venne rinchiusa nel convento di sant’Apollonia a Trastevere).

Tra le altre accuse, oltre a quelle legate alla sua attività di massone, per Cagliostro vi sono quelle infamanti di sfruttamento della prostituzione e quella, ancora più grave agli occhi degli inquisitori, di essere un eresiarca cioè il fondatore e capo di un’eresia

Il legale di Cagliostro, l’avvocato Carlo Costantini, tentò di alleggerire la posizione del suo assistito facendolo passare per un semplice ciarlatano (nel contempo far passare sua moglie come prostituta e quindi immorale e inattendibile per sostenere le accuse da lei precedentemente avanzate e che le servirebbero piuttosto per ricostruirsi quella vita di innocenza perduta nel prostituirsi).

Ovviamente Carlo Costantini non era Perry Mason e Cagliostro venne condannato.

Piccola biografia

Una breve ricerca del nome di Cagliostro su Google fornisce all’incirca 2.840.000 risultati: per cui quanto vado a scrivere è solo una goccia in quell’immenso mare di notizie che si possono trovare in rete.

Inoltre, alla fine dell’articolo e per completezza, troverete l’anteprima del libro Cagliostro del giornalista e scrittore Luigi Natoli (Palermo, 14 aprile 1857 – Palermo, 25 marzo 1941).

Nasce a Palermo il 2 giugno 1743 da una famiglia molto povera (qualcuno afferma che la famiglia fosse nobile e poi decaduta).

Per molti anni con la moglie Lorenza la sua vita è più simile a quella di un bohème che di un mago diventando, infine, un avventuriero che grazie alle sue (presunte) capacità paranormali arriva ad essere quel personaggio carico di mistero e fascino che lo fece viaggiare in Europa soggiornando a Londra ospite di nobili (soggiorno che gli valse uno delle sue cadute per poi riprendersi, a causa di frequentazioni maldestre) e a Parigi.

Dopo la disavventura londinese, a Parigi viene insignito del titolo di Gran Maestro dell’ordine dei Templari entrando a far parte di sodalizi che gli faranno da lasciapassare per le corti europee ricevendo sempre onori e tributi: fu ospite di Federico II di Prussia, di Stanislao di Polonia, di Gustavo III di Svezia, di Caterina di Russia (un’ altra Caterina molto famosa) e di Luigi XVI re di Francia: ovunque il suo repertorio fatto di fenomeni paranormali e miracolose guarigioni attraggono persone di ogni ceto.

Addirittura, dopo essere stato imprigionato alla Bastiglia per dieci mesi in seguito allo scandalo per il furto di una collana (innocente o colpevole, questo non lo so), alla sua scarcerazione, avvenuta il 10 giugno 1786 lo attendeva una folla raggiante che lo porta in trionfo.

In quest’occasione profetizzò rivolgendosi verso la Bastiglia:

Queste mura cadranno

Tre anni dopo, il 14 luglio1789, la Bastiglia venne presa d’assalto durante quella considerata come la Prima Rivoluzione francese

Parlando della sua preveggenza si racconta che quando era a Londra suggerì al suo segretario i numeri per vincere per tre settimane consecutive 1500 sterline giocando alla lotteria nazionale.

Chissà: potrei chiedere a un medium di mettermi in contatto con lo spirito del conte di Cagliostro per farmi dire i numeri del Superenalotto!
Alla prossima! Ciao, ciao…


Anteprima del libro Cagliostro di Luigi Natoli