A voi dove piacerebbe farlo? Lo so, non sono fatti miei ma qualcosa devo pur scrivere…

LeiLui
CaterinAndemme ©

Vagabondando in giro per la rete

A voi  dove piacerebbe fare sesso?

Adesso non ditemi  che non avete qualche fantasia particolare nel voler fare sesso in un luogo che non sia la vostra camera da letto, o quella di  qualcun altro(a) o di un albergo: io, ad esempio,………..

Naturalmente non voglio  farmi i fatti  vostri ma, come da sottotitolo all’articolo, vagabondando per la rete ho  trovato questa ricerca commissionata dalla Lelo  ( azienda svedese produttrice di  sex toys) che riporta quanto  segue riguardo:

I luoghi  pubblici  dove le donne preferiscono fare sesso

  • Il 73 per cento  delle intervistate ha detto di  aver fatto  sesso in auto

Uhm…..autoerotismo?

  • il 36 per cento  ha affermato  di  averlo  fatto  almeno  una volta in una radura nascosta di un parco  pubblico.

Si può fare se il parco  pubblico  è quello  di  Central Park (ma anche lì i voyeur sono in agguato), comunque impossibile se la radura nascosta è utilizzata   come gabinetto al  cielo  aperto per esseri umani,  cani, magari  qualche gatto: si, solo il pensiero  di  ciò mi  fa rientrare in quel 64 per cento  di  donne che hanno  rinunciato, più o meno  volentieri, al sexe en plein air in un parco pubblico.

  • Il 22 per cento  ha affermato  di  aver fatto  sesso in ufficio anche più di una volta.

C’è chi in rete si  spende in consigli di  come fare e dove fare sesso in ufficio (sconsigliatissimo il bagno), la domanda è però questa: non è meglio portare il lavoro  a casa è terminarlo lì?

  • Solo il tre per cento avrebbe il desiderio  di farlo durante un volo in aeroplano.

Paura di  volare oppure quella di non avere a portata di  mano  un paracadute per salvarsi  da situazioni imbarazzanti come, ad esempio,  quella di giustificare il fatto di  aver trasformato il detto due cuori e una capanna in due cuori  e una toilette.

Alla prossima! Ciao, ciao………………..


 

PLAYLIST

Perché quando  ascolto un brano dei AC/DC mi sembra che a cantare sia paperino

 

Sex hard, sex soft: ma di che sex parliamo?

Io voglio vedere, io voglio parlare
Caterina Andemme ©

La meditazione orgasmica è una pratica che si può fare fra due amici o due amanti, in cui  la donna si  spoglia dalla vita in giù e l’uomo le accarezza il clitoride per quindici  minuti, senza che si  arrivi  ad un rapporto  sessuale. Scaduti i quindici  minuti si  discutono le proprie sensazioni, la donna si  riveste ed entrambi vanno per la propria strada

Emily Witt in un’intervista a La Lettura nel  febbraio 2017

Emily Witt, autrice di  Future sex – A new Kind of free love (di  cui  troverete un anteprima  in inglese alla fine dell’articolo) è convinta che il futuro  sessuale non potrà essere solamente monogamico (etero o omo) ma libero, nel  senso  che lo  faccio quando mi pare, con chi  mi pare e come mi pare: nulla di  nuovo, direi.

D’altronde lei (laureata alla Brown University in cosa non lo so e non lo  voglio  sapere) stanca del  suo  partner si è dedicata anima e corpo  (più corpo  che anima) alla frequentazione di  set porno (BDSM in particolare), orge e sedute di meditazione orgasmica.

A parte la  meditazione orgasmica – più che orgasmo meditativo parlerei di cose lasciate a metà – sono convinta che l’erotismo praticato  tra adulti consenzienti sia da coltivare piuttosto che esibire come anti – conformismo.

Sono assolutamente contraria alla pornografia dove una   donna viene considerata solo  per i  suoi  orifizi (escludendo  naso  ed orecchie, spero!) ad uso  esclusivamente maschile (lo  so  che esiste anche la pornografia al femminile, magari   anche più gentile).

Come sono  contraria agli stereotipi  della donna asservita all’uomo – cara Elisa (Isoardi)  non è affatto  vero che una donna, per quanto in vista, deve dar sempre luce al  suo uomo: una donna è una persona che in un rapporto  di coppia non deve essere subordinata all’uomo, tanto  meno un’ancella con torcia annessa -.

Dovrei  anche parlare  delle volgarità alla Ferrero (la donna è come una porta: va penetrata e non pensata): ma qui  è evidente una dislocazione dell’encefalo dalla sua sede naturale ad altra parte del corpo in basso,  da cui  la locuzione verbale che lascio  volentieri  a voi immaginare.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Libri in vetrina

Nel corso della vita abbiamo letto tante favole, ma nessuna finiva con «e vissero da soli, felici e contenti». Eppure per un gran numero di persone la vita va proprio così. Dopo la fine di una storia importante, Emily Witt si è ritrovata a gestire una libertà emotiva e sessuale che l’ha disorientata: di fronte all’infinita varietà di esperienze sessuali di colpo a portata di mano grazie a nuovi e insospettabili canali, si è ritrovata priva di un nuovo sistema di regole – sia lessicali che comportamentali – che le facessero da guida: era ancora consentito innamorarsi di un partner di letto? E sognare una famiglia? La sicurezza quotidiana era compatibile con la libertà sessuale? Insomma, a vent’anni da Sex & the City e a cinque dal lancio di Tinder, «le nostre relazioni sono cambiate, ma il nostro modo di definirle no». A caccia di un nuovo vocabolario del corpo e degli affetti, la Witt intraprende allora un viaggio che spazia dalle prime agenzie di incontri virtuali al porno femminista, dagli orgasmi durante le sedute di yoga alle politiche sulla fertilità che restano pericolosamente retrograde, e lo fa con uno slancio empatico, con una scrittura intima e radicale degna delle più grandi interpreti della controcultura di fine anni Sessanta.

Anteprima 

 

Amplessi al silicone

Studio su figura femminile
Caterina Andemme ©

 

La lettura del  seguente articolo è consigliato ad un pubblico adulto per il suo contenuto lievemente a luci  rosse.

Se c’è una cosa che mi turba è vedere una giovane donna prostituirsi  ai  bordi  di un marciapiede, di notte (in alcuni  luoghi  anche alla luce del  sole), con indosso il  vestiario minimo, che sia inverno  o  estate, per mostrare il suo  corpo  ridotto  a mercanzia.

Ed è qui che, decidendo  di  scrivere quest’articolo, mi  viene un dubbio: è giustificabile l’utilizzo di  una sex doll  da parte di un uomo per dare sfogo al suo  desiderio  di  fare sesso e, in questa maniera, ipotizzare di salvare le donne dal  marciapiede?

La mia risposta è univoca: in entrambi  i  casi provo una profonda tristezza diversificandola, però, in  quella  riferita alle donne costrette a prostituirsi, da quella di uomini che, in ogni caso, considerano  la donna come oggetto.

La prostituzione è una faccenda molto  antica, ma ho  scoperto  che anche utilizzare un surrogato  come una bambola sessuale non è roba recente. Infatti già dal XVII secolo  andavano  diffondendosi tra i  marinai  le dames de voyage realizzate in stoffa e con fattezze, ovviamente,  femminili.

Oggi le sex doll,   certamente più sofisticate delle loro  antenate, sono un prodotto commerciale, se pur di nicchia considerando il loro  prezzo che va da quello  di una piccola utilitaria salendo  fino  alla somma per acquistare un  SUV.

Che possono fare per il loro proprietario, oltre che a fare (crudamente)  sesso?

Matt McCullen, fondatore di Realdoll  (un po’ la Maserati nell’ambito dei  fabbricanti  delle  sex doll), nell’intervista sull’ultimo  numero de Il Venerdì  afferma che fare sesso con le sue bambole è solo il dieci  per cento dell’utilizzo  che se ne può fare.

Al pari  del  giornalista che ha fatto l’intervista, mi resta  difficile immaginare in cosa consista il restante novanta per  cento  delle sue capacità.

Certo  che se il cliente ha qualche decina di migliaia di  euro  da spendere, può optare per il top  di  gamma: una lei (essa?!) perfettamente configurabile attraverso una semplice app sullo  smartphone che, in base a diversi  parametri, ne cambia le forme: una sera appagare  il desiderio per una donna (simulacro  di  donna) con seni abbondanti, un altra sera un po’ più in carne se non più muscolosa.

Magari,  se per una volta non si  ha voglia di  fare sesso, la si può programmare come una servizievole androide  che chiede con voce petulante, all’uomo che rincasa dopo  una giornata di  lavoro: Ciao caro  com’è andata oggi?

Per quanto  possa essere sofisticata  il più recente modello  della   sex dolls sono ancora dozzinali rispetto ai modelli immaginari dei film di  fantascienza:  come non ricordare la sensualissima Rachel di  Blade Runner (interpretata dall’attrice Sean Young), oppure i  sinth della fortunata serie televisiva inglese Humans   .

L’ultima nata tra i  replicanti  (androidi, sinth chiamateli  come volete) è  Alita: il regista Robert Rodriguez  (magnifico  il suo Sin City) continuando un progetto  di James Cameron  ha da poco  completato  le riprese di  Alita: Angelo  della battaglia (Rosa Salazar nel ruolo  principale) dove Alita, per l’appunto, è una cyborg tutta occhioni che tra mille vicissitudini cerca il perché della sua esistenza.

Il film uscirà nelle sale italiane la prossima estate.

Alla prossima! Ciao, ciao…. 

P.S. Ma credevate davvero  che questo  fosse un articolo  a luci  rosse? 


Trailer

 

Ma la pornografia regala emozioni?

 

021017 by 24Cinque

 

<<Rocco chi?>> .

E’ la risposta che darei  a chiunque mi  chiedesse se ho  visto Rocco, il documentario di  Netflix sulla vita di  Rocco  Siffredi: chi  sia e, soprattutto, cosa faccia di mestiere lo  sapete già da voi.

D’ accordo: qui la questione è se il mio  diniego sia una forma di  snobismo neo – puritano nei  confronti della pornografia e dei  suoi interpreti (in questo  caso il Siffredi Rocco), oppure se effettivamente il cinema hard  rientra nei mei  interessi quanto può esserlo conoscere il colore delle mutande del re.

Diciamo  che la verità, dal mio punto  di  vista, è quella linea di  demarcazione che stabilisco  a priori fra pornografia ed erotismo.

Non c’è un confine secondo  voi?

Cioè pornografia ed erotismo  sono la stessa faccia della sessualità?

In un certo  senso  avete ragione: in fin dei  conti si  tratta di  soddisfare un bisogno basilare (quello  sessuale), quindi entrambe le cose potrebbero  andare bene.

Prendiamo, però, ad esempio un altro  bisogno essenziale e cioè quello di  nutrirci: in questo  caso cosa scegliamo  tra un untuoso  panino farcito  con un hamburger di carne di dubbia qualità, oppure un piatto cucinato  con tutti i  crismi di una cucina salutare?

Così è per la pornografia (sempre dal mio  punto di  vista): un abbuffarsi  di immagini di  corpi che ripetono in loop le poche variazioni  sul tema, il tutto per un pubblico (prevalentemente maschile) che,  come dice Ligabue in Certe Notti,  si  accontenta e gode così così (magari lui pensava ad altro significato per le sue parole). 

Lei  regala emozioni: lei è una porno – attrice che di  se stessa ha questa opinione e, proseguendo nell’intervista rilasciata  qui, dichiara che se non ci  fossero  donne come lei, ci  sarebbero più uomini tristi.

A parte il fatto che uomini che   consumano gli occhi  su siti hard, di  per se sono  già un po’  tristi (parlo  di  quelli  che, appunto,  ne fanno una malattia), è il modello  di  donna – kleenex  proposto che contesto: un modello di  donna sottomessa all’uomo e ai  suoi desideri (sessuali) che, una volta soddisfatti, ti gettano  via, appunto come un fazzolettino  di  carta usato.

Fino  adesso  ho parlato  di  pornografia, ma di  erotismo?

Di questo non ne parlo  perché ognuna di  noi  sa già quello  che avviene nell’intimità con il proprio compagno (o  compagna): ed è proprio in quei  momenti che le emozioni  sono  quelle genuine.

P.S. Pur non avendo  guardato il documentari  su  Rocco (Siffredi), ho  trovato in rete quest’ottima recensione di Valentina D’Amico  su Movieplayer.it

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 


 

Adesso, però, ritorniamo  ad essere più sentimentali……………..

 

 

Conducimi alla tua bellezza con un violino infuocato
Conducimi oltre il panico finché non sarò al sicuro
Sollevami come un ramoscello d’ulivo e sii la colomba che mi riporta a casa
Conducimi fin dove finisce l’amore
Conducimi fin dove finisce l’amore .

Oh fammi vedere la tua bellezza quando i testimoni se ne saranno andati
Fammi sentire che ti muovi come fanno a Babilonia
Fammi vedere lentamente quel che oso appena immaginare
Conducimi fin dove finisce l’amore
Conducimi fin dove finisce l’amore

 

Conducimi ora alle nozze, conducimi ora e poi ancora
Conducimi molto dolcemente e conducimi molto a lungo
Siamo entrambi al di sotto del nostro amore, entrambi al di sopra
Conducimi fin dove finisce l’amore
Conducimi fin dove finisce l’amore

 

Conducimi ai figli che chiedono di nascere
Conducimi oltre il drappo che i nostri baci hanno consunto
Ora innalza una tenda che ci protegga, anche se ogni filo è spezzato
Conducimi fin dove finisce l’amore

 

Conducimi alla tua bellezza con un violino infuocato
Conducimi oltre il panico finché non sarò al sicuro
Toccami con le nude mani oppure toccami con i guanti
Conducimi fin dove finisce l’amore
Conducimi fin dove finisce l’amore
Conducimi fin dove finisce l’amore