Le Tavole di Courmayeur: le regole da seguire per chi frequenta la montagna (e non solo)

Piano del Valasco (Comune di Valdieri) / Parco naturale delle Alpi Marittime 
©caterinAndemme

Considerazioni dietro a una domanda

<<Come mai, secondo te, gli italiani arrivarono in ritardo  rispetto  ai  francesi  e noi  inglesi nella conquista delle Alpi?

E soprattutto, perché in Italia la cultura delle montagne non è particolarmente diffusa neppure oggi? Così almeno  mi  è sembrato  di  capire. A parte gli  alpinisti  e chi  le frequenta, fuori  da quest’ambito sembra esserci  disinteresse, un po’ d’ignoranza.

Mi sbaglio?>>

Questa domanda venne posta da Laura McCaffrey, direttrice   della rivista Outdoor,  un giorno della primavera 1993 a Marco  Albino Ferrari   durante un’escursione in Val Ferret.

Marco  Albino  Ferrari, che ricordo  essere stato  fino  all’anno  scorso (cioè pochi  giorni fa) il direttore della rivista Meridiani  e Montagne e della quale ricoprirà il ruolo  di  direttore scientifico, riportò la domanda nel  suo libro  Alpi  segrete con una risposta che in effetti era un’altra domanda:

“Perché noi  italiani – pur abitando un territorio che per il 54 per cento è montuoso – abbiamo  una così scarsa cultura delle Terre Alte? Perché  solo  gli  alpinisti e coloro che la frequentano conoscono  il mondo  delle montagne, la sua storia, la sua epica?

Naturalmente, sia lui  che Laura McCaffrey potrebbero dare una risposta molto più approfondita di  questa mia mia semplice considerazione: non c’è interesse a divulgare la cultura delle Terre Alte perché non vi è un tornaconto economico, il più delle volte, oppure, se questo esiste,  rimane nell’ambito di uno sfruttamento  del  territorio  (piste da sci, alberghi, impianti  di  risalita e blablabla )  che non ha nulla a che vedere con la conoscenza dell’ambiente montano  in tutti  i  suoi  aspetti culturali, ecologici e naturalistici.

Camminare è bello, ma farlo  con rispetto lo è ancor di più 

Non sono  una alpinista anzi, come scriveva Enrico  Brizzi nel libro  Il sogno  del  drago  (di cui   ho  già scritto in quest’articolo) , sono piuttosto un’orizzontalista (per il significato  vi  rimando  all’articolo citato in precedenza) con una certa esperienza  fatta di cammini per sentieri e carrarecce in montagna, in mezzo  ai  boschi,  qualche volta le suole dei miei scarponcini hanno macinato  chilometri  anche sull’asfalta nelle tappe di  avvicinamento, ho incontrato quindi molte persone che amano  come me   camminare e godere di  ciò che la natura offre e insegna.

Eppure, di  rado per fortuna , sono stata testimone di episodi  riprovevoli come, ad esempio, spazzatura non raccolta per essere riportata a valle, mezzi motorizzati che scorrazzano dove esiste un divieto per essi, raccolta di  fiori e pianticelle che hanno il destino  di  seccarsi in casa e quindi  diventare elemento per la raccolta dell’umido,  ciclisti  che si  lanciano  a rotta di  collo giù per i sentieri magari travolgendo la povera escursionista (indovinate chi?) che ignara della loro presenza se li ritrova dietro una curva, cacciatori (si, anche loro) che ti guardano  come se tu  fossi una derelitta  che (chissà perché)  se ne va in giro  per i sentieri con uno  zaino e ancora blablabla.

Risolto in poche righe questo mio sfogo lascio  subito  lo spazio all’elaborazione di una serie di  regole per chi  frequenta le montagne (dall’escursionista all’alpinista, dall’arrampicata sportiva all’uso  della mountain bike)  frutto della passione di un uomo, ingegnere e accademico  del  Club Alpino Italiano e cioè Giovanni Rossi   (purtroppo  scomparso il 3 aprile 2018) che le ha codificate in un testo che prende il nome di Tavole di  Courmayeur (vedi il box seguente) e di  cui  si parlerà in un workshop nella prossima primavera a Courmayeur (e dove se no?).

Alla prossima Ciao, ciao……. 


 Le tavole di  Courmayeur 

 


Alpi segrete di  Marco  Albino Ferrari (anteprima)

Visto che ho  parlato  di  questo  libro (molto bello  ed interessante) eccovi l’anteprima e descrizione:

Pochi sanno delle Alpi segrete. Eppure lassù si nascondono itinerari e storie che non si faranno dimenticare. “Le Alpi segrete sono isole meno note del grande arcipelago alpino. Isole dove sopravvive la convinzione che esistano tipi fisici speciali, o dove si trovano i segreti di vecchi alpinisti, o dove ricompare l’orso, o dove si riscoprono antiche chiese affrescate. Le Alpi segrete sono spazi sfuggiti a quel turismo che mira alla definizione di rassicuranti stereotipi. Sono invisibili perché programmaticamente ignorate dalla nostra cultura.” Quando si dice Alpi, i più pensano subito alle solite (poche) cime famose: il Cervino, il Monte Bianco, il Gran Paradiso, le Dolomiti. Oppure alle località più alla moda. In realtà questi luoghi dell’industria del turismo non sono che spazi circoscritti. Oltre alle montagne da cartolina, si apre, infatti, il vasto ‘mare alpino’, un mondo appartato, in gran parte sconosciuto. Marco Albino Ferrari, che nel corso degli ultimi vent’anni ha percorso quelle vallate e quelle cime, racconta le loro storie e ci accompagna fra meraviglie ormai destinate a sparire nell’oblio, fra i ricordi dell’antica società montanara e l’epica della scoperta delle alte quote. 

Consigli di lettura per le mamme da una donna che mamma non è

She walks in the rain but is no longer alone
©caterinAndemme

Ma quanto  siamo infelici 

Il World happiness report ogni  anno misura la felicità globale nel mondo considerando  anche il fenomeno  dell’immigrazione tra i  Paesi.

Sono stati esaminate 156 nazioni e la tra le prime quattro figurano (in ordine decrescente) Finlandia, Norvegia, Danimarca e Islanda.

Per trovare dove è posizionata l’Italia dobbiamo  scendere in basso  fino  al 47°  posto dietro  alla Thailandia e prima dell’Equador.

Il Pdf ⇐  è a vostra disposizione se siete interessate alla lettura dell’intero  report (molto poderoso  e in lingua inglese).

Adesso  qualche pignolo potrebbe farsi  avanti dicendo  che in queste isole felici della nostra Europa il  tasso  di  suicidi tra la popolazione è piuttosto  rilevante, sarà anche vero ma la questione alla fine si  riduce a dati  statistici oppure a tesi scientifiche tutte da provare (sembra, in quest’ultimo  caso, che c’entri molto la questione della scarsità di luce solare nel periodo  invernale).

Suicidi  a parte, è da invidiare il loro modello  di  società felice?

Personalmente, pur mantenendo la mia italianità, posso   dire di  esserne attratta considerando alcuni  parametri  fondamentali di questo stile di vita.

Uno per tutti: l’empatia, ad esempio, che oggigiorno  sembra essere merce rara.

Il  metodo  danese per l’educazione dei  figli

Lo ammetto: sono  stata piuttosto prolissa prima di scrivere quello  che è il contenuto principale del post di oggi, cioè Il nuovo  metodo  danese per educare i  bambini dalla giornalista  Jessica Joelle Alexander   (anteprima alla fine dell’articolo).

Alcune mamme, molto probabilmente, si  sentiranno  già navigate nel  loro  mestiere di  genitore da poter pensare che sia superfluo leggere un libro che parla di  educazione di  bambini, per giunta  danesi:  ma non è così perché il libro non vuole dare consigli, ma parla, appunto, di un metodo  che può essere applicato a bambini  italiani, kenioti, magari  marziani.

<<Ma tu non hai  figli quindi  non puoi  capire >>: questa di  solito  è la frase bavaglio che alcune mamme, non tutte ovviamente, utilizzano  quando a parlare di educazione di  figli è una donna che figli non ha.

A parte che non avere figli può essere una libera scelta, nulla impedisce ad una persona di  parlare di  educazione in senso generale o in quello particolare riguardante i  bambini.

D’altronde esempi di  maleducazione proprio fra i più piccoli è indice che l’adulto (genitore) è un po’ latitante nel  dare le indicazioni  basilari per la vita futura della propria progenie.

Piccolo  sfogo  della zia Caterina


Perché i bambini danesi sono così educati e felici? Non fanno bizze, sono sereni e i loro risultati scolastici sono eccellenti. Un congedo di maternità più lungo e un reddito pro capite alto contribuiscono a formare genitori meno stressati, ma siamo sicuri che la questione possa essere liquidata così facilmente? La verità è che il modello educativo di alcuni Paesi sembra essere fermo da decenni, e ci troviamo a confrontarci, a scuola e in famiglia, con strumenti appartenuti ai nostri nonni, incapaci di far fronte a problemi tipici del nostro tempo, come l’eccessiva competitività o il bullismo. Desideriamo preservare i bambini dall’ansia e dallo stress, ma spesso otteniamo l’effetto contrario, trasmettendo paure che rendono difficile un sano cammino verso l’autonomia. In questo libro Jessica Joelle Alexander ci apre le porte di scuole e abitazioni danesi. Senza mitizzare il modello del Paese più felice del mondo, ci invita, con esempi, confronti e suggerimenti, a percorrere una nuova strada per accompagnare i nostri figli e diventare grandi, e felici, insieme.

Buona lettura.

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro Il nuovo  metodo  danese per educare i  bambini