Robert Capa Retrospective: la mostra all’Arengario di Monza

Locandina della mostra presso il Palazzo  dell’Arengario di Monza “Robert Capa Retrospective

La mostra 

If your pictures are not good enough, you’re not close enough

Se le tue foto  non sono abbastanza buone, non sei  abbastanza vicino

Robert Capa 

Questa massima che Robert Capa ( Budapest,  22 ottobre 1913 – Thai  Binh,  25 maggio 1954)    amava dire a riguardo  del  suo  lavoro è  la sintesi  della vita di un uomo che, per essere abbastanza vicino, ha documentato in prima persona cinque guerre: da quella civile spagnole del 1938 fino alla guerra di Indocina nel 1954 dove morì tragicamente saltando  su  di una mina.

Quel  mese di maggio  del 1954 fu  tragico  per l’agenzia fotografica internazionale  Magnum Photos, fondata nel 1947 dallo  stesso Robert Capa insieme altri  grandi  fotografi  quali Henri Cartier – Bresson, David Seymour e George Rodger : infatti il 16 maggio, in un incidente d’auto in Perù, moriva un altro  celebre componente dell’agenzia Magnum e cioè il fotografo  svizzero Werner Biscof.

Presso  l’Arengario  di  Monza fino al 27 gennaio 2019 è allestita la mostra Robert Capa Retrospective.

Negli spazi  espositivi  della mostra sarà possibile vedere più di  cento immagini  in bianco e nero che documentano il lavoro  nei  campi  di  guerra di  Robert Capa che, oltre a svolgere il lavoro  di  fotografo, è stato il testimone diretto  delle sofferenze e delle crudeltà che la guerra può infliggere agli  esseri umani.

La mostra, articolata in 13 sezioni, ha una sezione inedita intitolata Gerda Taro e Robert Capa: si  tratta di   tre fotografie a ricordo di un loro  sodalizio  professionale e, soprattutto,  del loro sentirsi  vicini  sentimentalmente.

Gerda Taro, dopo  la sua tragica morte avvenuta nel 1937 quando  aveva solo ventisei anni, travolta da un carro  armato, verrà ricordata come una donna rivoluzionaria e coraggiosa caduta per le proprie idee e per il suo  lavoro.

Il racconto della sua vita e del  rapporto  sentimentale  e professionale che ebbe con Robert Capa è raccontato  nel  libro della scrittrice Helena Janeczek  La ragazza con la Leica vincitrice del  Premio  Strega 2018 (anteprima alla fine dell’articolo)

La mostra ha i  seguenti orari: dal  martedì alla domenica dale ore 10.00 fino alle 19.00 

Biglietti  (comprensivi  di  audioguida) € 11 intero; 10 ridotto  per gruppi  di  almeno 12 persone e titolari  di convenzioni appositamente attivate; € 4 ridotto  speciale per le scuole e under 18; gratuito  per i minori  di  6 anni

Per altre informazioni telefonare al 199.15.11.21; email: [email protected]; www.mostrarobertcapa.it

Buona visita

Alla prossima! Ciao, ciao………. 


Anteprima del libro  La ragazza con la Leica di  Helena Janeczek

Suffragetta e scrittrice: Rebecca (Cecily Isabel Fairfield) West

Modern suffragettes
©caterinAndemme

Quando Cecily Isabel Fairfield disse a proposito  del  femminismo

Non sono mai  riuscita a capire con precisione che cosa significhi femminismo.

So  soltanto  che mi  definiscono  femminista tutte le volte che esprimo sentimenti  che mi differenziano  da uno  zerbino o da una prostituta.

Ed io mi considero una femminista o semplicemente una donna che desidera il rispetto  dei  diritti?

Molto  probabilmente se fossi  vissuta nello  stesso periodo  della nostra Isabel avrei  avuto  anch’io  qualche dubbio su  come definirmi ma, sicuramente sarei  andata a braccetto, insieme a tante altre donne, per manifestare contro l’apartheid culturale  che le relegava ad un ruolo  subordinato rispetto  all’uomo, negando loro anche il diritto  di  voto.

Insomma, sarei  stata una suffragetta!

Rebecca West

Perché lei –  senz’altro  avete capito  che parlo  della scrittrice Rebecca West (pseudonimo preso in prestito dal nome della protagonista dell’opera di Henrik   Ibsen  La casa dei Rosmer) – aderì con tenacia al  movimento di emancipazione femminile meglio  conosciuto come quello  delle suffragette.

Lei  era nata nella Contea di  Kerry (Irlanda) il 21 dicembre 1892, cioè dopo ventitré anni  dopo la nascita del Movimento  delle suffragette in Inghilterra (1869).

(Finalmente) il diritto di  votare

La prima nazione a riconoscere i l diritto  delle donne al voto fu  la Nuova Zelanda nel 1893 (quindi all’epoca Rebecca West si  dedicava più alle pappe che alle manifestazioni).

Seguirono Finlandia e Norvegia (rispettivamente nel 1906 e 1907, Rebecca è poco più che un’adolescente) .

E’ il 2 luglio 1928 quando in Inghilterra anche alle donne è riconosciuto il loro  diritto  di partecipare attivamente alla vita politica del  Paese.

Fu la volta della Francia nel 1945  e (finalmente) nel 1946, il 10 marzo, le donne italiane non solo potevano  eleggere chi volevano, ma potevano  anche essere elette.

Fanalino  di coda per il diritto  del  suffragio  universale concesso  alle donne è la moderna Svizzera che, dalla concessione in   alcuni  cantoni  nel 1959, si  arrivò alla totalità solo  nel 1971 (Rebecca West ha settantotto anni, morirà all’età di novantuno anni a Londra il 15 marzo 1983).

Qualcosa su  di lei

Per una biografia dettagliata della scrittrice l’invito è quello  di  fare una ricerca in rete dove le fonti  sono varie e dettagliate (comunque ad inizio  articolo  troverete il link per la pagina di  Wikipedia a lei  dedicata).

Posso  solo  aggiungere che lei, vissuta in una famiglia ad alta concentrazione femminile (madre e sorelle) dopo  che il padre, ignominiosamente, si  era dato  alla fuga, aveva come desiderio  quello  di  diventare un attrice  ma, evidentemente, la vita sul palco non  fu facile, tanto  che pensò di  darsi  alla scrittura.

Lo fece, per l’appunto, iniziando  a scrivere su  un giornale legato  al  Movimento delle suffragette: cosa che la madre le proibì di  fare e, per evitare il divieto  materno, assunse il nome di  Rebecca West.

Un po’ di  gossip

Fra i suoi  amori  quello  più chiacchierato  fu con lo scrittore H.G. Wells di  qualche anno più vecchio  (diciamo  di una ventina d’anni…) che lei, dapprima, apostrofava all’inizio  del rapporto  come essere una vecchia zitella, fino  ad arrivare a chiamarsi  l’uno con l’altra  con gli  appellativi  di pantera e giaguaro (segno  con il  rapporto  era entrato in una fase calda) .

La relazione clandestina durò all’incirca una decina d’anni e, nel  mezzo, la nascita del  figlio  Anthony.

 Altri  amori (tempestosi  o meno) furono Charlie Chaplin e il principe Antoine Bibesco  amico  di  Proust.

Ala fine sposò un banchiere e visse felice e contenta perché ricca e indipendente grazie, anche, al successo dei suoi libri.

La verità

La verità era che Rebecca West, o  se preferite Cecily Isabel  Fairfield,  fu una donna di  carattere  e con notevoli  doti  di  scrittura – da rileggere il suo  reportage sul Processo  di  Norimberga – e oggi li possiamo ritrovare nei  suoi  libri  pubblicati dalla Fazi  Editore fra cui il   primo romanzo : La famiglia Aubrey (anteprima alla fine dell’articolo).

La sottoscritta adesso  vi  lascia per una doccia rinfrescante (penso  di  cenare sotto  l’acqua….)

Alla prossima! Ciao, ciao…………


Anteprima del  libro  La famiglia Aubrey 

Se Aphra Behn fosse vissuta oggi cosa avrebbe scritto sui social media?

Bolle di sapone
©caterinAndemme

AIUTO: SONO IN CRISI (e le bolle di  sapone non mi aiutano per l’ispirazione)

Nulla di  grave: è solo  che non so  assolutamente cosa scrivere.

Immaginando  che la situazione possa interessare solo  la sottoscritta, mi  sento  come quella particella di  sodio che,   in una réclame  di un’acqua minerale (non dirò il nome della marca ma solo  che è di  quattro  lettere di  cui  due E una L ed una T), chiedeva se nel  suo intorno vi fosse qualcuno  a tenerle compagnia.

Quando è così, la miglior cosa è quella di  affidarmi  a delle storie di  altre donne ben più famose di  me (ci  vuole ben poco, direte voi, ma fra cent’anni quando  avrò pubblicato il mio  primo  romanzo vedrò la mia stella splendere…ai posteri).

Una donna di  carattere nel XVII secolo: Aphra Behn

 

Aphra Behn in un ritratto del pittore Peter Lily (1670 circa)

Aphra Behn  , secondo quando  disse una volta  di lei  Virginia Woolf  , è da considerare la prima donna che riuscì  ad essere economicamente indipendente per mezzo  dei  suoi  scritti.

Può sembrare oggi normale, ma nel diciassettesimo  secolo la vita di una donna non era certamente facile (se per questo, per certi  versi, non lo è ancora tutt’ora).

Di lei  sappiamo  che è nata nel 1640 forse figlia di un aristocratico mentre  altre fonti dicono che le sue origini siano state più modeste in quanto la professione del padre era quella del  barbiere.

Quindi, pur essendo la sua biografia lacunosa, sappiamo  che tra il 1658 ed il 1663, quando lei  era ancora molto giovane, visse nel  Suriname colonia inglese dell’America meridionale che passerà sotto il dominio olandese nel 1667.

Nel 1663 Aphra Behn ritorna a Londra per sposare, dietro l’insistenza (malevola) dei parenti, il commerciante olandese Behn.

Questo  matrimonio  durò solo  tre anni in quanto il marito morì a causa della peste che, nel 1666, infestò la capitale inglese.

Fu così che la vita di  Aphra Behn prese una svolta di  natura avventurosa: divenne spia ad Anversa per il governo inglese.

L’allora servizio segreto inglese non era quello del mitico James Bond (a proposito: per me Daniel Craig è il miglior interprete per vestire i panni  di 007) e per questo lei non ricevendo il denaro pattuito  con il governo, finì in galera per debiti.

Fin qui  la storia della sua vita sembra essere più che altro la trama di un feuilleton, mentre qualcosa di più serio  e veritiero riguarda la sua attività di  romanziera e commediografa: il suo  primo  successo, la commedia The Forced Marriage ispirata, forse, dal suo precedente matrimonio, la spinse a proseguire nella carriera scrivendo  commedie libertine che tanto piacevano al pubblico  dei  teatri  (il cinema non era ancora stato inventato).

Malgrado  questo  successo, venne considerata come una donna menzognera, depravata e sconcia: questo  giudizio non è dei  suoi  contemporanei, ma  quello dello  scrittore Ernest  A. Baker nel 1901.

Fu la sua satira di  natura politica a riportarla in prigione: infatti, attraverso la commedia satirica The Roundheads (Le teste rotonde) criticò aspramente Cromwell e i  suoi  seguaci, appunto  definiti  come teste rotonde.

Oggi  per far questo  i  cosiddetti leoni della  tastiera si  affidano all’anonimato  dei  social media per vomitare insulti a dimostrazione della loro  scarsa intelligenza….si, lo so, sto  divagando ma non sopporto questi esseri al limite dell’umano.

Ritorniamo  ad Aphra Behn che è meglio.

La sua vita proseguì alternando periodi  felici a quelli  decisamente più tristi: le sue commedie, per essere messe in scena, dovevano  passare con il consenso della critica asservita al  regime per cui dovette affrontare le barriere della censura.

La sua ultima commedia, The Lucky Chance, divenne l’ennesimo  trionfo.

Stanca e malata scriverà quello  che è  considerato il suo romanzo  autobiografico: Oroonoko  (anteprima nel  box a fine articolo).

A riguardo  di questa autobiografia molti  critici  moderni  avanzano dei  dubbi  sulla veridicità di Oroonoko considerandone  la descrizione, molto intima, del  rapporto  tra la scrittrice e l’eroe di  colore che guidò una rivolta di  schiavi fantasiosa.

Aphra Behn muore nel 1689, la sua tomba è tra quella dei poeti inglesi sepolti  nell’Abbazia di  Westminster.

Ed io  sono  arrivata alla fine di  questo post.

Alla prossima! Ciao, ciao……………….


Anteprima del libro Oroonoko Lo schiavo  reale