Sex hard, sex soft: ma di che sex parliamo?

Io voglio vedere, io voglio parlare
Caterina Andemme ©

La meditazione orgasmica è una pratica che si può fare fra due amici o due amanti, in cui  la donna si  spoglia dalla vita in giù e l’uomo le accarezza il clitoride per quindici  minuti, senza che si  arrivi  ad un rapporto  sessuale. Scaduti i quindici  minuti si  discutono le proprie sensazioni, la donna si  riveste ed entrambi vanno per la propria strada

Emily Witt in un’intervista a La Lettura nel  febbraio 2017

Emily Witt, autrice di  Future sex – A new Kind of free love (di  cui  troverete un anteprima  in inglese alla fine dell’articolo) è convinta che il futuro  sessuale non potrà essere solamente monogamico (etero o omo) ma libero, nel  senso  che lo  faccio quando mi pare, con chi  mi pare e come mi pare: nulla di  nuovo, direi.

D’altronde lei (laureata alla Brown University in cosa non lo so e non lo  voglio  sapere) stanca del  suo  partner si è dedicata anima e corpo  (più corpo  che anima) alla frequentazione di  set porno (BDSM in particolare), orge e sedute di meditazione orgasmica.

A parte la  meditazione orgasmica – più che orgasmo meditativo parlerei di cose lasciate a metà – sono convinta che l’erotismo praticato  tra adulti consenzienti sia da coltivare piuttosto che esibire come anti – conformismo.

Sono assolutamente contraria alla pornografia dove una   donna viene considerata solo  per i  suoi  orifizi (escludendo  naso  ed orecchie, spero!) ad uso  esclusivamente maschile (lo  so  che esiste anche la pornografia al femminile, magari   anche più gentile).

Come sono  contraria agli stereotipi  della donna asservita all’uomo – cara Elisa (Isoardi)  non è affatto  vero che una donna, per quanto in vista, deve dar sempre luce al  suo uomo: una donna è una persona che in un rapporto  di coppia non deve essere subordinata all’uomo, tanto  meno un’ancella con torcia annessa -.

Dovrei  anche parlare  delle volgarità alla Ferrero (la donna è come una porta: va penetrata e non pensata): ma qui  è evidente una dislocazione dell’encefalo dalla sua sede naturale ad altra parte del corpo in basso,  da cui  la locuzione verbale che lascio  volentieri  a voi immaginare.

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


Libri in vetrina

Nel corso della vita abbiamo letto tante favole, ma nessuna finiva con «e vissero da soli, felici e contenti». Eppure per un gran numero di persone la vita va proprio così. Dopo la fine di una storia importante, Emily Witt si è ritrovata a gestire una libertà emotiva e sessuale che l’ha disorientata: di fronte all’infinita varietà di esperienze sessuali di colpo a portata di mano grazie a nuovi e insospettabili canali, si è ritrovata priva di un nuovo sistema di regole – sia lessicali che comportamentali – che le facessero da guida: era ancora consentito innamorarsi di un partner di letto? E sognare una famiglia? La sicurezza quotidiana era compatibile con la libertà sessuale? Insomma, a vent’anni da Sex & the City e a cinque dal lancio di Tinder, «le nostre relazioni sono cambiate, ma il nostro modo di definirle no». A caccia di un nuovo vocabolario del corpo e degli affetti, la Witt intraprende allora un viaggio che spazia dalle prime agenzie di incontri virtuali al porno femminista, dagli orgasmi durante le sedute di yoga alle politiche sulla fertilità che restano pericolosamente retrograde, e lo fa con uno slancio empatico, con una scrittura intima e radicale degna delle più grandi interpreti della controcultura di fine anni Sessanta.

Anteprima 

 

Espatriare da ogni dove per ogni dove

Fuga da Arkham
Caterina Andemme ©

Cento motivi reclamano la partenza. Si parte per entrare in contatto con altre identità umane, per riempire una mappa vuota. Si parte perché si è ancora giovani e si desidera ardentemente essere pervasi dall’eccitazione, sentire lo scricchiolio degli stivali nella polvere; si va perché si è vecchi e si sente il bisogno di capire qualcosa prima che sia troppo tardi. Si parte per vedere quello che succederà.

Colin Thubron

Il mio biglietto per Marte (solo andata)

Tra poco  più di un mese partirò per Marte e ancora non so  decidere cosa mettere in valigia: optare per uno  stile casual, oppure  qualcosa di più  adatto  alle occasioni mondane (anche se mi  dicono  che di  occasioni per divertirsi   su  Marte sono veramente poche)?

Il  viaggio, più che altro metaforico,  è stato organizzato dalla NASA che, con il lancio  della sonda InSight   il prossimo maggio, porterà a bordo un database contenente i nomi delle persone che hanno  aderito all’iniziativa dell’Ente spaziale americano.

Purtroppo i  biglietti sono andati  esauriti  per la chiusura del  botteghino (spaziale)  lo  scorso  novembre: ma non preoccupatevi forse ci  sarà un’altra occasione….

 

Cose più serie

Espatriare è sempre fonte di  preoccupazione, tanto più se sei una donna che, per un motivo  o per l’altro, ha necessità di  farlo.

Quindi, un aiuto come quello  fornito   dal sito  Expatclic , può essere  l’inizio per una nuova vita nel Paese di  accoglienza.

Expatclic è un portale internazionale gestito da un gruppo di volontarie che vivono all’estero da anni. Nel nostro lavoro siamo aiutate da un numero crescente di collaboratrici che arricchiscono il sito con articoli, informazioni dai loro paesi, traduzioni, e molto ancora. Tutte insieme formiamo una comunità estesa, vivace e solidale, che aiuta donne espatriate in tutto il mondo a installarsi felicemente e a instaurare un rapporto aperto, sereno e positivo con i loro paesi d’accoglienza.

Nei  punti  dettati  dal manifesto (indicati  nel  sito) vi è  tutta la serietà della proposta d’aiuto alle donne che desiderano  espatriare.

Alla prossima! Ciao, ciao…….


Libri in Vetrina

Una volta tanto  devo  dire che il  film tratto  da un libro è stato  decisamente migliore.

Ho trovato nella lettura di  The Martian una noia che è rara per me trovare in un libro (solo un centinaio  di  casi), mentre il film omonimo,  scorre piacevolmente via, forse anche per la presenza di un attore come   Matt Damon che,  quasi inutile dirlo, è tra i  mei  preferiti.

Comunque, per non essere accusata di  faciloneria nel  dare il giudizio  su  di un libro (ne ho  sempre la facoltà) alla fine dell’articolo ne troverete un’anteprima.

Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, hanno abbandonato il pianeta rosso per fare ritorno sulla Terra. Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo di una nuova spedizione. Nonostante tutto, con grande risolutezza Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze scientifiche e a una gran dose di ottimismo e tenacia, decide di affrontare un problema dopo l’altro senza perdersi d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili… Il bestseller tradotto in tutto il mondo da cui è stato tratto l’omonimo film per la Twentieth Century Fox 1 milione di copie solo negli USA «Ogni atto del protagonista è logico e dettagliatamente spiegato, è questo il segreto del successo del romanzo di Andy Weir.» la Repubblica «Una descrizione tra le migliori su come potrebbe davvero essere la vita su Marte.» L’Espresso «Una lettura obbligatoria.» La Domenica de Il Sole 24 ore «Un esordio straordinario. Una storia avvincente che appassionerà non solo i lettori di fantascienza.» Publishers Weekly «La storia di un coraggioso Robinson Crusoe del ventunesimo secolo su Marte. Avvincente.» Booklist (Questo romanzo è stato precedentemente pubblicato con il titolo L’uomo di Marte) Andy WeirHa iniziato a lavorare come programmatore in un laboratorio all’età di 15 anni e da allora ha sempre lavorato come ingegnere del software. Appassionato di ingegneria aerospaziale, fisica relativistica, meccanica orbitale, storia dell’esplorazione spaziale. Sopravvissuto. The martian è il suo primo romanzo.

Anteprima 

La storia di Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky che, in bici, girò il mondo

 

Ovviamente io non sono Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky.                                                                                            Credit: Archivio 24Cinque P&B

Piove, senti  come piove

Madonna come piove, senti  come viene giù.

Piove, senti  come piove

Madonna come piove, senti  come viene giù…

Ieri mattina   il refrain della canzone di  Jovanotti continuava a ripetersi  nella mia testa mentre accettavo, malvolentieri, di mettermi in posa sotto  la pioggia battente.

Ma noi, dive di Instagram e blog annessi, non ci  fermiamo  di  fronte a nulla pur di  vedere una nostra immagine pubblicata sui  media, e solo  fra qualche decina d’anni, rivedendoci in queste foto, potremo  dire: Ma ero proprio  così scema?

Naturalmente, come io NON sono una diva di  Instagram (comunque se volete vedere il mio  profilo…), le vere numero uno dei social media, tutte giovanissime,  sono intelligenti, carine, simpatiche  che sanno parlare al loro  pubblico carino, simpatico, intelligente.

Di  cosa parlano? Ma ovviamente di  cose carine, simpatiche, forse intelligenti.

Non so  se Annie Cohen Kopchovsky  fosse simpaticacerto  carina ed intelligente lo era, ma anche molto  determinata:

La storia 

Nel 1894 un ricco  signore di  Boston – il cui nome non è tramandato  nella storia ed io  sono troppo  pigra per fare una ricerca in rete – mise in palio  una somma di 20.000 dollari per una sfida: 20.000 dollari allora era una somma molto  considerevole, oggi  sarebbe solo leggermente meno  considerevole, ma pur sempre fonte di piaceri  terreni.

La sfida consisteva nel  fare il giro  del mondo in quindici  mesi, un tempo molto più lungo  degli ottanta giorni  che    Jules Verne  fissò nel  suo libro  pubblicato  nel 1873, ma con delle regole precise: il giro  del mondo  doveva essere fatto in bicicletta e senza un soldo in tasca.

A dir la verità, già nel 1885 un uomo ( il cui  nome non è tramandato  nella storia ed io…blablabla) aveva portato  a termine l’impresa, ma la novità era che questa volta fosse una donna a farlo.

Annie (Londonderry) Cohen Kopchovsky

Qui  entra in scena Annie Cohen Kopchovsky la quale, pur avendo iniziato  a pedalare da poco, non ci pensò due volte a lasciare a casa marito  e tre figli (e questo  la dice lunga sulla sua determinazione) per avventurarsi  nell’impresa.

La nostra Annie aveva anche uno spiccato  senso  per gli  affari: prima di  partire contattò la Londonderry Lithia Spring Water Company facendosi  dare 100 dollari  come compenso  per un cartello pubblicitario della società da attaccare alla bicicletta. Accettò, inoltre, di  prendere il nome di Annie Londonderry che, del  resto, suonava meglio  di Annie Kopchovsky.

Partì da Boston nel mese di  giugno del 1894 arrivando  a Chicago  a settembre.

A novembre arrivò a New York per imbarcarsi  alla volta della Francia (no, non pedalò sul ponte della nave durante la traversata), guadagnando  altro  denaro avendo trovato degli  sponsor anche tra le case di moda che le fornivano  gli  abiti e la fabbrica della bicicletta.

Arrivata in Francia, precisamente a Marsiglia, s’imbarcò verso  l’Asia orientale con delle brevi  soste in Egitto,  Sri  Lanka e Singapore.

Quindi  fu  la volta della Cina e del  Giappone.

Il 23 marzo  del 1895 rientra a San Francisco e da lì, pedalando  per altri  sei  mesi arriverà a Chicago il 12 settembre 1895.

In questa maniera dimostrò che tutto  ciò che un uomo  può fare, anche una donna poteva riuscire a fare (forse anche meglio, aggiungo io).

Alla prossima! Ciao, ciao…………….


Playlist 

 

Quell’uomo  era una simpatica canaglia…..

Eravamo sconosciuti nella notte
ci scambiavamo sguardi
chiedendoci come avremmo potuto
scambiarci l’amore
prima che la notte finisse

Qualcosa nei tuoi occhi
era così invitante
qualcosa nel tuo sorriso
era così provocante
qualcosa nel mio cuore
mi diceva che dovevo averti..

Il testo  completo in italiano potete trovarlo in questa pagina 

8 marzo? Si, ma con #wetoogether

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Caterina Andemme ©

Chissà se nel 2118, quando ormai  il mio  sorriso sarà quello  del  ghigno  di un teschio (è macabro, ma per il momento non ho  ancora il dono(?)  dell’immortalità), si  festeggerà ancora l’8 marzo come lo  conosciamo oggi.

Certo,  andando  a ritroso  di un anno  dall’ 8 marzo  2017 ad oggi, c’è ben poco  da festeggiare per noi  donne: l’articolo  de La Repubblica  ne fa un  elenco  tragico  che si  aggiunge a quello  degli anni passati.

L’8 marzo 2018  mette da parte le mimose per uno sciopero  globale delle donne in settanta  nazioni, Italia compresa: i motivi  sono innanzitutto la lotta contro la violenza sulle donne ed il sessismo, a cui  si  aggiunge quello  della parità salariale (perché una donna deve prendere uno  stipendio  inferiore rispetto  a quello  di un uomo  che ricopre lo stesso ruolo?).

Con l‘hashtag #WeToogether ( evoluzione di #MeToo) l’associazione femminista   Non Una Di  Meno  chiama tutte noi ad una presa di netta posizione per cambiare le regole di questo  sistema.

Buon 8 marzo 

Alla prossima! Ciao, ciao…………… 

 

La piccola storia di un innamorato impertinente

 

Un giorno  si ed uno no, prima di  entrare in ufficio, compro il pane in un piccolo forno alla fine di  via San Vincenzo, ad un centinaio  di  metri  dal Ponte Monumentale  che si  trova a metà di  via XX Settembre, dove   la quiete dell’isola pedonale di San Vincenzo si  dissolve  nel  rumore di  quella che considero  la strada più rumorosa di  Genova (forse di  tutt’Italia) e cioè, appunto,  Via Venti.

A servire i  clienti vi è una giovane e graziosa ragazza che, tra un filoncino  di pane, brioche e focacce di ogni  genere (compresa quella con le cipolle, tanto buona quanto letale per l’alito), riesce ad essere sempre gentile e sorridente.

Fu poco  prima del  natale scorso  ( o poco  dopo?) che insieme a me nel  negozio  entrò un giovane, penso  sui  trent’anni, incurante del fatto di non essere l’unico  cliente, anzi incurante del fatto  di non essere solo (in pratica non mi ha considerato  minimante), si  appoggia al  bancone e con un niente chiede alla commessa:

Ciao, volevo  chiederti se posso invitarti  questa sera a cena……

L’imbarazzo  di  lei si  è subito palesato in un leggero  rossore.

Il mio imbarazzo, come sopra, non è stato per nulla preso in considerazione, tanto  che mi  sono messa a fissare delle tortine glassate come se non ne avessi  mai  visto una (odio  le tortine glassate).

Comunque la ragazza si  riprende (quasi) subito rispondendo  con un laconico:

No, grazie.

Mi  sarei  aspettata che lui  avesse insistito, magari  tirando   fuori  dalla tasca della giacca un mazzo  di  rose come un prestigiatore, oppure una tanica di  benzina per darsi  fuoco.

Ed invece, con una semi  impercettibile alzata di  spalle  pone fine alla questione con un:

Va bene, sarà per la prossima volta……

E se ne va (con mia gioia perché mi ero  stufata di  guardare le tortine glassate).

A questo punto la mancata ospite di una sera a cena, quasi  giustificandosi nei miei  confronti per un approccio  che sembrava più un blitz delle teste di  cuoio, mi disse:

Ma che impertinente (ha usato proprio la parola impertinente), e poi  io  sono già impegnata da più di  tre anni…..però, tutto  sommato, è stato  gentile. Forse  mi ha trovato  bella.

Certo  che ti  ha trovato  bella e desiderabile perché, nonostante l’impertinenza, è l’alchimia del  sentimento che lavora per rendere la nostra vita più leggera e piacevole.

Questo, però non gliel’ho  detto: ho preso il mio pane e con un sorriso ho salutato  lei  e le tortine glassate.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


Il tragico incidente di  ieri, il deragliamento del  treno  a Pioltello che ha causato la morte di  tre donne e decine di  feriti, mi ha particolarmente colpita, perché anch’io faccio parte di  quel popolo  nomade che si  servono di  quei  binari figli  di un dio minore (come titola il quotidiano La Repubblica in edicola oggi).

Ogni  giorno viaggiamo in carrozze affollate e sporche, ogni giorno il treno che dovrebbe portarci in orario  al  lavoro, oppure a casa alla sera,  è sempre in ritardo.

Fate un po’ il conto: al meno  venti minuti ogni  giorno, tra andata e ritorno, moltiplicato per tutti i giorni  lavorativi  di un anno: è un bel po’ di  tempo  che ci  viene sottratto.

E’ vero, come sempre La repubblica cita, che in Grecia o in Portogallo le cose vanno peggio: ma io vivo in Italia, allora potrei  citare, magari, il Giappone come esempio  da seguire  se si  vuole parlare di  trasporto  pubblico  al  top.

Ci viene detto che nel 2020 anche questi  binari  figli  di un dio minore  vedranno correre su  di  essi  nuovi  treni per i pendolari.

Dobbiamo solo aspettare (ancora) due anni, sperando  che quello  che è accaduto  a Pioltello non accade mai  più.

Ed infine, loro, i professionisti  della politica, i quali distratti dalla loro  corsa alla rappresentanza nei  seggi, ne approfittano del  dramma per colpire l’avversario.

Come viene definito dai  media questo  comportamento?

Si, adesso ricordo: sciacallaggio 

20…30….40….50…….ad ogni età il suo sport (magari con un po’ di ozio)

 

Era una domenica mattina quando  durante il mio  allenamento  di nordic walking abbiamo incrociato un gruppo  di  ciclisti in sosta.

Uno  di  loro, rivolgendosi  agli  amici ed incurante che fossi  a portata d’orecchio, disse: <<Mi  devono  dire a che **** servono  quei  bastoni>>.

Mi sarei  voluta fermare per dirgli  che quei bastoni, al pari  delle ruote della sua bicicletta, servono per fare attività fisica, necessaria anche per ossigenare il cervello e magari tenere a freno  la lingua.

Avrei  voluto  dire tutto  questo, solo  che il mio lui si  stava rapidamente  trasformando  in un pittbull, pronto  ad azzannare i polpacci del malcapitato  chiacchierone e quindi non mi  è restato che mettere su il passo norvegese per allontanarmi ( il termine nel  nordic walking non esiste: l’ ho inventato per indicare un aumento  del ritmo della camminata).

Dopo questo lungo preambolo, utile più che altro a riempire la pagina, arrivo  al punto:

Una ricerca di  qualche tempo  fa della JAMA Internal  Medicine assegnava ad ogni fase della vita di una donna una specifica attività fisica e cioè, incominciando  dalle ventenni:

A loro  viene consigliato  di fare al meno  trenta minuti di  esercizio  moderato come, ad esempio, una camminata veloce per prendere il treno  e sedersi  accanto  al  ragazzo che tanto gli piace e che non la filerà neanche un po’..(può sempre ucciderlo entrando in galleria, non prima di  aver sabotato l’impianto luci  del  treno.

Alle ventenni  è ancora consigliato  la pratica dello  yoga (perché solo  a loro?) per scacciare lo stress e la depressione causata dal  tizio di  cui  sopra (..proprio non ti vuole).

Passiamo  alle trentenni :

Ahi, ahi…..siamo  nell’età in cui  il metabolismo incomincia a rallentare: ciò può comportare un aumento  di peso e, conseguentemente, l’azione della gravità verso il basso  esercitato  sul nostro  lato  B.

Si  consiglia, oltre a quello  già detto per la fascia d’età precedente, di  aggiungere l’esercizio moderato  con i pesi.

In questa maniera, aumentando  la massa muscolare, potete spezzare in due quel mentecatto che ha fatto dell’ironia sulla vostra silhouette. 

Quarantenni :

Qualsiasi esercizio  fisico  è consigliabile: running, nordic walking, nuoto, spinning, canottaggio, boxe, taekwondo, lancio  del peso.

In questa maniera non vedrete l’ora di  arrivare sane  e salve ai  cinquant’anni.

Appunto, le cinquantenni :

Tennis, danza, escursionismo, con queste pratiche anche il cervello invecchia bene e vi  fa chiedere: perché non ci  ho  pensato prima di  ammazzarmi  di  fatica con gli  altri  sport?

Alla prossima! Ciao, ciao…..

 


 

In realtà io avrei  voluto  trattare quel  ciclista come l’uomo nel  video di Gabriella Cilmi….

 

 

Guardarmi, appeso ad una corda questa volta
è facile il clima di una vita perfetta
guardarmi, appeso ad una corda questa volta
è facile, i miei sorrisi valgono un centinaio di bugie

 

se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
ti direi qualcosa che ho scoperto
cioè che il mondo è un posto migliore
quando è sottosopra, ragazzo
se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
quando suoni con desiderio, non correre verso casa mia
quando brucia come il fuoco, ragazzo

 

di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me

 

le onde blu si infrangono
come passa il tempo, è così difficile fermarlo
ed è anche così regolare, non è tutto qui
perché non guida la mia parte di pista?

 

se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
ti direi qualcosa che ho scoperto
cioè che il mondo è un posto migliore
quando è sottosopra, ragazzo
se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
quando suoni con desiderio, non correre verso casa mia
quando brucia come il fuoco, ragazzo

 

di me, niente è dolce di me

 

La sculacciata: da presunta goliardata fino alla criptomoneta

 

A volte mi chiedo  dove sia il confine tra lecito  ed illecito e se esso sia così labile da non essere facilmente individuabile.

La sculacciata data da un dirigente ad un’impiegata deve essere interpretata come violenza alla persona, oppure semplice goliardata?

Per quanto mi riguarda  se un individuo si  azzarda a darmi una sculacciata,  lo  stesso seduta stante  perirà   sotto il mio sguardo malefico.

D’altro  avviso  è il pensiero  di un giudice del tribunale di  Vicenza che, assolvendo un capo ufficio reo  di  sculacciate inopportune  nei confronti di un’mpiegata, ha derubricato il tutto a semplice goliardata.

Per questo immagino  che in quel  tribunale non vige l’austerità dovuta al luogo, ma anzi vi  alleggia uno spirito allegro dove , dai  giudici agli  avvocati e fino  all’ultimo  degli  uscieri, si  salutano tutti  dandosi  reciprocamente grosse pacche sul sedere: più vigorose tra uomini e leggere se il sedere è femminile (il bon ton lo  richiede).

Per concludere  se volete fare un investimento  in criptovalute, la rivista Wired in quest’articolo  ci informa l’azienda SpankChain, specializzata in intrattenimento per adulti (indovinate quale), ha lanciato una sua ICO (Initial coin offering)   basata su  Ethereum, il nome di  questa nuova criptomoneta è Spankcoinla moneta della sculacciata.

P.S. La mia conoscenza del mondo  delle criptovalute è pari a quella che ho nei  confronti  della fisica quantistica (….prima o poi  mi daranno il Nobel

Alla prossima! Ciao, ciao……

 

Esercizi facciali per ringiovanire? Dai, proviamo anche questo……

 

 

Specchio, servo  delle mie brame, chi è la più bella del  reame?

 

Mentre io  mi  arrabatto per tenere alta la qualità del  blog, se mai  ci  riesco, c’è chi  invece si  diverte a fare scherzi con la scusa che le immagini sono da complemento indispensabile al  tema dell’articolo.

Il tema, in questo  caso, è la ginnastica facciale che aiuterebbe a ringiovanire e non la presa in giro  della sottoscritta.

Si, è vero, sono molto permalosa!

Comunque, mettendo  da parte la vendetta (che ci  sarà), ho letto che il professor Murad Alam della  Northwestern University Feinberg School of Medicine (ci  troviamo  negli  Stati  Uniti  e precisamente a Chicago) ha dichiarato  che un determinato insieme di esercizi facciali aiuta a ringiovanire il viso (solo  quello, visto  che si  tratta di  ginnastica facciale).

Lo studio  che ha condotto (qui trovate la versione in inglese) su ventisette donne, con un’età compresa tra i  40 ed i 65 anni, prevedeva una sessione di  esercizi di  trenta  minuti  da fare a casa per otto  settimane.

Dopo  questo periodo, utilizzando una scala di  valutazione standardizzata, cioè la Merz-Carruthers Facial Aging Photoscale,   di  cui  non ne ho la più pallida idea di  cosa sia, si  è visto che, in effetti, i tratti  del viso interessati dagli  esercizi mostravano una valutazione dell’età di  quasi  due anni  di meno  rispetto  a quella reale.

Cosa ne dite?

Ci proviamo?

Ma solo se avete l’età delle donne che si  sono  sottoposte all’esperimento: le più giovani  sono  esentate dal  farlo.

Qui e qui due siti, tra i  tanti  che ho  trovato,  che illustrano come eseguire gli esercizi.

Tutto  qui…..adesso  devo pensare alla vendetta: dove avrò messo  l’arsenico?

Alla prossima! Ciao, ciao…………… 


Dedicata a te, a voi tutte,  ma anche a me stessa………………..

 

Alle ragazze geco piace la libertà

 

 

La mia amica, nonché collega di lavoro, Gabriella T. (per distinguerla dalle altre mie amiche Gabriella C. e Gabriella B.) è una fortissima free – climber:  d’altronde con un fisico  come il suo, minuto, ma allo stesso  tempo muscoloso, tanto  da avere al posto  dei  tendini  del  fil  di  ferro, il free – climbing non poteva essere che il suo  sport.

L’ho  vista nelle fotografie ritratta durante uno  dei   suoi  allenamenti: una cosina attaccata a pareti  strapiombanti  come un geco. Ed è qui  che ho  pensato  a due cose: la prima è che mai  e poi  mai mi azzarderò ad arrampicarmi lungo  una parete che non sia quella della camera da letto  per togliere la polvere dal lampadario (comunque uso  la scala). La seconda è che il peso del mio fondoschiena (anche se rientra nelle misure standard), sarebbe un impedimento alla leggerezza necessaria a quel  tipo  di attività sportiva.

D’altronde,  come scrive Enrico  Brizzi nel  suo  libro Il sogno del  drago, mi sento piuttosto orizzontalista che verticalista (presto  scriverò le mie impressioni  su  questo  libro chiarendo  la differenza tra  i due termini, anche se la cosa è facilmente intuibile).

Il desiderio  di parlare delle ragazze – geco (spero  che a Gabriella sia simpatico quest’animaletto) mi è venuta quando, scartabellando nell’archivio cartaceo del mio “lui“, ho trovato un articolo di  D – Donna (supplemento  al  femminile del  quotidiano  La Repubblica) riguardante l’alpinista iraniana Nasim Eshqi.

La similitudine principale  con la mia amica, oltre ovviamente alla passione per le scalate, è dovuta al fatto  di  avere pressoché la stessa età, cioè di  qualche anno (?!) più giovani  della sottoscritta (…………….sigh!).

Nasim Eshqi prima di  diventare scalatrice è stata per dieci  anni  campionessa di Thai Kickboxing (tra i suoi  idoli  di  allora l’immancabile Bruce Lee).

Poi, all’età di  23 anni, la scoperta della montagna: appende i  guantoni  da boxe al  chiodo per indossare le scarpine per l’arrampicata.

Anche in questo  caso  lo  fa da campionessa: apre più di  70 vie su  roccia e scala montagne   come il Damavand la montagna più alta dell’Iran (5.610 mslm),

 

Nasim Eshqi impegnata sulla parete del Pole Khab, nella provincia di Teheran

Ma non è delle sue doti  atletiche di cui  voglio  parlare, per questo  basta fare una ricerca in rete ed avere un quadro  completo dell’atleta, voglio invece parlarne dal punto  di  vista di donna che vive in uno stato dove l’Islam è religione di  stato.

Se la polizia religiosa non può controllare il suo  abbigliamento  durante le ascensioni, perché scalare con il velo e tunica è altamente sconsigliabile, è anche vero che la condizione femminile in Iran non è delle più rosee:  se a Teheran e nelle città più moderne dell’Iran, è  possibile vedere donne che indossano  hijab che lasciano  scoperto  parte della testa, make up e jeans come qualsiasi  giovane occidentale, purtroppo vi  sono  ancora fortissime limitazioni alla libertà femminile.

Le tensioni  che l’Iran si  trova ad affrontare, non ultima l’uscita di  Donald (Duck) Trump che ha annullato  gli  accordi  sul nucleare voluti  da Barak Obama,   si  riflettono sulle aperture che il riformatore (molto  moderato) Hassan Rohuani aveva posto  per aprire il  suo Paese  al mondo. Quindi anche i  diritti  civili ne escono  penalizzati e le donne lo sono  ancora di più. 

Nasim Eshqi è consapevole di  essere un simbolo per  tutte le donne iraniane, soprattutto le più giovani, che chiedono  ciò che per loro  è lecito chiedere: maggiore libertà e  più uguaglianza tra uomo  e donna.

A questo punto ho  notato  che la mia narrazione ha preso un’altra strada rispetto  all’argomento iniziale.

Poco  male, ma se siete arrivate fin qui  vi  prego  di  continuare la lettura per un appello molto  importante:

L’ appello di  Amnesty International riguardante la vita del  ricercatore Ahmadreza Djalali detenuto in Iran da diciotto mesi, sul quale pende una condanna a morte per presunto  spionaggio.

Ahmadreza Djalali ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara. è stato condannato a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”.

Djalali è stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

Si è visto ricusare per due volte un avvocato di sua scelta.

Lo scorso dicembre, le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava”di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando ha rifiutato, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi.

Per protesta, Djalali aveva iniziato uno sciopero della fame il 24 febbraio. Tuttavia, a causa dell’ulteriore peggioramento della sua salute che ne aveva causato il ricovero, Djalali ha deciso di interrompere lo sciopero della fame il 6 aprile.

Grazie.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 

Mira Rai che afferrò la foglia nel fiume

120617/ 24Cinque ©

 

Una possibilità è come una foglia in un fiume, si  deve afferrare velocemente, o  andrà via per sempre.

Mira Rai  

 

Lei, Mira Rai, è oggi  la mia superwoman: nepalese, ventottenne, campionessa del  mondo  di  corsa in montagna.

Il National Geographic l’ha insignita del titolo  di Adventurer 2017 e qui  apro una piccola parentesi  su  quello che una pubblicità, di una nota marca di  auto,  definisce come carattere di  avventura:

Ti svegli, ti alleni, caffè, giacca, corri  al  lavoro

riunioni, mangi  ti  fermi.

Ti svegli, ti  alleni, ti incontri, caffè, ritardi  riunioni,

mangi, ti  fermi.

Ti svegli, nuovo  lavoro, giacca, ti  alleni, mangi,

non ti  fermi.

L’avventura è la nostra routine 

L’avventura è la nostra routine? A me sembra piuttosto il viatico per una vita stressata e nevrotica: tutto  si  riduce al  semplice fatto  che non è  posando  i glutei  sul sedile di  un SUV  che si  diventa automaticamente avventurieri.

Mira Rai, invece,  essendo nata in una famiglia non certo  ricca, ed essendo la prima di  cinque figli, aiutava a sei  anni ad accudire un gregge di  capre. Diventando poco  più grande, trasporta sulle sue spalle sacchi  di  frutta, riso ed altro verso i mercati più vicini:  questo vuol dire, ricordandoci  che siamo  in Nepal, giorni  di  cammino e dislivelli  da coprire.

A 14 anni  per sfuggire a questa routine (notate il senso ironico  con  cui  ho  scritto  la frase in riferimento alla pubblicità di  cui  sopra?) si  arruola nell’esercito rivoluzionario  maoista, rimanendovi  per due anni e, dice lei, senza mai  sparare un colpo.

Nel 2014 avviene la svolta, quella possibilità di prendere al  volo  la  foglia che scorre in un fiume: partecipa ad una competizione di  ultra running, la Kathmandu West Valley Rim 50 (la cronaca  dice che corre   scalza) arrivando, unica donna, al  traguardo.

La sua tenacia conquista il cuore di  due persone che l’aiuteranno: Richard Bull, organizzatore della SkyRace Trial Running Nepal e l’italiana Tite Togni (campionessa di  corsa in montagna) che se la porta sulle nostre Dolomiti  per allenarla.

Da allora in poi  un successo  segue l’altro, fino  ad arrivare seconda sfiorando il titolo mondiale alle Skyrunner World Series.

A monte di  tutto c’è il suo  impegno ad aiutare le giovani  donne nepalesi ad emanciparsi  attraverso lo sport: capite perché l’ho inserita fra le mie superwoman?

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


 

Al Trento Film Festival è stato proiettato in anteprima il film – documentario  Mira Rai per la regia di Lloyd Belcher: