La piccola storia di un innamorato impertinente

 

Un giorno  si ed uno no, prima di  entrare in ufficio, compro il pane in un piccolo forno alla fine di  via San Vincenzo, ad un centinaio  di  metri  dal Ponte Monumentale  che si  trova a metà di  via XX Settembre, dove   la quiete dell’isola pedonale di San Vincenzo si  dissolve  nel  rumore di  quella che considero  la strada più rumorosa di  Genova (forse di  tutt’Italia) e cioè, appunto,  Via Venti.

A servire i  clienti vi è una giovane e graziosa ragazza che, tra un filoncino  di pane, brioche e focacce di ogni  genere (compresa quella con le cipolle, tanto buona quanto letale per l’alito), riesce ad essere sempre gentile e sorridente.

Fu poco  prima del  natale scorso  ( o poco  dopo?) che insieme a me nel  negozio  entrò un giovane, penso  sui  trent’anni, incurante del fatto di non essere l’unico  cliente, anzi incurante del fatto  di non essere solo (in pratica non mi ha considerato  minimante), si  appoggia al  bancone e con un niente chiede alla commessa:

Ciao, volevo  chiederti se posso invitarti  questa sera a cena……

L’imbarazzo  di  lei si  è subito palesato in un leggero  rossore.

Il mio imbarazzo, come sopra, non è stato per nulla preso in considerazione, tanto  che mi  sono messa a fissare delle tortine glassate come se non ne avessi  mai  visto una (odio  le tortine glassate).

Comunque la ragazza si  riprende (quasi) subito rispondendo  con un laconico:

No, grazie.

Mi  sarei  aspettata che lui  avesse insistito, magari  tirando   fuori  dalla tasca della giacca un mazzo  di  rose come un prestigiatore, oppure una tanica di  benzina per darsi  fuoco.

Ed invece, con una semi  impercettibile alzata di  spalle  pone fine alla questione con un:

Va bene, sarà per la prossima volta……

E se ne va (con mia gioia perché mi ero  stufata di  guardare le tortine glassate).

A questo punto la mancata ospite di una sera a cena, quasi  giustificandosi nei miei  confronti per un approccio  che sembrava più un blitz delle teste di  cuoio, mi disse:

Ma che impertinente (ha usato proprio la parola impertinente), e poi  io  sono già impegnata da più di  tre anni…..però, tutto  sommato, è stato  gentile. Forse  mi ha trovato  bella.

Certo  che ti  ha trovato  bella e desiderabile perché, nonostante l’impertinenza, è l’alchimia del  sentimento che lavora per rendere la nostra vita più leggera e piacevole.

Questo, però non gliel’ho  detto: ho preso il mio pane e con un sorriso ho salutato  lei  e le tortine glassate.

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


Il tragico incidente di  ieri, il deragliamento del  treno  a Pioltello che ha causato la morte di  tre donne e decine di  feriti, mi ha particolarmente colpita, perché anch’io faccio parte di  quel popolo  nomade che si  servono di  quei  binari figli  di un dio minore (come titola il quotidiano La Repubblica in edicola oggi).

Ogni  giorno viaggiamo in carrozze affollate e sporche, ogni giorno il treno che dovrebbe portarci in orario  al  lavoro, oppure a casa alla sera,  è sempre in ritardo.

Fate un po’ il conto: al meno  venti minuti ogni  giorno, tra andata e ritorno, moltiplicato per tutti i giorni  lavorativi  di un anno: è un bel po’ di  tempo  che ci  viene sottratto.

E’ vero, come sempre La repubblica cita, che in Grecia o in Portogallo le cose vanno peggio: ma io vivo in Italia, allora potrei  citare, magari, il Giappone come esempio  da seguire  se si  vuole parlare di  trasporto  pubblico  al  top.

Ci viene detto che nel 2020 anche questi  binari  figli  di un dio minore  vedranno correre su  di  essi  nuovi  treni per i pendolari.

Dobbiamo solo aspettare (ancora) due anni, sperando  che quello  che è accaduto  a Pioltello non accade mai  più.

Ed infine, loro, i professionisti  della politica, i quali distratti dalla loro  corsa alla rappresentanza nei  seggi, ne approfittano del  dramma per colpire l’avversario.

Come viene definito dai  media questo  comportamento?

Si, adesso ricordo: sciacallaggio 

20…30….40….50…….ad ogni età il suo sport (magari con un po’ di ozio)

 

Era una domenica mattina quando  durante il mio  allenamento  di nordic walking abbiamo incrociato un gruppo  di  ciclisti in sosta.

Uno  di  loro, rivolgendosi  agli  amici ed incurante che fossi  a portata d’orecchio, disse: <<Mi  devono  dire a che **** servono  quei  bastoni>>.

Mi sarei  voluta fermare per dirgli  che quei bastoni, al pari  delle ruote della sua bicicletta, servono per fare attività fisica, necessaria anche per ossigenare il cervello e magari tenere a freno  la lingua.

Avrei  voluto  dire tutto  questo, solo  che il mio lui si  stava rapidamente  trasformando  in un pittbull, pronto  ad azzannare i polpacci del malcapitato  chiacchierone e quindi non mi  è restato che mettere su il passo norvegese per allontanarmi ( il termine nel  nordic walking non esiste: l’ ho inventato per indicare un aumento  del ritmo della camminata).

Dopo questo lungo preambolo, utile più che altro a riempire la pagina, arrivo  al punto:

Una ricerca di  qualche tempo  fa della JAMA Internal  Medicine assegnava ad ogni fase della vita di una donna una specifica attività fisica e cioè, incominciando  dalle ventenni:

A loro  viene consigliato  di fare al meno  trenta minuti di  esercizio  moderato come, ad esempio, una camminata veloce per prendere il treno  e sedersi  accanto  al  ragazzo che tanto gli piace e che non la filerà neanche un po’..(può sempre ucciderlo entrando in galleria, non prima di  aver sabotato l’impianto luci  del  treno.

Alle ventenni  è ancora consigliato  la pratica dello  yoga (perché solo  a loro?) per scacciare lo stress e la depressione causata dal  tizio di  cui  sopra (..proprio non ti vuole).

Passiamo  alle trentenni :

Ahi, ahi…..siamo  nell’età in cui  il metabolismo incomincia a rallentare: ciò può comportare un aumento  di peso e, conseguentemente, l’azione della gravità verso il basso  esercitato  sul nostro  lato  B.

Si  consiglia, oltre a quello  già detto per la fascia d’età precedente, di  aggiungere l’esercizio moderato  con i pesi.

In questa maniera, aumentando  la massa muscolare, potete spezzare in due quel mentecatto che ha fatto dell’ironia sulla vostra silhouette. 

Quarantenni :

Qualsiasi esercizio  fisico  è consigliabile: running, nordic walking, nuoto, spinning, canottaggio, boxe, taekwondo, lancio  del peso.

In questa maniera non vedrete l’ora di  arrivare sane  e salve ai  cinquant’anni.

Appunto, le cinquantenni :

Tennis, danza, escursionismo, con queste pratiche anche il cervello invecchia bene e vi  fa chiedere: perché non ci  ho  pensato prima di  ammazzarmi  di  fatica con gli  altri  sport?

Alla prossima! Ciao, ciao…..

 


 

In realtà io avrei  voluto  trattare quel  ciclista come l’uomo nel  video di Gabriella Cilmi….

 

 

Guardarmi, appeso ad una corda questa volta
è facile il clima di una vita perfetta
guardarmi, appeso ad una corda questa volta
è facile, i miei sorrisi valgono un centinaio di bugie

 

se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
ti direi qualcosa che ho scoperto
cioè che il mondo è un posto migliore
quando è sottosopra, ragazzo
se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
quando suoni con desiderio, non correre verso casa mia
quando brucia come il fuoco, ragazzo

 

di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me
di me, niente è dolce di me

 

le onde blu si infrangono
come passa il tempo, è così difficile fermarlo
ed è anche così regolare, non è tutto qui
perché non guida la mia parte di pista?

 

se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
ti direi qualcosa che ho scoperto
cioè che il mondo è un posto migliore
quando è sottosopra, ragazzo
se ci sono delle lezioni da imparare,
io piuttosto direi tutte le parole
che non riesco a dire prima di tutto
quando suoni con desiderio, non correre verso casa mia
quando brucia come il fuoco, ragazzo

 

di me, niente è dolce di me

 

La sculacciata: da presunta goliardata fino alla criptomoneta

 

A volte mi chiedo  dove sia il confine tra lecito  ed illecito e se esso sia così labile da non essere facilmente individuabile.

La sculacciata data da un dirigente ad un’impiegata deve essere interpretata come violenza alla persona, oppure semplice goliardata?

Per quanto mi riguarda  se un individuo si  azzarda a darmi una sculacciata,  lo  stesso seduta stante  perirà   sotto il mio sguardo malefico.

D’altro  avviso  è il pensiero  di un giudice del tribunale di  Vicenza che, assolvendo un capo ufficio reo  di  sculacciate inopportune  nei confronti di un’mpiegata, ha derubricato il tutto a semplice goliardata.

Per questo immagino  che in quel  tribunale non vige l’austerità dovuta al luogo, ma anzi vi  alleggia uno spirito allegro dove , dai  giudici agli  avvocati e fino  all’ultimo  degli  uscieri, si  salutano tutti  dandosi  reciprocamente grosse pacche sul sedere: più vigorose tra uomini e leggere se il sedere è femminile (il bon ton lo  richiede).

Per concludere  se volete fare un investimento  in criptovalute, la rivista Wired in quest’articolo  ci informa l’azienda SpankChain, specializzata in intrattenimento per adulti (indovinate quale), ha lanciato una sua ICO (Initial coin offering)   basata su  Ethereum, il nome di  questa nuova criptomoneta è Spankcoinla moneta della sculacciata.

P.S. La mia conoscenza del mondo  delle criptovalute è pari a quella che ho nei  confronti  della fisica quantistica (….prima o poi  mi daranno il Nobel

Alla prossima! Ciao, ciao……

 

Esercizi facciali per ringiovanire? Dai, proviamo anche questo……

 

 

Specchio, servo  delle mie brame, chi è la più bella del  reame?

 

Mentre io  mi  arrabatto per tenere alta la qualità del  blog, se mai  ci  riesco, c’è chi  invece si  diverte a fare scherzi con la scusa che le immagini sono da complemento indispensabile al  tema dell’articolo.

Il tema, in questo  caso, è la ginnastica facciale che aiuterebbe a ringiovanire e non la presa in giro  della sottoscritta.

Si, è vero, sono molto permalosa!

Comunque, mettendo  da parte la vendetta (che ci  sarà), ho letto che il professor Murad Alam della  Northwestern University Feinberg School of Medicine (ci  troviamo  negli  Stati  Uniti  e precisamente a Chicago) ha dichiarato  che un determinato insieme di esercizi facciali aiuta a ringiovanire il viso (solo  quello, visto  che si  tratta di  ginnastica facciale).

Lo studio  che ha condotto (qui trovate la versione in inglese) su ventisette donne, con un’età compresa tra i  40 ed i 65 anni, prevedeva una sessione di  esercizi di  trenta  minuti  da fare a casa per otto  settimane.

Dopo  questo periodo, utilizzando una scala di  valutazione standardizzata, cioè la Merz-Carruthers Facial Aging Photoscale,   di  cui  non ne ho la più pallida idea di  cosa sia, si  è visto che, in effetti, i tratti  del viso interessati dagli  esercizi mostravano una valutazione dell’età di  quasi  due anni  di meno  rispetto  a quella reale.

Cosa ne dite?

Ci proviamo?

Ma solo se avete l’età delle donne che si  sono  sottoposte all’esperimento: le più giovani  sono  esentate dal  farlo.

Qui e qui due siti, tra i  tanti  che ho  trovato,  che illustrano come eseguire gli esercizi.

Tutto  qui…..adesso  devo pensare alla vendetta: dove avrò messo  l’arsenico?

Alla prossima! Ciao, ciao…………… 


Dedicata a te, a voi tutte,  ma anche a me stessa………………..

 

Alle ragazze geco piace la libertà

 

 

La mia amica, nonché collega di lavoro, Gabriella T. (per distinguerla dalle altre mie amiche Gabriella C. e Gabriella B.) è una fortissima free – climber:  d’altronde con un fisico  come il suo, minuto, ma allo stesso  tempo muscoloso, tanto  da avere al posto  dei  tendini  del  fil  di  ferro, il free – climbing non poteva essere che il suo  sport.

L’ho  vista nelle fotografie ritratta durante uno  dei   suoi  allenamenti: una cosina attaccata a pareti  strapiombanti  come un geco. Ed è qui  che ho  pensato  a due cose: la prima è che mai  e poi  mai mi azzarderò ad arrampicarmi lungo  una parete che non sia quella della camera da letto  per togliere la polvere dal lampadario (comunque uso  la scala). La seconda è che il peso del mio fondoschiena (anche se rientra nelle misure standard), sarebbe un impedimento alla leggerezza necessaria a quel  tipo  di attività sportiva.

D’altronde,  come scrive Enrico  Brizzi nel  suo  libro Il sogno del  drago, mi sento piuttosto orizzontalista che verticalista (presto  scriverò le mie impressioni  su  questo  libro chiarendo  la differenza tra  i due termini, anche se la cosa è facilmente intuibile).

Il desiderio  di parlare delle ragazze – geco (spero  che a Gabriella sia simpatico quest’animaletto) mi è venuta quando, scartabellando nell’archivio cartaceo del mio “lui“, ho trovato un articolo di  D – Donna (supplemento  al  femminile del  quotidiano  La Repubblica) riguardante l’alpinista iraniana Nasim Eshqi.

La similitudine principale  con la mia amica, oltre ovviamente alla passione per le scalate, è dovuta al fatto  di  avere pressoché la stessa età, cioè di  qualche anno (?!) più giovani  della sottoscritta (…………….sigh!).

Nasim Eshqi prima di  diventare scalatrice è stata per dieci  anni  campionessa di Thai Kickboxing (tra i suoi  idoli  di  allora l’immancabile Bruce Lee).

Poi, all’età di  23 anni, la scoperta della montagna: appende i  guantoni  da boxe al  chiodo per indossare le scarpine per l’arrampicata.

Anche in questo  caso  lo  fa da campionessa: apre più di  70 vie su  roccia e scala montagne   come il Damavand la montagna più alta dell’Iran (5.610 mslm),

 

Nasim Eshqi impegnata sulla parete del Pole Khab, nella provincia di Teheran

Ma non è delle sue doti  atletiche di cui  voglio  parlare, per questo  basta fare una ricerca in rete ed avere un quadro  completo dell’atleta, voglio invece parlarne dal punto  di  vista di donna che vive in uno stato dove l’Islam è religione di  stato.

Se la polizia religiosa non può controllare il suo  abbigliamento  durante le ascensioni, perché scalare con il velo e tunica è altamente sconsigliabile, è anche vero che la condizione femminile in Iran non è delle più rosee:  se a Teheran e nelle città più moderne dell’Iran, è  possibile vedere donne che indossano  hijab che lasciano  scoperto  parte della testa, make up e jeans come qualsiasi  giovane occidentale, purtroppo vi  sono  ancora fortissime limitazioni alla libertà femminile.

Le tensioni  che l’Iran si  trova ad affrontare, non ultima l’uscita di  Donald (Duck) Trump che ha annullato  gli  accordi  sul nucleare voluti  da Barak Obama,   si  riflettono sulle aperture che il riformatore (molto  moderato) Hassan Rohuani aveva posto  per aprire il  suo Paese  al mondo. Quindi anche i  diritti  civili ne escono  penalizzati e le donne lo sono  ancora di più. 

Nasim Eshqi è consapevole di  essere un simbolo per  tutte le donne iraniane, soprattutto le più giovani, che chiedono  ciò che per loro  è lecito chiedere: maggiore libertà e  più uguaglianza tra uomo  e donna.

A questo punto ho  notato  che la mia narrazione ha preso un’altra strada rispetto  all’argomento iniziale.

Poco  male, ma se siete arrivate fin qui  vi  prego  di  continuare la lettura per un appello molto  importante:

L’ appello di  Amnesty International riguardante la vita del  ricercatore Ahmadreza Djalali detenuto in Iran da diciotto mesi, sul quale pende una condanna a morte per presunto  spionaggio.

Ahmadreza Djalali ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara. è stato condannato a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”.

Djalali è stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

Si è visto ricusare per due volte un avvocato di sua scelta.

Lo scorso dicembre, le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava”di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando ha rifiutato, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi.

Per protesta, Djalali aveva iniziato uno sciopero della fame il 24 febbraio. Tuttavia, a causa dell’ulteriore peggioramento della sua salute che ne aveva causato il ricovero, Djalali ha deciso di interrompere lo sciopero della fame il 6 aprile.

Grazie.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 

Mira Rai che afferrò la foglia nel fiume

120617/ 24Cinque ©

 

Una possibilità è come una foglia in un fiume, si  deve afferrare velocemente, o  andrà via per sempre.

Mira Rai  

 

Lei, Mira Rai, è oggi  la mia superwoman: nepalese, ventottenne, campionessa del  mondo  di  corsa in montagna.

Il National Geographic l’ha insignita del titolo  di Adventurer 2017 e qui  apro una piccola parentesi  su  quello che una pubblicità, di una nota marca di  auto,  definisce come carattere di  avventura:

Ti svegli, ti alleni, caffè, giacca, corri  al  lavoro

riunioni, mangi  ti  fermi.

Ti svegli, ti  alleni, ti incontri, caffè, ritardi  riunioni,

mangi, ti  fermi.

Ti svegli, nuovo  lavoro, giacca, ti  alleni, mangi,

non ti  fermi.

L’avventura è la nostra routine 

L’avventura è la nostra routine? A me sembra piuttosto il viatico per una vita stressata e nevrotica: tutto  si  riduce al  semplice fatto  che non è  posando  i glutei  sul sedile di  un SUV  che si  diventa automaticamente avventurieri.

Mira Rai, invece,  essendo nata in una famiglia non certo  ricca, ed essendo la prima di  cinque figli, aiutava a sei  anni ad accudire un gregge di  capre. Diventando poco  più grande, trasporta sulle sue spalle sacchi  di  frutta, riso ed altro verso i mercati più vicini:  questo vuol dire, ricordandoci  che siamo  in Nepal, giorni  di  cammino e dislivelli  da coprire.

A 14 anni  per sfuggire a questa routine (notate il senso ironico  con  cui  ho  scritto  la frase in riferimento alla pubblicità di  cui  sopra?) si  arruola nell’esercito rivoluzionario  maoista, rimanendovi  per due anni e, dice lei, senza mai  sparare un colpo.

Nel 2014 avviene la svolta, quella possibilità di prendere al  volo  la  foglia che scorre in un fiume: partecipa ad una competizione di  ultra running, la Kathmandu West Valley Rim 50 (la cronaca  dice che corre   scalza) arrivando, unica donna, al  traguardo.

La sua tenacia conquista il cuore di  due persone che l’aiuteranno: Richard Bull, organizzatore della SkyRace Trial Running Nepal e l’italiana Tite Togni (campionessa di  corsa in montagna) che se la porta sulle nostre Dolomiti  per allenarla.

Da allora in poi  un successo  segue l’altro, fino  ad arrivare seconda sfiorando il titolo mondiale alle Skyrunner World Series.

A monte di  tutto c’è il suo  impegno ad aiutare le giovani  donne nepalesi ad emanciparsi  attraverso lo sport: capite perché l’ho inserita fra le mie superwoman?

Alla prossima! Ciao, ciao……………..

 


 

Al Trento Film Festival è stato proiettato in anteprima il film – documentario  Mira Rai per la regia di Lloyd Belcher: 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra Hedy Lamarr ed i cyborg chi preferite?

 

Tutto  bene?

Si, grazie.

 

Specchiandovi  a voi  non capita mai  di parlare con il vostro  doppio?

Qualche volta (spesso….sempre) a me succede: è  come darsi una carica prima di iniziare la giornata:  di  fare una rassegna mentale, oltre  che visiva, per assicurarmi  che tutto proceda per il meglio.

Qualche volta, però,  lo specchio  si  rompe, specie quando gli  chiedo: Specchio, specchio  delle mie brame chi è la……………..

Lei, invece, non aveva bisogno di  specchiarsi, tanto  che era intelligente, bella e sicura di  se, a tal punto da sfidare la morale della sua epoca ed apparire completamente nuda nel film del 1933 Estasi.

Lei, la mia superwoman di oggi, è Hedy Lamarr.

Celebre è la frase con cui  rispondeva alla domanda di  coloro  che chiedevano come si potesse diventare una femme fatale:

Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobili e recitare la parte dell’oca

Una donna simile aveva anche dalla sua parte un’intelligenza straordinaria, tanto  che un suo  brevetto è oggi  alla base dei  sistemi  di  telefonia e delle reti  wireless.

 

Adesso, prima che mi si  accusi  di plagio, queste ed altre notizie su  Hedy  Lamarr le potete trovare su 24Cinque, oppure nella versione pubblicata su  Medium

 


 

Non sono super invece i 150 individui, impiegati di una società con sede in Svezia, la Epicenter,  i quali  sono stati  convinti  a farsi  impiantare un microchip  sottopelle.

Questo aggeggio non li renderà persone dotate di  superpoteri (bastano  gli  eroi  della Marvel per questo ) ma saranno i primi a poter interagire con le macchine dell’azienda: in pratica un dialogo  tra robot.

Con questo chip RFID potranno, inoltre, fare a meno  del badge, oppure acquistare merci  avvicinando la mano  ad un lettore.

Quando  andranno in bagno a fare la pipì, una piccola scossa elettrica avvertirà se si  stanno  troppo  attardando nell’espletare il loro  bisogno  fisiologico : tanto  sono  cyborg.

Quest’ultima nota è naturalmente una mia battuta: io, comunque,  neanche se mi pagassero il doppio del mio  stipendio mi farei mettere un chip sottopelle……

….per il triplo potrei  incominciare a farci un pensierino.

Alla prossima! Ciao, ciao……….

 


 

Parlando  di  robot, loro non potevano  mancare:  Kraftwerk – The Robots

 

 


 

 

 

 

Parole (e ricette) a gogò

– Oggi sono cattiva – /©24Cinque

 

Parole a gogò quindi iniziamo:

  • A proposito delle querelle nata a seguito di una supposta supremazia delle donne dell’Est nei  confronti  di quelle italiane, tesi offerta durante un programma condotta da Paola Perego (non chiedetemi  quale), un tizio questa mattina, intervento ad un programma radiofonico, ha detto che: <<E’ vero, le donne dell’Est sono migliori, perché  quelle italiane sono maleducate, hanno poca dimestichezza con l’igiene, sono  arroganti…ecc. ecc.>> ….

Caro il mio maschietto, se proprio noi donne italiane ti  siamo  simpatiche, perché non emigri?

Con tanti cervelli in fuga chi  vuoi  che se ne accorga se a fuggire è un singolo  neurone?

  • Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, ha recentemente dichiarato che il sud dell’Europa, quindi compresa l’Italia, ha sperperato  soldi in donne ed alcool.

Se è vero che il sud dell’Europa ha sperperato  denari  per alcool e donne, è anche vero che nel  nord Europa le canne (non quelle di palude) sono un passatempo quotidiano.

Forse che J.D.  ne abbia abusato?

  • Il tribunale di Torino ha assolto un uomo (…?)  dall’accusa di violenza sessuale perché la vittima che ha subito  il suo palpeggiamento ha semplicemente detto basta senza gridare o reagire violentemente.

Quindi, la prossima volta che un uomo (….?) palpeggia il nostro  sedere siamo  autorizzate a reagire violentemente, anche con un calcio nelle sue parti medio  basse, possibilmente calzando scarpe antinfortunistica con la punta rinforzata.

Per oggi  basta.

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


 

 


 

A proposito  di  alcol: l’altra sera sera, quando  a cena abbiamo  avuto  degli amici………….. 

 


 

Mimose per l’8marzo? No, meglio lo sciopero

– Oggi resto con me -/©24Cinque

 

Aspettando  la solita pioggia di mimose che, nella giornata dell’ 8 marzo, ci  sommergerà, insieme a messaggini, cioccolatini e quant’altro possa farci (dis)piacere, il tutto per ricordarci che apparteniamo  a quell’altra metà del cielo molto  bistrattata negli  altri 364 giorni dell’anno: perché non scendere prima in sciopero?

Si, care amiche, proprio  l’8 marzo scioperiamo, facciamo  sentire la nostra voce nelle piazze per combattere sessismo, violenza contro le donne e, visto  che ci  siamo, parità salariale.

Non è uno sciopero tutto italiano ma riguarda 40 nazioni di cui la primogenitura è dell’Argentina in quanto, a Rosario alcuni  anni fa furono le donne a scendere in piazza per difendere i propri (nostri) diritti.

In Italia lo sciopero  viene indetto dalla rete #nonunadimeno e dai  Centri  Antiviolenza D.i.Re unico  rifugio in Italia per le donne che hanno  subito  violenza.

Allora, cosa facciamo  l’8 marzo?

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 



 

 

 

 

Notizie qua e là, ma sempre del cavolo…….

– News – /©24Cinque

 

Premettendo  che l’omosessualità NON è una malattia, quando  ho  letto  la notizia di  Wired, riferita ad una cura omeopatica che guarirebbe le donne dall’essere lesbiche, ho pensato  che a Carnevale ogni  scherzo  vale.

Purtroppo, però, la notizia è vera quanto l’esercizio  commerciale che mette in vendita lo (pseudo) farmaco.

Che dire?

Ci sarà pure, da qualche parte, un farmaco contro l’oscurantismo dilagante ( o meglio: l’idiozia dilagante).  

L’ARTICOLO  DI  WIRED

 

Dalle pagine del sito  di  Marie Claire leggo  invece che, secondo una ricerca di  vattelappesca, i fratelli  maggiori  sono migliori  della progenie che segue.

Cioè, loro  sono: più intelligenti, più leali, più saggi, più blablabla…………….

Sarà che, essendo sia “lui” che la sottoscritta  secondogeniti, rigettiamo in toto queste affermazioni essendo  esse solo  frutto  di illazioni prive di ogni  fondamento  reale.

 

L’ARTICOLO  DI  MARIE CLAIRE

 

Secondo i ricercatori  della Nottingham Trent University (se è  a Nottingham è ovvio  che sia un’università  inglese), un uomo che indossa una t-shirt con sopra stampata una T ha più probabilità di  sedurre una donna.

Questo perché la T richiamerebbe alla mente femminile la forma del  torace maschile corrispondente a spalle larghe e vita sottile.

A questo punto, penso  che:

  • I ricercatori della NTU non hanno di  nulla di  meglio  da fare.
  • La qualità dell’erba che di solito  fumano  è pessima.
  • Noi donne non ci lasciamo  ingannare da una lettera dell’alfabeto anzi, per alcuni  tipi  maschili, non basterebbe l’intero  alfabeto  (compreso le lettere J, K, W, X e Y) a farcelo desiderare.
  • Se poi uno ha il fisico di  Woody Allen……

Alla Prossima! Ciao, ciao…………………

 


 

Eh si cara Caro  Emerald: è proprio quell’uomo…..(magari  senza T-Shirt)