Quanto sono dolci i “Dolci della Caterina”

Una delle ricette che troverete nello  speciale sui "Dolci"
Una delle ricette che troverete nello speciale sui “Dolci”

 

Giuro: eravamo in una pizzeria a Chiavari quando, ad un tavolo vicino al nostro, è stata servita ad  una ragazzina una pizza con sopra una marea di patatine fritte intinte in quella che doveva essere salsa di pomodoro.

E dire che la ragazzina era piuttosto minuta (magari  aveva gli  stessi  succhi  gastrici  di  Alien) ma, continuando con quel  regime alimentare, come sarà fra qualche anno?

Spero per lei  che la tortura che si  è auto inflitta (cioè ingurgitare quella cosa che  poteva essere tutto meno  che una pizza) sia solo una boutade adolescenziale.

Comunque è pur vero  che mangiare di meno  allunga la vita (non tanto  di  meno, mi raccomando): una recente ricerca….(perché scrivo  sempre una recente ricerca?) fatta su  dei macachi  messi  a dieta.

Lo studio (serio) su  dieta ed invecchiamento 

Nell’esperimento sono stati  utilizzati  appunto  i  macachi perché essi condividono  con l’essere umano  il 93% del patrimonio  genetico  (con qualche uomo di  mia conoscenza la percentuale arriva al 100%).

Ebbene questa restrizione calorica a cui, loro malgrado, sono  stati  sottoposti  i  macachi ha avuto  dei  benefici  allungando  loro  la vita.

È anche veroche, una volta terminato l’esperimento, tutti i macachi  che hanno partecipato ad esso, quindi certamente  affamati, hanno avuto in premio quella pizza-killer descritta all’inizio  dell’articolo.

Dicono che sono morti  con il sorriso  sulle labbra (macache)…

Va bene, ho  voluto  scherzare e per farmi perdonare nel  box in basso  troverete le ricette per alcuni  tipi  di  dolce…(sempre da mangiare con moderazione, oppure fate un po’ come volete).

Alla prossima! Ciao, ciao………..

 



 

Magari a fine pranzo un bel  Sirtaki per smaltire la calorie in eccesso: 

 


 

Rolli, caruggi, mugugni e pànera: anche questa è Genova

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Mi hanno  chiesto, durante una conversazione incentrata sui  viaggi  nelle capitali  europee,  quale tra le città di  Parigi  e Londra fosse stata quella che più mi  è piaciuta.

Siccome Parigi la conosco, mentre a Londra non ci sono mai  stata, la mia ovvia risposta è stata: Genova!

Anche perché domande simili, dove i paragoni sono fuori luogo (pur essendo i  soggetti  due città), sono banali  come quando  si chiede ad un bambino se vuole più bene alla mamma o  al papà (qui  la saggezza dei piccoli  è tutta racchiusa in una parola: uguale).

Il preambolo è tutto  per i Rolli Days 2016 che, in un’unica giornata,  ha visto la presenza di  ben 90.000 visitatori, cioè tutta la popolazione di  Lodi  e Biella insieme (magari  quella di un mega condominio di  Singapore….esagerando).

Cosa siano i Rolli lo spiega molto  meglio  di me Wikipedia ( a proposito  cosa ne dite di  donare anche solo  due euro affinché Wikipedia continui  ad essere la nostra enciclopedia libera?).

C’è un motivo  particolare per cui quest’anno i Rolli  avevano un motivo in più per essere visitati: sono trascorsi  dieci  anni  da quel 13 luglio 2006 quando una speciale commissione UNESCO, riunitasi  a Vilnius (Lituania), inserì i Rolli  nella prestigiosa lista del  Patrimonio  dell’umanità.

C’è un altro  aspetto  da considerare e che è di  fondamentale importanza per la manifestazione dei  Rolli Days: il ruolo dei  giovani, tutti studenti, dottorandi e ricercatori dell’ Università degli  Studi  di  Genova che hanno fatto  da guida ai  visitatori dimostrando nel  farlo tutto il  loro  entusiasmo  e la  passione per l’arte, la storia e l’architettura.

Senza il loro  contributo, in forma volontaria e quindi non retribuita,  l’impalcatura organizzativa dei  Rolli crollerebbe: quindi  grazie, con l’augurio che tutto  ciò si  trasformi in un lavoro  per il vostro  futuro.

Genova: caruggi e mugugno. I caruggi  ci  sono  da sempre, sono  la caratteristica del più grande  centro  storico d’Europa. Il mugugno è personale: è mai possibile che passeggiare tra alcuni  di questi  vicoli è come camminare in un campo  minato? Le “mine” in questo  caso  sono la cacca dei  cani che proprietari distratti non raccolgono prontamente.

Genova: pesto, focaccia e pànera.

I primi  due prodotti sono universalmente conosciuti (penso  anche dalle parti di Marte), il terzo forse un po’ meno: la pànera (contrazione in genovese delle parole panna e nera) è un semifreddo composto da panna fresca, polvere di  caffè  arabica, zucchero  e tuorli  d’uovo.

La pànera, la cui  ricetta originale risale al XIX secolo,  ha il riconoscimento  di prodotto  agroalimentare tradizionale  (PAT): si può anche preparare in casa (vedi  ricetta in basso) ma, sicuramente, il gusto non sarà all’altezza di  quello  che ci  verrà  servito  nelle migliori  gelaterie genovesi.

Provare per credere.

Alla prossima! Ciao, ciao….

 

PANERA CASALINGA

Ingredienti:

un litro di panna fresca da montare 60 g di caffè macinato (arabica) 200 g di zucchero

Preparazione:

Versare la panna in una casseruola possibilmente dal fondo concavo, aggiungere il caffè e portare ad ebollizione. Al momento dell’inizio del bollore aggiungere lo zucchero, farlo sciogliere mescolando e togliere dal fuoco. Attendere che la polvere del caffè si sia depositata sul fondo della pentola e filtrare con un telo. Quando il composto sarà freddo versare nella gelatiera e procedere come al solito per fare il gelato.

 


 

Facciamo  due passi in centro con Petula Clark?

 

 

Traduzione in italiano del  testo  di  Downtown

 

Quando ti senti solo e la vita ti fa questo effetto
Puoi sempre andare in centro
Quando hai brutti pensieri, i rumori e la frenesia
Aiutano se vai in centro.
Ascolta la musica del traffico in città,
Perdi tempo sul marciapiede con le belle insegne al neon.
Cosa ci perdi?
Le luci sono più brillanti lì
E dimentichi i problemi, dimentichi le preoccupazioni.
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non c’è posto migliore del centro
Tutto lì aspetta te
Non aspettare fino a che i problemi ti sommergono
Ci sono i film in città
Forse conosci qualche posto carino
Che non chiude mai in centro
Ascolta il ritmo di una bossanova leggera
E comincerai a ballare prima che finisca la notte
Di nuovo felice
Le luci sono più brillanti lì
E dimentichi i problemi, dimentichi le preoccupazioni
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non c’è posto migliore del centro
Tutto lì aspetta te
In centro
In centro
E magari incontri una persona che ti aiuti a capirti
Qualcuno che ti assomigli e ha bisogno di una mano gentile
Per essere guidato
E allora ti incontrerò lì
E dimentichiamo tutti i nostri problemi, dimentichiamo le nostre preoccupazioni
Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non aspettare neanche un minuto, in centro
Tutto lì aspetta te, in centro

 

194 parole per il tiramisù (ma il SEO dice che non sono sufficienti)

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Secondo i dettami imposti  dal  SEO (Search Engine Optimization) per dare visibilità al sito  dovrei, tra l’altro, scrivere ogni  volta un articolo composto  da almeno  trecento parole.

Fin qui  ne ho  scritte 33, ne mancano  per l’ottimizzazione ancora duecentosessantasette: cosa si  fa in questi  casi?

In mancanza di idee si  ricorre ad espedienti  come lo  scrivere una ricetta.

Per cui, SEO o  non SEO, addolcendo quello  che ne  rimane delle duecentosessantasette parole mancanti, vi propongo una semplice ricetta per il tiramisù

Alla prossima! Ciao, ciao…………………..

Ingredienti per 6 persone

  • 32 biscotti savoiardi
  • 6 tuorli  d’uovo
  • 500 g di mascarpone
  • 250 g di zucchero
  • Caffè freddo zuccherato
  • Cacao amaro

Preparazione

Montiamo a spuma i tuorli  d’uovo con lo zucchero, vi incorporiamo il mascarpone ottenendo così una crema morbida.

Disponiamo uno strato  di  sedici  savoiardi (i biscotti, non  abitanti  della Savoia) sul fondo  di un recipiente quadrato o rettangolare e bagniamo  con il caffè zuccherato  quanto  basta.

Spalmiamo  sui  savoiardi metà della crema, sovrapponendovi un altro  strato  di  sedici  biscotti bagnandoli con altro  caffè; quindi  completiamo con la rimanente crema di  mascarpone.

Poniamo in frigorifero a raffreddare e, al momento  di  servire, spolverizziamo con il cacao amaro la superficie del dolce.

 


 

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La delizia di un lago: Bled e la sua Kremsnita

Bled

 

Non sempre è preferibile affidarsi al navigatore per raggiungere una meta.

Ad esempio, partendo dalla località di Bovec per raggiungere il lago  di  Bled, la nostra Sylvie (così abbiamo deciso di  ribattezzare il nostro  TomTom) soavemente ci  ha chiesto  se volevamo il percorso  più veloce.

Dove lei poverina per “più veloce” intendeva un percorso  (quasi) interamente autostradale: così siamo  usciti  dalla Slovenia in Italia (Tarvisio), da qui  abbiamo  percorso un tratto dell’autostrada austriaca (€ 7,20 di  pedaggio) e siamo  rientrati in Slovenia dirigendoci, finalmente, verso il lago da favola della Slovenia.

Bled è un gioiello con quel isolotto in mezzo  al  lago circondato  dai monti, orgoglio  degli  sloveni  deve, però, la sua fama iniziale ad un medico  svizzero: Arnold Rikli che, nel 1885, bevendo acqua del posto  guarì da una malattia. Ciò lo  convinse ad aprire un centro  di  cure molto  moderno  per l’epoca: cibo  sano, molto  sport e bagni solari.

Mi viene da pensare che Rikli  avesse già da tempo  in mente di  creare la sua clinica (forse la sua bevuta di  “acqua salutare” era puro marketing), e che i  suoi  ospiti  (immagino molto  danarosi) non potevano  che trovare giovamento per  quel  tipo  di  cura.

In seguito  arrivò la ferrovia che collegava Bled a Vienna e voilà il gioco  era fatto: Bled divenne una delle mete più blasonate della borghesia mitteleuropea di quel periodo.

Non so  se oggi il lignaggio ( il riferimento  è da intendersi in senso ironico) sia lo stesso di  quell’epoca, ma essere parte di un mondo  variopinto che affolla le rive del lago  è senz’altro molto  più divertente che condividere il proprio  spazio con  individui  blasonati  con la puzza sotto il naso….non me ne voglia la regina Elisabetta.

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Le guide dicono  che generalmente per coprire l’intero perimetro del lago  occorre un’intera giornata: forse per i più pigri ciò è vero, ma noi senza fatica (soprattutto senza correre) abbiamo impiegato meno  di  cinque ore considerando  varie soste (anche quella per la pipì) e la pausa pranzo (si  vede che sono rientrata  al lavoro….sigh).

Delizia per gli occhi  e delizia per il palato: la Kremsnita (in italiano “fetta di  crema”) è il dolce nato  a Bled (ma di  derivazione asburgica, si  trova anche a Trieste): è una pasta sfoglia al  burro  ripiegata sette volte. Dopo  averla fatta riposare tutta la notte, la si  mette in forno e, a cottura ultimata, la si  ricopre con uno  strato  di  crema  all’uovo fatto  bollire per sette minuti  (è una fissazione per il numero  7), prima di incorporare gli  albumi montati  a neve. A questo  strato  se ne aggiunge un altro  di  panna montata ricoperto, a sua volta, con una seconda sfoglia di  pasta spolverata di  zucchero  a velo.

Dober tek (buon appetito in sloveno)…..

Alla prossima! Ciao, ciao………..