Nel “Bosco della Mesola” tra i cervi invisibili

L’ingresso del Bosco della Mesola con i cartelli esplicativi di ciò che andremo a vedere (© 24Cinque)

PRIMA DI INIZIARE:

Il cervo della Mesola

I cervi presenti  nella riserva naturale dello  stato  “Bosco  della Mesola”, in provincia di  Ferrara, sul margine meridionale del  delta del Po, rappresentano  un’entità faunistica di  estrema rilevanza sotto  il profilo zoogeografico, ecologico, conservazionistico e storico. Innanzitutto, essi  costituiscono la sola popolazione di  cervo  autoctona dell’Italia peninsulare, sopravvissuta a secoli  di  caccia e alterazione dell’habitat da parte dell’uomo.

Questo nucleo è uno  dei pochi in Europa a non essere mai  stato oggetto di ripopolamenti con esemplari  di provenienza esterna.

L’isolamento  geografico nell’area del  delta del  Po, in un habitat di  bosco  planiziale litoraneo, a cui  questo  nucleo  è stato  sottoposto  da secoli, ha prodotto un ecotipo rustico, adatto  ad un ambiente scarsamente produttivo, con caratteristiche morfologiche e struttura del palco parzialmente differenti  dagli  altri  cervi.

Inoltre, recenti  studi di  carattere genetico hanno evidenziato  come questi  esemplari presentino un aplotipo esclusivo, a livello  di Dna mitocondriale, un’affinità con il cervo  sardo e, in parte, con quello iberico, ma ben distinti  da quelli  del centro-nord Europa.

La sopravvivenza a  lungo  termine del  nucleo  del  cervo della Mesola è messo a rischio  da fattori  demografici, dovuti  all’esiguità della popolazione, dal  basso  tasso  riproduttivo del  nucleo  sopravvissuto, dalla competizione interspecifica con il daino, dalla mancanza di  sottopopolazioni alternative a quella principale, oltre che alla bassa variabilità genetica.

Questa lunga prefazione non è ovviamente farina del mio  sacco ma è stata ripresa (copiata) interamente dalla guida introduttiva del  Programma nazionale per la conservazione del  cervo  della Mesola a cura del  Corpo  Forestale dello  Stato (Carabinieri?).

Detto  questo  di  cervi non ne abbiamo  visto  neanche uno: forse si  tratta di  esemplari  timidi, oppure la notte prima hanno  fatto  bagordi e si  stavano giustamente riposando.

All’interno  del  Parco, comunque, vi  sono  percorsi autorizzati liberamente fruibili, mentre altri  settori sono  aperti  al pubblico solo attraverso l’accompagnamento  di una guida del  Corpo  Forestale  (Bosco  della Mesola – INFO).

(© 24Cinque)

Sono  presenti  tre percorsi di cui  quello indicato con un segnavia di  colore rosso è il più lungo: viene dato con un tempo  di percorrenza di  due ore e mezza ma, in effetti, il tempo  necessario a percorrerlo  tutto (senza fretta) si  riduce all’incirca di un’ora.

Esiste anche un circuito per ipovedenti, ma il suo  stato ci  ha lasciato perplessi sulla sua usufruibilità da parte di persone con questo   tipo di problematica.

Il terreno, che è di  origine alluvionale, indice della presenza di  antiche dune, ha con il tempo formato  dei  ristagni  d’acqua con la presenza di  vegetazione palustre.

Mesola agli argini del Po / © 24Cinque

 Per concludere la giornata non possiamo  rinunciare alla visita di  Mesola e al  suo  castello sede del Museo del Cervo  e del  Bosco  della Mesola

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………….


 


 

Ancora un po’ di Po

 

Il faro dell’Isola di Goro

 

Ninna nanna, la Borda lega i bambini  con una corda.

Con una corda ed una cordicella, lega i  bei  bambini   e poi li stringe , con una corda e con un legaccio, lega i bambini  e poi li ammazza.  

 

Questa dolce ninna nanna romagnola, degna erede degli incubi  che IT mi ha donato (è il personaggio  di uno  dei più famosi  romanzi  di  Stephen King), è dedicato  alla figura della Borda, oppure Bùrda in ferrarese, cioè un essere malvagio,  metà strega e metà essere umano, che vive nelle acque dei  canali del  Delta del  Po e, nelle giornate di nebbia, rapisce i  bambini annegandoli nelle paludi.

A dir la verità quando  abbiamo  parlato  del nostro  viaggio nel  delta, alcuni hanno  fatto  riferimento più alla paura di incontrare Igor il russo  (l’assassino  che tra questi  canneti  ha trovato  rifugio  e che è scomparso  dalla pagine della cronaca nera) che la stregaccia romagnola.

Ma il delta è stata anche il rifugio di Romualdo:

…dalla palude esce un tanfo insopportabile, l’aria è irrespirabile e Romualdo, cercando di  resistere, finisce <<depilato, tumefatto e di colore verde vivo>>. Persino  uno  come lui  deve arrendersi e cercare un altro luogo, sempre nel delta del  Po, in un isolotto  tra due bracci  del  grande fiume. Lì si organizza meglio: costruisce una baracca per ripararsi  dalle intemperie, si  fabbrica – proprio come fa Robinson nel  romanzo  di  Defoe – gli  attrezzi  fondamentali  per la sopravvivenza…

Soprattutto prega e cerca di  respingere i  visitatori  e discepoli che sempre più numerosi riescono  a raggiungere quell’isola sperduta (si chiamava Pereo).

Tratto dal libro Sulle strade del  silenzio  di Giorgio  Boatti 

 

Comunque, se sono  qui  a scrivere significa che nulla di  male mi è capitato, o per meglio  dire nulla di  male mi  sarebbe capitato se non il timore di un concreto  mal  di  mare una volta imbarcata per l’escursione nel  delta.

Male evitato perché il mare non era certo  tempestoso  e, soprattutto, perché l’amica Fulvia mi  ha prestato i  braccialetti anti-nausea (li consiglio se soffrite di mal di  mare).

Naturalmente, anche se non avessi  sofferto del  mal di  mare, ci  sarebbe stato  “lui” a ricordarmelo, infatti:

Dopo cinque minuti  di  navigazione:

“Come stai?”.

“Sto  bene, grazie”.

Dopo dieci  minuti di  navigazione:

“Come stai?”

“Sto  bene, grazie”

Dopo un quarto d’ora di  navigazione:

“Come…..”

“Se me lo  chiedi  ancora ti  butto in mare”

 

 

A bordo  della motonave Dalì, al  comando  di un giovane  capitano laureato  in geologia, prodigo  di  spiegazioni sull’ambiente circostante siamo partiti da Porto  Garibaldi (salpati? Mi sembra un po’  esagerato) seguendo  questo programma:

 

Sacca di  Goro (delta del  fiume).

Navigazione lungo  i rami  del Po di  Goro  e del Po di  Gnocca (qui  i commenti della fauna maschile si  sono  sprecati).

Sosta e sbarco sulla spiaggia dell’Isola dell’Amore (idem come sopra per quanto  riguarda i commenti).

Rientro in barca e pranzo (molto  buono a base di  risotto  e frittura di  mare).

Ripresa della navigazione verso l’Isola dei  Gabbiani e la sacca degli Scardovari.

Rientro a Porto  Garibaldi

Durata dell’escursione: dalla e9.30 fino  alle 15.00 circa.

Euro  35,00 a persona (15 euro da 6 a 12 anni; gratuito  da 0 a cinque anni).

Partenze dal 27/03 – 22/05 e dal 17/09 – 09/10 il sabato  e prefestivi, domenica e festivi.

Dal 17/09 – 11/09 tutti  i giorni

[email protected]

 

L’ambiente del  delta è quello  che ognuno  di noi  può immaginare e sentire  attraverso le proprie emozioni: bellezza e malinconia sono  quelle che andavano  a braccetto per quanto mi riguarda (penso  che lo stesso  sia stato per “lui).

 

 

Il rudere dell’ultimo casone

 

 

Per quanto  riguarda l’avvistamento  della fauna la giornata non è stata delle più fortunate, forse dovuto al  fatto  che non era il periodo  adatto  per scorgere gli  abitanti  alati del  delta. Ci siamo rifatti nel  vedere  volare, di  sera, stormi di  aironi verso i loro nidi alle foci  del  fiume.

Ancora qualche foto  e poi  vi  lascio  liberi……

 

Lo sbarco sull’Isola dell’Amore….non vi sembra una puntata di LOST?

 

Ops!….L’autrice del blog ……………………………………………………………………………….Alla prossima! Ciao, ciao……………….

 

 

 

Un PO di tour

 

Immaginate l’estraniazione di un orso polare che, per un qualche sortilegio, risvegliandosi  dal  letargo, si  ritrovi  tra le dune di un deserto  anziché nel suo  habitat naturale.

Porto  Garibaldi non è ovviamente un deserto, ma “lui” poteva benissimo interpretare la parte dell’orso disadattato: ho  visto il suo  sguardo perlustrare a 360° l’orizzonte nel  vano  tentativo  di  scorgere il profilo  di una montagna, di una collinetta, anche solo  di un dosso.

Alla sua espressione, alquanto annichilita, è seguita un’unica frase che poteva esprimere il suo  disappunto: “E’ tutto  così piatto!”.

 

 

A dir la verità ho  avuto il sospetto  che la sua fosse tutta una messinscena, in quanto  sapeva benissimo che il Delta del Po  è fatto per far spaziare la vista senza soluzione di  continuità.

Il viaggio  che ho  tanto  desiderato  fare e che alla fine ho ottenuto (se non dopo un adeguato ultimatum alla sua ritrosità nell’abbandonare per qualche giorno gli  scarponi) è iniziato a Comacchio, proseguendo per Porto Garibaldi dove un confortevole B&B ci  avrebbe ospitato (il nome è omonimo  alla località), includendo una visita culturale all’Abbazia di  Pomposa   (tema di un prossimo  articolo), con un po’ di Nordic Walking nel  Bosco  della Mesola (altro  articolo: vi  tocca) e, non poteva certo mancare, l’escursione in barca nel  Delta del Po (si, anche questo sarà argomento di un ennesimo  articolo).

 

Un altro ospite di Porto Garibaldi

 

Come la maga Circe ha ammaliato i compagni di  Ulisse, così la placida mollezza della riviera adriatica ha inibito la sua necessità di  continuo movimento: l’ho visto aggirarsi per le banchine del porto guardando  i pescherecci e chiedere che genere di pesci erano  quelli pescati (lui che, in genere, si  ciba di  tonno in scatola, sardine sempre in scatola e di qualche surgelato………….beh, si lo ammetto: cucinare il pesce non è il mio massimo).

 

 

Mi sono preoccupata solo quando ha fatto ciao ciao con la manina rispondendo  al  saluto dei  turisti che rientravano a bordo  di  una barca dopo l’escursione nel  delta.

Tutto  è rientrato  nella normalità quando mi ha proposto due passi sulla spiaggia: due ore e più di  camminata nella sabbia con clima che tutto  poteva essere meno  che primaverile.

Un ultimo  consiglio prima di  concludere: non si può andare via da Porto Garibaldi senza aver mangiato la frittura di pesce (per questa volta il  colesterolo può….andare a farsi  friggere): senza ombra di  dubbio  una delle migliori  fritture la potete gustare presso  la Friggitoria El Puerto in via Caduti  del Mare 64…provare per credere (io non dico  mai  bugie….o quasi).

Alla prossima! Ciao, ciao…………

 


 

Così non l’avevo  mai  sentita……….