I Fradei e Lovecraft: un incontro (im)possibile?

Navigando nel Delta del Po
©caterinAndemme

Come in Transilvania ma sul fiume

Certo è  che nel Delta del Po non troveremo Dracula a caccia di  colli femminei da azzannare, tanto  meno lupi mannari o spettri (magari  quelli  si) eppure, quella nebbia invernale che cala sulle sue paludi, quell’umidità fredda e appiccicosa, potrebbe essere il sipario dietro  cui  si nasconde chissà quale presenza demoniaca.

Nei  decenni  scorsi circolava in questi luoghi  la leggenda metropolitana (piuttosto  leggenda fluviale) di un essere dalle sembianze di lucertola il quale, emettendo grida paurose,  spaventava i poveri  disgraziati che incontrava: c’è da credere a riguardo  che, per avere questi incontri  del  terzo  tipo, il tasso  alcolemico nel  sangue dovrà essere piuttosto alto (in sintesi ubriachi).

HPL
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A questo uomo lucertola si  aggiungeva il tipo più consono  all’ambiente di un   fiume e cioè l’uomo pesce: da quest’ultimo  esemplare zoomorfo  arrivo a parlare di  quello  che si  è detto di un (im)probabile viaggio di H.P. Lovecraft nel Polesine del 1926.

Come si  è scoperto  del  viaggio del maestro  del  romanzo  gotico nel Polesine

Prima, però, vi  ricordo  che ho  già parlato del maestro  del  romanzo  gotico (per me è tale) in un articolo  sul blog e cioè:  Era una notte buia e tempestosa quando  Alhazred scoprì il Necronomicon

Nel 2002, a Montecatini, in un mercatino di libri  usati un uomo trova un’edizione di Émile  Zola  del 1895 nel  cui interno  scoprirà una volta arrivato  a casa un manoscritto in lingua inglese contenuto in una busta.

E’ un diario  di  viaggio vergato  con inchiostro blu e composto  da una decina di  fogli con alcuni  disegni, in cui all’inizio  si  legge:

15 maggio 1926: partito  dal porto  di  New York alle 19.12 con dodici  minuti  di  ritardo

Il diario  prosegue nella descrizione del lungo  viaggio  che porterà il misterioso uomo da l’Inghilterra fino  a Venezia e quindi  nel Polesine.

Insieme a questi  fogli manoscritti  vi è una cartolina con raffigurante il Caffè Florian di  Venezia che, dopo una frase, riporta la firma con lo pseudonimo di  Granpa Theo lo stesso  che Lovecraft usava per firmare le sue innumerevoli lettere destinate agli  amici.

Basta questo affinché lo  scopritore del manoscritto – di  cui, a questo punto, posso  farne il nome e cioè Roberto  Leggio – pensa ad una sceneggiatura di un film documentario presentato al  Festival del  Cinema di  Venezia nel  2004: H.P. Lovecraft – ipotesi  di un viaggio in Italia 

Gia, ma perché Lovecraft era arrivato in Italia e in special modo  nella zona del Polesine?

Secondo i documentaristi per trovare l’ispirazione nei  Racconti  del  Filò, un insieme di  leggende e miti tramandati dalla  popolazione originariamente  in forma orale, in cui si  narra di streghe e di  uomini pesce (nei  Miti  di Cthulhu Lovecraft parla appunto  di divinità acquatiche che aspettano il momento  di  dominare la Terra).

Non solo, sempre secondo  la ricostruzione riportata nel  docu-film,  a Loreo  (cittadina in provincia di  Rovigo) l’autore ebbe modo  di incontrare gli  adepti di una congregazione di  flagellanti: i Fradei  

I Fradei  si incontrano nella Notte della Santissima Trinità per la processione notturna che li porterà all’interno della chiesa della Madonna del  Pilastro. Qui, a porte chiuse, si  celebra un rito  vecchio  di  secoli e di  cui  solo  gli appartenenti  alla congrega ne conoscono lo  svolgimento.

E’ ovvio  che dietro a questo misterioso  rito, per di più tenuto a porte chiuse in un luogo  sacro, sono  nate delle leggende, ad esempio che loro, i Fradei, nel loro  segreto  venerino  un uomo pesce: da questa divinità Lovecraft ne avrebbe tratto lo spunto per i  suoi incubi  letterari (Dagon tra essi).

La verità è che dietro  a quella porta chiusa i Fradei si  riuniscono  per una notte di  meditazione (oppure per un torneo  di  bridge).

Concludendo 

Delta del Po (bozzetto di paesaggio)
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La verità credo  che sia un’altra e cioè che H.P. Lovecraft non sia mai  venuto in viaggio  in Italia, tanto meno nel Delta del  Po e, quindi, che non abbia mai  incontrato i Fradei.

Non voglio  mettere in dubbio  l’ipotesi  del  viaggio in Italia come descritto  nel  docu – film omonimo, ma ad esso preferisco  senz’altro  la realtà storica che dice:

Nel 1926 Lovecraft fa ritorno  a Providence sua città natale. Questo  dopo  aver trascorso un periodo  a New York funestato  da problemi  economici a seguito  dell’impossibilità di  trovare un lavoro  e del  fallimento dell’attività commerciale della moglie Sonia (da cui  si  separerà due anni  dopo).

Quindi, senza capacità economica, come avrebbe mai  potuto  organizzare un viaggio in Europa?

Voi  cosa ne dite?

Alla prossima! Ciao, ciao…