Le Amazzoni: mito, cinema e fumetti

«Guerriera ardita,
che succinta, e ristretta in fregio d’oro
l’adusta mamma, ardente e furiosa
tra mille e mille, ancor che donna e vergine,
di qual sia cavalier non teme intoppo.»

Virgilio, Eneide Libro  I 810 – 814 

Dal mito  al  cinema (passando per i  fumetti): il mondo delle Amazzoni

Per prima cosa bisogna subito  sfatare un luogo  comune sulle Amazzoni: non è vero che si  amputavano  la mammella destra per meglio giostrare con arco  e freccia, come del  resto è vero che il seno sia lo spazio  tra le due mammelle:  quindi  se un lui (ma anche una lei o un leilui) in un momento  di intimità esalta la bellezza della nostra mammella (dandole, appunto, il giusto nome) non offendiamoci.

Lasciando ad altri momenti ogni  divagazione a riguardo  dell’anatomia femminile, ritorniamo  al mito  delle Amazzoni.

L’oratore e logografo  ateniese Lisia (Atene, 455 a.C. – Atene 380 a.C.) , descrisse le Amazzoni e la loro sorte in questo modo:

Sovrane su  molte popolazioni e capaci  di  soggiogare i popoli vicini  mediante le loro imprese, vennero  a conoscenza dell’alta considerazione di  cui  godeva la Grecia.

Per guadagnare una grande fama e dare corpo alle loro  speranze, esse si misero in contatto  con popoli  bellicosi e intrapresero una spedizione contro  Atene.

Avendo però a che fare con valorosi  combattenti, si mostrarono  coraggiose, ma limitatamente alla capacità del loro  sesso.

Qui trovarono la morte, subirono il castigo  per la loro  sconsideratezza e procurarono  a questa nostra città l’immortale fama del  coraggio

BLABLABLALisia, come del resto  molti nostri uomini  contemporanei, pur descrivendo il coraggio  e l’abilità delle Amazzoni, alla fine della narrazione non poteva che esaltare l’uomo come vincitore sulla sconsideratezza delle donne che osavano volersi mettere alla pari  del maschio dominante.

Il mito, nelle parole di Lisia, non era altro  che l’avvertimento  rivolto  ai  suoi  concittadini affinché vigilassero per contrastare un’eccessiva influenza delle donne nella vita pubblica, cosa che avveniva in Sparta dove le donne venivano educate alla stessa maniera degli uomini (compreso l’addestramento  fisico).

Ovviamente donne di  tale levatura non potevano  non scontrarsi  addirittura con gli  dei o  semidei come ad esempio, Achille:

 

Statua raffigurante Pentesilea/ Gabriel -Vital Dubray (1862) Facciata occidentale del Palazzo del Louvre (Parigi)

 

Pentesilea , regina delle Amazzoni, combatté valorosamente nella guerra di  Troia ma cadde trafitta dalla lancia di  Achille.

Quando lui  le tolse l’elmo  per vedere il volto  del suo avversario pensando che fosse un altro  uomo, rimase colpito dal  fatto che invece era stata una donna a sfidarlo, e che lei  fosse bellissima.

A tal punto che, pentito  di  averla uccisa e innamoratosi  di  quel  corpo, la possedette.

Tersite presente a quella scena accusò di  necrofilia Achille: tra i  due avvenne un duello concluso  con la morte di  Tersite.

Diomede, cugino  di  Tersite, prese il corpo  di Pentesilea e lo gettò nello  Scamandro.

Achille recuperò il corpo onorando  Pentesilea con esequie solenni.

L’amore (?) tra Pentesilea e Achille ha diverse narrazioni per quante sono le scritture di  autori  classici e drammaturghi moderni  come Heinrich von Kleist che, nel 1808, compose il dramma Penthesilea capovolgendone la narrazione :

L’amazzone ama Achille; ma, fraintendendo l’atteggiamento di lui, lo uccide e, nel suo furore d’amore e d’annientamento, fa scempio del corpo dell’eroe.

Infine è il poeta Pindaro  a indicare nel Tempio di  Artemide  a Efeso il  luogo  di  culto  delle Amazzoni.

Finalmente Wonder Woman  

 

 

Si, finalmente Wonder Woman perché, per quanto  sia bella e interessante la mitologia, si  finisce sempre con non seguire più un filo  logico  nel discorso e quindi  perdendosi tra fonti storiche, i miti,  per l’appunto, e dotti  disquisizioni di intellettuali o presunti  tali (di  cui  assolutamente mi pregio  di non appartenere) .

Mentre i fumetti non impegnano più di  tanto,  se non lo sguardo vagante su queste  tavole colorate di opere mainstream  (non tutte ovviamente, anche in questo  caso bisogna fare dei  distinguo  tra bello  e brutto, intelligente e decisamente stupido).

William Moulton  Marston (Cliftondale,  9 maggio 1893 – Rye, 2 maggio 1947) è uno  di  quei  geni multiformi  di  cui  si  conosce quasi  nulla (ammetto la mia ignoranza prima della scrittura di  quest’articolo): avvocato , psicologo, inventore della macchina della verità e del  metodo  DISC  (modello di  autovalutazione comportamentale) ma soprattutto fumettista,  nel 1940 venne assunto  dalla DC Comics  per far fronte a una pubblica opinione che vedeva nei  fumetti un danno  per i  giovani  lettori.

Anche Marston, in effetti,  giudicava i  supereroi molto inclini  alla violenza machista e che era venuto il momento  di un personaggio  femminile che riunisse le doti  di  Superman alla grazia femminile (nonché l’indiscutibile intelligenza del nostro essere donna, questo l’aggiungo io): nel 1941, un ‘anno  dopo  essere entrato nella DC Comics, nasceva Wonder Woman (con la complicità di un altro  fumettista qual era Harry G. Peters).

Al  contrario  di  alcuni ( purtroppo  tanti) uomini di oggi, Marston era più che convinto che le donne fossero  più abili  dell’uomo in molti aspetti  della vita, compresa la politica.

D’altronde, e qui  faccio un po’  di  gossip, questa sua convinzione era (forse) nata dal  fatto  di  avere una felice coabitazione intellettuale (e sessuale)  con moglie e amante tanto  che  tutte quelle catene che immobilizzavano Wonder Woman  non fossero  altro  che la proiezione di una presunta pratica di  bondage con cui moglie, amante e marito – amante si  deliziavano nei loro incontri (d’altronde, anche se fosse vero, erano  adulti  e consenzienti e quindi  erano  fatti loro).

Abiti  succinti, quelli  di  Wonder Woman, e un’isola di  sole donne (in odore di lesbismo) fece venire le convulsioni  ai soliti difensori  della morale (un po’ come certi nostri politici) i quali, dopo  la morte di  Marston, ottennero  il ridimensionamento di  Wonder Woman a un ruolo  subalterno  rispetto ai  supereroi  maschili (negli  anni ’60 le furono tolti i superpoteri).

Ormai, però, Wonder Woman era diventata un’icona femminista tanto  che Ms  (rivista femminista liberale americana) nel 1972 la mise in copertina con la dicitura

Wonder Woman for President

Nel 2017 era stata avanzata la candidatura di  Wonder Woman come ambasciatrice per la parità di  genere da parte delle Nazioni Unite, candidatura poi respinta con la motivazione (da parte delle donne dell’Onu) che il mondo  femminile aveva il diritto di  avere un vero  ambasciatore in carne e ossa (ovviamente donna) piuttosto  che essere rappresentate da un fumetto….in effetti non avevano  tutti  i torti  a pretenderlo.

Tralasciando la serie televisiva omonima degli  anni  settanta , interpretata da una  Lynda Carter che si  faceva apprezzare (dal pubblico  maschile) più per le sue forme che per le doti  di recitazione, il tributo  che il cinema deve a Wonder Woman viene raccolto nel 2017 dalla regista Patty Jenkins e dalla bellissima (e lo  dico  senza invidia) e brava Gal Gadot che interpreta una Wonder Woman capace di non dover aspettare il solito supereroe (anche un po’  bietolone) maschio per dimostrare che una donna, con o  senza superpoteri, può cavarsela benissimo  anche da sola.

P.S.. Le scene dell’isola di Themyscira, patria delle Amazzoni nel film, sono state girate a Palinuro (interessante, vero?)

Alla prossima! Ciao, ciao…

Il genio di Hedwig Eva Maria Kiesler

HLamarr 
©caterinAndemme

Hedwig Eva Maria Kiesler 

Se il nome di  questa donna non vi  dice nulla allora proverò ad aiutarvi con una sua frase che ne esaltò il carattere non convenzionale allo  stereotipo  della donna oggetto :

<<Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobili e recitare la parte dell’oca>>.

A questo punto questi pochi indizi conducono  ad un nome d’arte certamente più noto  del precedente: Hedy Lamarr (Vienna, 9 novembre 1914 – Altamonte Springs, 19 gennaio 2000).

Hedy Lamarr attrice  

1933: nelle sale fumose dei  cinema d’allora (immagino che all’epoca si potesse fumare in sala ) esce un film che darà scandalo: Exstase Estasi  se mai  occorresse una traduzione in italiano – del regista ceco Gustav Machatý: fu una scena di  nudo integrale dell’attrice e  quella di un orgasmo al  femminile  a far intervenire la censura, tanto  che:

Alla première del  film tenutosi a Vienna il 18 febbraio 1933 la pellicola viene pubblicizzata come un’erotica rappresentazione di  disinibiti  impulsi  sessuali.

Non è certo per questa erotica rappresentazione del  sesso che il film non piace al pubblico e alla critica, ma piuttosto  per quel personaggio  femminile, Eva interpretato  da Hedy Lamarr, vive liberamente la propria sessualità a dispetto della moralità del tempo.

In Germania in un primo  tempo la censura proibì Exstase e  solo  nel 1935 ne autorizzò la visione ma con pesanti  tagli  e con un nuovo  titolo: Symphonie der Liebe (Sinfonia d’amore).

Non furono solo  i  censori del  nazismo a proibire o a mutilare il film: negli Stati Uniti la magistratura dapprima ne ordina la distruzione delle copie sequestrate (un po’ come è accaduto  a Ultimo  tango  a Parigi  di Bernardo  Bertolucci) perché contro  la morale in quanto viene raccontato un amore illecito tra una donna sposata e il suo  amante poi, quando  la casa di  distribuzione Eureka Production vince la causa in appello  contro  il sequestro, il film verrà proiettato con una voce fuori  campo  che informava il pubblico del  fatto che Eva avendo  divorziato  dal marito poteva risposarsi  con Adam (e fare  liberamente sesso  con lui…questo l’ho aggiunto io)

Naturalmente la filmografia di  Hedy Lamarr non limitandosi a quest’unica pellicola è molto ampia ed io che sono un po’ pigra non avendo  voglia di  farne un lungo  elenco  vi  rimando  su questa pagina del  sito IMDb dove troverete tutte le informazioni  a riguardo (ma poi ritornate qui!)

Il brevetto 2 292 387 

Prima di  diventare attrice Hedy Lamarr aveva una passione per l’ingegneria, messa poi da parte per l’altra che riguardava cinema e teatro.

Ma il genio scientifico  che covava in lei  la fece appassionare alla tecnologia legata ai  segnali  radio e al  telecontrollo.

Così, un giorno del 1941, durante un party ad Hollywood , incontrò il compositore francese George Antheil e da qui l’idea di  quell’invenzione che sarà alla base  della tecnologia wi-fi.

Adesso non credo  assolutamente che un uomo come George Antheil incontrando una bella donna come poteva essere Hedy  Lamarr, per di più durante un party  ad Hollywood, per far colpo su  di lei si  mettesse a discutere di problemi  di ingegneria, quanto piuttosto sono  propensa ad un’altra storia più autentica e cioè che entrambi furono colpiti dalla vicenda di una nave con bambini orfani a bordo affondata da un U- Boat nazista e, quindi, pensarono di  trovare un sistema di  trasmissione criptata nelle frequenze radio.

La scoperta fondamentale di Hedy Lamarr  e George Antheil fu che la trasmissione di onde radio poteva essere trasferita da un canale radio all’altro a intervalli di tempo regolari in una sequenza di successione dei canali nota soltanto al trasmettitore e al ricevitore. Per adottare una sequenza sincronizzata e concordata nel cambio dei canali, Antheil suggerì di adottare un sistema (vero e proprio rudimentale codice macchina) simile a quello dei rotoli di carta perforati adoperati nelle pianole meccaniche.

I due inventori  presentarono il loro  progetto  al National Inventors Council di  Washington che lo  brevetterà l’anno  successivo, quindi  nel 1942, con il numero 2 292 387 ritenendolo…perfettamente inutile.

Nel 1962, quando il brevetto era ormai  scaduto  da tre anni, la marina militare degli  Stati Uniti utilizzò questa tecnologia per la comunicazione tra le navi  impiegate nel  Blocco  di  Cuba 

Solo in seguito  a Hedy Lamarr vengono dati  i dovuti  riconoscimenti per la sua invenzione: dall’Electronic  Frontier Foundation che la conferì  il  Past Pioneer Award nel 1997 mentre l’Austria, quasi  dieci  anni dopo e cioè nel 1998, la insignì  con la Medaglia Kaplan massima onorificenza che il Paese riconosce a coloro  che si  sono  distinti  nelle invenzioni

Google nel 2015 celebrò Hedy Lamarr attrice e inventrice con questo  video

 

 Arriva il maledetto  Viale del  Tramonto 

Anche per Hedy Lamarr , come altre dive del cinema, la fine della carriera coincide con un triste epilogo che la vede affrontare sia la realtà di una bellezza che svanisce con gli  anni (anche per via di interventi plastici  mal  riusciti),   una progressiva cecità e un periodo  di povertà superato dal  risarcimento di una causa intrapresa contro  la software house Corel rea di  aver utilizzato una sua immagine senza autorizzazione per la pubblicità del programma di  disegno  vettoriale CorelDraw.

Hedy Lamarr muore il 19 gennaio  del 2000 per crisi  cardiaca.

Rispettando la volontà della madre, il figlio Anthony porterà le ceneri in Austria per disperderle tra le montagne della  Selva Viennese 

 Da donna a donna per ricordarla

Negli anni’90 la rivista Forbes contattò Hedy  Lamarr per un’intervista riguardo  al  suo  brevetto:  da questa intervista è nata l’idea di un film documentario  sulla sua vita Bombshell – The Hedy Lamarr story diretto da Alexandra Dean e prodotto  da Susan Sarandon.

Il film venne presentato  nel 2017  a New York  durante il Tribeca Film Festival suscitando molto interesse tra il pubblico.

Il film riscopre la spregiudicata enfant terrible di Holly­wood, Hedy Lamarr, nota per i suoi matrimoni e le sue numerose storie d’amore con vari noti uomini del tempo, da Spencer Tracy a JFK. Primo scandalo della storia del cinema, con un nudo integrale, Hedy sposa (primo di sei mariti) un collaborazionista nazista, lo lascia e fugge a Hollywood dove diventa una star del cinema nota per essere “la donna più bella del mondo”. Tante canzoni sono state scritte sulla sua bellezza, i personaggi di Biancaneve e Cat Woman sono stati disegnati traendo da lei ispirazione. Ma Hedy aveva una passione segreta. Durante la Seconda guerra mondiale, impiegava il suo tempo libero studiando una tecnologia di trasmissione del segnale che verrà poi chiamata “spread spectrum” e usata nella telefonia e nelle reti wireless.  Il film rivela dunque un lato nascosto della sua vita, l’amore per la matematica e la tecnica, e ci fa scoprire che, grazie alla sua mente brillante, nel 1940 Hedy Lamarr, all’insaputa di tutti, contribuì a inventare la tecnologia che cambiò il nostro mondo.  

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……….

P.S. questo  è il mio  primo  articolo del 2019: anche se con un po’ di  ritardo vi  auguro un Felice Anno

Ipazia (semplicemente)

Ipazia – immagine rielaborata da un disegno  di  Jules Maurice Gaspard (1862 -1919) 
©caterinAndemme

Incipit 

Ipazia – Charles William Mitchell

Nel  quinto  secolo  dopo  Cristo una donna fu assassinata.

Non sappiamo  molto  su di lei, se non che era bella ed era una filosofa.

Sappiamo   che fu  spogliata nuda e che fu  dilaniata con cocci  aguzzi.

Che le furono  cavati  gli occhi.

Che  i  resti  del  suo  corpo  furono  sparsi per la città e dati  alle fiamme.

E che a fare tutto  questo  furono  dei  fanatici cristiani.

L’incipit per quanto  macabro sia racconta una verità e cioè l’assassinio della filosofa Ipazia nel  marzo  del 415 dopo  Cristo.

Le stesse parole sono tratte dal  libro  di  Silvia Ronchey  Ipazia. La vera storia  di  cui  troverete l’anteprima a fine articolo.

La biografia

Sarebbe presuntuoso  da parte mia scrivere una biografia, se pur stringata, sulla figura di  Ipazia quando una semplice ricerca in rete darebbe una somma di  risultati da cui  attingere (con criterio) per avere un quadro  più esaustivo sul personaggio rispetto a quello che potrebbe dire la sottoscritta, evitando in questa maniera  di  fare dei  semplici copia e incolla 

Quindi, affidandomi alla voce di  Wikipedia, questa volta non mi limito  ad inserire un semplice link ma, concentrando  tutto in un Pdf  (scaricabile), vi offro la vita e la morte di  Ipazia secondo questa fonte internettiana .

Ipazia come l’hanno  vista al  cinema 

Locandina del film Agorà

Mi risulta che l’unica opera cinematografica   su Ipazia sia stata  Agorà del  regista  cileno Alejandro Amenàbar  con la brava (e bella) Rachel  Weisz che interpreta appunto  la povera filosofa assassinata dai  cristiani  di allora.

Il film non è piaciuto  molto  alla critica perché la storia sarebbe  stata fin troppo romanzata (con  il Vaticano  a fare la sua parte in un’azione di  boicottaggio, per fortuna non riuscita).

A parte quello  che i  critici  possono  aver detto in favore o  meno nei  riguardi  di  Agorà, il film, mi è piaciuto per la sua testimonianza contro  l’intolleranza (per le idee,  per differenza di  fede e, non ultimo, contro una donna) che non è solo  retaggio di un’epoca passata ma, e devo  dire purtroppo, è ancora il tema dominante della società attuale, non solo  nel  nostro  Paese ma in Europa e nel resto  del mondo.

 

 

Il libro 

<< C’era una donna quindici secoli fa ad Alessandria d’Egitto il cui nome era Ipazia.” Fu matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento. Fu bellissima e amata dai suoi discepoli, pur respingendoli sempre. Fu fonte di scandalo e oracolo di moderazione. La sua femminile eminenza accese l’invidia del vescovo Cirillo, che ne provocò la morte, e la fantasia di poeti e scrittori di tutti i tempi, che la fecero rivivere. Fu celebrata e idealizzata, ma anche mistificata e fraintesa. Della sua vita si è detto di tutto, ma ancora di più della sua morte. Fu aggredita, denudata, dilaniata. Il suo corpo fu smembrato e bruciato sul rogo. A farlo furono fanatici esponenti di quella che da poco era diventata la religione di stato nell’impero romano bizantino: il cristianesimo. Perché? Con rigore filologico e storiografico e grande abilità narrativa, Silvia Ronchey ricostruisce in tutti i suoi aspetti l’avventura esistenziale e intellettuale di Ipazia, inserendola nella realtà culturale e sociale del mondo tardoantico, sullo sfondo del tumultuoso passaggio di consegne tra il paganesimo e il cristianesimo. Partendo dalle testimonianze antiche, l’autrice ci restituisce la vera immagine di questa donna che mai dall’antichità ha smesso di far parlare di sé e di proiettare la luce del suo martirio sulle battaglie ideologiche, religiose e letterarie di ogni tempo e orientamento>> .

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao…..


Anteprima del libro Ipazia. La vera storia di  Silvia Ronchey  

 

Odo rumore di catene e gelidi sospiri…è “L’incubo di Hill House”

Quella notte
©caterinAndemme

L’aldilà 

I fantasmi.

Prendono  forma al  chiaro  di luna,

si  materializzano  nei  sogni.

Ombre. Sagome

di  ciò che non è più

Ellen Hopkins  

Alla domanda se credo  nei  fantasmi la mia risposta è no.

Alla stessa domanda postami in una casa isolata, di notte,  ai margini  del  bosco, con i lupi  che ululano, il vento  che ulula (ulula il vento?), le persiane che scricchiolano come le assi  del pavimento di legno, il rintocco del pendolo  alla mezzanotte, con me unica abitante di  questa casa,  la mia irriducibile razionalità nel negare l’esistenza di  ectoplasmi & C. (quindi  includerei  anche vampiri e lupi mannari) sarebbe alquanto  compromessa.

Questo nulla toglie, però la fascinazione verso l’ignoto, in pratica ciò che spingerebbe ad aprire la porta della casa di  cui  sopra e restarci  almeno una notte perché, e questo è il bello  della fascinazione, ci  hanno  detto che lì si odono rumore di  catene e gelidi  sospiri. 

Per mia fortuna, o sfortuna dipende dai punti  di vista, vivo  in città e tutt’al più mi  devo  solo preoccupare dei  soliti  malviventi in carne ed ossa.

Se proprio devo orripilarmi  ( cioè farmi  venire la pelle d’oca pur non essendo certamente un’oca) basterebbe un qualsiasi  film del genere horror per farlo.

Di  solito  la trama di  questi film è abbastanza scadente (non me ne vogliano  gli  appassionati, compreso il mio lui): stessa situazione (casa solitaria nel  bosco), una donna  (sempre bella) vittima di  sortilegi, un uomo (anch’egli bello ma con lo  sguardo un po’ ebete quando  si  terrorizza)  e tanto, tanto, sangue.

A tutto  questo non mancano  le eccezioni.

The Haunting of Hill House 

Non ascoltando  la vocina che mi  ricordava  che i  panni i panni  da stirare erano appunto  da stirare , ieri  sera ho voluto  dare un’occhiata a questa nuova serie targata Netflix, cioè  The Haunting  of Hill House.

A questo punto, tenendo conto  dei primi  due episodi  della serie che ho  visto, dovrei  dare un giudizio su  di  essa: lo  farò alla fine.

Incomincio  subito  nel  dire che la regia è di Mike Flanagan (Il gioco  di  Gerrald trasposizione cinematografica di un racconto  di  Stephen King: da vedere, anche ad occhi  chiusi) che si è basato sul racconto  omonimo della scrittrice statunitense  Shirley  Jackson (anteprima del libro  a fine articolo).

La locandina di The Haunting of Hill House

Nella versione di  Flanagan si parte dall’estate del 1980 quando la famiglia Crain, genitori  architetti e cinque figli tra maschi  e femmine (praticamente una tribù) si  trasferisce ad Hill House per un lavoro  di  ristrutturazione della casa.

La casa rientra nello  standard dei  film dell’orrore: antica, con mille stanze e posta in un luogo solitario (oltre al  fatto  che  i  custodi si  guardano bene   dal  dormirvi di notte).

Finché una notte il padre prende i  suoi  figli  e fugge dalla casa lasciando  la moglie in preda a quello  che vedrò nelle prossime puntate.

Lo farò perché è un racconto  diverso  dal solito splatter di  genere, perché i personaggi  sono ben  delineati e la trama, pur con continui  salti  temporali da quell’estate del 1980 ai  giorni  nostri, non genera confusione ma, anzi, intriga sempre di più.

 

Il libro: L’incubo  di  Hill House di  Shirley Jackson 

Sono cosciente del fatto  che la mia recensione è stata molto  stringata, dopotutto basta fare una ricerca in rete per avere un quadro  completo  della serie.

Piuttosto  vorrei parlarvi  del libro  che inizia così (parole riprese anche all’inizio nella versione filmica (filmica…si  dice?).

Nessun organismo  vivente può mantenersi  a lungo  sano  di  mente in condizioni  di  assoluta realtà; persino  le allodole e le cavallette sognano, a detta di  alcuni.

Hill House che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno  al  buio; si  ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto  continuare per altri ottanta.

E’ indubbio  che già dall’introduzione al  romanzo  ci troviamo  a leggere un’opera che si pone ai  vertici  della narrativa gotica, tanto  da essere preso come fonte di ispirazione da altri  scrittori, uno  fra tutti  Stephen King.

Shirley Jackson scrisse L’incubo  di  Hill House nel 1959 (lei  morì l’8agosto 1965, all’età di  quarantotto anni, per un arresto  cardiaco  durante il sonno).

Come in   quasi  tutte le sue opere, anche ne L’incubo  di  Hill House  si intravede il tema della ribellione verso la condizione femminile di  allora che voleva la donna relegata ai  ruoli  classici  di  madre e casalinga e niente altro, oltre che l’espressione del  suo  personale disagio  per aver avuto un rapporto pessimo  con la madre.

Infatti  nella trama de L’incubo  di  Hill House:

Eleanor Vance è una donna la cui  vita scorre monotona e senza stimoli, per questo sente in se il desiderio di  rompere quella tristezza che l’accompagna da tempo.

L’occasione le viene data dal professor John Montague, studioso  di  fenomeni paranormali, che l’invita, insieme ad un gruppo  di  altre persone con determinate abilità psichiche (ma non sono eroi  della Marvel) ad un progetto  che include la permanenza in una casa infestata da presenze ultraterrene: Hill House.

Eleanor, mano  a mano che si  addentra nei  misteri  di  Hill House, verrà psicologicamente tormentata dall’entità demoniaca lì presente, fino  all’inevitabile tragica conclusione e cioè la sua morte.

Nel 1999 il regista Jan de Bont diresse The Hauting (interpreti Liam Neeson, Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson) tratto  dal libro  Shirley Jackson  ma che non ebbe un buon giudizio  di  critica cinematografica..

Ho visto  recentemente, sempre su  NetflixThe Haunting: sinceramente mi  è sembrato  un onesto  film di  genere horror, forse l’unico  appunto  è per certi  effetti  speciali che, visti  con la tecnologia di  oggi, risultano  essere alquanto  ridicoli.

Il film di Jan de Bont è stato il remake del  film omonimo (in italiano  Gli invasati) diretto  da Robert Wise (interpreti Julie Harry, Claire Bloom, Richard Johnson): dal trailer si può vedere come   gli  effetti  speciali vengono  sostituiti  da una sapiente costruzione scenica che coglie pienamente la fascinazione verso l’indicibile e il mistero.

Tra l’altro , guardando il trailer, ho visto  alcuni riferimenti  nella serie Netflix e cioè la scala a chiocciola e la scena in cui  le due donne sono impaurite dai  colpi  provenienti  dietro  ad una porta chiusa.

Cosa ne dite, questa sera dormiamo  con la luce accesa?

Alla prossima! Ciao, ciao……………


Anteprima del  libro L’incubo  di  Hill House 

Mädchen in uniform: il primo bacio tra due donne in celluloide nella Germania del 1931

La genesi di una donna
©caterinAndemme

L’indiscreta

Se una vostra amica o semplice conoscente vi  dicesse che vi  ama e che farebbe volentieri  sesso con  voi, quale sarebbe la vostra reazione?

A) Improvvisamente vi  siete ricordate che dovete prendere i  bambini  a scuola anche se sono le dieci  di  sera e voi  non avete figli

B) L’ipotesi  di  fare l’amore con un altra donna è per voi la stessa che cavalcare un dromedario per le vie del  centro  di  Milano

C) Ci  fate un pensierino (e basta)

D)  L’unica domanda che vi  viene in mente da fare  è: << A casa tua, oppure da me? Magari in albergo?>>

In effetti  ci  sarebbe poco  da scherzare in quanto i pregiudizi  sono  ancora lì a dirci quanta strada dobbiamo  ancora fare affinché venga accettata  una concezione diversa di vivere un affetto   che non sia solo  eterosessuale.

D’altronde, con un ministro  della Famiglia che, oltre che prendersela con tutto il mondo  LGBT , vaneggia  affermando che i migranti diluiscono la nostra identità, è fuori da ogni  dubbio che la lotta per i pari  diritti è ancora lontana da concludersi.

Detto questo…

Mädchen in Uniform: il tema dell’amore lesbico nel 1931

Nella Germania del 1931, quindi due anni prima dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, nelle sale cinematografiche si proiettava Mädchen in uniform (Ragazze in uniformediretto  dalla regista Leontine Sagan e tratto  dal libro omonimo della scrittrice ungherese Christa Winsloe.

La pellicola è incentrata su di una ragazza dal  carattere ribelle, Manuela, che verrà costretta per questo alla disciplina in un collegio  femminile a Postdam.

In questo  ambiente conoscerà l’amore per una sua insegnante che,  a differenza delle altre colleghe, usa con le ragazze modi più gentili:  Manuela, travisando il suo  sentimento, confesserà pubblicamente il suo  amore con la conseguenza tragica di uno  scandalo.

In effetti Mädchen in Uniform è considerato  come essere il primo  film a tema lesbico  della storia del cinema, senza dimenticare che la stessa autrice del libro  Christa Winsloe, non nascondendo il suo  essere lesbica, nei  propri  romanzi  non aveva timore di  parlare di  rapporti  di  amore al  femminile.

Il film, pur avendo  avuto un buon successo, non scampò alla censura nazista la quale,  dietro al  fatto  che si parlasse di  lesbismo, aveva come obiettivo principale  quello di  colpire sia Leontine Sagan che gli altri  appartenenti  alla troupe tutti  di origine ebraica.

La stessa attrice Hertha Thiele, che interpretava il ruolo  di Manuela, pur non essendo  ebrea ma profondamente antinazista, dovette fuggire in Svizzera nel 1937 trovando impiego  come assistente in una clinica psichiatrica (tornerà  a lavorare per il teatro  e la televisione alla fine delle guerra).

Non fu  solo il regime dispotico  come quello  nazista a censurare Mädchen in Uniform perché  nel 1932  la censura americana si oppose alla sua programmazione e, solo  in un secondo  tempo, grazie all’intervento  di Eleanor Roosevelt, la pellicola ebbe il nullaosta, anche se con alcuni  tagli  nelle scene considerate più osé.

Nel 1958 Ragazze in uniforme  ebbe una nuova versione per la regia di Gèza von Radvànyi

Nel 2006 la regista americana Katherine Brooks  utilizzò Ragazze in uniforme come base per la sceneggiatura del  film Loving Annabelle.

Al termine la scena del  bacio nel  film Mädchen in uniform (…è solo un bacio  innocente)

Alla prossima! Ciao, ciao….. 


E’ tempo di dire “Good night, and good luck”?

Ecate
©caterinAndemme

Perché  questo  titolo?

La locandina del film

 

Considerando il momento  difficile che vive oggi  l’Italia verrebbe appunto  da dire Good Night and Good luck al momento di  andare a dormire, sperando  che il giorno  dopo non sia peggio di  quello passato.

Non essendo assolutamente   affetta dalla sindrome di Cassandra, anzi  la mia natura mi porta ad essere ottimista nonostante tutto, il titolo dell’articolo è riferito al  bellissimo  film, appunto Good night, and good luck, diretto  da George Clooney  nel 2005.

Vi  consiglio, se non lo avete già visto (ma rivederlo non uccide nessuno), di  cercarlo al meno in DVD perché temo che Netflix & C.  non lo abbiano in catalogo.

Non avendo  voglia di  elencare i nomi  degli interpreti, degli sceneggiatori, costumisti, addetti  alle pulizie  e blablabla ,   in questa pagina potete soddisfare ogni  vostra curiosità riguardo  al  film.

Adesso  vi annoierò un po’ parlando  del  maccartismo  (che poi è il tema del film) 

Con il  maccartismo, all’inizio  degli  anni ’50 negli  Stati Uniti, si  apre quel periodo  storico  connotato da una feroce caccia alle streghe, come ebbe a dire  il drammaturgo Arthur Miller, contro  cittadini di ogni  ceto  sociale in odore di  comunismo oppure semplicemente sospettati  di  avere simpatie socialiste.

Joseph McCarthy, senatore repubblicano  del  Wisconsin dal 1946 al 1954, fu il promotore di  questa violenta campagna chiamata, appunto, maccartismo che ebbe inizio  ancora prima degli  anni ’50, cioè quando l’URSS il 29 agosto 1949 fece esplodere la sua prima bomba atomica (con la sigla RDS – 1 ma conosciuta con il nome di Pervaja molnija (in italiano  primo  raggio)  togliendo  agli  Stati Uniti  la supremazia  nel possesso  delle armi  atomiche e diventando conseguentemente una minaccia alla sicurezza nazionale.

A seguito  di  questo, nel  settembre del 1950 viene approvato l’Internal Security  Act  che rendeva legali le indagini  (e persecuzioni) contro  coloro  che erano sospettati  di  filocomunismo:  Joseph McCarthy, essendo presidente della Commissione per le attività  antiamericane, si  valse di  questa legge per mettere sotto  accusa funzionari  governativi, docenti, giornalisti, sindacalisti, esponenti  culturali.

Dietro  l’accusa di  attività antiamericane, basate su prove inconsistenti o addirittura false,  vennero  distrutte le carriere di migliaia di persone, se non addirittura la loro morte come accadde ai  coniugi  Rosenberg, fisici  atomici  di  origine ebrea  i quali, accusati di  aver rivelato  all’URSS i piani  segreti  per la costruzione di  ordigni  nucleari, nel giugno  del 1953 furono giustiziati nonostante il fatto  che si proclamavano innocenti  e che le prove della loro  colpevolezza fossero molto labili.

Nello  stesso  anno  Milo Radulovich, pilota della Marina,  sospettato  di  essere comunista verrà  radiato  dall’esercito senza nessun processo.

Ed è a questo punto  che entra in scena Edward R. Murrow giornalista ed anchorman della CBS: egli utilizzò la vicenda del pilota per un inchiesta che di  fatto metteva in dubbio  l’operato  di  McCarthy.

A sua volta il senatore repubblicano accusò il giornalista ed il suo  staff di  essere comunisti: questo ingenerò uno  scontro basato su  altre inchieste che misero in cattiva luce il maccartismo  ed il suo  fautore (assomiglia un po’  all’affondo  dato  da  Di Maio  contro  la carta stampata…piccola (mia) nota polemica).

La caduta di McCarthy si  ebbe, però, solo  quando  questi  attaccò direttamente i  vertici  delle forze armate: a questo punto per il presidente Eisenhower non restò che mettere sotto inchiesta i metodi  da inquisizione del  senatore.

Nel 1955 Joseph McCarthy fu  espulso  dal partito  repubblicano  e condannato per gli  abusi  commessi  durante il suo mandato.

Una piccola curiosità prima di  concludere

La frase Good night and good luck è presa da una citazione del  Giulio  Cesare di  William Shakespeare e cioè:

<<La colpa, caro  Bruto, non è nelle nostre stelle ma in noi stessi. Buonanotte e buona fortuna>>.

Alla prossima! Ciao, ciao…


La citazione del  Giulio  Cesare  nel  film