Carne o vegetali? Magari entrambi

Brassica oleracea © caterinAndemme
Brassica oleracea
© caterinAndemme

“Qualora in tal giorno ed in tal luogo
non mi doveste rendere la somma
o le somme indicate nel contratto,
la penale sarà una libra esatta
di carne, della vostra bella carne,
da asportarvi dal corpo di mia mano
dalla parte che più vi piacerà.”

William Shakespeare –  Il mercante di  Venezia 

Ma Buddha era vegetariano?

Sukaramaddava è una parola in sanscrito (lingua notoriamente a me sconosciuta) che vorrebbe dire delizia del maiale: quindiparlando  di  Buddha, l’accostamento della frase con il risvegliato è passabile di  blasfemia.

Fatto  sta che in un recente articolo pubblicato  su Il Venerdì di  Repubblica (22 febbraio 2019), incentrato  sul libro La scelta vegetariana scritto  da Paolo  Scarpi  e Chiara Ghidini,  veniva messo (quasi) in dubbio l’essere completamente vegetariano del  Buddha   (Siddhārtha Gautama) asserendo che, nel  suo ultimo  pasto, egli  avrebbe mangiato  carne di  maiale.

” Giunto  a Pāvā fu invitato  a pranzo  da un certo  Cunda, li tenne un discorso  sui  monaci, alcuni  dei  quali sono malvagi  come le erbacce in un campo e ammonendo a non considerare la veste, ma il cuore retto  come segno  di  eccellenza.

Lasciata la casa di  Cunda e diretto  a Kušināgara il Buddha si  sentì male e, sedutosi, chiese ad Ānanda di procurargli  dell’acqua dicendogli  che fu il cibo  di  Cunda a condurlo  alla fine e che l’indomani sarebbe dovuto  andare a ritrovarlo per ringraziarlo e che non piangesse per questo, ma che se ne rallegrasse.”

Eppure le fonti storiche dicono che il Buddha sia morto per aver mangiato  funghi  velenosi e che, quindi, la parola Sukaramaddava è riferita a un particolare tipo  di  funghi di  cui i maiali erano  molto  ghiotti  e non all’animale stesso.

In effetti il buddismo  insegna a non recare danno  a nessun essere vivente, tanto  meno ucciderlo, per cui  la logica conseguenza è che l’unico  cibo  consentito sia solo  quello  di  natura vegetale.

Però, c’è sempre un però, si  dice anche che il Buddha, sapendo  che i  suoi monaci  sarebbero  vissuti  di elemosina, avrebbe loro  consentito il cibarsi  di  carne offerto  in dono purché l’animale non venisse ucciso  specificatamente per il loro beneficio: in pratica un piccolo  escamotage  all’ortodossia religiosa.

Possiamo mangiare la carne? 

Secondo una ricerca della Oxford University  del 2015 noi dobbiamo  mangiare la carne (con buona pace per i  vegan) perché è ottima per lo  sviluppo  del cervello, per i muscoli e, dulcis in fundo,  per la fertilità.

Non contenti  di  questo i  ricercatori  britannici hanno proseguito nell’elencare i  vantaggi del mangiare carne dicendo che:

La carne rossa sviluppa un particolare grasso  omega – 3 il DHA, protettore dei  vasi  sanguinei.

la carne rossa contiene  vitamina B 12  (cobalamina) essenziale per lo  sviluppo del sistema nervoso centrale e la conseguenza di una dieta vegetariana durante la gravidanza può essere creare danni  neurologici al feto.

La vitamina B 12  comunque può essere assunta anche attraverso  altri prodotti  di origine animale quali uova e latte.

Se da una parte abbiamo  quindi il via libera al consumo di carne, un’altra istituzione come l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)  avverte che le carni  rosse lavorate (i  salumi  per intenderci)  rientrano  nel gruppo 1 della classificazione delle sostanze cancerogene, mentre le carni rosse non lavorate rientrano nel  gruppo 2A cioè solo potenzialmente cancerogene per l’essere umano.

E’ ovvio  che tutto  dipende dalla quantità: c’è una certa differenza dal mangiare una bistecca una tantum rispetto a un bue intero per cena.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao… 


Anteprima del libro La scelta vegetariana  di  Paolo Scarpi e Chiara Ghidini

copertina del libro La scelta vegetarianaEssere vegetariani per la specie umana è una scelta, non un’inclinazione naturale. L’uomo è un onnivoro, non un vegetariano ‘per stomaco’, come lo sono i ruminanti, per esempio. È per questo importante capire quando in una società, in una cultura, in un certo periodo storico, in uno stato, in un gruppo, in una setta si decide di allontanarsi dal regno della carne. Si tratta sempre di una scelta culturale, e nella maggior parte delle volte è quasi sempre espressione di una prospettiva religiosa. L’obiettivo di questo libro non è giustificare, sostenere, schierarsi, né analizzare il fenomeno contemporaneo, che ha avuto nell’ultimo decennio una accelerazione imprevista. Semplicemente, si vogliono descrivere momenti storici in cui questa scelta è avvenuta. Si tratta di raccontare la Storia, con le sue disomogeneità e disuguaglianze, con le sue discontinuità e contraddizioni, percorrendo il tempo e gli spazi geografici dell’Asia e dell’Europa. Si va da Pitagora agli orfici passando per il buddhismo, il confucianesimo, il monachesimo e i catari, per approdare nella Cina di Mao e alla Casa Bianca nella cucina di Michelle Obama. Senza mai dimenticare che l’essere umano non è solo un mangiatore biologico, ma è soprattutto un consumatore-mangiatore simbolico e sociale.

(Ponte Alle Grazie – euro 16)

 

Poesia, basilico e pesto per un minestrone (quello alla genovese)

I fiori e la farfalla
©caterinAndemme

Il poeta e il basilico 

John Keats  ispirandosi  al  Decameron di Giovanni Boccaccio  scrisse il poema Isabella, or the Pot of Basil 

Fair Isabel, poor simple Isabel

Lorenzo, a young palmer in Love’s eye!

They could  not in the self-same mansion dwell.

Without some stir of hearth, some malady;

They could not sit at meals but feel how well

It soothed each  to be the other by;

They  could not, sure, beneath the same roof sleep

But to each other dream, and nightly weep…

Il resto  del poema in questa pagina 

Isabella and the pot of basil
William Holman Hunt (1868)

 

In pratica è la storia di  una nobildonna, appunto  Isabella, pur essendo  destinata a sposare un uomo molto  ricco si innamora di  Lorenzo, bello, squattrinato  e sfortunato perché verrà ucciso  dai  fratelli  di lei affinché il suo  matrimonio con il ricco  gentiluomo non vada a rotoli.

Lorenzo, in spirito, si  rivela ad Isabella dicendole dove il suo  corpo  giace in modo che possa dissotterrarlo.

Lei, spinta dall’amore per il suo  Lorenzo  (e da una sua  particolare visione in stile horror del  sentimento dell’amore) taglia la testa dal  corpo  dell’amato e la sotterra in un vaso coprendo  l’odore con una profumatissima pianta di  basilico facendola crescere con le sue lacrime.

Il basilico in cucina

Noi che siamo  donne pratiche le lacrime le versiamo quando  affettiamo le cipolle e, talvolta, per qualche ragione personale: mai, però, sulla testa dell’amato(a), per giunta se questa è celata sotto una pianta di  basilico, la stessa che utilizzeremo per la preparazione dei nostri piatti.

A questo punto, parlando di  basilico e di  cucina ligure, la prima cosa che viene in mente è il pesto alla genovese, quello vero con aglio e basilico  e non quegli intrugli in barattoli di  vetro  spacciati  per tale.

Per concludere l’articolo alla fine troverete la ricetta del pesto (?): no, quella del minestrone alla genovese (con il pesto  come ingrediente)


Alla prossima! Ciao, ciao…..

 


Minestrone alla genovese

 

Ingredienti per 4 persone

  • 2 patate
  • 100 g di piselli
  • 2 zucchine
  • 1/2 cavolo  cappuccio
  • 1 manciata di  fave (se le trovate)
  • 200 g di  fagioli  borlotti (possibilmente freschi)
  • 100 g di  fagiolini
  • 1 pomodoro  maturo
  • 1 melanzana tagliata a cubetti
  • 1 costola di  sedano
  • 1/2 bicchiere di olio  extravergine di oliva
  • 150 g di pasta secca del  tipo  ditali 
  • 2 cucchiai  di pesto
  • prezzemolo, aglio e sale

Preparazione

Mondiamo e tagliamo  le verdure a pezzettini, lasciando per intero le patate.

Il pomodoro  va spellato  e privato  dei  semi.

Mettiamo  tutto in acqua e portiamo  ad ebollizione

Tritiamo il sedano  con poco  prezzemolo e mezzo  spicchio  d’aglio, aggiungiamo questo  trito  nella pentola con mezzo  bicchiere d’olio.

Cuociamo  a fuoco  medio  e, quando  le verdure sono  cotte, schiacciamo  le patate per addensare il brodo.

Uniamo  la pasta e facciamo  cuocere quanto  basta,

Infine, aggiungiamo il pesto  mescolando  velocemente.

Ritiriamo  subito  dal fuoco  e serviamo.

Bon appétit


Non è normale che sia normale

Campagna contro  la violenza sulle donne

Infografica del cibo e grammatica dei sapori: due libri in (semi) confronto

Colazione da Tiffany
©caterinAndemme

Per caso  vi  avanzano 50 euro?

No, non preoccupatevi: non vi  sto  chiedendo  di  devolvere questa somma per i  bisogni  della  sottoscritta (comunque posso  sempre inviarvi  il mio IBAN) ma per l’acquisto  di un libro  di  cucina che ha il (lungo ) titolo di Food & Drink Infographics. A visual Guide to Culinary Pleasures scritto  dal duo Simone Klabin  e Julius Wiedemann per la Casa editrice Taschen.

In pratica il libro, ritenuto da chi deve venderlo indispensabile per ogni  buongustaio , è un insieme di 464 pagine ricche di infografiche riguardanti il cibo, con informazioni  che vanno dalla classifica di  bruciore dei  vari  tipi  di peperoncino fino alla descrizione della  costruzione di un hangi,  cioè un buco  nel terreno fatto  di pietre e legno dove cucinare il nostro  cibo, tipico  della cucina maori: chi  di noi  non vede l’ora di  scavare un buco  nel proprio  giardino  (sempre che lo si possegga).

Nell’ambito del nostro consumo esponenziale di dati visivi, il boccone più prelibato è senza dubbio rappresentato dalla raffinata arte culinaria. Aprendo la strada ai libri di cucina del futuro, questo volume riunisce le migliori infografiche di sempre in materia di cibo, bevande e cucina, dalle tabelle di conversione per le dosi alle ricette per biscotti, dai cocktail ai consigli su come organizzare feste senza stress. Una guida gastronomica tanto invitante quando eccellente, che non potrà mancare nella biblioteca di ogni buongustaio del terzo millennio. Volete specializzarvi nel sashimi? Conoscere il segreto della bistecca perfetta? Stupire gli ospiti con un martini dry di vostra preparazione? «Food Infographics» vi fornirà tutte le risposte che cercate e anche di più, sfruttando i migliori grafici gastronomici per risolvere numerosi dilemmi culinari in modo semplice, brillante e facile da ricordare. Troverete infografiche su tutti i gruppi di alimenti: cereali, legumi, frutta, verdura, pesce, carne rossa e bianca. Lasciatevi ispirare da ricette che spaziano dalle zuppe ai panini, dagli spuntini ai dolciumi, fino ai perfetti condimenti. Non mancano inoltre sezioni dedicate all’abbinamento di sapori, alla preparazione di torte dolci e salate, nonché a bevande, strumenti e tecniche, senza dimenticare tè e caffè. Il libro si apre con un’indagine storica sulle immagini di cibo, approfondendo come e in quali occasioni abbiamo usato le immagini per celebrare, preparare e servire cibi e bevande, dai geroglifici egiziani raffiguranti pane azzimo ai classici del XIX secolo come il «Mrs Beeton’s Book of Household Management».

Anche i  sapori  hanno  la loro  grammatica

A scriverla è la giornalista specializzata in cibo  e gastronomia Niki Segnit: in questo  caso  il titolo  del  libro, La grammatica dei  sapori e delle loro infinite combinazioniè molto  esplicativo per cui non mi dilungo a descriverne il contenuto e comunque a fine articolo  c’è l’anteprima del libro  stesso (sono pigra, lo so!).

Ah, dimenticavo: il libro  costa meno  della metà del precedente.

Questo volume spicca per l’originalità dell’approccio e per gli spunti creativi che offre, sia per chi è alle prime armi e desidera sperimentare in cucina, sia per i cuochi esperti che intendano ampliare il proprio repertorio. È il primo libro che esplora in maniera dettagliata gli accostamenti tra sapori, dai più classici ai più creativi. L’autrice dimostra una particolare abilità intuitiva, capace di far emergere il meglio dagli abbinamenti tra ingredienti che risultano infinitamente più deliziosi di quanto possano essere se gustati singolarmente: partendo da 99 ingredienti, Niki Segnit esamina oltre 900 combinazioni, analizzando i risultati gustativi, associando idee, immagini e sensazioni, proponendo ricette. Il risultato è un libro ricco di informazioni pratiche, una sorta di grammatica-vocabolario che offre gli strumenti per imparare a padroneggiare una lingua nuova.

 

 

Anteprima del libro La grammatica dei  sapori 

 

Per concludere 

Una mia piccola ricetta per un piatto  molto  fresco (è gratuita, ma se volete questo è il mio IBAN…..)

Alla prossima! Ciao, ciao…….. 

Cafonal chic food

 

Le 4 scimmie
©caterinAndemme

PREMESSA

Ognuno  è libero  di  mangiare e bere ciò che vuole (a parte il cannibalismo), ma la mia impressione  è quella della ostentazione della ricchezza più che  per il gusto del cibo.

Sarò anche esagerata in questo mio  giudizio  e per questo aggiungo:  De gustibus non est disputandum  (se poi la citazione latina è erronea prendetevela con Wikipedia da cui l’ho tratta!)

Il menù

Pizza 24k – 2.000 dollari

Impastata ed infornata dalla Industry Kitchen di  New York la pizza ha tra i  suoi ingredienti formaggio  Stilton (simile, ma non uguale, al nostro  gorgonzola è un formaggio riconosciuto  DOP dalla Commissione Europea ed è prodotto in tre sole regioni  inglesi), fegato  grasso, tartufo nero  francese, caviale Osetra e fiocchi  d’oro  commestibili mischiati a petali di  fiori.

NO COMMENT!

Hamburger, Las Vegas 777 dollari

Se per caso  vi  trovate a Las Vegas e avete fatto un colpaccio  alle slot machine,  potete  pensare di  spendere una parte della vincita recandovi presso Le  Burger Brasserie dove vi potranno  servire questo  hamburger composto  da: manzo  di  Kobe e aragosta del Maine (insieme!?), condita con prosciutto, cipolla dolce caramellata, brie, tripla panna francese….  

Adatto  per chi  possiede i  succhi  gastrici  di  Alien.

 Coppa di  gelato Golden Opulence Sundae a New York – 1.000 dollari 

Da gustare ( si  fa per dire) al  Serendipity 3  : vaniglia di  Tahiti con infuso  di  vaniglia del  Madagascar, scaglie  d’oro 24 carati (anche qui: è proprio una fissazione!), guarnito  con sciroppo di  cioccolata Porcelana Amadei  e trucioli  di cioccolato  Chuao del  Venezuela.

DI NUOVO: NO COMMENT!

♣ Tazza di  caffè Black Ivory – 85 dollari 

In Thailandia, si  coltiva a 1.500 metri  di altitudine la varietà di  caffè Thai  Arabica: i chicchi  di  caffè vengono  dati in pasto agli  elefanti, quindi, una volta raccolti  dagli  escrementi, sono lavati  e torrefatti.

La nuova moda dei  super ricchi è quella di  avere nel salotto  di  casa un elefante a cui dare in pasto i chicchi  della varietà Thai  Arabica: bisogna aspettare solo  che l’elefante dia seguito alla parte terminale della digestione (sperando  che non abbia problemi  di  stitichezza) e quindi, una volta torrefatti i chicchi, servire un caffè tra lo  stupore generale degli ospiti: WHAT ELSE

Voi  cosa avete preparato per cena questa sera?

Io sono indecisa tra la Simmenthal  e uova sode……magari un salto  nella pizzeria sotto  casa..

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 

I MIEI CINGUETTII

BRAVE, BRAVISSIME RAGAZZE