Infografica del cibo e grammatica dei sapori: due libri in (semi) confronto

Colazione da Tiffany
©caterinAndemme

Per caso  vi  avanzano 50 euro?

No, non preoccupatevi: non vi  sto  chiedendo  di  devolvere questa somma per i  bisogni  della  sottoscritta (comunque posso  sempre inviarvi  il mio IBAN) ma per l’acquisto  di un libro  di  cucina che ha il (lungo ) titolo di Food & Drink Infographics. A visual Guide to Culinary Pleasures scritto  dal duo Simone Klabin  e Julius Wiedemann per la Casa editrice Taschen.

In pratica il libro, ritenuto da chi deve venderlo indispensabile per ogni  buongustaio , è un insieme di 464 pagine ricche di infografiche riguardanti il cibo, con informazioni  che vanno dalla classifica di  bruciore dei  vari  tipi  di peperoncino fino alla descrizione della  costruzione di un hangi,  cioè un buco  nel terreno fatto  di pietre e legno dove cucinare il nostro  cibo, tipico  della cucina maori: chi  di noi  non vede l’ora di  scavare un buco  nel proprio  giardino  (sempre che lo si possegga).

Nell’ambito del nostro consumo esponenziale di dati visivi, il boccone più prelibato è senza dubbio rappresentato dalla raffinata arte culinaria. Aprendo la strada ai libri di cucina del futuro, questo volume riunisce le migliori infografiche di sempre in materia di cibo, bevande e cucina, dalle tabelle di conversione per le dosi alle ricette per biscotti, dai cocktail ai consigli su come organizzare feste senza stress. Una guida gastronomica tanto invitante quando eccellente, che non potrà mancare nella biblioteca di ogni buongustaio del terzo millennio. Volete specializzarvi nel sashimi? Conoscere il segreto della bistecca perfetta? Stupire gli ospiti con un martini dry di vostra preparazione? «Food Infographics» vi fornirà tutte le risposte che cercate e anche di più, sfruttando i migliori grafici gastronomici per risolvere numerosi dilemmi culinari in modo semplice, brillante e facile da ricordare. Troverete infografiche su tutti i gruppi di alimenti: cereali, legumi, frutta, verdura, pesce, carne rossa e bianca. Lasciatevi ispirare da ricette che spaziano dalle zuppe ai panini, dagli spuntini ai dolciumi, fino ai perfetti condimenti. Non mancano inoltre sezioni dedicate all’abbinamento di sapori, alla preparazione di torte dolci e salate, nonché a bevande, strumenti e tecniche, senza dimenticare tè e caffè. Il libro si apre con un’indagine storica sulle immagini di cibo, approfondendo come e in quali occasioni abbiamo usato le immagini per celebrare, preparare e servire cibi e bevande, dai geroglifici egiziani raffiguranti pane azzimo ai classici del XIX secolo come il «Mrs Beeton’s Book of Household Management».

Anche i  sapori  hanno  la loro  grammatica

A scriverla è la giornalista specializzata in cibo  e gastronomia Niki Segnit: in questo  caso  il titolo  del  libro, La grammatica dei  sapori e delle loro infinite combinazioniè molto  esplicativo per cui non mi dilungo a descriverne il contenuto e comunque a fine articolo  c’è l’anteprima del libro  stesso (sono pigra, lo so!).

Ah, dimenticavo: il libro  costa meno  della metà del precedente.

Questo volume spicca per l’originalità dell’approccio e per gli spunti creativi che offre, sia per chi è alle prime armi e desidera sperimentare in cucina, sia per i cuochi esperti che intendano ampliare il proprio repertorio. È il primo libro che esplora in maniera dettagliata gli accostamenti tra sapori, dai più classici ai più creativi. L’autrice dimostra una particolare abilità intuitiva, capace di far emergere il meglio dagli abbinamenti tra ingredienti che risultano infinitamente più deliziosi di quanto possano essere se gustati singolarmente: partendo da 99 ingredienti, Niki Segnit esamina oltre 900 combinazioni, analizzando i risultati gustativi, associando idee, immagini e sensazioni, proponendo ricette. Il risultato è un libro ricco di informazioni pratiche, una sorta di grammatica-vocabolario che offre gli strumenti per imparare a padroneggiare una lingua nuova.

 

 

Anteprima del libro La grammatica dei  sapori 

 

Per concludere 

Una mia piccola ricetta per un piatto  molto  fresco (è gratuita, ma se volete questo è il mio IBAN…..)

Alla prossima! Ciao, ciao…….. 

Cafonal chic food

 

Le 4 scimmie
©caterinAndemme

PREMESSA

Ognuno  è libero  di  mangiare e bere ciò che vuole (a parte il cannibalismo), ma la mia impressione  è quella della ostentazione della ricchezza più che  per il gusto del cibo.

Sarò anche esagerata in questo mio  giudizio  e per questo aggiungo:  De gustibus non est disputandum  (se poi la citazione latina è erronea prendetevela con Wikipedia da cui l’ho tratta!)

Il menù

Pizza 24k – 2.000 dollari

Impastata ed infornata dalla Industry Kitchen di  New York la pizza ha tra i  suoi ingredienti formaggio  Stilton (simile, ma non uguale, al nostro  gorgonzola è un formaggio riconosciuto  DOP dalla Commissione Europea ed è prodotto in tre sole regioni  inglesi), fegato  grasso, tartufo nero  francese, caviale Osetra e fiocchi  d’oro  commestibili mischiati a petali di  fiori.

NO COMMENT!

Hamburger, Las Vegas 777 dollari

Se per caso  vi  trovate a Las Vegas e avete fatto un colpaccio  alle slot machine,  potete  pensare di  spendere una parte della vincita recandovi presso Le  Burger Brasserie dove vi potranno  servire questo  hamburger composto  da: manzo  di  Kobe e aragosta del Maine (insieme!?), condita con prosciutto, cipolla dolce caramellata, brie, tripla panna francese….  

Adatto  per chi  possiede i  succhi  gastrici  di  Alien.

 Coppa di  gelato Golden Opulence Sundae a New York – 1.000 dollari 

Da gustare ( si  fa per dire) al  Serendipity 3  : vaniglia di  Tahiti con infuso  di  vaniglia del  Madagascar, scaglie  d’oro 24 carati (anche qui: è proprio una fissazione!), guarnito  con sciroppo di  cioccolata Porcelana Amadei  e trucioli  di cioccolato  Chuao del  Venezuela.

DI NUOVO: NO COMMENT!

♣ Tazza di  caffè Black Ivory – 85 dollari 

In Thailandia, si  coltiva a 1.500 metri  di altitudine la varietà di  caffè Thai  Arabica: i chicchi  di  caffè vengono  dati in pasto agli  elefanti, quindi, una volta raccolti  dagli  escrementi, sono lavati  e torrefatti.

La nuova moda dei  super ricchi è quella di  avere nel salotto  di  casa un elefante a cui dare in pasto i chicchi  della varietà Thai  Arabica: bisogna aspettare solo  che l’elefante dia seguito alla parte terminale della digestione (sperando  che non abbia problemi  di  stitichezza) e quindi, una volta torrefatti i chicchi, servire un caffè tra lo  stupore generale degli ospiti: WHAT ELSE

Voi  cosa avete preparato per cena questa sera?

Io sono indecisa tra la Simmenthal  e uova sode……magari un salto  nella pizzeria sotto  casa..

Alla prossima! Ciao, ciao…………….

 

I MIEI CINGUETTII

BRAVE, BRAVISSIME RAGAZZE

La noce (che altro scrivere nel titolo?)

Figura di noce
Caterina Andemme ©

 

Secondo  l’antica Teoria delle Segnature una pianta che abbia una certa rassomiglianza con un organo  del nostro  corpo, non può che essere un vettore di  benefici per l’organo  rappresentato.

La noce, ad esempio, assomiglia ad un piccolo  cervello  in miniatura: il guscio rappresenta il  cranio i gherigli  gli  emisferi  destro e sinistro del  cervello.

In alcuni  individui la rassomiglianza si  ferma al  solo  guscio  vuoto oppure, tanto per essere meno  cattive,  la loro  materia grigia può benissimo  essere rappresentata dal vermiciattolo che troviamo  nelle noci  marce.

Cattiveria a parte, le noci sono  effettivamente un toccasana per il nostro cervello essendo ricche di acidi  grassi Omega – 3  ,indispensabili  per lo  sviluppo  del  sistema nervoso, e di  vitamina E  che, nella sua forma gamma – tocoferolo, è in grado  di proteggere i  neuroni  dall’invecchiamento.  

A questo  si aggiunge che le noci  sono  ricche di precursori  per lo  sviluppo dei neurotrasmettitori importanti  per le funzioni  cerebrali e della melatonina fondamentale per mantenere efficiente il ritmo   circadiano  e di  conseguenza   sincronizzare il sistema neuro – endocrino  e quello immunitario.

Prima di  scrivere la ricetta dei  Garganelli con salsa di noci   vorrei ricordarvi che:

La festa di  Pasqua non deve essere quella che vogliamo  fare all’agnello

Garganelli con salsa di noci 

Ingredienti  per quattro persone 

  • 250 g di pasta all’uovo  fresca formato  garganelli
  • 20 gherigli di noce
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 1 cucchiaio  di  maggiorana fresca
  • La mollica di un  panino raffermo
  • 1 tazzina di  latte
  • Noce moscata
  • 100 g di fagiolini  verdi
  • 100 g di  zucca già mondata
  • 1 patata
  • Olio  extravergine di oliva
  • Sale e pepe q.b.

Preparazione 

Facciamo ammorbidire la mollica di pane con latte tiepido ed insaporiamo con  una grattata di noce moscata.

Frulliamo con un cucchiaio  di olio le noci, i pinoli, la maggiorana ed una presa di  sale.

Cuociamo  i fagiolini  in una pentola di  acqua bollente salata e,  dopo  cinque minuti di  cottura, vi uniamo la patata sbucciata a dadini e, dopo  altri  cinque minuti, la zucca a dadini.

Cuociamo  ancora per cinque minuti, quindi uniamo  la pasta e portiamo a cottura: scoliamo insieme alle verdure e condiamo  con la salsa di noci.

bon appétit

Alla prossima! Ciao, ciao…………..

 


playlist

Avrei voluto inserire Le donne di ora un inedito di  Giorgio Gaber mai  pubblicato e riscoperto  recentemente da Ivano  Fossati.

Per il momento il brano non è ancora disponibile, o per lo meno non sono riuscita a trovarlo allora, dal  vasto  repertorio  di  Giorgio Gaber, ho  scelto  questa Secondo  me una donna: non è una vera e propria canzone ma un monologo ironico  ed intelligente come solo lui  sapeva fare.

 

Pomme d’amour

 

Un giorno  eravamo  a Napoli  ospiti  a pranzo  da amici.

Quello che ricordo  di  quella giornata, oltre alla ovvia simpatia dei padroni  di  casa e degli altri  ospiti, fu il profumo del  ragù che avrebbe accompagnato l’immancabile piatto di pasta.

Mi  fu  detto  che il segreto per avere un ragù degno  di  questo  nome era il segreto  di  Pulcinella,  in quanto l’elemento principe non era altro  che il tempo (oltre che alla scelta della carne).

Da quell’episodio imparai un termine tutto partenopeo per indicare la procedura finale alla cottura del   ragù: peppiare.

Con questa parola quasi  onomatopeica viene indicata quel momento in cui, dal  fondo della pentola risalgono  delle piccole bolle d’aria che, rompendosi, fanno pop, pop,pop

Lo  so  che per alcuni  (magari molti) parlare di  carne, anche sotto  forma di  ragù, è da considerare out: noi stessi ne consumiamo  si  e no una volta alla settimana e con delle limitazioni nei  riguardi  del  vitello, agnello e nemmeno la cane di  asino  e cavallo per simpatia verso  questi  animali.

Allora, parlare di ragù, inevitabilmente mi porta al pomodoro.

Quello  che invece non sapevo (forse voi  si) è che il primo piatto di pasta  non in bianco non poteva che essere servito a Napoli nel 1839, quando Ippolito  Cavalcanti, duca di Buonvicino, ideò il piatto di vermicelli co’ a pummarola’n coppa (spero  di non aver fatto  errori nel trascrivere la frase in napoletano).

Nella pagina indicata dal link troverete la ricetta originale dei  vermicelli co’ a pummarola’n coppa tratta dal libro Cucina teorica – pratica che il nostro  duca scrisse nel 1847 (su  Amazon o  Google Libri  si può acquistarne una copia).

Ritornando indietro a quando  il pomodoro  veniva considerato velenoso, i primi a fare da cavia nell’assaggio non furono i napoletani bensì gli irlandesi che, siamo appunto nel XVII secolo, ne attribuirono  anche proprietà afrodisiache e una volta arrivato il pomodoro  in Francia, qualcuno  cambiò il nome da quello azteco tomatl  ricordiamo  che arrivò in Europa tramite i  conquistadores spagnoli – nel più poetico pomme d’amour  (pomme d’or quello che generalmente venne attribuito alla pianta).

Sarà poi verrà questa storia del pomodoro  afrodisiaco? 

Alla prossima! Ciao, ciao…………………

 


 

Dolores Mary Eileen O’Riordan

(Limerick,  6 settembre 1971  – Londra 15 gennaio 2018) 

 

Spiruliniamoci

 

Non penso  di essere ancora pronta al cibo  del  futuro e cioè di mangiare  tutti  quegli  esserini che comunamente chiamiamo  insetti, dai  grilli alle cavallette passando per lo  scarabeo  allo  spiedo, anche se  la FAO ne promuove il consumo attraverso il suo  programma Edible insects (vedi il box)   dove, per l’appunto, si  dice che  oggi  all’incirca due miliardi  di persone, molto  meno  schizzinose della sottoscritta,  si  nutrono di insetti e che nel  futuro, quando  l’umanità raggiungerà i dieci miliardi  di persone, il loro  consumo sarà cosa normale anche da noi.

Se siete interessati ai novel  food e alla normativa comunitaria che li  regola, qui  troverete alcune interessanti informazioni

 

 

Nel  frattempo, potrei iniziare ad assaporare il gusto  delle alghe (per lo meno non strisciano  e non hanno zampette in eccesso): l’alga spirulina (Arthrospira platensis) presenta delle caratteristiche nutrizionali che ne fanno un cibo principe per l’organismo umano.

I nutrizionisti  informano  che le proteine della spirulina sono  altamente digeribili, che il  ferro in esso  contenuto, grazie alla presenza di provitamina A (meglio  conosciuto  come beta –  carotene, viene assimilato molto  facilmente.

Inoltre, per concludere sulle proprietà della spirulina, essa contiene omega 3, antiossidanti  come la ficocianina (utilizzata anche come colorante per alcuni  dolciumi).

La coltivazione di  spirulina in Cina e Messico viene fatta in laghi  artificiali, mentre in Italia si  utilizzano  bioreattori i cui  prodotti di  scarto  vengono utilizzati  come fertilizzanti.

I prodotti  a base di  spirulina, anche sotto  forma di integratori, deve essere sempre consumati tenendo  presente alcune controindicazioni soggettive.

Detto  questo vi  saluto e vado a preparare un bel piatto  di  trofie  al pesto per cena (la spirulina può aspettare).

Alla prossima! Ciao, ciao………….

 

Panini impossibili

 

APERTA PARENTESI

Il pallone del Mondiale cambia rotta e sesso: se la nazionale maschile non sarà presente alla Coppa del  Mondo 2018 in Russia, c’è quella femminile, che sta andando  alla grande e che sicuramente si  qualificherà per il Campionato  mondiale femminile 2019 in Francia.

Non resta che tifare per la brava CT Milena Bartolini  e per  le sue magnifiche ragazze.

CHIUSA PARENTESI

 

Qualche tempo  fa, quando il mio  lavoro  era quello  di  disegnare e progettare ascensori  per le navi, facevo  la pendolare (dal lunedì al venerdì) tra Genova e Monza: tutti  sanno  che questa cittadina brianzola oltre che essere famosa per la Monaca (di), per la Corona ferrea ed il  circuito  automobilistico, lo è anche per il suo porto  ed  i cantieri navali……..

La domanda ad un problema che mi ponevo era questa: <<Riuscirà “lui” a sopravvivere per cinque giorni  alla settimana senza ricorrere ai  surrogati culinari che, di  solito, un single (nel  suo  caso part – time) mette in atto, cioè quello  di  cibarsi di  scatolame vario  (ovviamente del contenuto  e non dell’involucro) o di  surgelati vari?

Per questo, prima di partire, gli preparavo  le cosiddette razioni  k (sughi e manicaretti  espressioni della mia arte in cucina….sempre modesta, eh!) che lui  puntualmente dimenticava di  tirare fuori  dal freezer: in poche parole,  per il  sabato  e la domenica avevo  risolto il problema del pranzo  e della cena.

Tutto  questo per dire che la sua inventiva, finalizzata alla  sopravvivenza, lo  ha portato  a creare fantasiose ricette per i  suoi panini da consumare davanti  al PC (lavora molto  da casa).

Questa è un piccolo  assaggio  delle sue creazioni (anche i nomi  scelti sono frutto  della sua fantasia).

Parma Pesto e Parma Zen: mettiamo  subito in chiaro  che la cittadina emiliana non c’entra, ma che il comune denominatore dei  due panini  è il parmigiano, il primo  abbinato con il (vero) pesto  genovese ed olio extravergine, il secondo con lo  zenzero candito.

Si  continua con lo SpecklitàSpeck con uva nera, oppure mela.

La linea SgombroFood  prevede sgombro al  naturale con crauti, sgombro al  naturale  con ketchup e cipolle bollite (anche senza quest’ultime), sgombro  con pomodori  sott’olio.

Per finire un normalissimo Panino Bavarese: wurstel, crauti  e l’immancabile ketchup.

Non possedendo  i succhi  gastrici  di  Alien, non mi sono  mai  azzardata ad assaggiare una di  queste prelibatezze.

Alla prossima! Ciao, ciao………… 

 


 

Lo stesso  Mick Jagger (suo  amico) ha definito molto  bella e sensuale questa versione di  Miss You cantata da Carla Bruni: l’ex premier dame de France.

(Ma il Mick (Jagger) quando  diceva  bella e sensuale si  riferiva  a lei oppure alla sua interpretazione della canzone?

 

 

Ho tenuto duro così a lungo
Ho dormito tutto solo
Dio, mi manchi
Sono rimasto attaccato al telefono
Ho dormito tutto solo
Voglio baciarti

 

Beh, sono stato ossessionato durante i miei sonni
sei stata la protagonista dei miei sogni
Dio, mi manchi
Sono rimasto ad attenderti all’ingresso
aspettando una tua chiamata
Quando il telefono suona
E’ solo un amico che mi domanda
“Ehi, uomo, che c’è che non va?
passiamo a mezzanotte
Con alcune ragazze portoricane che muoiono dalla voglia di incontrarti
Porteremo una cassa di vino
Ehi facciamo casino e divertiamoci un po’
sai, come abbiamo sempre fatto”

 

O tutti aspettano così a lungo
Oh piccola perché aspettare così a lungo
Perché non ti muovi? Muoviti!

 

Ho passeggiato in Central Park
Cantando nella notte
La gente pensa che io sia matto
Ho inciampato nei miei piedi
trascinandomi per le vie
Domandando alla gente “Che c’é, ragazzi?”

 

Talvolta vorrei dirmi
talvolta dico

 

Scommetto che sto mentendo a me stesso
Ci sei solo tu e nessun altro
Oh Dio, non mi mancherai, piccola
Mi hai oscurato la mente
Ingannando la mia mente
No, non mi mancherai, piccola

 

Oh Dio, mi manchi piccola…..