Street Food o Cucina Bianca? Ma è sempre di cibo che si parla

 

Io non sono una mangiona: sono un’esploratrice del  cibo

Erma Bombeck

Street Food Fest a Genova

Street Food oppure Camping Food?

Come Erma  Bombeck anch’io mi considero  una esploratrice del  cibo e, da come potete vedere dalla foto pubblicata in alto, mi arrangio a cucinare in tutte le situazioni (in questo  caso particolare  sono impegnata  nel  camping food).

Se di  cibo  devo parlare evito il  BlaBlaBla sugli  chef stellati (ormai  più personaggi da celebrità che cuochi…mia modesta considerazione) per scrivere di Street Food e della manifestazione ad essa dedicata che si  terrà  a Genova dal 28 agosto  (domani) fino  al  7 settembre prossimo e cioè la quinta edizione del  Street Food Fest al  Porto Antico

 

 

Si mangia per strada per necessità, per fare in fretta, per risparmiare. Ma anche per il piacere di condividere un’esperienza con persone che, dietro al banco, sono lì tutti i giorni a fare il loro lavoro con passione e impegno.

Questa è la filosofia dello Street Food ( o Cibo  da Strada se preferite) o, per meglio  dire, l’espressione culturale del  cibo legata alla tipicità del  territorio  che la esprime.

All’interno  del Street Food Fest un altro  festival questa volta dedicato alla birra: la Superbirra  2019  ( e proprio  di  birra ho scritto in quest’articolo recente)

La cucina bianca 

Per parlare di  cucina bianca bisogna parlare di montagna, in special  modo  delle Alpi  Liguri dove, nel 2002, i comuni  di Cosio  d’Arroscia, Mendatica, Montegrosso  Pian Latte, Pornassio  e Triora si unirono  in un’associazione chiamata Strada della cucina bianca – Civiltà  delle Malghe con l’intento di preservare i prodotti  della cucina tradizionale locale che, con l’esodo  della popolazione verso le località di  costa, sarebbero  andate perdute.

La precedente denominazione Strada della cucina bianca è stata abolita nel 2008 dopo  l’introduzione di una nuova normativa regionale che ha modificato i parametri necessari  per definirsi strada di prodotto.

Il termine cucina bianca, riferito al bianco  degli ingredienti per la preparazione dei piatti tradizionali, è comunque rimasto nel lessico  locale.

La cucina bianca  è strettamente connessa al fenomeno   della transumanza quando, durante l’inverno, i pastori  portavano  a svernare le greggi verso le località di  costa più calde e ripercorrere al contrario il tragitto per ritornare agli  alpeggi.

Mendatica ogni  anno  dedica alla cucina bianca una kermesse (l’ultima edizione sabato 24 agosto...ero  ancora in ferie SIGH!!!!)

Quindi un lavoro  molto  duro fatto  di ore e ore di  marcia e poco  tempo  per cucinare: la dieta del pastore era composta da un piatto unico molto nutriente fatto fondamentalmente da farina, latticini, patate e erbe spontanee trovate lungo  il percorso.

Tra i piatti  tipici di  questa particolare gastronomia i Streppa  e caccia là i rudimentali gnocchetti del pastore di  cui  troverete la ricetta alla fine dell’articolo.

Bon appétit 

Alla prossima! Ciao, ciao….

 

Carne o vegetali? Magari entrambi

Brassica oleracea © caterinAndemme
Brassica oleracea
© caterinAndemme

“Qualora in tal giorno ed in tal luogo
non mi doveste rendere la somma
o le somme indicate nel contratto,
la penale sarà una libra esatta
di carne, della vostra bella carne,
da asportarvi dal corpo di mia mano
dalla parte che più vi piacerà.”

William Shakespeare –  Il mercante di  Venezia 

Ma Buddha era vegetariano?

Sukaramaddava è una parola in sanscrito (lingua notoriamente a me sconosciuta) che vorrebbe dire delizia del maiale: quindiparlando  di  Buddha, l’accostamento della frase con il risvegliato è passabile di  blasfemia.

Fatto  sta che in un recente articolo pubblicato  su Il Venerdì di  Repubblica (22 febbraio 2019), incentrato  sul libro La scelta vegetariana scritto  da Paolo  Scarpi  e Chiara Ghidini,  veniva messo (quasi) in dubbio l’essere completamente vegetariano del  Buddha   (Siddhārtha Gautama) asserendo che, nel  suo ultimo  pasto, egli  avrebbe mangiato  carne di  maiale.

” Giunto  a Pāvā fu invitato  a pranzo  da un certo  Cunda, li tenne un discorso  sui  monaci, alcuni  dei  quali sono malvagi  come le erbacce in un campo e ammonendo a non considerare la veste, ma il cuore retto  come segno  di  eccellenza.

Lasciata la casa di  Cunda e diretto  a Kušināgara il Buddha si  sentì male e, sedutosi, chiese ad Ānanda di procurargli  dell’acqua dicendogli  che fu il cibo  di  Cunda a condurlo  alla fine e che l’indomani sarebbe dovuto  andare a ritrovarlo per ringraziarlo e che non piangesse per questo, ma che se ne rallegrasse.”

Eppure le fonti storiche dicono che il Buddha sia morto per aver mangiato  funghi  velenosi e che, quindi, la parola Sukaramaddava è riferita a un particolare tipo  di  funghi di  cui i maiali erano  molto  ghiotti  e non all’animale stesso.

In effetti il buddismo  insegna a non recare danno  a nessun essere vivente, tanto  meno ucciderlo, per cui  la logica conseguenza è che l’unico  cibo  consentito sia solo  quello  di  natura vegetale.

Però, c’è sempre un però, si  dice anche che il Buddha, sapendo  che i  suoi monaci  sarebbero  vissuti  di elemosina, avrebbe loro  consentito il cibarsi  di  carne offerto  in dono purché l’animale non venisse ucciso  specificatamente per il loro beneficio: in pratica un piccolo  escamotage  all’ortodossia religiosa.

Possiamo mangiare la carne? 

Secondo una ricerca della Oxford University  del 2015 noi dobbiamo  mangiare la carne (con buona pace per i  vegan) perché è ottima per lo  sviluppo  del cervello, per i muscoli e, dulcis in fundo,  per la fertilità.

Non contenti  di  questo i  ricercatori  britannici hanno proseguito nell’elencare i  vantaggi del mangiare carne dicendo che:

La carne rossa sviluppa un particolare grasso  omega – 3 il DHA, protettore dei  vasi  sanguinei.

la carne rossa contiene  vitamina B 12  (cobalamina) essenziale per lo  sviluppo del sistema nervoso centrale e la conseguenza di una dieta vegetariana durante la gravidanza può essere creare danni  neurologici al feto.

La vitamina B 12  comunque può essere assunta anche attraverso  altri prodotti  di origine animale quali uova e latte.

Se da una parte abbiamo  quindi il via libera al consumo di carne, un’altra istituzione come l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)  avverte che le carni  rosse lavorate (i  salumi  per intenderci)  rientrano  nel gruppo 1 della classificazione delle sostanze cancerogene, mentre le carni rosse non lavorate rientrano nel  gruppo 2A cioè solo potenzialmente cancerogene per l’essere umano.

E’ ovvio  che tutto  dipende dalla quantità: c’è una certa differenza dal mangiare una bistecca una tantum rispetto a un bue intero per cena.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao… 


Anteprima del libro La scelta vegetariana  di  Paolo Scarpi e Chiara Ghidini

copertina del libro La scelta vegetarianaEssere vegetariani per la specie umana è una scelta, non un’inclinazione naturale. L’uomo è un onnivoro, non un vegetariano ‘per stomaco’, come lo sono i ruminanti, per esempio. È per questo importante capire quando in una società, in una cultura, in un certo periodo storico, in uno stato, in un gruppo, in una setta si decide di allontanarsi dal regno della carne. Si tratta sempre di una scelta culturale, e nella maggior parte delle volte è quasi sempre espressione di una prospettiva religiosa. L’obiettivo di questo libro non è giustificare, sostenere, schierarsi, né analizzare il fenomeno contemporaneo, che ha avuto nell’ultimo decennio una accelerazione imprevista. Semplicemente, si vogliono descrivere momenti storici in cui questa scelta è avvenuta. Si tratta di raccontare la Storia, con le sue disomogeneità e disuguaglianze, con le sue discontinuità e contraddizioni, percorrendo il tempo e gli spazi geografici dell’Asia e dell’Europa. Si va da Pitagora agli orfici passando per il buddhismo, il confucianesimo, il monachesimo e i catari, per approdare nella Cina di Mao e alla Casa Bianca nella cucina di Michelle Obama. Senza mai dimenticare che l’essere umano non è solo un mangiatore biologico, ma è soprattutto un consumatore-mangiatore simbolico e sociale.

(Ponte Alle Grazie – euro 16)