Credetemi: il cervello di una donna è super

Lei
© caterinAndemme

Qualsiasi  cosa facciano le donne, devono  farla due volte meglio  degli uomini per essere giudicate brave la metà di  loro.

Fortunatamente questo non è difficile. ­

Charlotte Elizabeth Whitton 

Un cervello più giovane (quello  delle donne)

Lungi  da me voler iniziare un dibattito  sulla superiorità intellettiva femminile rispetto a quella maschile ( inserendo  nel contesto tutte le sfumature transgender) ma tant’è, a furia di  sentire uomini (alcuni, tanti)  portare avanti una presunta loro superiorità sulla donna, mi aggrappo a qualunque cosa che possa ribadire il contrario.

Come ad esempio una recente ricerca pubblicata sulla rivista  scientifica americana PNAS (Proceedings of the National  Academy of Sciences) in cui si  evidenzia come il cervello  di una donna, a parità di età, risulti  essere più giovane di  tre anni  rispetto  a quello  di un uomo (se siete interessate a tutto il report, e  se proprio  non sapete cosa fare o leggere, Pdf)

Se vi  state chiedendo  se ho interesse agli argomenti  scientifici  dal punto di  vista professionale vi  dico  subito che siete lontane anni luce dalla verità: cioè che, unicamente,  la sottoscritta trae una parte dei  suoi  argomenti  da una mole di  newsletters a cui  si  è iscritta, che siano notizie scientifiche, storiche o mondane (….no, il gossip proprio no!) diventano uno spunto per un articolo il quale , non potendo  mai  ricevere il Premio Pulitzer, trae la soddisfazione dalla vostra lettura.

Grazie…(che lusingatrice  che sono).

La ricerca in poche parole

Innanzitutto mettiamoci il cuore in pace: se il nostro  cervello  risulta essere di  tre anni  più giovane questo non si  traduce in un effetto sul nostro  corpo: le rughe saranno  sempre lì a dirci che il tempo non è solo una questione di  relatività.

La ricerca si è basata sulle scansioni  del  cervello  di 200 persone adulte di  entrambi i  sessi, misurandone il metabolismo.

Dai  risultati  è emerso  che nelle donne  il metabolismo del  glucosio ( glicolisi  aerobica)  è per così dire più ottimizzato rispetto  a quello  degli uomini e ciò comporterebbe un minor rischio legato  alle problematiche dovute all’invecchiamento.

Il libro

Al di  la degli  stereotipi basati  sulla differenza del pensare e agire tra donna e uomo è indubbio  che, riferendosi  alla fisiologia del  cervello, questa differenza esiste.

Louann Brizendine, neuropsichiatra americana e docente presso l’Università della California, nel 2010 ha pubblicato il libro The Female Brain (Il cervello  delle donne) conferma quanto  detto in precedenza e cioè che il  cervello unisex non esiste.

Alla fine dell’articolo l’anteprima del libro.

Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere? La risposta della scienza alle provocazioni e agli stereotipi sulle differenze di carattere e comportamento di maschi e femmine è che un cervello unisex non esiste. Come spiega la neuropsichiatra americana Louann Brizendine la “materia grigia” di uomini e donne è diversa fin dal momento della nascita e la peculiarità biologica delle donne – il ciclo mestruale, la gravidanza, il parto, l’allattamento, la cura dei figli – influisce sullo sviluppo cognitivo, sociale e comportamentale del cervello. Le prime differenze cerebrali si manifestano già dall’ottava settimana di sviluppo fetale, in particolar modo a causa dell’avvio di quella attività ormonale che condizionerà per il resto della vita i sistemi neurali di maschi e femmine. Mentre gli uomini potenzieranno in particolare i centri cerebrali legati al sesso e all’aggressività, le donne tenderanno a sviluppare doti uniche e straordinarie: una maggiore agilità verbale, la capacità di stabilire profondi legami di amicizia, la facoltà quasi medianica di decifrare emozioni e stati d’animo dalle espressioni facciali e dal tono della voce, e la maestria nel placare i conflitti.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………..


Anteprima del libro Il cervello  delle donne di Louann Brizendine 

Mindfulness: meditazione prêt-à-porter

Neuro Nature
© caterinAndemme

La vita è simile alla logica fuzzy 

Pur esagerando vorrei che teneste presente che le nostre vite possono oscillare tra due poli opposti: la grande fortuna e la sfiga più nera.

Cioè possiamo ereditare una fortuna da un lontano  parente che nemmeno sapevamo  di  avere, oppure essere colpiti da un sasso cosmico che, guarda un po’, sceglie la nostra testolina per terminare la sua corsa.

Naturalmente tra  due eventi (non necessariamente quelli  descritti  nell’esempio) se ne pongono tantissimi altri in un continuum molto ben descritto dalla logica fuzzy (o logica sfumata, la stessa che troviamo  nella tecnologia delle moderne lavatrici).

In ogni  caso  ci  siamo  assicurati una dose quotidiana di  stress che, se protratta nel  tempo o ingigantita per fattori  psicologici della persona, può causare disagio sia fisico  o mentale.

Quindi  cosa fare?

Imbottirci  di  psicofarmaci  è fuori  discussione come, del  resto, fare ricorso  a  sostanze psicotrope: non ci  resta che la meditazione.

Si, d’accordo:  fa molto  zen, ma non c’è bisogno di  rinchiuderci in un monastero buddista in Tibet e fare tutto il giorno Ommm, seduti  nella posizione del loto (padmasana: è questo il termine originale) nutrendoci  con una ciotola di  riso, perché possiamo affidarci alla Mindfulness 

Prima di  continuare un piccolo  ripasso sul funzionamento del  cervello 

Nel 1890 lo psicologo  e filosofo  americano William James  dopo  aver fatto  alcune ricerche sul cervello  e la rete neurale che lo  compone scrisse queste semplici  parole:

La materia organica, specialmente il tessuto  nervoso, sembrano  dotati  di un grado  di plasticità davvero straordinario.

L’affermazione in pratica sosteneva che il cervello degli  esseri umani non era un qualcosa di  statico ma, anzi, presentava la capacità di modificarsi anche con l’avanzare dell’età dell’individuo.

Purtroppo  la scienza non era ancora pronta a recepire l’intuizione di William James tanto  che, sedici  anni  dopo, il premio Nobel per la medicina venne assegnato al patologo spagnolo Santiago Ramon y Cajal il quale, contrariamente alla tesi  dello  psicologo  americano, dichiarò perentoriamente:

Le vie nervose dell’individuo  adulto  sono un qualcosa di  fisso, compiute ed  immutabili.

Il dogma del premio  Nobel fu  presa alla lettera dalla quasi  totalità dei  neuroscienziati finché, in epoca più recente, la moderna neurologia arrivò (finalmente) a scoprire la neuro  plasticità del cervello, ovvero: la capacità dei  neuroni di  creare nuovi  circuiti modificandone la specializzazione alla quale erano  destinati inizialmente.

I libri  sull’argomento 

La lista dei  libri  sull’argomento  è molto  lunga e, tra questi, ne ho  scelti  due.

Nel  2007 Sharon Begley, giornalista scientifica del  New York Times e fondatrice della rivista Science Journal, pubblicò il libro Train your mind change your brain (La tua mente può cambiare –  Mondadori  Editore) con la prefazione del  Dalai Lama e dello  psicologo  e giornalista  Daniel  Goleman  

Là dove i confini  tra corpo  e mente si  fanno fluidi e perdono la propria rigidità, la scienza occidentale incontra  ciò che ha sempre avuto cura di  tenere a distanza: la spiritualità del  buddismo tibetano, le sue pratiche ascetiche e meditative, la sua dottrina. Gli studi  effettuati  sulle scimmie di  Silver Spring, le ricerche della scienziata Helen Neville   (deceduta nell’ottobre dello scorso anno) sui  pazienti  ciechi  o le ore trascorse in meditazione dagli yogi eremiti sulle alture sopra Dharamsala dimostrano  la stessa comprovata verità: le reti  neurali  del nostro  cervello possono  adattarsi  a svolgere compiti diversi  da quelli per cui  soo  nate e  la nostra volontà, così come l’esercizio, gli  affetti  e l’ambiente che ci  circonda possono influenzarne lo sviluppo

Quindi, come una qualunque attività sportiva, anche la mente può essere allenata e ritrovare stati  di  benessere senza nessun apporto  farmacologico.

Questa è quanto  la Mindfulness  insegna:   avere la consapevolezza delle proprie sensazioni  corporee, psicologiche e spirituali nello  stesso  attimo  che si manifestano.

Le tecniche di meditazione sono diverse, ma riconducibili  a due categorie principali: quella in cui  lo stato  di  concentrazione si  raggiunge attraverso  l’attenzione sul proprio  respiro o  oggetti  di pensiero  specifici, e quella non direttiva in cui  la concentrazione è spontanea, diretta ancora una volta sulla respirazione o  sull’ascolto  di un suono, dove la mente, nel  frattempo, è libera di  navigare in ogni  direzione.

Quest’ultimo  tipo di  meditazione è quella che da più spazio all’elaborazione di  ricordi  ed emozioni e sembra avere un ruolo  specifico  nel  riposo da come è stato  dimostrato  attraverso  analisi di  soggetti  sottoposti a risonanza magnetica del  lobo  temporale mediale destro  deputato, appunto, al  riposo.

Il secondo libro è del  biologo  e scrittore statunitense Jon Kabat – Zinn: Vivere momento per momento (anteprima alla fine dell’articolo) a differenza del  primo  può essere letto  come una semplice, ma non meno interessante, guida per praticare la mindfulness, ed infatti  nella prefazione scrive: 

Mindfulness significa prestare attenzione in particolare: con intenzione, al momento presente, in modo  non giudicante.

Descrivendola, quindi, come un modo  per coltivare una piena presenza all’esperienza del momento, al  qui  e ora.

Lo stress sembra ormai la condizione abituale di vita: toglie le energie, mina la salute, e rende più vulnerabili agli attacchi di panico, alla depressione, alle malattie. Questo è un libro sulla meditazione terapeutica per combattere lo stress e per raggiungere un più alto livello di benessere e di salute. Le tecniche su cui si basa affondano le radici nella tradizione buddista ma sono applicabili in qualsiasi contesto e orizzonte spirituale; non consistono in una serie di aride prescrizioni, ma insegnano a servirsi dei punti di forza che ciascun individuo possiede per contrastare tutti quei disturbi provocati o connessi con una condizione di stress. Il percorso della meditazione seguito e insegnato da Kabat-Zinn approda a una profonda autoconsapevolezza che apre la mente a un modo nuovo e più sereno di pensare alla salute e alla malattia, al lavoro e alla vita di relazione. E la descrizione di numerosi casi raccolti in decenni di lavoro come medico esemplificano le tecniche di meditazione e di rilassamento proposte, agevolandone la comprensione ai lettori.
Pubblicato per la prima volta nel 1990, «Vivere momento per momento» è un grande classico della mindfulness, che l’autore ha deciso di riproporre completamente aggiornato e ampliato sulla base degli studi più recenti sulla scienza della mindfulness.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao……..


Anteprima del  libro Vivere momento per momento  di Jon Kabat- Zinn