Le aviatrici: tre storie in poche parole

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Non hai  visto un albero finchè non hai  visto  la sua ombra dal cielo

Amelia Earhart

Le aviatrici: la prima è Amelia 

In luglio a Lae (capoluogo della provincia di  Morobe in Papua Nuova Guinea) il clima è abbastanza tollerabile da considerarsi  ideale per attività quali  l’escursionimo.

Quindi, anche se ipoteticamente considerano un periodo  trascorso di ottantaquattro  anni, posso immaginare che il 2 luglio  del 1937 sia una giornata favorevole per una trasvolata che ha il sapore epico  di un’avventura: Amelia Earhart e il navigatore Fred Noonan, a bordo  di un  bimotore Lockheed L 10 – Electra  si  accingono  a decollare per raggiungere l’isola di Howland nell’Oceano Pacifico, prima tappa del progetto  di circumnavigazione del  globo.

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Amelia Earhart e il bimotore Lockheed L 10 Electra

La loro posizione viene costantemente rilevata dalla nave della guardia costiera statunitense Itasca che aveva il compito  di guidare l’aereo nelle fasi di  atterraggio  sull’atollo.

Alle 7.42 del 2 luglio la Itasca riceve una comunicazione dall’aereo e quelle parole riportate nella trascrizione sarà l’ultimo  messaggio  dei  due sfortunati piloti:

Dovremmo essere sopra di  voi, ma non riusciamo  a vedervi. Il carburante si  sta esaurendo. Non siamo  riusciti  a raggiungervi  via radio. Stiamo  volando  a 1.000 piedi.

 Inizia il mistero  sulla fine di  Amelia Earhart e Fred Noonan 

Il presidente Roosevelt autorizzò immediatamente la partenza dagli Stati Uniti di  nove navi con a bordo  aerei  per la ricognizione che raggiunsero la zona della presunta caduta del  veicolo cinque giorni  dopo  e cioè il 7 luglio.

Alle operazioni  di  ricerca parteciparono anche due navi giapponesi: la nave oceanografica Koshu e la nave appoggio Kamoi  con a bordo un idrovolante.

Le ricerche, purtroppo senza esito esito,  terminarono  il 19 luglio, nello stesso  giorno la rivista Life dedicò un articolo  sulla  tragedia dell’Electra.

Il 5 gennaio  1939 Amelia Earhart e Fred Noonan vennero  dichiarati  legalmente morti.

La storia, che a tratti  prende la piega di un mistery, continua con diverse ipotesi, tra le quali alcune molto  fantasiose

Le ipotesi alternative
Secondo il documentario della National Geographic Where’s Amelia Earhart? (2008), Amelia sarebbe stata prigioniera dei giapponesi con l’accusa di essere una spia e sarebbe morta giustiziata o per dissenteria. Inoltre il documentario raccoglie numerose testimonianze, anche di soldati giapponesi che giurerebbero di aver incontrato Earhart prigioniera insieme con Frederick J. Noonan tra le isole Marshall e Palau. Un ex soldato americano di stanza in Pacifico, sempre nel documentario, ha giurato sulle sue due medaglie al valore, di aver trovato a Guam una cassaforte contenente una valigetta con documenti e mappe riconducibili sempre alla Earhart e di averli consegnati a un ufficiale, ma di quei documenti non si è saputo più nulla.

Secondo un’altra versione Amelia sarebbe sopravvissuta ai campi di prigionia e poi tornata in America sotto il falso nome di Irene Craigmile Bolam, trascorrendo una tranquilla anzianità, ma esami forensi nel 2006 hanno concluso che la Bolam non è la Earhart.

Nel 2017 secondo un’inchiesta di History Channel attraverso il documentario dal titolo Amelia Earhart: The Lost Evidence, viene trasmessa una foto in bianco e nero dove sarebbero presenti Amelia Earhart seduta di spalle e vicino a lei un uomo di origine caucasica dalle sembianze di Noonan dopo la loro presunta scomparsa nell’atollo Jaluit, nelle isole Marshall, zona controllata a quel tempo dal Giappone. Nei giorni successivi il blogger giapponese Kota Yamano, esperto di storia militare, ha screditato immediatamente la foto dopo aver trovato a sua volta in un archivio della Biblioteca della Dieta nazionale del Giappone la stessa immagine risalente al 1935, cioè due anni prima della loro scomparsa

Tratto da Wikipedia – Amelia Earhart

 

Nel 1998  la  TIGHAR (The International Group for Historic Aircraft Recovery) approntò un progetto per scoprire la verità sulla tragica scomparsa di Amelia Earhart e Fred Noonan e, dopo diverse campagne di  ricerca succedutosi  negli  anni, si arrivò  a una prima conclusione e cioè che i due piloti virarono a sud rispetto alla rotta prestabilita, atterrando  sull’isola di  Nikumoro (odierna Repubblica di Kiribati  nel Pacifico  centrale) e da qui inviarono  i  messaggi  di  richiesta d’aiuto (alcuni  captati  dai  radioamatori  ma non intellegibili) utilizzando  l’energia dell’aereo  fintanto  che esso non fu  trascinato  via dall’alta marea.

Nel luglio  del 2018 i ricercatori impegnanti  nel  progetto presentarono il risultato  di un’attenta analisi delle comunicazioni  radio intercettate dai  radioamatori facendole coincidere con quelle ambientali  (analisi delle maree) arrivando  alla conclusione che Amelia Earhart e Fred Noonan  morirono di  stenti, o per le ferite riportate, sull’isola di Nikumoro.

Il poderoso report, ovviamente in lingua inglese, è offerto alla visualizzazione  in questa pagina (pdf), mentre nel box seguente il primo capitolo  del libro Finding Amelia di Ric Gillespie  il cui  ricavato  delle vendite è devoluto per il sostentamento  dell’Associazione (link per l’acquisto).

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Nel 2009 la regista Mira Nair ha diretto il film Amelia con Hilary Swank nel  ruolo  di  Amelia Earhart dando prova della sua bravura oltre che una notevole rassomiglianza con l’aviatrice.

 

La seconda aviatrice è Bessie 

Nel 1915 una giovane donna che volesse intraprendere la carriera di pilota di  aerei  non doveva combattere solo  contro la forza di  gravità che la teneva ferma in terra ma, soprattutto, contro i pregiudizi tanto più forti se la pelle è nera.

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Bessie Coleman nel 1923

Bessie Coleman (Atlanta 16 gennaio 1892 – Jacksonville, 30 aprile 1926) era nata in una famiglia di  mezzadri in Texas aiutando  sin da giovane la famiglia nella raccolta del  cotone nei  campi.

Da subito, ascoltando  le parole dei piloti reduci della Prima guerra mondiale, pensò che volare non dovesse rimanere solo un sogno  per una ragazza, ma un desiderio  da realizzare senza esitazione.

Purtroppo, come scritto in precedenza, razzismo  e pregiudizi non erano certo le condizioni migliori per una carriera di aviatrice negli  Stati  Uniti  di  quell’epoca ma, per sua fortuna, ebbe modo  di  conoscere  Robert S. Abbott fondatore del settimanale  Chicago  Defender che la incoraggiò a trasferirsi in Francia per ottenere il brevetto  da pilota.

Quindi, dopo  aver seguito un corso  di lingua francese presso  la Berlitz di  Chicago, si imbarcò nel novembre del 1920 per raggiungere la Société des avions Caudron di Le Crotoy nel dipartimento  della  Somme in Hauts-de-France.

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Un anno dopo, il 15 giugno 1921,  Bessie divenne la prima donna afroamericana a conseguire un brevetto  aereo internazionale dalla Fédération Aéronautique Internationale

Nel  settembre 1921 ritornò negli Stati Uniti, ma la fama di  essere la prima donna afroamericana a ottenere il brevetto  di pilota l’aveva preceduta, quindi ebbe molto  spazio  nella cronaca dei  giornali  americani arrivando  a essere invitata a Broadway come ospite d’onore nel musical Shuffle Along. 

Comprendendo che  il brevetto di pilota poteva aprirle nuovi orizzonti, decise di  specializzarsi nel  volo  acrobatico ed esibirsi, quindi, in spettacoli aerei seguiti  da un grosso pubblico.

Ancora una volta, però, ritrovò gli  stessi  ostacoli  precedenti e quindi, nel  febbraio del 1922, ritornò in Europa per un corso  avanzato di  aereonautica, spostandosi  dalla Francia in Germania per formarsi presso la Fokker Corporation.

Ritornata in patria il successo  delle sue esibizioni aeree la resero oltremodo popolare tanto  che dalle cronache dei giornali  veniva definita come  la più grande donna aviatrice del mondo.

Il suo  sogno  di  creare una scuola di  aviazione che accogliesse soprattutto persone di  colore terminò tragicamente il 30 aprile 1926 quando a Jacksonville durante una manifestazione acrobatica il suo aereo, dopo  solo  dieci minuti  di  volo, entrò in stallo  e lei  venne sbalzata fuori  dall’abitacolo precipitando  da un’altezza di seicento metri.

In suo  ricordo il 2 maggio  di ogni  anno a Chicago si  celebra il Bessie Coleman Day.

La terza aviatrice è Beryl 

Il 4 settembre 1936 un aereo modello Vega Gull (chiamato The Messenger) impegnato  in una transvolata da Abingdon in Inghilterra, dopo  venti ore di  volo  a causa di problemi  di  carburazione si  schiantò sul suolo  di  Cape Breton Island in Canada.

Ai  comandi  dell’aereo  vi  era una donna, Beryl Markham, che all’epoca aveva trentaquattro  anni essendo  nata il 26 ottobre 1902 a Ashwell nella contea di  Rutland in Inghilterra.

Ma niente paura, perché Beryl Markham morirà nel 1988 a Nairobi  all’età di ottantasei  anni.

La passione per il volo  le venne data dal suo  fidanzato Denys Finch Hatton, pilota e cacciatore di professione che morì in un incidente aereo il 14 maggio  1931.

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Beryl Markham

Il cognome Markham lo prese dal suo secondo  marito (si  sposò tre volte) l’imprenditore Mansfield Markham dal quale ebbe un figlio dal  nome Gervase.

Suo  padre, Charles Baldwin Clutterbuck, era un noto  allevatore di  cavalli che decise nel 1906 (quando  Beryl  aveva quattro  anni) di  trasferirsi in Kenia che allora faceva parte dell’Africa orientale britannica.

A diciassette anni Beryl era diventata anche lei  una brava allevatrice di  cavalli oltreché avere imparato  quasi  tutto  sulla cultura locale, ma nella sua vita trova posto  anche una relazione con il principe Enrico  duca di  Gloucester figlio  di re Giorgio  V (cosa non gradita dalla famiglia reale) e l’amicizia con la scrittrice Karen Blixen a cui  aveva strappato l’amore del  fidanzato Denys Finch Hatton morto, come si  è visto, nell’incidente aereo (se le due rimasero  amiche questo la storia non lo  dice).

Nonostante la sua impresa di  volare dall’Inghilterra fino  al nord America si  concluse con un incidente, Beryl Markham venne in seguito  celebrata come pioniera dell’aviazione avendo  volato  da est a ovest in solitaria e senza scalo.

L’impresa le suggerì l’idea della stesura di un libro riguardante anche la biografia della sua vita avventurosa (l’anteprima del  libro A occidente con la  notte lo troverete alla fine dell’articolo), il libro  era condannato  all’insuccesso finchè, anni  dopo  e precisamente nel 1982, tra alcune lettere di Ernest Hemingway  ne venne trovata una in cui  lodava la scrittura di  Beryl Markham:

…hai  letto il libro  di Beryl Markham West with the Night? E’ scritto  meravigliosamente bene, tanto da farmi  vergognare me stesso  come scrittore.

Sentivo di  essere un semplice falegname con le parole, ma questa ragazza ha scritto un libro  dannatamente meraviglioso⌋ 

In realtà (si  dice) che nella lettera originale di  Hemingway oltre alle lodi  vi fosse anche una buona dose di  sciovinismo  maschile nei  confronti  della donna descritta con termini non propriamente eleganti….

Comunque, l’anno  dopo  il ritrovamento  della lettera, la casa editrice californiana North Point Press decise la ristampa di  A occidente con la notte ottenendo successo  di  critica e di  vendite.

Questo servì a Beryl Markham, la quale viveva a Nairobi in condizioni  indigenti, di  passare i suoi  ultimi  anni in completa agiatezza.

Nel  ricordare la persona di  Beryl Markham, l’Unione Astronomica Internazionale le ha dedicato un cratere d’impatto sul pianeta Venere (con una buona dose di  humour nero nel dedicare un cratere d’impatto  a una aviatrice!)

Letture in anteprima

A occidente con la notte è il racconto di questa straordinaria esistenza in cui le ombre si dileguano dinanzi alle vette che essa fu in grado di raggiungere.

Donna dalla meravigliosa andatura e dai lunghi capelli biondi, che parlava lo swahili, il nandi e il masai, addestrava cavalli come pochi, volava come nessun’altra (fu la prima ad attraversare l’Atlantico da est a ovest in solitaria, decollando dall’Inghilterra e atterrando in Nova Scotia ventuno ore e venticinque minuti dopo), ebbe tre mariti e un figlio, inventò la caccia grossa con l’uso degli aerei, collezionò ogni sorta di trofei e finì i suoi giorni in un piccolo appartamento di Nairobi, dove fu anche percossa e rapinata, Beryl Markham fu una scrittrice di assoluto talento, capace di restituirci magnificamente l’Africa incantata della prima metà del secolo scorso.

Letto oggi, A occidente con la notte rivela di avere un fascino non dissimile da quello che emana dalle pagine della Mia Africa di Karen Blixen. La sua descrizione dei primi voli nei cieli dell’Africa Orientale è memorabile.

Niente potrebbe dare un senso più forte della vastità, del pericolo e della bellezza inospitale di quella terra.

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Alla prossima! Ciao, ciao……♥♥