99942 Apophis e le sue sorelle dal cuore di pietra

That day, in the sky
© caterinAndemme

Se un giorno, nel 2068….

Potrà piovere, magari  nevicare o  ancora chissà: non avendo  doti  di preveggenza non posso  assolutamente sapere quello che accadrà nel 2068.

Altri, quali  un team di  scienziati  russi, vestendo il ruolo  di una  Cassandra apocalittica, hanno affermato  che in quel lontano  giorno  del 2068 il nostro pianeta avrebbe un’alta probabilità di  avere un tête-a-tête con un sasso  cosmico  di 350 metri  di  diametro: 99942 Apophis.

Sarebbe un incontro molto  caloroso  in quanto  dall’impatto si  sprigionerebbe un’energia pari a 1480 megatoni   (la tremenda bomba atomica fatta scoppiare dagli  Stati uniti sulla città di  Hiroshima  nell’ultima guerra, era all’incirca di 20 chilotoni ): non sufficiente (fortunatamente) ad eliminare tutta la vita sulla Terra ma certo sufficiente a darle una brutta (bruttissima) sberla.

Di  99942 Apophis già si parlava in termini  di possibile sciagura già nel 2004: per fortuna non è accaduto  nulla (altrimenti  non sarei  qui  a scriverlo  e voi a leggerlo) anzi, questa volta a parlare è il team degli  scienziati  NASA del Jet Propulsion Laboratory, addetti   al monitoraggio dei Near Earth  Object (NEO), i quali dopo  attenti  calcoli hanno predetto  che la possibilità di  avere 99942 Apophis come ospite indesiderato  nel 2068 è pari  a 1/100.000.

Non sono una scienziata e quindi non è mia intenzione fare le pulci  ai  loro  calcoli ma se, statisticamente parlando, indovinare una sestina del  Superenalotto è pari  a 1 su 622.614.630 e più di una volta è stato  centrato…allora 1 probabilità su 100.000 assume un diverso  significato, leggermente più nefasto.

In ogni  caso, è sempre il  Jet Propulsion Laboratory  a parlare, fuori, cioè nello  spazio  profondo, vi  sono almeno 1800 oggetti  tra asteroidi  e comete che rientrano nella classe degli Potentially Hazardous Object (PHO) cioè potenzialmente pericolosi.

Per concludere questa prima parte è necessario fare un accenno  alla Scala Torino, proposta dall’astronomo  statunitense Richard P. Binzel (dipartimento  delle Scienze Planetarie del  MIT) durante una conferenza delle Nazioni Unite nel 1995 e diventata ufficiale durante una conferenza dedicata agli  oggetti  NEO nel 1999 a Torino.  :

E’ un metodo di  classificazione associata al pericolo  di impatto  degli  oggetti  NEO. Si distingue in una scala di  colori contraddistinto  dal  bianco, verde, giallo, arancione e  rosso: dove al  bianco è associato un valore di pericolosità nullo, mentre al  rosso l’impatto è inevitabile.

Bene, adesso  che mi sono cucita addosso la nomea di  iettatrice, passo  a scrivere dell’impatto  di un oggetto  misterioso avvenuto centoundici  anni  fa:

1908: Tunguska  

Come si presentava la foresta di Tunguska dopo l’impatto

Il 30 giugno  del 1908 una palla di  fuoco, del  diametro  di 100 metri  all’incirca, polverizzò 80 milioni di  alberi in 2.000 chilometri  quadrati della taiga.

Che cosa fosse in effetti  quella palla di  fuoco ha dato  spunto  a molte ipotesi: dall’asteroide impattato  con la Terra fino all’astronave aliena esplosa nei  cieli  siberiani (X-FIles docet) .

Ovviamente non si  sono  trovate tracce per l’una o l’altra ipotesi.

C’è  da dire che, nonostante l’immane catastrofe,  quella zona era praticamente disabitata  e quindi la cronaca di  allora parla di una sola vittima e cioè di un cacciatore particolarmente sfortunato.

Una prima  indagine scientifica si  ebbe solo quasi vent’anni  dopo quando, nel 1927, una squadra di  scienziati  russi  entrò in Tunguska ma solo  nel 2013, quando un team dell’Accademia nazionale delle Scienze dell’Ucraina, analizzando  campioni  microscopici di rocce, tratti  da uno strato  di  torba risalente al 1908, trovarono  i resti  di un particolare minerale formato principalmente  da carbonio: la lonsdaleite,  chiamato  anche diamante esagonale, che si  forma dall’impatto  di una meteora contenente grandi  quantità di  grafite 

Eppure manca ancora l’indizio  principale e cioè il cratere d’impatto che non è stato  tutt’ora localizzato.

In questa pagina i link per approfondire l’argomento  dal punto di  vista scientifico (per lo più in lingua inglese)

Tutto qui. 

Alla prossima! Ciao, ciao……….

Viaggi extragalattici organizzati a bordo di Oumuamua?

Viaggi extragalattici
© caterinAndemme

Do you remember X- Files? 

<<Visto  che la scienza non riesce a darci  delle risposte, perché non consideriamo  finalmente plausibile quello  che sembra fantastico>>

La frase, pronunciata da Fox Mulder in una delle puntate di  X-Files (serie televisiva indimenticabile, terminata con la sua undicesima stagione più un paio  di  film) sembra calzare a pennello  con ciò che gli  scienziati che lavorano  al progetto  SETI non escluderebbero  a priori: cioè  che Oumuamua (nella lingua delle Hawaii vuol dire messaggero  che arriva per primo da lontano) il primo asteroide interstellare scoperto  nel 2017,  per questo marcato  con la sigla 2017 U1, potrebbe anche  essere  un manufatto  alieno.

L’ipotesi  è suffragata anche dalla forma oblunga  dell’asteroide che farebbe, per l’appunto, pensare ad un qualcosa di  simile ad un’astronave.

Naturalmente i ricercatori  non si  aspettano che il più dei  classici  omini verdi si  affacci  da Oumuamua per far ciao ciao con la sua manina (o tentacoli, se preferite), quanto piuttosto ascoltano lo spazio  profondo per carpire qualche tipo  di  segnale radio proveniente da 2017 U1 che confermerebbe l’esistenza di tecnologia aliena.

In questa pagina del  sito della  SETI (o  del  SETI….?) il resoconto  del  tipo  di  ricerca che si  sta effettuando.

Ma loro sono già stati  tra noi? 

Pier Domenico  Colosimo (Modena, 15 dicembre 1922 – Milano 23 marzo 1984) ,  meglio  conosciuto con lo  pseudonimo  di  Peter Kolosimo, fu un famoso scrittore e divulgatore di  quella particolare scienza che va sotto il nome di archeologia misteriosa  –  vista come fumo negli occhi  dal  CICAP (Comitato  Italiano per il  Controllo  delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) – e nei  suoi libri uno  dei  temi  fondamentali (gli  altri  erano  quelli  legati  all’esoterismo) era quello riguardante un lontano passato in cui gli extraterrestri, visitando il nostro pianeta, hanno  lasciato tracce come le piramidi o le Linee  di  Nazca  se non vere e proprie civiltà poi scomparse per un’immane catastrofe e generando,  quindi,  miti  come quello  di  Atlantide  di  cui  anche Platone ne parlerebbe nelle sue opere del  Timeo  e Crizia.

Una pagina tratta dall’archivio del progetto Blue Book dell’USAF

Peter Kolosimo, e in tempi più recenti Roberto  Giacobbo  con il programma televisivo Voyager, avevano  costruito  uno show business basato, più che altro, sulla credulità di un certo pubblico (ricordiamoci  che ancora oggi  c’è chi  crede che la Terra sia piatta), ma cosa dire se è un ente militare come l’USAF (United State Air Force)  che,  desegretando ben 50.000 documenti riguardanti studi  sistematici  sull’avvistamento degli UFO ( i nostri cari  dischi  volanti) e facendoli  confluire nel progetto  Blue Book consultabile online (al momento in manutenzione).

Forse che il governo  americano  voglia aprire uno  spiraglio su  avvistamenti fino ad ora  tenuti  segreti?

Non credo  proprio, penso  che tutta quella carta digitalizzata e messa on line non nasconda nulla se non normali  rapporti  di  servizio: in poche  parole la famigerata Area 51 continuerà ad essere fonte di ispirazione per sceneggiatori  e scrittori  di  fantascienza.

 

Anche dalle parti della NASA c’è chi  asserisce che bisogna (finalmente) dire la verità sugli  alieni: lo  fa il ricercatore Silvano  Colombano  con un documento (Pdf) in cui, in maniera razionale, non esclude l’ipotesi  che ci  siano altre intelligenze sparse nell’Universo.

La Fox News ne ha subito  tratto un servizio basandosi   su  ciò che lo scienziato  della NASA ha pubblicato  e che lo  stesso  ha dichiarato successivamente di non essere d’accordo con i  giornalisti in quanto  hanno  travisato  quello  che effettivamente lui  voleva dire.

Per concludere l’anteprima del libro Incontro  con Rama dello  scrittore Arthur C. Clarke e pubblicato  nella collana Urania della Mondadori  nel 1972: la cometa descritta nel libro è del  tutto (o  quasi) uguale a Oumuamua.

Buon fine settimana 

Alla prossima! Ciao, ciao….


Anteprima del libro  Incontro  con Rama di  Arthur C. Clarke