Che gene di cane

 

Il pelosetto ti  viene incontro scodinzolando e ti si  butta addosso per slapparti il viso: nessun problema se le dimensioni  sono  quelle di un chihuahua, ben  diversa è la questione se il  cucciolone è il risultato  di un incrocio  fra un orso  Grizzly ed uno  Yeti.

Appartengo  al club delle amanti  dei  gatti, ma non per questo disprezzo se il quattrozampe  è un cane: anzi nel mio cuore c’è posto per due di loro e cioè Lucky il cane fantasia più anarchico  che io abbia mai  conosciuto, ma allo  stesso  tempo protettivo  nei  miei  confronti quando  ci  seguiva nelle escursioni  in montagna in Val  Maira. Poi c’è  Margot: una stupenda golden retriever giocherellona, coccolona, ma decisamente una alfa considerando  la scala gerarchica canina all’interno  di un branco (di  cui  anche noi umani ne facciamo  parte dal punto  di  vista canino)

Per distruggere la poesia dell’affettuosità di un cane nei  nostri  confronti, arriva la notizia che essa può dipendere da una serie di  geni che nel  DNA umano  porta ad una rara malattia in cui l’individuo socializza all’estremo con tutti, anche persone a lui  sconosciute.

la malattia è la sindrome di  Williams – Beuren  (non aspettatevi  da me descrizioni della patologia: secondo  voi  perché ho  messo il link?).

In pratica negli esseri umani l’eliminazione di una  sequenza di DNA vicino ad un particolare gene, il Wbscr17, portava alla sindrome di William – Beuren.

I ricercatori  dell’Università di  Princeton hanno analizzato il DNA di un certo numero  di  cani  e lupi (anche negli animali  è presente il gene Wbscr17) relazionando il loro grado  di  socialità nei  confronti  dell’uomo.

Per farla breve (anche perché questo non è un blog che tratta articoli  scientifici) l’equipe di  ricerca ha ipotizzato  che una variazione genetica di (del…?!) Wbscr17 e di  due altri  geni  contigui GTF2l e Gtf2lRd1 (che non è il robot umanoide di  Guerre Stellari) può dare informazioni  sul grado  di  socialità dei cani e delle rispettive razze appartenenti.

Da parte mia, per semplificare, adotto questo sistema di  riconoscimento della socievolezza di un cane: se mi viene incontro  scodinzolando e pronto  a slapparmi è tutto  OK.

Se, al contrario, mi viene incontro ringhiando mostrandomi  la bellezza delle sue zanne, sono  sicura che al pelosetto  non interessa sapere se i suoi  geni  sono mutati, ma solo conoscere la consistenza del mio polpaccio o del mio lato B (in questo caso è palese che io  sia in fuga……).

Alla prossima! Ciao, ciao……………

 


 

Sapendo  che “lui” ama i lupi,  questa volta la dedica è personale…………………(Enya – Le chant du Loup)