Perchè al gatto piace più la donna?

Cats ©caterinAndemme
Cats
© caterinAndemme

Il gatto non fa nulla, semplicemente è, come un re.

Sta seduto, accovacciato, sdraiato.

E’ persuaso, non attende niente e non dipende da nessuno, si basta.

il suo  tempo è perfetto, si  allarga e si  stringe come la sua pupilla, concentrico  e centripeto, senza precipitare in alcun affannoso stillicidio.

la sua posizione orizzontale ha una dignità metafisica generalmente disimparata.

ci  si  sdraia per riposare, dormire,  fare l’amore, sempre per fare qualcosa e rialzarsi  subito  dopo  averla fatta; il gatto  sta per stare, come ci  si  stende davanti  al mare solo per essere lì, distesi  ed abbandonati.

E’ un dio  dell’ora, indifferente, irraggiungibile.

Tratto  da Microcosmi  di  Claudio  Magris 

Perché il gatto 

Ieri  è stata la Festa nazionale del gatto: immagino  che la  notizia  abbia lasciato  del  tutto indifferente il felino di  casa, ancor più quello  di  strada che, dovendo  battersi  con i gabbiani suoi  voraci   competitori per il  cibo  lasciato  dalle pie gattare, ha ben altro  a cui  pensare se non vuole tirare la cinghia.

Io adoro  i gatti (non per nulla ve ne è uno nel  mio logo), ciò non vuol dire che disprezzi i cani, anzi, da un po’ di  tempo ho vinto il timore che avevo  nei  loro confronti: devono  solo  essere un po’ più piccoli  di un Grizzly  e magari non ringhiarmi  contro (tanto  meno addentare vigliaccamente il mio  lato  B).

Ritornando  al gatto la sua storia dice che sia stato addomesticato  nel  lontano Antico  Egitto (qualcun altro  dice in Cina) come killer per far fuori i topi in quei  luoghi  dove venivano  stipate le derrate alimentari.

Qui, però, c’è da fare una precisazione sul termine addomesticatonon illudiamoci! E’ il gatto  che ha addomesticato  noi.

Alzi  la mano chi  di  voi  non è caduta prigioniera di  quel  suo  ammaliante strusciarsi  sulle vostre gambe (specie se il suo  pancino è in riserva) oppure sdilinquirsi per le  loro  fusa quando  sono  accovacciati sul nostro  grembo .

Certo  non è come il cane scodinzolante: quando  decide di  starsene per i  fatti  suoi, il gatto  sa prendere le distanze e guai a contraddirlo  perché la sua non è una fuga, è il suo modo  di  rimarcare le differenze tra noi  (le addomesticate) e lui  (o lei) re (o regina) del proprio essere gatto (o  gatta).

Perché noi e non l’uomo? 

Il Dipartimento di  Biologia Comportamentale dell’Università di  Vienna in una passata ricerca aveva stabilito che i gatti hanno una predilezione per il genere femminile bipede, questo  perché:

Il tono della nostra voce è più morbido

Tende solo  all’acuto  alla vista di un topo entrato in casa: in questo  caso ci  affidiamo  all’istinto  predatorio  del nostro gatto (sempre che abbia voglia di  farlo)  

Abbiamo quel  tocco  femminile nell’accarezzarlo

 Forse il tocco  di un boscaiolo  canadese non è la stessa cosa

Abbiamo tutte (chi più e chi meno) l’istinto  materno

Per i  ricercatori l’istinto  naturale che si  ha come cura e dedizione verso i bambini è lo stesso che assumiamo  accudendo un gatto (in questo  caso siamo  dispensate dal  cambio  dei  pannolini)

Le donne e i  gatti  hanno una personalità simile

Miaoooo! 

Il gatto  disegnato 

Il mondo  dei fumetti  e dei  cartoon è pieno  di gatti: da quelli made in Disney, passando per Felix the Cat fino  ad arrivare all’ hard boiled di John Blacksad  ( non lo conoscete? E’ tutto  da scoprire: forse, un giorno, scriverò un’articolo su  questo personaggio).

Eppure,  fra tutti i gatti disegnati a matita (o in bit),  the winner is: Garfield 

E ‘nato   nel 1978 dalla matita di Jim Davis e dal 2001 detiene il record di  striscia a fumetti  più pubblicata nel mondo  essendo ospite di  2.500 giornali.

Ha vinto diversi  Emmy Award diventando uno  dei personaggi a fumetti più famoso.

Ama le lasagne…. 

garfield.com
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Alla prossima! Ciao, ciao………..


I veleni in natura nel mondo animale

Scorpione © caterinAndemme
Scorpione
© caterinAndemme

In natura la sopravvivenza di un animale dipende nell’ approvvigionarsi del  cibo e, nel  contempo, non diventare cibo  per altri predatori.

Per questo  duplice scopo negli  animali c’è chi  corre più di ogni  altro per mettersi in salvo.

I predatori, invece, hanno a disposizione artigli  e zanne.

Ma la sopravvivenza o la predazione può dipendere anche da pochi  milligrammi  di   sostanze chimiche: quelle  che comunemente vengono  chiamate veleni.

 Una piccola introduzione

Dopo  avervi  deliziate con l’articolo sui  ragni  ( di  cui molte specie le ritroviamo nelle nostre case) e sulla pericolosità di pochi  di  essi, continua la mia rassegna zoologica  scrivendo di  come nel mondo animale per  la difesa (o l’offesa) vengono  utilizzate sostanze tossiche, appunto i  veleni.

Alla fine dell’articolo  troverete un ampio  report sui  veleni  nel mondo  animale liberamente scaricabile.

Come sempre ci  tengo  a precisare che il contenuto  dell’articolo (e di  quelli  che ho  scritto  e scriverò) sono semplificati  rispetto agli  argomenti  trattati in maniera professionale da coloro che lavorano in uno  specifico  campo.

Questo non toglie nulla  alla mia passione di  scrivere e di  conseguenza documentarmi evitando, nel  contempo, di divulgare notizie false e prive di ogni  valore scientifico, le cosiddette  fake news. 

Il  veleno del pesce scorpione e di  alcuni  protozoi

Pesce scorpione
Pesce scorpione

Tra gli  effetti  del riscaldamento  globale, che provoca anche l’innalzamento  delle temperature medie del nostro  Mediterraneo,  vi è quello  della migrazione di  specie esotiche che qui  trovano  un habitat a loro  favore.

Nell’estate del 2017 l’Ispra (Istituto  Superiore per la Protezione e la ricerca ambientale) aveva diramato l’attenzione sulla presenza del pesce scorpione (Pterois volitans) all’interno  dell’Oasi faunistica di  Vendicari in Sicilia (Pdf).

Questo  pesce, molto  appariscente per la sua livrea, è originario  delle acque tropicali, è un predatore e il veleno contenuto nelle sue spine dorsali è altamente velenoso e, di  conseguenza,  pericoloso  per l’uomo.

La probabilità di incontrare questo  sgradito ospite nella prossima estate è pari  allo  zero: quindi, fino  ad allora, dobbiamo  solo preoccuparci della più letale prova costume.

Tra i protozoi il Paramecium  aurelia ha la capacità di liberare nell’acqua la paramicina, ossia una sostanza tossica che uccide istantaneamente gli individui  di un altro  ceppo e cioè i parameci  sensibili.

Se almeno in questo  caso  possiamo  tirare un sospiro di  sollievo, bisogna però fare attenzione ad altri protozoi  flagellati quali , ad esempio, il Gymnodinium catenella che, parassitando muscoli bivalve come le cozze e quindi  consumate dall’uomo, provocano  una grave forma di  avvelenamento con sintomi  quale atassia e paralisi  respiratoria che può portare alla morte.

Le spugne 

Normalmente le spugne che utilizziamo  sotto  la doccia sono  sintetiche quindi non portatrici di  elementi  tossici.

Riferendosi, però, al mondo  naturale e specificatamente al phylum dei Porifera – nome che venne dato dallo  zoologo  britannico Robert Edmund Grant nel 1836 – le spugne possono riservare alcune spiacevoli sorprese.

Il corpo di un porifero (Grant nel  dare questo nome lo fece facendolo  derivare dal significato  latino  di portatrice di pori) è descrivibile in maniera molto  semplificata come un sacco  delimitato  da due strati di  cellule: lo strato  gastrale quello più interno e lo strato  dermale quello  esterno.

Tra questi  due strati è posta una massa gelatinosa, la mesoglea, con incluse spicole calcaree o silicee che ricoprono  la funzione di  sostegno del  corpo  della spugna.

Alcune specie di  spugne elaborano  sostanze velenose che rimangono  confinate nella mesoglea fintanto  che l’animale è in vita

Alla morte della spugna le spicole, ricoperte dalla sostanza velenosa, si  disperdono in mare causando  fastidiose dermatiti a coloro  che sfortunatamente ne vengono  a contatto.

E’ il caso  della Suberites domuncula, comunemente chiamata spugna del Paguro molto comune nel  Mediterraneo,  perché spesso  stabilisce una relazione simbiotica con i paguri.

Per quanto  riguarda altre zone del  globo, la tossicità del  veleno delle spugne è tale da creare seri  danni  alla pelle: è il caso della Fibula nolitangere diffusa nel  Mar dei Caraibi e la Tediana toxicalis molto  frequente lungo  le coste della California.

Non sempre le spugne sono colpevoli della velenosità erroneamente a loro  attribuita: in passato  si pensava che il morbo di  Zervos, una dermatite riscontrata tra i pescatori  di  spugne nell’Egeo, fosse causata dalla spugna; solo  in seguito  si  scoprì che il colpevole era un minuscolo celenterato che viveva come parassita sul corpo delle spugne.

Tutto qui.

Alla prossima! Ciao, ciao………


Il mio vicino di scrivania adesso fa BAU BAU..

The liquid dog
©caterinAndemme

Perché il micio no?

E’ in atto una discriminazione a danno  dei  gatti: oltre al  fatto  che  ai cani è stata dedicata l’ennesima Giornata mondiale ( che cade il 22 giugno ) essi possono  accompagnare i loro  amici  bipedi  in ufficio,  mentre la stessa cosa viene impedita  al  felino domestico (si  escludono, quindi, tigri, leoni, pantere ecc.ecc).

A parte il  fatto  che bisogna subito  fare una distinzione tra il tipo  di  cane ammesso a condividere un ufficio  perché tra un san Bernardo ed un chihuahua le differenze sono evidenti (inoltre il  chihuahua si può chiudere in un cassetto e un san Bernardo no).

Poi  c’è da considerare anche se  il pelosetto  è del  tipo  sbavacchioso: il vantaggio, in questo  caso, è che lo si può sempre utilizzare come carta moschicida.

Oppure, se il cane è molto territoriale, bisogna impedire che azzanni i polpacci  del vostro  capo quando  egli entra nel vostro  spazio  di  lavoro (magari  la cosa vi potrebbe anche far piacere…….).

Ma i  vantaggi di  avere il quadrupede canino come vicino  di  scrivania sembrano essere maggiori  dei (possibili) svantaggi.

Gli esperti  dicono  che farsi  accompagnare da un cane in ufficio  serve per:

  • Stimolare legami profondi  e sinceri 

Con chi?

Per caso  con  il mastino  napoletano  del mio  collega ha masticato la mia borsa con tutto  quello  che c’era dentro?

  • Aumentano il piacere di  stare in ufficio 

Piacere di  stare in ufficio?

Ma quando  mai!

  • Accarezzarli  rilassa

E se è il cane a non rilassarsi  alle mie carezze?

  • Non si  resta seduti  troppo  al PC

Scusi  capo, devo  portare fuori il cane a fare la pipì.

Cinque minuti  dopo: scusi  capo  devo portare fuori il cane a fare la pipì.

Un quarto  d’ora dopo: scusi  capo, devo portare fuori  il cane a fare la pipì

LICENZIATA!!!!

  • Favoriscono il dialogo

Il tuo cane si è mangiato il mio pranzo…..(il resto  del  dialogo  è censurato).

  • Permettono  di  conoscersi  di più

Perché il collega, continuando  a dire che ho  un bel cane, non toglie lo  sguardo  dalle mie gambe?

  • Migliorano  l’umore e l’atmosfera nel  team

Come sopra: chi  ha mangiato il mio pranzo (….CENSURA)

  • In questa maniera l’azienda esprime virtuosismo e avanguardia nella cura dei  dipendenti

Un aumento  di  stipendio, magari…..

MIAOOOOO!!!!

Alla prossima! Ciao, ciao…………..


A proposito  delle paranoie in ufficio……..